PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti su problemi sociali

Pagine: 1234... ultimatutte

Identificazione mancata

Io sono l'Addetto alla Registrazione delle Entrate, Ufficio 5, Sottosezione 3, ma tutti qui mi chiamano Addetto all'entrata. Non ricordo da quanto tempo lavoro nella Grande Azienda: i giorni si susseguono tutti uguali, come i mesi e gli anni fiscali.
Alla fine di ogni giornata il Presidente mi da una pacca sulla spalla e mi sorride, soddisfatto.
Alla fine di ogni mese il Presidente mi da 1100 euro in una busta bianca e mi sorride, soddisfatto. Alla fine di ogni anno fiscale il Presidente commenta con me l'andamento dell'Azienda, i progressi e i recessi e mi sorride, soddisfatto. Mi dice di pensare a riposarmi, di andare a sonnecchiare su qualche spiaggia tropicale come lui sicuramente farà con la segretaria, all'insaputa della moglie.
Ma io non posso mica. E poi non ne ho mica bisogno. Mia moglie comincia, ogni primavera, la sua tiritera per convincermi a portare i bambini da qualche parte. Ma io non posso mica. Non me la sento di lasciare la città, non voglio allontanarmi dall'ufficio, dalle mie carte tutte in ordine, dal pessimo caffè della macchinetta, dal Presidente che sorridente mi promette un aumento che non arriva mai, prima di darmi una pacca sulla spalla e chiudersi nell'ufficio con la segretaria.
Io sono l'Addetto alla Registrazione delle Entrate, Ufficio 5, Sottosezione 3, e ogni mattina, puntuale, alle 8 sono seduto alla mia piccola scrivania bianca, poggiata su un pavimento bianco, nel mio piccolo cubicolo bianco vicino all'ingresso. Afferro la mia penna bianca, allargo un po' il nodo della cravatta, e rimango in attesa. Rimango in attesa di un cliente o di un collega, di qualcuno che voglia entrare nell'Ufficio 5, Sottosezione 3. Quando arriva qualcuno, gli occhi mi si riempiono di gioia: finalmente posso fare la mia parte, far roteare il mio ingranaggio in quel complesso macchinario che è la Grande Azienda. "Prego identificarsi" chiedo con la voce monotona più giusta, con la voce che ci vuole, dice il Presidente, per dare un'idea di profes

[continua a leggere...]



La prigione

Ci sono prigioni invisibili ma reali. Sono i vicoli ciechi nei quali la vita certe volte ti rinserra, senza lasciarti possibilità di evasione. Sono i condizionamenti di carattere ambientale, famigliare, sociale di cui, talvolta non si ha nemmeno consapevolezza. Sono le paure che ti sono state inoculate nell'infanzia, a piccole o a massicce dosi, ma costantemente da chi ha avuto la stupidaggine di pensare che la paura possa avere un valore pedagogico. Con lo strumento della paura si distrugge, non si costruisce niente di buono. Si costruiscono, appunto, prigioni. I prigionieri sono bambini, accarezzati da un affetto che può essere grande e sincero perché chi costruisce la loro prigione crede di proteggerli, di metterli al riparo da errori, dall' intraprendere un cammino pericoloso. Alcuni sono fortunati o perché hanno un carattere forte che la paura non scalfisce o perché il potere impetuoso della vita spezza le loro sbarre. Altri soccombono. Possono vivere una vita normale, trovare l' amore, impegnare il loro cuore e la loro mente in tanti interessi ma, dentro, sentiranno sempre un tarlo che a volte sembra essere scomparso o addirittura morto, ma che improvvisamente fa sentire la sua implacabile, ossessiva voce. Forse oggi i bambini vengono spaventati meno con antiche paure ma il mondo in cui viviamo riversa sui loro cuori paure ancora più terribili e corrompe le loro anime con falsi valori.
Tempo fa ho scritto un racconto dal tono divertente: "Attenti ai bambini!" come a dire. scherzosamente: "Guardatevi dai bambini. Sono bravissimi a spiazzarvi, a darvi scacco matto". Ora voglio dire: "Stiamo attenti ai bambini. Cerchiamo di farli crescere sereni. Non depositiamo nei loro cuori il seme amaro della paura. Trasmettiamo gioia, fantasia, voglia di giocare. Educhiamo le loro menti e i loro cuori con delicatezza. Non abbiamo paura del loro spirito critico. Anzi, aiutiamoli a spingerlo nella giusta direzione per liberarsi degli idoli che la "moderna" società ci

[continua a leggere...]



