PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti su problemi sociali

Pagine: 1234... ultimatutte

Il nulla più totale

Essere ultimi del mondo, litigarsi la mondezza con i cani per mangiare, vivere su un cartone lurido dividendo con gli scarafaggi le notti sudicie, di questo sudicio mondo, infettato dall'arroganza dei potenti, il bene di pochi, controbilanciato alle miserie di tanti, un fiume di liquame che si abbate sui poveri, rovesciatagli dai plutocrati maniaci sessuali che con i milioni di dollari si riconquistano la liberta', maiali, sciacalli viziosi, che si scandalizzano per un niente, che vivono un quitidiano surreale, che non allungano una mano ai quei bambini affamati, pisciosi che sono vita come lui, cagnaccio rognoso di un potente che ti riunisci in faziosi hotel pieni di cibo per parlare della fame del mondo, ti odio e se ti incontro ti uccido.
Dedicato a tutti coloro che non possono nemmeno pensare di scrivere una poesia, per quel miliardo di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno.

   0 commenti     di: Isaia Kwick


Sonno di un bambino

I
Piove, scende fitta e silenziosa, una manna da questo cielo sempre più strano per irrigare la terra assetata da troppi giorni. Sono già le sei, apro di malavoglia la luce e resto in ascolto: silenzio, nessun movimento dalla tua camera, solo il ticchettare dell’orologio in corridoio smorza questo gelo che sopprime le mie sicurezze. Mentre mi rivesto della vestaglia, rivolgo l’orecchio alla strada con un groppo in gola: un’auto rallenta sulla curva di casa nostra, tra un po’ si aprirà il cancello e tu rientrerai finalmente con passo furtivo e consapevole del tuo ingiustificato ritardo. Io qui ad aspettarti a braccia conserte, come spesso ho fatto negli ultimi anni. No,…… L’auto prosegue, l’attesa continua incessante. Mi appoggio alla finestra e guardo fuori, con le dita mi strofino gli occhi pesanti mentre un mix di pensieri ed emozioni si accavallano in questi minuti lenti e monotoni: dove sei tesoro mio? Mi fa paura,…. D’impulso prendo il cellulare e controllo le chiamate: nulla, assolutamente niente da ieri sera, né un sms, né uno squillo caduto a vuoto, il nulla e questo silenzio, solo il gocciolare piano dalle grondaie,…… Prima di uscire, mi avevi abbracciato teneramente rassicurandomi: “Mamma, tranquilla, torno presto, non faccio come lo scorso sabato, vado solo a farmi un giro con Diego giù a Lignano,…Ok?” Uno sguardo ingenuo illuminava il tuo viso ancora di ragazzino, tu e Diego, sempre voi due, tutti i fine settimana assieme come Cip e Ciop,……. altro che trovarti la morosa, quella sarebbe solo un optional per te! Quegli occhi blu mare,…. “ Va bene, ma non bere troppo, che poi se ti fanno la prova, devo chiamare papà per farti venire a prendere!” Girandoti, mi sorridevi rassegnato: “Ma mamma,……”.
Il sole sta facendo capolino da sotto le nuvole dense, finalmente un po’ di sereno dopo due giorni di pioggia. Vago su e giù per la stanza in preda ai miei demoni interiori. Sì, è vero non sono sempre st

[continua a leggere...]



Lettera ai razzisti

La gentaglia degli inferi, come voi razzisti siete, non ha bisogno di essere additata come ignobile, perché lo fa da sé. Un grasso ominide che disprezza le altre razze, perché accanto a esse grugnisce il suo odio, chiamandolo intelligenza e superiorità razziale, accusa di buonismo chi non è volgare come è lui, e sputa il rancido prodotto del suo masticare rabbia, senza poter reggere il proprio sguardo quando passa davanti a uno specchio. Nugoli di mosche ne accompagnano il cammino, respirando le esalazioni di morte che lascia dietro di sé, orgoglioso di essere solo, in un mondo di individui abbruttiti come lui è, inneggianti al male. Quando governano imbrogliano rubano e uccidono, dichiarando guerre alle quali non partecipano, e ghignano quando entrano nei cimiteri che hanno riempito di innocenti, fuggiti da dittatori che sono come tutti gli esseri che godono del privilegio di essersi alleati con l'ombra che oscura la luce, quella che illumina tutti gli esseri, riscaldando le loro anime.

