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Racconti sulla pace

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Cosa possono scatenare gli occhi di un bambino alle persone?

Ecco. Il sole finalmente stava uscendo... Alcuni raggi di sole, coprirono il viso delle persone. C'era il sole, ma non per tutti il sole significava felicità. Non vuol dire che se c'era il sole, c'era l'allegria. E infatti, per alcuni non era affatto così. In un angolo della strada, c'era seduto un bambino, su un marciapiede. Se ne stava lì, con occhi bassi, a guardare il vuoto, sperando, che qualcuno gli dedicasse attenzioni. Ma ormai ci aveva fatto l'abitudine, nessuno gli degnava di uno sguardo, le persone attorno a lui, facevano le cose tranquillamente, mentre lui, aveva sempre avuto bisogno di un attenzione, di un gesto, di un qualcosa che lo avrebbe reso felice e mai assente, come ora. Invisibile, e spesso trattato come fosse Niente. Era trattato come una semplice foglia, che, quando si va in giro, quella foglia si può calpestare e fare quel che si vuole. Ma quella foglia, aveva dei sentimenti, rappresentava molto. Ma le persone non lo prendevano mai sul serio. Non erano mai interessati dei suoi discorsi, ognuno faceva i propri affari. Ognuno si dedicava del tempo, e chi invece, avrebbe perso tempo con un bambino come lui? ''Di anime buone, non ce ne sono. Di anime che ti guardano ancora con occhi dolci. Sono tutti disinteressati e si interessano soltanto al proprio lavoro, ai loro figli e mai ai figli degli altri, oppure a chi è in difficoltà... La cattiveria nel mondo può arrivare fino a questo punto? Se me lo chiedessero, gli risponderei di sì, può arrivare a questo punto, e con me se la stanno prendendo. Con me che sono solo un ragazzino. In questi casi si dovrebbero tirar fuori gli artigli, ma purtroppo non ne ho la forza. E sai che c'è? Sarebbe inutile e devastante. Sprecheresti solo parole, con persone che non ascoltano le tue idee. Direbbero che sono solo un bambino, come sempre, alla fine. Ci si fa l'abitudine, tutto qui.'' Diceva sempre lui, accovacciato. Girò lo sguardo verso i passanti, guardava alcune famiglie, che sorridevano e scherz

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   0 commenti     di: Martina Di Toro


Relax

Le due del pomeriggio.
Il sole brucia sulla pelle, ma ti piace.
Era parecchio che aspettavi di sentire il caldo irradiarsi dalla pelle ai muscoli, alle ossa, alla mente.
Le mattonelle di porfido che pavimentano la piazza aumentano questa piacevole sensazione, aiutata dai pantaloncini corti di lino turchese, la canotta bianca, e gli infradito a fiori, bianchi e turchesi. Seduta sul bordo del marciapiede, usando le ginocchia per appoggiare i gomiti, lasci ciondolare gli occhiali da sole che hai appena tolto, e ti guardi attorno, con tranquilla curiosità. Un turista straniero cerca di farsi spiegare la strada da un barista svogliato, una ragazza s'impegna a far sì che il gelato, sciogliendosi, non finisca tutto per terra. Una cascata di gerani inonda il muro dalla finestra di un palazzo centenario, quasi a cercare di mitigare la boriosa austerità dei mattoni scuri, che sembrano voler dire "ne abbiamo visto di cose noi, che voi non potete nemmeno immaginare" Allunghi le gambe e appoggiandoti all'indietro sulle mani, offri il viso ai raggi di quel sole che ami. Una gatta esce da uno dei vicoli stretti e scuri che sbucano sulla piazza e si avvicina, prima annusandoti guardinga, poi, dopo averti strofinato addosso il suo profumo, sale con un agile salto sulla panchina di pietra al tuo fianco e cominciare a lavarsi. Con gli occhi chiusi, lasci che i pensieri si muovano, lentamente, dolcemente, per non disturbare questo tuo momento di tranquillità, ne scacci uno troppo pesante e chiassoso, e sorridi ad uno che ti solletica la mente, dolcemente provocatorio e malizioso. La piazza ricomincia a svegliarsi, dopo la siesta pomeridiana di chi non sopporta il caldo, di chi segue quasi maniacalmente i consigli che la tv propina da giorni per difenderci dal caldo torrido ( dicono loro) che, quasi a voler stravolgere le abitudini climatiche di questo pianeta (guai a stravolgere le abitudini, poi diventano tutti nervosi e non sanno più come fare..) è scoppiato inaspettatam

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All'ombra della grande quercia

