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Racconti sulla nostalgia

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Sapori

PANI CA MEUSA

È un panino con milza e ricotta, si gusta caldo.
Ricordo che da bambino mio padre me lo comprava in una stretta viuzza del centro.
Da schizzinoso qual'ero, stranamente lo amavo. Era di un sapore dolce, rotondo, privo di fronzoli ma conturbante. Sempre bagnato e caldissimo, mi fece compagnia per gran parte della mia infanzia.

CERVELLO DI BUE IMPANATO

Era delizioso, la delicatezza del suo gusto non aveva eguali se messo a confronto con altre "prelibatezze".
Aspettavo con ansia il momento di gustarmelo in santa pace: aveva un leggero sentore di mandorle e la compattezza di un budino. Peccato che da adolescente lo vidi sotto una luce completamente diversa e non ne volli più sapere.

FRAPPÈ DI CAFFE'

Nei primi anni del liceo, a volte andavo a studiare a casa di un compagno che era rimasto orfano di padre.
A un certo punto sua madre se ne usciva con questo "frappè di caffè". Non ho più gustato niente di altrettanto delizioso e aromatico di quell'intruglio. Ricordo che aspettavo il momento in cui la donna si presentava come una messaggera di pace col suo vassoio.
La sua freschezza era ineguagliabile!

L'UVA DEL SIGNOR GENOVA

Mio padre aveva un cugino di secondo o terzo grado che a volte ci invitava in campagna per mangiare l'uva bianca: un vero tesoro della natura! Credo che mangiare un grappolo di quell'uva equivalesse ad allungarsi la vita di almeno un mese. I chicchi enormi come susine, il gusto incredibilmente completo.
Ricordo quelle mangiate di uva come un momento speciale della mia adolescenza, un tempo diverso, qualcosa di prezioso al quale aggrapparsi quando il mondo sembra crollare addosso.

   6 commenti     di: vincent corbo


Dove si apprende...

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A Natale nasceva Gesù Bambino!

Meno di 25 anni fa ero solo una bambina.
Fa un certo senso dire “25 anni”. È un periodo così lungo eppure sembra proprio qui dietro l’angolo.
Nei giorni dell’Avvento, non appena faceva buio, dal campanile della chiesa si spandevano le note delle più classiche canzoni di Natale: “Tu scendi dalle stelle”, “Bianco Natale” …. Merry Christmas si cantava solo in TV.
Mi piaceva stare ad ascoltarle sul balcone di mia nonna, seduta su una piccola e vecchia sedia impagliata ed intanto annusare l’aria foriera di neve o forse solo di freddo.
A volte la neve arrivava davvero ed era uno spettacolo. Fuori in strada a giocare e poi dentro al caldo, gote rosse e mani gelate!
In classe si faceva il presepe con il muschio vero che si prendeva nel bosco e ognuno di noi portava una statuina. Chi voleva una pecora vicino alla capanna, chi la voleva ad abbeverarsi vicino al laghetto di carta stagnola, chi invece la voleva addirittura nella capanna insieme all’asinello ed al bue così il bambino si scaldava di più …… cosicché, prima ancora dell’inizio delle vacanze, pastori e pecorelle avevano già visitato tutto il presepio … Qualcuna, vagabonda, sconfinava anche nella zona desertica dedicata ai Re Magi che, da lontano, si accingevano ad attraversare il deserto per portargli oro, incenso e mirra e non i torroncini della Condorelli. Anche il deserto era preparato con cura, vera sabbia di mare conservata dalle ultime vacanze per l’occasione.
La recita scolastica, le canzoni cantate in coro, chi era bravissimo imparava anche una poesia e l’ultimo giorno di scuola si tornava con il lavoretto per i genitori preparato in classe.

La mattina di Natale sveglia in fretta per vedere i doni che aveva portato Gesù Bambino!
Già Gesù Bambino, proprio quello del presepe, quello della messa cantata di mezzanotte, quello che nasceva al freddo e al gelo in una capanna di Betlemme, con solo il bue e l’asino a riscaldarlo. Me lo immaginavo, poverino,

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   0 commenti     di: Silvia Frigerio


I teoremi di Euclide non servono a nulla

" Ma prof a cosa servono i teoremi di Euclide?"
Mi volto e ti guardo: Marco il mio alunno migliore, studioso, curioso, dotato di quella logica che ogni insegnante sogna... Marco già uomo di casa con una madre da proteggere e un fratellino da accudire...
Rivediamo le applicazioni ma, scuotendo i riccioli con quel tuo sorriso disarmante mi chiedi :
"ma nella vita a cosa mai serviranno?"
Ammutolisco come la classe che incantata aspetta che il suo capitano abbia la risposta..
Diviene la nostra battuta..." i due teoremi di Euclide valgono quanto il solo di Pitagora? " e come due complici ridiamo.. fino all'esame.
A settembre la notizia agghiacciante: leucemia linfoblastica acuta
Inizia quel calvario che affronti giorno per giorno sempre a ancora con quel tuo sorriso e quella battuta che mi ripeterai tante e tante altre volte ancora sempre uguale..
Accanto al tuo letto ti spiego la dimostrazione.. quella che i tuoi coetanei stanno ascoltando in un'aula e le applicazioni che vedrai nella geometria piana, che sicuramente vedrai nella geometria solida, che sicuramente vedrai...
poi... il buio.
Sono trascorsi tanti anni da allora... i programmi ministeriali non li hanno ancora cancellati... devo spiegarli.. ad alunni ogni volta diversi ma.. una improvvisa crisi allergica o una ciglia negli occhi giustifica sempre quella lacrima che proprio non vuole saperne di non scendere..
Girata verso la lavagna rivedo il tuo sorriso lontano e poi voltandomi lentamente con timore attendo...

