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Racconti sulla pace

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Samya e l'altra metà del mondo

Sette del mattino. È lunedì di un uggioso novembre.
La testa mi scoppia, ho gli occhi gonfi, l’umore tenta di svincolarsi e liberarsi da un’ingombrante apatia e inquietudine.
Non ho dormito, il pensiero continuo e divorante va alla nostra ultima telefonata. Mi è arrivata addosso la sua voce rauca e stanca e una pungente sfiducia mista ad accettazione. Ha detto che al suo ritorno dal viaggio di lavoro avremmo dovuto parlare di noi. Non facciamo altro ultimamente.
“ … anche se Giorgio cerca di convincerti che avrete un futuro insieme, stai certa che non lascerà sua moglie. Non si sposa mai l’amante Mara, mai... ” mi dice sempre mia madre, col suo solito modo diretto e il tono preoccupato per il mio entusiasmo adolescenziale verso quella relazione.
Non la ascolto, sono frasi che si dicono in queste circostanze ma non è il mio caso, io e Giorgio siamo così innamorati, uniti dalla passione, dalla complicità, abbiamo ancora l’espressione inebetita dei primi appuntamenti e ci diciamo le frasi insensate prese dal linguaggio degli amanti, sentiamo il bisogno di viverci, di accoglierci!
Già penso a come avrei arredato la casa in cui saremo andati ad abitare in primavera. Con sua moglie sono separati in casa da mesi, vivono in due ali distinte dell’abitazione e lui passa ogni momento libero con me.
Ma quale amante!
Io sono la donna che lui ama. Non sono l’incontro di due volte a settimana, a cui non è permesso un futuro insieme. Mi ha sempre presentato a tutti come la sua donna. Non devo fare altro che aspettare che ottenga il divorzio.
Da qualche settimana, però, fatico a proseguire accanto a lui, mi impiglio sempre più spesso nei suoi mille impegni, nei ritmi di vita forsennati, inciampo nel suo umore intrattabile. .
La complicità prosegue con qualche attrito, la passione ha perso il bagliore accecante di un tempo.
Sette e quindici. Mi scrollo da questi mesti pensieri che possono di diventare grigi nuvoloni sulla mia giornat

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Bandiere di Pace di Autori Vari.

" Bandiere di pace " è un libro uscito a giugno del 2003 per le edizioni Piero Chimienti e per l'iniziativa di Peacelink. Gli autori: Giulietto Chiesa, Gisella Desiderato, Giuseppe Goffredo, Carlo Gubitosa, autore di un documentatissimo libro sui fatti di Genova durante il vertice delG8 del 2001, Alessandro Marescotti e Alex Zanotelli. Secondo me questo libro è un ottimo esempio di controinformazione mirata a sollecitare l'attenzione di chi, sommerso da varietà e quiz televisivi, ha una percezione confusa e rimossa della grave situazione che il mondo vive. L'analisi di Giulietto Chiesa che oserei definire pedagogicamente
"catastrofica" mette in risalto, basandosi sui fatti e sulle dichiarazioni di vari esponenti dell'Amministrazione Bush, la motivazione più forte che ha spinto Bush alla guerra contro l'Irak: la sopravvivenza dell'Impero americano, costi quel che costi, anche il ricorso alle armi nucleari. Ho virgolettato l'aggettivo catastrofica perchè tutti gli autori sono anche propositivi nel segno della speranza della costruzione di un mondo migliore che sarà realizzabile se il popolo della pace
saprà organizzarsi e saprà coinvolgere il maggior numero di persone nel progetto di ridefinire questo mondo tragicamente spaccato in un Nord che consuma l'80% delle risorse del pianeta e un Sud che sopravvive e muore con il restante 20%. I mezzi indicati per realizzare questo progetto sono:la controinformazione, o, meglio, lo svelamento della informazione bugiarda, il boicottaggio e la difesa definita "asimmetrica" perchè non usa le stesse armi e strategie dell'avversario ma quelle gandhiane della nonviolenza.



Profeti di speranza: Tomas Balduino

Ho conosciuto Tomas Balduino in un incontro organizzato a Pescara da Pax Christi. Ricordo che, tra le altr cose, raccontò, sorridendo soddisfatto, un episodio della lunga battaglia dei contadini brasiliani ( I Senza Terra) per la riforma agraria e contro il latifondo...

