Racconti sui problemi sociali: povertà, fame, guerra, malattia - Pagina 3
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Racconti su problemi sociali

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Click

Click, giro l'interruttore e la luce va via, il buio inonda la stanza e mi avvolge. Invano cerco di dormire e, come sempre, da più di dieci lustri, vivo la notte più intensamente del giorno.
Quando agli altri si chiudono gli occhi e sprofondano nell'inconscio del sonno ristoratore, a me succede tutto il contrario: abbasso le palpebre, ma per quanti sforzi faccia non riesco a dormire.
È una situazione insostenibile e quello che ai più può sembrare un'assuefazione per me è un vero tormento. La mente si aggroviglia in mille pensieri e sono fortunato se sono i ricordi del giorno appena trascorso, perché invece di solito emergono le memorie di fatti accaduti molti anni indietro.
Ed ecco allora che il buio si anima e per quanto serri le palpebre scorgo emergere figure sfocate, ma ben identificabili: uomini, donne che hanno avuto una parte nella mia vita e che sembrano reclamare tutti insieme di continuare ad essere presenti. Ognuna di queste immagini ha ben precisi riferimenti: un amore finito, un'incomprensione, un qualche cosa di iniziato e mai terminato.
Cerco di scacciarle, ma sono lì che mi guardano con quegli occhi vuoti, con quelle bocche mute che urlano più di qualsiasi grido. Ricordi di ciò che si sarebbe potuto fare e non si è fatto, oppure di ciò che non si doveva fare ed invece è stato fatto, rimorsi, insoddisfazioni, un'analisi spietata di tutta una vita.
Sento la pendola che batte le ore, ascolto il mio cuore che scalpita; non si può nemmeno immaginare quanti suoni ci siano in una notte, dal toc toc del lavandino che perde al ronzio persistente del cervello che lavora. E le ore non passano mai e ti accorgi di quanto sia lungo un minuto, di come il tempo sia un concetto relativo; l'alba, con la prima luce che filtra dalle fessure delle persiane, è agognata con la disperazione di chi sa che il nuovo giorno porterà una notte come tutte le altre.
No, non è la notte il mio problema, non è il buio il mio dramma, è solo la consapevolez

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Il venditore dell'incrocio

Jairo si sveglia alle 5 della mattina per arrivare in quel puzzolente incrocio, per vendere piccoli accessori per automobile, sotto il sole cocente di Citta' del Mexico, alle sei della tarde jairo si e' guadagnato quei tre quattro dannati dollari e i sui polmoni si sono avvelenati di idrocarburi per dare il benvenuto ad un cancro che non lo fara' campare più di trent'anni. Non e' negro Jairo, la sua pelle e' manciata e sudicia, incallita, a soli 12 anni Jairo ma e' li' in quell'incrocio gia' da quattro, prima andava a scuola, ma in famiglia non ci sono ne' soldi per il trasporto e ne soldi per i libri e quindi il suo destino e' quell'incrocio.
Le due arterie viarie hanno un flusso di due milioni di autoveicoli il giorno, molti ignorano la presenza di Jairo, ma lui riceve da ogni autiveicolo un biglietto di sola andata per il paradiso, dove la sua pelle non sara' piu sudicia e manciata e quei milioni di automobilisti che lo hanno ucciso finalmente lo conosceranno. Era il venditore di piccoli accessori per le loro macchine.

   0 commenti     di: Isaia Kwick


Il matto Klim Klim

Girovagava nelle strade della mia città un simpatico personaggio. Alto, col viso scarnito, barba e lunghi capelli che teneva legati in una coda. Era molto gioviale, gentile e dalle maniere alquanto raffinate. Girovagava dal mattino al tramonto col suo elegante completo scuro un po' consunto dal troppo uso e nonostante il caldo afoso non toglieva mai la giacca.
Sempre vestido a festa percorreva instancabilmente le strade alla continua ricerca di denaro per poter acquistare latte e pane per i suoi orfanelli, per quei poveri bambini a cui procurava del cibo.
Abitava in un quartiere della periferia ed ogni mattino prendeva l'autobus per recarsi in centro. Camminava spensierato per le strade senza fretta né affanno e sulle sue spalle portava un fardo coi suoi tesori.
Era solito ad attirare l'attenzione della gente che incrociava e molte volte mi sono ritrovata a camminare sul suo stesso marciapiede. Era un uomo molto singolare e col suo sorriso garbato, impartirtiva benedizioni a chiunque si trovasse di fronte a lui, come un prete di strada senza chiesa né fedeli. A cambio chiedeva qualche spicciolo come elemosina.
Sotto il sole o sotto la pioggia non conosceva riposo. Era un continuo trotterellare per le vie del centro. Nella sua mente frastornata custodiva segreti e nel suo cuore generoso celava i suoi dispiaceri. Nessuno sapeva cosa le era capitato per ridurlo in quello stato di follia.
Io credevo che fosse un mancato sacerdote ma qualche tempo fa ho saputo che da giovane lavorava presso uno studio legale ma un giorno, senza nessuna spiegazione, non ci tornò più e cominciò la sua odissea e la sua vita di benevolo e caritatevole pellegrino nelle vie del Signore. Serviva il prossimo e nutriva un affetto particolare per i bambini di cui si occupava.
Nella città questo generoso signore veniva chiamato con un nomignolo alquanto singolare, Klim klim perche nei suoi tempi migliori quando la follia ancora non regnava nella sua mente, mentre an

