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Racconti sulla nostalgia

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DELLA MIA REGIONE

Nei lontani anni 70, lasciai la mia terra natia
e venni a vivere in Lombardia, in un paese
molto accogliente, ma io molto sofferente, non
capivo niente, la gente mi guardava
continuamente.
Non fu' facile lasciarela mia adorata Versilia
il mare, le colline, le alte altitudini
le amiche a me care, e pure le mie abitudini...
Pero' devo dire mi ritrovai ad
ammirare la candida neve, soffice e lieve
un paesaggio imbiancato, puro e immacolato
io che non avevo mai visto la neve
cosi' da vicino, ne fui incantata
non l'avevo mai
neppure toccata
ne rimasi affascinata.!!!

   6 commenti     di: claudia checchi


Pensandoti

28 maggio 2009

Ore 9, 15
Io…………………….
Ma come sono fatto!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ti sento, è come se i migliori suoni degli uccelletti che sono nelle foreste rallegrino il mio spirito e i miei occhi vedono tutto rosa.
Ti vedo, divento come un ghiacciolo, mi sciolgo solo a guardarti nei tuoi dolci occhi di un azzurro splendente.
Non ti sento allora la tristezza mi invade e i miei pensieri frullano come le eliche di un ventilatore e mi raffreddano tutto il corpo.
Allora penso: dove sarà, cosa farà, perché alle mie chiamate non risponde? Cosa ho fatto, forse qualcosa che le è dispiaciuto? Sono troppo assillante con te? Se questo fosse sarebbe perché ti vorrei sempre vicino a me.
Non sono mai sazio della tua presenza, lo dimostra il fatto che quando ci lasciamo, appena due minuti dopo, mi sembra un'eternità che non ti vedo e non ti sento.
Credo che tu lo sappia che la mia gioia è vederti sorridere e ancora di più vederti ridere.
Se vedo tristezza in te mi viene da pensare che qualcuno o qualcosa di cattivo ti sia stato fatto e questo intristisce anche me, perché la tua gioia è la mia gioia la tua tristezza e la mia tristezza.
Quando ieri cercavo di scrivere la lettera di ringraziamento e non riuscivo ad andare avanti, tu dicesti che solo col cuore si riesce a trovare il filo del discorso, hai pienamente ragione, come vedi in pochissimo tempo sono riuscito a mandarti un SMS e scrivere queste poche parole, ma tutto è uscito con tanta facilità perché come hai detto è il cuore che le detta.
Sei la mia felicità e per questo non smetterò mai di ringraziarti.
Un abbraccio e un bacione grandissimo. Giorgio.

   1 commenti     di: giorgio giorgi


Ombre (seconda parte)

“Ragazzi, siamo nei guai”. Venendo da Trent queste parole erano particolarmente allarmanti. La grossa mercedes nera era parcheggiata in una piccola radura ai bordi della strada, in un piccolo boschetto a circa 5 Km da Hallow. Nell’abitacolo pieno di fumo, Trent e gli altri si passavano nervosamente uno spinello. In genere questa operazione era qualcosa di piacevole, ma quella notte nessuno dei quattro occupanti della macchina era in grado di rilassarsi. Il piano preparato da Trent era fallito, e lui e la sua banda erano al punto di partenza. A dire la verità Eddy non aveva ancora capito bene in cosa consistesse questo piano, ma lui era abituato a non fare domande e a obbedire a quello che gli diceva Trent. Così non si era chiesto perché avessero comprato tutto quel fumo, ne perché avessero guidato per così tante ore. Una volta arrivati a destinazione, in una piccola cittadina di cui si era già scordato il nome, lui e Hugh erano stati obbligati a rimanere in macchina, mentre Trent e Lucky erano usciti baldanzosi dicendo che andavano “a concludere un affare”. Chiusi in quella macchina, con Hugh che si rollava uno spinello come sua abitudine, Eddy aveva pensato che non sarebbe stato male se Marion lo avesse visto adesso, lì a trattare gli affari come un duro, e magari si sarebbe detta che lui era molto più forte di quel fighetto di Jimmy, e avrebbe aggiunto che sì, sarebbe voluta uscire con lui, e camminare insieme sulla spiaggia, e che non le importava che lui non avesse la macchina sportiva, o gli abiti firmati, perché a lei interessava solo lui e la sua compagnia, e lui l’avrebbe guardata negli occhi e le avrebbe detto…Fu in quel momento che Eddy si rese conto che se Trent non si fosse procurato i soldi, tutti i suoi sogni, quelle stronzate che gli avevano riempito la testa in quegli anni, non sarebbero serviti a niente, perché Rock lo avrebbe fatto fuori, e contro i coltelli di Rock non sarebbero servite le illusioni che da sempre lo avevan

