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Racconti su problemi sociali

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Frammenti di diario

Ogni qualvolta il quotidiano mi diventa pesante,
mi rifuggo nella mia torre eburnea,
fatta di immagini, di sogni onirici,
alla ricerca di nuove idee per scrivere poesie
e sognare un mondo migliore.
Ora questo mondo ha subito dei tracolli immani,
da sentirci inadeguati, fragili,
stressati in questa frenetica Babele.
Ovunque volgi lo sguardo,
vedi tantissime cose che non ci piacciono,
storie di violenze, aggressioni verbali e fisiche,
guerra tra popoli, razze, religioni,
generata da menti folli, devastanti,
che infieriscono sui più deboli e fragili.
Ogni carnefice si accanisce sulla vittima sacrificale.
Allora, ecco che si fugge il reale,
alitando su pensieri leggeri,
lasciandosi trasportare lontano per un approdo sicuro
sulla tua navicella spaziale.
Questo rifugio è fatto di suoni, colori, musica
da riportare serenità alla tua mente.
E finalmente ti senti te stessa e ti riappropri,
della tua armonia del cuore.

   17 commenti     di: Dora Forino


Frantumi di me

Distrattamente accese il computer, gesto ormai meccanico da due settimane. Una mano tra i capelli e una sul mouse. Aspettò di poter aprire la sua cartella di musica, scelse un pezzo di Allevi e incominciò a rilassarsi. Da quanto tempo era lì? Troppo, si disse. Non usciva, non vedeva gente, la sua unica vita sociale si stava sviluppando al pc. Msn, Netlog, Nirvam, You tube, Poesieracconti. I siti in cui parlava con qualcuno. Qualcuno che non la vedeva, che non sapeva delle sue lacrime mentre scriveva. Sapeva essere simpatica, sapeva far ridere uno sconosciuto. Ma a cosa serviva, se poi quella persona l'avrebbe salutata e l'avrebbe lasciata sola? Nessun messaggio sul cellulare, nessuno la stava contattando per chiederle cosa avrebbe fatto quella sera. Completamente sola andò in cucina. Aprì le ante, aveva fame. Cereali, latte, frutta, verdura, yoghurt, non le andava quella roba. Aveva voglia di un gelato, di qualcosa di dolce in cui poter affogare quella tristezza. Ma non c'era nulla. Sua madre vietava categoricamente grassi e zuccheri nella sua dieta. Non per cattiveria o per idolatria dei canoni moderni di bellezza. Era solo prouccupata della sua salute, in fondo era una madre presente nella sua vita. A testa bassa tornò nella piccola stanza, ormai rifugio della sua esistenza. Un rettangolo arancione. Marco. Cliccò sull'icona e lesse: ohi. Rispose con un sorriso virtuale che in fondo non era davvero nato sulle sue labbra. Una conversazione breve, gli argomenti mancavano: cosa ha da dire una persona che non vive?



Balla Anita

Il marciapiede lucido in cui si specchiavano i lampioni pigri della notte, sembrava un mare scuro e calmo, le ricordava quando ci passeggiava da bambina la notte, tanto non la cercava nessuno, perchè nessuno era interessato ad una bimbetta magra ma aveva solo cinque anni.
Le macchine sembravano distratte, non si lavorava questa notte.
L'aria calda del vento estivo, le spiagge di sabbia finissima e una bimba dodicenne dalle movenze troppo femminili per la sue età... troppo bella.. l'adocchiò il padron, adocchiò il suo morbido volto bruno.
Ballava Anita, ballava lungo la spiaggia in mezzo alle baracche di cartone, ballava e il suo corpo fremeva dietro alla sua musica interiore. Il sole, il sole caldo sembrava inturgidire i suoi seni e un liquido interiore la scaldava e lei ballava. Troppo bella per la sua età, troppo sinuoso il suo corpo.
Ancora sentiva sotto i suoi piedi il calore di quella sabbia. Sembrava addolcire il peso di quei tacchi così fini. Era difficile ballare con quelle catene ai piedi ma Anita voleva offrire al vento quel suo ballo, che l'aveva condannata lì in quella notte di attese.
Ballare come un veleno, ballare e godere nel veder gli altri godere del suo corpo mozzafiato. Ballare tenendo gli occhi chiusi e fingendo di non sentire il puzzo di rhum che ha invaso la stanza. Solo lei, solo lei così minuta ma con quelle movenze, solo lei e si sentiva regina, regina di tutte quelle mani postulanti e vogliose.
La prima volta un dolore lacerante represso da rhum e lingue sguscianti e una nausea, una nausea feroce ma non poteva tornare indietro gli occhi felici di sua madre, il vestito nuovo per sua sorella e i sigari per suo padre.
Poi la vita ci pettina e ci doma e Anita imparò a ballare anche su quei letti sudici del retro saloon, era il pezzo più costoso, la minorenne e tanti famelici padri la guardavano indurendo la spada, senza vergogna e senza timore di quel Dio, paravento inutile di una morale inesistente. Il culo di Anita val b

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   3 commenti     di: silvia leuzzi


Crisi

Pensavo a come il significato delle parole muti nel tempo, pensiamo alla parola CRESCITA!
Per i nostri nonni la crescita era intesa come lo sviluppo della prole, il mantenimento dei figli, una crescita sana dovuta ad una buona ed equilibrata alimentazione. Oggi questo termine ci porta a tutt'altro ragionamento, ci fa pensare alla crescita economica, allo spread che cresce, cresce sempre di più ed è inversamente proporzionale alle borse che risultano avere quote sempre più basse.
In Italia c'è crisi, è un dato di fatto, se ne parla nei giornali, in televisione, al bar, in piazza, tra amici, in famiglia... basti pensare che siamo governati da un governo tecnico, incaricato di far abbassare lo spread ( questo gigante di cui ogni giorno sentiamo parlare ) e di farci respirare un po', già respirare è la parola giusta, dato che ogni giorno sempre più persone si tolgono la vita perché soffocate da debiti bancari, perché privati di ogni dignità, del lavoro che nobilita l'uomo, oppressi da delusioni, responsabilità, obiettivi non raggiunti come il mantenimento famigliare.
Sacrificio! Questo è ciò che ci chiedono di fare ogni giorno, sacrificarsi, risparmiare, lavorare, tenere duro, sopportare.. per il bene del nostro paese! Ascoltando ogni giorno le stesse frasi il popolo "si tira su le maniche" e continua a vivere, a sudare, sperando che tutti i sacrifici in un futuro non molto distante fruttino qualcosa di positivo. Ma è quando vieni a sapere che coloro che a pranzo e a cena ti parlano da dietro uno schermo di "forza, coraggio, risparmio.." sperperano i soldi pubblici in ristrutturazioni per proprietà private, consegna di "paghette" mensili da 5000 euro l'una per amici e parenti... ti cadono le braccia, ogni valore, ogni speranza.. allora ti arrabbi, ti domandi il perché di tanta ingiustizia, e soprattutto i senti preso in giro. La crisi è tangibile, camminando per le vie del centro è impossibile non notare le vetrine di tutti i negozi tappezzate di s

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   4 commenti     di: marzia


Buc lo sfortunato

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   2 commenti     di: Eduardo Vitolo


Fatima

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Il fruttivendolo olivastro

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