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Racconti e storie sul Natale

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Buon Natale

La serata era umida e fredda, mancavano ormai pochi giorni per il Natale e le vetrine erano tutte addobbate con calcomanie e luci multicolore. I negozi colmi di gente sorridente che sceglieva i doni per le feste e scambiava gli auguri con conoscenti e commessi. Le strade ed in particolare la via principale del paese erano illuminate a giorno, tra i passanti allegri babbi natale con la classica casacca rossa, cappello bianco e rosso e la lunga barba, posticcia, bianca, intonavanole tradizionali canzoni natalizie. Dalle pasticcerie si spandeva il profumo di fragranti dolci e dei torroni, era proprio bella quell'atmosfera di festa. In un angolo, seduto al bordo del marciapiede, un uomo di piccola statura con i capelli disordinatamente lunghi e dalla barba incolta, indossava una lisa camicia a quadri felpata ed un vecchio rattoppato pantalone di velluto grigio, aveva degli scarponi senza lacci, cercava di ripararsi dal freddo coprendosi con dei pezzi di cartone. Aveva accanto una lacera borsa di tela e poggiati per terra una lattina di cibo in scatola, una bottiglia di birra ed una ciotola di rame desolatamente vuota. Nessuno lo degnava d'uno sguardo, sembrava come se non esistesse. Le genti gli passavano davanti, con le grandi buste piene di spesa, con le allegre scatole di dolci, senza vederlo, o probabilmente senza volerlo vedere. Cercava di ripararsi dal freddo sfregando le mani sulle braccia e le gambe ma i brividi di freddo taglienti trasformavano la sua pelle come una buccia d'arancia. La ciotola era rimasta vuota, non aveva racimolato nemmeno uno spicciolo, non avrebbe potuto farsi neanche un bicchiere per riscaldarsi e già pensava a come avrebbe passato la gelida nottata. Vedeva tutte quelle donne in pelliccia, gli uomini con soprabiti ed eleganti giubbotti di renna, gli luccicavano gli occhi, sembrava volesse piangere. Era disperato quando vide avvicinarsi un uomo anziano che teneva al guinzaglio un vecchio cane, anch'egli dai capelli e barba lunga inco

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   0 commenti     di: andrea


Il canto dell'umanità

Fra qualche mese ecco la ricorrenza del Natale e quella notte sarà vestita dalle attese in ogni casa che ama il sacro evento. Albero luccicante, presepe che recita ad ogni sguardo ad esso volto il magico indizio di una nascita che renderà cuori propensi ai buoni propositi di cristianità..
Spero solo che un po' di quella luce di fede divina possa riflettersi ove più scura è la malinconia per una assenza fatale, per una malattia inesorabile, per un dolore dell'anima insopportabile, per disfatte incontrollabili, per un amore sofferente di incomprensioni.. ma soprattutto per ogni bimbo o giovane o vecchio che, infelici, non riescono a sorridere più!
E forse il canto dell'umanità sarà avvertito universale di quella fiducia che ora pare sempre più persa in accadimenti di violenza, di derisioni al rispetto per ogni individuo, per ogni donna, per ogni diversità, per ogni pensiero e ogni povertà
E si andrà così avanti pensando alla vita come bene prezioso da proteggere e alla morte solo come semplice finale necessario per tutti.

   0 commenti     di: mariella mulas


Il nostro Natale allargato

Questa mattina fa davvero freddo, la fiamma pilota della caldaia ha fatto gli straordinari questa notte, attraverso il vetro della finestra della cucina cerco di sbirciare fra i rami di Betulla per scorgere il display luminoso della temperatura esterna del nostro benzinaio, -10, prevista neve anche per oggi pomeriggio.
Con della musica classica di sottofondo, fischiettando motivetti natalizi, mi anticipo nel tempo per confezionare dei sacchettini trasparenti con biscotti speziati fatti in casa per fare dei segnaposto per la tavola di Natale.
In tutto questo, la mia mente cerca anche di elencare i vari passaggi per il menù di Natale, e mentre mi inebrio con il profumo dei biscotti speziati, mi riaffiora un dolce ricordo legato alle feste natalizie, il mio caro Nonno Francesco, per tutti detto Chechi.
Una sua frequente abitudine che li nasceva dal cuore, era quella di arrivare a casa per pranzo o cena portando al seguito qualche amico che stava da solo, o che sapeva in difficoltà, figuriamoci per Natale!
Mia Nonna si preoccupava molto quando Chechi arrivava con qualche commensale in più, non per non ospitare, ma perchè voleva essere avvisata prima, aveva paura che il cibo non bastasse e di fare brutta figura.
Allora Chechi li diceva sempre: "Amabile, non ti preoccupare, dove si mangia in due si mangia anche in tre, in quattro...".
Chechi ci insegnava che bisogna essere cordiali, generosi e ospitali, ma non solo a parole, giusto per compiere il gesto e sentirsi la coscenza a posto, doveva nascere da dentro, dal cuore, ed in particolare ci faceva notare che il Natale era questo, era aprire le porte del cuore e di casa a chi era da solo.
Ecco che allora i geni e l'insegnamento di Nonno Francesco non sono andati persi, e chiunque si trovi a passare dalle nostre parti, per pranzo o cena, un pasto pronto o un boccone al volo lo trova sempre.
Così anche il nostro pranzo di Natale è sempre molto allargato, diventa come un tam tam nella foresta, un passa parola,

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Un attimo di fede

Soffermiamoci un attimo nella fede... da essa senz'altro arriveranno spunti per un pensare intimo, capire quanto poter resistere fiduciosi di attese sospese, sapere se è adeguato continuare a piangere adirati e disperati per chi è gravemente ammalato o passato oltre, sopportare infine le manchevolezze di ogni esistere che non ha sempre parvenze di tolleranza, rispetto e giustizia, saggezza e soprattutto umanità... Soffermiamoci umili a riflettere sui nostri egoismi ma anche sulla voglia che ritorna in noi di pregare per una vita che, tramite il senso di spiritualità, riconduca alla concretezza di positivi pensieri il proprio difficile cammino su questa terra!

