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Racconti sulla natura

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La Natura

Nella nostra vita la natura con i suoi spazi verdi, la sua abbondanza di tutti
i suoi fiori e colori é la cosa più bella che Dio ha creato. È importante la Natura, almeno il rispettarla come ammirarla. Nei suoi paesaggi ergono al sole, si elevano con i loro arbusti e le foglie, gli alberi che sopravvalgono su tutto
ciò che li circonda. I fiumi scorrono; veloci, che sembrano creare piccole onde del mare. Gli uccellini che cantano sui rami, echeggiando, e sbattendo le ali con i loro colori ed allegria creano un'atmosfera bellissima. Questa é la natura, così meravigliosa quanto anche pericolosa. Ma io l'amo tanto così com'é, mi piacerebbe essere un pittore e dipingerla in un quadro, ma credo che sarebbe uno spreco, perché é talmente Bella da poterla solo ammirare dal vivo.



Trappola

(trad. Eliude Santana )
Un mare sereno. Scarse onde. Quello che basta per la pratica di nuoto e allenamento agli amanti del surf.
Una moltitudine di bagnanti. Improvvisamente, un maremoto. Una catastrofe. Gigantesche onde nascono del nulla e si dirigono verso la spiaggia, trascinando tutto. Gran parte dei presenti è stata strascicata via all'arrivo della prima onda. Nessuno, comunque, riesce a scappare, tranne pochi fortunati nelle rarefatte superfici bordeggianti.
Quelli rimasti indietro sono stati trasportati dalle altre onde che non smettevano di crescere. Ci sono voluti pochi secondi per essere sbattuti nella spiaggia come fossero conchiglie. E qui non si tratta di una spiaggia qualunque: è inospitale, accidentata, acida, a volte inquinata e incompatibile con la vita. Devono scappare in fretta o moriranno.
La maggior parte in ogni caso morirà. Per fortuna, la violenza delle acque spinge alcuni ad entrare nel tunnel presente all'entrata della riva e con l'uscita molto lontana dal mare. Dovranno fare un viaggio molto lungo, soltanto di andata, in un percorso sinuoso da cui non sono mai passati prima.
Non si può affermare che sia stato un vero maremoto. Sembrava, invece, che il mare invadesse bruscamente la terra, come se varie dighe si fossero sbarrate allo stesso tempo nei Paesi Bassi. O ancora peggio, come se il livello dell'oceano fosse salito repentinamente a causa di uno scongelamento improvviso delle calotte polari.
Adesso ognuno se ne va per conto suo. Pervaso dalla disperazione, ciascuno cerca di trovare una via d'uscita. Si salva chi può. Impossibile ritornare. Molti soccombono calpestati durante il percorso, altri deviano della corrente e si perdono nei labirinti dei canali e pure questi saranno eliminati. I pochi superstiti che trovano la strada libera si muovono come disperati alla ricerca della fine del tunnel. Nessuna luce.
Chi sono quei bagnanti? Da dove vengono? Da una grossa città sopra il mare. Sono

