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Racconti su problemi sociali

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In una piccola città

erano le sei, pieno pomeriggio, estate.
le persone non si preoccupano di ciò che fai, quando sei in un certo modo tutti ti evitano.
cambiano lo sguardo, e se guardano, guardano con disprezzo.
è brutto da dire ma meno brutto da vivere, anzi non si sente nemmeno la presenza dell'ignoranza delle persone verso chi si distingue dalla massa.
"mi servono tre grammi"disse lei.
"tieni".
" ci si vede presto."
eccola, incamminarsi verso i giardini pubblici, prendere in mano il necessario, e prepararsi.

2 giorni dopo.
ragazza sedicenne morta per overdose.

il bello, qual'è? beh che non c'è niente di bello. tutto si ripete, solo con persone diverse.



Fai schifo al mondo

Gli autobus mi mettono ansia.
Prendi il pullman con gli auricolari nelle orecchie e per quanto provi a distaccarti non ne esci.
Sei in piedi vicino a una signora anziana che tanto per cambiare si lamenta dei giovani, della maleducazione, della sua vitaccia.
Nel frattempo una nordafricana lascia che la carrozzina di suo figlio scivoli lentamente, dolorosamente sopra il tuo piede destro
che lentamente e silenziosamente arretra.
Odio gli auobus perchè senti tutto il lamento del mondo. Come se sviluppassi una sorta di sesto senso e percepisci ogni pensiero.
La mente si affolla e vorresti urlare contro chi ti grida il suo dolore cn uno sguardo appena.

Una ragazza che accompagna una ragazza disabile, forse una sorella, forse un'amica.
Non fa tempo a scendere alla sua fermata, nonostante chieda al conducente di riaprire le porte.
Ed è una rivolta popolare di indignazione.
I signorotti borbottano, altri si fissano le scarpe, altri manifestano il loro disappunto, ma standosene ben lontani.
E quando la signora scende alal fermata successiva e si avvicina al conducente, quello riparte, senza degnarla di una spiegazione, di una scusa.

Facile.
Quello è uno stronzo
Ma
Se non avesse visto nello specchietto retrovisore la povera signora che voleva scendere?
Troppo impegnato a pensare agli alimenti arretrati che deve a sua moglie, alla sua bambina. Quanto è bella la sua bambina? quanto tempo è che non parlano un po?
Richiamato alla realtà dalle urla di un signore che lo accusa di insensibilità, di menefreghismo, di crudeltà.
E quando realizza l'accaduto è lui il primo a sentirsi piccolo, ma è troppo piccolo per chiedere scusa.
Per affronatre gli occhi inquisitori e rassegnati e disperati e rancorosi di una donna che è stanca di tanta sofferenza.
Si sente piccolo. Per sua figlia che ha un padre menefreghista, per quella donna, per tutti gli sguardi che lo cercano e giudicano in uno specchietto
retrovisore. Si sente piccolo piccolo e si mette addoss

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   1 commenti     di: Grazia stomesti


Costi umani o costi disumani?

In quest'ultimo periodo il dibattito, negli Stati Uniti, sulla pena di morte si è fatto ancor più forte a causa degli sconvolgimenti economici dovuti al periodo di crisi, trascurando la dimensione etica ed umana della pena capitale.
Lo stato americano dell'Illinois, ad esempio, nel 2011 ha abolito la pena di morte, in quanto un rapporto elaborato da una commissione istituita proprio per calcolare i costi della pena capitale, ha stimato che dal 2003 al 2010 le spese dello stato ammontavano a 100 milioni di dollari.
Parlando sempre di cifre, uno studio ha mostrato che nel solo anno 2008 la California ha speso 137 milioni di dollari, in aggiunta la commissione ha dichiarato che se la condanna a morte fosse stata tramutata in ergastolo a vita la spesa sarebbe stata di soli 11, 5 milioni di dollari. Il paradosso di questi 137 milioni di dollari è che non vi è stato neanche un condannato è lo stato continua ad avere nella sua legislazione questo tipo di pena, anche se un referendum popolare a novembre potrebbe far cambiare le cose.
Negli Stati Uniti, come si può notare, il dibattito politico, sulla pena di morte, ha spostato la sua attenzione dalla dimensione etica a quella economica, anche se come si vedrà gli USA sono fra gli stati più garantisti dei diritti umani fra quelli che adottano nella loro legislazione la pena capitale, grazie forse, all'introduzione di discipline pluraliste, infatti il dispendio di milioni di dollari è dovuto proprio a questo: le spese processuali, la detenzione dei condannati sino alla condanna e delle persone in attesa di giudizio sono circa 30 volte superiori rispetto ad altri procedimenti penali.
Al contrario l'Arabia Saudita si contraddistingue rispetto ad altri stati che adottona la pena capitale in quanto connotata da norme religiose. Infatti va a punire crimini come l'apostasia (il distaccarsi dalla religione islamica per un'altra), l'esercizio di arti magiche e il traffico di droga, inoltre durante il periodo del Ramad

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Una civetta che vede alla luce del sole

