PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti sulla natura

Pagine: 1234... ultimatutte

Il risveglio

Non ho un concetto assoluto di cosa sia il tempo, almeno come lo intendete voi. La mia esistenza trascorre per cicli, ma non saprei precisare se lunghi o brevi. Questi concetti mi sfuggono; inoltre non posso influire sui cicli: mi sono imposti dal di fuori. So che esiste un fuori: è ciò che non proviene da me. Sento il caldo e il freddo, il secco e l'umido. Ci sono percezioni che mi danno piacere, altre che mi fanno male. Conosco la materia di cui sono fatto e, in qualche modo, anche quella che mi circonda. C'è la materia fluida, che mi permette di vivere e quella solida: a volte rigida e talmente dura da ostacolarmi, a volte cedevole nel modo giusto, da consentire di muovermi e nutrirmi. Sì, mi muovo! Mi allungo e mi espando, mi ispessisco e mi allargo. Ma non è facile accorgersene, non basta prestare attenzione solo per poco.
In questo momento sono consapevole che c'è qualcosa di tiepido che avvolge la mia pelle e mi dà vigore. Prima c'era un freddo gelido che mi faceva male: mi bloccava in una morsa dolorosa gli arti inferiori. Il freddo non mi piace: dissecca e screpola la pelle. Brutta cosa le screpolature! Se non si corre ai ripari vi si insinueranno moltitudini di piccole creature crudeli, che mi faranno soffrire. Devo rimarginare le ferite della pelle in fretta, prima che si muovano dalle loro tane protette e diano inizio all'assalto.
Sento ovunque un piacevole formicolio: la pelle sta ritornando elastica e turgida. In tanti punti ci sono delle escrescenze che si stanno gonfiando. Alcune sono appuntite, altre globose. Le prime sono essenziali per farmi vivere, ma prediligo le seconde perché sotto sotto sono alquanto vanitoso.
Provo un po' di stanchezza per tutto questo lavorio, ultimamente ho mangiato pochissimo. Fortunatamente, se il tepore che viene da fuori continuerà, potrò nutrirmi meglio. Tutto sommato posso dire di sentirmi veramente bene. C'è qualcosa di fluido che avvolge le mie braccia tese. L'ho sentito spesso: a volte mi

[continua a leggere...]



GLI OCCHI NERI

La brezza disegnò alcune strisce nel blu profondo del cielo notturno. Si sentivano gli animali tutti intorno che intonavano un assurdo peana, ed era impossibile distinguerli l’uno dall’altro, ed era impossibile anche solo tentare di attribuire un verso ad una figura, ad una fisionomia. Era vivo, adesso lo sapeva. Sentiva fluire il sangue, caldo nelle vene, e fu come una liberazione, o una condanna, ancora non poteva capirlo; aveva un persistente ticchettio che gli martellava la scatola cranica dall’interno e ancora non aveva aperto gli occhi, forse avrebbe potuto farlo, ma ancora non l’aveva fatto. Si teneva rannicchiato a se stesso, quasi in posizione fetale, timoroso di rompere quell’equilibrio stentato ma sicuro in cui si era trovato: avvertiva, sul lato della schiena su cui era appoggiato, l’umido della terra, e una strana miscela di dolore e forza che gli sgorgava dalla ferita sulla testa. Ma era sangue, ne era quasi certo, un fiotto denso e abbondante che fluiva delicato dalla sua fronte all’erba, gli sembrava quasi di poterlo sentire che sgocciolava un poco per volta. Non era la prima volta che sentiva il sangue sulla propria pelle, era già successo, ma ancora aveva troppa confusione in testa per ricordare dove e quando. Percepiva il sangue sulla pelle eppure aveva quasi la sensazione di poterne indovinare anche il gusto, era incredibile, ma il tatto aveva richiamato il gusto, e senza un filtro della ragione, solo così, perché era la cosa più naturale di questo mondo. Poi riacquistò la coscienza un passo alla volta, con una calma estenuante, anche se dire quanto tempo fosse trascorso da quando si era trovato a terra, schienato era impossibile.
La notte aveva disegnato un cielo simile anche il giorno della Pentecoste di due anni prima, quando con sua madre si era spostato alla fiera del paese, c’erano gli zingari e gente che vendeva i calendari e tutti parevano divertirsi. Manola stava appoggiata allo steccato vicino alla chiesa, e facev

[continua a leggere...]



