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Racconti su problemi sociali

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D. O. C.

Deve esserci stato, sinistramente nero come un frammento appuntito di ossidiana, un singolo istante, un infinitesimale attimo, un insignificante nanosecondo, in cui è accaduto che Mara abbia abbassato la guardia, allentato la tensione, ed abbia consentito ad un immateriale anelito di malignità di penetrare in lei.
Questo deve dapprima essere rimasto un po’ sorpreso dal trovare quella breccia, forse ha esitato sorvolandola in ammalianti spirali apparentemente disinteressate alla sua condizione, ma una volta appurato che la via era davvero aperta, deve essersi incuneato gelido e velocissimo in lei, conficcandosi con artigli uncinati in un angolo riparato dell’edificio della sua coscienza, e lì, abbia cominciato il suo perverso lavoro.
Forse se riuscissi davvero ad isolare quel momento potrei realmente fare qualcosa, potrei davvero aiutarla, ma non ci riesco, non riesco a ricordare come è accaduto, e probabilmente questa è un'altra immonda prerogativa dell’entità che è in lei.
Quella, cioè, di poter fare in modo che tutto quello che può ricondurre ad una razionalizzazione della situazione, ad una presa di coscienza oggettiva, resti sfumato nei contorni, dissonante rispetto alla colonna sonora dei gesti quotidiani, scanditi invece dai suoi ordini indecenti, schiavizzanti.
Mara è in bagno, si è alzata da parecchio, ma, come sempre, sta ancora eseguendo i comandi che le vengono imposti.
Ha lavato cinque volte, (non una di più, non una di meno), il lavabo, ed ora sta insaponandosi le braccia con movimenti ossessivi e violenti.
In breve, date le proprietà altamente schiumogene del sapone liquido, le si forma fino all’altezza dei gomiti una densa e soffice nuvola bianca, talmente spessa che è impossibile vedere al di sotto, ma tanto non ne ho bisogno, sò perfettamente che la pelle di Mara, violentata dalle decine di ripetizioni quotidiane del rito, ha completamento perso il suo strato superficiale ed ha ormai assunto un aspetto cadaverico, bi

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La bambina dalle scarpette celesti

Che il sogno dei bambini abbandonati diventi realtà.

Nel cortile, il vocio dei bambini, che allegramente giocavano, il baccano scomposto, tutto era saturo della dolcezza dell'infanzia. E una bambina, in disparte, sotto l'albero dei sogni. Così lo chiamava, ogni volta che voleva sognare si rifugiava sotto di lui.
Mentre osservava l'andirivieni delle nuvole nell'azzurro del cielo, immaginava come sarebbe stato bello uscire a passeggio, la domenica, con delle scarpette celesti y un vestitino di tulle e perle. Una donna la portava per mano e il suo sguardo amoroso seguiva il soave ricciolo dei neri capelli della bambina, mosso dal vento pomeridiano. La bambina portava in mano, un delizioso gelato multicolore e nelle sue labbra aveva stampato il sorriso della felicità. Era la sua mamma, la mamma che la aveva scelta, un pomeriggio d'inverno, in un gelido orfanotrofio. Il suo sguardo pieno d'entusiasmo, che rispecchiava la sua speranza di essere adottata, arrivò dritto al cuore di quella nobile donna, cui la vita aveva negato figli propri. L'amore materno, fiorì all'istante, di fronte a quella dolce bambina e da quel momento i loro cuori sarebbero stati uniti per sempre.

Il suono del fischietto che portava la maestra, svegliò la bambina dal suo mondo di sogni. La tristezza s'impadronì della sua anima e una lacrima scivolò soave nella tenera guancia. Era stato un sogno... solamente un sogno. E la realtà la avvolse col suo manto grigio, era ancora rinchiusa in quel gelido orfanotrofio, dove un giorno sua madre, bussò alla porta per lasciarla... affinché qualcuno di buon cuore e di nobile anima, gli offrisse una vita migliore.



