“Hey Calh, che mi dici dei peperoni?”
Calh non risponde, ma muove appena l’angolo destro della bocca, socchiudendo contemporaneamente gli occhi, e la signora che ha posto la domanda capisce, unica nel negozio, che è meglio lasciar perdere, i peperoni li comprerà la prossima volta.
Sono passati solo cinque anni da quando Calh ha rilevato il suo negozietto, ma la clientela è già ben delineata e lui sa bene che la signora alla quale ha appena fornito l’informazione circa i peperoni da non acquistare è una cliente fissa, una buona cliente, ed il mancato guadagno di oggi si tradurrà in un doppio guadagno domani, quando lei, gratificata dal trattamento riservatole, tornerà, e spinta dal senso di riconoscenza metterà nella sua borsa un quantitativo di merce doppia rispetto a quello che aveva intenzione di portare a casa.
Calh conosce bene queste dinamiche, anche i suoi erano nel commercio, pur se in un settore diverso, e certe cose funzionano allo stesso modo un po’ dappertutto.
Il ricordo di quelle mattine trascorse in quello squallido mercatino, (ma che era squallido Calh lo capisce solo ora che è a contatto con questa realtà nuova), a vendere roba sostanzialmente inutile come quelle collanine confezionate da sua madre con ciò che si trovava in spiaggia e canestri intrecciati alla meno peggio da suo padre a gente sostanzialmente bisognosa di tutto, era uno dei più vividi nella sua memoria e, seppure in maniera più naturale, senza un calcolo dietro, anche i suoi invogliavano la sparuta clientela nello stesso modo in cui Calh aveva fidelizzato al suo esercizio la signora dei peperoni.
Lui sa bene che le sorti di quel piccolo bugigattolo da fruttivendolo sono fondamentali per sé e per la propria famiglia nucleare venuta qui assieme a lui, senza contare i tanti parenti rimasti in patria - primi fra tutti i genitori?" e dipendenti in larga parte dalle sue rimesse monetarie.
No, il negozio, (chiamato semplicemente “Da Calh”), è troppo im
Il signor Semispirato, quel giorno non si sentiva bene. Il sole mandava una luce troppo forte per i suoi occhi. Era giovane, ma già stanco di quella situazione. Viveva in una stanza di otto metro quadri con un letto e una mensola che usava come scrivania,
In un altra stanza ancora più piccola il gabineto. Questa era la sua fortunata condizione, la sua condizione come milliardi di persone nel mondo. Aveva un ingresso, una piccola cucina, un buon lavoro, una affitto di 35. 000 euro impazziti al mese. Che in certi luoghi qualcuno la casa non ce l'aveva più, bombardata, distrutta da guerre o da calamità naturali indotte da sperimentazioni scientifiche a fine bellico.
C'era anche chi aveva agognato per una vita na casa pagata con tanti soldi ad una cooperativa, che poi questa era falita e il sogno di questi uomini era andato in fumo.
il Signror Semispirato aveva una piccola televisione che gli forniva ventiquattr' ore su ventriquattro le informazioni del caso: assassini, affarismi sporchi politici, ricerche grazie all'evoluzione degli studi scientifici. Da poco avevano scoperto il toporagnopesce, creato da incrocio genetico per errore in provetta. Aveva un canale per ogni argomento. Via cavo c'era anche Siparlasolo di silenzio, un canale monotematico senza suoni e solo con colori di tutti i generi, e paesaggi che furono in bianco e nero, o galassie di altri mondi.
Insomma il signor Semispirato era depresso, ma in realtà fortunato, ma non se ne rendeva conto. Fu così che un giorno, anzichè andare al lavoro, decise di buttarsi dalla finestra. Per sua fortuna sotto c'era un vecchio camion di cenci vecchi e cadde sul morbido.
Non si fece nulla. Scese dal camion in preda a una rabbia incredibile e si scagliò sul conducente del camion. Ma si fermò appena vide un uomo alto due metri. Ehm... mi scusi, sa volevo suicidarmi ma grazie al suo carico di cencivecchi sono ancora vivo. E l'uomo Tuttovivo, gli chiese: per quale motivo voleva sucidarsi? Soffro di de
Pensavo a come il significato delle parole muti nel tempo, pensiamo alla parola CRESCITA!
Per i nostri nonni la crescita era intesa come lo sviluppo della prole, il mantenimento dei figli, una crescita sana dovuta ad una buona ed equilibrata alimentazione. Oggi questo termine ci porta a tutt'altro ragionamento, ci fa pensare alla crescita economica, allo spread che cresce, cresce sempre di più ed è inversamente proporzionale alle borse che risultano avere quote sempre più basse.
