Racconti sui problemi sociali: povertà, fame, guerra, malattia - Pagina 2
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Racconti su problemi sociali

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Call center Venditutto srl

"Pronto? Buongiorno Signore, mi presento, sono Pino.. no l' abero.. ha riattaccato".

"Pronto? Sono Patrizia telefono dalla Venditutto srl ma non voglio venderle niente, solo il niente, come dice? Si siamo quelli della pubblicita' in tivu' con Giorgio Clone che a me piace ma mi pare un po' coglione, che bellone e' bellone, e certi gossips dicono finocchione, se la fa con Brando Pitto. E che' c'e' di male? Ha accanto sempre delle ficone!.. ha riattaccato.

"Pronto sono Maria, no la zia, Maria... ma signora mi sente? Stava dormendo? Solo un minuto, vaffanculo a me? Ma... ha riattaccato.

E dopo ore e anni di telefonate fatte da tanti a tanti per tanti prodotti inutili che comunque il tempo va impiegato anche in questo strano sistema chiamato lavoro che a me talvolta pare delirio di un sistema ormai senza freno tirato che davanti a un muro gia' si e' schiantato.

Perche' telefonate su telefonate agli apparecchi attaccati si risponde in macchina gia' incazzati o a casa internetizzati e gli anziani televisonati. Insomma tutti completamente gia' imballati in questo caldo o freddo che le stagioni non ci sono piu0' sparito l' anticiclone, che ci sono tante ciclone.

Che siamo peggio che ai tempi degli schiavi, che in realta' quesi tempi son sempre stati. Oh, finalmente la pausa caffe'.. ho una barzelletta da raccontarvi! E tutti scappano pensando.. ma chi si crede Berlusconi? Ci fa gia' due cojoni mentre si lavora.
Tra un po' e' l' ora di andare ma talmente rimbambiti non si vede l' ora!

   4 commenti     di: Raffaele Arena


Il fruttivendolo olivastro

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D. O. C. 2 (Con gli occhi di Mara)

Mi sono sforzata, ho provato, ma anche oggi non sono riuscita a trovare i tempi giusti, il rapporto corretto col mondo normale.
È come se - riemergendo dal solito sonno di superficie, l’unico che riesco a raggiungere - dopo un’altra notte trascorsa dapprima a sistemare decine e decine di volte i flaconi dei vari prodotti per l’igiene personale fino a quando la loro disposizione non soddisfa i miei rigorosi criteri; poi insaponandomi metodicamente fino a quando la schiuma non nasconde il mio corpo almeno in parte alla mia vista, ed infine cercando una disposizione inappuntabile delle lenzuola e delle coperte, in maniera che mi ricoprano con sublime precisione, non lasciando fuori nulla di me, nulla della mia persona che possa restare esposto a ciò che di notte aleggia sulla mia mente, il tempo speso in questa febbricitante attività mi abbia mandato fuori sincrono rispetto agli altri, come un film in cui le immagini scorrono con tempi diversi rispetto al sonoro, e mi concede solo due o tre ore di riposo malsano.
Per fortuna Gianni ha il sonno molto pesante, ma in queste condizioni riposare realmente è quasi impossibile, anche perché, per soddisfare le mie necessità, devo anche lasciare la luce accesa, e questo non contribuisce affatto a farlo realmente dormire.
Anche adesso, mentre sono qui in bagno ed ho già ricominciato ad eseguire quella sfilza di gesti obbligati e nocivi dai quali non riesco ad affrancarmi e che anzi, continuano ad aumentare in numero e difficoltà esecutiva, mentre non riesco a smettere di lavarmi, e lavarmi, e lavarmi, e lavarmi ancora le mani, so che di là Gianni stà camminando sul vetro, nervoso ed irritato per il ritardo che sta già accumulandosi sul suo ruolino di marcia giornaliero, e sta pensando alle frecciatine idiote di Terenzi e dei colleghi, alle battutine furbe su quella moglie dalle braccia pallide, eppure non riesco a smettere, non riesco a vincere, non riesco, non riesco……ed il rimorso per la vita a

