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Racconti sulla natura

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Billo

Era il giorno dei SS Pietro e Paolo quando Sandra e Gianna, le gemelle dodicenni di casa Romano rincasarono verso l'una e trenta con una eccitante novità, un cucciolo di cane di appena due settimane di vita. Le due ragazze raccontarono tra un'esclamazione e l'altra come un loro compagno di scuola che viveva in campagna aveva loro regalato quel cucciolo prima che andasse a sopprimerlo da qualche parte perché la madre aveva partorito ben otto cuccioli e non poteva allattarli tutti. Inutile furono le rimostranze dei genitori adducendo validi motivi per non voler accettare quel regalo. Innanzi tutto in casa non c'era abbastanza spazio, poi..., poi le solite cose, che il cucciolo avrebbe sporcato, che abbaiando avrebbe dato fastidio ai condomini, che la casa presto avrebbe preso a puzzare di pipì di cane eccetera...
Le due sorelline non si fecero intimidire e resistettero ad ogni tentativo di convincimento, finanche a promettere ai genitori che si sarebbero preso personalmente cura del cucciolo sollevandoli da qualsiasi incombenza. Questo era, infatti, il vero motivo per cui il padre non voleva il cucciolo in casa. Sicuro che solo per l'estate, forse, l'impegno delle ragazze sarebbe stato mantenuto ma poi, con l'inizio del nuovo anno scolastico, se ne sarebbero disinteressati.
Il cucciolo, alla fine, venne accettato. Andrea, il padre, prese allora ad analizzarlo per bene. Il primo sollievo fu quello di constatare che il cucciolo era maschio e, quindi, avrebbe dato minori problemi, il secondo che non si riuscì a capire di che razza fosse. Sembrava la componente di tutte le razze canine esistenti sulla terra, non era nero e nemmeno bianco, non marrone e nemmeno arlecchino giacché aveva il pelo colorato con una miriade di colori più o meno sfumati. Osservando le gambe, né tozze né grosse, né lunghe né corte ma molto pelose anch'esse, non si riusciva a prevedere di quale taglia sarebbe diventato da grande. Di una cosa Andrea era sicuro che quel botolo mangiava a

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   3 commenti     di: Michele Rotunno


I colori delle stagioni

I colori delle stagioni sono bellissimi,
pittorici e vivaci... La primavera è la dolce stagione, il suo
Clima è mite, fioriscono i primi fiori. L'estate è calda, il sole è lucente con il suo caldo torrido. Gli alberi fanno i primi frutti, e ci sono fiori di tanti colori... I campi mutano e si trasformano in bellissimi prati verdeggianti.
La stagione autunnale è altrettanto Bella e colorata.
I colori delle foglie cambiano, si arrossano e così abbelliscono le città. L'inverno è freddo e pesante, però quando arriva la neve ci si dimentica del clima
rigido e del raffreddore... Ogni stagione ha la sua beltà, i suoi colori, il suo clima. Non si può scegliere quale sia la migliore, perché tutte hanno delle particolarità diverse, che le rende amate.

   1 commenti     di: Helenia


Un Viaggio Senza Ritorno

(Trad. Eliude Santana)
Calda prigione. Misterioso carcere. Tenebre, isolamento, oppressione. Lo spazio che occupo è esiguo e limita i movimenti. Avevo tutto per essere disperato. Indubbiamente, sono un carcerato anche se qualcosa fuori i miei sensi mi dice di no. Nessuno sconforto, quindi, non ho paura. Non ho la consapevolezza di quasi niente, a parte quella di sapere di trovarmi tra le quattro mura che sembrano volermi schiacciare. Eppure, sono elastiche.
Non so chi sono, né come sono finito qui. E non ho la più pallida idea di come ne uscirò, neppure se ci riuscirò, poiché non vedo un'uscita.
Un'altra sensazione molto strana: nonostante il fatto di narrare questa storia, è la prima volta che provo un qualche tipo di percezione. Mi sento comodo, eppure, una premonizione mi avverte: qui non ci rimarrò per sempre.
Avverto la sensazione di vicinanza del tempo in cui ci sono. Se dipendesse da me, resterei. Il mio futuro è ora.
Curiosamente, anche se non ci vedo riesco a sentire. Dormo bene e ho persino dei sogni. Sono capace di inghiottire i cibi anche se non ho fame, posso pure respirare nonostante l'aria sia pressoché nulla. E infatti, l'aria non mi manca.
Non mi preoccupa per niente il fatto di essere da solo. Trovarsi con un'altra persona, qui, porterebbe sconforto. È pericoloso. La solitudine non mi da tristezza, anzi, è la mia compagna e alleata.
Si avvicina il mio giorno. Cos'è il mio giorno? Sarà quello in cui tutto cambierà. Quando perderò quest'identità e ne guadagnerò un'altra: strana, confusa, imprevedibile. Il giorno in cui ci sarò anziché ci starò. Amo questo posto, dove nulla mi disturba, e siccome non ne conosco un altro mi ci attacco avidamente. Invano.
Sento le pareti che mi schiacciano sempre di più. Mi meraviglio nel constatare che loro sono più elastiche di quanto non potessi immaginare. Nonostante la pressione che percepisco ho la certezza che non sarò schiacciato. Anche se non avessi la