Non voleva saperne niente di quegli urli…vedeva ombre dappertutto e questo le bastava. Ombre nere, piccole, fugaci che la circondavano, l’atterrivano;simili a piccole bestioline malefiche…Poteva gridare quanto voleva;lei non avrebbe scostato la tenda per lasciarsi ferire gli occhi dal sole ormai alto, non avrebbe spalancato la finestra per far tacere quella voce violenta, diabolica, che congela il sangue…lo avrebbe lasciato ammazzare sua moglie, a chi importava d’altronde? Nessuno la credeva quando gridava dalla sua soffitta che quell’umo era un ubriacone, scansafatiche, pazzo…Già pazzo, detto da lei che vedeva le ombre;che non apriva mai le finestre, che usciva solo di notte come le civette…E civetta era il suo soprannome nel paese, e come quel animale dal canto lugubre anche lei era riconosciuta come una portatrice di sventure:sarebbe bastato un suo sguardo, dicevano, per avere un biglietto di sola andata per l’inferno…Era una medusa dell’era moderna;una donna che vedeva le ombre, cioè il diavolo, quindi da tenere alle dovute distanze, da non guardare mai negli occhi e se questo accadeva bisognava subito scappare verso la prima chiesa confessarsi e farsi benedire…Un sistema utile per far placare quelle urla, il suono delle botte sul volto di quella donna, che si era dimenticata da tempo di essere umana ed assumeva sempre più le sembianze di una pietra da scalfire, violentare, gettare da una rupe e dimenticare…
Ma oggi non ne aveva voglia;non voleva vedere gli occhini quella donna che guardavano verso la sua finestra come quando si guarda il sole dopo la tempesta…chiedeva pietà.. ma un pazzo può provare pietà? Non trovava risposte in quella stanza buia, piena solo delle foto dei suoi due amati genitori, illuminate da candele funeree;no, non poteva provare pietà, perché per provare pietà bisognava soffrire e della sofferenza lei, nell’arco dei suoi trentacinque ani non ne aveva mai visto l’ombra…
Il mondo fuori soffriva;il sole che faceva invecchiare

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EUTANASIA... No è un 'altra cosa!

La medicina ha fatto molti progressi ma forse più la tecnica. Un giorno potremmo ritrovarci con tanti uomini incurabili sdraiati in un letto di dolore attaccati a macchine fatte dall' uomo che non possono raggiungere l'aldilà perchè la nostra tecnica glielo impedisce. Quando un male è incurabile ed il paziente implora come Welby di essere staccato da una macchina dobbiamo rispettare la sua volontà perchè Dio lo avrebbe fatto già morire se non si fosse messo di mezzo l'uomo con i suoi macchinari che, se fanno del bene li accettiamo, ma se portano al male, alla sofferenza bisogna fare la volontà di Dio. Dio è più misericordioso dell'uomo! Vogliamo una morte naturale non una vita artificiale!

   16 commenti     di: MD L.


Falliti

Mio padre. Un alcolizzato. Chissà in che lurido bar della zona Termini si era ridotto così male, quella sera, bevendo le sue birre, scolando vinaccio.
Poteva darsi che era a corto di denaro, e allora si era accontentato del vino in cartone del supermercato.
Lo immaginai ubriaco in compagnia del suo amico fallito, conosciuto come Rana. Li immaginai proprio come due straccioni, di quelli che se muoiono per strada nessuno ci fa caso.
Scavando nei miei ricordi, anche quand'ero solo un bambino la figura di mio padre era sempre quella di un uomo trasandato, quasi sempre attaccato a una bottiglia. Quasi mai lucido. Privo di dignità.
A volte, quando entravo in camera sua giusto per accertarmi che fosse ancora vivo e quella merda non gli avesse fatto scoppiare il fegato, mi assaliva lo schifo dell'alcol vomitato. Una mattina l'avevo trovato riverso sul pavimento, vestito, impigliato tra lenzuola e coperte che si era portato via cadendo dal letto.
Non mi allarmavo, ormai, se non lo vedevo uscire dalla sua camera per tutto il giorno: smaltiva la sbornia, dormiva collassato. Si alzava solo per andare in bagno, quando riusciva a fare in tempo. Nemmeno ti riconosceva. Mi chiamava Rana, come l'amico fallito.
Comunque quel sabato sera lui e il suo amico avevano iniziato a cantare per strada, sotto le finestre della gente.
Qualcuno aveva chiamato la polizia, e la polizia aveva chiamato me.
Ero lì, e Rana mi tirava per un braccio: non voleva che portavo via mio padre e non voleva saperne di restare solo. «Lascialo in pace» mi disse. «Non vedi che stiamo festeggiando? » Aveva gli occhi tutti rossi e la sua camicia era uno straccio, lurida del vino che si era rovesciato addosso.
«Togliti dai piedi, pezzente» gli dissi. L'avevo spinto via.
«Mi hai fatto male, coglione» disse lui. «Sei proprio un coglione» ghignò. «Farebbe bene tuo padre a prenderti a calci» disse, «quando non è ridotto così. Fancùlo. Dovrebbe insegnarti l'educazione. »
«Parla anco

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   3 commenti     di: roberto cavuoto


Frammenti di diario

Ogni qualvolta il quotidiano mi diventa pesante,
mi rifuggo nella mia torre eburnea,
fatta di immagini, di sogni onirici,
alla ricerca di nuove idee per scrivere poesie
e sognare un mondo migliore.
Ora questo mondo ha subito dei tracolli immani,
da sentirci inadeguati, fragili,
stressati in questa frenetica Babele.
Ovunque volgi lo sguardo,
vedi tantissime cose che non ci piacciono,
storie di violenze, aggressioni verbali e fisiche,
guerra tra popoli, razze, religioni,
generata da menti folli, devastanti,
che infieriscono sui più deboli e fragili.
Ogni carnefice si accanisce sulla vittima sacrificale.
Allora, ecco che si fugge il reale,
alitando su pensieri leggeri,
lasciandosi trasportare lontano per un approdo sicuro
sulla tua navicella spaziale.
Questo rifugio è fatto di suoni, colori, musica
da riportare serenità alla tua mente.
E finalmente ti senti te stessa e ti riappropri,
della tua armonia del cuore.

   17 commenti     di: Dora Forino



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