Il sorriso

La notte stava oscurando il crepuscolo. Lucia era scesa dal tram alla fermata che era una specie di spartiacque tra i quartieri signorili e silenziosi e il suo, popolare e chiassoso. Tornava dall'università dove i tigli in fiore annunciavano la prossimità degli esami. Aveva ancora alcune cose da studiare e molte da approfondire, ma non era preoccupata. All'odore dei tigli, durante il percorso del tram, si erano sovrapposti quelli dei gelsomini, delle acacie e dei ligustri che sporgevano dai recinti di ricche ville e di ambasciate, tutte circondate da giardini vasti e ben tenuti, in alcuni dei quali svettavano superbe palme, simbolo della ricchezza e del potere di chi li abitava.
Spesso, finite le lezioni, Lucia tornava a casa a piedi, camminando lentamente per prolungare la pace che le dava il crepuscolo e che svaniva appena entrava nelle luci e nei rumori del suo quartiere. La luce amica del crepuscolo le sembrava appartenere ad un'altra dimensione, quella dell'assoluto che era la sua compiaciuta aspirazione. Lucia si sentiva molto spirituale: il suo filosofo preferito era S. Agostino, per i tormenti dell'anima e per la forza della rinuncia che gli aveva permesso di superarli. Nel concetto di assoluto Lucia concentrava il suo desiderio di una vita non banale, il suo bisogno di giustizia e di solidarietà la sua aspirazione alla bellezza. Valori assoluti, appunto.
Appena scese dal tram l'inquietudine che le era sembrata annegata nella serenità del crepuscolo, la riafferrò con forza. Camminava curva in avanti, come per affrettarsi ad un rifugio e aveva stampata sul viso la malinconia. Alzò gli occhi dal marciapiede e incontrò gli occhi di un uomo, giovane, che la guardava con grande tenerezza e le sorrideva con affetto come un vecchio amico che conoscesse tutto di lei. Lucia non rispose al sorriso che, pure, aveva accolto come un dono straordinario, uno sprazzo di luce nella sua buia esistenza, una sferzata di speranza per affrontare la giornata successiva

[continua a leggere...]



Oggi non è un buon giorno

Oggi non è un buon giorno.
Mio fratello mi ha svegliato, ha iniziato a piangere appena uno spiraglio di luce è entrato dalla voragine vicina al soffitto. Ha paura, lo sento dall'odore.
Lui è appena arrivato, e come suo solito ha bussato sulle grate che ci dividono. Si è fermato su 7824 e compiaciuto è rimasto a guardarlo e a fare dei versi strani. Cerchiamo di stargli più lontani possibile, ma lui riesce sempre a prenderci. Ha quelle mostruose zampe con artigli morbidi, che quando ti afferrano ti si infilano nella carne. E lui stringe, stringe e poi ci risbatte nelle gabbie, se va male.

C'è freddo, e inizio a rimpiangere i giorni in cui la cella dava su quella di mia madre. Almeno ci si faceva caldo, stando vicini. Ma poi l'ha portata via, Lui. Così ha iniziato a darci da mangiare una poltiglia che a me, tutto sommato, piace.
Ma mio fratello non è dello stesso avviso. L'altra sera ha lasciato la metà del pasto, e Lui si è arrabbiato. Ha aperto la cella, e con le zampe gli ha spinto dentro tutto quello che aveva lasciato. Vuole che mangiamo, e più passa il tempo più penso che sia meglio fare tutto quello che vuole. Dopotutto lui è il Padrone.

È entrato nella stanza buia, infondo al corridoio, e poi è uscito e ha preso 7824. Ha fatto un verso strano, quasi amichevole, e poi l'ha portato con lui, chiudendo la porta. Si sentono rumori strani da là, dei rumori che ho paura di descrivere. Passiamo ogni giorno dentro le nostre stanzette, prima ci bruciano sul di dietro, ci danno un numero, poi ci versano la poltiglia. E ogni giorno che si ripete mangiamo e cachiamo.

Lui rientra dalla stanza, da solo. Fa un giro tra di noi, ci guarda. E mio fratello si nasconde in un angolo. Io non ho paura. Aspetto con ansia che mi prenda.
Io non ho paura. So che oltre quella porta c'è una grande stanza, e magari oltre quella stanza c'è un'altra calda stanza con la luce. Ma non la luce che c'è qui, quella che passa dal foro vicino al soffitto, quella che

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Elena


BIANCO

Nanuk era nato e cresciuto nelle infinite gradazioni del bianco.
Il misterioso Polo Nord a meno di cinquanta tratti di slitta dal luogo del villaggio.
I suoi occhi a fessura distinguevano infinitesime variazoni nelle ombre grigie dell’Artico,
questo faceva di lui un gran cacciatore.
Venne un giorno dove il bianco si fece più forte, il gelo più gelo, il vento gravido di neve furioso e accecante.
Il giorno, come accade ai poli, divenne eterno.
Era estate ma il clima sembrava non ricordarsene, e la caccia chiedeva dedizione.
I cacciatori si videro costretti ad affrontare i turbini impietosi, pena la fame in inverno.
E Nanuk il migliore di tutti partì per primo sparendo preso nel bianco con i suoi cani e la slitta.
Ma l’Artico non fece concessioni.
Bastò un’istante di distrazione per smarrire nella tempesta i suoi cani.
Nanuk il cacciatore non era tipo da arrendersi e decise di procurare carne ad ogni costo.
Ed ecco che il vento si fece più forte tanto che anche lui non potè far altro che accasciarsi e subire l’impeto della natura.
Un tempo breve o lungo, non poteva saperlo, e la tempesta si spense all’improvviso.
I fiocchi di neve andavano a diradarsi, lui esmerse dalla neve fresca col volto intirizzito.
Davanti ai suoi occhi “Bianco”.
Improvvisamente, a due palmi dal suo viso, si materializzarono tre grossi tondi neri, e poi il rosso di una gola e il giallo delle zanne dell’ orso.
Per un’istante i due sguardi si incrociarono, e Nanuk capì l’orso e l’orso capì Nanuk.
Poi l’ordine delle cose prese il sopravvento.
Nanuk si scagliò con la sua lancia verso l’orso già lanciato nel balzo motrale.
Il bianco si infiammò di due rossi di gradazione diversa.
Il silenziò tornò nell’Artico e il vento riprese a mulinare neve li a pochi tratti di slitta dal misterioso Polo Nord.



