PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti sulla nostalgia

Pagine: 1234... ultimatutte

Seduto sulla panca

Seduto sulla panca
aspetto…
è strano come i ricordi
riaffiorino proprio ora…
Ricordo il mio babbo che, quando ero piccolo, mi portava alla fiera per vedere gli animali…
e io ridevo nel vedere le scimmie buffe,
e poi ammiravo i cavalli e i buoi…
Il mio babbo mi portava sulle spalle e mi sentivo il piu grande di tutti,
mi sentivo un gigante…
volevo bene al mio babbo…
era il migliore…
Ricordo mia madre, che a casa preparava il dolce alle fragole che mi piaceva tanto…
e quando il sabato tornavo da scuola ne mangiavo sempre 2 fette…
che buona…
La mia sorellina, che mi faceva i dispetti, mi rubava le macchinine
e me le nascondeva…
che rabbia…ma le volevo bene…
I miei litigavano qualche volta, e io prendevo paura,
piangevo per la paura che divorziassero, ma poi facevano pace…
e poi…quelle cose che fanno i grandi…

Ricordo Marco, il mio amico,
passavo i pomeriggi a casa sua per giocare ai cavalieri con i bastoni,
a correre con le biciclette e fare i dispetti alle bambine…
Marco…il mio amico…
Poi si è trovato la fidanzata, e non ha piu avuto tempo per me…
Io la prima fidanzata l’ho avuta alle medie…
Ricordo Claudia, così bionda e così piccina,
gli regalavo sempre dei fiori e gli facevo copiare i compiti…
poi lei mi dava dei baci senza rossetto…
perché la sua mamma non voleva…
Ma poi è arrivato Giulio e me l’ha portata via…
Non mi è dispiaciuto…forse non le volevo bene…
ma avevano tutti la fidanzata…e sai com’è…

Poi ricordo i tempi del liceo, le prime litigate e le prime botte,
i sogni e le aspirazioni…
e poi il primo lavoro…
in fabbrica, lavorare otto ore al giorno e sudarsi la paga…
e la prima macchina…
Ricordo la compagnia…i miei amici del sabato sera…
ricordo di averli lasciati piu avanti perché avevo “altre cose”…

Ricordo il matrimonio con Sara,
la luna di miele in Francia e poi
la nascita di Judy, la mia piccolina…
Ricordo le

[continua a leggere...]



SuperMonteRadio - l'inaugurazione

Inverno, metà dicembre 1977

Sono passati due mesi, due lunghi, lunghissimi, estenuanti mesi, ma anche intensissimi e, per questo volati via in un soffio. A leggere il calendario dovremmo essere ancora in autunno ma effettivamente siamo in pieno inverno. In montagna, con il paese esposto a tutti i venti, si può tranquillamente sostenere che qui davvero non esistono le mezze stagioni, si passa semplicemente dall'estate all'inverno così come dall'inverno all'estate. Il freddo che attanaglia Montepiano si placherà solo a giugno in concomitanza con la chiusura dell'anno scolastico poi, di colpo esploderà il caldo. Così è da sempre e, probabilmente, così sarà per sempre.
Anche questo 1977 non è da meno, a metà dicembre si indossano cappotti e giacconi pesanti e, soprattutto la sera, i camini accesi attirano molto più della passeggiata lungo il Corso. La sosta, invece, nelle macchine parcheggiate in piazza è refrattaria ad ogni stagione, per cui ad intervalli più o meno regolari si odono motori accendersi e rombare immobili, giusto il tempo di far riscaldare la temperatura interna all'abitacolo.
Dopo la fatidica e decisiva riunione ne sono susseguite altre, tutte fatidiche e decisive per l'intensità con cui sono avvenute, aventi quasi sempre le stesse dissertazioni; in effetti, circa gli argomenti tecnici sono tutti in balia di Mario Ferri, il tecnico radiofonico elettricista tutto fare. Chi s'è visto saltuariamente è l'altro Mario, il consulente, a cui basta una telefonata per mettere al corrente i soci sull'iter burocratico. Ogni tanto sono stati precettati per apporre firme su qualche documento ma niente di più.
In paese, invece, è tutto un ribollire di discussioni e soprattutto un continuo andirivieni, quasi una fervente processione, verso la cima della Serra Antica a constatare l'avanzamento dei lavori. Questi, peraltro, sono andati miracolosamente veloci nonostante gli intoppi tecnici e a dispetto di una improvvisa quanto prematura nevicat

