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Racconti e storie sul Natale

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La Capanna del Sorriso Ritrovato

Sono qua?
Son giunta?
La stella cometa era finalmente giunta alla capanna sacra.
Eccomi????
Disse accendendosi come non mai.
Ma nessuno mi VEDE???
Ai suoi gridolini di gioia nessuno prestò attenzione, gli occhi di chi l’aveva seguita nel corso del suo lungo volo nell’oscurità del cielo, ora erano tutti fissi all’interno della povera capanna.
E la stella incuriosita decise di sporgersi un pochino, per vedere cosa attirasse a quel modo la loro attenzione.
Fece per affacciarsi incuriosita con il suo musetto buffo e colse gli occhi di una minuscola creaturina, e quando per un istante furono occhi negli occhi il paffuto frugoletto sembrò illuminarsi di una luce grandiosa.
Fu in quell’istante che la stella cometa comprese, il perché di quel suo lungo viaggio in quel cielo nero come la pece. Il perché era ora dinnanzi ai suoi occhi, in quella modesta mangiatoia, era quel meraviglioso bambino.
La stella cometa sentì il fuoco del suo cuore divorarla alla vista del piccolo, e desiderò ardentemente unirsi al popolo della notte per adorarlo.
Si vestì allora dei suoi abiti umani divenendo una bambina, e come la più piccola delle creature si avvicinò alla capanna in punta di piedi. Improvvisamente il brusio delle persone in rispettosa adorazione cessò e il silenzio fu rotto da una piccola voce che disse:
Vieni avanti.
La stella bambina si guardò attorno, era convinta che quelle parole non fossero per lei, ma alle sue spalle non c’era più nessuno e nella capanna era rimasto solo il piccolo nella sua mangiatoia piena di paglia. Fece un timido passo in avanti e guardandosi intorno con circospetta abnegazione, disse:
Posso?
E la voce piccina ripetè di nuovo:
Vieni avanti!
La bambina lentamente si accostò alla culla e vide il bambino sorriderle, tanto era bello da non riuscire a trattenere le lacrime di gioia.
Eri tu piccino che mi parlavi?
Si stella ero io, sei la benvenu

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   0 commenti     di: Cleonice Parisi


La cassetta dei pomodori

"Cavolo, di nuovo il Natale", pensava Christian ogni anno, quando si avvicinavano le feste. "Deve venire per forza tutti gli anni?"
Ogni volta, verso Dicembre, chiudeva gli occhi e sperava che qualcuno gli comunicasse che erano sospesi tutti i festeggiamenti natalizi. Niente regali, niente letterine a Babbo Natale. Tanto per lui era inutile.
Erano ormai tre anni, da quando aveva imparato a scrivere, che chiedeva a quel vecchio signore con la barba bianca un regalo speciale, la cosa più importante del mondo: una mamma. Non ne aveva mai avuto una. Quella che lo aveva partorito, lo aveva abbandonato vicino ad un ospedale, disteso in una cassetta, una di quelle per i pomodori. A volte pensava che sarebbe stato meglio per lui essere un pomodoro. Avrebbe allietato il pranzo di qualcuno, per poi sparire per sempre dopo la digestione.
Voleva una mamma, una vera, tutta per lui. Insieme agli altri bambini viveva bene, era felice. Erano tutti simpatici, giocavano insieme, facevano i compiti, si divertivano. Quella grande, bellissima famiglia, non gli faceva mancare niente. Eppure lui desiderava una mamma. Ogni volta che ci pensava, nel suo lettino azzurro, immaginava come sarebbe stata: alta, bassa, bionda, bruna. Poi si diceva che voleva semplicemente una che gli volesse bene, come una mamma vuole bene al suo bambino. Non gli importava l'altezza, il colore dei capelli, degli occhi.
In casa famiglia tutti gli volevano bene, ma l'amore di una mamma è speciale. Lui lo sapeva, anche se non l'aveva mai provato. Lo immaginava come un dolce profumo di fragole, che gli arrivava al naso ogni volta che sognava il giorno in cui sarebbe si sarebbe avverato il suo desiderio.
Anche quell'anno, inesorabile, il Natale era alle porte, e Christian aveva scritto la sua solita, densa, bellissima lettera piena di speranza. La mattina del 25, in casa famiglia, tutti i bambini correvano verso l'albero, alla ricerca del regalo richiesto. Quello di Christian era in una piccola scatol

