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Racconti e storie sul Natale

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La pigotta di Gianna

È tutto merito della maestra se sei qui, pensò Gianna rivolgendosi alla sua bambola, è stata lei a chiedermi di portare a scuola un disegno dell'anno prima.
"È un compito," aveva detto alla mamma per farsi dare la chiave della soffitta.
Gianna sapeva che la madre era restia a mandarla in solaio da sola, ma era una buona occasione per curiosare.
Salì le scale d'un fiato, accese la luce e cominciò a frugare nei cassetti,
nel primo trovò vecchi scialli e abiti smessi, nel secondo immaginette di santi, corone del rosario, mentre lo stava per chiudere in un angolo notò una bambola di pezza, Gianna non seppe trattenersi, scese le scale e corse a mostrarla alla madre che la rimproverò : "È solo una bambola di stoffa impolverata, non la puoi tenere, soffri di allergia!"Gianna non ascoltò la madre, mise alla bambola il nome laura e poi le fece il bagnetto.
Da quel giorno, non si separò più da Laura, la portava anche a scuola e tra una lezione e l'altra dava una sbirciatina in cartella.
Coi primi freddi, chi per raffreddore e chi per febbre molti ragazzi mancavano all'appello e Gianna cambiava sempre compagna di banco, un giorno si trovò vicino alla "pettegola," la chiamavano così i ragazzi in classe, dicevano che avesse gli occhi anche dietro. Con la sua curiosità ci mise poco a scoprire il segreto di Gianna e bisbigliando le disse: "Cosa te ne fai di una pigotta in cartella?" Gianna che non aveva mai sentito quel nome, con aria offesa le rispose: "Si chiama Laura, non pigotta, la mia bambola!" La maestra notò il battibecco, richiamò le ragazzine e chiese cosa avessero da dirsi. Gianna tacque, ma la "pettegola" si alzò in piedi e con aria da saputella spifferò tutto alla maestra, poi aggiunse che lei conosceva la storia di queste bambole.
All'insegnante venne l'idea di chiedere ai suoi scolari di fare una ricerca sulle pigotte
La ricerca entusiasmò perfino i maschi, e con l'aiuto dell'insegnante la classe si trasformò
in una sartori

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   2 commenti     di: lucietta vo


Un quarto di dollaro

Il tintinnio familiare fece emergere dal sonno tormentato l'uomo accartocciato sul marciapiede della trentaseiesima strada. Indossava un mucchio di stracci foderati di giornale ma questo non riuscì ad evitargli di sentire il morso famelico del gelo che ne salutava il risveglio. La neve ricopriva ogni cosa, davanzali, automobili, semafori, distributori di quotidiani, e la gente che passeggiava ne era deliziata perché la trovava un addobbo meraviglioso. Loro non poggiavano il sedere su un cartone, perciò non sapevano che al suolo la neve diventava ghiaccio duro e spietato che faceva male e gli rubava quel poco calore che riusciva a mettere insieme.
Lanciò qualche bestemmia silenziosa e tornò a concentrarsi sul tintinnio. Conosceva bene quel suono, non quanto avrebbe voluto ma abbastanza da distinguerlo in mezzo al trambusto del traffico e al vociare dei passanti. Era il suono allegro di un quarto di dollaro che cade in una tazza, la sua tazza, un cinguettio metallico ma caloroso, una risata argentina, un salvifico concerto di campanelle.
Raccolse la moneta e si guardò intorno in cerca della persona che l'aveva lasciata, ma non vide che la solita moltitudine indaffarata. Avrebbe voluto ringraziare ed augurare al benefattore un felice natale, tuttavia non si strappò i capelli per esserselo perso. <<Sarà stato proprio uno sforzo per te>>, bofonchiò mentre conservava la moneta nella tasca meglio nascosta. <<Un dollaro intero ti avrebbe mandato in bancarotta!>>
Non era una somma sufficiente a cambiargli la vita, in effetti, però era comunque più di quanto gli davano di solito. Odiava quelli che si chinavano guardandolo negli occhi con benevolenza, lasciando intendere che capivano la sua situazione e intendevano aiutarlo a rifarsi una vita, poi non lasciavano che uno o due centesimi. Almeno l'uomo del quarto di dollaro gli aveva dato una possibilità, quella di potersi permettere un hamburger se solo avesse messo insieme un altro quarto. Quella si che er

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Sono solo degli auguri ma... tutti voi siete nel mio cuore

Le feste rendono l'aria intorno a noi magica, serena e speciale... ed io ho attorno delle persone che rendono la mia vita così 365 giorni l'anno... grazie, grazie a voi amici miei... Auguri.

Provo a mettere a nudo il mio pensiero...

Quando le mie incertezze rigavano di lacrime il mio volto, quando le mie paure riempivano le mie giornate, quando i fantasmi del passato popolavano le mie notti, quando sola e distrutta dal dolore per la morte della mia compagna ho incontrato voi... e da quel momento la mia vita è cambiata.