   39 commenti     di: massimo vaj


Gli occhi del suo bambino

Era seduta in un angolo, con suo figlio tra le braccia. Sulle guance i segni della disperazione. Gli occhi grandi, pieni di paura. Fissava il vuoto. "È un incubo", continuava a ripetere. Aspettava solo il momento in cui si sarebbe svegliata e la realtà le avrebbe sorriso di nuovo, come sempre. Invece no. L'incubo era realtà. Lo capì dal pianto incosciente del suo bambino. Non riusciva a trovare una spiegazione a tutto quello che le stava succedendo. Non l'avrebbe mai immaginato. Eppure era successo. Lui le aveva messo le mani addosso, non per accarezzarla. Le aveva graffiato il cuore, annebbiato l'anima. Non riusciva a muoversi. Il dolore l'aveva paralizzata. La stanza era vuota, umida. Non c'erano più mobili, sedie, quadri. Era sparito tutto. Intorno a lei solo quattro mura bianche, divorate dal buio. Era disperata. Pensò a quando era piccola. Giocava con le bambole, sognando una famiglia. Si sarebbe sposata e avrebbe vissuto nella felicità. Il candore dei suoi sogni non conosceva le ombre che si stavano affacciando sulla sua vita da adulta. Si guardò intorno, cercava un interruttore per accendere la luce in quella stanza, voleva uscire dall'incubo. Niente. C'era solo vuoto. Pianse, abbassando gli occhi per la disperazione. Fu in quel momento che incrociò lo sguardo del suo bambino, che le sorrideva con la gioia dei suoi pochi mesi di vita. Eccola la luce. L'interruttore che avrebbe schiarito il buio intorno a lei. Aveva trovato la forza per andare avanti. Gli occhi di suo figlio asciugarono le lacrime che le rigavano il volto, cancellarono i segni della disperazione. Si guardò di nuovo intorno. La stanza era di nuovo piena, la luce era tornata. Si rialzò, pronta a vivere la sua vita, armata del suo bambino.



morte di una rosa

La ragazza guardava nel vuoto in attesa del suo momento.
Tutto quel parlare con le amiche sul sesso, sugli uomini, sulla dolcezza di un bacio con la lingua, sui misteriosi piaceri di un rapporto carnale, completo ed appagante, ora le sembravano solo inutili ed insignificanti chiacchiericci di donnette fantasiose ed immature.
Quante volte ci aveva pensato, da sola, nella semioscurità della sua silenziosa cameretta, al riparo da occhi indiscreti.
Quanti sogni e fantasticherie, alle quali si era lasciata andare completamente, abbandonandosi al leggero tocco delle proprie dita che giocavano da prima col morbido profilo dei suoi piccoli seni, dai quali sbocciavano due turgidi capezzoli rosati, per poi scendere indiscrete verso il centro del suo impellente desiderio.
Allora si scostava con due dita della mano sinistra le mutandine, mentre con l'indice ed il medio della mano destra iniziava a massaggiare lentamente la parte alta della sua natura cercando di aprire con delicatezza le grandi labbra esterne fino a sentire sotto le dita l'immediata risposta del clitoride.
La mente era lontana, seguiva miraggi evanescenti nei quali apparivano volti di uomini a lei cari ed amati, sentiva le loro dita impossessarsi del suo corpo di bambina, sentiva il loro membro possente fremere nelle sue mani e nel suo corpo, sentiva la loro lingua percorrere ogni centimetro della sua pelle soffermandosi proprio lì dove ora si stava freneticamente toccando in attesa di un attimo di sublime piacere che le rendesse tollerabile la sua solitudine.
Veniva quasi di seguito una, due, tre volte per poi ritrovarsi sudata ed esausta nell'assoluto silenzio della sua clausura pomeridiana, mentre un'ondata acuta di depressione saliva da remoti recessi della sua disperazione a ricordarle la sua vergognosa fragilità.
Pensava che con l'avvento delle mestruazioni, circa sei o sette anni prima, fosse arrivato per lei il momento di esser donna a tutti gli effetti, si illudeva che il mondo notasse qu

