PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti sulla natura

Pagine: 1234... ultimatutte

GLI OCCHI NERI

La brezza disegnò alcune strisce nel blu profondo del cielo notturno. Si sentivano gli animali tutti intorno che intonavano un assurdo peana, ed era impossibile distinguerli l’uno dall’altro, ed era impossibile anche solo tentare di attribuire un verso ad una figura, ad una fisionomia. Era vivo, adesso lo sapeva. Sentiva fluire il sangue, caldo nelle vene, e fu come una liberazione, o una condanna, ancora non poteva capirlo; aveva un persistente ticchettio che gli martellava la scatola cranica dall’interno e ancora non aveva aperto gli occhi, forse avrebbe potuto farlo, ma ancora non l’aveva fatto. Si teneva rannicchiato a se stesso, quasi in posizione fetale, timoroso di rompere quell’equilibrio stentato ma sicuro in cui si era trovato: avvertiva, sul lato della schiena su cui era appoggiato, l’umido della terra, e una strana miscela di dolore e forza che gli sgorgava dalla ferita sulla testa. Ma era sangue, ne era quasi certo, un fiotto denso e abbondante che fluiva delicato dalla sua fronte all’erba, gli sembrava quasi di poterlo sentire che sgocciolava un poco per volta. Non era la prima volta che sentiva il sangue sulla propria pelle, era già successo, ma ancora aveva troppa confusione in testa per ricordare dove e quando. Percepiva il sangue sulla pelle eppure aveva quasi la sensazione di poterne indovinare anche il gusto, era incredibile, ma il tatto aveva richiamato il gusto, e senza un filtro della ragione, solo così, perché era la cosa più naturale di questo mondo. Poi riacquistò la coscienza un passo alla volta, con una calma estenuante, anche se dire quanto tempo fosse trascorso da quando si era trovato a terra, schienato era impossibile.
La notte aveva disegnato un cielo simile anche il giorno della Pentecoste di due anni prima, quando con sua madre si era spostato alla fiera del paese, c’erano gli zingari e gente che vendeva i calendari e tutti parevano divertirsi. Manola stava appoggiata allo steccato vicino alla chiesa, e facev

[continua a leggere...]



Il freddo

.. fa freddo. e il freddo è una di quelle cose che ti s'infila dappertutto. esci, e credi di stare caldo, invece.. è come se fossi nudo. e il naso è umido. gli occhi piangono senza sapere.. le mani scordano di fare le mani. e pure i piedi.
a me, mi si ubriaca il cervello. sì, io non è che ho pensieri assai elevati, però anche quei pochi abituali mi si sparpagliano.. spariscono.
.. non è per la perdita dei pensieri abituali, è che io, penso che il freddo è come il letto di chiodi dei fachiri.. uguale. peggio.



BOTTONE, IL MIO CANE ANORESSICO

Lo so, in tanti sorrideranno con ironico sarcasmo al mio scritto, pensando:” Ecco, la solita fanatica animalista.” , ma non è così.
Amo molto i cani, i miei e tanti altri che conosco e vizio, senza nulla togliere al mondo umano. Però negli oltre trent’anni di convivenza canina nella mia vita, un cane come Bottone non c’è mai stato. Per fortuna.
Facciamo un passo indietro. Quando l’uso della ragione, sebbene continui alle volte ancor oggi a latitare, mi ha consentito la facoltà di “battezzare” cani e gatti della mia famiglia, ho sempre cercato di inventarmi nomi particolari o in armonia con le loro caratteristiche.
Bottone deriva dalla grossa ernia ombelicale che ha nella pancia, molto evidente fin da cucciolo.
Quando l’ ho incontrato, e l’ ho portato a casa insieme al fratello Glove, aveva poco più di quaranta giorni, stavano entrambi nel palmo della mia mano. Uno alla volta, ovviamente. Non sono né gigante io, né microscopici loro. Di lui mi colpì subito questa grossa protuberanza.
Pensai alle misteriose valigette dei grandi capi di governo, alle stanze dei bottoni che con un click direzionavano i nostri destini. Avevo forse accolto in casa un cane alieno?
Alieno no, anomalo sì; anzi, dirò di più, decisamente fuori di testa.
Non corre, salta. Sorride con i suoi occhi luminosi e la bocca semi chiusa, mentre ti osserva. Ti sgrida, abbaiando, se non condivide i tuoi rimproveri. Si esalta, testardamente, nel suo amore passionale per Duska, convinto assertore che l’amore non conosca confini razziali o chirurgici. (lei è un pastore tedesco, lui un pastore nano delle vanghe, entrambi sterilizzati).
Ma la cosa più buffa, e da qui il titolo, è il suo rapporto con il cibo.
Mentre il fratello è un gourmet di poche pretese ma di sano appetito, lui è la mia desolata disperazione. Già indovinare cosa desideri mangiare quel giorno, e qui mi sento molto vicina a quei genitori che urlano:”Insomma, questa casa non è un alberg

[continua a leggere...]