Grazie per aver condiviso con me i giorni in cui la malinconia mi riportava indietro nel tempo, facendo riaffiorare le mie incertezze, i miei incubi. Grazie a tutti quelli che con il loro calore hanno fatto si che i miei problemi si sciogliessero come il mare fa con il sale.

Fermare il tempo, ecco la magia che vorrei fare... sì, fermarlo per far si che i momenti migliori vissuti insieme con voi non passino mai. Vorrei che quei giorni indugiassero sempre vivi nei nostri cuori.

Ci sono valori nella vita che, al di là di tutto, vanno protetti, vanno difesi perché come un tesoro nascosto, non vengano contaminati da persone che non conoscono il valore dell'amicizia. Quando si ha la fortuna di incontrare, come è successo a me, persone genuine e sincere, bisogna sapersele tenere strette al cuore.

La vita mi ha insegnato che la vera amicizia è quella che in modo disinteressato e senza secondi fini si offre agli altri. Mille e mille frasi, mille parole affollano la mia mente, alcune belle, altre brutte ma una sola mi esce dal cuore: VI VOGLIO UN MONDO DI BENE.

Mi avete fatto ridere, avete fatto in modo che la mia tristezza svanisse come neve al sole, mi avete permesso di confidarmi con voi, mi avete fatto vedere la mia "disgrazia" con più serenità. Io vi ho reso partecipe del mio dolore per mezzo dei miei scritti e voi mi avete reso onore leggendo e commentando le mie poesie... Grazie amici miei.

È toccante riconoscere com

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La cinciallegra e il pesce dorato

C'era una volta una bambina, molto carina, ma con lo sguardo triste ed una lacrima nel cuore.
Un giorno, mentre era tutta intenta nelle faccende domestiche, venne a sapere da una cinciallegra che lontano lei avrebbe trovato la felicità, se solo lo avesse voluto.
La bimba allora, senza pensarci sopra due volte chiamò il suo caro compagno di giochi e gli raccontò che la felicità si trovava molto lontano da loro, ma che se solo lo avessero voluto, avrebbero potuto raggiungerla.
Il ragazzo non si perse d'animo e rimboccandosi le maniche con un gesto che era solito fare, promise che l'avrebbe aiutata.
Prepararono le loro cose per affrontare il lungo viaggio ed al mattino presto si misero in cammino, lungo i margini della foresta.
Cammina cammina, montagne, fiumi, pianure e immense vallate arrivarono al mare. La cinciallegra li seguiva da vicino e li spronò ad avere fiducia in lei.
Attraversarono il mare per giorni e giorni. Tempeste, burrasche e bonacce segnarono il loro viaggio. Finalmente dopo molti giorni arrivarono alla foce di un fiume incantato. Un enorme pesce dorato gli si fece incontro, riconoscendoli subito. I due ragazzi presero posto sul dorso del pesce che si offrì di accompagnarli dove solo lui sapeva.
Risalirono il fiume grazie ai poderosi balzi del pesce. Dopo un estenuante giorno di viaggio arrivarono in un villaggio dove li aspettavano una vecchina ed il suo cagnolino nero. Stanchi, ma ansiosi di conoscere il motivo di cotanto viaggio, i due ragazzi entrarono nella povera casa.
La vecchina disse loro con voce gentile: " Finalmente siete arrivati. Non abbiamo mai perso la speranza di vedervi giungere da tanto lontano. Qui si custodisce il segreto della vostra felicità che con tanta cura abbiamo conservato per voi. Aspettatemi... torno subito."
I ragazzi si guardarono negli occhi... ed attesero il ritorno della vecchia signora. Dopo qualche istante la videro arrivare con un fagottello tra le braccia. Un visetto simpatico fece cap

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Il presepe di Pinuccio

In un paesino che corona fa ad un monte incappucciato di bianco e sovrastato da un cielo brume e silenzioso, viveva Pinuccio, un bambino vivace e molto carino.
Il signor Dicembre dalla candida chioma e dalla lunga barba, accusava già dolori in ogni dove; ma prima di cedere il passo al piccolo e prepotente Gennaio, aveva un bel da fare con le sue festività natalizie.
Questo signore che, nonostante gli acciacchi dell'età, si mostrava sempre lindo e punto e ben distinto; conosceva Pinuccio ormai da vari anni, ed anche allora, dunque, voleva aiutarlo a fare il presepe.
I due s'incamminarono un po' fuori paese per raccogliere del muschio ed un po' di legna. La legna serviva a fare la grotta per la Sacra Famiglia e le montagne; il muschio a coprire il tutto.
Pinuccio aiutato dal padre e con l'assistenza non solo morale del signor Dicembre, su di un vecchio tavolo, al ritorno dalla vicina campagna, si metteva alla messa in opera. Man mano si profilava un bel paesaggio, onde non mancavano le stradine, fatte con della farina e dei ciottoli piccolissimi; un bel fiume, fatto con carta azzurra coperta con dei cocci di vetro ed infine un bel laghetto, fatto con un coccio di specchio e con a fianco un mulino di carta.
Il presepe era pronto, ma mancavano le figure, dette anche pastorelli; il padre di Pinuccio, che li teneva ben custoditi in una vecchia scatola li portò alla luce. A quei tempi, i pastorelli erano di terracotta e quindi capitava sempre che qualcuno si rompesse o si mutilasse. Il bambino, che non spiccicava una parola d'italiano, mortificato mostrò al padre e al signor Dicembre l'asinello e disse:

- A chistu e manca a capa, comma avimmu fa?