Un viaggio nelle dune brasiliane dove esiste un deserto pieno di acqua

Approfittando di una settimana di relax durante un periodo di lavoro in Brasile abbiamo avuto il piacere di scoprire, su consiglio dei brasiliani, Jericoacoara.
Questa località del tutto particolare è situata a circa 300 km dalla capitale di stato Fortaleza. Da Fortaleza esistono bellissime e note spiagge (segnalo la bellissima Morro Branco) ma abbiamo deciso di andare anche là. Per raggiungerla occorre recarsi con mezzi tradizionali fino Jijoca (Jijoca di Jericoacoara) in circa 4 ore di viaggio. Lì poi è necessario trasbordare su un mezzo a 4 ruote per percorrere gli ultimi 23 km in mezzo alle dune. La località infatti è protetta ed è all'interno vero e proprio Parco Nazionale, tra enormi dune mobili, laghi di acqua cristallina, giganteschi cocchi, bellissime spiagge paradisiache, con un mare calmo. Ci pareva difficile arrivarci ed invece l'organizzazione dei trasporti e dei trasbordi da autobus a mezzi 4x4 è efficientissima.
Originalmente era di un semplice villaggio di pescatori, perduto tra immense dune bianche e completamente isolato dal resto del mondo. Oggi ha conservato la sua atmosfera magica con strade totalmente di sabbia, e la pesca continua ad essere proficua e garantisce sulla tavola prelibatezze di gamberoni e di aragoste cucinate in modo elaborato. Le case sono tutte piccole costruzioni in legno, circondate da bellissimi fiori e piante tropicali. Le dune bianchissime ed enormi sono percorse da numerose dune buggy ma la particolarità sono le cristalline lagune di acqua dolce dove è possibile fare bagni in ambienti magici e tranquilli, sorseggiando agua de coco. Queste lagune sono formate da acqua piovana e sono localizzate fra le dune, qui le dune sono mobili a causa dei venti e addirittura un paese ( Tatabuja)è stato progressivamente sotterrato ed ora è stato ricollocato. Un'altra caratteristica infatti è il vento, sempre presente e anche molto forte per questo motivo la località è cresciuta e diventata il paradiso dei wind s

[continua a leggere...]



L'insostenibile leggerezza dell'essere

Ecco qui a raccontare una delle tante storie della mia infanzia, che probabilmente puo essere davvero accaduta. L'era di questa storia non posso assicurarvi quale sia, ma leggendo, voi potete capire di che era si tratti. Ecco che ve la racconto:
In un'aperta e vasta campagna, sono situate poche fattorie ed attorno a loro un paesaggio povero di alberi ed un piccolo fiume che sfocia dopo un po di km da quelle fattorie in una cascata che crea un piccolo lago artificiale. Dall'altra riva si nota un'enorme fattoria con molte stalle, molti silo e vasti campi di raccolto di frutteti e grano. Quella fattoria è molto conosciuta dalla gente, l'unica strada per andare lì un grande ponte che passa sopra a quel fiume e poi una strada accuratamente pulita ma sterrata per arrivare tranquillamente li in modo che i veicoli non si danneggiano. In quella fattoria viveva una famiglia completa. Quella famiglia era conosciuta per il buon latte e altri prodotti che trasportavano per le fattorie oltre il ponte. La loro economia era molto attiva:una giovane donna lavorava i capi a domicilio in casa propria, due nonne che stavano assieme ai nipotini e quel lavoro che lo effettuavano due nonni ed un giovane uomo. L'uomo si chiamava Harald, la sua moglie si chiamava Sofie e i tre bambini si chiamarono Nick, Anastasia e Léon. Nel giro di due anni, però morirono le due nonne, più in là il nonno paterno ed infine l'altro anziano rimase paralizzato su una sedia, ma nonostante tutte queste disgrazie non fermarono la forza lavorativa dei due mestieri in corso. Una sera, dopo le disgrazie, i bambini volevano andare a dormire con qualche storiella, è lì c'era soltanto il loro nonno materno che si mise a raccontare la storia di un albero magico, la storia parlava di un albero che diede fortuna a dei bambini come loro e che col passare degli anni quei ragazzi divennero ricchi grazie alla magia dell'albero e come ogni storia si conclude"... e vissero felici e contenti". I bambini la ascoltarono

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

Racconti sulla naturaQuesta sezione contiene racconti sulla natura, gli animali, piante e fiori