Il suono di un nordico vento e il suo vociare tra gelide onde e candidi ciottoli... un brivido lungo la schiena a suggellare l’incontro con l’eterea natura che mi circonda. Chiudo gli occhi pensando al domani imminente, invadente, inevitabile sinonimo di buio e silenzio.
Il candore della spiaggia si perde nel setoso mare argenteo, l’atmosfera crepuscolare ne esalta lo splendore non riflesso: è luce propria, cristallina... spirituale. Tristi pensieri abbandonano i miei occhi, racchiusi nella lacrima che lentamente va perdendosi anch’essa nell’aria di dicembre.
Pura armonia, sulla via dell’estinzione. Si dissolve inosservata tra l’indifferenza della gente... la gente, nota stonata che imperterrita continua a stonare, noncurante, distruggendo l’armonia.
Etereo paesaggio, riflesso nei miei occhi... dimmi, per quanto ancora il nordico vento potrà accarezzarti e farti dono della sua purezza? Tu muori silenziosamente... verrai però un giorno a riprenderti la perfezione che dall’uomo ti fu tolta... nessuna nota stonata intaccherà allora la tua perfezione.
Il ramarro origliava con sottigliezza dal basso delle ortiche. C'era Mario e c'era Antonio con lui. Armato di rastrello, Antonio radunava l'erba secca e le foglie vecchie per farne un falò. Sebbene lo seguisse col forcone, Mario pareva distratto, e ad ogni rintocco del lontano campanile, il suo cuore indaffarato gioiva. Tosto giungeva il suo dipartire; tornava veloce a Nuova York quel bel cravattino, e la camicia di seta, e la bella giacca firmata. Antonio, silente e contento, rastrellava le sterpaglie del giardino e bestemmiava con leggerezza ad ogni sasso, roteando la lingua sulla erre, che al rastrello non dava agevole passaggio.
-A' pulì ess!, ripeteva con tono canzonatorio, indicando un punto del giardino.
Mario, distratto dal giovane rettile non sentì le parole dell'amico, ma si avvicinò piano e chiese:
-Antò, ch è chess?
- È na salesctra. La vì com' scappa! R' facém la pell?*, rispose Antonio impaziente.
Alché il ramarro parve capire e si allontanò veloce tra le foglie. Oltrepassò i sassi aguzzi e le felci, s'arrampicò su un ramo del pero e vi ricadde, piombando di nuovo nell'erba dabbasso.
Mario, però, smarrito tra i taxi di Manhattan, se ne infischiava del piccolo animaletto. Perso nell'aria fresca di quel lungo e silente pomeriggio, non badava alla montagna maestosa che li guardava dall'alto. Non adocchiava la vallata che scendeva e s'inerpicava tra i faggi e tra i pioppi. Proprio là, dove il torrente e le sue trote, i suoi barbi baffuti e fumosi, le risciole e tutti gli altri pesci trascorrevano le loro giornate. Non si specchiava nella calma del cielo, terso e silenzioso, ma chino sul forcone rimestava in mezzo all'erba il suo vortice di pensieri.
-Chieav 'ngenta e Martìn dentr'!**, esclamò di colpo Antonio, rompendo il silenzio. Alla soglia dei trent'anni sorrideva con la grazia senile di chi sa dire tutto e niente.
- Che significa, Antò?
Antonio rispose fissandolo con un sorriso. Mario si fermò a gua
Carlo sta pulendo con dovizia maniacale ogni angolo del cucinotto. Da qualche giorno formiche impertinenti, dotate di una certa costanza, lo angosciano con apparizioni inattese. Poche, pochissime, per carità, nulla di allarmante. Ma quella persistenza, comparsa quasi sempre al singolare, passeggiata solitaria e disinvolta fra il bordo del lavandino e la parete tirata a piastrelle bianche con filini bordeaux che disegnano quadrati perfetti, Carlo non la sopporta. Riesce appena a scorgerla quando non ha su le lenti. Quasi il rigo dritto del quadratino si animasse di un movimento fiabesco in una danza esotica e curvilinea. A giudicare dalle movenze doveva trattarsi d’un magnifico esemplare di “Crematogaster scutellaris” - formica rizzaculo.
Se fosse immobile, quella formichina resterebbe una presenza discreta, forse invisibile alla percezione dell'occhio presbite. Carlo odia negli animali e nelle persone l'invadenza. Oggi è la formichina a catturare la sua angoscia riversata a fiotti nelle strategie di opposizione a base di pulizia morbosa e perfidi insetticidi alla lavanda. Ma talvolta basta uno sguardo un po' più insistente del normale - e della normalità Carlo ha un'idea precisa - anche quello del barbiere accanto al portone di casa, a scuotere quel tanto di inquietudine sufficiente a scoraggiare la pazienza del sigle nella pausa pranzo per mettere su l'acqua, tanto che il pasto si fa caprese veloce condita con la foglia di basilico strappata senza garbo alla piantina sul davanzale della finestra affacciata sull'atrio interno.
