Racconti sulla nostalgia, racconto nostalgico - Pagina 2
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Racconti sulla nostalgia

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L'uomo che cercava risposte dal cielo

Basta saper volare, lo ripeteva continuamente in se, volare per
scappare via dal mondo, ma l'uomo non ha ali, se non il pensiero,
capace di planare oltre i confini dell'universo, l'infinito per
concepire ogni mistero del cielo.

Passava ore su uno scoglio in riva al mare con gli occhi rivolti ad
una nuvola, lo chiamavano l'uomo delle nuvole, il sognatore, perchè
sembrava vivere in un altra dimensione.
Forse era una verità, era un tipo strano, oserei dire misantropo.

Si racconta che chi ha perso tutto trascorre i giorni con lo sguardo
rivolto al sole e quel piglio austero di chi è sul punto di fare un
interrogatorio, ma trova difficoltà a cercarne le domande.
A volte lo chiamavano l'alieno, e forse lo era...

Tutto era iniziato quando lei era andata via, Graziella e i suoi
occhi scuri e profondi.
A volte sentiva che ci sarebbe affogato dentro.
Era un uomo solitario e niente aveva senso dopo che lei era partita.

Giovanni viveva di ossessioni e malattie immaginarie. Di notte aveva
incubi, presagi oscuri sul suo futuro.

Nel mezzo dell'oscurità si svegliava freddo, sudato, ansimante. Aveva
paura, paura della sua solitudine.

Graziella lo aveva amato di quell'amore pulito, spontaneo che non
chiedeva nulla in cambio se non amore, la loro era una storia
semplice di quelle quasi banali, di quelle che passano inosservate.
Importante solo per chi la stava vivendo.
Giovanni non viveva più nulla se non il cielo dopo che Graziella era
andata via.

Del resto lei era una tipa particolare, una vagabonda e una notte era
partita, così di punto in bianco senza avvertire, lasciandolo solo con
le sue ossessioni, un biglietto sul comodino con segni incerti e una
grafia infantile - ADDIO.

Dapprima aveva cercato di farsene una ragione, aveva valutato ogni
prospettiva futura, ma niente valeva Graziella e la sua vita con lei,
i suoi giorni felici.

Ossessionato da quei ricordi di punto in bianco, aveva mollato ogni
cosa, la sua casa

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   4 commenti     di: Anna Lamonaca


Non lo so se è così

Chissà, forse è arrivato il momento. Quello giusto. E per cosa, poi?
Quando ti senti a mille non ci pensi. E a cosa, poi?
Boh, sarebbero tante le cose a cui dovrei pensare. Seriamente.
Ma non lo faccio. Non ne ho voglia, non ne ho tempo. Forse non ne sono capace. Ne ho paura, sicuramente.
Non avere un attimo mi fa sentire così protetta. Da me, credo.
Quando la testa si ferma, tutto va bene.
Non ci sono i silenzi che fanno male. Non ci sono i ricordi. E c'è perfino qualcuno che mi abbraccia. Che non c'è, poi. Ma forse è meglio così, che non ci sia. Il distacco mi farebbe male, dopo.
Quando la testa si ferma sorrido spavalda. E tutto va bene, proprio così com'è.
Ma me stessa torna sempre a fare i conti con me.
Fermati testa, fermati che così va tutto bene.
Non la sentire la nostalgia.
Non lo sentire che mi mancano i miei.
Non te lo chiedere cosa ci faccio qui, sola.
Tu lo sai che io sono superficiale e menefreghista. Che mi preoccupo soltanto di cose sciocche. Che non mi importa di capirci niente della vita. Perché non ne ho tempo, lo vedi. Vedi come tengo a distanza le persone. Perché non ne ho bisogno. Perché non mi importa di provare a capirle.
A che serve, poi?
Io non ho un attimo per sentire la mancanza.
Non ho un attimo per piangere.
E nemmeno per ridere davvero.
Neanche il cuore batte lento.
Sempre veloce.
Ma non è amore.
Non è stanchezza.
Non è attesa.
È niente. Così denso che mi sembra di toccarcela dentro tutta quella nostalgia.



Illusioni

Il suo sguardo viaggiava lungo quel sentiero ciottoloso tra aride distese autunnali, punteggiate qua e là da imponenti querce immerse in un sogno crepuscolare. I raggi rossastri del sole nella sua quotidiana decadenza abbozzarono un fugace sorriso che subito si sciolse in un'amara consapevolezza: si stava solamente illudendo di aver potuto trovare un sostituto della sua dolce ispirazione.
Aveva scritto per lei. Aveva scritto a causa di lei. Scriverà solo di lei.

