(Trad. Eliude Santana)
Calda prigione. Misterioso carcere. Tenebre, isolamento, oppressione. Lo spazio che occupo è esiguo e limita i movimenti. Avevo tutto per essere disperato. Indubbiamente, sono un carcerato anche se qualcosa fuori i miei sensi mi dice di no. Nessuno sconforto, quindi, non ho paura. Non ho la consapevolezza di quasi niente, a parte quella di sapere di trovarmi tra le quattro mura che sembrano volermi schiacciare. Eppure, sono elastiche.
Non so chi sono, né come sono finito qui. E non ho la più pallida idea di come ne uscirò, neppure se ci riuscirò, poiché non vedo un'uscita.
Un'altra sensazione molto strana: nonostante il fatto di narrare questa storia, è la prima volta che provo un qualche tipo di percezione. Mi sento comodo, eppure, una premonizione mi avverte: qui non ci rimarrò per sempre.
Avverto la sensazione di vicinanza del tempo in cui ci sono. Se dipendesse da me, resterei. Il mio futuro è ora.
Curiosamente, anche se non ci vedo riesco a sentire. Dormo bene e ho persino dei sogni. Sono capace di inghiottire i cibi anche se non ho fame, posso pure respirare nonostante l'aria sia pressoché nulla. E infatti, l'aria non mi manca.
Non mi preoccupa per niente il fatto di essere da solo. Trovarsi con un'altra persona, qui, porterebbe sconforto. È pericoloso. La solitudine non mi da tristezza, anzi, è la mia compagna e alleata.
Si avvicina il mio giorno. Cos'è il mio giorno? Sarà quello in cui tutto cambierà. Quando perderò quest'identità e ne guadagnerò un'altra: strana, confusa, imprevedibile. Il giorno in cui ci sarò anziché ci starò. Amo questo posto, dove nulla mi disturba, e siccome non ne conosco un altro mi ci attacco avidamente. Invano.
Sento le pareti che mi schiacciano sempre di più. Mi meraviglio nel constatare che loro sono più elastiche di quanto non potessi immaginare. Nonostante la pressione che percepisco ho la certezza che non sarò schiacciato. Anche se non avessi la
Era il giorno dei SS Pietro e Paolo quando Sandra e Gianna, le gemelle dodicenni di casa Romano rincasarono verso l'una e trenta con una eccitante novità, un cucciolo di cane di appena due settimane di vita. Le due ragazze raccontarono tra un'esclamazione e l'altra come un loro compagno di scuola che viveva in campagna aveva loro regalato quel cucciolo prima che andasse a sopprimerlo da qualche parte perché la madre aveva partorito ben otto cuccioli e non poteva allattarli tutti. Inutile furono le rimostranze dei genitori adducendo validi motivi per non voler accettare quel regalo. Innanzi tutto in casa non c'era abbastanza spazio, poi..., poi le solite cose, che il cucciolo avrebbe sporcato, che abbaiando avrebbe dato fastidio ai condomini, che la casa presto avrebbe preso a puzzare di pipì di cane eccetera...
Le due sorelline non si fecero intimidire e resistettero ad ogni tentativo di convincimento, finanche a promettere ai genitori che si sarebbero preso personalmente cura del cucciolo sollevandoli da qualsiasi incombenza. Questo era, infatti, il vero motivo per cui il padre non voleva il cucciolo in casa. Sicuro che solo per l'estate, forse, l'impegno delle ragazze sarebbe stato mantenuto ma poi, con l'inizio del nuovo anno scolastico, se ne sarebbero disinteressati.
