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Racconti sulla nostalgia

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La città di mare Cap. III (Le finestre di Mara)

Abitava ora in una città di mare.
La pensioncina era in una stretta via,“ nu vic", un vicolo.
Dalla finestra con le persiane socchiuse arrivava un odore aspro di vino e, di tanto in tanto, il profumo di cibi cucinati tipici del luogo.
Le voci che si percepivano chiaramente avevano una musicalità, una cadenza del tutto estranea alle sue orecchie e le parlavano di un'altra realtà.
Mara era distesa sul letto e quella stanza le sembrava una sorta di isola tutta sua nel rumore della città, mentre si abbandonava alle riflessioni e ai ricordi.
Decise di scendere e si ritrovò, ben presto, quasi inghiottita dallo stretto vicolo in ombra. Alti palazzi e biancheria stesa la sovrastavano.
La pavimentazione di grandi lastroni grigi era bagnata. . Sentì un forte odore di lisciva.
Qualche donna dei "bassi" aveva gettato dell’acqua saponata dopo il bucato.
Passò davanti alla cantina, alla latteria, a gruppetti di bambini che giocavano e si diresse poi sulla strada principale che brulicava di gente ed automobili. Un' atmosfera vivace e confusa l’assalì quasi stordendola. Attraversò la”Piazzetta del Gesù” costeggiò le mura di “Santa Chiara” e presto giunse all’Università. Una piacevole sensazione d' indipendenza la fece fremere dentro e rabbrividire, mentre sentiva sulla pelle quell' odore di brezza marina e di nuova vita.

Il palazzo dell’Università, sorgeva in una piazzetta e arrivandoci Mara provò una certa emozione e agitazione. L’edificio era alto e maestoso con una architettura del 700, epoca in cui era sorto.
Prima di scegliere il ciclo di studi Mara aveva valutato diverse possibilità ma aveva deciso di iscriversi in quell’Istituto universitario per un doppio motivo. Era la più antica scuola di orientalistica del continente europeo e oltre ad insegnare le lingue era specializzata nell’ insegnamento delle letterature, della civiltà ed istituzioni dell’Europa.
L’altro motivo era affettivo, infatti vi

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   1 commenti     di: MD L.


I miei primi anni d'adulto

Adesso sei adulto, le parole gridatemi che ricordo con nostalgia. Chi mi gratificava di questo grande privilegio era Filippo, il fratello più grande di 16 anni. Dopo il decesso del babbo, a lui era stato affidato l'onore e l'onere, di accudire la numerosa famiglia.
Cinque sorelle e due fratelli di cui uno in tenera età. I miei dodici anni erano sufficienti per operare da adulto in aiuto per la condotta seppur modestissima ma dignitosa per la sopravvivenza. Al mattino nelle giornate feriali, alle sei dopo una frugale colazione, con un carico di libri e una frittata stretta fra due mezzi panini, in sella ad una vecchia bicicletta mi accingevo, con poca voglia, e con la convinzione di essere adulto, a recarmi nel vicino paese 13 km, per frequentare il terzo anno di avviamento professionale presso l'istituto Luigi Pirandello, per la concessione benevola della allora direttrice Professoressa Lucentini donna magnanima di grande amore per i giovani bisognosi. Al pomeriggio era necessario operare per ottenere anche se misero, un guadagno. Allora aiutavo un fabbro ferraio a calzare i muli e gli asini del paese. questa vita si è prolungata fino al diploma. come era faticoso superare di anno in anno tutti i problemi, quanta nostalgia e che felicità sentirsi adulti e capaci.

   5 commenti     di: AGOSTINO


Pierpaolo era

Il mio compagno di banco, andavo a casa sua per la lezione ma anche nel suo cortile a giocare a pallone. Per porte due saracinesche all'inizio della strada condominiale che nessuno rivendicava, l'ideale per tirarci le pallonate. E poi ai pratini della stazione con le porte costituite da giacchetti, o meglio se capitava da un tronco di un albero... o entrambi.
Un palo un albero, l'altro il giacchetto.
Su quei pratini mi tagliai un ginocchio grazie ad un fondo di bottiglia rotto nascosto tra l'erba. Suo padre mi portò al pronto soccorso prima di riaccompagnarmi a casa.
Qualche mese dopo la fine delle medie si trasferì in provincia di Pistoia.