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GLI OCCHI NERI

La brezza disegnò alcune strisce nel blu profondo del cielo notturno. Si sentivano gli animali tutti intorno che intonavano un assurdo peana, ed era impossibile distinguerli l’uno dall’altro, ed era impossibile anche solo tentare di attribuire un verso ad una figura, ad una fisionomia. Era vivo, adesso lo sapeva. Sentiva fluire il sangue, caldo nelle vene, e fu come una liberazione, o una condanna, ancora non poteva capirlo; aveva un persistente ticchettio che gli martellava la scatola cranica dall’interno e ancora non aveva aperto gli occhi, forse avrebbe potuto farlo, ma ancora non l’aveva fatto. Si teneva rannicchiato a se stesso, quasi in posizione fetale, timoroso di rompere quell’equilibrio stentato ma sicuro in cui si era trovato: avvertiva, sul lato della schiena su cui era appoggiato, l’umido della terra, e una strana miscela di dolore e forza che gli sgorgava dalla ferita sulla testa. Ma era sangue, ne era quasi certo, un fiotto denso e abbondante che fluiva delicato dalla sua fronte all’erba, gli sembrava quasi di poterlo sentire che sgocciolava un poco per volta. Non era la prima volta che sentiva il sangue sulla propria pelle, era già successo, ma ancora aveva troppa confusione in testa per ricordare dove e quando. Percepiva il sangue sulla pelle eppure aveva quasi la sensazione di poterne indovinare anche il gusto, era incredibile, ma il tatto aveva richiamato il gusto, e senza un filtro della ragione, solo così, perché era la cosa più naturale di questo mondo. Poi riacquistò la coscienza un passo alla volta, con una calma estenuante, anche se dire quanto tempo fosse trascorso da quando si era trovato a terra, schienato era impossibile.
La notte aveva disegnato un cielo simile anche il giorno della Pentecoste di due anni prima, quando con sua madre si era spostato alla fiera del paese, c’erano gli zingari e gente che vendeva i calendari e tutti parevano divertirsi. Manola stava appoggiata allo steccato vicino alla chiesa, e facev

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Il freddo

.. fa freddo. e il freddo è una di quelle cose che ti s'infila dappertutto. esci, e credi di stare caldo, invece.. è come se fossi nudo. e il naso è umido. gli occhi piangono senza sapere.. le mani scordano di fare le mani. e pure i piedi.
a me, mi si ubriaca il cervello. sì, io non è che ho pensieri assai elevati, però anche quei pochi abituali mi si sparpagliano.. spariscono.
.. non è per la perdita dei pensieri abituali, è che io, penso che il freddo è come il letto di chiodi dei fachiri.. uguale. peggio.



L'Orso

Era il periodo in cui, il bosco, stanco del suo verde, ama screziarsi tra il rosso e il giallo. Sulla cima dei monti la prima neve e in giro, creature impegnate a vivere. Mimetizzato il capanno, dove Nora ed io amavamo dipingere e studiare il bello. Ad un tiro di schioppo, la grotta dell'orso. La natura incontaminata offriva scenari di inaudita bellezza e con calma olimpica, ne catturavamo i colori che, simili a note dell'anima, sapevano ingentilirsi sulla tela. L'aspra bellezza del posto e il silenzioso mormorio del ruscello inducevano a filosofare. Si opinava sul mito del Buon Selvaggio, sulla presunzione della poesia, sul diritto di vivere e quando non ci si voleva annoiare... coccole e tenerezze. Il Dipinto aveva ormai il vestito della festa e anche l'armonia dei suoni era stata catturata. Tornare in città e rituffarsi nel quotidiano? Avevamo da fare e poi aspettare il rientro di "Filippo". Filippo? Chi era costui? Costui era l'orso marsicano che si preparava per il letargo. La valle del Sagittario s'era imbiancata e Filippo, prima di rintanarsi per il lungo riposo, mangiava le ultime mele d'inverno. Eccolo il solito "Rambo"! Barba incolta, berretto alla Blek Macigno, ascia affilata, fucile, coltello e pistola. Sguardo truce e fucile puntato. Due colpi e il plantigrado cominciò a vacillare. Nonostante l'arma si fosse inceppata, la canaglia s'avvicinò a Filippo con la sua ascia affilata. Cosa volesse fare, non è dato saperlo. Nora, commossa e smarrita, prese l'archibugio e prese benissimo anche la mira. Chissà cosa si passava nella testolina del Trapper, nel momento in cui la pallottola si aprì un varco, nel suo cervellino. "Hai sparato alla bestia?" "Sì, ho sparato alla bestia." Rispose Nora.

   5 commenti     di: oissela


Vieni con me

Vieni con me,

ti porto in un posto che non farai fatica ad amare, in cima alla collina che accarezza il mare...

La Panoramica, la chiamano così quelli della mia città, poco più grande di un paese, Pesaro umile, dolce, semplice, senza pretese.