Avvicinandosi ad un accampamento di contadini che
avevano occupato una terra, vide un gran polverone.
Raggiunse l'accampamento: tante donne, armate di scope, spazzavano a tutta forza il terreno alzando, appunto, un gran polverone. "Ma che fate?- chiese Tomas. "Spazziamo
via le orme degli oppressori". Tuttsa la sala applaudì: un omaggio ai Senza Terra.
Vorrei proporre una sintesi di due interviste rilasciate recentemente a Caros Amigos, numero speciale sulla riforma agraria, e al Giornal do Brasil. Nella
intervista a Caros Amigos Balduino dice che il potere giudiziario sta difendendo la proprietà della terra come
un diritto assoluto, senza tenere in conto la funzione
sociale della terra, garantita dalla Costituzione.
E continua: "Ci sono tre fprme di violenza in questo momento nelle campagne 1) la violenza dei latifondisti con
le loro milizie armate chwe utilizzano armi che può utilizzare solo l'esercito.
2) la violenza della giustizia che non mostra il minimo rispetto per le vite umane.
3) la violenza dei media che provoca gravi danni e rende più difficile una riforma agraria di massa e di qualità
come Lula ha promesso di fare. È una campagna quotidiana, un fuoco che non si spegne. L'impunità continua a trionfare.
Di fronte ai 976 assassinati tra l'85 e il '96 ci sono
in carcere solo 5 persone. È importante che il governo mantenga la coerenza come sta facendo... Le misure che
preludano allariforma agraria sono: 1) il piano raccolto
per cui chi lavora nelle campagne riceverà il finanziamento per il raccolto 2003/2004, cosa che finoad ora era privilegio dell'agrobusiness.
2) il piano di Emergenza che garantisce a chi lavora una
cesta di base che, speriamo, consentirà l'in

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L' uomo inedito

Nella sua sana razionalità, come dice parlando di lui R. La Valle, Ernesto Balducci, nelle sue opere e nelle sue relazioni, parlava di un uomo inedito, un uomo nuovo che sperava sarebbe emerso dal processo evolutivo della storia umana. Quest'uomo non sarebbe stato più lupo all'uomo, ma, dell'uomo, amico e fratello. La guerra sarebbe entrata nell'era preistorica e il mondo non sarebbe stato più il luogo di conflitti, tensioni, competizioni, ma il luogo d'incontro fra uomini solidali nella costruzione di una società liberata e regolata da una democrazia non formale e imperfetta ma sostanziale e compiuta.
A chi gli contestava questa speranza, definendola utopica, Balducci rispondeva: o un mondo così o nessun mondo. Le parole non erano esattamente queste, ma questo il concetto. E parlava di realismo dell'utopia.
Vivendo questo momento tragico della storia umana mi chiedo se la speranza di un profeta come Balducci sia definitivamente morta. Sarebbe terribile, apocalittico. Bush ha parlato di guerra preventiva ed infinita. Preventiva. Infinita. Due parole che, a breve o a lungo termine, sono in grado di fermare non l'evoluzione della storia, ma addirittura di porre fine alla storia e, con essa, a tutta l'umanità.
Tempo fa lessi un ironico e profondo articolo di Benni. Immaginava Bush e Blair rimasti soli in un mondo distrutto. E non erano desolati, ma, con le armi in pugno, scrutavano l'immensa devastazione per assicurarsi che non ci fossero più nemici. La scena è paradossale, ma i due potenti uomini mi appaiono come la metafora di un mondo ricco e potente che considera la parte povera e debole come una nemica che mette in pericolo il suo stile di vita e la sua sicurezza e che, quindi, va combattuta. Essa è il male che va estirpato in nome della democrazia e della libertà. E', questa, un'operazione di stravolgimento della verità che lascia allibiti.
Tornando al realismo dell'utopia di Balducci, mi sembra non del tutto improbabile che l'umanità si auto

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Eccolo

Non odo nulla, sono qui solo in questa grotta. Ho freddo, molto freddo.
Fatico a respirare e il mio corpo è dolorante. Non rammento chi sono e cosa mi è successo. Mi alzo lentamente e le fasce che mi coprono cadono a terra.
Ho sangue su tutto il corpo. Chi mai può avermi torturato così crudelmente?
Sono forse un assassino? Mi hanno crocefisso, sicuramente. Ho ferite
dolorosissime alle mani ed ai piedi. Percepisco amore intorno a me. Fuori dalla grotta parlano animatamente.
Mi avvicino ed ascolto
- ti dico che è lui il messia. Quando ha reclinato la testa ed è spirato, il cielo era
sereno, improvvisamente le cataratte del cielo si sono aperte e tuoni e fulmini hanno fatto fuggire tutti. Solo due discepoli ed una donna sono rimasti. Io li ho aiutati a deporre la croce e l'abbiamo lavato e fasciato secondo le loro usanze. Toccare quell'uomo mi ha cambiato. Non posso spiegartelo, ma ne sono certo, quello li' dentro non è di questo mondo. Non è uno di noi. Lui è ciò che afferma di essere: il figlio di Dio.