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La pallina d'argento

Finalmente è arrivato il mio momento?
Sono emozionata!!! Mamma… guardami come brillo, ho un abito dai colori sgargianti, la prigionia non mi ha resa meno bella.
Mamma, perché non mi rispondi!!!!
Mamma, Mamma…
Una voce lontana rispose:
Figlia mia, son qui dall’alto ti sento, sei bella lo so, i tuoi colori somigliano a quelli di una stella.
Mamma ma dove sei io non ti vedo!
Che importa vedersi mi senti?
Si ti sento, ma…vorrei anche vederti e esserti vicina.
Mi vedrai e saremo vicine, fa che quella mano ti scelga così potrai raggiungermi.
La pallina di Natale si mise in bella mostra, voleva raggiungere la sua mamma che già faceva parte dell’albero di Natale su in punta, era la stella più bella, ma per le palline la vita era dura, non tutte sarebbero arrivate alla meta ambita.
La mano prese ad aprire lo scatolo, la pallina di Natale, incominciò a sorridere del più grande sorriso che aveva nel cuore, dicendo:
Mano, mano, io voglio andare dalla mamma, non importa che non sia la più bella, ti prego fammi stare vicino a lei.
Ma la mano non poteva ascoltare la voce di una piccola pallina d’argento, e continuava a selezionare palline, senza neppure sfiorarla.
Ogni discesa della mano, faceva palpitare il cuore della povera pallina, e quando l’albero fu completamente adorno la pallina si rese conto di non esser stata scelta.
Le lacrime cominciarono a scendere copiose, i singhiozzi della piccola pallina delusa riecheggiarono per tutto lo scatolo, le altre palline cercarono di consolarla, ma la piccola era davvero inconsolabile.
La madre dall’alto dell’albero si accese di una luce strana, e quando la mano guardò l’albero, provando un senso di insoddisfazione disse:
Cara ma l’albero quest’anno mi sembra strano, non mi da emozione, tu cosa ne pensi?
Tesoro lo trovo elegante, hai fatto bene a scegliere di farlo dorato, molto richiama la meravigliosa stella che hai messo in punta.
Si, ma c’è

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   6 commenti     di: Cleonice Parisi


Il presepe di Pinuccio

In un paesino che corona fa ad un monte incappucciato di bianco e sovrastato da un cielo brume e silenzioso, viveva Pinuccio, un bambino vivace e molto carino.
Il signor Dicembre dalla candida chioma e dalla lunga barba, accusava già dolori in ogni dove; ma prima di cedere il passo al piccolo e prepotente Gennaio, aveva un bel da fare con le sue festività natalizie.
Questo signore che, nonostante gli acciacchi dell'età, si mostrava sempre lindo e punto e ben distinto; conosceva Pinuccio ormai da vari anni, ed anche allora, dunque, voleva aiutarlo a fare il presepe.
I due s'incamminarono un po' fuori paese per raccogliere del muschio ed un po' di legna. La legna serviva a fare la grotta per la Sacra Famiglia e le montagne; il muschio a coprire il tutto.
Pinuccio aiutato dal padre e con l'assistenza non solo morale del signor Dicembre, su di un vecchio tavolo, al ritorno dalla vicina campagna, si metteva alla messa in opera. Man mano si profilava un bel paesaggio, onde non mancavano le stradine, fatte con della farina e dei ciottoli piccolissimi; un bel fiume, fatto con carta azzurra coperta con dei cocci di vetro ed infine un bel laghetto, fatto con un coccio di specchio e con a fianco un mulino di carta.
Il presepe era pronto, ma mancavano le figure, dette anche pastorelli; il padre di Pinuccio, che li teneva ben custoditi in una vecchia scatola li portò alla luce. A quei tempi, i pastorelli erano di terracotta e quindi capitava sempre che qualcuno si rompesse o si mutilasse. Il bambino, che non spiccicava una parola d'italiano, mortificato mostrò al padre e al signor Dicembre l'asinello e disse:

- A chistu e manca a capa, comma avimmu fa?

E il signor Dicembre:

- Non piangere, a tutto c'è rimedio, se ne compra uno nuovo!

Così replicò anche il padre, tra l'altro in altre occasioni molto burbero e manesco, ma davanti ad un signore così distinto ed in occasione delle imminenti festività natalizie, teneva un controllo di sé lodevole.
La cos