25 |o5| 2011

Mi trovo a Milano per una delle mie rare trasferte per la nascita di un mio nipotino ed ero ospite naturalmente di mio figlio in un appartamentino, se cosi lo vogliamo chiamare, cosi composto: da una stanza da letto ed una cucina a soggiorno piu bagno, insomma quello che si può permettere un impiegato a basso stipendio a Milano in un quartiere popolare.-Era di maggio e si sa che in questo periodo incomincia l'afa, ma sempre era una buona giornata assolata, rispetto alla nebbia dell'inverno. Stavo affacciato al balcone e in lontananza sentivo arrivare una musica che si avvicinava sempre più, chiedo a mio figlio se ci fosse una festa nelle vicinanze, abituato come ero alle nostre feste popolari in Sicilia, e mi dice di non saperne alcuna perchè li poi non si usa. Intanto quella fanfara si avvicinava sempre di più ed ero sempre più curioso di sapere di cosa si trattasse. La musica ancora sempre più vicina sembrava suonata da una banda musicale. Incuriosito volevo scendere in strada, ma avrei dovuto attraversare tutto il cortile, non ne ho avuto il tempo perchè la banda girò l'angolo e me la trovai sotto casa. Il pezzo che suonavano era la marcetta <bella ciao="">Quella fanfara era composta da due tzigani di cui, uno con la tromba e l'altro con fisarmonica, questa era la fanfara che sentivo da lontano Appena mi videro smisero di suonare pensando di aver disturbato la quiete di quel pomeriggio afoso, in realtà alcuni avevano protestato se pur timidamente ma a me quella musica non dispiaceva affatto, anzi, con mio figlio apprezzavamo il loro modo di interpretare quel brano da discreti intenditori quali eravamo e godevamo della nostra posizione di spettatori privilegiati da quel balcone. Quando si sono fatti sotto al balcone abbiamo chiesto se avessero mangiato e a gesti abbiamo cercato un 'intesa, anche perchè non parlavano e non capivano bene la nostra lingua. A gesti ci facevano capire che più del pranzo avevano bisogno di scarpe e indumenti,

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   5 commenti     di: salvo ragonesi


Il nulla più totale

Essere ultimi del mondo, litigarsi la mondezza con i cani per mangiare, vivere su un cartone lurido dividendo con gli scarafaggi le notti sudicie, di questo sudicio mondo, infettato dall'arroganza dei potenti, il bene di pochi, controbilanciato alle miserie di tanti, un fiume di liquame che si abbate sui poveri, rovesciatagli dai plutocrati maniaci sessuali che con i milioni di dollari si riconquistano la liberta', maiali, sciacalli viziosi, che si scandalizzano per un niente, che vivono un quitidiano surreale, che non allungano una mano ai quei bambini affamati, pisciosi che sono vita come lui, cagnaccio rognoso di un potente che ti riunisci in faziosi hotel pieni di cibo per parlare della fame del mondo, ti odio e se ti incontro ti uccido.
Dedicato a tutti coloro che non possono nemmeno pensare di scrivere una poesia, per quel miliardo di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno.

   0 commenti     di: Isaia Kwick


La II Rivoluzione Francese, saggio di fantastoria

LA II RIVOLUZIONE FRANCESE, SAGGIO DI FANTASTORIA

Prefazione

Lasciate che la “Molitudine” costruisca solidi baluardi di fantasia, grande madre della realtà, che nel dolore ne partorirà altre migliori.

Prologo
Nei loro discorsi di natale e delle grandi e piccole occasioni, papi e imperatori si battevano il petto e dicevano che bisognava fare qualcosa per cambiare il mondo, ma poi, terminato il discorso se ne tornavano nei loro caldi castelli e satolli i ventri, in cuor loro pregavano, speravano e combattevano per far sì che niente cambiasse, finché un giorno, le mura dei caldi castelli comiciarono a tremare al rumore dei passi della Moltitudine che marciava per le strade del mondo.

CAPITOLO I

Stato dell’arte del mondo agli inizi del terzo millennio
Sin dalla fine del XX secolo e durante le prime decadi del XXI, complessi organismi nazionali e internazionali sorti in seguito alle trasformazioni capitalistiche avvenute nei più potenti paesi occidentali, regnavano incontrastati, uniti e solidali nel perseguire un’unica logica di potere volta a sostenere, promuovere con cieca ostinatezza e imporre al mondo il proprio credo secondo il quale il Modello di Crescita Economica Globale era il migliore ai fini dell’esistenza e del progresso dell’umanità.
I sostenitori di tale politica si guardavano bene dall’ammettere di essere degenerati in una nuova forma di assolutismo culturale, economico e finanziario in stridente contrasto con l’affermazione degli stati democratici consolidatisi nel corso della seconda metà del XX secolo e peggiore di quello monarchico dei secoli passati, in quanto capace di annullare la volontà degli individui massificandola.
Questa trasformazione del potere, detenuto da un insieme di entità, che andavano al di là dei singoli stati e tendevano a dominare l’intero pianeta, era stata definita da alcuni studiosi di quei tempi, Regime di Potere Assolutistico Globale. D’altra parte, molti avevano compreso che

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   0 commenti     di: gianni scassa


Genitori e figli

Sempre più spesso si parla delle situazioni di disagio e di malessere che vivono molti ragazzi oggi…
Spesso sono portata a riflettere sul ruolo che deve avere un genitore e spesso mi confronto con tanti genitori che come me hanno l’abitudine di mettersi in discussione per cercare di migliorare…anche se poi risulta sempre molto difficile trovare la strada giusta.

