Racconti sulla mondo della natura e animali - Pagina 3
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Racconti sulla natura

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Vercingetorige

Vercingetorige



Vercingetorige manifestò la sua presenza in modo subdolo, silenzioso e del tutto indifferente, secondo il costume di quelli della sua razza, cosicché non ci si può render conto da quanto tempo ci fanno onore delle loro visite se non quando hanno deciso che la nostra casa è di loro gradimento e val la pena d'insediarvisi stabilmente.
Comparvero, dapprima, dei minuscoli granellini neri in un angolino tra i più nascosti tali da far pensare a un segnale di progressivo disfacimento della casa; tuttavia essi erano troppo piccoli e ad un attento e ravvicinato esame non parevano contenere sostanze che potessero essere ragionevolmente appartenute ad un muro, seppur in stato di disgregazione costante.
Successivamente, e prima che si fosse trovata una spiegazione plausibile ai granellini neri, si manifestarono curiose deformazioni lungo i bordi della credenza, piccole cavità, sgraffiature, quasi minuscole erosioni che furono, di volta in volta, imputate ai tarli, all'usura e ai detersivi, persino all'imperizia e all'inettitudine delle donne di casa, cosa questa che provocò tonanti battibecchi, ma non alla presenza di un membro della nutrita specie di Vercingetorige.
Fu stabilito di cambiare il senso di marcia dell'intero sistema pulente, il tipo di detersivo e persino la credenza; non si riuscì a cambiare le donne di casa, né a modificare il loro grado di perizia nettante, né a renderlo totalmente innocuo, così che non si fu mai certi d'aver fatto le cose con scrupolo e ci si aspettò, da un momento all'altro, la comparsa di ulteriori segni del proprio ignavo agire.
E i segni comparvero, in forma di oscure avvisaglie più che mai indecifrabili; circostanze, apparenze, sgattaiolii, visto non visto, m'era parso, residui, sgraffignature di avanzi incustoditi, rumorini, crepitii, sfrigolii, scricchiolii, chi sarà stato? e la bizzarra metamorfosi di Cesare, il vecchio soriano sornione e gabbamondo che da qualche tempo aveva preso a dormire con

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Giuseppe e la natura

Giuseppe ama la natura. È il suo mondo, nessuno lo può distruggere. È un mondo speciale, dove si rifugia per riflettere ed ammirare le bellezze che lo circondano.
Una volta per settimana si reca lì, nella sua campagna e, appena scende dal sedile della macchina, si reca in quel posto. Ed è così: Corre, nella nuda terra, talvolta anche bagnata, accompagnato dai suoi cagnolini. Dopo un breve tragitto si ferma, per guardare degli alberi di albicocca, appena in fiore. Allunga la mano, per toccare un fiore, avvicina il naso per sentire l' odore. Salta, cercando di arrivare ai rami più alti e, gira su se stesso, per cadere infine su un manto coperto dai petali rosa dei fiori. Ora si reca dagli alti cipressi, per annusare le loro foglie, per toccare il tronco resinoso e, per abbracciarli.
Ora si dirige verso il luogo, passando lungo un piccolo campo ornato da spighe. Oltrepassa un fiumicciatolo coperto di roccie e, risale la piccola altura che ha di fronte. Le pietre sull' altura sono ricche di muschi, che, crescono innocenti baciati dai raggi del Sole. È come se la brezza lo trasportasse verso luoghi ancora più lontani, cullandolo tra le braccia invisibili del vento.
È arrivato. Viene accolto dagli alti e possenti alberi di eucalipto, che, gli accarezzano le guance in segno di benvenuto. Lui ricambia il gesto, abbracciando forte il tronco, come se fosse una persona reale. Continua il suo percorso, per finire in un ampio spazio circolare, ornato da numerose specie di piante e, dalla sua roccia, dove si sedeva. Quindi si siede, sporgendosi verso una grande siepe di lentisco. Viene invaso da un odore fresco ed intenso tipico di questa pianta, ed è come se la stessa pianta lo stesse coccolando. Con le mani accarezza lievemente le piccole foglioline, sfiorando le bacche nere e rosse, talvolta facendone cadere più di una. Si avvicina ad una piccola siepe di cisto, tutta colorata da piccoli fiori, color bianco, dove lavora una piccola ape, poi gira il capo e nota,

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   8 commenti     di: Giuseppe Tiloca