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I silenzi sospesi

“Mi piace venire in questo posto, non appena mi è possibile, ascoltare il silenzio che qui regna sovrano. Chiudo gli occhi e vedo immagini che nessun altro potrà mai vedere: sono ricordi che si riallacciano al presente, volti di cui non ricordo più il nome e che si avvicendano nella mente, oppure sembrano uscirne quasi a strappi, come i coriandoli lanciati per carnevale. S’alternano a visioni di paesaggi di località che non ho mai visto, ma che tanto mi sarebbe piaciuto visitare; sono sprazzi dipinti nel cervello che si compongono secondo l’estro del momento e come le idee che nascono all’improvviso mi provocano un senso di stupore, come l’aver scoperto qualche cosa che era sempre stato lì, ma che i miei occhi non riuscivano a scorgere.
Sì, mai come in questo posto riesco a creare con una forza insopprimibile che ha solo la necessità di un ambiente adatto per poter prorompere.
Passano gli anni, le stagioni si avvicendano, oggi cammino sulle foglie morte, che ancora, svolazzando, cadono dagli alberi. Gli alberi, così silenziosi, muti, ma che parlano con le loro forme, spesso contorte come se anche per loro esistesse la sofferenza di vivere, loro che ogni anno sembrano morire in questo periodo, per tornare poi a rivivere la primavera successiva. A me non è concesso un simile privilegio e già l’autunno è in corso, una lunga estenuante stagione che mi intorpidisce lentamente, in un silenzio interno che poco a poco, senza che me ne potessi accorgere, mi ha sopraffatto.
L’unica voce che è in me è quella della mente, appunto con queste immagini che riesce a creare per abituarmi al distacco e così si affievolisce la realtà, le emozioni si smorzano, nulla può turbare questo deserto dei sensi.
Io chiamo tutte queste cose i silenzi sospesi, perché per gli altri non ci sono, ma sono come a mezz’aria, all’intorno, dentro di me, in ogni mia cellula e quando questo stato di equilibrio precario verrà meno ne resterà solo uno, totale, defi

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Etilomachia

Esco, mi infilo una sigaretta in bocca, apro la macchina, giro la chiave e pigio l’accendisigari. Aspetto che le candelette si siano scaldate, la luce sul cruscotto si spegne, metto in moto. Prendo l’accendisigari dopo aver messo la retro, mi accendo la sigaretta mentre, a memoria, percorro il vialetto di casa. La volta che una macchina sarà parcheggiata fuori posto, sarà da ridere. Soffio fuori il fumo che si contorce in spastiche volute contro il parabrezza, pigio il bottone del finestrino, do un’occhiata allo specchietto. Metto la macchina sulla via. Prima. Via: un altro sabato sera, o venerdì, tanto è uguale.
Non bevo mai a pasto, non bevo mai da solo, passo intere giornate, più raramente intere settimane senza sentire il bisogno di un goccio di alcool. Non un bicchiere di vino, non una grappetta, non una correzione al caffè. Poi, arriva sabato sera, o venerdì, tanto è uguale, e mi ubriaco, più o meno, a seconda della compagnia, dello stomaco che non è più quello di una volta, dell’aria che si respira, della posizione degli astri. Inevitabilmente, ogni sabato, o venerdì (che tanto è uguale), bevo abbastanza per essere legalmente ubriaco, molto spesso bevo abbastanza per sentirmi discretamente ubriaco, raramente, quasi mai per la verità, bevo abbastanza per non sentirmi più niente.
Da dove vengo io non siamo in pochi, quelli che fanno come me intendo, una buona percentuale del totale. Quale potrebbe essere una percentuale preoccupante? Il trenta? Il quaranta? Non so. So che i bar sono pieni, e poi sono piene le discoteche anche se ormai non vanno più, i disco pub, i disco bar e i wine bar, che ancora oggi da noi si chiamano osterie, e gli american bar, e i bar dei paesi vicini, e via discorrendo.
Intanto sono arrivato al semaforo, lampeggia di giallo, sono le nove e mezza, giro a sinistra attento alle precedenze. Cinquanta metri e poi a destra, poi tutto il viale, in fondo al viale è gia centro, io sto in periferia. Nel bar della pia

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   3 commenti     di: Umberto Briacco


Una piccola scatola di pelati che racconta il bangladesh

Mi sono immaginata di essere una scatola di pelati che è essere destinata al quarto mondo e questa è la storia cosa ne pensate???