Centodieci scuole medie



Ottavio Pratesi

La sua casa era diventata una Sant'Elena, lui che aveva partecipato a giri d'Italia e tour de France con Binda e Girardengo, Calzolari e Bottecchia.
Come una punizione dantesca la sua era nei pressi della ferrovia, vicino alla stazione di Antignano e tutti i giorni attraversava le rotaie per andare al distributore che gestiva sull'Aurelia nell'ultimo tratto rettilineo verso sud, prima che diventasse un serpente che avvolgeva il Romito.
La bici un ricordo lasciato sulle strade polverose delle Alpi e dei Pirenei, ed ora solo un mezzo ormai inutile tra il ferro dei treni che sfrecciavano senza fermarsi davanti casa ed il rumore delle auto immerso tutto il giorno nell'odore della gomma e della benzina.
Quando io l'ho conosciuto o inizio a ricordarlo era già vecchio, o così a me sembrava. Mio nonno lo salutava ogni volta che passavamo dalla via di Banditella, dopo il campino di calcio, come si fa con un vecchio compagno di scuola schivo e riservato.
La sera, nelle estati degli anni sessanta accanto alla sua bici, si godeva il tramonto, uguale ed opposto a quello goduto al di la' del mare di Nizza nel suo primo tour del 1911, ricordando il sole che spariva ad ovest dietro ai monti.
E "nell'onda dei ricordi l'assalse il sovvenir..."



Sere del Sud : la televisione ed il boom economico (2)

In tre anni, dalle emissioni sul territorio, la televisione si era abbastanza diffusa ma non tutte le famiglie ne sentivano ancora l’esigenza o potevano permettersela. Le case dei propri vicini o i bar erano diventati luoghi prediletti per visioni di gruppo. Nel palazzo giallo, la sera a casa di Luisa, c’era il ritrovo. Ognuno portava la sua sedia e cercava di occupare la postazione migliore in quella sorta di cinema casalingo. L’orario delle famiglie a cena era ormai cambiato. Si doveva far presto per ritrovarsi tutti là in quella grande famiglia a godere della bella novità. Superando la riservatezza che gli apparteneva, arrivava anche il “ragioniere” che viveva solo con la madre. Ore 20, 50 iniziava “Carosello” e là davanti allo schermo grandi e piccini. tutti a sognare! Verso una certa ora in quella casa restavano però solo gli adulti “affezionati” a guardare commedie in bianco e nero o telequiz con Mario Riva o Mike Bongiorno mentre i bambini ritornavano nelle loro case con grande gioia della madre di Luisa che così ritrovava un po’ di calma e di tranquillità.
Il boom economico degli anni sessanta di li a poco portò la modernità anche nel quartiere. Le vecchie flebili lampadine con lunghi fili elettrici che passavano da un palo di legno all’altro, delizia di cani randagi, furono sostituite da moderni lampioni in metallo. Questi davano alla strada una atmosfera da città ma toglievano l’intimità. Gli uccelli non ebbero più uno spazio per dormire vicini sui fili elettrici e tutta l’atmosfera serale, così intima e confidenziale cambiò totalmente.
Si escogitò perciò tra le ragazze, Mara e le sue amiche, ormai adolescenti, un nuovo sistema per appartarsi e raccontarsi degli amori segreti. Non più muretti nascosti e angoli bui dei palazzi ma terrazze condominiali che sembravano quasi a contatto con le stelle. Quelle terrazze di giorno animate da lenzuola bianche di bucato, danzanti leggere come ballerine, la sera, di

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   3 commenti     di: MD L.


