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Rosa in russo

Stavo quasi per terminare il mio consueto giro della Fortezza Nuova prima di entrare al lavoro, quando, accanto ad un cassonetto, ho visto un libro.
Un romanzo rosa scritto in cirillico al quale mancavano una metà abbonante delle pagine. Accanto ad esso una serie di libri scolastici seminuovi, di quelli che non si sono mai aperti, ma quel libro no.
Era vissuto, consunto, passato chissà per quante mani prima di arrivare colà dove il tanto affaticar fu volto.
Chi lo aveva buttato, dopo averlo letto, era solo l'ultimo lettore che poteva goderne.
La sua vita era passata attraverso le mani delle badanti russe che si ritrovano il pomeriggio sul viale degli Avvalorati per parlare tra loro nella loro lingua e riconoscersi; era il promemoria per ricordarsi chi erano e da dove venivano, in terra straniera. Il libro della memoria.
"La mia gente rivedrò, quel che dico capirò..."

 

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