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Racconti e storie sul Natale

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La Mappa del Cuore

“Quando arrivato sarà il momento,
il tuo cammino apparirà spento
e della vita conoscerai il tormento
tu non crederai allo sgomento
è affronterai il fermento.

Attraversando l’arido deserto
dell’estremo nulla,
le profonde gole del non ritorno,
giungerai sino alla fertile terra dell’amore,
dove ad attenderti troverai il tuo cuore. ”

Augurati che venga presto il giorno, in cui non troverai più legna da ardere nel tuo camino, uomo cieco, solo quando l’ultimo bagliore di luce sarà stato soffocato dalla cenere, e tu brancolerai nel buio più impenetrabile, avrai incominciato a vedere davvero.

Voce, sei lontana dalla realtà!

Rispose l’uomo.

Quando il mio camino interiore, si sarà spento e l’ultimo bagliore soffocato, quello sarà il momento in cui io non vedrò più!

Quel giorno uomo, le campane del cielo suoneranno a festa, perché un altro figlio si sarà immesso sul sentiero della verità! Sarà allora che alzando gli occhi al cielo tu riconoscerai la tua stella!

La mia Stella? Ma il cielo è pieno di Stelle, come potrò riconoscere la mia? Voce mi parli di un cielo che non è il mio cielo, di un camino che non è un camino, di occhi che non sono i miei occhi, come potrò mai capire!

Disse l’uomo nello sconforto.

Ascoltami semplicemente ti svelerò la mappa del cuore.

Disse la voce.

Seguirai quella stella nel suo viaggio, sarà lei ad indicarti la strada nella nera notte, la sua luce ti condurrà sino alla più umile delle capanne e lì in un giaciglio di paglia nella semplicità del vivere, verrà alla luce la tua nuova vita.

Ma questa storia la conosco, disse l’uomo: la stella, l’umile capanna, il giaciglio di paglia hai descritto la nascita del re dei re? La luce del mondo venne così in mezzo a noi? Cosa c’entro io, con tutto ciò?

Uomo se hai compreso che ti parlo di un cielo che non è il tuo cielo, di un camino che non è un camino e di occhi che non sono occhi, comprenderai che esiste u

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   4 commenti     di: Cleonice Parisi


Nonna delle oche

"Lei non può andare avanti così, non esistono solo i doveri! Deve prendersi cura di se stesso, si faccia delle coccole, che ne so, un viaggio, per esempio."

Non era la prima persona che mi dava questo consiglio, ma stavolta, chissà, forse perché era un medico, sebbene di un ramo un po' particolare come l'agopuntura, e contemporaneamente una bella donna, simpatica, cameratesca, con la quale mi ero lasciato andare a qualche confidenza sulle mie vicissitudini, avevo proprio voglia di lasciarmi convincere.

Da anni rinunciavo metodicamente a tutto ciò che potesse tenermi lontano da casa, per via della cattiva salute di mia madre, 89enne. Aveva già avuto un ictus, ben superato, tornando a casa dall'ospedale più in forma di prima. Ma la sua vera medicina era sapere che io ero vicino, o facilmente raggiungibile. Mi ero sì concesso qualche breve vacanza poco lontano, e in quei casi ci sentivamo spessissimo, ma mentre io vedevo il tempo volare via, lei mi diceva candidamente al telefono: "Speriamo che questi giorni passino in fretta..."

Nel frattempo, tra il mobbing al lavoro, la vita sentimentale disastrata, l'artrosi cervicale e vari altri malanni, rischiavo veramente di soccombere.
Eravamo all'inizio di dicembre 2006: consultai il catalogo di "Avventure nel mondo" e scelsi una settimana a Istanbul tra Santo Stefano e Capodanno: non avevo mai viaggiato con "Avventure" ed era una esperienza che volevo fare, Istanbul era da sempre nei miei desideri e togliermi di mezzo almeno in parte dall'assedio dei parenti e delle festività era un piacere impagabile.

