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Racconti sulla natura

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La rosa

Fra tutti i fiori del mondo...
la rosa é la più delicata e la più
incantevole...
È quella più bella, più perfetta.
È anche la più ricercata dalla
gente che deve regalarla.
La casa, poi con le rose é abbellita
ed acquista eleganza e bellezza...
Chi non ama le rose, non ama
la bellezza, e chi le estirpa non ha
capito la gioia che trasmette il
riceverne una in regalo.
Quando c'é un avvenimento, una
festa, le rose rendono il momento
solenne e festoso...
Per questo si amano le rose,
per i loro colori, la loro intensità
e la loro capacità di vivacizzare,
abbellire, e rendere felici chi le
riceve...

   3 commenti     di: Helenia


Across the universe

Era una mattina come le altre: il silenzio era l'unico sovrano incontrastato di quel luogo. La fitta pioggerella era terminata da poco, le nuvole si stavano spostando lentamente lasciando spazio ad un Sole pallido. L'alternarsi dei fenomeni naturali scandiva il ritmo monotono del giorno, ma la quiete era destinata a terminare all'istante. Un fragore inaudito rimbombò nell'aria facendo scappare i tanti volatili terrorizzati che iniziarono a radunarsi in stormi confusi.
Il cielo si rioscurò velocemente assumendo una tonalità rosso-infuocato.
Stava succedendo qualcosa di incredibile. Dalle nubi cariche di acqua, emerse un oggetto volante che con estrema lentezza penetrò nell'atmosfera. Il gigantesco ovale emetteva dei suoni inquietanti e, procedendo, sovrastava impetuoso il suolo ombreggiando tutto ciò che attraversava. Dalla nave spaziale,
se così era possibile chiamarla, il tempo pareva essersi arrestato: quel mondo immobile e apparentemente calmo sembrava nascondere i suoi veri abitanti. Le costruzioni artificiali, totalmente abbandonate, erano divenute il rifugio ideale per vegetali ed esseri selvatici; i labirinti di edifici erano occupati da file interminabili di veicoli inutilizzati e distrutti, immobilizzati da chissà quanto tempo.
A bordo del velivolo alieno l'incredulità e il timore sostituirono l'eccitazione che aveva caratterizzato gli attimi della fase di atterraggio. Il capitano, sfiduciato e scuro in volto, ordinò di iniziare una procedura. Vennero eseguiti dei comandi e in una frazione di secondo la parte anteriore della cosmonave si illuminò di luci ad intermittenza, contemporaneamente vennero lanciati alcuni segnali acustici che si propagarono nel silenzio di quella città fantasma.
Erano suoni conosciuti, che racchiudevano in sé una musicalità familiare. Una serie di note in successione, seppur parzialmente distorte, pareva riecheggiare alcuni celebri versi di una canzone. Toni che restituirono agli ospiti sicurezza, infatti, q

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   4 commenti     di: Manuel Zafarana


Il vino

Il banco era pieno zeppo di cibo e di vino, di grappe e di birra e qualsiasi cosa potesse cullare deliziare o far viaggiare la mente. Marco usava l’alcol per farsi infettare, era una specie di fecondazione dove lui era la donna che avrebbe dato alla luce qualcosa, brutto o bello non aveva così tanta importanza. L’arte per lui era qualcosa che lo avvicinava in maniera mostruosa a Dio, il poter creare come il perdurare nel tempo. Marco scriveva… e scriveva di tutto: racconti, storie, pezzi di sceneggiature e poesie ma il suo punto forte era il romanzo. Aveva pubblicato da poco, con una casa editrice minore il suo primo romanzo: “Se l’amore è una cosa inutile” in appena 500 copie e non senza doverne acquistare una settantina di copie che prontamente pensò di regale ad amici, e ad amici di amici e fidanzate di amici di amici.
Lentamente, con la sua nota camminata da poeta maledetto o malato mentale che si voglia, si avvicinò alla tavolata dove gli amici mezzi sopiti da un po’ ridevano e schiamazzavano. Senza dire nulla prese un bicchiere e lo riempì per tre quarti di morbido vino rosso, facendolo roteare con classe quasi fosse un intenditore. Guido s’alzò di scatto esclamando “eh no caro, tu non l’hai pagato” riferendosi a chi effettivamente aveva procurato e organizzato il banchetto. Ma Marco non se ne curò minimamente, bevve un sorso del vino plastico da supermercato e disse “il vino è dei pensatori o dei lavoratori”, qualcuno già sorrideva, continuò “io lavoro con il mio pensiero, dovrebbe pagarmelo lo Stato il vino” e i ragazzi allucinati scoppiarono in una risata liberatoria da tensione accumulata. Guido era a questo punto, più ubriaco di prima, si mise a sedere e diede una pacca sulla spalla all’amico e scoppiò anche lui a ridere.
Tutti ridevano e tutti bevevano la notte scura, ognuno cercava di eliminare ricordi che avevano fatto nidi in testa come maledetti ragni che non volevano andarsene più. Tutti ridevano e tut

