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Racconti sulla nostalgia

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La neve al mare

"Hai mai visto la neve al mare?"
"No al mare ci vado d'estate, come faccio a vedere la neve?"
"Non importa. Immaginati una spiaggia, lunga, e larga. Non te la immaginare come la vedi d'estate, con la gente, gli ombrelloni e tutto il casino che ne consegue. Immaginatela vuota, completamente vuota."
"Difficile ma ci provo".

"Ora su quella stessa spiaggia, copri la sabbia con la neve, non tantissima, quanto basta per coprirti i piedi. Ora immagina un cane che corre sulla spiaggia e quindi sulla neve. Un cane bello grosso. Il padrone, un ragazzo come te, poco lontano, con il guinzaglio in mano. Il cane corre libero, tanto la spiaggia è vuota. Ci sei?"
"Sì, ce l'ho in testa".
"Il cane gironzola attorna al padrone, poi corre più lontano, poi torna, poi si avvicina all'acqua. Scava nella neve.
Ora a questa immagine che hai in testa aggiungi una ragazza. Con una macchina fotografica. Scatta foto al ragazzo, al cane, al mare.
Il sole è alto, ma freddo. La luce è bellissima con il riflesso della neve e del mare."
"Sembra quasi di essere lì".
"Il ragazzo segue il cane, la ragazza rimane più dietro. Lui si gira a guardarla, lei è presa a fare foto e non se ne accorge. Lui la aspetta, lei lo raggiunge. Si abbracciano. Si baciano. Il cane abbiaia. E scodinzola. Ora prova a dare un nome a questa scena".
"Felicità".
"Già".

   2 commenti     di: sauro


Una giornata al mare

Le vacanze della mia infanzia altro non erano che gite fuoriporta che si facevano indiscutibilmente al mare d'estate.
Abitavo in città e la domenica mattina con la mia famiglia si partiva, ovviamente con il pullman, per raggiungere il mare, quelle vecchie corriere blu degli anni '50 che piene all'inverosimile ci portavano a destinazione.
Il mare di Mondello

Ci alzavamo la mattina abbastanza presto, ma sia per il viaggio interminabile sia perché dovevamo sempre comperare qualche cosa all'ultimo momento non arrivavamo mai prima delle 11 allo stabilimento balneare.
Ci sistemavamo nella cabina assegnataci, affittata per la giornata, cosa che non sempre ci potevamo permettere seppure i costi esigui di allora, e con mia madre e le sue sorelle che spesso venivano con noi, andavamo nel casotto sistemato vicino all'entrata a consumare il primo rito della giornata: l'affitto dei costumi da bagno.
Si perché negli anni 50' primi anni 60' non era tutto come vediamo adesso nelle riviste dell'epoca con modelle e ragazze in posa ai bordi di piscine nella sfavillante Saint-Tropez, con bikini o costumi interi tipici dei mitici anni '60, c'erano acquisti ben più necessari da privilegiare quindi il noleggio di un costume era la soluzione più economica ed immediata per godersi una giornata al mare con pochi soldi. La maggior parte di questi capi proveniva dal mercato americano, si chiamava cosi perche la merce era tutta proveniente dopo la guerra, dall'America, tutto abbigliamento che le signore americane donavano in beneficienza ma che da noi veniva venduto nelle bancarelle dei mercati o come in questo caso preso a nolo e, a ridosso delle spiagge più affollate c'era questo coloratissimo bazar dove ci buttavamo nell'affannosa ricerca di un capo adatto a noi anche se data l'ora tarda i pezzi migliori se ne erano già andati. Alcuni di questi costumi sembravano busti ortopedici, con stecche e reggiseni preformati ed alcuni, come usava allora, con un

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La mia lettera d'amore per te

