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Lo spirito del formicaio

Lo spirito del formicaio.

Un giorno portai i miei bambini a osservare un formicaio, la mia passione di ragazzo.
Rimanemmo incantati ad osservare le formiche: come si muovevano lungo le strade che costruivano, l'interazione tra loro, l'aiuto reciproco nel trasportare le pagliuzze.
Era qualcosa di stupefacente: mettevamo cibo di varia forma intorno al formicaio, poi più lontano. Una prima formica arrivava, ne seguivano altre. Capimmo che forse si scambiavano le informazioni.
Se la prima formica era in difficoltà se ne avvicinava un'altra per aiutarla e poi un'altra ancora, condividendo spontaneamente il fardello, senza alcun ordine superiore.
Quelle minuscole creature operavano come un unico organismo vivo: ognuna contribuiva al bene comune, con impegno apparentemente frenetico.
I bambini, rapiti, mormoravano: "È come una città!" E io annuivo, pensando che lì pulsava lo spirito della colonia: sacrificio collettivo, un'armonia perfetta dove l'individuo si esaltava nel tutto.
Ad un certo punto, mio figlio più grande mi disse: "Papà, vedi che le formiche si muovono senza un capo? Senza bisogno del Capo!".
L'altro rispose: "Ci sarà il DNA che le guida". Ma io dissi: "Il DNA ce l'hanno anche le piante, qua sono una moltitudine di soggetti. Ci deve essere come una ragnatela ideale che li lega. Vedete, si scambiano messaggi, si comprendono, si organizzano per risolvere un problema".
Quei piccoli dialoghi infantili aprirono una finestra su un mistero profondo. Le formiche non ricevono un ordine immediato, eppure la colonia pulsa di ordine perfetto. È un'intelligenza distribuita, emergente dal caos apparente, dove ogni individuo segue regole semplici ma il tutto genera complessità stupefacente.
<<Come possiamo chiamare la ragnatela?>, mi chiese il più grande.
Ed io: <<l'anima collettiva, vi piace?
<<Meglio "Lo spirito del formicaio".
<<Bello, molto bello! Grazie ragazzi di questo insegnamento. Ho capito il compito del capo: diffondere lo spirito del formicaio.
Le formiche hanno abbattuta la piramide, hanno una organizzazione piatta, olistica. Non c'è gerarchia rigida, ma fiducia reciproca e regole condivise, un modello per noi umani che spesso cerchiamo capi invece di connessioni.
Cercai di portare lo spirito del formicaio anche in ufficio e il risultato fu sorprendente. Quando ero lontano, per seguire corsi di formazione, vedevo che i colleghi ricevevano continue telefonate o telefonavano loro stessi per assicurarsi che tutto funzionasse.
A me non telefonava nessuno, ero tranquillo. L'ufficio camminava da solo sulle gambe dei miei collaboratori.
Il bravo dirigente, ripetevo, si vede quando è lontano dall'ufficio.

 

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