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Racconti su problemi sociali

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EUTANASIA... No è un 'altra cosa!

La medicina ha fatto molti progressi ma forse più la tecnica. Un giorno potremmo ritrovarci con tanti uomini incurabili sdraiati in un letto di dolore attaccati a macchine fatte dall' uomo che non possono raggiungere l'aldilà perchè la nostra tecnica glielo impedisce. Quando un male è incurabile ed il paziente implora come Welby di essere staccato da una macchina dobbiamo rispettare la sua volontà perchè Dio lo avrebbe fatto già morire se non si fosse messo di mezzo l'uomo con i suoi macchinari che, se fanno del bene li accettiamo, ma se portano al male, alla sofferenza bisogna fare la volontà di Dio. Dio è più misericordioso dell'uomo! Vogliamo una morte naturale non una vita artificiale!

   16 commenti     di: MD L.


La Dignità è a letto

Il corpo, avvenente di forme, non faceva caso allo spirito ingenuo che ancora dimorava tra la mente e il cuore.. e che a volte sospirava di sogni apparentemente facili..
Aveva dalla sua la giovane età che non si curava di comportamenti, ma incalzava di ragionamenti su come arrivare a conoscere addobbi di lustrini di notorietà.
La via da percorrere appariva essere indicata principalmente dalla tv e dai giornali di gossip, dove altri corpi avevano già fittizi spazi di luce come estrosi manichini a comando di sensuali danze e storie, sempre con espressioni ammiccanti a rendere così schiavi e pronti i probabili mecenati del piacere.
Il corpo, ecco che così iniziò a proporsi in foto, poi ecco provini con piglio determinato o timido, usando parole e sorrisi anche senza senso o profonde affermazioni di volontà per invogliare qualsiasi occasione giungendo così alla grande baldoria di incontri tra sconosciuti valutanti l'esteriore capacità ma soprattutto l'intimità.. da raccomandare e da tenere in catalogo per un veloce eventuale richiamo...
Ecco, il corpo ciarliero e illuso di presunto riconoscimento va a feste, semplici manifestazioni per integrare il sospirato successo con inviti spesso a predisporsi in vie orizzontali tra battute e complimenti, tra promesse e pagamenti...
Un attimo... ma deve lavorare solo il corpo... e il talento dov'è? Ma sì, ci vuole talento anche per gestire il comportamento da tenere con cellulari e ricordi infine per incastrare eventualmente gli anfitrioni.
Il corpo, tra caos d'incertezze e sputtanamenti, capisce in conclusione che tutto distorto appare ora l'originario pensiero coltivato...
Fame di popolarità è per lo più solo ingenuità per chi è anonimo e non preparato all'arte della vita, per chi pensa che l'avvenenza sia lo strumento più adatto e infine obbligato per un risultato insperato.
Stanco di lazzi e ironie sull'essere considerato solo prostituto senza cervello, medita...
Basta! Io corpo voglio dedic

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   2 commenti     di: Marhiel Mellis


Genitori e figli

Sempre più spesso si parla delle situazioni di disagio e di malessere che vivono molti ragazzi oggi…
Spesso sono portata a riflettere sul ruolo che deve avere un genitore e spesso mi confronto con tanti genitori che come me hanno l’abitudine di mettersi in discussione per cercare di migliorare…anche se poi risulta sempre molto difficile trovare la strada giusta.

Sono convinta che fare il genitore sia in assoluto il compito più difficile. Non esistono ricette, istruzioni per l’uso, manuali validi.

Ogni figlio poi è diverso dall’altro e, quanto è facile sbagliare!

Spesso gli errori non sono fatti con consapevolezza;spesso li commettiamo per il troppo amore e per il desiderio di dare loro quello che a noi è stato negato.

Purtroppo così facendo subentrano una serie di problemi, e, quando ce ne rendiamo conto, talvolta è tardi.

Perché?

Spesso tendiamo ad accontentare i nostri figli (grandi o piccoli che siano) nei loro richieste(oserei dire talvolta capricci…);spesso è proprio la stanchezza che ci porta ad assecondarli…È più facile dire di sì…
Purtroppo però non prendiamo nella dovuta considerazione le conseguenze del nostro frequente accondiscendere a tutte le loro richieste…..

Assecondandoli in tutto e per tutto non li aiutiamo a crescere perché avere tutto e subito significa non fargli capire ed apprezzare il valore di ogni singola cosa….

1) Quante volte i nostri bambini non riescono a giocare con i giocattoli per più di pochi minuti e poi si annoiano?

