Come stormi di B-29 a riposo sulla Linea Rossa, le fusoliere lucide come specchi, nemmeno sfiorate dal tempo e dalle cassette di frutta da scaricare al supermercato. Le teste, fighissime come nelle cartoline di Hanoi, sorseggiano aperitivi analcolici nel bar della stazione. Si giocano a carte sogni che non conoscono e bevono lo stipendio nelle slot-machine.
Poi i velivoli scaldano i motori e le intermittenze e fanno a spintoni tra le nuvole. C'ero prima io, no vaffanculo, stavolta tocca a me, zitto stronzo tu l'hai già fatto la volta scorsa. E il sole non si vede più: Miller c'ha insegnato che a combattere all'ombra non si fa mica un bell'affare. Eppure al fischio dell'arbitro sono tutti in riga, le cloche allineate in fila per sette col resto di due. I muscoli ben tesi, i serbatoi pieni ed i corpi cavernosi idem.
Concerto per sibilo di bomba in caduta libera in Mi bemol, andante con brio.
E il silenzio non ci avvolge mai. Si potrebbe avere un po' di silenzio, per favore? Non è come scrivono in quelle testimonianze che poi tu ti commuovi e fai un casino di beneficenza e vai in culo a sanpietro ed entri in paradiso dalla porta di servizio. Le bombe cadono, urla, macerie e di nuovo urla. Non viene mai il momento in cui le foglie restano immobili e tu puoi raccogliere qualche bullone. O forse qualche brugola. Nemmeno io li ho mai saputi distinguere granchè bene.
Ma io lo voglio. Ne ho bisogno. Ne ho la necessità fisica. Vomito ed ho le allucinazioni coi bambini morti che camminano sul muro, quando non riesco ad averlo.
Solo dieci minuti. Giusto il tempo di fare un attimo l'inventario. Di valutare i crolli, i costi per le riparazioni. Per trovare una casa che abbia ancora un tetto dove poter trascorrere la notte.
E non me lo spiego. Avevo delle cuffie antirumore che erano la fine del mondo. Guarda che hai poggiato il culo su Little Boy. Eh? Cosa? Me lo dici un'altra volta, non ti sento proprio.
E per questa dipendenza non c'è metadone che tenga.
Non ci sono mai stati grandi santi nella mia famiglia, gente comune si andava alla messa, si pregava prima di dormire, ci si alzava in piedi quando il Papa dava la benedizione e non si parlava, una nonna ora pro nobis e un'altra ballerina. Per questo si festeggiavano i santi principali, cominciava novembre la sua litania e proseguiva dicembre infiocchettato di auguri, dopo Santa Maria arrivava lei che si chiamava come mia sorella gemella alla quale erano riservati gli auguri, forse perché è sempre stata un po' più santa di me, forse perché anche lei ha avuto due gemelli e quattro figli maschi, forse perché conosce santa pazienza, forse perché non sta sul pc, forse perché di laura ce ne sono tante ma io sono una sola, il tredici dicembre arrivava... auguri santa Lucia! L'altra parte di me...
E poi i preparativi partivano dal muschio umido nelle scarpate e le scarpe sporche di fango, ma per quello mia madre ci perdonava, pulisciti i piedi prima di entrare! Così tutto era pronto per incominciare, l'albero finto giù in cantina e quelle scatole che ogni volta mi sembravano un cilindro magico da cui appariva natale nel suo splendore! La magia di sentirlo forte forte, da fare male e mia nonna che con la sua valigia verde di velluto ci raggiungeva per il periodo di Natale. E fuggivano tutte le mie paure del buio, perché lei dormiva con noi e ci faceva ridere prima di addormentarci dopo l'angelo custode, con mia madre che diceva a lei, mamma smettila di raccontare barzellette, mettetevi a dormire... e sognare la notte più bella dell'anno quella in cui tornavano tutti, un miracolo sentirsi buoni, il panettone sopra la vetrina e mio padre che l'affettava, l'affetto sopra tutti, l'amore, che profumo, che calore!
la tombola e il torrone e quella capanna con poche luci ma sempre accese
E si mio babbo natale che vivi nei cieli, come vorrei che ci fosse ancora un natale così, di quelli buoni, quando mio padre mi insegnava a costruire gli aquiloni...
Una valigia verd
Quando stai così il tempo cade giù. E c’è solo da star male.
Vantati delle tue capacità cognitive, della razionalità e della ragionevolezza con le quali sei solito schematizzare e dominare il mondo.
Vantati dell’equilibrio tra ragione e sentimenti, vantati delle tue puttane, del tuo lavoro, degli elogi che ricevi da persone vuote.
E quando sei a letto, da solo, fatti una sega che non vale 3 lire. Non ne vale una, non ne vale due, e non ne vale tre. Lire.
