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Racconti su problemi sociali

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Mohamed sull' Albero

Luigi Maffezzoli, impegnato nell'attività di sindacalista, anche come formatore, ha scritto questo libro che raccoglie cinque racconti, specchi di realtà diverse, alcune tenere, altre tragiche, tutte che inducono a riflettere e a guardare dentro di noi per conoscerci e conoscere gli altri. Molto originale "Il profumo dei fiori di tarassaco" il cui protagonista eccitato e poi inquietato da un misterioso potere che, improvviso, gli si rivela una mattina, costringendolo a confrontarsi con gli altri da una nuova prospettiva, finalmente trova la pace in un parco, seduto su una panchina accanto ad un vecchio dalla barba bianca che ha visto trascorrere molte stagioni, ha vissuto tanto dolore ed ha trovato la serenità ascoltando i canti degli uccelli, riuscendo a riconoscere. attraverso le
diverse modulazioni, i diversi cantori.
L'ultimo racconto, di grande attualità, segue il protagonista incalzato dal suo destino di clandestino, disperatamente alla ricerca di un posto dove posare il capo per dormire. Lo trova tra le foglie di una magnolia che lo accolgono, come un uccello spaurito, a piangere la morte del suo amico, clandestino come lui, e quella di una bambina, vittima, anche lei, di tempi in cui la pietà e l'amore sembrano sepolti per sempre sotto una coperta di ghiaccio.
Il linguaggio è asciutto ma non distaccato e la lettura coinvolge e commuove.
L'Autore devolve tutti i proventi del suo libro alla Comune di Baires. Un motivo in più per leggere questo affascinante libro.



D. O. C. 2 (Con gli occhi di Mara)

Mi sono sforzata, ho provato, ma anche oggi non sono riuscita a trovare i tempi giusti, il rapporto corretto col mondo normale.
È come se - riemergendo dal solito sonno di superficie, l’unico che riesco a raggiungere - dopo un’altra notte trascorsa dapprima a sistemare decine e decine di volte i flaconi dei vari prodotti per l’igiene personale fino a quando la loro disposizione non soddisfa i miei rigorosi criteri; poi insaponandomi metodicamente fino a quando la schiuma non nasconde il mio corpo almeno in parte alla mia vista, ed infine cercando una disposizione inappuntabile delle lenzuola e delle coperte, in maniera che mi ricoprano con sublime precisione, non lasciando fuori nulla di me, nulla della mia persona che possa restare esposto a ciò che di notte aleggia sulla mia mente, il tempo speso in questa febbricitante attività mi abbia mandato fuori sincrono rispetto agli altri, come un film in cui le immagini scorrono con tempi diversi rispetto al sonoro, e mi concede solo due o tre ore di riposo malsano.
Per fortuna Gianni ha il sonno molto pesante, ma in queste condizioni riposare realmente è quasi impossibile, anche perché, per soddisfare le mie necessità, devo anche lasciare la luce accesa, e questo non contribuisce affatto a farlo realmente dormire.
Anche adesso, mentre sono qui in bagno ed ho già ricominciato ad eseguire quella sfilza di gesti obbligati e nocivi dai quali non riesco ad affrancarmi e che anzi, continuano ad aumentare in numero e difficoltà esecutiva, mentre non riesco a smettere di lavarmi, e lavarmi, e lavarmi, e lavarmi ancora le mani, so che di là Gianni stà camminando sul vetro, nervoso ed irritato per il ritardo che sta già accumulandosi sul suo ruolino di marcia giornaliero, e sta pensando alle frecciatine idiote di Terenzi e dei colleghi, alle battutine furbe su quella moglie dalle braccia pallide, eppure non riesco a smettere, non riesco a vincere, non riesco, non riesco……ed il rimorso per la vita a

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LU VENTU FA ed il vento disfa

