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Racconti su problemi sociali

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Meno di nulla

Circa metà della popolazione mondiale (tre miliardi di persone) vive con meno di due dollari al giorno.
Le persone che vivono con meno di un dollaro al giorno sono un miliardo e trecento milioni.
È allucinante, il rumore del silenzio intorno a questa realta', ogni individuo che vive dignitosamente quando si sveglia la mattina si lava il viso, deve pensare che questa azione e' un gran privilegio, abbiamo il dovere ogni giorno di ricordarcelo, anche se il nostro bagno non e' fatto in cristalli di Murano, e' un gran privilegio.
Le nostre scarpe, i nostri vestiti, son una grande fortuna averli, non usarli e non donarli e' una grande mancanza di rispetto verso quattro miliardi di persone, pensate al vostro benessere, ne avete diritto, ma non mancate di fare un gesto semplice di aiuto verso chi soffre, verso di chi nella vita e' meno di nulla.

   5 commenti     di: Isaia Kwick


Jack non vuole morire.

"Liberamente ispirato ad una storia vera".


Jack non vuole morire perché ha paura.
Jack non è né un santo né un eroe, per questo teme di scomparire nel nulla. Ha solo quarant’anni e la sua vita è fluita in modo stranamente troppo normale.
Jack sa che deve morire. Il male si è incuneato nelle sue membra come un verme nella terra umida e nessuno al mondo sa come stanarlo. Jack ha girato tanto, in lungo e in largo; cliniche specializzate e specialisti con svariati riconoscimenti, ospedali di fama nazionale e professori con fama di successo. Nulla è servito a niente, tranne nel far scomparire e poi apparire i suoi neri capelli, adesso ridotti a ciuffi isolati, per effetto della chemio.
Jack adesso è a casa. Mangia poco per via dell’ascite. La sua bocca è amara come l’inferno ma le sue condizioni sono abbastanza buone. È notte, sua moglie e i suoi due figli sono già a letto.
La casa è silenziosa, un silenzio quasi surreale, apatico, inverosimile se accostato al turbinio di emozioni negative che la sua famiglia sta vivendo.
Jack si avvicina alla stanza dei suoi figli che ha la porta aperta, li guarda dormire nella loro alcova incantata, sapientemente costruita, mattone dopo mattone, dalle sue mani e dalla sua mente in vent’anni di lavoro. Dormono. Forse sognano. Loro sanno già tutto e non smettono di mai di pregare per un padre “normale” ammalato di un male, dicono, incurabile.
Jack soffre perché i suoi figli sono illusi, tremendamente illusi. Continuano a pregare di nascosto, magari di sera quando la luce soffusa delle stelle accarezza i vetri della loro stanza. Hanno solo quattordici anni lui e dodici lei.
Jack ama i suoi figli. Questo provoca in lui sensazioni indescrivibili. È la forza dell’amore che se miscelata alla paura di alienarsi per sempre, distaccarsi da sentimenti purissimi, diviene un atroce tortura. Preferirebbe cento cicli di chemio e non la consapevolezza che a breve essi piangeranno sul suo corpo, seg

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Frantumi di me

Distrattamente accese il computer, gesto ormai meccanico da due settimane. Una mano tra i capelli e una sul mouse. Aspettò di poter aprire la sua cartella di musica, scelse un pezzo di Allevi e incominciò a rilassarsi. Da quanto tempo era lì? Troppo, si disse. Non usciva, non vedeva gente, la sua unica vita sociale si stava sviluppando al pc. Msn, Netlog, Nirvam, You tube, Poesieracconti. I siti in cui parlava con qualcuno. Qualcuno che non la vedeva, che non sapeva delle sue lacrime mentre scriveva. Sapeva essere simpatica, sapeva far ridere uno sconosciuto. Ma a cosa serviva, se poi quella persona l'avrebbe salutata e l'avrebbe lasciata sola? Nessun messaggio sul cellulare, nessuno la stava contattando per chiederle cosa avrebbe fatto quella sera. Completamente sola andò in cucina. Aprì le ante, aveva fame. Cereali, latte, frutta, verdura, yoghurt, non le andava quella roba. Aveva voglia di un gelato, di qualcosa di dolce in cui poter affogare quella tristezza. Ma non c'era nulla. Sua madre vietava categoricamente grassi e zuccheri nella sua dieta. Non per cattiveria o per idolatria dei canoni moderni di bellezza. Era solo prouccupata della sua salute, in fondo era una madre presente nella sua vita. A testa bassa tornò nella piccola stanza, ormai rifugio della sua esistenza. Un rettangolo arancione. Marco. Cliccò sull'icona e lesse: ohi. Rispose con un sorriso virtuale che in fondo non era davvero nato sulle sue labbra. Una conversazione breve, gli argomenti mancavano: cosa ha da dire una persona che non vive?