Sono qui, ad occhi chiusi, sdraiata sotto questa grande quercia.
Sento il rumore del fogliame maestoso, smosso da un venticello che non disturba ma fa compagnia... allieta... distende, è la migliore delle musiche. Sento alcuni raggi del sole che mi scaldano e anche se non vedo nulla dato che tengo gli occhi chiusi, sono sicura che il mondo è tutto intorno a me. Mi godo e assaporo appieno questi istanti di tranquillità, sento di essere viva, di essermi solo fermata, ad ascoltare il mio respiro e i rumori della natura, come non si fa mai di questi tempi.
Mi sento parte del tutto. Se dovessi morire vorrei che fosse adesso. Nella pace dei sensi, e nella pace di questo micro scorcio di mondo e di universo; all'ombra di questa grande quercia, vecchia di decine e decine di anni... sa cose che non può raccontare ma le sa, è saggia, mi infonde tranquillità e protezione, potrebbe garantirmi l'eternità. Il mio corpo dimenticato qui da tutti e ritrovato da nessuno, potrebbe reinserirsi nel ciclo della vita e vivere ancora, entrerebbe a far parte della terra, le radici della quercia potrebbero arrivare ad assorbire il mio non essere e portarlo fino in cima alle sue fronde, rigogliose, verdi, fresche, offrendomi una visuale del cielo meglio di quanto qualsiasi religione possa prospettarmi. E non smetterei di esistere neppure quando le foglie lascerebbero il loro posto ad altre più nuove.

   3 commenti     di: cristiana melis


Una colomba bianca

Ogni giorno seduto sul divano guardo la televisione e nei miei occhi scendono le lacrime vedendo gli orrori di bombardamenti tra Palestinesi e Israeliani, vedo anche guerre nel continente Africano, nel continete Asiatico, in Armenia, e non passa neanche un minuto che un nuovo conflitto scoppia in qualche paese.

E mi chiedo: "Ma cosa frulla nella testa a quelle persone per decidere queste carneficine, essi adoperano le persone, i vecchi, i bambini come degli animali mandati al macello."

No, la mia mente non può capire tutto ciò, e mi sforzo di trovare una ragione valida perchè tutto ciò accade, ma senza trovare nulla che mi dia una risposta concreta alle mie domande.

Allora chiudo gli occhi e mi sembra di vedere la colomba bianca che portava l'ulivo dopo il diluvio universale a Noè annunciando la pace.

Riapro gli occhi e mi accorgo che nulla è cambiato, tutto rimane come prima, vedo solo una nera figura che impugnando una falce semina morte e distruzione.

Allora il mio cuore si apre e si rivolge a Dio chiedendogli con la mia preghiera di aiutarmi a poter far qualcosa per chi soffre, e di cercare nell'immensità del suo cielo
quella colomba bianca che reggeva nel suo piccolo becco l'ulivo, affinchè su questa meravigliosa terra possa regnare insieme a Dio anche un po di pace.



I Sustrano La saga 1 Cionni la voce

"Ma ti ricordi Cionni, Cionni Scalzino?
"Minchia, quello dalla voce stridula che voleva fare il cantante lirico nonstante fosse sconsigliato da tutta la famiglia!"
"Si, lui, proprio lui. Frustrato da questo diniego ha incendiato teatri, chiese con cori, scuole di musica, come ritorsione, un cane sciolto
"Cane, si con tutto il rispetto per il cane che quando abbaia è più intonato
"Fu escluso dal primo provino all'età di sei anni a "Nemici", il noto talent scout organizzato da qualla famiglia calabrese...


"Mi ricordo... marunna, li fece fuori con un falso petardo di quelli piccoli, per la fine dell'anno, finiti tutti sbruciacchiati. Ma insomma, ancora libero è ? È un vero pericolo per l'organizazione e per il mondo dela musica in generale. Ne ha parlato male di lui anche la Tautini, vinictrice di non so quanti premi internazionali. Se lo trovò nudo dopo un concerto, che si credeva tra l'altro un sex simbol, e lei lo freddò con l'estintore proprio lì, nonostante le sue innocenti intenzioni di chiedergli un parere sulla sua voce.
"Innocenti?! Che carattere Cionni, un mito, nonostante tutto


"Insomma, e quella volta che andammo a fare quel lavoretto eliminando Billi Terrazzino...
"Si... che appena lo vide, pur di non sentire un suo acuto si buttò dal Terrazzino del suo garage, prendendo la mira per spaccarsi la testa, pur di non subire la tortura canora
"Che classe, l'unico che ha compiuto i suoi lavoretti senza mai usare un arma, a parte quella propria della sua voce
"E noi che con lui per le esecuzioni, giravamo sempre con le cuffie quelle anti-rumore dai martelli pneuamtici...


