Soffermiamoci un attimo nella fede... da essa senz'altro arriveranno spunti per un pensare intimo, capire quanto poter resistere fiduciosi di attese sospese, sapere se è adeguato continuare a piangere adirati e disperati per chi è gravemente ammalato o passato oltre, sopportare infine le manchevolezze di ogni esistere che non ha sempre parvenze di tolleranza, rispetto e giustizia, saggezza e soprattutto umanità... Soffermiamoci umili a riflettere sui nostri egoismi ma anche sulla voglia che ritorna in noi di pregare per una vita che, tramite il senso di spiritualità, riconduca alla concretezza di positivi pensieri il proprio difficile cammino su questa terra!
La SpazzaCura e
l’Alberello Ecologico
Al mondo mancava il fiato e il Sole era molto preoccupato.
Che il medico venga al Mondo inviato!
Ordinò il Sole in un fiato.
E il medico dopo aver il Mondo attentamente visitato disse:
È ammalato! È ammalato! Ci vuole una cura, ma con premura!!!
Non sono ammalato!!!
Disse il Mondo preoccupato.
Ho solo il sopraffiato.
Ebbene dottore!
Disse impaziente il Sole.
Mentre il medico studia il paziente muore! Se è ammalato che venga curato!
Gli prescrivo la SpazzaCura!
Disse il dottore.
Mi raccomando con premura.
Il Mondo per paura iniziò la cura o per meglio dire la SpazzaCura. E fu così che tutto venne riciclato, la plastica raccolta fu fatta rivivere un’altra volta, il vetro e le lattine divennero delle palline, con la carta e coi cartoni vennero realizzati dei coloratissimi scatoloni, e col cibo avanzato venne concimato il prato e nuovo nutrimento agli abetini fu dato.
Ed ecco che quattro e quattrotto il mondo guarì di botto.
Era quasi Natale e il paziente guarito agli abitanti del mondo mandò il suo invito:
Lasciate stare i miei alberelli, quelli ecologici sono altrettanto belli, usate quelli, con la carta e coi cartoni ho per voi fatto gli scatoloni, con il vetro e le lattine ho confezionato meravigliose palline, che sia un Natale all’insegna del cuore, non strappate dal mio manto quegli alberelli che amo tanto.
Gli ospiti del manto ascoltarono del Mondo il canto, e quel Natale divenne un indimenticabile incanto.
È la Spazzacura, del Mondo la cura.
Bene la sua preda era lì: bastava solo allungare un po’ le mani, fare attenzione e prenderla.
Aveva superato tutti i sistemi di allarme con agilità e maestria. Aveva passato intere settimane per studiare quel piano nei minimi dettagli e ora era giunto il momento di metterlo in atto.
Quel diamante era così splendente, con tutte le sue sfaccettature … lo chiamavano: Arcadia. Il nome di un mondo fantastico.
Jeane era a mezz’aria tra il piedistallo, sul quale stanziava una scatola a forma piramidale di vetro che custodiva l’Arcadia, e il soffitto. Tutt’intorno una rete inestricabile di allarmi.
Doveva fare la massima attenzione.
Sollevò piano la piramide che ricopriva l’Arcadia e lentamente si tendeva per prendere il suo gioiello, era quasi nelle sue mani quando lo vide letteralmente sparire sotto i suoi occhi e ricomparire tra le mani di un giovane che sorrideva divertito all’entrata di quella grande sala.
-ma che …?- Jeanne rimase immobile qualche secondo, non aveva capito bene cosa fosse successo sapeva solo che qualcuno l’aveva fregata.
Una sonora risata.
-tu chi cazzo sei?- fece molto gentilmente Jeanne all’ignota figura, ma come risposta ottenne solo un’ulteriore risata.
Poi gli allarmi suonarono. Violenti.
“cacchio, adesso come faccio? ” la polizia sarebbe arrivata a momenti e lei era lì , bloccata.
Aveva bisogno di molto più tempo per risalire …
”forza Jeanne pensa” si diceva “su Jeanne pensa, pensa! ” incitare il suo cervello a pensare fu pressoché inutile: la polizia era arrivata.
Sentiva i cani ringhiare e le guardie gridare e sputare le loro solite frasi da film d’azione tipo ”sappiamo che sei lì dentro, ti conviene arrenderti! Siamo armati! ” il solito blef, o forse No, almeno lo sperava.
In ogni caso era nei guai, stavolta l’avrebbero davvero messa dentro.
