PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti su problemi sociali

Pagine: 1234... ultimatutte

Lettera ai razzisti

La gentaglia degli inferi, come voi razzisti siete, non ha bisogno di essere additata come ignobile, perché lo fa da sé. Un grasso ominide che disprezza le altre razze, perché accanto a esse grugnisce il suo odio, chiamandolo intelligenza e superiorità razziale, accusa di buonismo chi non è volgare come è lui, e sputa il rancido prodotto del suo masticare rabbia, senza poter reggere il proprio sguardo quando passa davanti a uno specchio. Nugoli di mosche ne accompagnano il cammino, respirando le esalazioni di morte che lascia dietro di sé, orgoglioso di essere solo, in un mondo di individui abbruttiti come lui è, inneggianti al male. Quando governano imbrogliano rubano e uccidono, dichiarando guerre alle quali non partecipano, e ghignano quando entrano nei cimiteri che hanno riempito di innocenti, fuggiti da dittatori che sono come tutti gli esseri che godono del privilegio di essersi alleati con l'ombra che oscura la luce, quella che illumina tutti gli esseri, riscaldando le loro anime.

   39 commenti     di: massimo vaj


Sonno di un bambino

I
Piove, scende fitta e silenziosa, una manna da questo cielo sempre più strano per irrigare la terra assetata da troppi giorni. Sono già le sei, apro di malavoglia la luce e resto in ascolto: silenzio, nessun movimento dalla tua camera, solo il ticchettare dell’orologio in corridoio smorza questo gelo che sopprime le mie sicurezze. Mentre mi rivesto della vestaglia, rivolgo l’orecchio alla strada con un groppo in gola: un’auto rallenta sulla curva di casa nostra, tra un po’ si aprirà il cancello e tu rientrerai finalmente con passo furtivo e consapevole del tuo ingiustificato ritardo. Io qui ad aspettarti a braccia conserte, come spesso ho fatto negli ultimi anni. No,…… L’auto prosegue, l’attesa continua incessante. Mi appoggio alla finestra e guardo fuori, con le dita mi strofino gli occhi pesanti mentre un mix di pensieri ed emozioni si accavallano in questi minuti lenti e monotoni: dove sei tesoro mio? Mi fa paura,…. D’impulso prendo il cellulare e controllo le chiamate: nulla, assolutamente niente da ieri sera, né un sms, né uno squillo caduto a vuoto, il nulla e questo silenzio, solo il gocciolare piano dalle grondaie,…… Prima di uscire, mi avevi abbracciato teneramente rassicurandomi: “Mamma, tranquilla, torno presto, non faccio come lo scorso sabato, vado solo a farmi un giro con Diego giù a Lignano,…Ok?” Uno sguardo ingenuo illuminava il tuo viso ancora di ragazzino, tu e Diego, sempre voi due, tutti i fine settimana assieme come Cip e Ciop,……. altro che trovarti la morosa, quella sarebbe solo un optional per te! Quegli occhi blu mare,…. “ Va bene, ma non bere troppo, che poi se ti fanno la prova, devo chiamare papà per farti venire a prendere!” Girandoti, mi sorridevi rassegnato: “Ma mamma,……”.
Il sole sta facendo capolino da sotto le nuvole dense, finalmente un po’ di sereno dopo due giorni di pioggia. Vago su e giù per la stanza in preda ai miei demoni interiori. Sì, è vero non sono sempre st

[continua a leggere...]



Il matto Klim Klim

Girovagava nelle strade della mia città un simpatico personaggio. Alto, col viso scarnito, barba e lunghi capelli che teneva legati in una coda. Era molto gioviale, gentile e dalle maniere alquanto raffinate. Girovagava dal mattino al tramonto col suo elegante completo scuro un po' consunto dal troppo uso e nonostante il caldo afoso non toglieva mai la giacca.
Sempre vestido a festa percorreva instancabilmente le strade alla continua ricerca di denaro per poter acquistare latte e pane per i suoi orfanelli, per quei poveri bambini a cui procurava del cibo.
Abitava in un quartiere della periferia ed ogni mattino prendeva l'autobus per recarsi in centro. Camminava spensierato per le strade senza fretta né affanno e sulle sue spalle portava un fardo coi suoi tesori.
Era solito ad attirare l'attenzione della gente che incrociava e molte volte mi sono ritrovata a camminare sul suo stesso marciapiede. Era un uomo molto singolare e col suo sorriso garbato, impartirtiva benedizioni a chiunque si trovasse di fronte a lui, come un prete di strada senza chiesa né fedeli. A cambio chiedeva qualche spicciolo come elemosina.
Sotto il sole o sotto la pioggia non conosceva riposo. Era un continuo trotterellare per le vie del centro. Nella sua mente frastornata custodiva segreti e nel suo cuore generoso celava i suoi dispiaceri. Nessuno sapeva cosa le era capitato per ridurlo in quello stato di follia.
Io credevo che fosse un mancato sacerdote ma qualche tempo fa ho saputo che da giovane lavorava presso uno studio legale ma un giorno, senza nessuna spiegazione, non ci tornò più e cominciò la sua odissea e la sua vita di benevolo e caritatevole pellegrino nelle vie del Signore. Serviva il prossimo e nutriva un affetto particolare per i bambini di cui si occupava.
Nella città questo generoso signore veniva chiamato con un nomignolo alquanto singolare, Klim klim perche nei suoi tempi migliori quando la follia ancora non regnava nella sua mente, mentre an

