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Racconti su problemi sociali

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Suicide guys

Si spengono come le luci dei lampioni i ragazzi suicidi. Saltano come angeli da parapendii spaventosi, incuranti della paura, del dolore e del gelo che taglia la pelle del viso in quell'ultimo volo mortale. Gettano via un dono che non hanno mai voluto, un dono che nessuno ha chiesto. Un dono che molti se avessero potuto scegliere avrebbero rifiutato, io per prima. Invece siamo qui catapultati, scaraventati giù da chissà quale paradiso o dal niente, urlanti nudi e sporchi di sangue. Quando leggo sul giornale di un ragazzo che si è suicidato sento una tristezza infinita e piango, piango per lui perchè capisco il suo dolore uguale al mio, e piango perchè io, non avrò mai quel coraggio. Penso sempre e dico, che ci vuole un coraggio infinito, per correre velocemente e saltare senza pensarci su da un ponte, cadere giù come un missile sentire il vento che scompiglia i capelli e taglia le guance, poi l'impatto e scomparire, nel niente. Tutto è finito. Non ci sei più. Non sentirai mai più la tua canzone preferita, non saprai mai come andrà a finire la tua vita, se ti saresti sposato o messo al mondo un figlio. semplicemente il silenzio. certo che è allettante pensare al silenzio... ma non ho la forza. Forse quando sarà il momento la forza arriverà. Io non ho mai creduto che chi si suicida è un debole, molta gente quando sa di un suicidio dice beh l'ha voluto lui non mi dispiace. Ma questa gente si è mai fermata a pensare al dolore che deve aver attanagliato l'anima di questa vittima del mondo? ecco cosa sono per me i suicidi vittime del mondo. Se il mondo e la gente che lo popola fossero perfetti dubito che la gente si suiciderebbe. si suicidano gay, ragazzini grassi o brutti perchè presi in giro dai compagni, questa gente che parla dovrebbe farsi un bell'esame di coscenza ed educare meglio i suoi figli forse ci sarebbe un suicida in meno.



Regredire è un po' morire

Divenire. Non siamo altro che un continuo e perenne divenire. Una fase ciclica che parte ma no, non cessa mai. Non ci rimane altro che adeguarci. Continuare il nostro spettacolo su quel palcoscenico su cui la vita ci pone mettendoci continuamente alla prova. Così, semplicemente, per constatare fino a che punto abbiamo la capacità di cogliere e affrontare al massimo ciascuna di quelle sfide.
Tutto cambia. A distanza di poco. Quasi senza neppure darci la possibilità di realizzare, di capire ciò che avviene intorno a noi. Eppure noi ne siamo i soggetti, i protagonisti. Coloro che dovrebbero avere il controllo assoluto sulla vita, sul mondo. Ma, nonostante ciò, non sempre è così. O, forse, lo è. Dipende da prospettive, punti di vista, circostanze. Il mondo porta con sé progressi, rinnovamenti. A volte, semplifica la vita. Fa avverare sogni e desideri. Ma tutto ciò viene introdotto nella quotidianità dal mondo o dall’uomo? Il mondo assorbe le volontà dell’uomo. È solo quest’ultimo che, con le proprie mani, ha il potere di plasmarsi un’esistenza più adeguata alle proprie esigenze, ai propri bisogni. Semplicemente a sé.
In tempi più remoti e lontani, l’uomo, con lo svegliarsi della propria intelligenza, vedendo far capolino nel cielo quell’enorme ammasso lunare, sognò, un giorno, di potervi andare su. Ma “l’uomo non potrà mai andare sulla Luna”. Qualcuno disse proprio così. E invece? Invece ha dato tutto se stesso perché i sogni portano a tanto. Quei desideri ardevano e pulsavano così forte dentro lui che, alla fine, è riuscito a far sì che si concretizzassero.
Quest’evoluzione gli ha permesso di avere “tutto e subito”.
Un “tutto e subito” relativo però.
Ha introdotto mezzi di comunicazione che agevolano fabbisogni, occorrenze, necessità. Ha reso più agiata la propria vita tramite quella tecnologia che è paragonabile alle due facce di un’unica medaglia. Due facce che si trovano agli antipodi, che rapp

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IL Signor Semispirato trasformato

Il signor Semispirato, quel giorno non si sentiva bene. Il sole mandava una luce troppo forte per i suoi occhi. Era giovane, ma già stanco di quella situazione. Viveva in una stanza di otto metro quadri con un letto e una mensola che usava come scrivania,
In un altra stanza ancora più piccola il gabineto. Questa era la sua fortunata condizione, la sua condizione come milliardi di persone nel mondo. Aveva un ingresso, una piccola cucina, un buon lavoro, una affitto di 35. 000 euro impazziti al mese. Che in certi luoghi qualcuno la casa non ce l'aveva più, bombardata, distrutta da guerre o da calamità naturali indotte da sperimentazioni scientifiche a fine bellico.
C'era anche chi aveva agognato per una vita na casa pagata con tanti soldi ad una cooperativa, che poi questa era falita e il sogno di questi uomini era andato in fumo.