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: Michele Rotunno


Il bianco e il nero

Ancora una volta la vita mi stava portando via un dono che ritenevo prezioso.
Tu la mia rarità: Un tesoro nel mio scrigno:
Come una perla rara nel mio cuore.
Il tarlo della gelosia si è impossessato di me.
Il mio corpo, come un oggetto senz'anima, senza te.
Alle volte sei adorabile, altre nevrotico,
un vero rompiscatole.
Siamo come il bianco e il nero.
Mi sono sempre sentita sconfitta in partenza,
due caratteri opposti, ma che divisi sono persi.
Quando riuscivo a dimenticarti, tu riapparivi,
al momento mi sentivo proprio bene,
ma inevitabilmente, il litigio era li: covava sotto la cenere,
e si incendiava in un secondo.
Di nascosto piango, mi sfogo in un fiume di lacrime.
Un dolore dentro che passa poco per volta,
bisogna dargli tempo.
Il mio disagio, che prende voce,
forse ci sono cose che con fatica si superano,
ma mi sento comunque una donna nuova.
Voglio credere ancora nell'amore.
La vita mi ha riservata già molte delusioni.
Ma tutto sommato, mi sembra di essere
come un'araba fenice, che con forza,
determinazione e volontà.
Risorge dalle proprie ceneri...

   7 commenti     di: claudia checchi


IL FIGLIO DELLA TIGRE.

Lentamente i granelli di sabbia si disponevano sul fondo della clessidra. Per infinite volte si girava su se stessa per sottolineare quell’incedere costante del tempo. In altri posti, lontano da Guadalavez, l’alternarsi delle stagioni scandisce il ritmo della vita, a Guadalavez neanche quello. Il clima è costante, immune ai cambiamenti di questo mondo. Come se la città fosse vaccinata contro tutto e contro tutti. Indenne, nella sua perenne decadenza. Quando i padri fondatori posero le prime pietre il destino della città era già segnato. Si narra che la tribù india che generò la città fece un incantesimo per renderla immortale. I più anziani raccontano che tanto tempo prima, nessuno sa quando, un uccello dalle piume di fuoco guidò una tribù di indios attraverso la foresta; e si posò su una roccia, pietrificandosi. Fu lì, ai piedi della roccia, che al calar del sole lo sciamano incominciò la sua danza rituale. Fu accesa una pira alle pendici del masso sacro; e alte fiamme si levarono fino alla sommità, quasi a lambire l’uccello pietrificato; le punte delle fiamme sembravano voler riaccendere le sue piume; e intorno al fuoco gli indios cantavano antiche nenie, bevendo distillati d’erbe fino allo stordimento. Le figure si confondevano con il tremolio delle fiamme e le donne danzavano sopra i corpi degli uomini trascinandoli in un’orgia confusa di sensi. Al primo raggio di sole lo sciamano mise fine alla danza tribale, prese con sé l’ultimogenito della tribù, un maschio di giovane età, e lo condusse in cima alla roccia, al cospetto dell’uccello di pietra. Lo mise in ginocchio e lo uccise, pronunciando frasi in una lingua conosciuta solo dagli dei. Il sangue del ragazzo colava sulle fiamme mentre tutti sotto stavano a guardare, in un silenzio irreale, rotto solo dal crepitare del fuoco. Le fiamme, invece di assottigliarsi, sembravano nutrirsi di quella sacra linfa; l’uccello di pietra colorò le sue piume col rosso di quel sangue, si riani

[continua a leggere...]



