PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti su problemi sociali

Pagine: 1234... ultimatutte

Carne da galera.

Il sistema la vuole debole, ubbidiente e portata all'autodistruzione; la rende eroica per ripulire i confini, martire per sostener le croci.
Al momento opportuno diventa crocevia di voti e per meglio conservarla nel tempo, viene imbalsamata con il mutuo soccorso che l'avvolge dolcemente in una rete d'illussione e fedeltà.
Poi finiti i comizi il sistema torna tale, la carne nuovamente sola, diventa pallida percorsa dal tempo, un improvviso sbalzo di temperatura le ridona la vita, confusa si agita contorcendosi tra il sangue e le viscere ormai nauseabonde, ribellandosi così in un vuoto di rabbia incolmabile.
Il sistema impaurito la inchioda il più in alto possibile,
il macellaio travestito da giustizia, la divide in tante piccole parti distribuendole alla folla che sbavandone il sangue grida:
Carne da galera! Carne da galera!
Il macellaio osservando il sistema risponde:
Tranquilli ne abbiamo a volontà...

   12 commenti     di: ALESSIO SANNA


Stefania brucia!

Era scomparsa così, come uno di quei fiori che si usano come segna libro e che appassiti vengono divorati dal fiume di parole nulle, gettate lì chissà da quale poeta lontano millenni dal suo tempo. Come nessuno aveva mai immaginato, se n’era andata, inghiottita ora in quella medaglietta fredda sul petto della madre, caldo d’amore e di lacrime amare…
In quella goccia di metallo, era rinchiusa lei, i suoi lineamenti, il suo volto, le sue lacrime, le sue paure, le sue speranze. C’era lei, la sua Stefania….? cioè, quale Stefania? Quella che da piccolina non andava a dormire se lei non andava a darle il bacio della buona notte, che voleva dormire con la luce accesa, che stringeva Bobo, un orsacchiotto senza un braccio, che si era fratturata la mano la prima volta che aveva provato ad andare in bici, che odiava mangiare la carne e volentieri si sarebbe abbuffata di verdure, che si era impuntata di voler fare la boxe e non la ginnastica ritmica come le sue compagne di classe, che ad otto anni, non aveva espresso il desiderio di fare la dottoressa, la mamma, la maestra ma di fare il pilota, per volare lontano, e sfiorare l’eternità…Ieri, era proprio andata così;aveva sfiorato l’eternità;era volata via, lontana dal gomitolo delle vite umane;era diventata un filo indipendente e ballava, vagava, vorticava, negli abissi del suo io, lontana come non mai, con tale impeto che il filo pian piano si è indebolito, si è reciso, e lei è stata scaraventata a terra, in una fossa un metro e settanta per un metro accanto ad una croce ignota, ed ad una signora di settanta anni, con la tomba circondata da mille fiori finti…
Ieri una ragazza di venti due anni era stata trovata con un ago nel braccio sinistro, nel bagno della stazione, morta…
Era quella la sua Stefania?
Una che comunemente, con disprezzo definiscono una tossica? Una di quelle che “si buca”;che è disposta a tutto pur di procurarsi il “pane quotidiano”, una qualsiasi dose, una qualsiasi sostanza, per riempirsi il braccio di livi

[continua a leggere...]