Perché un giorno, non uno speciale ma il più banale, così banale che non te ne accorgi nemmeno, tra luppolo e cannella chi cade giù dal cielo?
Lei.
Da quel cielo senza Dei e senza lacrime che hai deciso tu, cade giù la forma perfetta, la formula impossibile, quel colore primitivo e totalizzante che rende schiavi alla sua vista.
E allora il tempo cade giù. E si trascina il mondo intero.
Perché qualsiasi cosa fai, o pensi, o che solo immagini di pensare, ti sembra arrogante e stupida.
E ti accorgi della cosa più vera del mondo, dopo una vita di teoremi ti sputano giù dal cielo la verità e non c’è ragione che tenga, ti guardi allo specchio, e capisci: non vali un cazzo.
Anzi, di più: sei un cazzo. Un cazzone. E non hai mai capito un cazzo.
E giù così, cazzo, cazzo, cazzo…. ripeti questa parola come una litania, una macumba.
A questo punto hai due strade.
Rimani fedele alle favole, e a quello che ti dicono che sei.
Oppure no.
E se ti balena in quella testolina di cazzo un “no” (perché tu sei una testolina di cazzo, ora lo sai), sei fottuto, bruciato.
Perché cominci a rabbrividire e a spaventarti, senti cose dell’altro mondo e cominci a stare male.
È un percorso di disintossicazione, non puoi evitare il vomito e nemmeno il ridicolo, perché se non ti ridicolizzi non butti nel cesso le maschere di una vita fa.
Una vita fa!
Il tempo non conta proprio niente.
Ti prende in giro con le sue cadenze, poi un rintocco e sbeeeng…. Sbeeeng… affoghi ne
Adesso sei adulto, le parole gridatemi che ricordo con nostalgia. Chi mi gratificava di questo grande privilegio era Filippo, il fratello più grande di 16 anni. Dopo il decesso del babbo, a lui era stato affidato l'onore e l'onere, di accudire la numerosa famiglia.
Cinque sorelle e due fratelli di cui uno in tenera età. I miei dodici anni erano sufficienti per operare da adulto in aiuto per la condotta seppur modestissima ma dignitosa per la sopravvivenza. Al mattino nelle giornate feriali, alle sei dopo una frugale colazione, con un carico di libri e una frittata stretta fra due mezzi panini, in sella ad una vecchia bicicletta mi accingevo, con poca voglia, e con la convinzione di essere adulto, a recarmi nel vicino paese 13 km, per frequentare il terzo anno di avviamento professionale presso l'istituto Luigi Pirandello, per la concessione benevola della allora direttrice Professoressa Lucentini donna magnanima di grande amore per i giovani bisognosi. Al pomeriggio era necessario operare per ottenere anche se misero, un guadagno. Allora aiutavo un fabbro ferraio a calzare i muli e gli asini del paese. questa vita si è prolungata fino al diploma. come era faticoso superare di anno in anno tutti i problemi, quanta nostalgia e che felicità sentirsi adulti e capaci.
Se ci si siede nei tavoli del caffè Campari a Pavia si ha l'occasione di vedere un individuo singolare che fa la spola tra le macchine ferme davanti al semaforo
nei pressi dell'incrocio.
Indossa sempre un giubbotto impermeabile ed un cappellino di lana, si avvicina
ad ogni macchina fa un inchino ed apre le sue mani vuote nell'attesa che su di esse venga poggiata qualche monetina.
Nove volte su dieci viene ignorato mentre i conducenti approfittano della sosta per
smanettare con il telefonino.
Una fanciulla seduta in un tavolo accanto ha appena mandato a quel paese il suo moroso dicendogli a telefonino; "Vaffa..." questo è il nuovo linguaggio comunicativo esplicito e lapidario ghigliottinato negli sms ma efficace.
Una vita virtuale condotta da molti mentre quella vera scorre inesorabilmente
senza interruzioni ed alla quale, mi duole dirlo, tanti, tantissimi non partecipano.
Quel povero illuso seguita ad umiliarsi tra una macchina e l'altra, mentre agli
altri la sua figura è totalmente invisibile.
Mi chiedo che senso abbia, oggi, parlare di solidarietà e di condivisione e dei
valori della vita che vengono sempre più disattesi a favore di una virtualità
che ci sta divorando come il "nulla" della Storia infinita.
La vita quella vera latita e Diogene invano circolerebbe con la sua lanterna alla
ricerca dell'uomo "vero", un uomo capace di comprendere la sua natura di essere
finito e di condividerla con il suo prossimo.
Siamo in un momento in cui l'infinito è inteso come finito e viceversa.
Osservo ancora quell'omino dalla faccia contristata che, ogni tanto, guarda, traendoli dalla tasca i pochi spiccioli raccolti contandoli mentre dal suo volto
scende una lacrima.