La ricerca della felicità

Ieri sera ho visto questo film, La ricerca della Felicità;
Dopo tanti spot di presentazione e memore dei tanti elogi ricevuti quando uscì nelle sale cinematografiche, non me lo sarei assolutamente perso. Prima che iniziasse la proiezione, mi è venuto in mente un detto... uno dei tanti... di quelli antichi, che recita così :
””SE I SOLDI NON FANNO LA FELICITA' FIGURIAMOCI LA POVERTA'””
Bene, anche se non necessitava conferma, conferma ho avuto dalla vicenda narrata nel film. Onore e gloria a questo giovane, magistralmente interpretato da Will Smith, nel riuscire a rimanere una persona onesta, integerrima, sempre sulla soglia della disperazione e mai oltre; ad essere un padre da portare ad esempio diventando l'eroe di suo figlio (un baby attore bellissimo e straordinario nel suo piccolo grande ruolo... forse favorito dal fatto che è veramente figlio di Will Smith... Jaden Smith) perdendo però l'amore e la stima della moglie che non è riuscita a sopportare le mille difficoltà in cui navigavano quotidianamente... o forse perché solamente non convinta della possibilità che il sogno del marito potesse essere raggiungibile.
Non sto a raccontarvi tutto il film (presumo che in tanti lo avrete visto... e se non lo avete fatto... ve lo consiglio) per cui arrivo subito al nocciolo che mi ha portato a scrivere queste poche scomposte righe, arrabbiate!!
È mai possibile che in una nazione civile come gli Stati Uniti d'America... prima potenza economico militare decisionale della Terra e dello spazio... debbano o possano esistere situazioni simili??.
Come ci si può meravigliare se poi una persona, appena appena più debole di quel giovane (Chris Gardner... personaggio reale della storia... ora miliardario) possa varcare la linea forte ma debole dell'onesta ad ogni costo??.
Oggi, a Forum... su Canale5, discutono un caso di un signore di 72anni che varcando questa linea dell'onestà si è intrufolato in una vettura per rubare qualcosa, spinto da una dispe

[continua a leggere...]



Costi umani o costi disumani?

In quest'ultimo periodo il dibattito, negli Stati Uniti, sulla pena di morte si è fatto ancor più forte a causa degli sconvolgimenti economici dovuti al periodo di crisi, trascurando la dimensione etica ed umana della pena capitale.
Lo stato americano dell'Illinois, ad esempio, nel 2011 ha abolito la pena di morte, in quanto un rapporto elaborato da una commissione istituita proprio per calcolare i costi della pena capitale, ha stimato che dal 2003 al 2010 le spese dello stato ammontavano a 100 milioni di dollari.
Parlando sempre di cifre, uno studio ha mostrato che nel solo anno 2008 la California ha speso 137 milioni di dollari, in aggiunta la commissione ha dichiarato che se la condanna a morte fosse stata tramutata in ergastolo a vita la spesa sarebbe stata di soli 11, 5 milioni di dollari. Il paradosso di questi 137 milioni di dollari è che non vi è stato neanche un condannato è lo stato continua ad avere nella sua legislazione questo tipo di pena, anche se un referendum popolare a novembre potrebbe far cambiare le cose.
Negli Stati Uniti, come si può notare, il dibattito politico, sulla pena di morte, ha spostato la sua attenzione dalla dimensione etica a quella economica, anche se come si vedrà gli USA sono fra gli stati più garantisti dei diritti umani fra quelli che adottano nella loro legislazione la pena capitale, grazie forse, all'introduzione di discipline pluraliste, infatti il dispendio di milioni di dollari è dovuto proprio a questo: le spese processuali, la detenzione dei condannati sino alla condanna e delle persone in attesa di giudizio sono circa 30 volte superiori rispetto ad altri procedimenti penali.
Al contrario l'Arabia Saudita si contraddistingue rispetto ad altri stati che adottona la pena capitale in quanto connotata da norme religiose. Infatti va a punire crimini come l'apostasia (il distaccarsi dalla religione islamica per un'altra), l'esercizio di arti magiche e il traffico di droga, inoltre durante il periodo del Ramad

[continua a leggere...]



Occhi di Luna

Ognuno di noi ha un compito da portare a termine.
Selene si aggiustò meglio il niquab che le copriva tutto il volto, ad eccezione degli occhi, azzurri e luminosi come poche donne della zona potevano vantare. Teneva la testa bassa, per non rischiare che i suoi occhi la tradissero. La conoscevano in molti in quel quartiere, uno dei più pericolosi e malfamati di Medina, e la conoscevano soprattutto con l'epiteto "occhi di luna". E ora che si trovava in missione segreta, nessuno doveva accorgersi di lei. Si muoveva velocemente per le stradine affollate e polverose, camminando vicino ai muri delle casette, cercando di non andare a sbattere contro gli altri passanti. Un gruppo di bambini che correva, forse alle prese con qualche gioco, le tagliò la strada talmente all'improvviso che Selene rischiò di cadere per terra, lunga distesa. Riuscì a recuperare l'equilibrio in tempo per aggrapparsi ad un muro, graffiandosi però tutti i polpastrelli. Riprese a camminare, più velocemente. Doveva sbrigarsi se voleva davvero essere d'aiuto. Svoltò l'angolo un paio di volte e si trovò di fronte ad una casa più malandata delle altre. Non bussò alla porta principale. Si diresse sul retro e cercò il punto in cui non l'avrebbe vista nessuno. Si guardò attorno diverse volte, prima di salire su un bidone di spazzatura e scavalcare la recinzione che proteggeva il cortile. Quando fu all'interno, si spolverò il lungo e nero niquab e si diresse furtiva verso un'apertura nel muro della casetta.
-Fadwa... Fadwa, sono qui. - bisbigliò, entrando cautamente nell'abitazione. La stanza era buia e l'aria calda e polverosa le seccava la gola e le faceva bruciare gli occhi. Il solito odore di stantio le invase le narici.
- Fadwa!-
Selene oltrepassò il salottino e si diresse verso la stanza da letto dove spesso Fadwa la aspettava, in seguito alla nascita della bambina. La trovava lì, a cullarla tra le braccia, cantando una nenia che profumava di riti ancestrali di un passato magico.