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Era Triste

Tutto si cominciava, come sempre. La sala di pranzo. La prima collazione. Molto rumore. S'iniziava un altro giorno scolastico-educativo.
- Fate una linea! - dice il professore. Lui si appoggia a una tavola vicina- già si è stanchi. Dopo la notte.
- Deve iscrivere un rapporto d'incidente: prendono in giro un insegnante!
- Sì, lo devo fare.
- Per favore, con silenzio, andiamoci sù.
... ma, che silenzio: i piedi pesanti- una protesta. non vogliono stare qua. Però, debbono.
- Buongiorno! Cominciamo la lezione. Oggi è lunedì. Dunque, dobbiamo fare molte cose.
... Un'allieva è dipressata. L'altra- con una debolezza strana. Uno si mette a parlare, chiaccherando delle cose non-importanti. L'altro comincia a produrre dei suoni della belva, come quelli di una mantra antica indiana- una protesta. Protestano: vogliono - "con la famiglia", però sono vigliacchi. Non lo fanno a una consigliere, una lavoratrice dell'officina: pensano, che quella abbia una potenza di Minerva. E- con professore- si può. Poco a poco, si studia: si quarda un film sulle bellezze dei parchi nazionali. Si studia delle parole sul continente e sul paese, si ripete, si scrive...
Una pausa. - Io murió. - dice l'alunno. Senta, signora dirigente, che dice? - No, non si può!
Eh... - scusi: non ha capito una parola. Non la sapeva in spagnolo. Era uno sbaglio. -Oh, grazie a Dio!...
La fine delle lezioni. Dopo una lezione dell'arte. Si getta via delle bozze incompiute... Su una di quelle- un dito medio in un color viola. - Un gesto del dire grazio da quello, a qual manca la famiglia... ma non mancano delle emozioni. Sì, riccione astuto.
Ciao!
di Ivan Petryshyn

   0 commenti     di: ivan petryshyn


La Dignità è a letto

Il corpo, avvenente di forme, non faceva caso allo spirito ingenuo che ancora dimorava tra la mente e il cuore.. e che a volte sospirava di sogni apparentemente facili..
Aveva dalla sua la giovane età che non si curava di comportamenti, ma incalzava di ragionamenti su come arrivare a conoscere addobbi di lustrini di notorietà.
La via da percorrere appariva essere indicata principalmente dalla tv e dai giornali di gossip, dove altri corpi avevano già fittizi spazi di luce come estrosi manichini a comando di sensuali danze e storie, sempre con espressioni ammiccanti a rendere così schiavi e pronti i probabili mecenati del piacere.
Il corpo, ecco che così iniziò a proporsi in foto, poi ecco provini con piglio determinato o timido, usando parole e sorrisi anche senza senso o profonde affermazioni di volontà per invogliare qualsiasi occasione giungendo così alla grande baldoria di incontri tra sconosciuti valutanti l'esteriore capacità ma soprattutto l'intimità.. da raccomandare e da tenere in catalogo per un veloce eventuale richiamo...
Ecco, il corpo ciarliero e illuso di presunto riconoscimento va a feste, semplici manifestazioni per integrare il sospirato successo con inviti spesso a predisporsi in vie orizzontali tra battute e complimenti, tra promesse e pagamenti...
Un attimo... ma deve lavorare solo il corpo... e il talento dov'è? Ma sì, ci vuole talento anche per gestire il comportamento da tenere con cellulari e ricordi infine per incastrare eventualmente gli anfitrioni.
Il corpo, tra caos d'incertezze e sputtanamenti, capisce in conclusione che tutto distorto appare ora l'originario pensiero coltivato...
Fame di popolarità è per lo più solo ingenuità per chi è anonimo e non preparato all'arte della vita, per chi pensa che l'avvenenza sia lo strumento più adatto e infine obbligato per un risultato insperato.
Stanco di lazzi e ironie sull'essere considerato solo prostituto senza cervello, medita...
Basta! Io corpo voglio dedic

