PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti sulla natura

Pagine: 1234... ultima

Un viaggio nelle dune brasiliane dove esiste un deserto pieno di acqua

Approfittando di una settimana di relax durante un periodo di lavoro in Brasile abbiamo avuto il piacere di scoprire, su consiglio dei brasiliani, Jericoacoara.
Questa località del tutto particolare è situata a circa 300 km dalla capitale di stato Fortaleza. Da Fortaleza esistono bellissime e note spiagge (segnalo la bellissima Morro Branco) ma abbiamo deciso di andare anche là. Per raggiungerla occorre recarsi con mezzi tradizionali fino Jijoca (Jijoca di Jericoacoara) in circa 4 ore di viaggio. Lì poi è necessario trasbordare su un mezzo a 4 ruote per percorrere gli ultimi 23 km in mezzo alle dune. La località infatti è protetta ed è all'interno vero e proprio Parco Nazionale, tra enormi dune mobili, laghi di acqua cristallina, giganteschi cocchi, bellissime spiagge paradisiache, con un mare calmo. Ci pareva difficile arrivarci ed invece l'organizzazione dei trasporti e dei trasbordi da autobus a mezzi 4x4 è efficientissima.
Originalmente era di un semplice villaggio di pescatori, perduto tra immense dune bianche e completamente isolato dal resto del mondo. Oggi ha conservato la sua atmosfera magica con strade totalmente di sabbia, e la pesca continua ad essere proficua e garantisce sulla tavola prelibatezze di gamberoni e di aragoste cucinate in modo elaborato. Le case sono tutte piccole costruzioni in legno, circondate da bellissimi fiori e piante tropicali. Le dune bianchissime ed enormi sono percorse da numerose dune buggy ma la particolarità sono le cristalline lagune di acqua dolce dove è possibile fare bagni in ambienti magici e tranquilli, sorseggiando agua de coco. Queste lagune sono formate da acqua piovana e sono localizzate fra le dune, qui le dune sono mobili a causa dei venti e addirittura un paese ( Tatabuja)è stato progressivamente sotterrato ed ora è stato ricollocato. Un'altra caratteristica infatti è il vento, sempre presente e anche molto forte per questo motivo la località è cresciuta e diventata il paradiso dei wind s

[continua a leggere...]



Giuseppe e la natura

Giuseppe ama la natura. È il suo mondo, nessuno lo può distruggere. È un mondo speciale, dove si rifugia per riflettere ed ammirare le bellezze che lo circondano.
Una volta per settimana si reca lì, nella sua campagna e, appena scende dal sedile della macchina, si reca in quel posto. Ed è così: Corre, nella nuda terra, talvolta anche bagnata, accompagnato dai suoi cagnolini. Dopo un breve tragitto si ferma, per guardare degli alberi di albicocca, appena in fiore. Allunga la mano, per toccare un fiore, avvicina il naso per sentire l' odore. Salta, cercando di arrivare ai rami più alti e, gira su se stesso, per cadere infine su un manto coperto dai petali rosa dei fiori. Ora si reca dagli alti cipressi, per annusare le loro foglie, per toccare il tronco resinoso e, per abbracciarli.
Ora si dirige verso il luogo, passando lungo un piccolo campo ornato da spighe. Oltrepassa un fiumicciatolo coperto di roccie e, risale la piccola altura che ha di fronte. Le pietre sull' altura sono ricche di muschi, che, crescono innocenti baciati dai raggi del Sole. È come se la brezza lo trasportasse verso luoghi ancora più lontani, cullandolo tra le braccia invisibili del vento.
È arrivato. Viene accolto dagli alti e possenti alberi di eucalipto, che, gli accarezzano le guance in segno di benvenuto. Lui ricambia il gesto, abbracciando forte il tronco, come se fosse una persona reale. Continua il suo percorso, per finire in un ampio spazio circolare, ornato da numerose specie di piante e, dalla sua roccia, dove si sedeva. Quindi si siede, sporgendosi verso una grande siepe di lentisco. Viene invaso da un odore fresco ed intenso tipico di questa pianta, ed è come se la stessa pianta lo stesse coccolando. Con le mani accarezza lievemente le piccole foglioline, sfiorando le bacche nere e rosse, talvolta facendone cadere più di una. Si avvicina ad una piccola siepe di cisto, tutta colorata da piccoli fiori, color bianco, dove lavora una piccola ape, poi gira il capo e nota,

[continua a leggere...]