Un Viaggio Senza Ritorno

(Trad. Eliude Santana)
Calda prigione. Misterioso carcere. Tenebre, isolamento, oppressione. Lo spazio che occupo è esiguo e limita i movimenti. Avevo tutto per essere disperato. Indubbiamente, sono un carcerato anche se qualcosa fuori i miei sensi mi dice di no. Nessuno sconforto, quindi, non ho paura. Non ho la consapevolezza di quasi niente, a parte quella di sapere di trovarmi tra le quattro mura che sembrano volermi schiacciare. Eppure, sono elastiche.
Non so chi sono, né come sono finito qui. E non ho la più pallida idea di come ne uscirò, neppure se ci riuscirò, poiché non vedo un'uscita.
Un'altra sensazione molto strana: nonostante il fatto di narrare questa storia, è la prima volta che provo un qualche tipo di percezione. Mi sento comodo, eppure, una premonizione mi avverte: qui non ci rimarrò per sempre.
Avverto la sensazione di vicinanza del tempo in cui ci sono. Se dipendesse da me, resterei. Il mio futuro è ora.
Curiosamente, anche se non ci vedo riesco a sentire. Dormo bene e ho persino dei sogni. Sono capace di inghiottire i cibi anche se non ho fame, posso pure respirare nonostante l'aria sia pressoché nulla. E infatti, l'aria non mi manca.
Non mi preoccupa per niente il fatto di essere da solo. Trovarsi con un'altra persona, qui, porterebbe sconforto. È pericoloso. La solitudine non mi da tristezza, anzi, è la mia compagna e alleata.
Si avvicina il mio giorno. Cos'è il mio giorno? Sarà quello in cui tutto cambierà. Quando perderò quest'identità e ne guadagnerò un'altra: strana, confusa, imprevedibile. Il giorno in cui ci sarò anziché ci starò. Amo questo posto, dove nulla mi disturba, e siccome non ne conosco un altro mi ci attacco avidamente. Invano.
Sento le pareti che mi schiacciano sempre di più. Mi meraviglio nel constatare che loro sono più elastiche di quanto non potessi immaginare. Nonostante la pressione che percepisco ho la certezza che non sarò schiacciato. Anche se non avessi la

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Domenica

Nei miei ricordi la domenica occupa un posto speciale
nel mio cuore essa è legata alla santificazione della festa ed al ricordo dell' atmosfera gioiosa che aleggiava nella
casa con i miei genitori che davano rilevanza a questo
giorno del Signore del quale si sentiva il riverbero anche nelle altre famiglie e negli odori che provenivano dalle case; quasi ad attestare che quella era una giornata speciale nella quale l'uomo diveniva padrone di se stesso
e poteva vivere quel tempo, ringraziando il Signore di
quel riposo e del dono della vita con tutte le meraviglie
del creato che proclamano da sole la grandezza di Dio.
Ricordo le canzoni di allora che contenevano questa
sacralità del giorno e del riposo quale ad esempio :
"Domenica è sempre Domenica!" che era la sigla del
"Musichiere " gioco musicale televisivo condotto dal
compianto Mario Riva, la canzone era stata composta
da Garinei- Giovannini e Kramer e le parole erano
le seguenti:
" È Domenica per i poveri e i Signori
ognuno vo dormì tranquillamente
né clacson, né sirene e né motori
si sveglia la città più dolcemente
Persino il gallo molto premuroso
non fa chicchirichì.
Ha scritto sul pollaio buon riposo
ritorno lunedì !
Domenica è sempre Domenica
si sveglia la città con le campane
al primo dindonda il Gianicolo
sant'Angelo risponde din don dan
Domenica è sempre Domenica
e ognuno appena si risveglierà
felice sarà e spenderà
sti quattro soldi de felicità !"