2) Perché tante volte capita che loro stessi non sanno più esprimere un desiderio?( hanno tutto, troppo, non sanno più che cosa chiedere..)

3) Perché sono spesso insoddisfatti ed annoiati e talvolta aggressivi?

4) Perché hanno difficoltà a relazionarsi con i loro coetanei?

5) Perché i nostri figli, in particolare gli adolescenti, sono spesso in crisi e sono particolarmente fragili emotivamente?


Queste sono solo alcune delle do

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   2 commenti     di: Betty Fais


L'ultima fumata

Eddie non ne poteva più, proprio più, di vivere in quella casa. Era vero, aveva tutto quello che gli serviva ma non era abbastanza.
Aveva un tetto, cibo a volontà, una stanza comoda, una bella fidanzata, un cane e persino un giardino. Soprattutto aveva tutto il crack che voleva a portata di mano. Lo fumava sempre più spesso. Era una sensazione pazzescamente bella e a lui ormai non importava nient’altro al mondo.
Il suo spacciatore abitava nella stessa casa, al piano di sopra. Per Eddie era un gioco da ragazzi, appena aveva qualche soldo o della merce rubata da scambiare, andare di sopra e farsi dare la sua dose. Solo che la dose non bastava mai. A prescindere da quanto gliene davano. Non poteva bastare e non sarebbe mai bastata. Come può il più buono di tutti i frutti proibiti essere mai abbastanza?
Doveva andarsene se voleva sopravvivere ma non poteva e non ci sarebbe mai riuscito da solo. Neanche Megan, la sua fidanzata, avrebbe mai potuto convincerlo. Anzi ormai si era quasi arresa. Quando Eddie era sobrio – il che succedeva sempre più raramente - era simpatico e divertente come quando lo aveva conosciuto ma appena si attaccava alla pipa di vetro era finita. Diventava una specie di automa il cui unico scopo nella vita era rimepire la pipa e svuotarla.
Eddie aveva tutto del crackomane: la testa rasata con un grosso tatuaggio di una tarantola in una ragnatela sul cranio pelato, il modo di fare punk, lo sguardo spento e penetrante allo stesso tempo, l’aspetto trasandato da vagabondo e la cattiveria necessaria per farsi rispettare dalla gente con cui inevitabilmente doveva avere a che fare. Ultimamente andava a rubare sempre più spesso per alimentare la sua sempre più costosa abitudine. Rubava computer dalle università oppure entrava nelle casa in cerca di contanti e gioielli. Quella sera gli era andata molto meglio del solito. Nel comodino della camera da letto della casa in cui era entrato aveva trovato un rotolo con 500 dollari di cont

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   1 commenti     di: davide sher


Click

Click, giro l'interruttore e la luce va via, il buio inonda la stanza e mi avvolge. Invano cerco di dormire e, come sempre, da più di dieci lustri, vivo la notte più intensamente del giorno.
Quando agli altri si chiudono gli occhi e sprofondano nell'inconscio del sonno ristoratore, a me succede tutto il contrario: abbasso le palpebre, ma per quanti sforzi faccia non riesco a dormire.
È una situazione insostenibile e quello che ai più può sembrare un'assuefazione per me è un vero tormento. La mente si aggroviglia in mille pensieri e sono fortunato se sono i ricordi del giorno appena trascorso, perché invece di solito emergono le memorie di fatti accaduti molti anni indietro.
Ed ecco allora che il buio si anima e per quanto serri le palpebre scorgo emergere figure sfocate, ma ben identificabili: uomini, donne che hanno avuto una parte nella mia vita e che sembrano reclamare tutti insieme di continuare ad essere presenti. Ognuna di queste immagini ha ben precisi riferimenti: un amore finito, un'incomprensione, un qualche cosa di iniziato e mai terminato.
Cerco di scacciarle, ma sono lì che mi guardano con quegli occhi vuoti, con quelle bocche mute che urlano più di qualsiasi grido. Ricordi di ciò che si sarebbe potuto fare e non si è fatto, oppure di ciò che non si doveva fare ed invece è stato fatto, rimorsi, insoddisfazioni, un'analisi spietata di tutta una vita.
Sento la pendola che batte le ore, ascolto il mio cuore che scalpita; non si può nemmeno immaginare quanti suoni ci siano in una notte, dal toc toc del lavandino che perde al ronzio persistente del cervello che lavora. E le ore non passano mai e ti accorgi di quanto sia lungo un minuto, di come il tempo sia un concetto relativo; l'alba, con la prima luce che filtra dalle fessure delle persiane, è agognata con la disperazione di chi sa che il nuovo giorno porterà una notte come tutte le altre.
No, non è la notte il mio problema, non è il buio il mio dramma, è solo la consapevolez