Tra poco sarà Natale e mi chiedo come potranno celebrarlo coloro che vivono
nel virtuale che oggi, purtroppo, rappresentano la maggioranza.
Avranno il Babbo Natale o l'albero sullo sfondo del telefonino o dell'hi-phone o
del notebook, pochissimi si ricorderanno del Presepe.
Si
"Cavolo, di nuovo il Natale", pensava Christian ogni anno, quando si avvicinavano le feste. "Deve venire per forza tutti gli anni?"
Ogni volta, verso Dicembre, chiudeva gli occhi e sperava che qualcuno gli comunicasse che erano sospesi tutti i festeggiamenti natalizi. Niente regali, niente letterine a Babbo Natale. Tanto per lui era inutile.
Erano ormai tre anni, da quando aveva imparato a scrivere, che chiedeva a quel vecchio signore con la barba bianca un regalo speciale, la cosa più importante del mondo: una mamma. Non ne aveva mai avuto una. Quella che lo aveva partorito, lo aveva abbandonato vicino ad un ospedale, disteso in una cassetta, una di quelle per i pomodori. A volte pensava che sarebbe stato meglio per lui essere un pomodoro. Avrebbe allietato il pranzo di qualcuno, per poi sparire per sempre dopo la digestione.
Voleva una mamma, una vera, tutta per lui. Insieme agli altri bambini viveva bene, era felice. Erano tutti simpatici, giocavano insieme, facevano i compiti, si divertivano. Quella grande, bellissima famiglia, non gli faceva mancare niente. Eppure lui desiderava una mamma. Ogni volta che ci pensava, nel suo lettino azzurro, immaginava come sarebbe stata: alta, bassa, bionda, bruna. Poi si diceva che voleva semplicemente una che gli volesse bene, come una mamma vuole bene al suo bambino. Non gli importava l'altezza, il colore dei capelli, degli occhi.
In casa famiglia tutti gli volevano bene, ma l'amore di una mamma è speciale. Lui lo sapeva, anche se non l'aveva mai provato. Lo immaginava come un dolce profumo di fragole, che gli arrivava al naso ogni volta che sognava il giorno in cui sarebbe si sarebbe avverato il suo desiderio.
Anche quell'anno, inesorabile, il Natale era alle porte, e Christian aveva scritto la sua solita, densa, bellissima lettera piena di speranza. La mattina del 25, in casa famiglia, tutti i bambini correvano verso l'albero, alla ricerca del regalo richiesto. Quello di Christian era in una piccola scatol
Le feste rendono l'aria intorno a noi magica, serena e speciale... ed io ho attorno delle persone che rendono la mia vita così 365 giorni l'anno... grazie, grazie a voi amici miei... Auguri.
Provo a mettere a nudo il mio pensiero...
Quando le mie incertezze rigavano di lacrime il mio volto, quando le mie paure riempivano le mie giornate, quando i fantasmi del passato popolavano le mie notti, quando sola e distrutta dal dolore per la morte della mia compagna ho incontrato voi... e da quel momento la mia vita è cambiata.
Grazie per aver condiviso con me i giorni in cui la malinconia mi riportava indietro nel tempo, facendo riaffiorare le mie incertezze, i miei incubi. Grazie a tutti quelli che con il loro calore hanno fatto si che i miei problemi si sciogliessero come il mare fa con il sale.
Fermare il tempo, ecco la magia che vorrei fare... sì, fermarlo per far si che i momenti migliori vissuti insieme con voi non passino mai. Vorrei che quei giorni indugiassero sempre vivi nei nostri cuori.
Ci sono valori nella vita che, al di là di tutto, vanno protetti, vanno difesi perché come un tesoro nascosto, non vengano contaminati da persone che non conoscono il valore dell'amicizia. Quando si ha la fortuna di incontrare, come è successo a me, persone genuine e sincere, bisogna sapersele tenere strette al cuore.
La vita mi ha insegnato che la vera amicizia è quella che in modo disinteressato e senza secondi fini si offre agli altri. Mille e mille frasi, mille parole affollano la mia mente, alcune belle, altre brutte ma una sola mi esce dal cuore: VI VOGLIO UN MONDO DI BENE.
Mi avete fatto ridere, avete fatto in modo che la mia tristezza svanisse come neve al sole, mi avete permesso di confidarmi con voi, mi avete fatto vedere la mia "disgrazia" con più serenità. Io vi ho reso partecipe del mio dolore per mezzo dei miei scritti e voi mi avete reso onore leggendo e commentando le mie poesie... Grazie amici miei.
È toccante riconoscere com
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Il Natale è la festività cristiana che ricorda la nascita di Gesù di Nazareth. Viene festeggiato il 25 dicembre (o il 7 gennaio nelle Chiese orientali). - Approfondimenti su Wikipedia