È questo il suo lato più bello, una donna da esplorare, che non ti stanca mai, con gli stessi discorsi, con la sua vanità di voler piacere a tutti i costi. Pesaro è come me... punto e basta, e si accontenta di poco o forse di tanto del sole, del suo calore e di quello che non fa fatica a ricevere, l'amore...

È una città un po' sbarazzina... ma adesso basta ora lascio la rima, per rincorrerla dall'alto della collina che la collega con la sua amica e rivale di sempre, la Romagna, ma in fondo non sanno che sono più simili di quanto sembrano e figlie dello stesso mare... l'Adriatico che le bacia con la stessa passione e lo stesso amore che lega un padre alle suie figlie.

E con il vento in faccia è bello arrampicarsi sulla "Pano", tra gruppi di volonterosi ciclisti e coraggiosi escursionisti.
Non è solo una passeggiata, è un rincorrere la vita, che si mostra bella in tutte le stagioni, austera come una mamma severa d'inverno, si tinge i capelli di rosso in autunno e in estate va a ballare fra le ginestre che scendono giù, verso il mare.

In primavera rinasce e ritorna bambina e tutto ricomincia sempre come prima e dietro ogni curva rivivono stagioni, segreti.

Rivedo un gruppo di ragazzini sul ciao, scalare la vetta a fatica e poi quel cespuglio dove... si scopriva la vita... e quei pomeriggi a raccogliere le more seduti sul ciglio del burrone a inseguire la luce del faro ed i sogni fra le luci della riviera, quando allora sembrava sempre primavera. E poi d'improvviso lui, nella sua immensità, si apre come il sipario di una commedia infinita, dove laggìù all'orizzonte C'è la vita, si rincorrono i gabbiani e liberi volano i pensieri, navigano le barche e le vele spiegate dei giorni

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   4 commenti     di: laura marchetti


Billo

Era il giorno dei SS Pietro e Paolo quando Sandra e Gianna, le gemelle dodicenni di casa Romano rincasarono verso l'una e trenta con una eccitante novità, un cucciolo di cane di appena due settimane di vita. Le due ragazze raccontarono tra un'esclamazione e l'altra come un loro compagno di scuola che viveva in campagna aveva loro regalato quel cucciolo prima che andasse a sopprimerlo da qualche parte perché la madre aveva partorito ben otto cuccioli e non poteva allattarli tutti. Inutile furono le rimostranze dei genitori adducendo validi motivi per non voler accettare quel regalo. Innanzi tutto in casa non c'era abbastanza spazio, poi..., poi le solite cose, che il cucciolo avrebbe sporcato, che abbaiando avrebbe dato fastidio ai condomini, che la casa presto avrebbe preso a puzzare di pipì di cane eccetera...
Le due sorelline non si fecero intimidire e resistettero ad ogni tentativo di convincimento, finanche a promettere ai genitori che si sarebbero preso personalmente cura del cucciolo sollevandoli da qualsiasi incombenza. Questo era, infatti, il vero motivo per cui il padre non voleva il cucciolo in casa. Sicuro che solo per l'estate, forse, l'impegno delle ragazze sarebbe stato mantenuto ma poi, con l'inizio del nuovo anno scolastico, se ne sarebbero disinteressati.
Il cucciolo, alla fine, venne accettato. Andrea, il padre, prese allora ad analizzarlo per bene. Il primo sollievo fu quello di constatare che il cucciolo era maschio e, quindi, avrebbe dato minori problemi, il secondo che non si riuscì a capire di che razza fosse. Sembrava la componente di tutte le razze canine esistenti sulla terra, non era nero e nemmeno bianco, non marrone e nemmeno arlecchino giacché aveva il pelo colorato con una miriade di colori più o meno sfumati. Osservando le gambe, né tozze né grosse, né lunghe né corte ma molto pelose anch'esse, non si riusciva a prevedere di quale taglia sarebbe diventato da grande. Di una cosa Andrea era sicuro che quel botolo mangiava a

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   3 commenti     di: Michele Rotunno



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