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Quando un giudice è solo

Sono chiuso da circa due ore in camera di consiglio. Devo emettere la sentenza per questo caso di rapina. Due udienze di serrato dibattimento, dopo la convalida dell'arresto. Devo dire che il Pubblico Ministero è stato molto convincente; io, però, avevo inizialmente sottovalutato il difensore. Un ragazzo giovane, piuttosto reattivo ma ancora poco esperto di dibattimento. Però ho ascoltato con attenzione anche lui... la sua difesa, poco tecnica, è stata però molto accanita. Si è dato parecchio da fare con le opposizioni.. ma qua non siamo in America. Sono già passate due ore, ho letto e riletto i verbali... Ecco, per esempio, questa teste... molto precisa, puntuale... Ha retto benissimo sia l'esame dell'accusa che il controesame dell'avvocato. Mai una contraddizione. Anzi : ho dovuto persino richiamarla, stava quasi arrivando al diverbio... ci sono testi così, che scattano per un nonnulla, sono sulla difensiva. Si vedeva però che aveva dell'astio contro uno degli imputati ... a riguardo del meno giovane ha detto " aveva l'aria del fannullone"... e ancora " si vedeva che era gente che viveva di espedienti"... Secondo me questi due hanno iniziato con l'idea di commettere un furto, poi la faccenda è sfuggita loro di mano... la vittima è caduta per terra... Ecco qua... l'imputato a nome Mario è un tipo navigato, ha un bel po' di precedenti penali per reati contro il patrimonio; per tutto il processo guardava qua e là, più che seduto, direi che stava stravaccato sulla panca. L'altro, è un ragazzo... incensurato? ... ah no, una violazione per guida in stato di ebbrezza - vedo dalle carte - ma è cosa da poco. Comunque era molto spaventato. Mi guardava con certi occhi, durante il suo interrogatorio... Ha chiesto anche di poter bere un bicchiere d'acqua... più volte s'è fermato, pareva sul punto di scoppiare in pianto...
Il reato di rapina è punito molto duramente... mi sono ritirato dall'aula abbastanza convinto, alla fine, che siano colpevoli entrambi... il giovane però non credo avesse intenzione di rischiare fino alla rapina... In questa stanza si soffoca, fa davvero caldo. Non posso nemmeno aprire le finestre, sono troppo alte. Potrei però sfilarmi un attimo questa toga, che pesa troppo... E sì, ero abbastanza convinto che fosse rapina , quando ho lasciato l'aula.. adesso però che ripenso a mente fredda e non sono sotto lo sguardo della gente... si fa presto a dire, ma un giudice è solo in aula, mentre tutti i presenti lo osservano ed interpretano ogni suo gesto... L'imputato più giovane ha detto di aver frequentato le medie superiori e che da mesi è senza lavoro... guarda te se un ragazzo di vent' anni si doveva inguaiare in una storia del genere!... perchè , c'è poco da dire, ma ad emettere certe sentenze io provo ancora dispiacere... rileggo le carte ancora una volta, vediamo se c'è margine per un furto aggravato... mi prendo ancora un po' di tempo.. peccato non poter fumare, ne ho una gran voglia!

 

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9 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • Raffaele Arena il 05/03/2012 22:46
    Ritmo serrato, introspettivo, bello. Ricorda Carofiglio, il giudice scrittore, ma c'e' la sensibilità femminile che lo rende superiore. PIaciuto.
  • Anonimo il 03/03/2012 17:06
    ne approfitto per ringraziarti del tuo commento... bel racconto, breve ma incisivo, con reticenze strategiche che fan ben pensare...