Bella da morire

Non è lei. Quel viso così magro, quegli occhi così tristi, quei seni così svuotati non sono i suoi. Il pranzo è ancora intatto davanti a lei. Evita accuratamente di posarvi lo sguardo. Non riesce più nemmeno a guardarlo, il cibo. Seduta nel letto della clinica in cui è ricoverata guarda il panorama. Non guarda, piuttosto vede. Lo sguardo è vuoto, inespressivo. Dalla camicia da notte spuntano le gambe, così magre da non distinguere la coscia dal polpaccio. Così magre che persino io non riesco a guardarle. Stringo la sua manina fragile tra le mie non riuscendo a fare altro. Tutto quello che le potevo dire gliel'ho detto. Non ha ascoltato me, la sua migliore amica, né la sua famiglia. Posso solo starle vicino e farle capire che io per lei ci sono.
"Mia madre mi ha portato questa" la sua voce è come un soffio. Mi passa la busta bianca appoggiata sul comodino. "Penso di sapere cosa ci sia" una lacrima le riga il viso "io non riesco a guardarla". Questa è lei. Sulla spiaggia di Corfù, con una mano si tiene il cappello di paglia e sorride all'obiettivo. Gli occhi sono lucenti, il sorriso euforico, i capelli brillano al sole. Scendo con lo sguardo lungo il corpo, così florido e perfetto, ricoperto da un'abbronzatura dorata. Bella. Bella come nessuna. Qualche mese prima della sua rovina. Prima d'incontrare quel manager che le propose di fare la modella, prima di conoscere Carmen, la sua "amica", già famosa indossatrice, che la faceva sentire inadeguata. Troppo robusta. Grassa. L'ha aiutata a perdere peso, a suo dire.
"Solo qualche chilo in meno" mi aveva detto "per sentirmi meglio; non sono più a mio agio in questo corpo, vorrei solo star bene con me stessa".
Ripongo la foto nella busta e l'appoggio sul letto. "Sono orribile" sussurra "non riesco nemmeno a guardarmi allo specchio". Continuo a tacere. Non ci sono parole giuste da dire. Io non le conosco. O forse non le hanno ancora inventate.
"Ho perso tutto" di nuovo una piccola lacrima.
"No" provo a

[continua a leggere...]



Era Triste

Tutto si cominciava, come sempre. La sala di pranzo. La prima collazione. Molto rumore. S'iniziava un altro giorno scolastico-educativo.
- Fate una linea! - dice il professore. Lui si appoggia a una tavola vicina- già si è stanchi. Dopo la notte.
- Deve iscrivere un rapporto d'incidente: prendono in giro un insegnante!
- Sì, lo devo fare.
- Per favore, con silenzio, andiamoci sù.
... ma, che silenzio: i piedi pesanti- una protesta. non vogliono stare qua. Però, debbono.
- Buongiorno! Cominciamo la lezione. Oggi è lunedì. Dunque, dobbiamo fare molte cose.
... Un'allieva è dipressata. L'altra- con una debolezza strana. Uno si mette a parlare, chiaccherando delle cose non-importanti. L'altro comincia a produrre dei suoni della belva, come quelli di una mantra antica indiana- una protesta. Protestano: vogliono - "con la famiglia", però sono vigliacchi. Non lo fanno a una consigliere, una lavoratrice dell'officina: pensano, che quella abbia una potenza di Minerva. E- con professore- si può. Poco a poco, si studia: si quarda un film sulle bellezze dei parchi nazionali. Si studia delle parole sul continente e sul paese, si ripete, si scrive...
Una pausa. - Io murió. - dice l'alunno. Senta, signora dirigente, che dice? - No, non si può!
Eh... - scusi: non ha capito una parola. Non la sapeva in spagnolo. Era uno sbaglio. -Oh, grazie a Dio!...
La fine delle lezioni. Dopo una lezione dell'arte. Si getta via delle bozze incompiute... Su una di quelle- un dito medio in un color viola. - Un gesto del dire grazio da quello, a qual manca la famiglia... ma non mancano delle emozioni. Sì, riccione astuto.
Ciao!
di Ivan Petryshyn