   6 commenti     di: Marta Niero


Pulcio è un gatto con la zeta

PULCIO È UN GATTO CON LA ZETA


Pulcio è un gatto con la zeta. È bianco e nero, rimasto nella crescita un micio di piccola corporatura, esile e dal musino minuto. Un po’ strabico da un occhio, e tale piccolo handicap gli conferisce uno sguardo un po’ sognante, un po’ stupito (o stupidino?) ed anche il merito di avere sul suo libretto di salute addirittura un cognome, pure doppio: Strabichini Ronfoni, di cui il secondo è facile capire a quale delle caratteristiche gattesche si riferisca. Giunto a casa anni fa, trasportato in una scatola, salvato dai cortili sporchi e unti di un antico ospedale della Torino barocca, fu sistemato nella camera più grande e ambita dall’altro gatto di casa, già da due anni ospite della stessa dimora. Pulcio dovette stare in quarantena, proprio perché era appunto un sacco di pulci e di funghi: parassiti vegetali e animali infestavano la sua pelliccia e diventavano un pericolo per tutti gli abitanti della casa. Pericolo non scongiurato poiché tutti dovettero sottoporsi a frequenti lavaggi di Pevaril a causa di un diffuso contagio.
Così trascorse queste prime settimane un po’ isolato e col privilegio di soggiornare e intanto crescere nella stanza più elegante. Guarito e inserito trionfalmente e ufficialmente in famiglia (consapevole l’altro gatto che non sarebbe più stato l’Unico, il Solo, il Meraviglioso, ma ben deciso a non cedere tutti questi titoli nobiliari), non ci mise molto a farsi ben volere, anche appunto dal sovrano assoluto, sua Maestà Mirtillo, un bel trovatello tigrato dagli occhi verdi, di maggiori dimensioni e senz’altro più astuto o per lo meno maggiormente conscio del fatto che un gatto deve agire sempre a proprio vantaggio, contrariamente all’indole più bonacciona e sprovveduta di Pulcio.
Pulcino, affettuosamente detto (ma in questo caso il piccolo della gallina non è un riferimento), si pose fin dai primi tempi in una posizione di pseudo-subordine al gatto più anziano, più che

[continua a leggere...]



La gatta e l'uccellino

La mia gatta LUCY camminando nel giardino vede accanto alla siepe vicino al muretto di recinzione un uccellino. Immediata la sua reazione felina:s'acquatta al suolo in posizione d'attacco, pronta a catturarlo.
Ma quando ad esso s'avvicina immediatamente s'arresta. Lo annusa e non osa sfiorarlo con le zampette... si è accorta che è un piccolo uccellino caduto dal nido, un piccolo passero che accenna i primi voli, un esserino da proteggere non da uccidere. Si mette allora nella posizione a sfinge vicino al passerotto a mo di protezione e quando io e un'altra condomina proviamo ad avvinarci per soccorrere l'uccellino, Lucy inizia a ringhiare. Non vuole che nessuno si avvicini! Dopo un bel po di minuti inizia a sorvolare sopra loro mamma passera cercando di recuperare il figlio, voli presi al largo, intimorita dalla presenza della gatta.
Succede che la mia micia capendo l'intenzioni materne dell'uccello si alza e s'allontana, permettendo così al volatile di recuperare il figlio.

Pochi giorni fa in Perugia, un umo spara alla ex convivente, all'amica di lei, al proprio figlio di due anni e tenta poi il suicidio...

Se noi umani prendessimo esempio dagli animali, sarebbe un mondo migliore!



Fuggevole visione di un altrove incantato, eppur reale

In un paesino di poche anime e tante vacche, circondato da paesaggi da favola, la mattina le valli erano immerse nella nebbia.
All'improvviso, come d'incanto, ora a destra ora a sinistra, spuntavano fuori dal nulla alberi giganteschi che poi scomparivano nella foschia, rituffati in un altrove sconosciuto e perduto per sempre.
Il cielo assumeva dei colori pastello, si confondeva con la terra e tutto sfumava.
Era difficile definire i contorni della vegetazione.
Il sole cominciava ad illuminare e ad irrompere nell'ambiente circostante e i primi raggi dorati già colpivano e penetravano la bruma che agiva come un prisma, scomponendo la luce in tanti fasci dai diversi colori, creando qua e là improvvisi ed effimeri arcobaleni, in un balletto di continui scintillii luminosi.
Ed era proprio allora, con quell'aumento di luminosità, che gli elementi cambiavano di posto: gli alberi, le colline e il cielo sembravano in continuo movimento a causa del vento che con discreti e leggeri refoli spostava la nebbia.
Folletti che saltavano da un fiore all'altro, seguendo il movimento ripetitivo del cerchio e dell'infinito, nel complesso realizzavano una danza ordinata e circoscritta.
Gli spiritelli, sdraiati ai margini del ruscello, tra i rivoli calmi e melodiosi, in silenzio osservavano sfilare i passanti ignari del loro destino.
Non ho avuto l'onore, il privilegio e il piacere, in questa avventura, di approfondire la conoscenza della fata, mentre l'incontro del cervo è rimasto solo un sogno sospeso e non appagato, rinviato in un altro "dove".



Appunti di vita minuscola

Tutto sembra immobile, ma è minuscolamente vivo. Con le chele ben puntate in alto lo scorpione fa “follow me” agli insetti di passaggio, mentre un topolino stecchito sul letto di trifoglio è una porchetta deliziosa per le vespe che sciamano dintorno. Messo su qualche micron di troppo, la cicala abbandona sul muretto la pelle ormai strettina: sarà buona per chi ha una taglia in meno. E le formiche, mai stanche d’essere d’esempio, convogliano operose gli avanzi di un panino. Il tutto senza che il ragno (o la ragna?) si distragga dall’infagottar le uova, appena finita una zanzara per spuntino. Nel frattempo dalla pergola salta giù una cavalletta per capire chi sia mai sto gran pezzo di caelifero. Intruso che non sono altro chiedo scusa per l’equivoco e corro a levarmi gli impertinenti pantaloni verdi. L’immenso mondo infinitesimale ha avuto il suo piccolo imprevisto.

   2 commenti     di: marco moresco



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

Racconti sulla naturaQuesta sezione contiene racconti sulla natura, gli animali, piante e fiori