In Italia c'è crisi, è un dato di fatto, se ne parla nei giornali, in televisione, al bar, in piazza, tra amici, in famiglia... basti pensare che siamo governati da un governo tecnico, incaricato di far abbassare lo spread ( questo gigante di cui ogni giorno sentiamo parlare ) e di farci respirare un po', già respirare è la parola giusta, dato che ogni giorno sempre più persone si tolgono la vita perché soffocate da debiti bancari, perché privati di ogni dignità, del lavoro che nobilita l'uomo, oppressi da delusioni, responsabilità, obiettivi non raggiunti come il mantenimento famigliare.
Sacrificio! Questo è ciò che ci chiedono di fare ogni giorno, sacrificarsi, risparmiare, lavorare, tenere duro, sopportare.. per il bene del nostro paese! Ascoltando ogni giorno le stesse frasi il popolo "si tira su le maniche" e continua a vivere, a sudare, sperando che tutti i sacrifici in un futuro non molto distante fruttino qualcosa di positivo. Ma è quando vieni a sapere che coloro che a pranzo e a cena ti parlano da dietro uno schermo di "forza, coraggio, risparmio.." sperperano i soldi pubblici in ristrutturazioni per proprietà private, consegna di "paghette" mensili da 5000 euro l'una per amici e parenti... ti cadono le braccia, ogni valore, ogni speranza.. allora ti arrabbi, ti domandi il perché di tanta ingiustizia, e soprattutto i senti preso in giro. La crisi è tangibile, camminando per le vie del centro è impossibile non notare le vetrine di tutti i negozi tappezzate di s
"La cena è pronta!", urlò sua madre dalla cucina e Camilla ebbe un tuffo al cuore. Quello era il momento della giornata che odiava di più, la rendeva nervosa e vulnerabile. Lei aveva i suoi piani. Si, Camilla aveva un piano per tutto : per i compiti da svolgere, per i giorni in cui doveva andare in palestra, per quando doveva lavare i capelli. Era una ragazza organizzata Camilla.
Ma il piano a cui teneva di più era quello della dieta. Aveva progettato tutto, era un piano di alimentazione perfetto, ma sapeva bene che i suoi genitori l'avrebbero costretta a mangiare più del dovuto, e lei non voleva. Sapeva bene anche perchè sua madre insisteva tanto perchè lei mangiasse. Era invidiosa, le si leggeva negli occhi. Sua madre era stata bella, un tempo. Aveva anche vinto un concorso di bellezza, quando aveva vent'anni. Durante la gravidanza, però, era ingrassata più di quanto avrebbe dovuto e i chili in più non li aveva più persi, nemmeno dopo tutti quegli anni. La colpa era di Camilla, e sua madre lo sapeva. Non lo avrebbe mai ammesso ad alta voce, perchè le piaceva considerarsi la madre perfetta, ma Camilla lo sapeva da quando era piccola. Così adesso voleva far ingrassare la figlia come era successo a lei.
Camilla aveva capito il suo piano da tempo ormai, e si era organizzata, come sempre, aveva ideato un piano. La mattina si svegliava sempre dieci minuti prima rispetto ai suoi genitori, cosi quando loro raggiungevano la cucina lei poteva dire di aver già fatto colazione.
A pranzo, poi era un gioco da ragazzi. I suoi genitori lavoravano e lei era sempre sola. Le bastava predendere del sugo e sporcare un piatto da lasciare nel lavandino come prova, e lasciare un guscio d'uovo nella spazzatura.
La cena era il problema. Sua madre era là che la guardava vigile e studiava tutti i suoi movimenti. Non poteva permettersi di fare un passo falso.