Il cucciolo, alla fine, venne accettato. Andrea, il padre, prese allora ad analizzarlo per bene. Il primo sollievo fu quello di constatare che il cucciolo era maschio e, quindi, avrebbe dato minori problemi, il secondo che non si riuscì a capire di che razza fosse. Sembrava la componente di tutte le razze canine esistenti sulla terra, non era nero e nemmeno bianco, non marrone e nemmeno arlecchino giacché aveva il pelo colorato con una miriade di colori più o meno sfumati. Osservando le gambe, né tozze né grosse, né lunghe né corte ma molto pelose anch'esse, non si riusciva a prevedere di quale taglia sarebbe diventato da grande. Di una cosa Andrea era sicuro che quel botolo mangiava a
I colori delle stagioni sono bellissimi,
pittorici e vivaci... La primavera è la dolce stagione, il suo
Clima è mite, fioriscono i primi fiori. L'estate è calda, il sole è lucente con il suo caldo torrido. Gli alberi fanno i primi frutti, e ci sono fiori di tanti colori... I campi mutano e si trasformano in bellissimi prati verdeggianti.
La stagione autunnale è altrettanto Bella e colorata.
I colori delle foglie cambiano, si arrossano e così abbelliscono le città. L'inverno è freddo e pesante, però quando arriva la neve ci si dimentica del clima
rigido e del raffreddore... Ogni stagione ha la sua beltà, i suoi colori, il suo clima. Non si può scegliere quale sia la migliore, perché tutte hanno delle particolarità diverse, che le rende amate.
Camminavo, la strada era irregolare e pericolosa, una pozza, una buca e orme d'asino o forse mulo. Sul ciglio destro finocchietto selvatico e quella pianta con le spine di cui non conosco il nome; a sinistra invece terrazzamenti per gli ulivi a perdita d'occhio che si protraevano verso il cielo come a voler spiccare il volo. Camminavo e la mia mente già s'interrogava sul perché mi trovassi in quel luogo pacifico, ma non tanto da giustificare la mia presenza; calmo ma non capivo e non vedevo. Avevo addosso vestiti che non conoscevo e avevo in mano un pezzo di pane raffermo avvolto con della carta e una fiaschetta di vino. A un tratto mi sentii chiamare, la voce era di donna, quasi un canto, non capivo da dove venisse, e allora cominciai a camminare su e giù per la vallata per delle ore. Girai in lungo e in largo tra ulivi e vigne, niente! Ancora la voce mi chiamava, adesso si stava affievolendo ma la voglia di trovarla mi faceva perdere il senno. Il sudore mi grondava dalle ciglia e mi bruciava gli occhi, tolsi giacca e camicia, il sole era caldo, bevvi un po' di vino. La voce continuava a chiamarmi, rimase sempre la stessa il tono non cambiò, sempre quello stesso suono rassicurante. A un tratto tra i filari vidi un ulivo immenso, non ci avevo fatto caso prima ma era lì. La sua ombra era come acqua per me, mi dissetò, lo ammirai, lo scrutai, lo accarezzai. Le sue foglie oscillavano cullate dallo scirocco, eppure sotto di esse persino il caldo afoso si arrese, persino i miei pensieri lasciarono posto al suo abbraccio. Mi sedetti e spezzai il pane, ogni boccone un sorso di vino come fosse un rito. Finito il pane e il vino presi la giacca e la camicia e ne feci un cuscino, che adagiai sulle grosse e nodose radici, chiusi gli occhi e la sentii di nuovo. La voce mi chiamava ancora, ma non dovevo più cercarla perché mi avvolse, mi cullò e mi accompagnò dolcemente al risveglio. Mi accompagnò lontano dal sogno e mi lasciò alla mia vita con ancora il gusto
[continua a leggere...].. fa freddo. e il freddo è una di quelle cose che ti s'infila dappertutto. esci, e credi di stare caldo, invece.. è come se fossi nudo. e il naso è umido. gli occhi piangono senza sapere.. le mani scordano di fare le mani. e pure i piedi.
a me, mi si ubriaca il cervello. sì, io non è che ho pensieri assai elevati, però anche quei pochi abituali mi si sparpagliano.. spariscono.
.. non è per la perdita dei pensieri abituali, è che io, penso che il freddo è come il letto di chiodi dei fachiri.. uguale. peggio.
