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Racconti su problemi sociali

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Per il periodico, Insieme

In un periodo di recessione economica e di crisi dei valori, anche il concetto della carità ne esce stravolto dal significato originario. "Se ricevessi un poco di carità arriverei a fine mese" oppure: "Potrei essere caritatevole, purché non mi chiediate del tempo e del denaro" queste frasi udite in contesti sociali differenziati esprimono con chiarezza la nozione fondamentale che la gente possiede nei riguardi della carità. Secondo il sentimento comune la carità è meglio riceverla, piuttosto che farla. Un abbraccio, uno sguardo compassionevole, un sorriso solenne sono da preferire piuttosto che mettere mano al proprio portafogli, o a rinunciare ad una porzione del proprio tempo libero per fare del volontariato. Il volto più conosciuto di quello che secondo noi è il gesto caritatevole, spesso coincide con l'elemosina. Vale a dire il disfarsi alla prima occasione di quello che avanza. Secondo il mio punto di vista per essere disposti verso le attività caritatevoli, occorre un buon grado di preparazione psicologica e spirituale che si acquisisce dopo un cammino comunitario, nel quale ci si spoglia dei tanti luoghi comuni, come ad esempio: la paura di diventare poveri, se non lo si è già, la deificazione del tempo libero, il compiacimento del proprio orgoglio, l'ambizione di raggiungere il potere, tutti elementi che ci impediscono di vivere una vita come Dio vorrebbe e ben al di sotto delle nostre potenzialità.
Ma anche gli operatori e gli animatori impegnati nella parrocchia, che vogliono svolgere un servizio responsabile, serio ed onesto orientato all'affermazione della solidarietà, del bene comune, della giustizia sociale e della gratuità non hanno vita facile. I rischi di chi fa il volontariato caritas in parrocchia sono ad esempio, la sensazione che l'aiuto che si sta offrendo al povero sia del tutto inadeguato rispetto alle esigenze, mentre invece l'obiettivo rimane quello del cambiamento della realtà che gravita attorno al bisognoso. La caritas

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   3 commenti     di: Fabio Mancini


Pensieri semiseri

Questo vento che spazza le strade, gettando carte rifiutate all'attenzione del passante, che corre. Corre e dimentica l'essenza dell'aria. Corre dietro ai suoi bisogni, che hanno fretta di essere assolti. La crisi, il panico sottile che attraversa questa società, ubriaca di consumo.
Tutto è stato costruito sul NULLA e il NULLA ritorna, inesorabile a presentare il suo conto.
Vuole solidità il NULLA, vuole carne da macinare. Allora lo spettro, il baratro di quella vita fuggita già da due generazioni. Le piazze assiepate di folla, che fu opulenta, contenta delle sue conquiste e ignara di ciò che si decideva sulla sua testa.
Invano le Cassandre hanno urlato presagi, invano!
Non si ascoltano più i profeti. Non si sono mai ascoltati.
Si dipana sotto gli occhi smarriti del passante la nuova guerra mondiale, la crisi.
Verrà e avrà occhi gonfi di lacrime.
Verrà e farà sopportare gli stessi stenti che sembrava appartenessero ad altre epoche.
Saranno nuove le armi, saranno diversi i bombardamenti. Non cadranno case, non ci saranno morti gonfi, le cui budella giaceranno abbandonate su asfalto duro e grigio.
Cadranno uomini e donne per propria mano, strozzati da mutui e debiti, accoltellati dalla perdita del posto di lavoro, decapitati dal gioco d'azzardo, sotto i colpi di tumore da smog. Non mano di carne li ucciderà ma virtuali giochi di borsa. Il problema però è sempre lo stesso il popolo muore per un manipolo di uomini, che per qualche strano incantesimo sono considerati superiori. Si signori nel mitico duemila11 abbiamo ancora le gambe piegate di fronte ai potenti.
Certo non sono più violate le nostre case da calci chiodati. È un video ad entrare, circuendo la mente, creando il nuovo suddito che gratta il talloncino della fortuna e non pensa, perchè pensare fa male corrode le idee. Ecco che allora si rende necessario scuotere le menti.
Questo tempo chiama il pensatore.
Questo tempo ci urla di intervenire. Ci chiede di entrare nel vivo della real

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   3 commenti     di: silvia leuzzi