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Il mio mondo

Credo di amare la montagna da sempre.
Amo tutto ciò che fa parte del suo mondo, che con gli anni è diventato anche il "mio mondo", il mondo che cerco di raggiungere appena mi è possibile.
Hai mai guardato gli abeti rimanendo sdraiato con il naso all'insù?
Come sono belli e com'è bella la musica che compone il vento facendoli oscillare! Ascolta... il rumore dei tuoi passi sul sentiero, cammini appoggiando il piede sui prati e sul muschio che sa di buono... foglie che cadono dai colori meravigliosi, e i fiori? Che mi dici dei fiori, sono meraviglie nella meraviglia!
Se vuoi vedere dei fiori veramente belli devi guardarti bene intorno, sono li vicino a te e aspettano solo di essere osservati, petali morbidi di stelle alpine, il giallo dei ranuncoli e il viola delle genzianelle...
Il "mio mondo" non mi stanca mai, non mi stanco mai di fermarmi a guardare, c'è sempre qualcosa di bello e di nuovo da vedere!
Mi mancano le nuvole tra il cielo azzurro e pulito che sa di perfetto, le guglie che sbucano, vedere la cima che vuoi raggiungere lontano e pensare che non sarà poi così invalicabile, sudare e faticare, portare il tuo zaino pesante e prendersi tutto il tempo che si vuole perchè già il tempo è così poco nella vita di tutti i giorni... e allora lasciamolo fermare un pochino, solo quel che basta per guardarsi intorno, per guardare un fiore o un insetto o rivedere quel passaggio che tanto ti ha fatto paura ma che sei soddisfatta per averlo fatto.
E io mi sento così appagata nell'attraversare le montagne, oggi sono qui e guardo dove andrò domani, e così attraverso il mio mondo...
Oh! Come amo stare via più giorni, sostare negli accoglienti rifugi dove si è tutti più "complici" perchè si ha in comune la stessa passione. Amo vedere i tramonti e svegliarmi prestoper vedere l'alba... intorno a me c'è tanto silenzio, un silenzio che mi parla e che mi fa stare bene con me stessa.
Amo la montagna e sono amica di chi la frequenta.
Sono

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   6 commenti     di: Luce...


Aegusa, poesia del mare

E ritrovo l'antico incanto di riflessi di luce sui muri delle case edificate con pietra viva strappata al mare, intessuta di conchiglie e coralli, cavallucci marini e pesci dai mille colori, segata tra le onde già da schiavi e operai cotti dal sole, sbarcati sull'Isola da galee o velieri.
Le stradine lastricate, le gradinate, i vicoli che improvvisamente s'aprono su piazze, salotti di'incontro e conversazioni, con i vecchi edifici che osservano stupiti torme di turisti variopinti nell'abbigliamento, di tutte le età, abbronzati, perché in quest'aria che riflette sull'acqua, anche all'ombra s'acquista il color del bronzo dorato!
E la Chiesa grande che fa da sfondo, con la sua Madonnina dei pescatori, tutta bianca, e la tonnara con i suoi archi ogivali e i giardini sul fondo di cave di tufo ove crescono i limoni a riparo dalla salsedine che tutto impregna e rende sapido! E la vita a misura d'uomo, fra la spesa giornaliera e il porto ove ogni giorno piccoli pescatori vendono la faticosa mercanzia che ha il gusto autentico del mare e... il mare, oh il mare! Occhio color zaffiro sotto la volta celestina, specchio dell'anima innocente dei fanciulli nella trasparenza delle acque che strappa sospiri e ansiti di commozione, nel suo abbraccio gelato, timore e amore coinvolgente nel rimescolio del sangue, nella sensazione di sentirsi vivi e fortunati, nel salmodiare lodi a Chi tutto dispose per la felicità dell'uomo.
E il dolce Favonio che lievemente agita le palme donando il ritmo della danza ancestrale, della sinuosità di membra nude nel vento.
E l'abbaglio degli occhi, organo privilegiato da tanta bellezza che pur tuttavia nutre l'orecchio nel silenzio vivificato dalla natura, dalla risacca, dal strepito dei gabbiani, dallo stormire degli alberi e dall'allegria di grida di bimbi che scherzano con le onde.
Anche l'olfatto si sfama d'aromi d'alghe vive e mare, antichi profumi che si spandono per le stradine carichi di spezie e capperi che con eleganza germogliano