   1 commenti     di: mariella mulas


Nonna delle oche

"Lei non può andare avanti così, non esistono solo i doveri! Deve prendersi cura di se stesso, si faccia delle coccole, che ne so, un viaggio, per esempio."

Non era la prima persona che mi dava questo consiglio, ma stavolta, chissà, forse perché era un medico, sebbene di un ramo un po' particolare come l'agopuntura, e contemporaneamente una bella donna, simpatica, cameratesca, con la quale mi ero lasciato andare a qualche confidenza sulle mie vicissitudini, avevo proprio voglia di lasciarmi convincere.

Da anni rinunciavo metodicamente a tutto ciò che potesse tenermi lontano da casa, per via della cattiva salute di mia madre, 89enne. Aveva già avuto un ictus, ben superato, tornando a casa dall'ospedale più in forma di prima. Ma la sua vera medicina era sapere che io ero vicino, o facilmente raggiungibile. Mi ero sì concesso qualche breve vacanza poco lontano, e in quei casi ci sentivamo spessissimo, ma mentre io vedevo il tempo volare via, lei mi diceva candidamente al telefono: "Speriamo che questi giorni passino in fretta..."

Nel frattempo, tra il mobbing al lavoro, la vita sentimentale disastrata, l'artrosi cervicale e vari altri malanni, rischiavo veramente di soccombere.
Eravamo all'inizio di dicembre 2006: consultai il catalogo di "Avventure nel mondo" e scelsi una settimana a Istanbul tra Santo Stefano e Capodanno: non avevo mai viaggiato con "Avventure" ed era una esperienza che volevo fare, Istanbul era da sempre nei miei desideri e togliermi di mezzo almeno in parte dall'assedio dei parenti e delle festività era un piacere impagabile.

A Natale la mamma aveva voluto ancora una volta che la aiutassi a preparare una vagonata di agnolotti e ci eravamo trovati tutti a casa sua per il pranzo. Per sé si era preparata una minestrina e avevo dovuto aiutarla io a sorbirla, perché aveva difficoltà a reggere il cucchiaio. Mi chiedevo se fosse davvero il caso di partire il giorno dopo. A lei non avevo detto niente per non farla preoccupare, sa

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   17 commenti     di: PIERO


Quella volta che il Bambino Gesù voleva scioperare

E io non nasco. Voi continuate pure così, come al solito, che tanto non avete imparato niente. Che nasco a fare? Me lo chiedo ogni anno, ma quest'anno ancora più insistentemente. A voi non importa niente né di me né della mia famiglia, per voi siamo solo dei pupazzetti da ammirare nelle vostre case, chiese e botteghe. L'anno scorso ci è toccato accogliere i tre Re Magi scesi da tre Micromachines fiammanti, e uno si è pure scusato che aveva sbagliato dono e dentro il cofanetto c'erano i Mon Cheri, che a quella santa donna di mia madre manco piacciono.
Un'altra volta ci è cascata sopra alla capanna una enorme stella di cartone ricoperta di alluminio, e ci ha bloccato l'ingresso per tre giorni tanto che i pastori gridavano "fuori... fuori!". Per fortuna che un elicottero Mattel della Protezione Civile, attratto dalle luci intermittenti del paesello lassù, ci ha salvato sollevando uno dei lati di sughero della capanna per farci uscire... Mio padre non ce la fa più, non dorme da giorni, è attanagliato da dubbi inconfessabili circa la mia nascita... Mamma invece è intenta a scacciare i giganti curiosi che con le guance rosse ed enormi dentini da latte si affacciano più volte al giorno oltre le colline coperte di neve finta... Dice che la rendono nervosa. Giura che l'altro giorno li ha visti azzannare un intero gregge di pecorelle di plastica che stazionava qua davanti da una settimana. Fantasie e paure di una madre iperprotettiva? Lo spero... E adesso che succede? Che è stò casino? Basta!! Finitela voi lanaioli, caldarrostai, pescivendoli, arrotini, verzurai, fabbri e maniscalchi... Ma che succede là fuori, un raduno della Confcommercio? Tanto è inutile che strilliate tanto, che la vostra mercanzia non ve la compra nessuno, tutta roba cinese - si vede da lontano. C'è una strana luce nel cielo... che si avvicina... L'asino e il bue sbuffano come al solito, e qui fa un calduccio, vero mammina? Allora che faccio nasco? E vabbè... uffa... nasco. E

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Pacco regalo

Strappò di netto la carta argentata, aiutandosi con i denti,
quasi inghiottendo il fiocco blu.
Con un pugno sfondò il cartone rinforzato e con il piede allargò il varco, estraendo il delicato vaso di porcellana dalla forma quasi eterea.
Grugnì soddisfatto.

   9 commenti     di: Dino Borcas



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Il Natale è la festività cristiana che ricorda la nascita di Gesù di Nazareth. Viene festeggiato il 25 dicembre (o il 7 gennaio nelle Chiese orientali). - Approfondimenti su Wikipedia