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Racconti e storie sul Natale

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A Natale siamo tutti più buoni

Era la vigilia di Natale, ed il freddo era tagliente come la lama di un rasoio. La bimba, vestita di stracci, teneva in mano una lurida bambola di pezza senza una gamba. Il suo fiato chiazzava disegnando un alone di condensa su i cristalli della grande vetrina sovrastata dall'enorme insegna " Antica Pasticceria". I suoi piccoli occhi fissavano, sbarrati, l'interno del negozio, mentre il viso, che poggiato sulla vetrina si era quasi schiacciato come per poter attraversarla, si deformava disegnando una maschera stranita.
Ogni volta che la porta si apriva percepiva il delizioso profumo dei dolcetti, mentre un piacevole calore faceva capolino spargendosi nella strada. Sul bancone vedeva esposti in una fantasia di colori e sapori torte enormi, una miriade di bignè, pasticcini, cioccolate e caldi e fumanti crossaint, li osservava, muoveva le labbra e deglutiva
come se li stesse assaggiando tutti. La gente usciva con dei pacchettini colorati e legati da simpatici fiocchetti dorati e lei aspettava, aspettava, aspettava. Un signore arrivò con un cagnolino al guinzaglio che legò fuori, al palo di un segnale stradale, ed entrò. La bambina si avvicinò' al cagnolino per accarezzarlo e giocare un po', mentre poco dopo quel signore uscì con un fumante crossaint in mano.
Guardò la bimba, prese un pezzo di crossaint e lo diede al cagnolino, aspettò che lo mangiasse e poi lo slegò e si allontanarono. La piccola li segui con lo sguardo mentre due piccole lacrime le solcarono la linea degli occhi scendendo sulle minuscole guance fino a sfiorarle le labbra che strinse mordendole tra i denti.
Poi diede un ultimo sguardo alla vetrina e accostandosi la lercia bambola al petto andò via.

   4 commenti     di: andrea


Sul Natale un mantello cinese

Orazio scriveva "Grecia capta ferum victorem cepit", ossia che la Grecia, conquistata dai Romani con le armi, conquistò Roma con la sua cultura.
A sua volta Roma fu conquistata con le armi dai barbari ma alla fine prevalse su di loro con la sua cultura.

Tanta acqua è passata sotto i ponti ma la storia si ripete e i popoli si alternano sulla finestra della storia.

Oggi i cinesi, sorridenti e gentili, asciutti e determinati stanno conquistando l'Italia e l'Europa con la finanza e con tanti prodotti.

S'insediano in una strada di una città e gradatamente si espandono per l'intero quartiere, estromettendo gli indigeni. Lavorano silenziosi e costanti come formiche in un formicaio.

Si dice che i loro prodotti siano inaffidabili, che non sono conformi alle nostre specifiche tecniche, che fabbricano solo prodotti maturi (a bassa tecnologia). In tanto i loro prodotti vanno a ruba tra gli immigrati e nei mercatini rionali, dove i tanti poveri del progresso possono soddisfare i loro bisogni.

Ma quest'analisi a mio avviso è parziale, fotografa solo una parte della realtà.

Provate ad andare in un supermercato e troverete una percentuale altissima di oggetti cinesi, piccoli e grandi, di qualsiasi specie. Provate a entrare in un negozio cinese di oggettistica (è quella che più attira la mia attenzione, ma in un negozio di vestiti sarà lo stesso) e troverete oggetti di ogni tipo dall'elettronica alle lampadine a led, dagli arredi alle stoviglie per la casa.
Si diceva che ci avrebbero rubato il lavoro dei prodotti maturi (senza tecnologia), che noi avevamo il sapere, le professionalità, la scienza, lo stile.
Ed invece ci invadono con prodotti, magari non a norma (le nostre norme) ma ricchi di tecnologia, di uno stile frutto di un'inventiva sconosciuta a noi occidentali.