Sono convinta che fare il genitore sia in assoluto il compito più difficile. Non esistono ricette, istruzioni per l’uso, manuali validi.

Ogni figlio poi è diverso dall’altro e, quanto è facile sbagliare!

Spesso gli errori non sono fatti con consapevolezza;spesso li commettiamo per il troppo amore e per il desiderio di dare loro quello che a noi è stato negato.

Purtroppo così facendo subentrano una serie di problemi, e, quando ce ne rendiamo conto, talvolta è tardi.

Perché?

Spesso tendiamo ad accontentare i nostri figli (grandi o piccoli che siano) nei loro richieste(oserei dire talvolta capricci…);spesso è proprio la stanchezza che ci porta ad assecondarli…È più facile dire di sì…
Purtroppo però non prendiamo nella dovuta considerazione le conseguenze del nostro frequente accondiscendere a tutte le loro richieste…..

Assecondandoli in tutto e per tutto non li aiutiamo a crescere perché avere tutto e subito significa non fargli capire ed apprezzare il valore di ogni singola cosa….

1) Quante volte i nostri bambini non riescono a giocare con i giocattoli per più di pochi minuti e poi si annoiano?

2) Perché tante volte capita che loro stessi non sanno più esprimere un desiderio?( hanno tutto, troppo, non sanno più che cosa chiedere..)

3) Perché sono spesso insoddisfatti ed annoiati e talvolta aggressivi?

4) Perché hanno difficoltà a relazionarsi con i loro coetanei?

5) Perché i nostri figli, in particolare gli adolescenti, sono spesso in crisi e sono particolarmente fragili emotivamente?


Queste sono solo alcune delle do

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   2 commenti     di: Betty Fais


La cena è pronta

"La cena è pronta!", urlò sua madre dalla cucina e Camilla ebbe un tuffo al cuore. Quello era il momento della giornata che odiava di più, la rendeva nervosa e vulnerabile. Lei aveva i suoi piani. Si, Camilla aveva un piano per tutto : per i compiti da svolgere, per i giorni in cui doveva andare in palestra, per quando doveva lavare i capelli. Era una ragazza organizzata Camilla.
Ma il piano a cui teneva di più era quello della dieta. Aveva progettato tutto, era un piano di alimentazione perfetto, ma sapeva bene che i suoi genitori l'avrebbero costretta a mangiare più del dovuto, e lei non voleva. Sapeva bene anche perchè sua madre insisteva tanto perchè lei mangiasse. Era invidiosa, le si leggeva negli occhi. Sua madre era stata bella, un tempo. Aveva anche vinto un concorso di bellezza, quando aveva vent'anni. Durante la gravidanza, però, era ingrassata più di quanto avrebbe dovuto e i chili in più non li aveva più persi, nemmeno dopo tutti quegli anni. La colpa era di Camilla, e sua madre lo sapeva. Non lo avrebbe mai ammesso ad alta voce, perchè le piaceva considerarsi la madre perfetta, ma Camilla lo sapeva da quando era piccola. Così adesso voleva far ingrassare la figlia come era successo a lei.
Camilla aveva capito il suo piano da tempo ormai, e si era organizzata, come sempre, aveva ideato un piano. La mattina si svegliava sempre dieci minuti prima rispetto ai suoi genitori, cosi quando loro raggiungevano la cucina lei poteva dire di aver già fatto colazione.
A pranzo, poi era un gioco da ragazzi. I suoi genitori lavoravano e lei era sempre sola. Le bastava predendere del sugo e sporcare un piatto da lasciare nel lavandino come prova, e lasciare un guscio d'uovo nella spazzatura.
La cena era il problema. Sua madre era là che la guardava vigile e studiava tutti i suoi movimenti. Non poteva permettersi di fare un passo falso.
Andava in cucina e si sedeva a tavola, di fronte a sua madre, combattendo con tutte le sue forze contro la

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   7 commenti     di: Alice Solari



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