PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti sulla nostalgia

Pagine: 1234... ultimatutte

Sere del Sud : la televisione ed il boom economico (2)

In tre anni, dalle emissioni sul territorio, la televisione si era abbastanza diffusa ma non tutte le famiglie ne sentivano ancora l’esigenza o potevano permettersela. Le case dei propri vicini o i bar erano diventati luoghi prediletti per visioni di gruppo. Nel palazzo giallo, la sera a casa di Luisa, c’era il ritrovo. Ognuno portava la sua sedia e cercava di occupare la postazione migliore in quella sorta di cinema casalingo. L’orario delle famiglie a cena era ormai cambiato. Si doveva far presto per ritrovarsi tutti là in quella grande famiglia a godere della bella novità. Superando la riservatezza che gli apparteneva, arrivava anche il “ragioniere” che viveva solo con la madre. Ore 20, 50 iniziava “Carosello” e là davanti allo schermo grandi e piccini. tutti a sognare! Verso una certa ora in quella casa restavano però solo gli adulti “affezionati” a guardare commedie in bianco e nero o telequiz con Mario Riva o Mike Bongiorno mentre i bambini ritornavano nelle loro case con grande gioia della madre di Luisa che così ritrovava un po’ di calma e di tranquillità.
Il boom economico degli anni sessanta di li a poco portò la modernità anche nel quartiere. Le vecchie flebili lampadine con lunghi fili elettrici che passavano da un palo di legno all’altro, delizia di cani randagi, furono sostituite da moderni lampioni in metallo. Questi davano alla strada una atmosfera da città ma toglievano l’intimità. Gli uccelli non ebbero più uno spazio per dormire vicini sui fili elettrici e tutta l’atmosfera serale, così intima e confidenziale cambiò totalmente.
Si escogitò perciò tra le ragazze, Mara e le sue amiche, ormai adolescenti, un nuovo sistema per appartarsi e raccontarsi degli amori segreti. Non più muretti nascosti e angoli bui dei palazzi ma terrazze condominiali che sembravano quasi a contatto con le stelle. Quelle terrazze di giorno animate da lenzuola bianche di bucato, danzanti leggere come ballerine, la sera, di

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: MD L.


Una giornata al mare

Le vacanze della mia infanzia altro non erano che gite fuoriporta che si facevano indiscutibilmente al mare d'estate.
Abitavo in città e la domenica mattina con la mia famiglia si partiva, ovviamente con il pullman, per raggiungere il mare, quelle vecchie corriere blu degli anni '50 che piene all'inverosimile ci portavano a destinazione.
Il mare di Mondello

Ci alzavamo la mattina abbastanza presto, ma sia per il viaggio interminabile sia perché dovevamo sempre comperare qualche cosa all'ultimo momento non arrivavamo mai prima delle 11 allo stabilimento balneare.
Ci sistemavamo nella cabina assegnataci, affittata per la giornata, cosa che non sempre ci potevamo permettere seppure i costi esigui di allora, e con mia madre e le sue sorelle che spesso venivano con noi, andavamo nel casotto sistemato vicino all'entrata a consumare il primo rito della giornata: l'affitto dei costumi da bagno.
Si perché negli anni 50' primi anni 60' non era tutto come vediamo adesso nelle riviste dell'epoca con modelle e ragazze in posa ai bordi di piscine nella sfavillante Saint-Tropez, con bikini o costumi interi tipici dei mitici anni '60, c'erano acquisti ben più necessari da privilegiare quindi il noleggio di un costume era la soluzione più economica ed immediata per godersi una giornata al mare con pochi soldi. La maggior parte di questi capi proveniva dal mercato americano, si chiamava cosi perche la merce era tutta proveniente dopo la guerra, dall'America, tutto abbigliamento che le signore americane donavano in beneficienza ma che da noi veniva venduto nelle bancarelle dei mercati o come in questo caso preso a nolo e, a ridosso delle spiagge più affollate c'era questo coloratissimo bazar dove ci buttavamo nell'affannosa ricerca di un capo adatto a noi anche se data l'ora tarda i pezzi migliori se ne erano già andati. Alcuni di questi costumi sembravano busti ortopedici, con stecche e reggiseni preformati ed alcuni, come usava allora, con un

[continua a leggere...]