il Signror Semispirato aveva una piccola televisione che gli forniva ventiquattr' ore su ventriquattro le informazioni del caso: assassini, affarismi sporchi politici, ricerche grazie all'evoluzione degli studi scientifici. Da poco avevano scoperto il toporagnopesce, creato da incrocio genetico per errore in provetta. Aveva un canale per ogni argomento. Via cavo c'era anche Siparlasolo di silenzio, un canale monotematico senza suoni e solo con colori di tutti i generi, e paesaggi che furono in bianco e nero, o galassie di altri mondi.
Insomma il signor Semispirato era depresso, ma in realtà fortunato, ma non se ne rendeva conto. Fu così che un giorno, anzichè andare al lavoro, decise di buttarsi dalla finestra. Per sua fortuna sotto c'era un vecchio camion di cenci vecchi e cadde sul morbido.

Non si fece nulla. Scese dal camion in preda a una rabbia incredibile e si scagliò sul conducente del camion. Ma si fermò appena vide un uomo alto due metri. Ehm... mi scusi, sa volevo suicidarmi ma grazie al suo carico di cencivecchi sono ancora vivo. E l'uomo Tuttovivo, gli chiese: per quale motivo voleva sucidarsi? Soffro di de

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   1 commenti     di: Raffaele Arena


Il vecchio Leone e gli amici di Wamba

Conosco un "Vecchio Leone". Lngatuny Arary, così si traduce in maasai vecchio leone ed è con questo nome che una tribù Samburu ha voluto condividere la propria africanità con un uomo che africano non è ma che si dedica con coraggio e passione a curare gli abitanti di un villaggio molto povero, nel nord est del Kenya.
Questo "Vecchio Leone" è il Dottor Oscar Sola, primario di ginecologia e mio caro amico che, insieme alla sua équipe medica di Legnano, lavora da oltre trent'anni come volontario in un ospedale missionario, situato nel distretto di Samburu, a circa 400 chilometri da Nairobi, in mezzo al nulla più assoluto. Qui si trova la culla del mondo, il luogo dove avrebbe avuto origine l'Uomo e, paradossalmente, questa è rimasta una delle zone più povere della Terra.
La popolazione, divisa nelle etnie Samburu e Turkana, appartiene ai Nilo-Camiti ma al ceppo originario si mescolano altre etnie minori, ognuna con la propria lingua, il che rende ancora più difficile la comunicazione tra loro e con gli stranieri. Essendo oltretutto nomade, per via dell'asprezza del territorio, questa gente non ha mai avuto il tempo per dedicarsi ad alcuna forma di cultura, costretta a migrare perennemente in costante lotta per la sopravvivenza.
Oscar, il Vecchio Leone, lavora qui, a Wamba, dove nel 1965 fu progettato il Catholic Hospital di Wamba, pensato e fortemente voluto dai Padri della Consolata. Non fu facile, allora, vincere le resistenze e ottenere le autorizzazioni del governo locale, che era inspiegabilmente ostile alla messa in opera del progetto umanitario, ma la tenacia dei padri missionari alla fine vinse. In pochi anni, sotto la direzione del Dottor Silvio Prandoni, medico missionario di Castellanza ma soprattutto uomo di grande generosità e forza di volontà, il progetto divenne realtà. Uomini di fede e uomini di scienza hanno unito le proprie energie in vista di un unico obiettivo: l'amore per la vita.
L'ospedale nacque inizialmente per curare malatti

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   2 commenti     di: Paola Cerana


Disoccupazione di un altro tempo

Non avevo mai pensato di sentirmi solo tra la gente. Cammino col capo chino, incurante del caos che mi sta intorno. La velocità del tempo ha provato, come sempre, a fare scempio degli eventi di ogni momento. Emozioni calpestate dall'accidentalità, senza cuore, senza senso, di tutto ciò che accade attorno. In quella strada buia c'è qualcuno che muore di gelo in compagnia della sua fame. In quel vicolo senza nome c'è uno stupro consumato in fretta da chi teme la luce del suo eventuale pentimento. Meglio il buio, che nasconde l'inutilità di tante dissacranti soprafazioni. L'ospedale che sta più in là stringe a se gli ultimi attimi di chi sta per partire. Per fortuna oltre quella linea c'è una guerra che ci parla, ci dice con chiarezza, perché qualcuno muore. È bello immaginare di poter essere nato con la camicia, che fa se poi in fretta e furia tra un overdose ed una coppa di champagne mi faccio a pezzi con un bolide di famiglia, mai pagato, mai veramente desiderato. C'è chi vive di conquiste, mentre altri si accontentano, almeno, di respirare in pace. Le frane delle nostre assenze di coerenza, i fremiti inaspettati di tanti eroici terremoti. I diluvi, come tante lacrime dei nostri errori. La lama, sempre pronta di tante nostre belle e stupide vendette. L'uomo piccolo che non sapeva parlare, a stento si reggeva in piedi, finalmente è cresciuto, ha imparato ogni verbo, meno quello del rispetto. Io cammino verso il mare, sempre attento in ogni mio passo. Cerco di non farmi male. Mentre osservo l'onda che va, penso sempre a tutti quei miei cari, che in ogni tempo vanno via, come l'onda di quel mare, verso l'orizzonte, per poi sparire senza più tornare. Mentre guardo quella linea, mi accorgo di poter vedere più in là. Nessuno va via per sempre, chi si ama, chi ci ama, lascia sempre un'impronta di se, del suo passaggio. Quando è un padre che ci lascia, io come tanti altri ho pensato: Che sarà della mia vita?. Non potrò mai dimenticare i miei passi dietro