   0 commenti     di: ivan petryshyn


Click

Click, giro l'interruttore e la luce va via, il buio inonda la stanza e mi avvolge. Invano cerco di dormire e, come sempre, da più di dieci lustri, vivo la notte più intensamente del giorno.
Quando agli altri si chiudono gli occhi e sprofondano nell'inconscio del sonno ristoratore, a me succede tutto il contrario: abbasso le palpebre, ma per quanti sforzi faccia non riesco a dormire.
È una situazione insostenibile e quello che ai più può sembrare un'assuefazione per me è un vero tormento. La mente si aggroviglia in mille pensieri e sono fortunato se sono i ricordi del giorno appena trascorso, perché invece di solito emergono le memorie di fatti accaduti molti anni indietro.
Ed ecco allora che il buio si anima e per quanto serri le palpebre scorgo emergere figure sfocate, ma ben identificabili: uomini, donne che hanno avuto una parte nella mia vita e che sembrano reclamare tutti insieme di continuare ad essere presenti. Ognuna di queste immagini ha ben precisi riferimenti: un amore finito, un'incomprensione, un qualche cosa di iniziato e mai terminato.
Cerco di scacciarle, ma sono lì che mi guardano con quegli occhi vuoti, con quelle bocche mute che urlano più di qualsiasi grido. Ricordi di ciò che si sarebbe potuto fare e non si è fatto, oppure di ciò che non si doveva fare ed invece è stato fatto, rimorsi, insoddisfazioni, un'analisi spietata di tutta una vita.
Sento la pendola che batte le ore, ascolto il mio cuore che scalpita; non si può nemmeno immaginare quanti suoni ci siano in una notte, dal toc toc del lavandino che perde al ronzio persistente del cervello che lavora. E le ore non passano mai e ti accorgi di quanto sia lungo un minuto, di come il tempo sia un concetto relativo; l'alba, con la prima luce che filtra dalle fessure delle persiane, è agognata con la disperazione di chi sa che il nuovo giorno porterà una notte come tutte le altre.
No, non è la notte il mio problema, non è il buio il mio dramma, è solo la consapevolez

[continua a leggere...]



Il venditore dell'incrocio

Jairo si sveglia alle 5 della mattina per arrivare in quel puzzolente incrocio, per vendere piccoli accessori per automobile, sotto il sole cocente di Citta' del Mexico, alle sei della tarde jairo si e' guadagnato quei tre quattro dannati dollari e i sui polmoni si sono avvelenati di idrocarburi per dare il benvenuto ad un cancro che non lo fara' campare più di trent'anni. Non e' negro Jairo, la sua pelle e' manciata e sudicia, incallita, a soli 12 anni Jairo ma e' li' in quell'incrocio gia' da quattro, prima andava a scuola, ma in famiglia non ci sono ne' soldi per il trasporto e ne soldi per i libri e quindi il suo destino e' quell'incrocio.
Le due arterie viarie hanno un flusso di due milioni di autoveicoli il giorno, molti ignorano la presenza di Jairo, ma lui riceve da ogni autiveicolo un biglietto di sola andata per il paradiso, dove la sua pelle non sara' piu sudicia e manciata e quei milioni di automobilisti che lo hanno ucciso finalmente lo conosceranno. Era il venditore di piccoli accessori per le loro macchine.

   0 commenti     di: Isaia Kwick


Un mondo a rovescio

Provate a immaginare un mondo a rovescio: così per gioco.
Un mondo a esempio dove i bambini che studiano si suicidano, e quelli che spingono al suicidio questi, passano tutto il tempo a tirare calci a un pallone, perché (assurdo) chi calcia bene un pallone, sposa le più belle della classe.
Oppure, un mondo in cui sei miliardi di formichine lavorano alacremente tutti i giorni, per tagliare il ramo su cui stanno sedute, inquinando l’atmosfera e rovinando l’habitat per puro divertimento.
O ancora un mondo in cui la fede in Dio serve da pretesto per uccidere altri simili anziché insegnare l’amore e la tolleranza.
O sentite questa, un mondo in cui fare politica non è servire la società e aiutarla a evolvere, ma più semplicemente un pretesto per conquistare posizioni sociali vantaggiose, a dispetto di qualunque principio.
E questa: un mondo in cui essere diversi, non stimola la curiosità ma il sospetto.
E questa qui… un mondo in cui, una piccola parte di ricchi sfrutta più della metà delle risorse disponibili… e dove magari gli altri, spinti dalla disperazione e dalla fame, sfidano il mare su improbabili carrette, con la certezza che molti di loro moriranno, solo per essere trattati da criminali in altri luoghi; come se avere fame e disperazione fosse in sé un reato.
Un mondo in cui le donne, coloro che perpetuano la specie e che sono l’incarnazione della bellezza; coloro che hanno ispirato poeti, musicisti, pittori… vengono trattate come schiave, picchiate, stuprate… così: perché gli uomini possono farlo, punto e basta.
Un mondo in cui… vi sto annoiando?
Avete ragione che razza di mondo idiota sarebbe mai questo. Forse è meglio dormire. Metto la sveglia e domani ritorno in un altro mondo.

   13 commenti     di: Rudy Mentale



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Problemi sociali.