Oppure Gigliola Cinguetti che cantava :
" La domenica andando alla Messa compagnata dai
miei amatori!"
o Domenico Modugno nella sua "Notte chiara chiara!"
"Ringraziu a tia Signori picchì mi lassi viviri accussì!"
I tempi erano pervasi dal sacro timore di Dio e dalla
preghiera più o meno manifesta ma sempre presente
nei cuori della gente.
Oggi assistiamo alla desacralizzazione della Domenica
nella quale i negozi, che un tempo rispettavano la chiusura nel giorno del Signore, sono quasi sempre

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Parlando del vento

Il mio migliore amico è il vento. No, il mio migliore amico era il vento. Lui abita, no, lui abitava lungo la riva del fiume Ticino, proprio all'angolo del delta, prima che diventi Maggiore. Se riesco, vado a trovarlo ogni giovedì, anche se lui ormai non vive più là. Allora mi è corretto dire che andavo ogni giovedì a trovarlo! L'ha stabilito lui, no dico, di non vivere più là e delle visite del Giovedì, aveva stabilite pure lui quelle, diceva, e dice ancora forse, credo, che va più d'accordo con Giove; tra tutti i pianeti che suggestionano i giorni della settimana, è quello che lo fa sentire più equilibrato! Mi sussurrò che la luna lo rende troppo capriccioso, ci ha provato a controllarsi, ma niente da fare, se disgraziatamente, appoggiava il piede sul lago, in quel dì, improvvisamente cominciava a voler abbracciare tutte le foglie degli alberi, ma poi si stancava e cominciava a penetrare il fiume stuzzicando i pesci che poi l'annoiavano, quindi insultava gli uomini che passeggiavano lungo la riva, ma presto lo stufavano pure quelli e allora se la prendeva coi i fili d'erba, ma questi non si ribellano mai, perché sono troppo corti per cui diventano seccanti, come i rami privi delle foglie. No troppo lunatico di lunedì! Il Marte del giorno dopo lo rende troppo nervoso, e pensare che evita di bere the è caffè, anche perché se poi s'inquieta veramente, esaspera senza sosta tutti i cespugli intorno, che a loro volta, riempiono l'aria di lamenti che aggiunti ai suoi ululi pare proprio un giorno di lutto... insomma un campo di battaglia dopo una guerra! Mercoledì, parrebbe un giorno calmo, di quelli che ambasciator non porta pena, ma "è tutto un bluff" mi bisbigliò lui! Mercurio gli fa fare di quei viaggi a vuoto, tra una sponda e l'altra, "che non ci si può neanche farsene un'idea!" Sempre, a suo mormorare, lo sfinisce quel "mediare", troppe liti, troppa fatica. E che dire di Venere? La chiama " la ciabattona" e si, perché il mio a

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I colori delle stagioni

I colori delle stagioni sono bellissimi,
pittorici e vivaci... La primavera è la dolce stagione, il suo
Clima è mite, fioriscono i primi fiori. L'estate è calda, il sole è lucente con il suo caldo torrido. Gli alberi fanno i primi frutti, e ci sono fiori di tanti colori... I campi mutano e si trasformano in bellissimi prati verdeggianti.
La stagione autunnale è altrettanto Bella e colorata.
I colori delle foglie cambiano, si arrossano e così abbelliscono le città. L'inverno è freddo e pesante, però quando arriva la neve ci si dimentica del clima
rigido e del raffreddore... Ogni stagione ha la sua beltà, i suoi colori, il suo clima. Non si può scegliere quale sia la migliore, perché tutte hanno delle particolarità diverse, che le rende amate.

   1 commenti     di: Helenia


La gatta e l'uccellino

La mia gatta LUCY camminando nel giardino vede accanto alla siepe vicino al muretto di recinzione un uccellino. Immediata la sua reazione felina:s'acquatta al suolo in posizione d'attacco, pronta a catturarlo.
Ma quando ad esso s'avvicina immediatamente s'arresta. Lo annusa e non osa sfiorarlo con le zampette... si è accorta che è un piccolo uccellino caduto dal nido, un piccolo passero che accenna i primi voli, un esserino da proteggere non da uccidere. Si mette allora nella posizione a sfinge vicino al passerotto a mo di protezione e quando io e un'altra condomina proviamo ad avvinarci per soccorrere l'uccellino, Lucy inizia a ringhiare. Non vuole che nessuno si avvicini! Dopo un bel po di minuti inizia a sorvolare sopra loro mamma passera cercando di recuperare il figlio, voli presi al largo, intimorita dalla presenza della gatta.
Succede che la mia micia capendo l'intenzioni materne dell'uccello si alza e s'allontana, permettendo così al volatile di recuperare il figlio.

Pochi giorni fa in Perugia, un umo spara alla ex convivente, all'amica di lei, al proprio figlio di due anni e tenta poi il suicidio...

Se noi umani prendessimo esempio dagli animali, sarebbe un mondo migliore!




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