SuperMonteRadio - l'inaugurazione

Inverno, metà dicembre 1977

Sono passati due mesi, due lunghi, lunghissimi, estenuanti mesi, ma anche intensissimi e, per questo volati via in un soffio. A leggere il calendario dovremmo essere ancora in autunno ma effettivamente siamo in pieno inverno. In montagna, con il paese esposto a tutti i venti, si può tranquillamente sostenere che qui davvero non esistono le mezze stagioni, si passa semplicemente dall'estate all'inverno così come dall'inverno all'estate. Il freddo che attanaglia Montepiano si placherà solo a giugno in concomitanza con la chiusura dell'anno scolastico poi, di colpo esploderà il caldo. Così è da sempre e, probabilmente, così sarà per sempre.
Anche questo 1977 non è da meno, a metà dicembre si indossano cappotti e giacconi pesanti e, soprattutto la sera, i camini accesi attirano molto più della passeggiata lungo il Corso. La sosta, invece, nelle macchine parcheggiate in piazza è refrattaria ad ogni stagione, per cui ad intervalli più o meno regolari si odono motori accendersi e rombare immobili, giusto il tempo di far riscaldare la temperatura interna all'abitacolo.
Dopo la fatidica e decisiva riunione ne sono susseguite altre, tutte fatidiche e decisive per l'intensità con cui sono avvenute, aventi quasi sempre le stesse dissertazioni; in effetti, circa gli argomenti tecnici sono tutti in balia di Mario Ferri, il tecnico radiofonico elettricista tutto fare. Chi s'è visto saltuariamente è l'altro Mario, il consulente, a cui basta una telefonata per mettere al corrente i soci sull'iter burocratico. Ogni tanto sono stati precettati per apporre firme su qualche documento ma niente di più.
In paese, invece, è tutto un ribollire di discussioni e soprattutto un continuo andirivieni, quasi una fervente processione, verso la cima della Serra Antica a constatare l'avanzamento dei lavori. Questi, peraltro, sono andati miracolosamente veloci nonostante gli intoppi tecnici e a dispetto di una improvvisa quanto prematura nevicat

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   3 commenti     di: Michele Rotunno


1 - Un Venerdì. Inizio Agosto.

Sono quasi le 6 e 30 e l’autobus sta arrivando al casello. È Venerdì e la faccia di Guido lascia trasparire tutta la stanchezza della settimana: barba incolta, occhiaie, vestito un po’ stropicciato. Sono 4 anni che lo conosco e ogni volta quando arriva questo periodo non parliamo la mattina: troppi turisti, troppe valige. Tutti preoccupati di arrivare per tempo a Roma, tutti con la testa già in vacanza, già presi dalle loro mete.
Guido invece è la, con la sua 24 ore poggiata in verticale sulle gambe, sguardo un po’ perso nel vuoto, ma comunque sempre gentile, non manca mai un “buongiorno” oppure un “prego”. Anche oggi lo aspetta una dura giornata di lavoro. Io invece sono fortunato ho le mie due corse preferite: quella di stamattina e poi il ritorno delle 17 e 30, ciò significa che approfitterò per godermi un po’ Roma.
Ok, casello, telepass, autostrada. Il traffico del Venerdì estivo non ha nulla a che fare con il resto della settimana: è scorrevole, è pure piacevole guidare. Certe volte con la mente inizio a spaziare e immagino di portare in gita nella città eterna una 5a elementare. Il mio collega è il professore, sì Giovanni ce l’ha faccia da insegnante; uno di quelli con la valigetta in pelle marroncino, sulla cinquantina, occhiali con cordoncino e microfono alla mano. I passeggeri dell’autobus sono gli alunni. Ovviamente i più indisciplinati sistemati agl’ultimi posti per far casino. Guido invece nell’immaginario da classe elementare è al primo posto. Seduto in silenzio scambia solo qualche parola con il maestro. La cosa più indisciplinata è fare a gara con il suo compagno di posto ad indovinare le targhe delle macchine:
- PE?
- è Pescara ovvio!
- FI?
- Firenze!
- PT?
- Potenza?
- No!
- Pistoia!
- Bravo Guido!, be adesso state tranquilli che tra poco l’autista si fermerà all’area di servizio.
Era vero!
“Signori faremo una sosta di 10 minuti, siete pregati di non tardare”. Era la consueta sosta c

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   2 commenti     di: Emilio C.



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