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   9 commenti     di: Nicola Lotto


La vita non smette mai di sorprendermi

Era una domenica di Ottobre, quando, mi accorsi definitivamente, che la vita, non smetteva di sorprendermi. Mi avviai, con la mia famiglia, verso la campagna della nonna, ansioso ovviamente, di rivederla. Saliti in macchina, avviai la playlist del mio Ipod e, guardai gli edifici della città, che sembravano sfrecciare veloci come le auto di formula1. Il cielo era limpido, non una nuvola. Un celeste pazzesco, divino. Il Sole splendeva già alto nel cielo, donando il calore autunnale. Gli alberi della città si spogliano delle loro foglie, lasciandole cadere nei marciapiedi vuoti.
Giungemmo dinanzi al mare, che era un po' agitato, anche per il forte maestrale, che, da giorni, soffiava sempre più forte. Già arrivati a Maria Pia, i colori della città svanirono, lasciando spazio alle fronde dei pini, ai cespugli di lentischio, alla compostezza dei cipressi, ed al danzare degli eucalipti.
La natura Prendeva già il sopravvento, e per la strada, si vedevano già i monti pullulanti di vegetazione.
La strada era liscia, si scorreva bene. C' era qualche pozzanghera sul percorso, che rifletteva i rami danzanti degli eucalipti. Da lontano vidi il semaforo di Santa Maria La Palma, una borgata di Alghero, molto conosciuta per i suoi buoni vini.
Girando a destra, ci avviammo verso la campagna, dove la famiglia ci attendeva.
Un cancello si apriva dinanzi a noi, la ghiaia strillava al passaggio della macchina. Scesi e accarezzai subito Minnie, per poi dirigermi verso la nonna, a riempirla di baci.
Guardai il cielo e l'ambiente. Ero a casa.
Adoro i pranzi di famiglia. Ci sono confronti, paroloni, discorsi, risate, scherzi, e, cibo buono preparato dalla nonna.
La tradizione non va mai lasciata indietro, un buon esempio, pensai, era proprio il pranzo in famiglia.
Finito di mangiare, mi precipitai fuori, ammirando le maestrie della natura, dirigendomi al pino nano.
Lo ammirai in tutta la sua compostezza e bellezza. Ne raccolsi due frutti, ricchi di semi ovviamente. Li ri

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Penetrazione

Emise un rumore che poteva essere interpretato come un mugolio, o un rantolo, ma lui non se ne diede per inteso e continuò imperterrito a spingere.
Sembrò che si fosse placata e avesse assorbito la spinta, ma riprese a lamentarsi, prima sommessamente, poi con toni sempre più forti.
"Insomma, che hai da piagnucolare?" le chiese, spazientito, "proprio ora che stavo facendo il massimo sforzo mi disturbi! Smettila, che devo concentrarmi."
"Ma mi stai facendo un gran male!"
"Eppure subito ti piaceva."
"Sì, mi piaceva... ma prima eri molto più delicato."
"Quella era la fase preparatoria... mica si può subito andare dentro fin in fondo!"
"È stato bello quando mi hai abbracciato i piedi, poi sei salito su, lentamente, con delicatezza, esplorandomi tutta."
"È piaciuto anche a me... ho conosciuto e accarezzato ogni minimo particolare del tuo corpo stupendo... ogni prominenza e ogni avvallamento."
"Mi piaci quando fai così... sei gentile, amorevole, avvolgente!"
"E ora che sto venendo al sodo non ti piaccio più?"
"Mi piaci sempre... ma ho paura che succeda qualcosa di irreparabile... che tutto cambi tra noi."
"Nessuno e niente ci potrà mai separare, te lo prometto. Anzi, quando sarò dentro di te il nostro legame sarà ancora più forte."
"Chissà a quante altre avrai detto le stesse cose!"
"A nessun'altra, te lo posso giurare. Eppoi avrai ben visto come ero giovane quando ci siamo incontrati: praticamente uno sbarbatello! Tu sei la prima e e resterai mia per sempre!"
"Ma non potevamo rimanere soltanto teneramente abbracciati?"
"Qualcuno avrebbe potuto staccarci. Quando sarò entrato tutto in te nessuno più ci separerà."
"Dici bene tu, ma io sto sentendo un gran male!"
"È solo il primo momento, poi ti abituerai e non sentirai più alcun fastidio."
"Ma non sarò più quella di prima, integra, intatta. Mi sentirò come squarciata in due parti."
"Ma che dici, sciocchina... che paroloni grossi, addirittura squarciata. Guarda che quella fessu