Ha consultato autorevoli fonti in materia e specialisti etologi ed è persino riuscito a camuffare una richiesta di aiuto in conversazioni salottiere fra amici, spacciandola per la sua ultima forma di megalomania: adesione ad una associazione internazionale per la protezione e la conservazione di talune varietà d'insetti. La formica pare sia capofila delle stirpi protette. Per questa via, do
Poche persone, riescono a concedersi qualche attimo di felicità, semplicemente guardando il cielo o la natura.
Tutt' oggi, il mondo è sempre occupato, riceve e spedisce messaggi, è collegato con il mondo ed è sempre indaffarato.
Poche persone riescono a cogliere la vera e pura bellezza che si ha quando si esce fuori città. Alcuni non riescono neanche ad immaginarlo, è una questione sia di volere, ma anche di forza d'animo. Si può nascere in un luogo, senza mai abbandonarlo, ma cambiare fa bene alle volte.
È inutile, forse sono una di quelle poche persone che riesce ad apprezzare un qualcosa di naturalesco.
Qualche persona dice ''È inutile, una persona che sta male, sta male sempre, non c' è rimedio, se no aspettare un sorriso''.
Sicuramente, sarà così, per alcuni, ma per me no.
Quando il mio animo vacilla, e diventa triste, solo, assalito da animi crudi e di solitudine, per me, c' è la soluzione.
Poche persone riescono a trovare tempo per uscire a fare una passeggiata, magari fuori città, forse lo trovano, ma non vogliono.
Ecco, per me, basta uscire fuori città, salire sulla bicicletta e dirigermi fuori città, nella natura incontaminata. Perchè, è così, ti rasserena.
Pensa.
Vedere un campo di grano, lavorato, con le spighe al vento, un bambino che corre in mezzo e alza le spighe; gli uccellini che cinguettano sopra un sughero secolare, le montagne sede di animali e piante, in lontananza, le case, di chi ha scelto di vivere fuori città.
Anche solo immaginandolo si sta meglio. I brutti avvenimenti volano via, come gli uccellini, che si dirigono dove vogliono. La natura emana una purezza d'animo, che molte persone non sanno o non vogliono cogliere.
La natura riesce in qualche modo ad energizzare il corpo umano, a renderlo vivo, sereno.
Provate ad abbracciare un albero, a voi molto caro, non sentitevi idioti, perchè nessuno lo è, specialmente se abbraccia un albero. Io, ho provato ad abbracciare molti alberi, tra cui l'eucalipto. Mi
Camminavo, la strada era irregolare e pericolosa, una pozza, una buca e orme d'asino o forse mulo. Sul ciglio destro finocchietto selvatico e quella pianta con le spine di cui non conosco il nome; a sinistra invece terrazzamenti per gli ulivi a perdita d'occhio che si protraevano verso il cielo come a voler spiccare il volo. Camminavo e la mia mente già s'interrogava sul perché mi trovassi in quel luogo pacifico, ma non tanto da giustificare la mia presenza; calmo ma non capivo e non vedevo. Avevo addosso vestiti che non conoscevo e avevo in mano un pezzo di pane raffermo avvolto con della carta e una fiaschetta di vino. A un tratto mi sentii chiamare, la voce era di donna, quasi un canto, non capivo da dove venisse, e allora cominciai a camminare su e giù per la vallata per delle ore. Girai in lungo e in largo tra ulivi e vigne, niente! Ancora la voce mi chiamava, adesso si stava affievolendo ma la voglia di trovarla mi faceva perdere il senno. Il sudore mi grondava dalle ciglia e mi bruciava gli occhi, tolsi giacca e camicia, il sole era caldo, bevvi un po' di vino. La voce continuava a chiamarmi, rimase sempre la stessa il tono non cambiò, sempre quello stesso suono rassicurante. A un tratto tra i filari vidi un ulivo immenso, non ci avevo fatto caso prima ma era lì. La sua ombra era come acqua per me, mi dissetò, lo ammirai, lo scrutai, lo accarezzai. Le sue foglie oscillavano cullate dallo scirocco, eppure sotto di esse persino il caldo afoso si arrese, persino i miei pensieri lasciarono posto al suo abbraccio. Mi sedetti e spezzai il pane, ogni boccone un sorso di vino come fosse un rito. Finito il pane e il vino presi la giacca e la camicia e ne feci un cuscino, che adagiai sulle grosse e nodose radici, chiusi gli occhi e la sentii di nuovo. La voce mi chiamava ancora, ma non dovevo più cercarla perché mi avvolse, mi cullò e mi accompagnò dolcemente al risveglio. Mi accompagnò lontano dal sogno e mi lasciò alla mia vita con ancora il gusto
