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Rifugio giallo. (Ultima parte)

Nel rifugio giallo avvertii ora che ci penso un lamento femminile e due uomini arrabbiati uno di loro uscì a prendersi una boccata d'aria con un volto graffiato, sporco di sangue. Mi avvicinai guardando dentro ma che non potessero vedermi, ero riuscita e a quel punto mi accorsi che c'era una donna, legata mani e piedi che fissava una foto di un bambino sorridente. Verso le 18 la portarono via caricata su un furgone. Io ne approfittai per entrare e quando mi trovai lì presi la foto, scoprendo che si trattava di suo figlio. Un bambino di sei anni. Scappai subito da quel luogo, venni disturbata dal rumore di passi veloci. Mi diressi immediatamente verso l'uscita trovandomi in un bosco, tra le braccia, non so di chi, sentendo respiri affannosi ma non mi spaventai, capendo non appena ebbi la forza di voltarmi, che era Trovati. Ricordo che ero spaventata e di non averlo però aggredito, lui pianse. Volle sfogarsì si fidava di me. Venni a sapere che quella ragazza la uccise perchè non sopportava che trattasse male suo fratello molto malato. Lui venne a saperlo. Lo avrebbe riferito alla polizia, se fosse ancora qui. L'ho ucciso, per non finire in galera. Poi mi lasciò andare, dovendo giurarle, che non ne avrei parlato con nessuno, di quello che mi aveva raccontato. Egli si fece aiutare da un amico per portare la ragazza nel fosso che dopo la uccise

 

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