A Natale la mamma aveva voluto ancora una volta che la aiutassi a preparare una vagonata di agnolotti e ci eravamo trovati tutti a casa sua per il pranzo. Per sé si era preparata una minestrina e avevo dovuto aiutarla io a sorbirla, perché aveva difficoltà a reggere il cucchiaio. Mi chiedevo se fosse davvero il caso di partire il giorno dopo. A lei non avevo detto niente per non farla preoccupare, sa

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   17 commenti     di: PIERO


La pigotta di Gianna

È tutto merito della maestra se sei qui, pensò Gianna rivolgendosi alla sua bambola, è stata lei a chiedermi di portare a scuola un disegno dell'anno prima.
"È un compito," aveva detto alla mamma per farsi dare la chiave della soffitta.
Gianna sapeva che la madre era restia a mandarla in solaio da sola, ma era una buona occasione per curiosare.
Salì le scale d'un fiato, accese la luce e cominciò a frugare nei cassetti,
nel primo trovò vecchi scialli e abiti smessi, nel secondo immaginette di santi, corone del rosario, mentre lo stava per chiudere in un angolo notò una bambola di pezza, Gianna non seppe trattenersi, scese le scale e corse a mostrarla alla madre che la rimproverò : "È solo una bambola di stoffa impolverata, non la puoi tenere, soffri di allergia!"Gianna non ascoltò la madre, mise alla bambola il nome laura e poi le fece il bagnetto.
Da quel giorno, non si separò più da Laura, la portava anche a scuola e tra una lezione e l'altra dava una sbirciatina in cartella.
Coi primi freddi, chi per raffreddore e chi per febbre molti ragazzi mancavano all'appello e Gianna cambiava sempre compagna di banco, un giorno si trovò vicino alla "pettegola," la chiamavano così i ragazzi in classe, dicevano che avesse gli occhi anche dietro. Con la sua curiosità ci mise poco a scoprire il segreto di Gianna e bisbigliando le disse: "Cosa te ne fai di una pigotta in cartella?" Gianna che non aveva mai sentito quel nome, con aria offesa le rispose: "Si chiama Laura, non pigotta, la mia bambola!" La maestra notò il battibecco, richiamò le ragazzine e chiese cosa avessero da dirsi. Gianna tacque, ma la "pettegola" si alzò in piedi e con aria da saputella spifferò tutto alla maestra, poi aggiunse che lei conosceva la storia di queste bambole.
All'insegnante venne l'idea di chiedere ai suoi scolari di fare una ricerca sulle pigotte
La ricerca entusiasmò perfino i maschi, e con l'aiuto dell'insegnante la classe si trasformò
in una sartori

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   2 commenti     di: lucietta vo


ARCADIA

Bene la sua preda era lì: bastava solo allungare un po’ le mani, fare attenzione e prenderla.
Aveva superato tutti i sistemi di allarme con agilità e maestria. Aveva passato intere settimane per studiare quel piano nei minimi dettagli e ora era giunto il momento di metterlo in atto.
Quel diamante era così splendente, con tutte le sue sfaccettature … lo chiamavano: Arcadia. Il nome di un mondo fantastico.
Jeane era a mezz’aria tra il piedistallo, sul quale stanziava una scatola a forma piramidale di vetro che custodiva l’Arcadia, e il soffitto. Tutt’intorno una rete inestricabile di allarmi.
Doveva fare la massima attenzione.
Sollevò piano la piramide che ricopriva l’Arcadia e lentamente si tendeva per prendere il suo gioiello, era quasi nelle sue mani quando lo vide letteralmente sparire sotto i suoi occhi e ricomparire tra le mani di un giovane che sorrideva divertito all’entrata di quella grande sala.
-ma che …?- Jeanne rimase immobile qualche secondo, non aveva capito bene cosa fosse successo sapeva solo che qualcuno l’aveva fregata.
Una sonora risata.
-tu chi cazzo sei?- fece molto gentilmente Jeanne all’ignota figura, ma come risposta ottenne solo un’ulteriore risata.
Poi gli allarmi suonarono. Violenti.
“cacchio, adesso come faccio? ” la polizia sarebbe arrivata a momenti e lei era lì , bloccata.
Aveva bisogno di molto più tempo per risalire …
”forza Jeanne pensa” si diceva “su Jeanne pensa, pensa! ” incitare il suo cervello a pensare fu pressoché inutile: la polizia era arrivata.
Sentiva i cani ringhiare e le guardie gridare e sputare le loro solite frasi da film d’azione tipo ”sappiamo che sei lì dentro, ti conviene arrenderti! Siamo armati! ” il solito blef, o forse No, almeno lo sperava.
In ogni caso era nei guai, stavolta l’avrebbero davvero messa dentro.
E quello stupido non la smetteva di ridere … già, quel bastardo era ancora lì.
-addio cara!- fece salutando con la mano prima