E quello stupido non la smetteva di ridere … già, quel bastardo era ancora lì.
-addio cara!- fece salutando con la mano prima
Primo traguardo del 2012: abolire il Natale! Da Capodanno raccoglierò firme per indire un referendum.
Quel maledetto sacrestano ha iniziato scampanare alle 7, e mi ha tirato giù dal letto. Per mezz'ora ho tentato di riprendere la via onirica; negativo.
Colazione, panoramica su Internet, meditazione sul global warming e zacchete. Operazione di assemblaggio della cyclette acquistata ieri.
Ci sono riuscito in 1 ora, 59 minuti, 27 secondi. Diego, non ghignare! Ci avrei messo meno tempo, però mi sono dimenticato di collegare il pomello della resistenza magnetica (per intenderci, quello che fa variare la pendenza della bike). Forse avrei potuto evitarlo. Conoscendo la mia pigrizia, i livelli dal 3° al 5° rimarranno illibati.
Una boccata d'ossigeno per riprendermi; ho rinviato il collaudo dell'opera. Ero atteso a casa di Muller senior. Giacca Napapijiri, berretto, sciarpa, e via nel traffico. Che, per fortuna, era pressoché inesistente. Sono giunto ad Anzate in 5 minuti.
Il babbo si è lamentato dell'assenza della badante (beata lei!), poi ha apparecchiato la tavola. Il pranzo natalizio consisteva in: mezza focaccia, ed una fetta di panettone. Sicuramente non ingrasserò..."Accomodati sul divano!" ha poi detto.
In realtà si tratta di 2 sedie di paglia, legate insieme con una corda, sormontate da un mucchio di cuscini. Lui ne è orgoglioso e lo chiama divano: perché dovrei contraddirlo? L'eccentricità è una dote di famiglia.
Dal caos primordiale della sua camera, ha estratto il programma del pomeriggio cinematografico: "Paolo Roberto Cotechino centravanti di sfondamento"; "Mezzo destro, mezzo sinistro"; "Il tifoso, l'arbitro, il calciatore". Un breve sunto di questi capolavori.
"Paolo Roberto etc..." Alvaro Vitali interpreta un calciatore brasiliano, che gioca nel Napoli. Non ho nessun dubbio nell'indicare le parti migliori del film: tutte quelle con Carmen Russo (la fidanzata di Cotechino). La pupa aveva delle armi di seduzione di massa... altro c
È tutto merito della maestra se sei qui, pensò Gianna rivolgendosi alla sua bambola, è stata lei a chiedermi di portare a scuola un disegno dell'anno prima.
"È un compito," aveva detto alla mamma per farsi dare la chiave della soffitta.
Gianna sapeva che la madre era restia a mandarla in solaio da sola, ma era una buona occasione per curiosare.
Salì le scale d'un fiato, accese la luce e cominciò a frugare nei cassetti,
nel primo trovò vecchi scialli e abiti smessi, nel secondo immaginette di santi, corone del rosario, mentre lo stava per chiudere in un angolo notò una bambola di pezza, Gianna non seppe trattenersi, scese le scale e corse a mostrarla alla madre che la rimproverò : "È solo una bambola di stoffa impolverata, non la puoi tenere, soffri di allergia!"Gianna non ascoltò la madre, mise alla bambola il nome laura e poi le fece il bagnetto.
Da quel giorno, non si separò più da Laura, la portava anche a scuola e tra una lezione e l'altra dava una sbirciatina in cartella.
Coi primi freddi, chi per raffreddore e chi per febbre molti ragazzi mancavano all'appello e Gianna cambiava sempre compagna di banco, un giorno si trovò vicino alla "pettegola," la chiamavano così i ragazzi in classe, dicevano che avesse gli occhi anche dietro. Con la sua curiosità ci mise poco a scoprire il segreto di Gianna e bisbigliando le disse: "Cosa te ne fai di una pigotta in cartella?" Gianna che non aveva mai sentito quel nome, con aria offesa le rispose: "Si chiama Laura, non pigotta, la mia bambola!" La maestra notò il battibecco, richiamò le ragazzine e chiese cosa avessero da dirsi. Gianna tacque, ma la "pettegola" si alzò in piedi e con aria da saputella spifferò tutto alla maestra, poi aggiunse che lei conosceva la storia di queste bambole.