[continua a leggere...]



La Giusta Misura

Avrei giurato che fosse più difficile, che fosse più ……non so nemmeno io…. che fosse comunque diverso da così………ed anche questo senso di astrazione, questo agire “dal di fuori”, cosciente ed incosciente allo stesso tempo, responsabile di quell’azione, ma parimenti irresponsabile perché commessa dall’altro me…….. mi dà una strana sensazione, ed anche il rendermi conto di provarla mi giunge ovattato, come comunicatomi per interposta persona.
Continuo a stringere esercitando una pressione innaturalmente costante, meccanica, troppo perfetta, quasi poetica nella sua ieratica esaltazione.
Il collo della ragazza non è molto grosso, anzi, è proprio della giusta misura, sembra quasi concepito appositamente per le dimensioni delle mie mani, che infatti lo cingono con millimetrica precisione, pregiandosi di svolgere così mirabilmente il compito che gli ho assegnato.
Ma chi cazzo è ‘sta tizia? Chi la conosce? Dato che, (ve l’ho già detto), mi sembra di agire da migliaia di chilometri di distanza, in maniera forse similare alle esperienze post-mortem raccontate da certa gente, ho tutto il tempo di pensarci, (o mi sembra solo di averlo ed il mio cervello sta lavorando in maniera accelerata, il che dal punto di vista pratico è lo stesso), e lentamente comincio a collegare i ricordi.
Sto camminando sulla via principale della città... gente, carte, cani, macchine, fumo, passi, sigarette, urla, spinte, gelati, vetrine e merce, merce, merce……….. vestiti, occhiali, valige, palloni, giocattoli, cappelli, pentole, detersivi, cibo, borse, fiori, chiodi…..è inverosimile….. come può esistere una quantità di denaro così enorme da poter comprare tutto? Scommettoche se svuotassi le tasche a tutti quelli che sono adesso sulla via, il totale dei loro soldi sarebbe esattamente uguale all’importo che serve per comprare tutte le cose ammassate in quei negozi. E cosa fanno tutte queste persone come cyber-formiche programmate per segui

[continua a leggere...]



Un pianeta chiamato Zen

Il 19 sbarrato ha il capolinea proprio nel cuore dello Zen. La Zona di Espansione Nord gode fama dubbia tra i cittadini palermitani, appena scesi dalla vettura, al capolinea, allo sguardo del viaggiatore si presenta uno spettacolo assurdo ed inquietante. La piazza è grande, immensa, lercia di rifiuti di ogni genere. Su questa superficie sono stati realizzati alla meglio da volenterosi del posto un paio di campetti di calcio e qualche pista di bocce, spalando alla meglio e spianando il terreno. Ai margini dello spiazzo, quasi a segnare il confine, vi sono dei massi, vecchi blocchi usati per le costruzioni dove con il bel tempo, vengono a sedersi gli uomini per fare qualche partita a carte. Le donne invece si vedono raramente in giro, solitamente si possono vedere al capolinea dell'Amat in attesa del mezzo pubblico che li porta al centro della città dove per qualche ora potranno inebriarsi dalle luci delle vetrine dei negozi, scrollandosi la paura di dosso, il grigiore delle proprie esistenze, quel marchio indelebile come solo può esserlo quello che proviene dall'emarginazione di chi vive allo Zen.
Nella stessa piazza dello Zen può capitare di vederci pascolare delle vacche, non si sà chi sia il proprietario di quegli animali, certo è che nessuno osa allontanarli. Sul lato aperto in direzione di Mondello, si notano alcune collinette di rifiuti, oltre quelle circondato, c'è lo Zen 2. Ci si arriva attraverso un varco aperto tra i cumoli di rifiuti; se è piovuto da poco il passaggio diventa un fossato pieno d'acqua ed allora diventa quasi impossibile attraversarlo, le strade sono in terra battuta e coperte letteralmente di cocci di bottiglie e mentre ti avvicini al corpo delle case, senti nelle ossa il freddo di tanti occhi che ti osservano, giri lo sguardo attorno eppure non riesci a scorgerli subito. La maggior parte di loro continua a rimanere nascosta. Gruppi di bambini smettono di giocare per osservare l'intruso e fare una prima valutazione sommaria: -"Sa

[continua a leggere...]