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: Stefano Monti


25 |o5| 2011

Mi trovo a Milano per una delle mie rare trasferte per la nascita di un mio nipotino ed ero ospite naturalmente di mio figlio in un appartamentino, se cosi lo vogliamo chiamare, cosi composto: da una stanza da letto ed una cucina a soggiorno piu bagno, insomma quello che si può permettere un impiegato a basso stipendio a Milano in un quartiere popolare.-Era di maggio e si sa che in questo periodo incomincia l'afa, ma sempre era una buona giornata assolata, rispetto alla nebbia dell'inverno. Stavo affacciato al balcone e in lontananza sentivo arrivare una musica che si avvicinava sempre più, chiedo a mio figlio se ci fosse una festa nelle vicinanze, abituato come ero alle nostre feste popolari in Sicilia, e mi dice di non saperne alcuna perchè li poi non si usa. Intanto quella fanfara si avvicinava sempre di più ed ero sempre più curioso di sapere di cosa si trattasse. La musica ancora sempre più vicina sembrava suonata da una banda musicale. Incuriosito volevo scendere in strada, ma avrei dovuto attraversare tutto il cortile, non ne ho avuto il tempo perchè la banda girò l'angolo e me la trovai sotto casa. Il pezzo che suonavano era la marcetta <bella ciao="">Quella fanfara era composta da due tzigani di cui, uno con la tromba e l'altro con fisarmonica, questa era la fanfara che sentivo da lontano Appena mi videro smisero di suonare pensando di aver disturbato la quiete di quel pomeriggio afoso, in realtà alcuni avevano protestato se pur timidamente ma a me quella musica non dispiaceva affatto, anzi, con mio figlio apprezzavamo il loro modo di interpretare quel brano da discreti intenditori quali eravamo e godevamo della nostra posizione di spettatori privilegiati da quel balcone. Quando si sono fatti sotto al balcone abbiamo chiesto se avessero mangiato e a gesti abbiamo cercato un 'intesa, anche perchè non parlavano e non capivano bene la nostra lingua. A gesti ci facevano capire che più del pranzo avevano bisogno di scarpe e indumenti,

[continua a leggere...]

   5 commenti     di: salvo ragonesi


L'iride cobalto

C'è gente che vive, lì fuori. Gente che spera, ama, crede in un qualcosa che può essere vero.
C'è tristezza fuori, c'è tristezza dentro le mura. Chi si diverte, fa solo bene, la vita vuole vissuta almeno un po', e forse basterebbe sorridere di più del normale. Sorridere il giusto, solo per andare avanti ma, c'è sempre il momento che ti blocca, come un muro dinanzi.
Un blocco, una perdita, una calorosa ed amara tristezza, avvolge, stringe il cuore fino al suo interno. Ne senti il dolore, e pensi di poterlo vincere, non è così. Ci vorrà tempo per risanare le ferite.
Ci vorrà tempo per vivere il presente e per rinunciare al passato, credere soltanto al futuro.
E pensi che solo tu stai male, quando gli altri escono e tra un bicchiere e l'altro passano la serata. Perdi, pensi, tutto quello che un ragazzo può desiderare.
Ma non è vero, non si può perdere la forza di vivere, la voglia di sorridere. Svanisci in un istante, perso nei tuoi pensieri, nei tuoi momenti. Ma poi ritorni, più forte di prima, nonostante ciò che sia successo può essere irriparabile.
Non importa. Si andrà avanti, si continuerà a scavalcare le montagne, a sognare il cielo, a baganrsi della pioggia, e saziarsi della luce.
Ci vorrà del tempo per vivere il presente e per rinunciare al passato, e credere soltanto al futuro...

Matteo è un ragazzo come tutti gli altri. Forse lo è, forse non lo è. Ma sente di esserlo per il semplice fatto di essere umano, e tutti sul pianeta siamo uomini, e donne. Tutti dovremo essere uguali, ma nel mondo vigila attento il razzismo, e molte altre sue forme mutabili.
Matteo ha fatto la sua scelta.
È omosessuale e lo ha dichiarato, ci è voluto tempo per farlo. Ci è voluto tempo per ragionare, per formulare frasi, non servite a nulla. A sedici anni, dove si trova la forza per dire certe cose?
Nel cuore, nelle esperienze, nella vita. Nei sorrisi contati ogni giorno, e nella tristezza raddoppiata in confronto alla felicità. Così

[continua a leggere...]

   5 commenti     di: Giuseppe Tiloca



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Problemi sociali.