Io il messia, l'uomo dei cieli, colui che tutti i profeti hanno annunciato.
Mi allontano lentamente per non fargli capire che sono vivo. Mi siedo sulla lastra
di marmo dove mi hanno deposto e penso. Sono di carne ed ossa, sono ferito,
ho dolore e soffro terribilmente, come posso essere il messia ed aver permesso
che mi facessero tutto questo? Ma sento l'amore che pervade il mio cuore, non
odio chi mi ha fatto questo, lo capisco e lo perdono. Amo il mio popolo.
Improvvisa questa frase si compone nella mia mente: il mio popolo, io sono
forse un re? Impossibile, un re non verrebbe sepolto in una grotta come questa,
ma perché la consapevolezza di amare queste persone che hanno tentato di
uccidermi è così forte in me. Sento le forze che lentamente ritornano e la mia
mente inizia a percepire una forza misteriosa.
Mi avvicino nuovamente all'ingresso della grotta
-che sciocco sei. Ti sei fatto abbindolare da quella setta di

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   1 commenti     di: cesare righi


Una scuola libera.

Oggi ricorre l'anniversario della nascita di un grande scrittore e grande uomo. Vorrei ricordarlo in una sua veste meno conosciuta. quella di pedagogista. Nel 1859 Tolstoj aprì una scuola proprio a Jasnaja Poliana dove era nato e che faceva parte dei beni di famiglia. L'impostazione della scuola richiama la pedagogia di Rousseau, fondata sulla libertà dell'educando, ma c'è una grande differenza.
Rousseau elabora una teoria, Tolstoj fa pratica educativa. La sua scuola è fondata su una libertà "estrema". I ragazzi entrano nella scuola quando vogliono e quando vogliono ne escono. Non portano libri, non sono costretti ad ascoltare lezioni. Acquisiscono le conoscenze attraverso le esperienze che si fanno nella scuola, attraverso il dialogo fra loro e il maestro il quale è disponibile a fare lezione se i ragazzi lo chiedono. Tolstoj che, ricordiamolo, si era convertito al Vangelo dal quale aveva assorbito la lezione dell'amore e della nonviolenza, fa un'importante distinzione fra istruzione ed educazione. La prima è legittima, la seconda no. Nessuno ha il diritto di formare una persona secondo un suo modello di uomo. "Il diritto di educare non esiste"- dice.
E prosegue: " Lasciate che i bambini decidano da sé qual è il loro bene.
Essi lo sanno non peggio di voi. Lasciate dunque che si educhino da se stessi e che segnino la via che essi stessi sceglieranno." Nonostante queste affermazioni che risentono del nichilista che Tolstoj era stato, egli fu un educatore: con il suo esempio, la sua cultura, le sue esperienze, la sua sensibilità sociale. Volendo essere coerente con la sua sequela del Vangelo aveva donato tutte le sue terre ai contadini.
Penso che la migliore forma di educazione sia l'esempio e il rispetto di chi si vuole far crescere. "L'anima è il più alto ideale - dice Tolstoj - Essa è inviolabile: può essere vinta solo da chi la rispetti: dall'amore".

Nota: questo testo è stato scritto il 29 agosto 2005



Il lumino 3

Lo portò fino a casa quel piccolo e ostinato riverbero di luce.
Aveva superato indenne la salita sul pullman, il breve viaggio, e anche il vento gelido e insistente che da sempre soffia sull'ultimo tratto di strada che era costretto a fare a piedi: uno sterrato, un po' scosceso dal piano leggermente conico e con parecchie buche che lui oramai conosceva a memoria e che paradossalmente, contandole, lo aiutavano a trovare il passo che lo portava fino al cancello della sua abitazione.
Riuscì a difenderlo perfino dalle manifestazioni festose e un po' troppo esuberanti dei suoi due cani e dall'ultima, tremenda raffica di vento prima di chiudere il portone di casa.
Strada facendo si era quasi affezionato a quel cero tanto dal pensare di affidargli l'unica cosa a cui teneva veramente : la vicinanza dei suoi figli.
Questo pensava seduto davanti al crocefisso, a quanto gli mancava la sua famiglia e in qualche maniera quel Rossi glielo aveva ricordato amplificando il rumore della sua solitudine.


" È un ragazzo difficile e imprevedibile, ha superato le medie con difficoltà proprio per la sua vena da ribelle. Voglio che studi, che non resti uno zuccone! Te lo affido Valerio... te lo chiedo in nome della nostra amicizia."
Entrando in classe lo riconobbe subito il figlio del suo amico, non tanto per la straordinaria rassomiglianza, quanto per lo sguardo attento e aperto proprio del padre, capace di carpire con guizzi di acume ogni minimo movimento degno di nota.
Perché così era Giannetto: silenzioso e sempre presente anche troppo alle volte tanto che la sua vicinanza poteva sembrare per alcuni versi perfino appiccicosa.
Si era trasferito con sua madre al suo paese da poco tempo, il papà era altrove, non capì mai bene dove e proprio per questo nutriva quasi un senso di protezione verso quel bambino più piccolo di lui e questo Giannetto lo aveva intuito da subito, perché gli stava sempre alle costole e quando lo scacciava pe

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   2 commenti     di: loretta zoppi



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