[continua a leggere...]Tantissimi anni fa, che a contarli si impiegherebbe un tempo lunghissimo, i ghiacciai alpini si ritirarono, lasciando profondi solchi sulle pendici delle montagne che avevano ricoperto lungamente. Trascorse altro tempo e le valli si rivestirono di erbe, cespugli, boschi, e si popolarono di animali. Infine venne l'uomo. Non sappiamo chi fu il primo a penetrare nella nostra valle e a stabilirvisi. Né conosciamo il motivo che lo spinse ad abbandonare la fertile pianura per addentrarsi in un ambiente ostile, fatto di lunghi inverni e di brevi estati, dove la natura non concede sconti e punisce severamente anche il minimo errore. Forse fu cacciato dal suo territorio da altri uomini più numerosi e potenti o forse fu a causa della innata curiosità della nostra razza, che ci spinge a voler andare sempre oltre. Probabilmente fu una famiglia o una minuscola tribù quella che si stabilì nella valle, non certo una moltitudine di genti. L'ambiente montano non riesce a mantenere che piccoli gruppi di persone. Pietre e legname non mancavano certo: si costruirono abitazioni. Di ridotte dimensioni, basse, con poche aperture, vicine le une alle altre. Quei costruttori non mancavano certo di ingegno! Sapevano che la natura va assecondata, non combattuta. Passarono gli anni, poi i secoli: il piccolo villaggio mutò di poco. Alcune altre abitazioni per i nuovi nuclei famigliari, qualche stalla e qualche fienile in più. In basso, verso il torrente, un vasto spiazzo soleggiato fu adibito ad orto per tutta la comunità.
Già allora si conosceva la fonte del cervo. Si tramandava che nei tempi passati un cacciatore del villaggio, il più abile e forte, raggiunta una verde radura avesse scorto un grande cervo maschio che si abbeverava ad una sorgente che sgorgava alla base di un masso biancheggiante in mezzo al prato. Teso l'arco con tutta la forza che possedeva, presa accuratamente la mira, il cacciatore scoccò la freccia che colpì il cervo diritto al cuore. Per noi oggigiorn
Il caldo oggi, picchiettava sulla mia testa. I suoi raggi lambivano l' area circostante, facendo salire di netto la temperatura. Io, impegnato al lavoro, sudato dalla testa ai piedi, ma felice.
Oggi, in serra si poteva morire, ma ero felice, ero felice di essere li, a sudare, a toccare quelle piante. Oggi ho visto solo il pomodoro, piccola pianta esile, che, qualche volta, l' ho anche spezzata. I bombi* ronzavano nell' aria, producendo fortissimi rumori. Uno mi si è quasi posato sulla spalla, ma, dicono che non fanno niente, io ci credo, basta non avere paura, e, loro non la sentono.
Basta volergli bene, anche ai bombi. Impollinavano tranquilli i fiori giallognoli delle piante e, io gli passavo affianco, senza disturbarli. Tutti si chiedevano, forse, come facevo a non avere paura. Bhè, ma si sa, chi cresce con la natura, non ha di certo paura di due api più grosse del normale!
Tutta una serata, tutta una sudata, in serra. Però sono stracontento.
Alle 18, 30 finisce il mio turno, esco dalla serra e mi dirigo verso nonna, passando da quella stessa strada, percorrendo quei tratti faticosi della vigna, salendo una salita, per poi scendere in discesa.
Nella discesa, attendevano curiosi, i miei cani, che, come al solito, mi hanno fatto le feste. Sono rimasto lì per un po' , a chiaccherare con la nonna, la mia nonna così saggia. Ormai è diventata come una amica per me, e seguo tutti i suoi consigli. Poi, ho fatto una bella passeggiata, pensando a tutto quello che vorrei fare, segnarmelo per la mente, senza mai perderlo.
Tornai a casa con babbo, questa sera. Girai più volte la faccia, perchè Capo Caccia, mi offriva un' altro dei suoi tramonti da favola.
Seguii il sole, che, piano, scendeva sull' orizzonte, quasi il mare lo stesse inghiottendo. Si iniziarono a formare dei colori armoniosi, più belli dell' altro giorno.
Giallo, mi fece ricordare i fiori del pomodoro, piccoli, gialli, e che producono frutti buonissimi.
Arancione, mi ricordò le albi
Questa sezione contiene racconti sulla natura, gli animali, piante e fiori