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   2 commenti     di: Marhiel Mellis


Pensieri semiseri

Questo vento che spazza le strade, gettando carte rifiutate all'attenzione del passante, che corre. Corre e dimentica l'essenza dell'aria. Corre dietro ai suoi bisogni, che hanno fretta di essere assolti. La crisi, il panico sottile che attraversa questa società, ubriaca di consumo.
Tutto è stato costruito sul NULLA e il NULLA ritorna, inesorabile a presentare il suo conto.
Vuole solidità il NULLA, vuole carne da macinare. Allora lo spettro, il baratro di quella vita fuggita già da due generazioni. Le piazze assiepate di folla, che fu opulenta, contenta delle sue conquiste e ignara di ciò che si decideva sulla sua testa.
Invano le Cassandre hanno urlato presagi, invano!
Non si ascoltano più i profeti. Non si sono mai ascoltati.
Si dipana sotto gli occhi smarriti del passante la nuova guerra mondiale, la crisi.
Verrà e avrà occhi gonfi di lacrime.
Verrà e farà sopportare gli stessi stenti che sembrava appartenessero ad altre epoche.
Saranno nuove le armi, saranno diversi i bombardamenti. Non cadranno case, non ci saranno morti gonfi, le cui budella giaceranno abbandonate su asfalto duro e grigio.
Cadranno uomini e donne per propria mano, strozzati da mutui e debiti, accoltellati dalla perdita del posto di lavoro, decapitati dal gioco d'azzardo, sotto i colpi di tumore da smog. Non mano di carne li ucciderà ma virtuali giochi di borsa. Il problema però è sempre lo stesso il popolo muore per un manipolo di uomini, che per qualche strano incantesimo sono considerati superiori. Si signori nel mitico duemila11 abbiamo ancora le gambe piegate di fronte ai potenti.
Certo non sono più violate le nostre case da calci chiodati. È un video ad entrare, circuendo la mente, creando il nuovo suddito che gratta il talloncino della fortuna e non pensa, perchè pensare fa male corrode le idee. Ecco che allora si rende necessario scuotere le menti.
Questo tempo chiama il pensatore.
Questo tempo ci urla di intervenire. Ci chiede di entrare nel vivo della real

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   3 commenti     di: silvia leuzzi


Genitori e figli

Sempre più spesso si parla delle situazioni di disagio e di malessere che vivono molti ragazzi oggi…
Spesso sono portata a riflettere sul ruolo che deve avere un genitore e spesso mi confronto con tanti genitori che come me hanno l’abitudine di mettersi in discussione per cercare di migliorare…anche se poi risulta sempre molto difficile trovare la strada giusta.

Sono convinta che fare il genitore sia in assoluto il compito più difficile. Non esistono ricette, istruzioni per l’uso, manuali validi.

Ogni figlio poi è diverso dall’altro e, quanto è facile sbagliare!

Spesso gli errori non sono fatti con consapevolezza;spesso li commettiamo per il troppo amore e per il desiderio di dare loro quello che a noi è stato negato.

Purtroppo così facendo subentrano una serie di problemi, e, quando ce ne rendiamo conto, talvolta è tardi.

Perché?

Spesso tendiamo ad accontentare i nostri figli (grandi o piccoli che siano) nei loro richieste(oserei dire talvolta capricci…);spesso è proprio la stanchezza che ci porta ad assecondarli…È più facile dire di sì…
Purtroppo però non prendiamo nella dovuta considerazione le conseguenze del nostro frequente accondiscendere a tutte le loro richieste…..

Assecondandoli in tutto e per tutto non li aiutiamo a crescere perché avere tutto e subito significa non fargli capire ed apprezzare il valore di ogni singola cosa….

1) Quante volte i nostri bambini non riescono a giocare con i giocattoli per più di pochi minuti e poi si annoiano?

2) Perché tante volte capita che loro stessi non sanno più esprimere un desiderio?( hanno tutto, troppo, non sanno più che cosa chiedere..)

3) Perché sono spesso insoddisfatti ed annoiati e talvolta aggressivi?

4) Perché hanno difficoltà a relazionarsi con i loro coetanei?

5) Perché i nostri figli, in particolare gli adolescenti, sono spesso in crisi e sono particolarmente fragili emotivamente?


Queste sono solo alcune delle do

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   2 commenti     di: Betty Fais



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