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2054, nuova meravigliosa città

A parte la sedia in un angolo e lo stretto percorso, dall'ingresso alla finestra, lungo due dei muri perimetrici, il locale ampio e spazioso era interamente occupato da un magnifico plastico di sessantaquattro metri quadrati, in parte fisico e in parte olografico. Circondati da vialetti con tanto di alberelli e da piazzette adornate da microscopici monumenti, in esso svettavano, minuziosamente ricostruiti, numerosi grattacielini alti fin quasi un metro, vicino ai quali l'unica persona presente pareva una Gulliver in visita a Lilliput.
Un uomo sui quarantacinque anni, atletico e dal volto squadrato, si affacciò sulla soglia.
"Ecco dove t'eri cacciata, Irene. Avrei dovuto immaginarlo, questo posto ci fa sentire un demiurgo ben più della ricostruzione tridimensionale al computer, vero?" disse costui.
La donna immersa nella contemplazione del modello, una bruna alta e slanciata, più fine d'aspetto e tuttavia assai somigliante a chi l'aveva interpellata, si riscosse, lo guardò e gli rivolse un sorriso tirato.
"Oggi non riesco a dedicarmi al lavoro come al solito, Mario, non con quei tizi là sotto."
I fratelli Irene e Mario Latino raggiunsero la finestra, posta al terzo dei ventiquattro piani di arditezza dell'avveniristica "Torre Madama" da loro stessi realizzata e di cui erano proprietari. Rivolsero quindi l'attenzione ai contestatori, che si agitavano davanti all'ingresso degli uffici milanesi mostrando cartelli di protesta e urlando slogan minacciosi. Erano in parecchie migliaia, giù in strada, tenuti a stento sotto controllo da un folto cordone di agenti in tenuta antisommossa. I manifestanti sembravano così rabbiosi e pronti a tutto da poter abbattere l'azzurra barriera umana come se fosse stata un fuscello.
Dopo qualche minuto di silenziosa osservazione, i due consanguinei si guardarono negli occhi, sconsolati.
"La situazione peggiora di settimana in settimana. Perché non capiscono che lavoriamo per il loro bene e che siamo benefattori dell'umanità?" si lamentò quindi Irene. Era un suo vecchio leitmotiv; quasi ogni giorno, infatti, se la prendeva con l'altrui incomprensione.
"Sai com'è la gente, vorrebbe la botte piena e la moglie ubriaca." spiegò, paziente, Mario.
"Ma non si rendono conto che il mondo è sempre più sovrappopolato e invivibile? Che frotte di disperati sciamano dal terzo mondo soffocandoci tutti quanti? Che le città europee sono congestionate e le risorse agricole insufficienti?"
"Se ne rendono conto sì. Sono proprio loro i più intolleranti verso il governo centrale, incapace di arrestare le continue ondate immigratorie."
"E allora perché? Stavolta non si può parlare di speculazione edilizia come qui in Lombardia o in Liguria. A parte gli edifici pubblici, le nostre saranno tutte case popolari sovvenzionate dall'Europa."
"Che vuoi farci, sono affezionati a tutto quel vecchiume. Parlano di storia, arte, bellezza, natura, ecologia. Si riempono la bocca con queste belle parole e si bendano gli occhi di fronte alla realtà."

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