Gasparinu Piloru guardava l'aria piena di gregne di spighe di russellu e non poteva fare a meno di sentirsi salire dentro la gioia, una grande soddisfazione a vedere su quello spiazzo ricavato in un costone del feudo del Conzo. Quell'anno il grano era venuto 'ngranatu, spighe lunghe a ottu carri, tutto lasciava presagire che il grano prodotto sarebbe stato tanto e di buona qualità. Avrebbe potuto, pagando le spese delle mezzadria, di mettere da parte il grano per la mancia e forse qualcosa ancora da vendere, depositando poi il denaro ricavato in banca.
Certo quel raccolto, sin dall'inizio, si era presentato con molte difficoltà climatiche. Le prime piogge che solitamente arrivavano a settembre, quell'anno si erano fatte attendere così a lui pi simari primintiu non era rimasto altro chi sciaccari a siccu la terra che era dura come la roccia. Gli animali si torcevano sutta lu juvu, tiravano l'aratro che appena scalfiva il terreno mentre il vento di scirocco che soffiava impietoso, faceva alzare nugoli di polvere e pagliuzze che accecavano i poveri animali ed il loro padrone
Vento, vento, vento che soffiava impetuoso quando era necessario che esso calasse e vento che necessitava e si faceva aspettare, lo sapeva bene Gasparino che aveva coltivato quella tenuta con grandi difficoltà, tra i ritagli di tempo, magari mentre gli animali che stava pascolando, sazi di erbe, si fermavano a riposare. Il vento di gennaio aveva soffiato su quelle pianticelle al punto che il pover'uomo, guardandole, aveva imprecato sulla malasorte e disperato per qualche settimana aveva evitato di passare da quella tenuta per evitare di rattristarsi ulteriormente. Ma ancora una volta si dimostrò vero il vecchio detto: "Asinu puta e Diu fa racina. Volendo con questo dire che le componenti della natura possono distruggere una pianta e successivamente ridarle vitalità e vigore. Marzo fu soleggiato ed i venti leggeri accarezzarono a lungo quelle piantine di grano che ripresero vigore. Il gran

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Senectudo

Questa volta fu complice e sensale la vita stessa. Vivere in solitaria ha molti vantaggi ed anche attrattiva, ma nel bilancio finale gli svantaggi lasciano tracce più profonde nel tracciato della vita interiore.
Il protagonista della storia, che chiamerò Walter, è una persona vera, un vecchio amico d'infanzia che ha avuto una vita molto simile e parallela alla mia: grande viaggiatore, divorziato da anni, con figli ormai grandi ed autonomi, al momento della pensione si è ritirato a vivere, solo, in un piccolo paese sul mare della Sardegna. Scrive le sue memorie, va a pescare, cerca funghi, fotografa le meraviglie della natura e pensa, pensa tanto al passato, alla vita trascorsa, agli errori commessi ed ai torti ricevuti. Gli abitanti del paesino lo hanno accettato, ma lui è burbero, di poche parole, difficile alle amicizie, chiaramente gli manca qualcosa.
Cosa gli manca lo abbiamo capito tutti: è l'Amore, quello con la A maiuscola; ma ormai questo sentimento è stato archiviato, come il matrimonio, la mondanità e tutto il resto.
Mi ha telefonato invitandomi ad andarlo a trovare, ogni tanto lo facciamo, da lui avrei trovato delle novità, mi ha incuriosito, ci sono andato. Già in vista della casetta isolata noto che ci sono tendine alle finestre, quelle che lui chiamava “ricettacoli di polvere”, poi fiori nel giardinetto davanti a casa e ortaggi rigogliosi nel campetto sul retro.
Walter esce dalla porta e mi viene incontro a braccia aperte, con un sorriso smagliante, vestito casual ma elegante, senza macchie ne rattoppi come il solito.
Mi abbraccia, strano, penso, non l'ha mai fatto. Mi riempie di parole di benvenuto, è quasi logorroico, lui che per ottenere una risposta bisognava fargli la domanda due volte; decisamente è successo qualcosa. Mi fa vedere i fiori, l'orto, parla della prossima semina, di tinteggiare la casa, parla di tutto ma mi rendo conto che sta girando intorno all'argomento principale, cioè la ragione per cui mi ha fatto and

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Lessico moderno

La gente assiepata nel bus su cui Angela saliva ogni giorno per recarsi al lavoro, cercava di aderire il meno possibile al corpo del vicino, evitando di alitargli sul viso, sforzandosi di non incontrare lo sguardo volgendo gli occhi altrove anche se lo spazio tra i due era meno di dieci centimetri. Improbo e vano sforzo. Ad ogni fermata l'onda della ressa si piegava ora a destra ora a sinistra ed il vago sorriso di sopportazione si mutava in urlo di paura per l'improvvisa ed assai probabile intera caduta.

