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Racconti sulla natura

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PARLA MADRE NATURA.

Salve Genere Umano, per la prima volta da quando ho ricevuto il mio eterno incarico dal Creatore, mando un messaggio di avvertimento e di allarme nella speranza che venga accettato.
Io, che vedendoti così fragile al cospetto degli altri animali, ti ho affidato il dono dell’ingegno, del saper progredire imparando, in modo da darti un aiuto per sopravvivere di fronte alle tante avversità del mondo.
Tu, che dagli alti rami della giungla africana, hai avuto il coraggio di poggiare a terra le zampe e affrontare le fiere con astuzia e che hai iniziato a comprendere l’importanza della vita sociale e i mille modi per comunicare con i tuoi simili.
Egli, che ti ha concesso tutto il Suo amore e ti ha fatto evolvere, facendoti divenire diverso da ogni altro Essere presente sulla Terra, regalandoti intelligenza, sensazioni e stati d’animo che in precedenza solo il Divino possedeva.
Noi, che per migliaia di anni abbiamo vissuto in perfetta simbiosi, che ci siamo amati e rispettati nonostante la velocità e l’insistenza delle tue richieste di risorse naturali che aumentavano di secolo in secolo.
Voi, che, con la scoperta del benessere e con il vostro egoismo, vi siete sviluppati freneticamente, vi siete moltiplicati smisuratamente e avete dimenticato il legame primordiale che ci univa. Il deturpamento del mio regno, l’eliminazione della biodiversità e l’alterazione dei fenomeni naturali hanno creato in me una totale sfiducia verso chi si è elevato dal genere animale e ne ha perso il rispetto: voi.
Essi: gli animali, le piante, gli agenti atmosferici, le montagne, i mari…tutti loro, un giorno, cesseranno di subire l’irrispettosa convivenza con l’uomo che, in quel momento, capirà troppo tardi di aver commesso errori ormai incolmabili.
Non preoccupatevi, Esseri Umani: c’è sempre un rimedio anche in situazioni difficili, la corretta strada esiste…basta solo cercarla! Trovatela tra le verdi colline irlandesi, percorretela lungo le ampie distese della

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   8 commenti     di: Manuel Zafarana


Dormi adesso

Scuro in volto si avvicina minaccioso, ha assoldato un esercito di nuvole pesanti e le manda avanti... un fronte impenetrabile dai raggi di un sole rassegnato... peccato l'estate è alla resa...
Un lampo e poi due seguiti da un tremendo boato... trema il creato... seguiti da un bombardamento di gocce fitte che come lance penetrano la terra, cadono pesanti e si allargano in laghi che camminano verso il nemico da sempre... l'uomo.
Colpire dritto al cuore dell'estate e farla sparire...
Un attacco questa notte quando l'uomo non se l'aspettava... e sotto le coperte tremava...
Ho pensato a quello che avevo lasciato di fuori... oddio la bici, i fiori, ma il mio cuore andava agli animali randagi, alle persone senza tetto, a quel circo che ora sembra un lago...
Vicino e poi lontano... sugli scalini seduti un gruppo di bambini ad ascoltare il boato dei tuoni e a chiedere alla mamma spiegazioni... era il diavolo che buttava la moglie dalle scale perché non aveva cotto bene la pasta...
Restavo chiusa lì dentro quel guscio a pensare a quanto la vita fosse tutta da guadagnare...
Ecco la fiaba è finita... un momento... non ancora... mi stringo dentro il lenzuolo il mio brivido... ora lo sento allontanare tacciono gli allarmi e le sirene... posso tornare a sognare... di un autunno che avanza e quel che resta dell'estate... qualche giornata di sole l'hanno promesso...
Dormi, dormi adesso...

   1 commenti     di: laura marchetti


Il tesoro dell'icona

Valerio uscì dall'università con un gran mal di testa, sintomo della nausea per quel giorno raggiunta verso il lavoro, gli studi, gli incontri "diplomatici"; lo assaliva una gran voglia di correre, a respirare il profumo di primavera promesso da quella giornata, ancora lontana a tramontare.
Il suo amico Pietro lo attendeva, per cena, nel suo piccolo borgo di montagna.
Proveniendo da luoghi ed ambienti totalmente disparati, i due erano divenuti amici inseparabili, nella cittadina appenninica, tra le aule di quella facoltà universitaria tecnica.

Valerio veniva dalla grande città. In famiglia si gestiva un'impresa di costruzioni; avevano conseguito un rilevante appalto in questa zona : la realizzazione di infrastrutture, connesse al traforo che, tagliando il grande massiccio calcareo, ne aveva messo in comunicazione i due versanti. Opera ciclopica, di grande risonanza, che aveva consentito di avviare lavori paralleli e complementari : l'irregimentazione, per vari utilizzi, delle acque di falda scaturite dalla montagna; la realizzazione di nuove vie di comunicazione; la sistemazione di pendii e scarpate. L'entità delle opere da realizzare, aveva spinto Valerio alla decisione di conseguire la laurea proprio qui, nei pressi di questo immenso cantiere, ora prossimo alla conclusione.