Ahi che male da quando in questo scatolone continuano ad aggiungere scatole di pelati la vita è diventata una cosa impossibile ieri mi sono trovata un fagiolo addosso!!!
Allora oggi è il 15 maggio '10 ed è un giorno molto importante perché è il giorno in cui partirò per... non lo so, credo di aver capito che io con un misero kg di farina andrò ad aiutare popolazioni povere che non hanno cibo a sufficienza(non che non riescono ad arrivare a fine mese) ma che non riescono ad arrivare al giorno successivo.
Ore 11. 33. la campanella suona e per me è giunto il momento di partire per... boh?
Sono spaventata perché so che al mio arrivo morirò , ma morirò per una giusta causa la vita di qualche povero ragazzo che la sua unica sfortuna è stata nascere, so che almeno con questo piccolo kg di farina aiuterò una famiglia a mantenersi per almeno una settimana.
Ore 12. vengo caricata su un camion con altre 500 scatole, dopo circa due Ore di viaggio arrivo in un immenso magazzino dove appena di sfuggita riesco a leggere" giorno 20 giugno programmata spedizione per il Bangladesh" definito uno dei paesi del quarto mondo.
Giorno 19 giugno. 24 ore prima della mia partenza in questo mese ho avuto tempo per riflettere mi sono accorta di una triste realtà una delle risorse economiche del nostro pianeta è la povertà infatti se tutti noi consumassimo come gli americani Il mondo potrebbe ospitare solo 1, 4 miliardi di persone quindi si può dire, che l'uguaglianza non esisterà mai.
Giorno 20. mi ricaricano di nuovo sul camion ma stavolta solo per poco tempo e subito dopo ritrovai in una stiva era molto bello perché c'era una minuscola finestrella da cui si poteva scorgere i paesaggio sottostante, vidi le enormi differenze tra la prime 5 ore di viaggio c'erano campi coltivati, industrie le ultime tre si vedeva la povertà della gente

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   0 commenti     di: anna luccia


Essere me stesso

Cammino per la strada e non mi sento a mio agio. Le persone mi guardano come se fossi malato. Le donne mi schivano, e gli uomini m'insultano. Mentre i bambini hanno paura di me, come se fossi un lupo cattivo. Non capisco? Non hanno niente da temere. Sono un uomo pio e vado ogni domenica in chiesa. Ascolto la parola di Dio e cerco di metterla in pratica. In ogni caso non c'è niente da fare. Io non sono nessuno per loro. Cerco in tutti i modi di farmi apprezzare ed amare. Faccio comunemente la cosa giusta, ma per loro non va bene lo stesso. Trovano sempre qualche scusante per accusarmi. Quando mi trovo sull'autobus mi alzo e faccio sedere le donne nonostante molti posti siano liberi. Mi aspetto delle grazie, invece: "Adesso vattene!" Pulisco i giardini de Signori e ricevo una misera paga. Sorrido sempre e non mi faccio mai vedere scontento, e mi dicono: "Che fai mi prendi in giro". Mi faccio insultare e non rispondo, e dicono di me che sono violento e maleducato. Mi hanno chiuso in prigione per reati che non ho mai commesso. Spiegando loro la verità: " Non sono stato io a rubare in quel negozio.". Non mi credono e dicono che sono un bugiardo. Allora mi domando: " Qual è il mio sbaglio?" Essere nato negli anni '50, nel nord America e d avere la pelle di colore nera. È forse questa la mia colpa.




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