Andava in cucina e si sedeva a tavola, di fronte a sua madre, combattendo con tutte le sue forze contro la
L'aveva rubato
si convinse che lo fosse
mentì a se stesso
anche alla moglie
scrisse più di un libro
con la mano che tremava
notti in bianco passava
a rileggere il contenuto
sempre deludente
pensò di esplorare su internet
ne trovò uno triste e profondo
glielo pubblicarono
ebbe successo, una storia
di un soldato che perse
la sua donna, si ammalò
di cancro, lui che la deluse
smarrendo il manoscritto
dimenticato su un treno
L'autore ormai invecchiato
apparve al ladro
entusiasto di quella fama
non sua. Vide il suo lavoro
esposto in una vetrina
e quello che girava
sorridente con i sacrifici
costruiti, da quel pover'uomo
Colui che rubò, si pentì
mettendosi a bere
e non amando nessuna donna
dopo la sua. Il coraggio
più non ebbe di guardarsi
allo specchio per il resto
dei suoi giorni
Non è lei. Quel viso così magro, quegli occhi così tristi, quei seni così svuotati non sono i suoi. Il pranzo è ancora intatto davanti a lei. Evita accuratamente di posarvi lo sguardo. Non riesce più nemmeno a guardarlo, il cibo. Seduta nel letto della clinica in cui è ricoverata guarda il panorama. Non guarda, piuttosto vede. Lo sguardo è vuoto, inespressivo. Dalla camicia da notte spuntano le gambe, così magre da non distinguere la coscia dal polpaccio. Così magre che persino io non riesco a guardarle. Stringo la sua manina fragile tra le mie non riuscendo a fare altro. Tutto quello che le potevo dire gliel'ho detto. Non ha ascoltato me, la sua migliore amica, né la sua famiglia. Posso solo starle vicino e farle capire che io per lei ci sono.
"Mia madre mi ha portato questa" la sua voce è come un soffio. Mi passa la busta bianca appoggiata sul comodino. "Penso di sapere cosa ci sia" una lacrima le riga il viso "io non riesco a guardarla". Questa è lei. Sulla spiaggia di Corfù, con una mano si tiene il cappello di paglia e sorride all'obiettivo. Gli occhi sono lucenti, il sorriso euforico, i capelli brillano al sole. Scendo con lo sguardo lungo il corpo, così florido e perfetto, ricoperto da un'abbronzatura dorata. Bella. Bella come nessuna. Qualche mese prima della sua rovina. Prima d'incontrare quel manager che le propose di fare la modella, prima di conoscere Carmen, la sua "amica", già famosa indossatrice, che la faceva sentire inadeguata. Troppo robusta. Grassa. L'ha aiutata a perdere peso, a suo dire.
"Solo qualche chilo in meno" mi aveva detto "per sentirmi meglio; non sono più a mio agio in questo corpo, vorrei solo star bene con me stessa".
Ripongo la foto nella busta e l'appoggio sul letto. "Sono orribile" sussurra "non riesco nemmeno a guardarmi allo specchio". Continuo a tacere. Non ci sono parole giuste da dire. Io non le conosco. O forse non le hanno ancora inventate.
"Ho perso tutto" di nuovo una piccola lacrima.
"No" provo a
Erano tutti vuoti quei posti e le sue gambe non reggevano più. Ma la volontà era più forte... non doveva sedersi! Non poteva sedersi! Quelli erano posti riservati: RISERVATI AI BIANCHI!
Lei aveva un bel colore nocciola, grandi occhi scuri, capelli neri lucenti e lunghe gambe ambrate. Da bambina aveva sognato di vivere in città. Lei era nata e vissuta in campagna fino a quando aveva deciso di abbandonarla. Abitava in una fattoria dell'Alabama con la madre e una sorella e conduceva una vita umile ma serena. Aveva conosciuto solo gente di colore, aveva avuto molti amici, di quelli buoni, fedeli per la vita. Quando partì per cercare lavoro in città, in una torrida mattina del 26 giugno 1954, fu un giorno triste per tutti, ma non per lei. Sua madre aveva le lacrime agli occhi e i suoi amici non osavano parlare per via di quel groppo alla gola che ti prende in queste circostanze e non ti lascia libero fino a quando in solitudine sfoghi tutta la tua angoscia. Lei non era triste, solo un po' malinconica per il fatto di doversi allontanare dai suoi affetti. Aveva tante aspettative e la gioia di vivere che appartiene a una quindicenne che non ha ancora conosciuto la delusione o ancora peggio la disillusione. La città era grande, ci sarebbe stato posto anche per lei e presto l'avrebbero raggiunta sua madre e sua sorella. Contrariamente alla maggior parte dei figli di contadini lei era andata a scuola, una piccolissima scuola di campagna dove aveva imparato le principali nozioni. Adorava leggere e il suo sogno era diventare giornalista. Sapeva che la città l'avrebbe aiutata a realizzare il suo sogno, credeva che la città l'avrebbe accolta, con le sue grandi strade, i negozi illuminati, i ristoranti, i bar, i teatri e le biblioteche. Sognava ad occhi aperti di perdersi tra gli scaffali pieni di libri delle biblioteche, lei non ne aveva mai posseduto uno, la sua insegnante gliene prestava di tanto in tanto e lei li accettava con gratitudine ed emozione e leggeva vor
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