Ombre (seconda parte)

“Ragazzi, siamo nei guai”. Venendo da Trent queste parole erano particolarmente allarmanti. La grossa mercedes nera era parcheggiata in una piccola radura ai bordi della strada, in un piccolo boschetto a circa 5 Km da Hallow. Nell’abitacolo pieno di fumo, Trent e gli altri si passavano nervosamente uno spinello. In genere questa operazione era qualcosa di piacevole, ma quella notte nessuno dei quattro occupanti della macchina era in grado di rilassarsi. Il piano preparato da Trent era fallito, e lui e la sua banda erano al punto di partenza. A dire la verità Eddy non aveva ancora capito bene in cosa consistesse questo piano, ma lui era abituato a non fare domande e a obbedire a quello che gli diceva Trent. Così non si era chiesto perché avessero comprato tutto quel fumo, ne perché avessero guidato per così tante ore. Una volta arrivati a destinazione, in una piccola cittadina di cui si era già scordato il nome, lui e Hugh erano stati obbligati a rimanere in macchina, mentre Trent e Lucky erano usciti baldanzosi dicendo che andavano “a concludere un affare”. Chiusi in quella macchina, con Hugh che si rollava uno spinello come sua abitudine, Eddy aveva pensato che non sarebbe stato male se Marion lo avesse visto adesso, lì a trattare gli affari come un duro, e magari si sarebbe detta che lui era molto più forte di quel fighetto di Jimmy, e avrebbe aggiunto che sì, sarebbe voluta uscire con lui, e camminare insieme sulla spiaggia, e che non le importava che lui non avesse la macchina sportiva, o gli abiti firmati, perché a lei interessava solo lui e la sua compagnia, e lui l’avrebbe guardata negli occhi e le avrebbe detto…Fu in quel momento che Eddy si rese conto che se Trent non si fosse procurato i soldi, tutti i suoi sogni, quelle stronzate che gli avevano riempito la testa in quegli anni, non sarebbero serviti a niente, perché Rock lo avrebbe fatto fuori, e contro i coltelli di Rock non sarebbero servite le illusioni che da sempre lo avevan