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   0 commenti     di: Simone Mascardi


Compagni di classe

Alcuni racconti senza molta importanza di un gruppo di amici che, dopo avere frequentato insieme le scuole elementari, per vari motivi si erano persi di vista.
Dopo molti anni si ritrovano al vecchio paese per l'inaugurazione della nuova scuola.

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(N 1)

Seduti al tavolo del bar, dove da ragazzi si sfidavano a giocare con un vecchio flipper, ricordavano i giorni trascorsi insieme. D’un tratto Luca, che era sempre stato il più estroverso del gruppo, chiese ai suoi ex compagni di scuola, per trascorrere in allegria il resto della serata di raccontare da buoni amici la loro prima esperienza con una ragazza.
Tutti furono d'accordo. Sarebbe stato come ritornare ai vecchi tempi, quando da ragazzi si divertivano a parlare delle ragazzine che frequentavano.
Chiesero al barista un mazzo di carte per scegliere chi sarebbe stato il primo a raccontare e la sorte scelse Giorgio, forse il più timido del gruppo.
“Dai Giorgio, raccontaci come si è svolto il tuo primo contatto con una ragazza” chiesero curiosi i suoi amici.
“E va bene, anche se io sono restio a raccontare certe cose.
Questa di cui vi dirò è la mia prima ragazza, la prima che ho conquistato. A dire la verità dovrei dire la prima che mi ha conquistato...
Avevo sedici anni, ma a dire dei miei genitori per la mia altezza dimostravo qualche anno in più.” “Questo non ci interessa dai. Dai, racconta la tua prima avventura. “lo sollecitarono gli amici.
Giorgio ricominciò: “Tutto accadde un giorno mentre passeggiavo in bicicletta con un mio amico lungo una strada di campagna. Chiacchieravamo tra noi senza pensare a ciò che ci sarebbe capitato di lì a poco. Durante il percorso incontrammo un gruppetto di ragazze ferme su un ponte, certamente in attesa che qualcuno si fermasse per scambiare due parole. Io non mi sarei voluto fermare perché all'epoca ero il tipo che appena incontrava una ragazza diventava subito rosso

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   2 commenti     di: Giuseppe Loda


Il tempo dell'amore

Eccolo il nostro liceo. Sempre qui, sempre uguale, anno dopo anno. Scriverti, e ricordare quel tempo diventato improvvisamente troppo lontano. Rivedo una ragazzina vivace e turbolenta, che fumava nei bagni della scuola e metteva il cervello in stand-by durante l'interminabile ora di matematica.
Risento la sua gioia esplosiva che ogni giorno, alla fine delle lezioni, contagiava l'intera classe.
E c'eri tu. Brufoloso, timido e innamorato perso di lei, la tua pestifera compagna di banco. Hai fatto di tutto per un suo sorriso ricordi? Le passavi soluzioni e risposte, le bisbigliavi date e nomi che non ricordava mai. E le volte che ti sei offerto di essere interrogato al suo posto? succedeva spesso, molto spesso. La guardavi incantato, le dedicavi poesie, canzoni e anche opere liriche. Lei trovava ridicolo quel corteggiamento d'altri tempi, e preferiva tipi arroganti e boriosi con le tasche piene di soldi e il nulla assoluto nel cervello.
Un giorno di maggio pieno di sole, hai deciso di chiederle se voleva essere la tua ragazza. Non avevi mai marinato la scuola prima di allora, ma volevi seguirla in uno dei suoi"filoni"primaverili. Mancava un mese alla fine dell'anno scolastico, e lei si sentiva un leone in gabbia in quell'aula che è sempre stata troppo stretta per contenere la sua libertà.
Ti ha riso in faccia, piantandoti in asso per salire su una moto enorme, guidata da un tipo che conoscevi, era un pluriripetente.
Tutto ti è crollato addosso. Il cielo e la città intera.
Tra le macerie cercavi i pezzi del tuo cuore distrutto da quella risata. Cuore che avresti voluto regalarle per sempre.
Ma a quell'età SEMPRE è una parola davvero troppo grossa.
Adesso sei diventato un uomo, e non hai mai dimenticato quel tuo primo, doloroso amore, che ogni tanto viene a farti visita nei sogni e nei ricordi. L'hai cercata, hai voluto incontrarla. E quando l'hai rivista, hai sentito un piccolo ago nel cuore. Erano le cicatrici che inaspettatamente pulsavano anc