1-un pomeriggio in areoporto-

Sono seduto sulla poltrona dell'aeroporto. Sono le cinque di una domenica pomeriggio nuvolosa e triste. Mi capita spesso di venire qui da solo, mi piace vedere la gente che viaggia; c'è chi parte, chi arriva, chi aspetta l'abbraccio di una persona cara in ritorno e poi ci sono io.
Con me non ho nulla per viaggiare, niente biglietto, niente valigia, niente soldi, solo la voglia di partire, tanta voglia, ma dove? Sul tabellone delle partenze non c'è tanta scelta, comunque le destinazioni sono abbastanza interessanti. Tra le mie preferite ci sono Londra Stansted, Barcellona Girona e New York JFK.
Manca poco meno di un'ora alla partenza di un volo per Londra. Vicino al banco del check-in si affrettano i ritardatari per mostrare la loro carta di imbarco. Proprio adesso sta arrivando una giovane coppia inglese con un bambino. Sembrano sereni soddisfatti, felici, staranno forse tornando a casa loro dopo una lunga estate passata al mare, forse dai loro parenti. Quello che dovrebbe essere il marito indossa una t-shirt celeste con un paio di pantaloncini avana e infradito ai piedi. Mi vengono i brividi solo a vederlo conciato in quel modo visto che io sono ricoperto da giacca con tanto di maglia di lana. Guardandoli mi chiedo che lavoro fanno, perché sono qui. Dal loro aspetto si può scorgere l'immagine di una classica famiglia inglese, con una vita tranquilla nella periferia di Londra ed un lavoro modesto. Mi piacerebbe stare insieme a loro, far parte della loro armonia, partire, volare via. Ma a Londra non ci sono mai stato! Dove vado? E poi non so una parola di inglese, le uniche cose che so, le ho imparate alla scuole elementari.
Ricordo che la maestra ci insegnava l'inglese con delle marionette con il nome dei frutti, e tra queste, la mia preferita era il pomodoro: tomato. Per il resto il mio livello è abbastanza basso, non saprei comprarmi neanche una bottiglietta di acqua. Comunque sia, Londra è una città bellissima. Me ne ha sempre parlato mio frate

[continua a leggere...]



Il sogno

Seduto al tavolo di un bar, del solito bar, davanti al suo ennesimo bicchiere di vino il vecchio fotografo rimase sconcertato.
Quello che vedeva in quel momento gli sembrava impossibile. Pensava di aver bevuto un bicchiere di troppo, ma d'altronde non gli era rimasto altro che affogare la propria vita in un bicchiere di vino.
Eppure continuava a ripetersi che quello che vedeva non era possibile!
Gli tornò alla mente un quadro. L'unico che avesse mai dipinto da giovane. Quando ancora aveva l'ambizione di diventare un grande pittore. Il tempo in cui era pieno di entusiasmo, d'idee e per lui la vita era colore, soltanto colore. Poi un giorno ha dipinto quel quadro che raffigurava una donna. La Donna del Sogno.  
L'aveva sognata una notte e se ne era perdutamente innamorato. L'aveva sognata quella notte e poi non gli era apparsa più. Ma quella notte era bastata. Questo fu sufficiente per sconvolgere la sua vita. Da allora non riuscì più a vedere nessun'altra donna. Nella sua mente c'era solo la sua immagine. Nessun'altra era più bella e affascinante, nessuna era "donna" come lei.  
Il punto era che non l'aveva mai vista nella realtà o almeno così credeva.
Da allora sono passati più di quarant'anni, e la memoria comincia a perdere colpi, sicuramente favorita dall'eccessivo uso di alcol.
Per quel che poteva ricordare era stata solamente un'apparizione, la più bella di tutta la sua vita. Quella notte stessa sentì il desiderio di materializzare il sogno, dargli vita e decise così di dipingerla, perché non sbiadisse col tempo, per non dimenticarla e fissarla per sempre nella sua mente. Nei suoi occhi. Una volta finita l'opera rimase sbalordito. Era riuscito a rendere omaggio a tutta la bellezza di quella Donna, alle sue forme, soprattutto era riuscito a far trasparire dal quadro il suo incommensurabile fascino. Passava giorni e giorni a guardare il dipinto, ammaliato, stregato. Non mangiava, non dormiva. Passava tutta la giornata seduto davanti alla s

[continua a leggere...]

   5 commenti     di: viktor


CARTOLIBRERIA STELLA

Ricordo ancora le volte che giocavamo a nascondino, quando per mano mi portavi alla “CARTOLIBRERIA STELLA”, che bello, la cartolibreria stella, quanto era comune questo nome ed ora è così insolito pronunciarlo in questo punto della mia vita. Mi manchi nonnino, sono passati dodici anni che te ne sei andato, ma come faccio a dimenticarti? Sai a volte ti penso con rabbia, perché penso a quanto hai amato la nonna e come la rivorresti vicina, ma ti prego sii più paziente che puoi, ci sarà tutta l’eternità per tornare insieme, e quando arriverà il momento ti prego stringila forte forte e non lasciarle mai la mano, fa che nel vederti lei non abbia paura.
Io desidero più di qualsiasi altra cosa poter tornare indietro nel tempo per rivivere almeno uno di quei momenti. Sarei indecisa fra un giorno qualunque, che bello definirlo qualunque beata me a quei tempi, un giorno qualunque che oggi è un giorno impossibile, beh dicevo un giorno in cui stavo da voi, sveglia presto, la nonna che ti sveglia e ti urla “nennì!”, ti chiamava così perché eri più piccolo di lei di un anno e tu la chiamavi “rusella”, oddio quanto mi manca la nonna che dal letto urlava “nennì acala a voce!”, sì perché quando lei era già a letto tu restavi in cucina a guardare la tv, nennì, nennì, nennì, rusellaaaa, rusè! I miei nonnini. Nonno, ho stampato il tuo volto davanti ai miei occhi, com’eri bello, anche quando la morte venne ad accoglierti fra le sue braccia, eri ancora bello e mentre te ne andavi anche l’ultimo pensiero fu per noi, vederci per l’ultima volta insieme. C’ero anch’io nonno sull’uscio della porta che guardavo, non so se te n’eri accorto, arrivai giusto in tempo dalla terrazza all’uscio per guardarti partire per sempre. Quante volte ti ho visto partire, da Ponzone, dalla casa di Castelvolturno, com’eri bello su quel treno che partivi, ma ti avrei rivisto, o quando ve ne andaste da Castelvolturno, un’altra bambina avrebbe preferito l