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   2 commenti     di: dino sauro


Piccoli folli, piccoli eroi

La luna che si spalancava improvvisa tra gli alberi, carica di imponenza, ad illuminare la fredda nottata, era l'unico punto di riferimento, l'unico contatto col resto del mondo: infatti quella medesima luna piena, dall'aspetto denso di vita, raggiungeva anche i paesini addormentati, laggiù, ormai da tempo scomparsi alla nostra vista.
La montagna, ergendosi maestosa, ci aveva inghiottiti nel suo ventre: era soltanto una sfida tra noi, piccoli uomini impavidi, e lei, possente ed apparentemente invincibile. Eppure ci sentivamo come protetti, in quelle gole alberate : nessun segno di vita civile raggiungeva i nostri passi. Erano quasi le tre di notte. Una notte suggestiva e fantastica.

Avevamo arrancato con trenta chili sulle spalle, per le vallette verdi, tra fontanili e masserie. La vetta ci aveva sovrastato con superba indifferenza : eppure era conscia della nostra sfida. Arrivare all'alba abbarbicati alla croce di legno, che segna il culmine di quel gigante : quella era la nostra sfida, quello sarebbe stato il nostro trionfo. Avremmo sconfitto la vetta : eppure quella, fino a quando il tramonto si era dipinto dietro i suoi massi, ci aveva seguito dall'alto, sorridendo con un ghigno di beffarda ironia.

Eravamo in quattro : quattro amici veri. Almeno così pensavo. Per ciascuno vent'anni, o poco di più : un'età di frontiera, l'età che divide le illusioni dalla vita.
Sembravano parlarci, gli alberi del bosco, cingerci in un abbraccio impetuoso, tanto protettivo quanto difficilmente solubile. Il ruscello, indistinto nell'ombra, era per noi soltanto una scia di vaporoso crepitìo, che scorreva nervosamente tra i ciottoli e le pietre levigate : proprio come di giorno. Quassù nulla dormiva : capivamo che gli orari non sono altro che una convenzione della società.
Eppure era proprio l'ora notturna a dare a tutto un aspetto insolito e meraviglioso: sentivamo ad ogni passo nascere in noi emozioni profonde; emozioni difficilmente descrivibili con semp

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   1 commenti     di: marco pistelli


La gatta e l'uccellino

La mia gatta LUCY camminando nel giardino vede accanto alla siepe vicino al muretto di recinzione un uccellino. Immediata la sua reazione felina:s'acquatta al suolo in posizione d'attacco, pronta a catturarlo.
Ma quando ad esso s'avvicina immediatamente s'arresta. Lo annusa e non osa sfiorarlo con le zampette... si è accorta che è un piccolo uccellino caduto dal nido, un piccolo passero che accenna i primi voli, un esserino da proteggere non da uccidere. Si mette allora nella posizione a sfinge vicino al passerotto a mo di protezione e quando io e un'altra condomina proviamo ad avvinarci per soccorrere l'uccellino, Lucy inizia a ringhiare. Non vuole che nessuno si avvicini! Dopo un bel po di minuti inizia a sorvolare sopra loro mamma passera cercando di recuperare il figlio, voli presi al largo, intimorita dalla presenza della gatta.
Succede che la mia micia capendo l'intenzioni materne dell'uccello si alza e s'allontana, permettendo così al volatile di recuperare il figlio.

Pochi giorni fa in Perugia, un umo spara alla ex convivente, all'amica di lei, al proprio figlio di due anni e tenta poi il suicidio...

Se noi umani prendessimo esempio dagli animali, sarebbe un mondo migliore!




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