Provate a indovinare

Erano le 5 e un quarto. Di già. E lei non c'era. Aspettando vedevo gente passare in continuazione, donne e uomini, persone che ridevano, scherzavano beate, altre in lacrime, qualcuno si guadagnava da vivere suonando la chitarra, chi mendicando mentre gli altri passavano con un grande senso di superiorità, non degnando nessuno di alcuno sguardo. Io mi soffermavo sui loro occhi. Non tutti erano accesi, non tutti brillavano allo stesso modo. E provate a indovinare quali erano i più spenti? I loro, sì, proprio i loro, quelli che portavano quell'atteggiamento di superiorità, con magari un buon lavoro, ben retribuito e assicurato, una bella casa, una Mercedes bianca, una moglie con cui ogni giorno rischiavano il divorzio, un figlio viziato e il giro di puttane. Loro, quelli che hanno più potere in questa società.
E grazie al cazzo che è chiamata l'epoca delle passioni tristi - pensai - guarda che branco di depressi sta ai vertici di questo sistema.
Mi venne subito in mente Levi-Strauss, un antropologo, proprio questo era ciò di cui avevamo bisogno, di una società incentrata sull'uomo. I miei pensieri incominciavano a sbocciare così decisi di rollarmi una sigaretta. Forse per spianare a loro la strada. Oppure per dargli un po' di carburante. L'intento preciso neanch'io lo sapevo. Già dopo la prima boccata iniziai a ragionare, intuii la necessità di fare qualcosa, stringere legami, diffondere idee, costruire alternative partendo da un nuovo modo di convivenza, parlare ad amici e parenti ed ascoltare. Tutti.
Mi alzai per buttare la sigaretta nel posacenere. Il sole era calato oltre la chiesa di San Petronio da diverso tempo, il flusso di gente iniziava a diminuire mentre io ero ancora lì ad aspettare. Legami, idee, alternative. Sogni. Con questi propositi decisi di andarle incontro. Alla vita.

   2 commenti     di: vasily biserov


Carne da galera.

Il sistema la vuole debole, ubbidiente e portata all'autodistruzione; la rende eroica per ripulire i confini, martire per sostener le croci.
Al momento opportuno diventa crocevia di voti e per meglio conservarla nel tempo, viene imbalsamata con il mutuo soccorso che l'avvolge dolcemente in una rete d'illussione e fedeltà.
Poi finiti i comizi il sistema torna tale, la carne nuovamente sola, diventa pallida percorsa dal tempo, un improvviso sbalzo di temperatura le ridona la vita, confusa si agita contorcendosi tra il sangue e le viscere ormai nauseabonde, ribellandosi così in un vuoto di rabbia incolmabile.
Il sistema impaurito la inchioda il più in alto possibile,
il macellaio travestito da giustizia, la divide in tante piccole parti distribuendole alla folla che sbavandone il sangue grida:
Carne da galera! Carne da galera!
Il macellaio osservando il sistema risponde:
Tranquilli ne abbiamo a volontà...

   12 commenti     di: ALESSIO SANNA


La mia Ombra e la mia musa

Era una bella giornata di sole. La solita routine dava inizio alle danze. Quella mattina camminavo con passo veloce, e mentre cercavo di schivare autisti impazziti e mogli inviperite con i loro mariti, il mio corpo era immerso in sane emozioni, brividi d'amore che si hanno quando si ha una cotta per qualcuno. Mi sedetti ai primi banchi di una grossa aula della mia facoltà. L'aula era particolarmente fredda quella mattina, ma non me ne preoccupai più di tanto perché ad un tratto vidi lei, la mia musa poetica, ispiratrice di tutte le mie virtù, dei miei canti segreti e delle mie insonnie notturne. Il suo sorriso accarezzava dolcemente la mia pelle ruvida che diveniva limpida per magia dell'amore, e quella che inizialmente sarebbe stata una classica lezione universitaria divenne la mia lezione più bella e non capivo come mai lei avesse questo grande potere su di me, o ero io che mi facevo influenzare da lei, visto lo stato in cui mi trovavo. Ogni volta che mi passava accanto, giravo lo sguardo, respiravo affannosamente mentre, madido di sudore, cercavo di non attirare la sua attenzione, poiché molto probabilmente non avrei potuto proferire parola. La giornata trascorse tranquillamente in sguardi furtivi scambiati da lontano, mentre tutte le storie raccontate dal professore rimanevano nell'aria, aria piena dei miei pensieri e di tutte le mie paure che stavano iniziando a prendere forma cominciando seriamente a spaventarmi. Queste paure le vedevo riunirsi dinanzi a miei occhi, formavano l'Ombra di quell'Alessio tanto sensibile e spesso frainteso dai suoi amici.
Il ricordo di quella giornata riflette, in parte, anche quello che sono ora, ciò che posso fare o che la mia mente dice di non poter fare. Lo stravagante Alessio, avvilito, pieno di emozioni, emozioni che di solito non prova, uno strato di ghiaccio che spesso raffredda il suo organismo ma che alimenta la sua Ombra che lo segue anche nei posti più luminosi del pianeta. Mi sono sempre chiesto come può un

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   0 commenti     di: Alessio


Una piccola scatola di pelati che racconta il bangladesh

Mi sono immaginata di essere una scatola di pelati che è essere destinata al quarto mondo e questa è la storia cosa ne pensate???