Co-raggio di luna II

Un corvo spiccò il volo. L'aveva impaurito un sasso, un sasso caduto non troppo distante provocando un lieve fruscio delle foglie ingiallite di un tiglio. Un buco nell'acqua. Luigi prese da terra un'altra pietra e la lanciò in direzione di quei silenziosi guardiani della storia, arbusti che avevano visto il passaggio di molteplici eserciti, gente dalle varie provenienze che approfittava della disgregazione delle persone che abitavano da diverso tempo quei territori. Era un buco nell'acqua con quei soggetti, impegnati a inseguire qualche fine da cui sperare di trarre un vantaggio, un piccolo miglioramento, anziché inseguire il fine. Che sarebbe stato un nuovo inizio. Salì sul suo cavallo e si addentrò nella selva. Subito si accorse di un profumo diverso, un profumo nuovo, un profumo che non aveva mai percepito dalle sue parti. Come se avesse bevuto un sorso di guaranito, come se fosse tornato nuovamente in Brasile, come se fosse stato in preda a una sensazione di piacere. I ricordi lo ubriacarono offrendo un terreno fertile per i suoi pensieri. Solo quando passava delle serate con Gabriele e Giovanni consumando del vino percepiva simili stati d'animo ed aveva solo una certezza in quel momento, tutto ciò che gli stava venendo alla mente non poteva che essere la verità. Lì era legge, pensò. In quella piccola comunità il silenzio, la pace, quel profumo erano diventati legge sulla base di un tacito accordo, di una volontà comune. Strattonò il suo cavallo ed invertì la corsa. Stava percorrendo un sentiero illuminato dalla luna. Era grande, luminosa e proprio davanti a lui. Sapeva che non l'avrebbe raggiunta ma aveva intuito che era quella la direzione giusta da seguire.
Sono più le persone che appoggerebbero l'operazione che quelli che la ostacolerebbero. Alla maggior parte della gente non gliene frega un cazzo, basta lasciargli il loro orto da coltivare per renderli felici, ma anche molti commercianti se ne sbattono. Gli unici ad aver paura sono i nobili

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   0 commenti     di: vasily biserov


Bullo Dentro

Il linguaggio, le parole, le espressioni che colorano i nostri discorsi, la nostra vita quotidiana cambiano anche a seconda degli eventi, di ciò che i mass – media ci propongono.
È così che nascono nuove parole, che cambiano il loro antico significato per lasciare spazio a quello più moderno.
Cosa voleva dire “bullo” nel passato? Il bullo era un ragazzo poco serio, propenso allo scherzo, un po’ scanzonato; questa parola veniva spesso usata in senso positivo, non per indicare colui che oggi conosciamo come tale: il ragazzo cattivo, sempre pronto a far del male al prossimo.
I telegiornali ci abituano alla visione di scene raccapriccianti in cui gruppi di ragazzi prendono a pugni e calci i propri coetanei e, in maniera del tutto gratuita, esprimono il loro disprezzo verso l’essere umano, abbassandolo poi come se fosse allo stesso livello di una cosa, un oggetto, un essere inconsistente.
È qui che si individuano le caratteristiche della vittima, spesso spinta contro un muro, debole, sola, incapace di difendersi. La vittima del bullo è quasi sempre un soggetto tranquillo ed insicuro. È più facile esercitare la propria forza su persone deboli fisicamente: infatti, il bullo ha caratteristiche opposte a quelle della vittima: è forte, abile in tutti gli sport, sicuro di sé, spavaldo.
Esistono diversi tipi di bullismo, possiamo trovarci di fronte ad azioni collettive o individuali ad esempio, di tipo fisico: la vittima viene presa a pugni e calci, oppure, bullismo verbale: offese, derisioni, insulti, minacce; c’è anche il bullismo indiretto che consiste nel diffondere pettegolezzi, calunniare le vittima per isolarla dal gruppo.
Ma il bullismo è solo un fenomeno della società moderna o è sempre esistito? Se il bene e il male fanno parte dell’animo umano, dobbiamo presumere che ci sia sempre stato chi, per imporre la sua supremazia sugli altri, abbia goduto a far del male ad un coetaneo all’uscita della scuola, nei corridoi o per strada. So