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Disoccupazione di un altro tempo

Non avevo mai pensato di sentirmi solo tra la gente. Cammino col capo chino, incurante del caos che mi sta intorno. La velocità del tempo ha provato, come sempre, a fare scempio degli eventi di ogni momento. Emozioni calpestate dall'accidentalità, senza cuore, senza senso, di tutto ciò che accade attorno. In quella strada buia c'è qualcuno che muore di gelo in compagnia della sua fame. In quel vicolo senza nome c'è uno stupro consumato in fretta da chi teme la luce del suo eventuale pentimento. Meglio il buio, che nasconde l'inutilità di tante dissacranti soprafazioni. L'ospedale che sta più in là stringe a se gli ultimi attimi di chi sta per partire. Per fortuna oltre quella linea c'è una guerra che ci parla, ci dice con chiarezza, perché qualcuno muore. È bello immaginare di poter essere nato con la camicia, che fa se poi in fretta e furia tra un overdose ed una coppa di champagne mi faccio a pezzi con un bolide di famiglia, mai pagato, mai veramente desiderato. C'è chi vive di conquiste, mentre altri si accontentano, almeno, di respirare in pace. Le frane delle nostre assenze di coerenza, i fremiti inaspettati di tanti eroici terremoti. I diluvi, come tante lacrime dei nostri errori. La lama, sempre pronta di tante nostre belle e stupide vendette. L'uomo piccolo che non sapeva parlare, a stento si reggeva in piedi, finalmente è cresciuto, ha imparato ogni verbo, meno quello del rispetto. Io cammino verso il mare, sempre attento in ogni mio passo. Cerco di non farmi male. Mentre osservo l'onda che va, penso sempre a tutti quei miei cari, che in ogni tempo vanno via, come l'onda di quel mare, verso l'orizzonte, per poi sparire senza più tornare. Mentre guardo quella linea, mi accorgo di poter vedere più in là. Nessuno va via per sempre, chi si ama, chi ci ama, lascia sempre un'impronta di se, del suo passaggio. Quando è un padre che ci lascia, io come tanti altri ho pensato: Che sarà della mia vita?. Non potrò mai dimenticare i miei passi dietro

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   0 commenti     di: Costantino Posa


Uevos fritos con papas

Sono le dieci di mattina, Anita è appoggiata alla sedia.
Ha ascoltato la radio, si è poi messa a lavorare aprendo il quaderno e dando i numeri.
Ne combina alcuni cercando la serie vincente.
Oramai ha completato tutte le pagine, solleva con il pollice e l'indice uno scontrino della spesa.
Riesce a scrivere sei numeri sul retro del foglietto. Non è la prima volta non sarebbe l'ultima se riuscisse ad azzeccare una combinazione vincente.
Esce di casa fermandosi sul pianerottolo, si accorge che tutti sono usciti.
Lungo la strada si ravviva i capelli.
È bruna, gli occhi da "fulminata", un nasone grande e storto ed un mento piccolo e sfuggente.
L'avanzare degli anni ha smussato talune asperità del viso e accentuato altre rotondità del corpo, ma le si considera sempre una " dei migliori esemplari dell'umanità".
Ed hanno un bel dire quei ragazzi, che durante la passeggiata pomeridiana, si avvicinano e le sussurrano frasi indecorose.
Parole.
Parole aleggianti in aria.

Eccola ora al supermercato.
Allunga la mano su una confezione di pane integrale biologico.
Si orienta verso i condimenti, raccoglie l'olio, il burro e il sale.
Una breve occhiata ai vini e poi la lettura delle riviste.
Appena giunta nell'androne di casa si ferma, ha bisogno di respirare.
È concentrata, inspira ed espira, inspira ed espira, poi sale il più velocemente possibile le scale aggrappandosi al corrimano.

In cucina appoggia la pentola sul fornello, un leggero sfrigolio la infastidisce, la pancia borbotta e lei brontola.

Comincia.
Scalda l'olio preferendolo al burro, rompe direttamente le uova nel tegamino, le sala ( e ci macina sopra un po' di pepe ).
Cuoce adagiandovi sopra un coperchio.
Così, pensa, fa meno rumore.
Sono passati sei minuti e gli albumi sono rappresi, posa il tegame sul piatto e se le serve.
Lei che è stata servita da tutti, ora si serve da sola.
Avrebbe dovuto aggiungere un etto di spinaci ma doveva ben strizzarli e non ne aveva voglia.

Dall'altra parte de

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   3 commenti     di: Roberto Estavio



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