Ieri sono andato in un supermercato di grande tradizione a Salerno, la città delle luminarie, e mi sono soffermato nell'angolo del Natale, affascinato dai colori, dai disegni, dalle f

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   1 commenti     di: Ettore Vita


Una lettera

Caro Babbo Natale,
non importa il mio nome, non ne ho uno in particolare. Mi hanno chiamato in molti modi, ma sono sempre io.
Ti voglio chiedere solo una cosa quest'anno. Non è una cosa futile, di quelle che compri per sfizio, ma è una cosa importante, di cui ho bisogno, e non si può comprare. Io vorrei solo essere veramente importante per qualcuno. Sai, i miei amici... non so quanto siano veri, quanto siano importanti per me e quanto io sia importante per loro. Senza di alcuni non potrei vivere, ma loro potrebbero vivere senza di me.
Per questo natale vorrei solo una telefonata di un mio amico che mi dice: "Ciao, volevo solo dirti che ti voglio bene, tanti auguri!". Dopodichè diventerebbe il Natale più bello della mia vita.
Grazie,
da tutte le ragazze che si sentono sole sempre.

   0 commenti     di: andrea


Nonna delle oche

"Lei non può andare avanti così, non esistono solo i doveri! Deve prendersi cura di se stesso, si faccia delle coccole, che ne so, un viaggio, per esempio."

Non era la prima persona che mi dava questo consiglio, ma stavolta, chissà, forse perché era un medico, sebbene di un ramo un po' particolare come l'agopuntura, e contemporaneamente una bella donna, simpatica, cameratesca, con la quale mi ero lasciato andare a qualche confidenza sulle mie vicissitudini, avevo proprio voglia di lasciarmi convincere.

Da anni rinunciavo metodicamente a tutto ciò che potesse tenermi lontano da casa, per via della cattiva salute di mia madre, 89enne. Aveva già avuto un ictus, ben superato, tornando a casa dall'ospedale più in forma di prima. Ma la sua vera medicina era sapere che io ero vicino, o facilmente raggiungibile. Mi ero sì concesso qualche breve vacanza poco lontano, e in quei casi ci sentivamo spessissimo, ma mentre io vedevo il tempo volare via, lei mi diceva candidamente al telefono: "Speriamo che questi giorni passino in fretta..."

Nel frattempo, tra il mobbing al lavoro, la vita sentimentale disastrata, l'artrosi cervicale e vari altri malanni, rischiavo veramente di soccombere.
Eravamo all'inizio di dicembre 2006: consultai il catalogo di "Avventure nel mondo" e scelsi una settimana a Istanbul tra Santo Stefano e Capodanno: non avevo mai viaggiato con "Avventure" ed era una esperienza che volevo fare, Istanbul era da sempre nei miei desideri e togliermi di mezzo almeno in parte dall'assedio dei parenti e delle festività era un piacere impagabile.

A Natale la mamma aveva voluto ancora una volta che la aiutassi a preparare una vagonata di agnolotti e ci eravamo trovati tutti a casa sua per il pranzo. Per sé si era preparata una minestrina e avevo dovuto aiutarla io a sorbirla, perché aveva difficoltà a reggere il cucchiaio. Mi chiedevo se fosse davvero il caso di partire il giorno dopo. A lei non avevo detto niente per non farla preoccupare, sa

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   17 commenti     di: PIERO


Natale

Ed eccoci qua...
Anche quest'anno il Natale è ormai alle porte... In ogni angolo delle città, è tutto un'intermittenza di lucine colorate.
Alberi e viali illuminati...
Dai balconi delle case, pendono strani   "pupazzi vestiti di rosso", intenti a salir la scala ed intrufolarsi negli appartamenti a lasciare, per la gioia dei più piccoli, una caterva di  regali.. alcuni utili, altri privi di qualsiasi significato...  
Le vetrine dei negozi  sono vestite a festa, con gli abiti più lussuosi e scintillanti che mai...
Glitter e paillettes sono le parole d'ordine...
Rosso, argento ed oro... I colori del Natale (li chiamano)
Volantini, cartelloni e brochure dei grandi magazzini, sono stati  disegnati, colorati e riempiti apposta "di Natale"...
 
Come formiche, ci si accalca nella mischia, per accaparrarsi gli ultimi regali... Che poi... il più delle volte, non sono apprezzati, perchè destinati a persone sbagliate delle quali ci si è ricordati all'ultimo istante, oppure perchè , solo il giorno prima, qualcuno che non era nella lista ci ha fatto un pensierino e allora bisogna sdebitarsi...
Folli corse al giocattolo più grosso che c'è... poco importa se idoneo o no... poco importa se dietro quel gioco qualche bambino ( magari della stessa età di colui al quale  è destinato quel gioco), abbia dovuto dimenticare cosa sia la gioia di un regalo o semplicemente smettere di giocare perchè ha necessità di lavorare..
Nelle case poi... impazza la mania dell'albero più grosso ed addobbato... Quasi ci fosse un premio da vincere...
C'è di tutto su quei rami... Palle colorate, ma rigorosamente colori che nn facciano a botte tra loro (un po' come si fa con i vestiti ) rosse e dorate, al massimo argentate, ma mai e poi mai aggiungerne altre di colore blu, tutto al più bianche o trasparenti con leggere sfumature... Se poi sono di vetro e  soffiate a bocca... ancora meglio...
Pupazzi di stoffa (uno per ogni forma)... ghiaccioli pendenti e per finire... f