Era una domenica di Ottobre, quando, mi accorsi definitivamente, che la vita, non smetteva di sorprendermi. Mi avviai, con la mia famiglia, verso la campagna della nonna, ansioso ovviamente, di rivederla. Saliti in macchina, avviai la playlist del mio Ipod e, guardai gli edifici della città, che sembravano sfrecciare veloci come le auto di formula1. Il cielo era limpido, non una nuvola. Un celeste pazzesco, divino. Il Sole splendeva già alto nel cielo, donando il calore autunnale. Gli alberi della città si spogliano delle loro foglie, lasciandole cadere nei marciapiedi vuoti.
Giungemmo dinanzi al mare, che era un po' agitato, anche per il forte maestrale, che, da giorni, soffiava sempre più forte. Già arrivati a Maria Pia, i colori della città svanirono, lasciando spazio alle fronde dei pini, ai cespugli di lentischio, alla compostezza dei cipressi, ed al danzare degli eucalipti.
La natura Prendeva già il sopravvento, e per la strada, si vedevano già i monti pullulanti di vegetazione.
La strada era liscia, si scorreva bene. C' era qualche pozzanghera sul percorso, che rifletteva i rami danzanti degli eucalipti. Da lontano vidi il semaforo di Santa Maria La Palma, una borgata di Alghero, molto conosciuta per i suoi buoni vini.
Girando a destra, ci avviammo verso la campagna, dove la famiglia ci attendeva.
Un cancello si apriva dinanzi a noi, la ghiaia strillava al passaggio della macchina. Scesi e accarezzai subito Minnie, per poi dirigermi verso la nonna, a riempirla di baci.
Guardai il cielo e l'ambiente. Ero a casa.
Adoro i pranzi di famiglia. Ci sono confronti, paroloni, discorsi, risate, scherzi, e, cibo buono preparato dalla nonna.
La tradizione non va mai lasciata indietro, un buon esempio, pensai, era proprio il pranzo in famiglia.
Finito di mangiare, mi precipitai fuori, ammirando le maestrie della natura, dirigendomi al pino nano.
Lo ammirai in tutta la sua compostezza e bellezza. Ne raccolsi due frutti, ricchi di semi ovviamente. Li ri
Vorrei essere come questa luna in questa notte di tempesta. Il vento è in guerra. Sento il suo canto muto, nudo di parole. O forse è un vento che viene da lontano e parla una lingua a me straniera, incomprensibile. Ed i rami degli alberi rispondono quasi impacciati all'eleganza del suo attacco: sferrano colpi casuali, senza un bersaglio. Arrivano persino nel tentativo innaturale e disperato di vincere questa forza invisibile, come fanno gli uomini con il destino, a colpirsi tra loro con violenza. E sbattono contro la luna piena, così che a tratti una parte di lei scompare alla mia vista. Perdo per un istante la sua lucentezza, il suo colore fulgido, senza sfumatura: è ormai l'alba è lei è un sole in tramonto che mostra la parte migliore di sè!.
Perdo una percentuale del nostro affezionato satellite, ma non è realtà: è un gioco di prospettiva. Se mi trovassi in un altro luogo forse la parte di lei che mi sfugge ora apparterebbe al mio campo di vista mentre, forse, sarei privata da qualcos'altro alla vista di un'altra porzione di lei. Spesso la scelta del luogo in cui ci troviamo è semplicemente una mediazione tra ciò che vogliamo avere e ciò che siamo disposti a perdere per esso...
Vorrei essere come questa luna stanotte. Che testimone di una lotta cruenta del vento osserva ed ignora. Così distante, intangibile, esprime tutta la sua bellezza, la sua pace interiore. È , che sia ben chiaro, non è indifferenza o crudeltà d'animo. È che obiettivamente lei è lontana anniluce da tutti i nostri guai sulla terra. Vorrei possedere la sua distanza. Non lasciarmi sfregiare il volto dall'affilato vento e accecare dai goffi rami che lui muove. Vorrei contemplare senza partecipare emotivamente come questo disco tondo giallo dal volto quasi femmineo, plastico, senza espressione. Guardare in lontananza, grossolonamente perdendendo i dettagli. Senza risoluzione per evitare poi di trovare una soluzione, il pezzo mancante al puzzle della vita che
Questa sezione contiene racconti sulla natura, gli animali, piante e fiori