   8 commenti     di: Giuseppe Tiloca


Piccoli folli, piccoli eroi

La luna che si spalancava improvvisa tra gli alberi, carica di imponenza, ad illuminare la fredda nottata, era l'unico punto di riferimento, l'unico contatto col resto del mondo: infatti quella medesima luna piena, dall'aspetto denso di vita, raggiungeva anche i paesini addormentati, laggiù, ormai da tempo scomparsi alla nostra vista.
La montagna, ergendosi maestosa, ci aveva inghiottiti nel suo ventre: era soltanto una sfida tra noi, piccoli uomini impavidi, e lei, possente ed apparentemente invincibile. Eppure ci sentivamo come protetti, in quelle gole alberate : nessun segno di vita civile raggiungeva i nostri passi. Erano quasi le tre di notte. Una notte suggestiva e fantastica.

Avevamo arrancato con trenta chili sulle spalle, per le vallette verdi, tra fontanili e masserie. La vetta ci aveva sovrastato con superba indifferenza : eppure era conscia della nostra sfida. Arrivare all'alba abbarbicati alla croce di legno, che segna il culmine di quel gigante : quella era la nostra sfida, quello sarebbe stato il nostro trionfo. Avremmo sconfitto la vetta : eppure quella, fino a quando il tramonto si era dipinto dietro i suoi massi, ci aveva seguito dall'alto, sorridendo con un ghigno di beffarda ironia.

Eravamo in quattro : quattro amici veri. Almeno così pensavo. Per ciascuno vent'anni, o poco di più : un'età di frontiera, l'età che divide le illusioni dalla vita.
Sembravano parlarci, gli alberi del bosco, cingerci in un abbraccio impetuoso, tanto protettivo quanto difficilmente solubile. Il ruscello, indistinto nell'ombra, era per noi soltanto una scia di vaporoso crepitìo, che scorreva nervosamente tra i ciottoli e le pietre levigate : proprio come di giorno. Quassù nulla dormiva : capivamo che gli orari non sono altro che una convenzione della società.
Eppure era proprio l'ora notturna a dare a tutto un aspetto insolito e meraviglioso: sentivamo ad ogni passo nascere in noi emozioni profonde; emozioni difficilmente descrivibili con semp