[continua a leggere...]



capitolo 2 -Samantha-

Avevo un mal di testa atroce, sarà stato l’effetto del caffé e della tisana messi insieme. Alzo subito lo sguardo verso l’orologio e mi accorgo che è tardissimo, sono le 11. Corro immediatamente verso il bagno, mi do una lavata veloce e di nuovo sui libri, questa volta sul serio. Sulla scrivania avevo tutto: libri, matite, penne, fogli, righe, squadre, gomma, scolorina, cellulare e come al solito non poteva mancare il caffé. Sono un malato di caffé. Ho scoperto la sua magica proprietà ai tempi del liceo. Ricordo che quando ero a corto di energie mi preparavo un’intera macchinetta tutta per me. La caffeina mi dava energia, mi faceva sentire al massimo, pronto ad ulteriori sforzi. Era proprio questo che mancava alla mia vita: l’energia, la forza di abbattere gli ostacoli.

Era ormai pronto per studiare quando improvvisamente…squilla il cellulare. Chi poteva essere alle 2 di pomeriggio?? Di solito non ricevevo né chiamate né messaggi. Di certo non poteva neanche essere la mia ragazza non ne ho una. Non sono il classico ragazzo amato dalle ragazze. Anzi si direbbe che non sono tanto in sintonia con il mondo femminile. Per me la donna, è sempre stata un universo a sé, un altro mondo, un mistero affascinante. Ho spesso desiderato avere una ragazza al mio fianco. Ma purtroppo come mi dicevano sempre i miei amici sono proprio fuori strada. Diciamo che non ci so fare per farla breve. Più di una volta mi è capitato di incontrare una bella ragazza e magari innamorarmene ancor prima di conoscerla. Immaginavo sempre la nostra storia, le nostre passeggiate lungo il mare, i nostri baci intensi, i nostri appuntamenti. Tutto in me era in funzione di lei. Capitava che non vedendola per un po’ cominciavo a preoccuparmi; il mio umore cambiava spesso, c’erano delle volte che ero nervoso, triste, solo, abbandonato, altre in cui bastava uno suo sguardo od un suo semplice “ciao” per dare un senso alla mia giornata. Ero un burattino succube degli altri. Non m

[continua a leggere...]



Chissà che cosa sarebbe stato

Eri così strana, così bella e questo maledetto imperfetto che uso mi ricorda che non ci sei più.
Questa musica. Mi ricorda le decine di notti insonni passate a parlare con te, in quel modo insolito, definito così freddo ma che mi riempiva di tutto il calore che mi veniva negato a quei tempi. Ma c’eri tu, nella tua perfezione appartenente al mio immaginario. Mi chiedo se ti ho amato. Eppure i ricordi bruciano, strappano lacrime e procurano nostalgia; cos’è, solo un bel tempo oppure amore che mi riduce così, o forse ciò che faceva da contorno mentre vivevo te.
A volte ti penso ancora, mi chiedo con chi sei, cosa fai adesso, se sei ancora così buffa e sempre sorridente, se hai donato a qualcuno quello che promettesti a me.
Chissà come sarebbe andata se fossi rimasta con te, se fosse andata avanti; sapevo fin dall’inizio che era un’utopia, ma stavo così bene che ho voluto godermi gli istanti, uno ad uno, lasciandomi andare come mai più ho fatto, in quel platonico sentimento che mai è diventato carne. Come sarebbe stato bello averti. Vorrei rivederti per raccontarti la verità che dentro te già conosci, per dirti che l’amore era vero, l’unica cosa vera che ti abbia mai narrato nei miei inutili racconti senza senso fatti di mattoncini di sabbia che il primo alito di vento avrebbero buttato giù, e così è stato.
Non ti dimenticherò mai, sono passati cinque anni, ma come posso dimenticare la mia perfezione con le sembianze dell’impossibile.
No che non è la tua ultima storia di amore, ti dicevo mentre dividevamo per sempre le nostre strade, citando il verso della nostra canzone: tu mi ascoltasti, ma fui io a non ascoltare me.
Dove sei, chissà se anche tu mi pensi allo stesso modo con cui ti penso io, se anche per te sono stata così importante, in quei momenti lo ero, maledizione se lo ero, ma ti ho distrutto, per il mio maledetto egoismo, per quel mio assoluto bisogno d’amore, amore che tu mi hai dati fino all’ultima goccia di sang

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Nostalgia.