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L'ultimo giudizio

Era il primo giorno del sesto mese di dolore e il signor Alfredo Sinci, persona alquanto conosciuta e temuta, si spegneva nel suo letto. Non una sola lacrima cadde su quel cadavere martoriato, ma soltanto alcune frasi di pieno disprezzo. Nello stesso momento in cui morì, Alfredo si sentì meglio, come se fosse resuscitato. Sentiva il ritorno delle forze e riuscì ad alzarsi dal letto, solo che ad alzarsi fu soltanto il suo spirito, poiché continuò a vedersi disteso e a vedere il medico che parlava con i più vicini al suo corpo. ?"Il signor Sinci è morto- disse il medico.
-Finalmente abbiamo smesso di dover badare a quel cadavere, a quanto pare in questo mondo c’è qualcuno che ci ascolta- fu il commento di uno della servitù. ?"Un po’ mi dispiace, ora dovrò cercarmi un altro lavoro, ma almeno non dovrò più sottostare a quel porco- concluse un altro. Alfredo ascoltava tutto e si trovava nella più totale confusione, continuava a girarsi e rigirarsi ma nessuno lo vedeva o sentiva i suoi lamenti. Continuava a guardare quel corpo disteso e si riconosceva in quello, ma nello stesso tempo cercava di guardarsi allo specchio per vedere chi era o cos’era. Si avviò verso l’estremità della stanza dove vi era uno specchio, si posizionò ancora barcollante davanti ad esso ma non vide nulla, soltanto le spalle di coloro che raccolti davanti a quel cadavere ridevano e scherzavano come se fossero ad una festa. Urlò, ma il suo grido non fu sentito da nessuno poichè tutti continuarono nelle loro mansioni e nelle loro spiritosaggini. Improvvisamente si sentì afferrare alle braccia da due figure incappucciate che lo trascinarono verso una porta che si era aperta nel muro, una fessura che lasciava intravedere una forte luce bianca. Alfredo non oppose resistenza, si lasciava trasportare da quelle figure quasi umane e la sua ragione non riusciva a spiegare tutto ciò. ?"È soltanto un sogno- pensò ?"ora mi sveglierò e mi ritroverò in quel penoso corpo.
Oltrepassò quella porta e non sentì più le voci degli inservienti, e questo lo risollevò parecchio. Si ritrovò in una stanza tutta bianca e priva di pareti, priva di limiti. In lontananza poteva intravedere tre sagome, appena giunse davanti ad essi si accorse che i due accompagnatori erano svaniti. Delle tre figure, solo uno era incappucciato e con il volto coperto da una fitta tenebra, mentre i restanti due avevano il volto coperta da folta e lunga barba bianca.
Gli occhi azzurri di uno dei due si spostarono sul signor Sinci. -La sua non è una bella situazione.
Alfredo non capiva e continuava a guardarsi intorno come per cercare qualche risposta alle sue domande. -Forza stupido, penso proprio che tu oggi verrai con me- e seguì una gran risata da parte dell'incappucciato. Uno degli uomini con la barba si girò verso di lui, lo fissò attentamente e le risa cessarono.
-Allora Alfredo, tu sei appena passato a miglior vita- cominciò il vecchio con la barba. -O a peggior vita- commentò a bassa voce l'uomo dal volto nascosto. -Noi sappiamo tutto quello che hai fatto durante la tua permanenza sulla terra, e come ti ho già detto la tua non è una bella situazione.

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2 commenti:

  • Miriam Angel il 03/01/2008 14:34
    Una bella trama, bravo! Mi ricorda, a tratti il racconto "canto di natale" di charles dickens. Penso che con qualche descrizione in più potrebbe rendere meglio la suspense ma è comunque un pezzo molto buono secondo me. ciao Miriam
  • Sergio Maffucci il 30/11/2007 22:27
    L'idea pur se non originalissima è buona.
    A mio modesto avviso dovresti però curare di più la parte formale della narrazione, dedicare maggior cura ai periodi ed alle parole che solo un'attenta ed approfondita. rilettura ti consente (anche più di una, a volte!)
    Detto così può sembrare un giudizio superficiale perché non suffragato da esempi concreti, ma non è possibile fare questo tipo di disanima in un ambito ristretto di questo tipo.
    Spero solo di essermi in parte spiegato e se ritieni possiamo riparlarne...
    in questo caso ci possiamo contattare via email, basta che tu me lo chieda.
    Ciao

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