   12 commenti     di: alice costa


UN PRETE DI CAMPAGNA

Mi piace pensarti in uno dei tanti vialetti del Paradiso, seduto con il tuo immancabile libro. Poco importa se sono convinto che dopo la morte ci sia il nulla, per te farò un’eccezione.

                                        *    *    *

“È morto Don Antonio.”
“Quanti anni aveva?”
Mentre salgo le scale, sento la voce di mia madre che dice “Novantadue.”
Bella età. Sarei contento di arrivarci, soprattutto nelle sue condizioni.
Si. Bella età. Mentre mi infilo sotto la doccia, continuo a pensare a lui. Non posso dire di provare dolore, tutto ha una fine e la morte di un uomo di novantadue anni può essere considerata quasi normale: ma il pensiero non si ferma, è incredibile come un avvenimento ti porti a rivivere episodi tanto lontani, riprovando le stesse sensazioni, gli stessi sentimenti, le stesse paure.
Don Antonio è stato una figura di grande rilievo nella nostra minuscola comunità, ha saputo essere un riferimento prezioso. Ha svolto la sua missione d uomo di chiesa con garbo, con coerenza, rapportandosi con tutti, senza imposizioni, con grande rispetto. Sacerdote, ma soprattutto persona colta, attenta, inserita nella società. Una discrezione quasi esagerata, tanto da essere spesso scambiata per superficialità, per poco interesse.
Sono molti i ricordi, soprattutto della mia gioventù, legati a lui, alla parrocchia: gli anni da chierichetto, le partitelle nel campetto prima della costruzione dell’asilo, il biliardo. Seduto sotto il portico con l’immancabile libro in mano, fingeva di non vedere quando combinavamo qualche marachella. Ci arrampicavamo per prendere le “mitiche” prugne rosse e quando soddisfatti pensavamo di averla fatta franca, sentivamo il rimprovero per il ramo rotto o per il rischio corso.
Una volta ci sorprese (eravamo io, Carlo, Mauro, Antonio, tutta la banda insomma) con la sigaretta accesa; noi paralizzati dalla vergogna (forse era solo paura che lo r

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   12 commenti     di: Ivan Bui


La dame du Jardin des Plantes CapV(Le finestre di Mara)

Quell 'anno verso primavera Mara partì per l'estero. Doveva restare là diversi mesi a prepararela sua tesi sul Surrealismo.

Era stata altre volte in quella città ma ora tutto le sembrava più bello perchè Andrea aveva promessoche l'avrebbe raggiunta
per qualche tempo.
Abitava in uno “ studio” al quale si accedeva con scala a chiocciola. Il locale era molto piccolo, piuttosto freddo, con una finestra sui tetti da cui si vedevano altri tetti e nient'altro.
Per arrotondare le sovvenzioni della famiglia, la sera lavorava in un piccolo bistrot” Roger les frites” in una viuzza nascosta, una traversa di rue de la Harpe, nel Quartiere Latino. Dal nome del locale si poteva intuire che odore avessero i suoi abiti e la sua pelle alla fine della serata.
La mattina invece si documentava per la tesi e scriveva appunti seduta nei caffé della zona.
Prediligeva il" Café de Flore" a Saint-Germain-, perchè sapeva che negli anni cinquanta era stato frequentato da Sartre e dalla sua compagna Simone de Beauvoir e sentiva quasi la presenza fisica di questi due mostri sacri che aveva sempre ammirato.

La domenica era attesa con tanta gioia come fosse una festa straordinaria. In realtà nonsuccedeva mai nulla di speciale
ma, il solo fatto che poteva dormire più del solito e non lavorare la sera, la rendeva felice.
Di mattina andava a passeggiare e a scrivere lungo la Senna.
Per ritrovare una atmosfera quasi agreste bisognava lasciare ponti e quais molto animati dai tipici chioschi dei bouquinistes e scendere proprio nella parte bassa sulle banchine del Lungosenna che costeggiano il fiume. Da lì se guardava in su vedeva i ponti maestosi, scorgeva le facciate delle case illuminate dal sole, sentiva in lontananza il frastuono del traffico automobilistico ed il brusio della folla.. Se restava però con lo sguardo alla sua altezz

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   1 commenti     di: MD L.


L'amore ai tempi dei roghi tossici

c'erano tracce di fango ovunque e non hai mai voluto lavarle vie, anche se stavano infestando i nostri pensieri, la nostra pelle. c'era fango anche sui miei libri, quando scorrevano i capitoli scorrevano anche rivoli sporchi di passato. c'era fango sulla tua bocca e io avrei solo voluto passarti le dita sulle labbra, per farti sentire meglio. non me lo hai mai permesso, dichiarando che le labbra erano tue e avresti deciso tu. c'era fango sui miei occhi, ma non sentivo bruciore. ne percepivo la sensazione solo quando mi facevi piangere, tre volte al giorno durante i pasti. c'era fango sulle nostre gambe intrecciate e tu rivendicavi il diritto di sentirti offeso, perché qualunque cosa facessi per me, io non apprezzavo abbastanza.
hai lasciato che ti dicessi che mi sarei pulita da sola, sei stato d'accordo fin dall'inizio. mai una domanda, mai un rifiuto. il fango l'avevi già in gola, quando ho provato a respirarti dentro.




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