Bella da morire

Non è lei. Quel viso così magro, quegli occhi così tristi, quei seni così svuotati non sono i suoi. Il pranzo è ancora intatto davanti a lei. Evita accuratamente di posarvi lo sguardo. Non riesce più nemmeno a guardarlo, il cibo. Seduta nel letto della clinica in cui è ricoverata guarda il panorama. Non guarda, piuttosto vede. Lo sguardo è vuoto, inespressivo. Dalla camicia da notte spuntano le gambe, così magre da non distinguere la coscia dal polpaccio. Così magre che persino io non riesco a guardarle. Stringo la sua manina fragile tra le mie non riuscendo a fare altro. Tutto quello che le potevo dire gliel'ho detto. Non ha ascoltato me, la sua migliore amica, né la sua famiglia. Posso solo starle vicino e farle capire che io per lei ci sono.
"Mia madre mi ha portato questa" la sua voce è come un soffio. Mi passa la busta bianca appoggiata sul comodino. "Penso di sapere cosa ci sia" una lacrima le riga il viso "io non riesco a guardarla". Questa è lei. Sulla spiaggia di Corfù, con una mano si tiene il cappello di paglia e sorride all'obiettivo. Gli occhi sono lucenti, il sorriso euforico, i capelli brillano al sole. Scendo con lo sguardo lungo il corpo, così florido e perfetto, ricoperto da un'abbronzatura dorata. Bella. Bella come nessuna. Qualche mese prima della sua rovina. Prima d'incontrare quel manager che le propose di fare la modella, prima di conoscere Carmen, la sua "amica", già famosa indossatrice, che la faceva sentire inadeguata. Troppo robusta. Grassa. L'ha aiutata a perdere peso, a suo dire.
"Solo qualche chilo in meno" mi aveva detto "per sentirmi meglio; non sono più a mio agio in questo corpo, vorrei solo star bene con me stessa".
Ripongo la foto nella busta e l'appoggio sul letto. "Sono orribile" sussurra "non riesco nemmeno a guardarmi allo specchio". Continuo a tacere. Non ci sono parole giuste da dire. Io non le conosco. O forse non le hanno ancora inventate.
"Ho perso tutto" di nuovo una piccola lacrima.
"No" provo a

[continua a leggere...]



Disoccupazione di un altro tempo

Non avevo mai pensato di sentirmi solo tra la gente. Cammino col capo chino, incurante del caos che mi sta intorno. La velocità del tempo ha provato, come sempre, a fare scempio degli eventi di ogni momento. Emozioni calpestate dall'accidentalità, senza cuore, senza senso, di tutto ciò che accade attorno. In quella strada buia c'è qualcuno che muore di gelo in compagnia della sua fame. In quel vicolo senza nome c'è uno stupro consumato in fretta da chi teme la luce del suo eventuale pentimento. Meglio il buio, che nasconde l'inutilità di tante dissacranti soprafazioni. L'ospedale che sta più in là stringe a se gli ultimi attimi di chi sta per partire. Per fortuna oltre quella linea c'è una guerra che ci parla, ci dice con chiarezza, perché qualcuno muore. È bello immaginare di poter essere nato con la camicia, che fa se poi in fretta e furia tra un overdose ed una coppa di champagne mi faccio a pezzi con un bolide di famiglia, mai pagato, mai veramente desiderato. C'è chi vive di conquiste, mentre altri si accontentano, almeno, di respirare in pace. Le frane delle nostre assenze di coerenza, i fremiti inaspettati di tanti eroici terremoti. I diluvi, come tante lacrime dei nostri errori. La lama, sempre pronta di tante nostre belle e stupide vendette. L'uomo piccolo che non sapeva parlare, a stento si reggeva in piedi, finalmente è cresciuto, ha imparato ogni verbo, meno quello del rispetto. Io cammino verso il mare, sempre attento in ogni mio passo. Cerco di non farmi male. Mentre osservo l'onda che va, penso sempre a tutti quei miei cari, che in ogni tempo vanno via, come l'onda di quel mare, verso l'orizzonte, per poi sparire senza più tornare. Mentre guardo quella linea, mi accorgo di poter vedere più in là. Nessuno va via per sempre, chi si ama, chi ci ama, lascia sempre un'impronta di se, del suo passaggio. Quando è un padre che ci lascia, io come tanti altri ho pensato: Che sarà della mia vita?. Non potrò mai dimenticare i miei passi dietro

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Costantino Posa



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Problemi sociali.