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   1 commenti     di: Lucia


I miei primi anni d'adulto

Adesso sei adulto, le parole gridatemi che ricordo con nostalgia. Chi mi gratificava di questo grande privilegio era Filippo, il fratello più grande di 16 anni. Dopo il decesso del babbo, a lui era stato affidato l'onore e l'onere, di accudire la numerosa famiglia.
Cinque sorelle e due fratelli di cui uno in tenera età. I miei dodici anni erano sufficienti per operare da adulto in aiuto per la condotta seppur modestissima ma dignitosa per la sopravvivenza. Al mattino nelle giornate feriali, alle sei dopo una frugale colazione, con un carico di libri e una frittata stretta fra due mezzi panini, in sella ad una vecchia bicicletta mi accingevo, con poca voglia, e con la convinzione di essere adulto, a recarmi nel vicino paese 13 km, per frequentare il terzo anno di avviamento professionale presso l'istituto Luigi Pirandello, per la concessione benevola della allora direttrice Professoressa Lucentini donna magnanima di grande amore per i giovani bisognosi. Al pomeriggio era necessario operare per ottenere anche se misero, un guadagno. Allora aiutavo un fabbro ferraio a calzare i muli e gli asini del paese. questa vita si è prolungata fino al diploma. come era faticoso superare di anno in anno tutti i problemi, quanta nostalgia e che felicità sentirsi adulti e capaci.

   5 commenti     di: AGOSTINO


La Mappa del Cuore

“Quando arrivato sarà il momento,
il tuo cammino apparirà spento
e della vita conoscerai il tormento
tu non crederai allo sgomento
è affronterai il fermento.

Attraversando l’arido deserto
dell’estremo nulla,
le profonde gole del non ritorno,
giungerai sino alla fertile terra dell’amore,
dove ad attenderti troverai il tuo cuore. ”

Augurati che venga presto il giorno, in cui non troverai più legna da ardere nel tuo camino, uomo cieco, solo quando l’ultimo bagliore di luce sarà stato soffocato dalla cenere, e tu brancolerai nel buio più impenetrabile, avrai incominciato a vedere davvero.

Voce, sei lontana dalla realtà!

Rispose l’uomo.

Quando il mio camino interiore, si sarà spento e l’ultimo bagliore soffocato, quello sarà il momento in cui io non vedrò più!

Quel giorno uomo, le campane del cielo suoneranno a festa, perché un altro figlio si sarà immesso sul sentiero della verità! Sarà allora che alzando gli occhi al cielo tu riconoscerai la tua stella!

La mia Stella? Ma il cielo è pieno di Stelle, come potrò riconoscere la mia? Voce mi parli di un cielo che non è il mio cielo, di un camino che non è un camino, di occhi che non sono i miei occhi, come potrò mai capire!

Disse l’uomo nello sconforto.

Ascoltami semplicemente ti svelerò la mappa del cuore.

Disse la voce.

Seguirai quella stella nel suo viaggio, sarà lei ad indicarti la strada nella nera notte, la sua luce ti condurrà sino alla più umile delle capanne e lì in un giaciglio di paglia nella semplicità del vivere, verrà alla luce la tua nuova vita.

Ma questa storia la conosco, disse l’uomo: la stella, l’umile capanna, il giaciglio di paglia hai descritto la nascita del re dei re? La luce del mondo venne così in mezzo a noi? Cosa c’entro io, con tutto ciò?

Uomo se hai compreso che ti parlo di un cielo che non è il tuo cielo, di un camino che non è un camino e di occhi che non sono occhi, comprenderai che esiste u

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   4 commenti     di: Cleonice Parisi



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Il Natale è la festività cristiana che ricorda la nascita di Gesù di Nazareth. Viene festeggiato il 25 dicembre (o il 7 gennaio nelle Chiese orientali). - Approfondimenti su Wikipedia