Ciao Lucrezia,
Ti scrivo, perché ancora non trovo il coraggio per dirti queste poche e semplici parole.
Le mie compagne di classe mi chiamano illuso, i miei amici, pazzo, perché mi piace da impazzire una ragazza che tutti mi dicono essere irragiungibile per me, e quella ragazza sei tu, tu che nemmeno mi conosci, mentre invece, ormai tutto il mio mondo ti conosce e parla di te.
Ho condiviso questo mio sentimento con tutti quelli che frequento, perché questa gioia che provo è tanto grande da non poter esser contenuta dai confini del mio cuore.
Ogni giorno di notte, quando i ritmi frenetici della città si stemperano e tutto è quasi quiete il sonno per me diventa un desiderio difficile da realizzare, così aspetto con ansia la luce del giorno nuovo, sia per porre fine all'ennessima notte d'angoscia per la mancanza di te, sia perchè potrò rivederti nuovamente al tuo solito angolo.
Continuo a rivedere all'infinito la piazza con la statua dell'Elefante, dove ti ho vista per la prima alla fine del mese di ottobre, cerco il tuo volto triste ma non lo vedo. Adesso la scena si appannna e inizio a sentire delle voci soffuse e confuse.
Come vedi la tua presenza è stata suffiencete a stravolgere la mia vita. Anche se non ci siamo mai parlati, per il semplice fatto che tu esisti, la mia piatta esistenza non esiste più.
È bastato un attimo quella mattina di una piovosa mattina d'ottobre, io ero lì per prendere parte per la prima volta ad una manifestazione di protesta studentesca era il 1985.
Invece tra slogan, cori, è mille volti, mi giro istintivamente alla mia destra e l'unica cosa che vedo e che resterà per sempre scolpita nella mia mente è volto un volto bianco come la neve ed uno sguardo ricco di una malinconia atavica, attenuata da un sorriso sensuale ma distaccato. Uno sguardo basso che fissa la strada e cerca di sfuggire dalla confusione per tornare a rifugiarsi nella sua solitudine. Sento il mio cuore esplodere, in quello stesso momento son

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   0 commenti     di: Morgan preziosi


I miei primi anni d'adulto

Adesso sei adulto, le parole gridatemi che ricordo con nostalgia. Chi mi gratificava di questo grande privilegio era Filippo, il fratello più grande di 16 anni. Dopo il decesso del babbo, a lui era stato affidato l'onore e l'onere, di accudire la numerosa famiglia.
Cinque sorelle e due fratelli di cui uno in tenera età. I miei dodici anni erano sufficienti per operare da adulto in aiuto per la condotta seppur modestissima ma dignitosa per la sopravvivenza. Al mattino nelle giornate feriali, alle sei dopo una frugale colazione, con un carico di libri e una frittata stretta fra due mezzi panini, in sella ad una vecchia bicicletta mi accingevo, con poca voglia, e con la convinzione di essere adulto, a recarmi nel vicino paese 13 km, per frequentare il terzo anno di avviamento professionale presso l'istituto Luigi Pirandello, per la concessione benevola della allora direttrice Professoressa Lucentini donna magnanima di grande amore per i giovani bisognosi. Al pomeriggio era necessario operare per ottenere anche se misero, un guadagno. Allora aiutavo un fabbro ferraio a calzare i muli e gli asini del paese. questa vita si è prolungata fino al diploma. come era faticoso superare di anno in anno tutti i problemi, quanta nostalgia e che felicità sentirsi adulti e capaci.