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   13 commenti     di: Viky D.


1-un pomeriggio in areoporto-

Sono seduto sulla poltrona dell'aeroporto. Sono le cinque di una domenica pomeriggio nuvolosa e triste. Mi capita spesso di venire qui da solo, mi piace vedere la gente che viaggia; c'è chi parte, chi arriva, chi aspetta l'abbraccio di una persona cara in ritorno e poi ci sono io.
Con me non ho nulla per viaggiare, niente biglietto, niente valigia, niente soldi, solo la voglia di partire, tanta voglia, ma dove? Sul tabellone delle partenze non c'è tanta scelta, comunque le destinazioni sono abbastanza interessanti. Tra le mie preferite ci sono Londra Stansted, Barcellona Girona e New York JFK.
Manca poco meno di un'ora alla partenza di un volo per Londra. Vicino al banco del check-in si affrettano i ritardatari per mostrare la loro carta di imbarco. Proprio adesso sta arrivando una giovane coppia inglese con un bambino. Sembrano sereni soddisfatti, felici, staranno forse tornando a casa loro dopo una lunga estate passata al mare, forse dai loro parenti. Quello che dovrebbe essere il marito indossa una t-shirt celeste con un paio di pantaloncini avana e infradito ai piedi. Mi vengono i brividi solo a vederlo conciato in quel modo visto che io sono ricoperto da giacca con tanto di maglia di lana. Guardandoli mi chiedo che lavoro fanno, perché sono qui. Dal loro aspetto si può scorgere l'immagine di una classica famiglia inglese, con una vita tranquilla nella periferia di Londra ed un lavoro modesto. Mi piacerebbe stare insieme a loro, far parte della loro armonia, partire, volare via. Ma a Londra non ci sono mai stato! Dove vado? E poi non so una parola di inglese, le uniche cose che so, le ho imparate alla scuole elementari.
Ricordo che la maestra ci insegnava l'inglese con delle marionette con il nome dei frutti, e tra queste, la mia preferita era il pomodoro: tomato. Per il resto il mio livello è abbastanza basso, non saprei comprarmi neanche una bottiglietta di acqua. Comunque sia, Londra è una città bellissima. Me ne ha sempre parlato mio frate

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Giorno di solitudine

Lei.

Vorrebbe solo riuscire a non sentirsi così, sola.
Anche se sola lo è stata, sempre.
Fino a che è arrivato lui, con la sua presenza capace di riempirle quel vuoto d'anima che sentiva.
Quel vuoto che nessuno coglieva in lei, solo lui, che avendone la parte mancante la sentiva, come un richiamo a distanza.
Quella metà di lei, quella lontana, quella che con poco riusciva a riempirle il vuoto, il silenzio.

Gli occhi da bambina non sorridono, bagnati ad oltranza da lacrime amare e solitarie, le labbra serrate in un muto richiamo, curvano tristi in quella smorfia passata.
Gambe stanche non riescono a tenere il passo di quel suo cuore innamorato, chiedono riposo, lo impongono rimanendo immobili e aspettando che gli occhi, sempre fissi a scrutare il Loro orizzonte, riescano finalmente a vedere il suo passo, quello tanto atteso, quello che riporterà gioia negli occhi, calore nel cuore.
Quello che rimetterà la parole in quella smorfia triste che è diventata il suo sorriso.

   3 commenti     di: Giada..



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