IL corpo di Angela era serrato in un alto busto rigido per la rottura di due vertebre e non le era facile rimanere in piedi sopportando i forti dolori guizzanti che le percorrevano la schiena. Sperava che qualcuno se ne accorgesse ma ognuno era talmente preoccupato di mantenere una propria dignitosa posizione, che ostentava una imperturbabile espressione indifferente.
Il braccio nudo di un giovane appoggiato al palo d'acciaio lungo la corsia dei passeggeri, premeva sul lato del suo collo come cosa ovvia, inevitabile data la situazione. Il corpo del ragazzo spingeva contro quello di Angela in un continuo movimento che Angela non capiva se fosse di infastidito rifiuto o di pretesa.

Con un piccolo gesto di insofferenza, Angela cercò di recuperare una posizione meno incresciosa ma si sentì apostrofare:
"Signora, lei mi ha rotto...!" ed all'amico che gli era accanto: "M'intriga", sogghignò ad alta voce.

Mentre lo guardava diritto negli occhi s'accorse del volto piatto del giovane Down.

L'ira sparì di colpo lasciandole il bisogno urgente di togliersi da quella situazione.

"Venga signora, venga avanti, qui c'è libero un posto per invalidi. "Cerchiamo un attimino di avere rispetto per gli ammalati!"
Sospinta dalla ressa e con le guance avvampate Angela si lanciò in avanti per guadagnare il posto dove con mossa un po' scomposta riuscì a sedersi. Si ricompose e sorrise alla signora che l'aveva aiutata.
Si sentì rilassata "tra virgolette".

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   3 commenti     di: Verbena


Sempre più torbide

Se è un problema mio che poi potrebbe ricadere quasi tutto su di me non pensi che sarebbe giusto che fossi io ad avere l'ultima parola? hai detto di averti fraintesa ma guarda che non mi sembra. Poi il tempo di ascoltare bene non ce l'hai e vuoi però lo stesso affrontare i discorsi e pure delicati. Mi domando e dico: come si può collaborare con te che fai perdere la concentrazione? è giusto lasciarti tranquilla, quello che io cerco di fare, ma tu dopo mi chiami cercando di smontare quello che mi riguarda, correndo il rischio di impazzire. Benedetta per favore ora stai esagerando. A tutto c'è un limite. Non vuoi curarti non ascolti nessuno dando problemi a chiunque. Forse, a questo punto dovresti decidere di farti vedere da qualcuno perlomeno parlare di cosa ti fa stare davvero male. Benedetta: ascoltami Alessandra, rivolgendosi a lei con ansia e paura da persona molto suscettibile, la devi smettere, tu non sai quello che dici. Io ho ragione a dire che vai avanti senza prima finire di ascoltare. Alessandra: sappi che in ogni situazione soprattutto se è difficilisima è fondamentale non perdere la calma quando poi, c'è qualcuno che richiede tanta pazienza e attenzione soltanto per lui che pretende di essere ascoltato, volendo risposte giuste e in realtà, essere ripreso. Se siamo precipitose che agiamo d'impulso succederà, che non ne verremmo a capo, con il risultato che sempre più torbide le acque, diventeranno

Prima parte



Meno di nulla

Circa metà della popolazione mondiale (tre miliardi di persone) vive con meno di due dollari al giorno.
Le persone che vivono con meno di un dollaro al giorno sono un miliardo e trecento milioni.
È allucinante, il rumore del silenzio intorno a questa realta', ogni individuo che vive dignitosamente quando si sveglia la mattina si lava il viso, deve pensare che questa azione e' un gran privilegio, abbiamo il dovere ogni giorno di ricordarcelo, anche se il nostro bagno non e' fatto in cristalli di Murano, e' un gran privilegio.
Le nostre scarpe, i nostri vestiti, son una grande fortuna averli, non usarli e non donarli e' una grande mancanza di rispetto verso quattro miliardi di persone, pensate al vostro benessere, ne avete diritto, ma non mancate di fare un gesto semplice di aiuto verso chi soffre, verso di chi nella vita e' meno di nulla.

   5 commenti     di: Isaia Kwick



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