"Che son rimasto sordo dall'orecchio destro, mi tolsi la cuffia distrattamente, e non aveva finito l'esecuzione... dove lanciava acuti lui i bicchieri di cristallo invece di frantumarsi, scappavano prima con un qualsiasi pretesto. Mi ricordo un bicchiere una volta dire "Ragazzi andiamo in cucina a farci di nuovo lavare, qui si mette male.
"Ma insomma, come è fi

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   0 commenti     di: Raffaele Arena


Solidarietà

Conoscete il Commercio Equo e Solidale? È una forma alternativa di commercio basata su una logica opposta a quella del libero mercato che libero non è perché basato sulla legge del massimo profitto, costi quel che costi. E il cosiddetto libero mercato costa moltissimo, esattamente 40 milioni di morti, per fame, ogni anno.

Stanno tutti del Sud del mondo, un Sud che sopravvive e muore avendo a disposizione il 20% delle risorse del pianeta mentre il Nord, tutto l'occidente, dispone dell'80% di risorse. Questo iniquo rapporto è garantito dal WTO
(Organizzazione mondiale del commercio) che protegge le multinazionali con leggi capestro per i paesi in via di sviluppo che meglio sarebbe chiamare impoveriti dall'Occidente prima attrsverso la conquista territoriale ed ora attraverso la colonizzazione economica. Basti pensare che i grandi latifondi del Brasile sono tenuti a pascolo o adibiti alla coltivazione di frutta esotica mentre i Paesi del Terzo Mondo sono costretti a comprare i cereali dall'America a prezzi altissimi fissati a Londra e Chicago. Il Commercio Equo e Solidale (Comes) vuole aiutare i Paesi sfruttati. non con aiuti economici che, quando arrivano vanno a finire nelle tasche delle oligarchie locali, ma acquistando prodotti dei Paesi poveri a prezzi mediamente superiori del 30% a quelli pagati dalle multinazionali. Sono prodotti di largo consumo come il the e il caffè che sono buonissimi. Il caffè è in prevalenza
qualità arabica al 100%. In Italia ci sono più di 250 Botteghe del Comes che si chiamano Botteghe del Mondo. Sono quasi tutte gestite da volontari che prestano la loro opera gratuitamente. Oltre ai prodotti alimentari potete trovare in queste Botteghe un artigianato proveniente dall' Asia, dall'Africa, dall'America Latina.
Il Comes non risolve il problema della fame ma, oltre al valore di testimonianza,
costituisce un piccolo ma concreto aiuto ai piccoli produttori del Sud organizzati in Cooperative. Un esempio per tutti: L

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Samya e l'altra metà del mondo

Sette del mattino. È lunedì di un uggioso novembre.
La testa mi scoppia, ho gli occhi gonfi, l’umore tenta di svincolarsi e liberarsi da un’ingombrante apatia e inquietudine.
Non ho dormito, il pensiero continuo e divorante va alla nostra ultima telefonata. Mi è arrivata addosso la sua voce rauca e stanca e una pungente sfiducia mista ad accettazione. Ha detto che al suo ritorno dal viaggio di lavoro avremmo dovuto parlare di noi. Non facciamo altro ultimamente.
“ … anche se Giorgio cerca di convincerti che avrete un futuro insieme, stai certa che non lascerà sua moglie. Non si sposa mai l’amante Mara, mai... ” mi dice sempre mia madre, col suo solito modo diretto e il tono preoccupato per il mio entusiasmo adolescenziale verso quella relazione.
Non la ascolto, sono frasi che si dicono in queste circostanze ma non è il mio caso, io e Giorgio siamo così innamorati, uniti dalla passione, dalla complicità, abbiamo ancora l’espressione inebetita dei primi appuntamenti e ci diciamo le frasi insensate prese dal linguaggio degli amanti, sentiamo il bisogno di viverci, di accoglierci!
Già penso a come avrei arredato la casa in cui saremo andati ad abitare in primavera. Con sua moglie sono separati in casa da mesi, vivono in due ali distinte dell’abitazione e lui passa ogni momento libero con me.
Ma quale amante!
Io sono la donna che lui ama. Non sono l’incontro di due volte a settimana, a cui non è permesso un futuro insieme. Mi ha sempre presentato a tutti come la sua donna. Non devo fare altro che aspettare che ottenga il divorzio.
Da qualche settimana, però, fatico a proseguire accanto a lui, mi impiglio sempre più spesso nei suoi mille impegni, nei ritmi di vita forsennati, inciampo nel suo umore intrattabile. .
La complicità prosegue con qualche attrito, la passione ha perso il bagliore accecante di un tempo.
Sette e quindici. Mi scrollo da questi mesti pensieri che possono di diventare grigi nuvoloni sulla mia giornat

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