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: marco pistelli


Oggi

Il caldo oggi, picchiettava sulla mia testa. I suoi raggi lambivano l' area circostante, facendo salire di netto la temperatura. Io, impegnato al lavoro, sudato dalla testa ai piedi, ma felice.
Oggi, in serra si poteva morire, ma ero felice, ero felice di essere li, a sudare, a toccare quelle piante. Oggi ho visto solo il pomodoro, piccola pianta esile, che, qualche volta, l' ho anche spezzata. I bombi* ronzavano nell' aria, producendo fortissimi rumori. Uno mi si è quasi posato sulla spalla, ma, dicono che non fanno niente, io ci credo, basta non avere paura, e, loro non la sentono.
Basta volergli bene, anche ai bombi. Impollinavano tranquilli i fiori giallognoli delle piante e, io gli passavo affianco, senza disturbarli. Tutti si chiedevano, forse, come facevo a non avere paura. Bhè, ma si sa, chi cresce con la natura, non ha di certo paura di due api più grosse del normale!
Tutta una serata, tutta una sudata, in serra. Però sono stracontento.
Alle 18, 30 finisce il mio turno, esco dalla serra e mi dirigo verso nonna, passando da quella stessa strada, percorrendo quei tratti faticosi della vigna, salendo una salita, per poi scendere in discesa.
Nella discesa, attendevano curiosi, i miei cani, che, come al solito, mi hanno fatto le feste. Sono rimasto lì per un po' , a chiaccherare con la nonna, la mia nonna così saggia. Ormai è diventata come una amica per me, e seguo tutti i suoi consigli. Poi, ho fatto una bella passeggiata, pensando a tutto quello che vorrei fare, segnarmelo per la mente, senza mai perderlo.
Tornai a casa con babbo, questa sera. Girai più volte la faccia, perchè Capo Caccia, mi offriva un' altro dei suoi tramonti da favola.
Seguii il sole, che, piano, scendeva sull' orizzonte, quasi il mare lo stesse inghiottendo. Si iniziarono a formare dei colori armoniosi, più belli dell' altro giorno.
Giallo, mi fece ricordare i fiori del pomodoro, piccoli, gialli, e che producono frutti buonissimi.
Arancione, mi ricordò le albi

[continua a leggere...]

   5 commenti     di: Giuseppe Tiloca


La fonte del cervo

Tantissimi anni fa, che a contarli si impiegherebbe un tempo lunghissimo, i ghiacciai alpini si ritirarono, lasciando profondi solchi sulle pendici delle montagne che avevano ricoperto lungamente. Trascorse altro tempo e le valli si rivestirono di erbe, cespugli, boschi, e si popolarono di animali. Infine venne l'uomo. Non sappiamo chi fu il primo a penetrare nella nostra valle e a stabilirvisi. Né conosciamo il motivo che lo spinse ad abbandonare la fertile pianura per addentrarsi in un ambiente ostile, fatto di lunghi inverni e di brevi estati, dove la natura non concede sconti e punisce severamente anche il minimo errore. Forse fu cacciato dal suo territorio da altri uomini più numerosi e potenti o forse fu a causa della innata curiosità della nostra razza, che ci spinge a voler andare sempre oltre. Probabilmente fu una famiglia o una minuscola tribù quella che si stabilì nella valle, non certo una moltitudine di genti. L'ambiente montano non riesce a mantenere che piccoli gruppi di persone. Pietre e legname non mancavano certo: si costruirono abitazioni. Di ridotte dimensioni, basse, con poche aperture, vicine le une alle altre. Quei costruttori non mancavano certo di ingegno! Sapevano che la natura va assecondata, non combattuta. Passarono gli anni, poi i secoli: il piccolo villaggio mutò di poco. Alcune altre abitazioni per i nuovi nuclei famigliari, qualche stalla e qualche fienile in più. In basso, verso il torrente, un vasto spiazzo soleggiato fu adibito ad orto per tutta la comunità.
Già allora si conosceva la fonte del cervo. Si tramandava che nei tempi passati un cacciatore del villaggio, il più abile e forte, raggiunta una verde radura avesse scorto un grande cervo maschio che si abbeverava ad una sorgente che sgorgava alla base di un masso biancheggiante in mezzo al prato. Teso l'arco con tutta la forza che possedeva, presa accuratamente la mira, il cacciatore scoccò la freccia che colpì il cervo diritto al cuore. Per noi oggigiorn

[continua a leggere...]



PARLA MADRE NATURA.

