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Vacanza shock

Era una apprezzabile e soleggiata mattina di febbraio nella Val Ridanna. Aurelio Ducoli e sua moglie Emma si sentivano pieni di entusiasmo. Con il loro camper e il barboncino Andy erano intenzionati di raggiungere Ridanna, dell'omonima vallata dell'Alto Adige. Contavano di rimanere una settimana al Rifugio Papetti, alle pendici del Monte Tallone Grande.
Aurelio aveva festeggiato il suo trentesimo compleanno due giorni prima, ed Emma aveva otto anni più di lui. Lei aveva cominciato a star poco bene, e così il marito si occupava della sua salute assistendola e cercando di distrarla. Proprio il giorno del di lui compleanno, mentre stavano conversando nella loro casa, le promise il viaggio "estremo" tra i monti loro tanto amati. Aurelio, esperto avventuriero di "alta quota", era altrettanto un esperto manager del settore immobiliare con un hobby molto particolare: scrivere racconti brevi. Tanto vero che molti suoi elaborati erano diffusi su alcuni Siti editoriali e letterari in versione e-book.
Mentre egli guidava sulle alture di una possente montagna, frenò per dare un'occhiata alla carta.
"Prenderemo questa stradina!" disse scorato, indicando una sottile striscia giallognola che serpeggiava attraverso i monti e scendeva nella Valle di Racines. "Il Rifugio Papetti è tra Gaude e Colle, a tre chilometri dal Rio di Racines. La carta montana è chiara!"
La strada che aveva scelto correva lungo l'impetuoso torrente sconosciuto; s'inerpicava bruscamente verso Ovest fino a quota 1800, e poi scendeva nella valle.
Verso il tardo pomeriggio, Aurelio cominciò a preoccuparsi. Si erano addensate le nubi, aveva cominciato a nevicare e la strada era stretta per far manovra con il camper e tornare indietro. Ritornò a scrutare la carta stradario: essa indicava il nome del rifugio interessato, proprio in fondo a una leggera discesa. Quel che lui ignorava era che aveva sbagliato percorso!
La neve caduta aveva coperto la striscia bianca e lui s'era intromesso senza accorgersene in una stradina laterale usata dal servizio forestale, d'inverno lasciata senza manutenzione, che terminava in un campeggio estivo abbandonato, oltre il quale s'apriva uno dei paesaggi più crudi, aspri e accidentati della regione.
Aurelio rallentava a causa di una curva a gomito; le ruote posteriori affondarono nella neve e, trovando una lastra di ghiaccio, cominciarono a girare a vuoto. Emma si lasciò andare in un'ansietà interminabile.
Egli, con indosso un maglione e due cappotti, scese per rendersi conto della spiacevole situazione. Alla sua sinistra, Monte Tallone s'innalzava con una serie di spuntoni che lo sovrastavano di almeno ottocento metri; alla destra si apriva uno strapiombo superiore i trecento metri. Con pazienza e un briciolo di inquietudine lavorò inutilmente due ore per liberare dalla neve le ruote posteriori. Infine, infreddolito e "inumidito", cedette alle insistenze di Emma che lo supplicava di rientrare. Scaraventò, nervosamente, la pala nello strapiombo. Gesto inconsulto!
"Le nostre famiglie attendono la chiamata del nostro sopraggiungere al rifugio; mi sa che dovremo mentire per non lasciarle in ansia! Non ci muoveremo da qui per parecchie ore! Forse, rischieremo una notte all'addiaccio!" borbottò lui.

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1 recensioni:

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  • Antonio il 13/11/2017 13:43
    Un bellisimo racconto che non lascia indifferente il lettore anche per le tematiche trattate.

2 commenti:

  • Floriana Bianchi il 14/11/2017 18:52
    piaciuto tanto, letto con ingordigia nell'attesa del pensiero che veste la tua fantasia. bello!
  • Anonimo il 13/11/2017 13:54
    Un racconto di avventura con rito magico. Forse Poesie e racconti ti ha fatto da modello, comunque il brano è ben scritto e godibile. Un saluto

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