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   1 commenti     di: Stella Spina


Pensieri semiseri

Questo vento che spazza le strade, gettando carte rifiutate all'attenzione del passante, che corre. Corre e dimentica l'essenza dell'aria. Corre dietro ai suoi bisogni, che hanno fretta di essere assolti. La crisi, il panico sottile che attraversa questa società, ubriaca di consumo.
Tutto è stato costruito sul NULLA e il NULLA ritorna, inesorabile a presentare il suo conto.
Vuole solidità il NULLA, vuole carne da macinare. Allora lo spettro, il baratro di quella vita fuggita già da due generazioni. Le piazze assiepate di folla, che fu opulenta, contenta delle sue conquiste e ignara di ciò che si decideva sulla sua testa.
Invano le Cassandre hanno urlato presagi, invano!
Non si ascoltano più i profeti. Non si sono mai ascoltati.
Si dipana sotto gli occhi smarriti del passante la nuova guerra mondiale, la crisi.
Verrà e avrà occhi gonfi di lacrime.
Verrà e farà sopportare gli stessi stenti che sembrava appartenessero ad altre epoche.
Saranno nuove le armi, saranno diversi i bombardamenti. Non cadranno case, non ci saranno morti gonfi, le cui budella giaceranno abbandonate su asfalto duro e grigio.
Cadranno uomini e donne per propria mano, strozzati da mutui e debiti, accoltellati dalla perdita del posto di lavoro, decapitati dal gioco d'azzardo, sotto i colpi di tumore da smog. Non mano di carne li ucciderà ma virtuali giochi di borsa. Il problema però è sempre lo stesso il popolo muore per un manipolo di uomini, che per qualche strano incantesimo sono considerati superiori. Si signori nel mitico duemila11 abbiamo ancora le gambe piegate di fronte ai potenti.
Certo non sono più violate le nostre case da calci chiodati. È un video ad entrare, circuendo la mente, creando il nuovo suddito che gratta il talloncino della fortuna e non pensa, perchè pensare fa male corrode le idee. Ecco che allora si rende necessario scuotere le menti.
Questo tempo chiama il pensatore.
Questo tempo ci urla di intervenire. Ci chiede di entrare nel vivo della real

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   3 commenti     di: silvia leuzzi


Guardando i treni, la gioventù che brucia

Di corsa, di fretta, un'elevazione, un balzo, un cellullare dimenticato, una sgommata di merda sul water, mangia, bevi, fuma, divertiti, apri le gambe, fatti possedere e succhia. Succhia la vita lentamente, leccandola, come si lecca un ghiacciolo. E fai in fretta, colazione, doccia, denti, una spruzzata di deodorante, e a studiare, lavorare, ancor meglio cazzeggiare, l'importante è non fermarsi. E sali su un treno, lo raggiungi di fretta, magari ti sta un po' stretta, la vita, ma tu la stupri, proprio come la trama di quel film, King Kong e Cleopatra, due perfetti sconosciuti, due che secondo la logica non avrebbero mai dovuto incrociarsi, ma così il destino ha voluto e lo fanno lo stesso, scelta non ne hanno. E così tu, gli impegni, la figa, e così noi, la macchina, la moneta, e così tutti, un branco di spermatozoi che si spintonano per uscire dal cazzo all'atto di una sega. E tutta la forza, l'entusiasmo, la vitalità diventano nulle, solo liquido che macchia la nostra via. I binari della vita sono colmi di spettatori, gli eroi fra le fiamme eterne, ed io mi ritrovo qua, dove sono assenti perfino i più umili passeggeri.

   3 commenti     di: vasily biserov



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