[continua a leggere...]

   4 commenti     di: *Sunflower*


Ciro O'Bello

All'anagrafe Ciro Scapece, dagli amici chiamato Ciro o'bello, per tutti gli altri semplicemente don Ciro.
Il soprannome se lo era guadagnato per via di uno sfregio sotto la mascella destra, dovuto ad un duello fatto con la famosa "Molletta" ( Coltello con apertura a scatto ). Quando si ha 15 anni e facile perdere la testa, soprattutto se si permettono d'infamarti con epiteti riservati a quelle persone che hanno la madre che di professione intrattiene uomini a pagamento. " Figl'è zoccola" per colpa di questa frase si fece due anni di riformatorio.
La madre nonostante tutto era persona perbene, faceva quel mestiere solo per dare da mangiare ai suoi 5 figli. Dopo la morte del marito avvenuta in un campo di lavoro in Germania, dove fu imprigionato dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, la signora si trovo sola, con un'unica scelta possibile. La donna capi subito che per Ciro stare sulla terrà ferma era pericoloso, per il suo carattere ribelle, ecco perché decise di mandarlo a lavorare su di un peschereccio.
Il giovane Pescatore era un ragazzo sveglio, i fratelli Scognamiglio proprietari dei 5 pescherecci della flotta, gli volevano bene, dopo pochi anni lo misero a capo di un'imbarcazione. Si era guadagnato la stima dei propri capi, tra tutte le imbarcazioni la sua era quella che tornava con più pesce a bordo. A nulla servivano le lamentele dei colleghi che l'accusavano di sabotaggio, infatti più di una volta si erano trovati con grossi problemi da dover affrontare: reti tagliate, mancanza di gasolio, guasti improvvisi. I Capi avevano fiducia del giovane, che oltre dalle soddisfazioni lavorative, venivano gratificati ulteriormente dalle conoscenze femminili del ragazzo
Don Ciro però di tutto questo non era completamente appagato, apri anche qualche pescheria per sistemare il resto dei fratelli, ma sentiva di valere di più. In pieno boom economico, Napoli divenne il crocevia del contrabbando di sigarette, ecco l'occasione di una vita: per lui persona

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Marco Manna


Il vecchio Leone e gli amici di Wamba

Conosco un "Vecchio Leone". Lngatuny Arary, così si traduce in maasai vecchio leone ed è con questo nome che una tribù Samburu ha voluto condividere la propria africanità con un uomo che africano non è ma che si dedica con coraggio e passione a curare gli abitanti di un villaggio molto povero, nel nord est del Kenya.
Questo "Vecchio Leone" è il Dottor Oscar Sola, primario di ginecologia e mio caro amico che, insieme alla sua équipe medica di Legnano, lavora da oltre trent'anni come volontario in un ospedale missionario, situato nel distretto di Samburu, a circa 400 chilometri da Nairobi, in mezzo al nulla più assoluto. Qui si trova la culla del mondo, il luogo dove avrebbe avuto origine l'Uomo e, paradossalmente, questa è rimasta una delle zone più povere della Terra.
La popolazione, divisa nelle etnie Samburu e Turkana, appartiene ai Nilo-Camiti ma al ceppo originario si mescolano altre etnie minori, ognuna con la propria lingua, il che rende ancora più difficile la comunicazione tra loro e con gli stranieri. Essendo oltretutto nomade, per via dell'asprezza del territorio, questa gente non ha mai avuto il tempo per dedicarsi ad alcuna forma di cultura, costretta a migrare perennemente in costante lotta per la sopravvivenza.
Oscar, il Vecchio Leone, lavora qui, a Wamba, dove nel 1965 fu progettato il Catholic Hospital di Wamba, pensato e fortemente voluto dai Padri della Consolata. Non fu facile, allora, vincere le resistenze e ottenere le autorizzazioni del governo locale, che era inspiegabilmente ostile alla messa in opera del progetto umanitario, ma la tenacia dei padri missionari alla fine vinse. In pochi anni, sotto la direzione del Dottor Silvio Prandoni, medico missionario di Castellanza ma soprattutto uomo di grande generosità e forza di volontà, il progetto divenne realtà. Uomini di fede e uomini di scienza hanno unito le proprie energie in vista di un unico obiettivo: l'amore per la vita.
L'ospedale nacque inizialmente per curare malatti

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Paola Cerana



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Problemi sociali.