Pietro viveva invece, ad una cinquantina di chilometri dall'università, nella minuscola frazione di un paesino, arrampicata ai piedi delle grandi catene. Una realtà di antiche casupole in pietra e muratura, fienili e porcili; un mondo di vacche e pecore, di leggende e superstizioni, confine tra gli estremi margini della civiltà e le brulle barriere montane. Culturalmente, Pietro, giunto alle soglie della laurea, si elevava di un baratro rispetto a tutti i compaesani. Eppure i suoi progetti per il futuro non si elevavano oltre quel piccolo mondo agricolo, a cui era abbarbicato come l'ostrica di Verga. Le sue ambizioni si limitavano ad un programma : fondare una comunità

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   1 commenti     di: marco pistelli


Un viaggio nelle dune brasiliane dove esiste un deserto pieno di acqua

Approfittando di una settimana di relax durante un periodo di lavoro in Brasile abbiamo avuto il piacere di scoprire, su consiglio dei brasiliani, Jericoacoara.
Questa località del tutto particolare è situata a circa 300 km dalla capitale di stato Fortaleza. Da Fortaleza esistono bellissime e note spiagge (segnalo la bellissima Morro Branco) ma abbiamo deciso di andare anche là. Per raggiungerla occorre recarsi con mezzi tradizionali fino Jijoca (Jijoca di Jericoacoara) in circa 4 ore di viaggio. Lì poi è necessario trasbordare su un mezzo a 4 ruote per percorrere gli ultimi 23 km in mezzo alle dune. La località infatti è protetta ed è all'interno vero e proprio Parco Nazionale, tra enormi dune mobili, laghi di acqua cristallina, giganteschi cocchi, bellissime spiagge paradisiache, con un mare calmo. Ci pareva difficile arrivarci ed invece l'organizzazione dei trasporti e dei trasbordi da autobus a mezzi 4x4 è efficientissima.
Originalmente era di un semplice villaggio di pescatori, perduto tra immense dune bianche e completamente isolato dal resto del mondo. Oggi ha conservato la sua atmosfera magica con strade totalmente di sabbia, e la pesca continua ad essere proficua e garantisce sulla tavola prelibatezze di gamberoni e di aragoste cucinate in modo elaborato. Le case sono tutte piccole costruzioni in legno, circondate da bellissimi fiori e piante tropicali. Le dune bianchissime ed enormi sono percorse da numerose dune buggy ma la particolarità sono le cristalline lagune di acqua dolce dove è possibile fare bagni in ambienti magici e tranquilli, sorseggiando agua de coco. Queste lagune sono formate da acqua piovana e sono localizzate fra le dune, qui le dune sono mobili a causa dei venti e addirittura un paese ( Tatabuja)è stato progressivamente sotterrato ed ora è stato ricollocato. Un'altra caratteristica infatti è il vento, sempre presente e anche molto forte per questo motivo la località è cresciuta e diventata il paradiso dei wind s

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La volpe

Due giri di chiave. Giacomo sentì la serratura scattare poi tirò la porta verso di se per controllare che fosse chiusa bene. Erano le 3. 25 di mattina ed aveva ancora le orecchie sature da una notte passata ad imprimere idee sul nastro e riascoltare. Unici amici erano stati i bobinoni BASF e una birra. L'uomo si chiuse il cancello alle spalle e percorse la discesa dirigendosi verso l'auto pensando che il giorno dopo sarebbe tornato allo studio per riascoltare con orecchie diverse, ripulite dalla saturazione. Era ancora immerso in questo pensiero che aveva già raggiunto l'auto. Sul cofano raggomitolato c'era un bellissimo gatto tigrato che balzò giù appena vide che l'uomo si avvicinava. Giacomo lo chiamò e tentò di accarezzarlo.
"Micio, vieni!!" lo esortò con il tono dolce della voce.
Lo guardò divertito mentre il gatto diffidente si nascose sotto la vettura. Giacomo sorrise poi salì in macchina. Prima di mettere in moto si assicurò che il gatto fosse uscito da sotto l'auto per evitare di schiacciarlo. Una volta che lo vide in mezzo alla strada mise in moto.
"Ciao micione!" disse dentro di sé e partì.
La serata era afosa e Giacomo guidava giù da Cozzile con i finestrini abbassati. Nello stereo girava un bellissimo cd di Chet Baker registrato dal vivo a Tokyo e dai finestrini arrivava forte il profumo dolce dei glicini che erano lungo la strada. Era rilassato e sereno Giacomo, con le dita che battevano sul bordo del volante a tenere il tempo del batterista.
All'improvviso l'uomo si trovò di fronte una volpe che dietro una curva stava attraversando la strada. Frenò di colpo non nascondendo una certa paura che subito cedette il passo allo stupore. La volpe era bellissima nel suo manto rosso. Era ferma in mezzo alla strada. I suoi occhi e quelli di Giacomo si incrociarono. Si guardarono un solo istante che parve infinito all'uomo. Sentì che erano due parti di una stessa esistenza, sempre in fuga da qualcosa, per tornare nel proprio nasc