E il signor Dicembre:

- Non piangere, a tutto c'è rimedio, se ne compra uno nuovo!

Così replicò anche il padre, tra l'altro in altre occasioni molto burbero e manesco, ma davanti ad un signore così distinto ed in occasione delle imminenti festività natalizie, teneva un controllo di sé lodevole.
La cos

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Buon Natale

La serata era umida e fredda, mancavano ormai pochi giorni per il Natale e le vetrine erano tutte addobbate con calcomanie e luci multicolore. I negozi colmi di gente sorridente che sceglieva i doni per le feste e scambiava gli auguri con conoscenti e commessi. Le strade ed in particolare la via principale del paese erano illuminate a giorno, tra i passanti allegri babbi natale con la classica casacca rossa, cappello bianco e rosso e la lunga barba, posticcia, bianca, intonavanole tradizionali canzoni natalizie. Dalle pasticcerie si spandeva il profumo di fragranti dolci e dei torroni, era proprio bella quell'atmosfera di festa. In un angolo, seduto al bordo del marciapiede, un uomo di piccola statura con i capelli disordinatamente lunghi e dalla barba incolta, indossava una lisa camicia a quadri felpata ed un vecchio rattoppato pantalone di velluto grigio, aveva degli scarponi senza lacci, cercava di ripararsi dal freddo coprendosi con dei pezzi di cartone. Aveva accanto una lacera borsa di tela e poggiati per terra una lattina di cibo in scatola, una bottiglia di birra ed una ciotola di rame desolatamente vuota. Nessuno lo degnava d'uno sguardo, sembrava come se non esistesse. Le genti gli passavano davanti, con le grandi buste piene di spesa, con le allegre scatole di dolci, senza vederlo, o probabilmente senza volerlo vedere. Cercava di ripararsi dal freddo sfregando le mani sulle braccia e le gambe ma i brividi di freddo taglienti trasformavano la sua pelle come una buccia d'arancia. La ciotola era rimasta vuota, non aveva racimolato nemmeno uno spicciolo, non avrebbe potuto farsi neanche un bicchiere per riscaldarsi e già pensava a come avrebbe passato la gelida nottata. Vedeva tutte quelle donne in pelliccia, gli uomini con soprabiti ed eleganti giubbotti di renna, gli luccicavano gli occhi, sembrava volesse piangere. Era disperato quando vide avvicinarsi un uomo anziano che teneva al guinzaglio un vecchio cane, anch'egli dai capelli e barba lunga inco

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   0 commenti     di: andrea


Regali di Natale

Si avvicina Natale e come ogni anno si insedia nella testa un tarlo insistente: cosa regalare?

Io ho risolto: per amici e parenti di tutte le età una confezione di camomilla (piccola, la più piccola possibile, per motivi economici). Sono tutti incavolati per la manovra, così si calmano. Anche i bambini che, con la loro sensibilità, assorbono quotidianamente il malumore e il nervosismo degli adulti.

Resta il problema di cosa regaleranno a me.
Prevedo come ogni anno molti regali riciclati e non mi lamento ma ho posto un veto assoluto (a voce, per telefono e con e-mail): nessuno provi a regalarmi un libro. Ho ottimi motivi per non leggere.
Mi si potrebbe aprire la mente e il cassetto della fantasia e... sai che spifferi...
Correrei il rischio di raggiungere in volo paesi lontani e... ho il terrore degli aerei...
Potrei imparare a comunicare i miei sentimenti e... mi sento così protetto nel mio guscio di introversione costruito con la fatica di anni...
Non avrei più tempo per giocare con i videogiochi... e mi sentirei vecchio...
Arricchirei il mio linguaggio i miei interessi e il mio bagaglio culturale e... arricchirsi in questo periodo di crisi è immorale...
Mi aumenterebbe la curiosità e... curiosità è femmina e io voglio salvaguardare la mia mascolinità...
Rischierei di mettermi a riflettere e... mi spaccherei in mille pezzi come uno specchio... attirandomi una sicura sfortuna che mi porterebbe a perdere tempo prezioso a pormi, diononvoglia, delle domande...

Avete capito? Niente libri per carità.
Voglio rimanere tal quale sono, non ho la minima intenzione (pussa via!) di migliorarmi.




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Il Natale è la festività cristiana che ricorda la nascita di Gesù di Nazareth. Viene festeggiato il 25 dicembre (o il 7 gennaio nelle Chiese orientali). - Approfondimenti su Wikipedia