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Il Natale di una volta

Nei tempi passati si aspettava il Natale sin dal mese di ottobre.
Era una gioia che allietava i cuori sentir parlare di questa festa che doveva arrivare e ci sentivamo felici nell'assaporare l'idea di qualche regalo o di quelle frittelle di pasta e zucchero fritte in padella.
La nonna, a sera, seduta vicino al focolare, tra un riverbero e l'altro della fiamma del camino, ci raccontava storie antiche che ci tenevano svegli tutta la notte e alimentavano la nostra fantasia d'immagini meravigliose.
Dal mese di settembre in poi si cominciavano a mettere da parte tutte quelle cose che avrebbero arricchito la mensa della vigilia di Natale: si usava mangiare tredici cose diverse e allora si ponevano le pere invernali in alcune ceste sopra alla paglia e si lasciavano maturare.
Il 23 giugno, quando i fichi d'india sono in fiore, si usava toglierli e così anche le foglie nuove perché in quel modo la pianta metteva nuovi frutti che maturavano verso la fine di novembre e arrivavano anche a Natale. Si andava a controllare la pianta e si cingeva il fusto con rami di pungitopo in modo che i topi non potessero salire e mangiarsi il frutto.
L'uva tardiva era avvolta in sacchetti di carta e poi in quelli di stoffa e così qualche grappolo giungeva fino alla vigilia.
Certo che oltre a trovare accorgimenti per i topi bisognava tenere sempre d'occhio noi ragazzi che appena potevamo, facevamo sparire sempre qualcosa.
E poi c'erano quei melograni di un bel colore vermiglio e di un sapore squisito che ci facevano venire l'acquolina in bocca a guardarli appesi al soffitto tra i grappoli dei pomodorini che noi mangiavamo come le ciliegie. In una cassapanca c'erano i fichi secchi che si mangiavano come le caramelle e ci facevano sentire sazi.
Era però necessario non toccare quelli messi da parte per preparare i dolci di Natale: un impasto di fichi tagliati sottili, noci, uva passa, mandorle, cannella e vino cotto. Il tutto era avvolto in una sfoglia di pasta decorata e cotta al

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Il canto dell'umanità

Fra qualche mese ecco la ricorrenza del Natale e quella notte sarà vestita dalle attese in ogni casa che ama il sacro evento. Albero luccicante, presepe che recita ad ogni sguardo ad esso volto il magico indizio di una nascita che renderà cuori propensi ai buoni propositi di cristianità..
Spero solo che un po' di quella luce di fede divina possa riflettersi ove più scura è la malinconia per una assenza fatale, per una malattia inesorabile, per un dolore dell'anima insopportabile, per disfatte incontrollabili, per un amore sofferente di incomprensioni.. ma soprattutto per ogni bimbo o giovane o vecchio che, infelici, non riescono a sorridere più!
E forse il canto dell'umanità sarà avvertito universale di quella fiducia che ora pare sempre più persa in accadimenti di violenza, di derisioni al rispetto per ogni individuo, per ogni donna, per ogni diversità, per ogni pensiero e ogni povertà
E si andrà così avanti pensando alla vita come bene prezioso da proteggere e alla morte solo come semplice finale necessario per tutti.

   0 commenti     di: mariella mulas


Regali di Natale

Si avvicina Natale e come ogni anno si insedia nella testa un tarlo insistente: cosa regalare?

Io ho risolto: per amici e parenti di tutte le età una confezione di camomilla (piccola, la più piccola possibile, per motivi economici). Sono tutti incavolati per la manovra, così si calmano. Anche i bambini che, con la loro sensibilità, assorbono quotidianamente il malumore e il nervosismo degli adulti.

Resta il problema di cosa regaleranno a me.
Prevedo come ogni anno molti regali riciclati e non mi lamento ma ho posto un veto assoluto (a voce, per telefono e con e-mail): nessuno provi a regalarmi un libro. Ho ottimi motivi per non leggere.
Mi si potrebbe aprire la mente e il cassetto della fantasia e... sai che spifferi...
Correrei il rischio di raggiungere in volo paesi lontani e... ho il terrore degli aerei...
Potrei imparare a comunicare i miei sentimenti e... mi sento così protetto nel mio guscio di introversione costruito con la fatica di anni...
Non avrei più tempo per giocare con i videogiochi... e mi sentirei vecchio...
Arricchirei il mio linguaggio i miei interessi e il mio bagaglio culturale e... arricchirsi in questo periodo di crisi è immorale...
Mi aumenterebbe la curiosità e... curiosità è femmina e io voglio salvaguardare la mia mascolinità...
Rischierei di mettermi a riflettere e... mi spaccherei in mille pezzi come uno specchio... attirandomi una sicura sfortuna che mi porterebbe a perdere tempo prezioso a pormi, diononvoglia, delle domande...

Avete capito? Niente libri per carità.
Voglio rimanere tal quale sono, non ho la minima intenzione (pussa via!) di migliorarmi.




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Il Natale è la festività cristiana che ricorda la nascita di Gesù di Nazareth. Viene festeggiato il 25 dicembre (o il 7 gennaio nelle Chiese orientali). - Approfondimenti su Wikipedia