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Perchè la natura, è anche questo

Poche persone, riescono a concedersi qualche attimo di felicità, semplicemente guardando il cielo o la natura.
Tutt' oggi, il mondo è sempre occupato, riceve e spedisce messaggi, è collegato con il mondo ed è sempre indaffarato.
Poche persone riescono a cogliere la vera e pura bellezza che si ha quando si esce fuori città. Alcuni non riescono neanche ad immaginarlo, è una questione sia di volere, ma anche di forza d'animo. Si può nascere in un luogo, senza mai abbandonarlo, ma cambiare fa bene alle volte.
È inutile, forse sono una di quelle poche persone che riesce ad apprezzare un qualcosa di naturalesco.
Qualche persona dice ''È inutile, una persona che sta male, sta male sempre, non c' è rimedio, se no aspettare un sorriso''.
Sicuramente, sarà così, per alcuni, ma per me no.
Quando il mio animo vacilla, e diventa triste, solo, assalito da animi crudi e di solitudine, per me, c' è la soluzione.
Poche persone riescono a trovare tempo per uscire a fare una passeggiata, magari fuori città, forse lo trovano, ma non vogliono.
Ecco, per me, basta uscire fuori città, salire sulla bicicletta e dirigermi fuori città, nella natura incontaminata. Perchè, è così, ti rasserena.
Pensa.
Vedere un campo di grano, lavorato, con le spighe al vento, un bambino che corre in mezzo e alza le spighe; gli uccellini che cinguettano sopra un sughero secolare, le montagne sede di animali e piante, in lontananza, le case, di chi ha scelto di vivere fuori città.
Anche solo immaginandolo si sta meglio. I brutti avvenimenti volano via, come gli uccellini, che si dirigono dove vogliono. La natura emana una purezza d'animo, che molte persone non sanno o non vogliono cogliere.
La natura riesce in qualche modo ad energizzare il corpo umano, a renderlo vivo, sereno.
Provate ad abbracciare un albero, a voi molto caro, non sentitevi idioti, perchè nessuno lo è, specialmente se abbraccia un albero. Io, ho provato ad abbracciare molti alberi, tra cui l'eucalipto. Mi

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Vieni con me

Vieni con me,

ti porto in un posto che non farai fatica ad amare, in cima alla collina che accarezza il mare...

La Panoramica, la chiamano così quelli della mia città, poco più grande di un paese, Pesaro umile, dolce, semplice, senza pretese.

È questo il suo lato più bello, una donna da esplorare, che non ti stanca mai, con gli stessi discorsi, con la sua vanità di voler piacere a tutti i costi. Pesaro è come me... punto e basta, e si accontenta di poco o forse di tanto del sole, del suo calore e di quello che non fa fatica a ricevere, l'amore...

È una città un po' sbarazzina... ma adesso basta ora lascio la rima, per rincorrerla dall'alto della collina che la collega con la sua amica e rivale di sempre, la Romagna, ma in fondo non sanno che sono più simili di quanto sembrano e figlie dello stesso mare... l'Adriatico che le bacia con la stessa passione e lo stesso amore che lega un padre alle suie figlie.

E con il vento in faccia è bello arrampicarsi sulla "Pano", tra gruppi di volonterosi ciclisti e coraggiosi escursionisti.
Non è solo una passeggiata, è un rincorrere la vita, che si mostra bella in tutte le stagioni, austera come una mamma severa d'inverno, si tinge i capelli di rosso in autunno e in estate va a ballare fra le ginestre che scendono giù, verso il mare.

In primavera rinasce e ritorna bambina e tutto ricomincia sempre come prima e dietro ogni curva rivivono stagioni, segreti.

Rivedo un gruppo di ragazzini sul ciao, scalare la vetta a fatica e poi quel cespuglio dove... si scopriva la vita... e quei pomeriggi a raccogliere le more seduti sul ciglio del burrone a inseguire la luce del faro ed i sogni fra le luci della riviera, quando allora sembrava sempre primavera. E poi d'improvviso lui, nella sua immensità, si apre come il sipario di una commedia infinita, dove laggìù all'orizzonte C'è la vita, si rincorrono i gabbiani e liberi volano i pensieri, navigano le barche e le vele spiegate dei giorni

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   4 commenti     di: laura marchetti



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