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   4 commenti     di: ayumi


La pallina d'argento

Finalmente è arrivato il mio momento?
Sono emozionata!!! Mamma… guardami come brillo, ho un abito dai colori sgargianti, la prigionia non mi ha resa meno bella.
Mamma, perché non mi rispondi!!!!
Mamma, Mamma…
Una voce lontana rispose:
Figlia mia, son qui dall’alto ti sento, sei bella lo so, i tuoi colori somigliano a quelli di una stella.
Mamma ma dove sei io non ti vedo!
Che importa vedersi mi senti?
Si ti sento, ma…vorrei anche vederti e esserti vicina.
Mi vedrai e saremo vicine, fa che quella mano ti scelga così potrai raggiungermi.
La pallina di Natale si mise in bella mostra, voleva raggiungere la sua mamma che già faceva parte dell’albero di Natale su in punta, era la stella più bella, ma per le palline la vita era dura, non tutte sarebbero arrivate alla meta ambita.
La mano prese ad aprire lo scatolo, la pallina di Natale, incominciò a sorridere del più grande sorriso che aveva nel cuore, dicendo:
Mano, mano, io voglio andare dalla mamma, non importa che non sia la più bella, ti prego fammi stare vicino a lei.
Ma la mano non poteva ascoltare la voce di una piccola pallina d’argento, e continuava a selezionare palline, senza neppure sfiorarla.
Ogni discesa della mano, faceva palpitare il cuore della povera pallina, e quando l’albero fu completamente adorno la pallina si rese conto di non esser stata scelta.
Le lacrime cominciarono a scendere copiose, i singhiozzi della piccola pallina delusa riecheggiarono per tutto lo scatolo, le altre palline cercarono di consolarla, ma la piccola era davvero inconsolabile.
La madre dall’alto dell’albero si accese di una luce strana, e quando la mano guardò l’albero, provando un senso di insoddisfazione disse:
Cara ma l’albero quest’anno mi sembra strano, non mi da emozione, tu cosa ne pensi?
Tesoro lo trovo elegante, hai fatto bene a scegliere di farlo dorato, molto richiama la meravigliosa stella che hai messo in punta.
Si, ma c’è

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   6 commenti     di: Cleonice Parisi