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Simone Mascardi


In ricordo di voi

SO, CHE SCRIVENDO QUESTE RIGHE NON POTRO' MAI ASSOTTIGLIARE UNA COSI' GRANDE ASSENZA,
MA SEMPRE PIU' FORTE CRESCE IN ME IL DESIDERIO DI RIPRENDERVI E DI TENERVI TRA LE MIE BRACCIA, E DI SENTIRE QUELLA SICUREZZA INTERIORE CHE MI HA SEMPRE ACCOMPAGNATO A SUPERARE LE SOFFERENZE DELLA VITA QUOTIDIANA.
MI SONO SEMPRE CHIESTO SEMMAI UN GIORNO IO AVESSI CONOSCIUTO IL VERO SIGNIFICATO DELLA PAROLA AMARE; MOLTE ERANO LE INCERTEZZE CHE SI ACCAVALLAVANO NELLA MIA MENTE <AMARE E PASSIONE SONO DUE COSE INSEPARABILI?>, < PERCHÈ NON PUO' ESISTERE AMORE SENZA PASSIONE?>
ORA PIU' CHE MAI HO CAPITO CHE DENTRO A QUELLA PICCOLA PAROLA SI ESTENDONO FILI E LEGAMENTI INFINITI E PIENI DI TANTA GIOIA E RICCHEZZA INSOSTITUIBILE, E TANTA ENERGIA DI VITA SPIRITUALE, CHE NON HA NULLA A CHE FARE CON LA PASSIONE. LA VERA MEDICINA RIGENERANTE È IL GRANDE SAPERE CHE QUALCUNO TI DESIDERA PER QUELLO CHE SEI DENTRO, E SI STRINGE A TE PER SOLA ATTRAZIONE MORALE E NON FISICA, E TU TI LEGHI A LORO PER LA VITA SENZA VINCOLI E SENZA OBBLIGHI MORALI, MA PER SEMPLICE ISTINTO INTERIORE CHE MAN MANO PASSA IL TEMPO DIVENTA SEMPRE PIU' UNA CERTEZZA RIGIDA E FORTE CONTRO OGNI PERICOLO E MALE.
SCRIVO NON PER SPIEGARVI IL SENSO DELL'AMARE, MA PER UNIRE RICORDI BELLI MA DOLOROSI ALLA LORO ASSENZA E PER CERCARE QUEL MODO DI RIVITALIZZARE E RICOSTRUIRE L'IMPOSSIBILE, CHE ORMAI È UNICA REALE CERTEZZA; L'UNICA FORZA CHE SEPARA L'AMORE È LA MORTE, IL DISTACCO DOLOROSO DAI TUOI AFFETTI PROFONDI; NESSUNA FORMULA CHIMICA O MATEMATICA PUO' RESTITUIRE I TUOI AFFETTI; L'AMORE CONTINUA AD ESSERE SEMPRE PIU' FORTE ANCHE NELLA LORO ASSENZA, MA NON ESISTE PIU' GIOIA, MA UN GRANDE DOLORE E UN VUOTO NELL'ANIMA CHE NON PUO' ESSERE COLMATO DA NESSUNA GOCCIA MEDICA, E VIVI IN UN PRESENTE ORMAI ASSENTE. ED ORA CHIEDO A VOI CHE LEGGETE QUESTE RIGHE, SE PUO' ESSERVI CAPITATO MAI UNA SIMILE COSA DOLOROSA, CHE NON SO AL MOMENTO SPIEGARE ED

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: ANDREA


Nonna Maria

La casa di Elena non distava molto da quella dei nonni materni: bastava percorrere qualche viuzza del paese, attraversare la piazza grande, una corsa in un prato ed infine il gioco era fatto.
Sua madre lasciava che la bimba si recasse a far loro visita tutte le volte che ne avesse voglia, da sola, con la sua bicicletta, cosa che la rendeva felice perché era abbastanza raro che la lasciassero girare senza qualcuno che la sorvegliasse.
Le strade dei paesi alle due del pomeriggio sono deserte, non vi passa anima viva perché è l’ora consacrata alla siesta pomeridiana, per cui anche una bimba di quell’ età poteva benissimo passeggiare senza timore.
Quel pomeriggio il cielo era terso; non una nuvola ad offuscarlo, era perciò l’occasione migliore per provare la nuova Graziella arancione che le era stata regalata da poco.
Si sentiva alta su quella sella e le sembrava di dominare la strada.
La mamma la salutò dalla finestra dopo le ultime raccomandazioni.
Elena promise che non avrebbe dato retta al suo istinto di sfrecciare veloce, che sarebbe stata cauta, ma soprattutto promise che si sarebbe recata solo da nonna Maria che l’aspettava sempre in quell’ora del pomeriggio.
Abitava in una grande casa insieme al marito e ad un figlio Orlando allora scapolo e si dilettava a fare delle ottime torte e montagne di polenta.
La stanza più frequentata della villa, era una grande stanza nell’interrato che faceva da cucina, arredata con mobili rustici, vissuti, carichi di ricordi.
La solita pentola d’acqua bollente borbottava sulla piastra della stufa a legna e c’era odore di pesce, forse di gamberetti al sugo che in quella famiglia amavano molto gustare insieme ad una bella fetta di polenta e ad un buon bicchiere di vino.
Il caffè era stato appena fatto e ce n’era sempre un cucchiaio, solo un cucchiaio per la più piccola.
Amava molto il sapore amaro di quella bevanda, purtroppo prerogativa dei soli adulti e si chiedeva quando sarebbe arrivato

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Nostalgia.