9 commenti:

  • Anonimo il 26/02/2012 10:08
    Un'opera scritta molto bene che esprime e fa risaltare, egregiamente, la peculiarità di ciascuna delle persona coinvolte nel processo.
    Comprendo come delicato e difficile possa essere il ruolo del giudice, il quale si trova a dover esprimere un giudizio di condanna o di assoluzione, tenendo conto dei fatti e delle testimonianze.
    Spesso, quello che appare, è solo l'esternazione di un disagio più profondo. Un disagio che, se avvertito, può comportare dubbi, perplessità di giudizio, anche se, alla fine, la legge è legge.
    E qua, hai reso, molto bene, il senso della solitudine interiore, della persona tenuta a giudicare, tenuto conto dei fatti o magari dando ascolto alla propria coscienza, concedendo delle attenuanti al reo.
    Personalmente, credo che la verità reale, almeno in alcuni casi, non coincida mai con la verità giuridica, che può avvicinarsi benissimo alla menzogna.
    Complimneti!
  • Ugo Mastrogiovanni il 25/02/2012 12:38
    Un breve rapporto letterario che stranamente nasce da una rapina, chi avrebbe mai pensato di scriverlo e così bene?. Un cervello in tempesta: il Pubblico Ministero è stato molto convincente, ho sottovalutato il difensore troppo giovane, più di una contraddizione, i testi sulla difensiva, insomma? Forse un giudice si chiederà anche il perché di tanti reati contro il patrimonio: per le necessità di ogni giorno, per la comune esistenza devastata da quello che oggi chiamiamo progresso, per sfregiare chi ne ha più di te? Terrà conto anche degli occhi spaventati dell'imputato? Penserà alla sua infanzia, al contesto familiare nel quale si è trovato a maturare? Dubbi, incertezze, pezzi di cuore e di cervello che confondono la penna di chi si appropinqua a scrivere una sentenza che resta, che potrebbe sconvolgere per sempre l'esistenza di una vita. Non è facile; è stato più facile trasformate in bello scrivere questo tormento, farne un racconto per tutti e uno sfogo per la propria coscienza. Il Giudice prende ancora tempo, ma servirà? C'è anche quella clausola giuridica "In dubio absolvitur reus", il Magistrato lo sa; ma c'è il codice, la legge, il dovere. Ma chi giudica è anche un genitore, un cristiano, un essere umano; non vorrei essere nei suoi panni; mi basta aver letto questo breve testo, letteralmente corretto e gradevole, misurato e chiaro per espressioni, punteggiatura e sintassi; potrei affermare: un lavoro perfetto anche sotto il suo lato dubitativo. Complimenti.
  • mariateresa morry il 25/02/2012 11:39
    grazie.. questa cosa nasce da una esperienza diretta.. non è proprio del tutto inventata... però mi fa piacere che abbiate colto quello che volevo dire!!
  • Don Pompeo Mongiello il 25/02/2012 11:18
    Molto piaciuto ed apprezzato questo tuo originale e bello!
  • PIERO il 25/02/2012 00:24
    Hai dimenticato di scrivere, dopo l'ultima riga, (continua).
    Perché continua, vero?
  • Aedo il 24/02/2012 22:55
    Nel tuo racconto descrivi la vicenda di un giudice, che ha posto la preminenza dell'umanità nel giudizio. Storia veramente significativa!
  • Pepè il 24/02/2012 21:55
    Soggetto narrativo molto interessante. Bell'idea.
  • Anonimo il 24/02/2012 14:19
    Il futuro di giovani vite nelle proprie decisioni, nella capacità di discernere la verità che poi... magari se ne potesse avere sempre la certezza! Dubbi umani e sacrosanti e immensa responsabilità per chi ha un lavoro tanto delicato da "marchiare" per sempre un altro simile. Carte, testimonianze ma alla fine si è soli a dover decidere con la propria professionalità e il proprio sentire.
  • alta marea il 24/02/2012 14:08
    Veramente duro, dover decidere il destino delle persone, una professione quella del giudice molto delicata. Questo racconto descrive in tutto e per tutto, molto bene, quello che passa per la testa di un essere umano chiamato a dover emettere una sentenza. In quel momento si è soli!! il peso delle responsabilità è come un macigno.

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