Un Natale di quelli buoni

Non ci sono mai stati grandi santi nella mia famiglia, gente comune si andava alla messa, si pregava prima di dormire, ci si alzava in piedi quando il Papa dava la benedizione e non si parlava, una nonna ora pro nobis e un'altra ballerina. Per questo si festeggiavano i santi principali, cominciava novembre la sua litania e proseguiva dicembre infiocchettato di auguri, dopo Santa Maria arrivava lei che si chiamava come mia sorella gemella alla quale erano riservati gli auguri, forse perché è sempre stata un po' più santa di me, forse perché anche lei ha avuto due gemelli e quattro figli maschi, forse perché conosce santa pazienza, forse perché non sta sul pc, forse perché di laura ce ne sono tante ma io sono una sola, il tredici dicembre arrivava... auguri santa Lucia! L'altra parte di me...
E poi i preparativi partivano dal muschio umido nelle scarpate e le scarpe sporche di fango, ma per quello mia madre ci perdonava, pulisciti i piedi prima di entrare! Così tutto era pronto per incominciare, l'albero finto giù in cantina e quelle scatole che ogni volta mi sembravano un cilindro magico da cui appariva natale nel suo splendore! La magia di sentirlo forte forte, da fare male e mia nonna che con la sua valigia verde di velluto ci raggiungeva per il periodo di Natale. E fuggivano tutte le mie paure del buio, perché lei dormiva con noi e ci faceva ridere prima di addormentarci dopo l'angelo custode, con mia madre che diceva a lei, mamma smettila di raccontare barzellette, mettetevi a dormire... e sognare la notte più bella dell'anno quella in cui tornavano tutti, un miracolo sentirsi buoni, il panettone sopra la vetrina e mio padre che l'affettava, l'affetto sopra tutti, l'amore, che profumo, che calore!
la tombola e il torrone e quella capanna con poche luci ma sempre accese
E si mio babbo natale che vivi nei cieli, come vorrei che ci fosse ancora un natale così, di quelli buoni, quando mio padre mi insegnava a costruire gli aquiloni...
Una valigia verd

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   0 commenti     di: laura marchetti


L'anima smarrita e l'amore ritrovato

Esco dalla doccia e inizio ad asciugare i capelli, frizionandoli con un asciugamani. Guardo lo specchio di fronte a me, fissandolo con insistenza alla ricerca della mia immagine, offuscata dal vapore dell'acqua calda. Per agevolare la mia ricerca, tento di asciugarlo dalla condensa, utilizzando la manica dell'accappatoio che ho trovato qui in hotel. Tuttavia l'immagine che riesco a scorgere tra le goccioline di vapore è quella distorta di un uomo spento che dimostra più anni dei 45 che in realtà ha compiuto. É un uomo stanco e disilluso che ha smesso di cercare un mondo migliore in cui vivere. É un uomo senza bussola che procede al buio nello sconfinato oceano della vita.

Superata questa prima rapida riflessione, mi sento in preda a un improvviso stato d'angoscia, come se tutti i mali del mondo, si stessero riversando dentro di me.

Riprendo a fissare con attenzione quell'immagine che mi fissa, e quasi senza volerlo inizio a fare un bilancio della mia vita.

Mi sembra strano abbandonarmi a queste considerazioni, soprattutto davanti a uno specchio. Ho perso infatti già da qualche anno l'abitudine di scrutare così attentamente la mia immagine riflessa.


Questo per evitare che i segni lasciati del tempo possano deprimermi ulteriormente. Osservandomi, vedo infatti, capelli sempre meno folti ma sempre più bianchi, rughe più marcate, e uno sguardo meno vivace soffocato dalle palpebre che si abbassano.


Non riesco più ad emozionarmi, nulla riesce più ad affascinarmi. Il mio cuore, non sobbalza, ma procede con un ritmo monotono e sempre uguale.

Fisso la stanza che mi ospita, poi mi concentro nuovamente su mia immagine alla ricerca di quel ragazzo un po' ingenuo e sognatore che viveva prima dentro di me.

Non ho avuto un'infanzia serena, fortunatamente i miei vent'anni sono stati differenti. La vita mi ha ripagato, dandomi la forza di prendere a pugni il mondo intero, ma non l'esperienza per farlo nel modo giusto.


Il mondo mi sembr

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Il Natale è la festività cristiana che ricorda la nascita di Gesù di Nazareth. Viene festeggiato il 25 dicembre (o il 7 gennaio nelle Chiese orientali). - Approfondimenti su Wikipedia