   5 commenti     di: AGOSTINO


L'uomo del fiume

Lo trovammo nei pressi di un cavalcavia, dove c’era un fiumiciattolo, di quelli quasi invisibili.
Viveva lì da solo.
Ma non aveva paura, almeno credo non ne avesse, ai miei occhi era il più sicuro uomo del mondo.
Il praticello era coperto dalle erbacce, carta, stracci, e lattine.
Quella mattina soleggiata era lì addormentato, beato al sole su una coperta sfilacciata
e logora.
Descriverlo non è difficile perché lui era un poeta di quelli senza voce, senza penna,
di quelli saggi, credo.
Ogni giorno passando in autostrada lo scorgevi seduto sul suo praticello, accanto al fiume, con gli occhi tristi e malinconici, sempre pensoso e silenzioso, quasi in meditazione, e ti veniva da guardarlo mentre rallentavi, fermandoti al casello.
A volte fumava, qualche sigaretta raccattata chissà dove, e questo lo so perché potevi osservare la sua vita, fermandoti alla coda del casello.
Non lo facevo per qualche motivazione, ma lo guardavo con curiosità, lui era strano,
sembrava sereno: Ci credo! Non aveva orari, non aveva file, code, non doveva correre, lui non era mai in ritardo, e soprattutto lui non indossava una cravatta, una divisa, non aveva mogli, non aveva ansie, tasse da pagare, lui pescava a volte; a dorso nudo.
Ti ipnotizzavi a guardarlo tanto era placido, bonario sembrava un Guru.
Lo beccavi nelle pose più strane in contemplazione del cielo, delle nuvole, del sole o dell’acqua del torrente, che ti sembrava un Re, a dire il vero a volte lo invidiavo guardava la natura con gli occhi di un padre benevolo quasi l’avesse creata!
Con quell’atteggiamento di distacco, di superiorità sembrava mi disapprovasse con disdegno con un sorrisino saccente sotto la barba folta e bianca, un sorrisino a ghigno di quelli a dire “sto meglio di te.. non te ne accorgi?” a volte mi infastidiva.
Eppure era così bonario.
Mi promettevo di fermarmi, volevo proprio scendere dalla macchina, lasciarla in coda e parlargli, non

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   7 commenti     di: Anna Lamonaca


L'incontro

Il 31dicembre del 1971, incontro una ragazza che ha la mia stessa età. Siamo ospiti di amici in una ex scuderia del castello che domina la piazza del paese in cui abito. Si parla, e da subito, riscontriamo interessi comuni: lei ama Prévert, Baudelaire, io leggo Pavese, ascoltiamo De Andrè.
Io indosso l’eskimo, porto i capelli lunghi; lei fuma i gauloise, ma non è fumatrice, è di moda tra i contestatori; sotto il montgomery nero: minigonna per evidenziare due gambe dritte come fusi, ben tornite, niente male…
Ha due occhi stupendi, grandi, grandi, le dona molto la pettinatura che incornicia il viso lungo, spigoloso, non bellissimo ma intrigante. Le sue labbra sono sensuali, carnose, il labbro inferiore vellutato… È Angela. Come al solito, mi trovo un po’ a disagio per l’altezza…Con i tacchi mi sovrasta decisamente. Me ne frego, e mi butto. Pur vivendo nello stesso paese, non ci siamo mai incontrati né conosciuti. Se avrete pazienza di leggere il seguito, più avanti spiegherò il perché. Dunque in una ex stalla, seppur nobilitata dal progetto di Filippo Juvara nel 1720, si attende l’inizio del 1972. Stiamo per lasciarci alle spalle cruente giornate di sciopero nelle nostre fabbriche, mobilitazione di operai, che richiedono salari più elevati, al passo con la media europea, migliori condizioni di lavoro in fabbrica e di vita nelle città. La contestazione degli studenti, in sintonia con i movimenti pacifisti, le rivolte scoppiate nell’università di Torino. L’incertezza dei tempi duri che si prospettano non ci impedisce di festeggiare, anzi non si vede l'ora di incontrare amici, ritrovarsi per scambiare opinioni, voglia di divertirsi.
Le ragazze hanno preparato il tipico cenone piemontese, dopo qualche bicchiere, si attacca il mangiadischi, si spengono le luci: nonostante la “bagna cauda “, ci ritroviamo subito abbracciati, mi accorgo che non è poi così magra. Sento il suo

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   3 commenti     di: Gian AR


Solo un misero giorno di pioggia

in questo misero giorno di pioggia, rinchiusa dentro quattro mura, il mio pensiero va a te, mio tenero amore. se solo potessi vederti, sfiorarti o addirittura toccarti, sarebbe il regalo più grande che dio potesse farmi. oh mio perduto amore, mio effimero ricordo, per oggi, in questo misero giorno di pioggia, dedico tutte le mie scongiure, paure, dolori. ricordati solo di una cosa, la nostra promessa infrangibile che ci lega l'una all'altro.




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