All'insegnante venne l'idea di chiedere ai suoi scolari di fare una ricerca sulle pigotte
La ricerca entusiasmò perfino i maschi, e con l'aiuto dell'insegnante la classe si trasformò
in una sartori
Le feste rendono l'aria intorno a noi magica, serena e speciale... ed io ho attorno delle persone che rendono la mia vita così 365 giorni l'anno... grazie, grazie a voi amici miei... Auguri.
Provo a mettere a nudo il mio pensiero...
Quando le mie incertezze rigavano di lacrime il mio volto, quando le mie paure riempivano le mie giornate, quando i fantasmi del passato popolavano le mie notti, quando sola e distrutta dal dolore per la morte della mia compagna ho incontrato voi... e da quel momento la mia vita è cambiata.
Grazie per aver condiviso con me i giorni in cui la malinconia mi riportava indietro nel tempo, facendo riaffiorare le mie incertezze, i miei incubi. Grazie a tutti quelli che con il loro calore hanno fatto si che i miei problemi si sciogliessero come il mare fa con il sale.
Fermare il tempo, ecco la magia che vorrei fare... sì, fermarlo per far si che i momenti migliori vissuti insieme con voi non passino mai. Vorrei che quei giorni indugiassero sempre vivi nei nostri cuori.
Ci sono valori nella vita che, al di là di tutto, vanno protetti, vanno difesi perché come un tesoro nascosto, non vengano contaminati da persone che non conoscono il valore dell'amicizia. Quando si ha la fortuna di incontrare, come è successo a me, persone genuine e sincere, bisogna sapersele tenere strette al cuore.
La vita mi ha insegnato che la vera amicizia è quella che in modo disinteressato e senza secondi fini si offre agli altri. Mille e mille frasi, mille parole affollano la mia mente, alcune belle, altre brutte ma una sola mi esce dal cuore: VI VOGLIO UN MONDO DI BENE.
Mi avete fatto ridere, avete fatto in modo che la mia tristezza svanisse come neve al sole, mi avete permesso di confidarmi con voi, mi avete fatto vedere la mia "disgrazia" con più serenità. Io vi ho reso partecipe del mio dolore per mezzo dei miei scritti e voi mi avete reso onore leggendo e commentando le mie poesie... Grazie amici miei.
È toccante riconoscere com
In un paesino che corona fa ad un monte incappucciato di bianco e sovrastato da un cielo brume e silenzioso, viveva Pinuccio, un bambino vivace e molto carino.
Il signor Dicembre dalla candida chioma e dalla lunga barba, accusava già dolori in ogni dove; ma prima di cedere il passo al piccolo e prepotente Gennaio, aveva un bel da fare con le sue festività natalizie.
Questo signore che, nonostante gli acciacchi dell'età, si mostrava sempre lindo e punto e ben distinto; conosceva Pinuccio ormai da vari anni, ed anche allora, dunque, voleva aiutarlo a fare il presepe.
I due s'incamminarono un po' fuori paese per raccogliere del muschio ed un po' di legna. La legna serviva a fare la grotta per la Sacra Famiglia e le montagne; il muschio a coprire il tutto.
Pinuccio aiutato dal padre e con l'assistenza non solo morale del signor Dicembre, su di un vecchio tavolo, al ritorno dalla vicina campagna, si metteva alla messa in opera. Man mano si profilava un bel paesaggio, onde non mancavano le stradine, fatte con della farina e dei ciottoli piccolissimi; un bel fiume, fatto con carta azzurra coperta con dei cocci di vetro ed infine un bel laghetto, fatto con un coccio di specchio e con a fianco un mulino di carta.
Il presepe era pronto, ma mancavano le figure, dette anche pastorelli; il padre di Pinuccio, che li teneva ben custoditi in una vecchia scatola li portò alla luce. A quei tempi, i pastorelli erano di terracotta e quindi capitava sempre che qualcuno si rompesse o si mutilasse. Il bambino, che non spiccicava una parola d'italiano, mortificato mostrò al padre e al signor Dicembre l'asinello e disse:
- A chistu e manca a capa, comma avimmu fa?
E il signor Dicembre:
- Non piangere, a tutto c'è rimedio, se ne compra uno nuovo!
Così replicò anche il padre, tra l'altro in altre occasioni molto burbero e manesco, ma davanti ad un signore così distinto ed in occasione delle imminenti festività natalizie, teneva un controllo di sé lodevole.
La cos
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Il Natale è la festività cristiana che ricorda la nascita di Gesù di Nazareth. Viene festeggiato il 25 dicembre (o il 7 gennaio nelle Chiese orientali). - Approfondimenti su Wikipedia