Salve Genere Umano, per la prima volta da quando ho ricevuto il mio eterno incarico dal Creatore, mando un messaggio di avvertimento e di allarme nella speranza che venga accettato.
Io, che vedendoti così fragile al cospetto degli altri animali, ti ho affidato il dono dell’ingegno, del saper progredire imparando, in modo da darti un aiuto per sopravvivere di fronte alle tante avversità del mondo.
Tu, che dagli alti rami della giungla africana, hai avuto il coraggio di poggiare a terra le zampe e affrontare le fiere con astuzia e che hai iniziato a comprendere l’importanza della vita sociale e i mille modi per comunicare con i tuoi simili.
Egli, che ti ha concesso tutto il Suo amore e ti ha fatto evolvere, facendoti divenire diverso da ogni altro Essere presente sulla Terra, regalandoti intelligenza, sensazioni e stati d’animo che in precedenza solo il Divino possedeva.
Noi, che per migliaia di anni abbiamo vissuto in perfetta simbiosi, che ci siamo amati e rispettati nonostante la velocità e l’insistenza delle tue richieste di risorse naturali che aumentavano di secolo in secolo.
Voi, che, con la scoperta del benessere e con il vostro egoismo, vi siete sviluppati freneticamente, vi siete moltiplicati smisuratamente e avete dimenticato il legame primordiale che ci univa. Il deturpamento del mio regno, l’eliminazione della biodiversità e l’alterazione dei fenomeni naturali hanno creato in me una totale sfiducia verso chi si è elevato dal genere animale e ne ha perso il rispetto: voi.
Essi: gli animali, le piante, gli agenti atmosferici, le montagne, i mari…tutti loro, un giorno, cesseranno di subire l’irrispettosa convivenza con l’uomo che, in quel momento, capirà troppo tardi di aver commesso errori ormai incolmabili.
Non preoccupatevi, Esseri Umani: c’è sempre un rimedio anche in situazioni difficili, la corretta strada esiste…basta solo cercarla! Trovatela tra le verdi colline irlandesi, percorretela lungo le ampie distese della

[continua a leggere...]

   8 commenti     di: Manuel Zafarana


Billo

Era il giorno dei SS Pietro e Paolo quando Sandra e Gianna, le gemelle dodicenni di casa Romano rincasarono verso l'una e trenta con una eccitante novità, un cucciolo di cane di appena due settimane di vita. Le due ragazze raccontarono tra un'esclamazione e l'altra come un loro compagno di scuola che viveva in campagna aveva loro regalato quel cucciolo prima che andasse a sopprimerlo da qualche parte perché la madre aveva partorito ben otto cuccioli e non poteva allattarli tutti. Inutile furono le rimostranze dei genitori adducendo validi motivi per non voler accettare quel regalo. Innanzi tutto in casa non c'era abbastanza spazio, poi..., poi le solite cose, che il cucciolo avrebbe sporcato, che abbaiando avrebbe dato fastidio ai condomini, che la casa presto avrebbe preso a puzzare di pipì di cane eccetera...
Le due sorelline non si fecero intimidire e resistettero ad ogni tentativo di convincimento, finanche a promettere ai genitori che si sarebbero preso personalmente cura del cucciolo sollevandoli da qualsiasi incombenza. Questo era, infatti, il vero motivo per cui il padre non voleva il cucciolo in casa. Sicuro che solo per l'estate, forse, l'impegno delle ragazze sarebbe stato mantenuto ma poi, con l'inizio del nuovo anno scolastico, se ne sarebbero disinteressati.
Il cucciolo, alla fine, venne accettato. Andrea, il padre, prese allora ad analizzarlo per bene. Il primo sollievo fu quello di constatare che il cucciolo era maschio e, quindi, avrebbe dato minori problemi, il secondo che non si riuscì a capire di che razza fosse. Sembrava la componente di tutte le razze canine esistenti sulla terra, non era nero e nemmeno bianco, non marrone e nemmeno arlecchino giacché aveva il pelo colorato con una miriade di colori più o meno sfumati. Osservando le gambe, né tozze né grosse, né lunghe né corte ma molto pelose anch'esse, non si riusciva a prevedere di quale taglia sarebbe diventato da grande. Di una cosa Andrea era sicuro che quel botolo mangiava a

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: Michele Rotunno



Pagine: 1234... ultima



Cerca tra le opere

Racconti sulla naturaQuesta sezione contiene racconti sulla natura, gli animali, piante e fiori