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   0 commenti     di: Costantino Posa


apri gli occhi

Non potevo stare in casa, ero preso dall’agitazione e dall’ansia, ho preso la moto e sono andato a sesto per vedere se la lettera che avevo appeso era già stata staccata da Maddy, arrivato ho visto che era ancora lì, preso dallo sconforto ho pensato magari la staccherà più tardi, non sapevo dove andare era la mia mattina libera e allora un po’ con malavoglia, nel bisogno di rifugiarmi in un ambiente felice che magari mi avrebbe potuto non far pensare a niente ho deciso di fare un giro alla mia ex scuola l’I. S. A. di Monza, guardandomi intorno ho visto che l’ambiente era sempre lo stesso, mi sentivo un estraneo perché guardandomi intorno vedevo che i ragazzi e le ragazze che mi circondavano erano tutti più piccoli di me, rasta, punk, ragazze dai capelli tinti dall’aspetto un po’ ribelle, gli alunni finita la pausa non entravano in classe, la professoressa era dovuta addirittura uscire dall’aula per dirgli di entrare per l’appello,……. l’ambiente non era cambiato, nel vedere quella scena mi era venuto da sorridere,……com’era bello, alla fine ero felice di essere lì, io ero andato lì per andare a trovare i miei ex professori, circondarmi di un ambiente a me caro, guardandomi intorno ho visto che i miei professori di laboratorio Tumin e Breviglier non c’erano così ho chiesto informazioni a dei ragazzi, poi ho chiesto della professoressa Tornagh, i ragazzi mi avevano risposto dicendomi che era andata in pensione perché era andata fuori di testa, io scherzando gli risposi che lo era sempre stata, e loro mi risposero che qualche anno fa aveva avuto un ictus cerebrale che quando gli era passata era tornata ad insegnare ma l’anno scorso hanno deciso di mandarla in pensione perché non ragionava più,……dissi che non lo sapevo, i ragazzi capirono che mi dispiaceva,……quando ero a scuola, quella professoressa ci raccontava che la terra era piatta perché il nostro occhio la percepiva così, la cosa mi piaceva perché era una person

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Il fruttivendolo olivastro

“Hey Calh, che mi dici dei peperoni?”
Calh non risponde, ma muove appena l’angolo destro della bocca, socchiudendo contemporaneamente gli occhi, e la signora che ha posto la domanda capisce, unica nel negozio, che è meglio lasciar perdere, i peperoni li comprerà la prossima volta.
Sono passati solo cinque anni da quando Calh ha rilevato il suo negozietto, ma la clientela è già ben delineata e lui sa bene che la signora alla quale ha appena fornito l’informazione circa i peperoni da non acquistare è una cliente fissa, una buona cliente, ed il mancato guadagno di oggi si tradurrà in un doppio guadagno domani, quando lei, gratificata dal trattamento riservatole, tornerà, e spinta dal senso di riconoscenza metterà nella sua borsa un quantitativo di merce doppia rispetto a quello che aveva intenzione di portare a casa.
Calh conosce bene queste dinamiche, anche i suoi erano nel commercio, pur se in un settore diverso, e certe cose funzionano allo stesso modo un po’ dappertutto.
Il ricordo di quelle mattine trascorse in quello squallido mercatino, (ma che era squallido Calh lo capisce solo ora che è a contatto con questa realtà nuova), a vendere roba sostanzialmente inutile come quelle collanine confezionate da sua madre con ciò che si trovava in spiaggia e canestri intrecciati alla meno peggio da suo padre a gente sostanzialmente bisognosa di tutto, era uno dei più vividi nella sua memoria e, seppure in maniera più naturale, senza un calcolo dietro, anche i suoi invogliavano la sparuta clientela nello stesso modo in cui Calh aveva fidelizzato al suo esercizio la signora dei peperoni.
Lui sa bene che le sorti di quel piccolo bugigattolo da fruttivendolo sono fondamentali per sé e per la propria famiglia nucleare venuta qui assieme a lui, senza contare i tanti parenti rimasti in patria - primi fra tutti i genitori?" e dipendenti in larga parte dalle sue rimesse monetarie.
No, il negozio, (chiamato semplicemente “Da Calh”), è troppo im

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