   5 commenti     di: Primo Wong


I miei primi anni d'adulto

Adesso sei adulto, le parole gridatemi che ricordo con nostalgia. Chi mi gratificava di questo grande privilegio era Filippo, il fratello più grande di 16 anni. Dopo il decesso del babbo, a lui era stato affidato l'onore e l'onere, di accudire la numerosa famiglia.
Cinque sorelle e due fratelli di cui uno in tenera età. I miei dodici anni erano sufficienti per operare da adulto in aiuto per la condotta seppur modestissima ma dignitosa per la sopravvivenza. Al mattino nelle giornate feriali, alle sei dopo una frugale colazione, con un carico di libri e una frittata stretta fra due mezzi panini, in sella ad una vecchia bicicletta mi accingevo, con poca voglia, e con la convinzione di essere adulto, a recarmi nel vicino paese 13 km, per frequentare il terzo anno di avviamento professionale presso l'istituto Luigi Pirandello, per la concessione benevola della allora direttrice Professoressa Lucentini donna magnanima di grande amore per i giovani bisognosi. Al pomeriggio era necessario operare per ottenere anche se misero, un guadagno. Allora aiutavo un fabbro ferraio a calzare i muli e gli asini del paese. questa vita si è prolungata fino al diploma. come era faticoso superare di anno in anno tutti i problemi, quanta nostalgia e che felicità sentirsi adulti e capaci.

   5 commenti     di: AGOSTINO


L'INCONTRO

... alba, apri gli occhi guardi il soffitto e la tua mente è già lontana, "fra poco lo rivedrò..." ti alzi, ti muovi con naturalezza, per non far capire che dentro te il cuore batte diversamente dal solito, guardi l'orologio, le lancette sembrano che scorrano lentamente, vai in cucina, prepari il caffè, il latte, non hai voglia di far colazione, gli occhi son sempre sull'orologio.. Finalmente sei sola, corri in bagno, vuoi essere bellissima, un po' di trucco, una spruzata di profumo, il più delicato, vuoi che senta la tua pelle morbida e profumata, vai nella camera da letto, togli dal cassetto, le calze autoreggenti nere, il perizoma nero, apri l'armadio e scegli i vestiti, li indossi, alla fine ti guardi allo specchio, ma non vedi la tua immagine, vedi il suo viso che sorride, allora capisci che così sicuramente gli piacerai.
Corri giù per le scale, apri la porta d'ingresso, sali in macchina, il piede sull'accelleratore, accendo il cellulre e trovo un suo messaggio "non correre, vola...", sorrido nel leggerlo, cinque minuti, ecco vedo la sua macchina, il cuore fa troppo rumore, finalmente i nostri sguardi s'incontrano. Dopo poco tempo le nostre labbra sentono il calore, le nostre mani scorrono sui corpi, i nostri sguardi s'incrociano, non ci son parole in questi momenti, solo la consapevolezza di star bene, "Sono tuo" mi dice, quali frase più bella esiste?
Il tempo vola troppo velocemente, è già l'ora del distacco. Che strano un pensiero triste mi passa velocemente nella mente, ma lo voglio cacciare, non ora, non oggi, non voglio che l'incantesimo vissuto sia cancellato da sensazioni...
Passa un giorno, passa un altro giorno... FULMINE ecco... la sensazione che provavo si è trasformata in verità.. "Credevo di poter cancellare un amore con un altro, credevo di amarti..." queste son state le sue parole, ed è calato il sipario. Ora il mio cuore batte ancora forte, ma per un altro motivo, sento un nodo fastidioso in gola

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   8 commenti     di: Sole Luna


1-un pomeriggio in areoporto-

Sono seduto sulla poltrona dell'aeroporto. Sono le cinque di una domenica pomeriggio nuvolosa e triste. Mi capita spesso di venire qui da solo, mi piace vedere la gente che viaggia; c'è chi parte, chi arriva, chi aspetta l'abbraccio di una persona cara in ritorno e poi ci sono io.
Con me non ho nulla per viaggiare, niente biglietto, niente valigia, niente soldi, solo la voglia di partire, tanta voglia, ma dove? Sul tabellone delle partenze non c'è tanta scelta, comunque le destinazioni sono abbastanza interessanti. Tra le mie preferite ci sono Londra Stansted, Barcellona Girona e New York JFK.
Manca poco meno di un'ora alla partenza di un volo per Londra. Vicino al banco del check-in si affrettano i ritardatari per mostrare la loro carta di imbarco. Proprio adesso sta arrivando una giovane coppia inglese con un bambino. Sembrano sereni soddisfatti, felici, staranno forse tornando a casa loro dopo una lunga estate passata al mare, forse dai loro parenti. Quello che dovrebbe essere il marito indossa una t-shirt celeste con un paio di pantaloncini avana e infradito ai piedi. Mi vengono i brividi solo a vederlo conciato in quel modo visto che io sono ricoperto da giacca con tanto di maglia di lana. Guardandoli mi chiedo che lavoro fanno, perché sono qui. Dal loro aspetto si può scorgere l'immagine di una classica famiglia inglese, con una vita tranquilla nella periferia di Londra ed un lavoro modesto. Mi piacerebbe stare insieme a loro, far parte della loro armonia, partire, volare via. Ma a Londra non ci sono mai stato! Dove vado? E poi non so una parola di inglese, le uniche cose che so, le ho imparate alla scuole elementari.
Ricordo che la maestra ci insegnava l'inglese con delle marionette con il nome dei frutti, e tra queste, la mia preferita era il pomodoro: tomato. Per il resto il mio livello è abbastanza basso, non saprei comprarmi neanche una bottiglietta di acqua. Comunque sia, Londra è una città bellissima. Me ne ha sempre parlato mio frate

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Sabato

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   1 commenti     di: Matteo Zanetti



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