Ahi che male da quando in questo scatolone continuano ad aggiungere scatole di pelati la vita è diventata una cosa impossibile ieri mi sono trovata un fagiolo addosso!!!
Allora oggi è il 15 maggio '10 ed è un giorno molto importante perché è il giorno in cui partirò per... non lo so, credo di aver capito che io con un misero kg di farina andrò ad aiutare popolazioni povere che non hanno cibo a sufficienza(non che non riescono ad arrivare a fine mese) ma che non riescono ad arrivare al giorno successivo.
Ore 11. 33. la campanella suona e per me è giunto il momento di partire per... boh?
Sono spaventata perché so che al mio arrivo morirò , ma morirò per una giusta causa la vita di qualche povero ragazzo che la sua unica sfortuna è stata nascere, so che almeno con questo piccolo kg di farina aiuterò una famiglia a mantenersi per almeno una settimana.
Ore 12. vengo caricata su un camion con altre 500 scatole, dopo circa due Ore di viaggio arrivo in un immenso magazzino dove appena di sfuggita riesco a leggere" giorno 20 giugno programmata spedizione per il Bangladesh" definito uno dei paesi del quarto mondo.
Giorno 19 giugno. 24 ore prima della mia partenza in questo mese ho avuto tempo per riflettere mi sono accorta di una triste realtà una delle risorse economiche del nostro pianeta è la povertà infatti se tutti noi consumassimo come gli americani Il mondo potrebbe ospitare solo 1, 4 miliardi di persone quindi si può dire, che l'uguaglianza non esisterà mai.
Giorno 20. mi ricaricano di nuovo sul camion ma stavolta solo per poco tempo e subito dopo ritrovai in una stiva era molto bello perché c'era una minuscola finestrella da cui si poteva scorgere i paesaggio sottostante, vidi le enormi differenze tra la prime 5 ore di viaggio c'erano campi coltivati, industrie le ultime tre si vedeva la povertà della gente

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   0 commenti     di: anna luccia


Disagio di vivere

Ore 07. 00, un suono penetra nelle orecchie e mi scuote, tutto intorno sembra buio, ma aprendo lentamente gli occhi intravedo la luce che filtra dalle persiane, sembrerebbe una bella giornata visto l'intensita'. La mano, come fosse telecomandata, tocca il pulsante dello stop, finalmante torna il silenzio. Cerco inutilmente di riprendere la posizione lasciata, il braccio sotto la testa in posizione supina, la gamba sinistra piegata,... ma no non era cosi', porca miseria, come ero prima. Gli occhi rimangono chiusi, anche oggi, come ieri e altri gioni ancora, la spossatezza prevale, il cuore batte lentamente, non vuole aumentare il suo ritmo. NO NO non e' possibile, chi si e' introdotto nel mio corpo nella mia mente? Non ho voglia di alzarmi, neanche una bella giornata di sole riesce a scuotermi. Beh! in fondo chi se ne frega, non devo timbrare il cartellino e poi e' maglio rimanere a casa, e' meglio per tutti, sul lavoro sono un peso anche per me stessa. Quando alla fine, il mio corpo reagisce al ritmo della giornata, la sveglia segna gia' le 9, 30. Lentamente mi ripeto,"dai alzati, cosa fai qui in questo letto, tutti se ne sono andati, ora puoi fare le cose con calma senza che nessuno ti dica, sbrigati devo andare in bagno, e' tardi" ecc. Piano piano scendo dal letto, il tepore di quel calduccio avvolge la mia pelle, la mia testa e' vuota, la cervicale mi fa male. sospiro e malinconicamente vado in cucina. Avrei voglia di un caffe'pero'mi mancano sia la forza che la voglia di farlo, quindi riscaldo quello di ieri, mangio un biscotto per prendere la prima pillola. La guardo nel palmo della mia mano e penso"come ti sei ridotta"non accorgendomi che la lacrime scivolano sulle guance e un senso di panico comprime il torace, fino a farmi mancare il respiro e mentre sulla sedia sorseggio questo schifoso caffe', squilla il cellulare."Che fai sei ancora a casa? Che c'e'? Cos'hai? BASTA! lasciatemi stare! non fatemi domande, l'interesse nei miei confronti mi da fastidio. STO MALE, HO TUTTO E DI PIU', E MI

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   11 commenti     di: lory giacobbe



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