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   1 commenti     di: anna naro


Il tesoro dell'icona

Valerio uscì dall'università con un gran mal di testa, sintomo della nausea per quel giorno raggiunta verso il lavoro, gli studi, gli incontri "diplomatici"; lo assaliva una gran voglia di correre, a respirare il profumo di primavera promesso da quella giornata, ancora lontana a tramontare.
Il suo amico Pietro lo attendeva, per cena, nel suo piccolo borgo di montagna.
Proveniendo da luoghi ed ambienti totalmente disparati, i due erano divenuti amici inseparabili, nella cittadina appenninica, tra le aule di quella facoltà universitaria tecnica.

Valerio veniva dalla grande città. In famiglia si gestiva un'impresa di costruzioni; avevano conseguito un rilevante appalto in questa zona : la realizzazione di infrastrutture, connesse al traforo che, tagliando il grande massiccio calcareo, ne aveva messo in comunicazione i due versanti. Opera ciclopica, di grande risonanza, che aveva consentito di avviare lavori paralleli e complementari : l'irregimentazione, per vari utilizzi, delle acque di falda scaturite dalla montagna; la realizzazione di nuove vie di comunicazione; la sistemazione di pendii e scarpate. L'entità delle opere da realizzare, aveva spinto Valerio alla decisione di conseguire la laurea proprio qui, nei pressi di questo immenso cantiere, ora prossimo alla conclusione.

Pietro viveva invece, ad una cinquantina di chilometri dall'università, nella minuscola frazione di un paesino, arrampicata ai piedi delle grandi catene. Una realtà di antiche casupole in pietra e muratura, fienili e porcili; un mondo di vacche e pecore, di leggende e superstizioni, confine tra gli estremi margini della civiltà e le brulle barriere montane. Culturalmente, Pietro, giunto alle soglie della laurea, si elevava di un baratro rispetto a tutti i compaesani. Eppure i suoi progetti per il futuro non si elevavano oltre quel piccolo mondo agricolo, a cui era abbarbicato come l'ostrica di Verga. Le sue ambizioni si limitavano ad un programma : fondare una comunità

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   1 commenti     di: marco pistelli


Incontro a sorpresa nel bosco

Rapito dalla curiosità presi a camminare lungo quel sentiero buio ed accidentato: soltanto qualche debole raggio di luce riusciva a trapelare fra la fitta macchia di lecci e corbezzoli. Avanzavo a passi lenti, immergendomi sempre più in una natura fiabesca e ancora vergine. Un piccolo mondo dove ogni cosa pareva disposta secondo l'ordine di un abile creatore: di là un grosso ragno tesseva pazientemente la sua tela fra gli arbusti, dall'alto di un tronco contorto una ghiandaia infrangeva il silenzio con dei rauchi richiami mentre una leggera brezza accarezzava le foglie sprigionando il profumo soave dell'autunno. Talvolta il bosco mi infonde un senso di libertà tale da farmi desiderare di trascorrere il resto della vita a contemplarlo in tutta la sua poetica bellezza...
Superata per un tratto la folta vegetazione mi ritrovai improvvisamente ai piedi di un enorme lastra granitica: la caratteristica roccia perfettamente squadrata si elevava a circa dieci metri dal suolo assumendo un aspetto davvero splendido! Rasentando la parete scorsi l'angusta imboccatura di una grotta. Penetrai all'interno senza esitare, il passaggio era stretto e dovetti subito avanzare carponi per raggiungere l'uscita ma, una volta fuori, un brivido di stupore e meraviglia mi travolse!
Stavo in piedi sul ciglio di una sorta di terrazza naturale decisamente alta: inspirai il più profondamente possibile lasciando che l'aria fresca e pura inondasse i miei polmoni. La selva si estendeva per chilometri sotto di me: realizzai con soddisfazione di trovarmi quasi sulla sommità dello strano monolite. Ovviamente non potei fare a meno di sostare là sopra per un po', chiudere gli occhi e lasciare che le armoniose melodie della natura mi trasportassero in un sogno fantastico. Purtroppo al mio ''risveglio'' le case del paese in lontananza mi ricordarono che la strada del rientro era lunga e faticosa perciò decisi di tornare indietro. Riattraversando il bosco mi fu chiaro di aver percorso mol

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   5 commenti     di: Sergio Manconi



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