username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Racconti brevi

Pagine: 1234... ultimatutte

La spia luminosa

È strano come accadono le cose quando non ti aspetti più niente dalla vita ecco che la vita ti riempie di doni. Ho compiuto da poco trentanove anni non ho un lavoro e nemmeno una ragazza, amici poi non so neanche cosa significa questo termine.
Poi all'improvviso, tac e tutto cambia, ti accorgi che ti mancano quindici giorni per prendere lo stipendio e meno di quattro mesi per sposarti.
Se guardo indietro al passato, non vedo niente solo il vuoto, invece se guardo, davanti a me c'è un futuro bello e luminoso che mi aspetta. Dovrei essere contento e invece non lo sono, c'è qualcosa in quel passato che oscura la mia felicità. Un'immagine di morte mi perseguita.
Vi giuro non ho fatto niente perché accadesse, è successo perché doveva succedere. Ogni tanto ci penso perché è inevitabile, poi arrivo alla conclusione che è stato il fato e che io non c'entro niente in tutta questa storia.
Da circa un mese sono stato assunto come meccanico in un'officina adibita alla riparazione e manutenzione dei treni. Mi sento un po' spaesato, il capannone è immenso, non riesco a orientarmi e non conosco nessuno.
È sempre così quando si lavora in un posto nuovo, ci vuole un po' di tempo perché tutto diventa familiare. Il lavoro di meccanico mi affascina, mi è sempre piaciuto riparare le macchine. Ogni treno ha una sua storia è una persona viva, ha un suo respiro, una sua andatura e soprattutto una sua usura.
Dopo due ore di lavoro decido di prendermi una pausa, poso gli attrezzi e mi dirigo al distributore del caffè. Anche altri hanno fatto lo stesso pensiero, e da perfetti estranei ci troviamo tutti uniti a parlare, fumare e a bere caffè. L'amore per questo lavoro ci ha uniti, sporchi, sudati, ma con il viso raggiante per la soddisfazione che solo un lavoro che piace dà. Tra tanti visi questo leggo.
Ritorno al mio lavoro, tra meno di un'ora finisco il turno. Sta per accadere una cosa che nel bene e nel male segnerà il resto della mia vita. Apro il vano

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Rosario Zingone


Il buono a nulla

In paese dicono che sono un buono a nulla, e pensano che sia peggiorato da quando mia moglie è morta. Mi credono una "mezza sega" e quando m'incontrano lodano lei, mai un sorriso o un complimento rivolto a me. Sono convinti che ogni cosa buona uscita da casa nostra sia merito suo. Io non so guardare le persone negli occhi, lei con la gente aveva un altro impatto. Col suo sorriso da madonna conquistava anche il diavolo, ma solo fin quando la si conosceva meglio. La mia vita è stata una lunga lotta con le donne: mia madre che passava metà della giornata a metter cera sul pavimento e io a far acrobazie per non scivolare, il resto lo passava a litigare con mio padre, quando tornava dall'osteria con la voce impastata. Di lui ho un ricordo vago, ma non posso dimenticare gli strilli di mia madre. E quando finiva con lui, si girava verso di me e, urlando, mi diceva che ero la sua copia. Poi venne mia moglie: la sua irruenza illuminò la mia vita, ma quella luce durò solo per qualche giorno, poi divenne buio permanente. Con quel loro imporsi, le mie donne mi hanno tolto ogni desiderio, mi hanno ridotto come uno straccio. Mia madre al cimitero c'è finita da sola, la seconda m'assillava ancora. Da Dio ho avuto due doti: un viso dolce e un fisico da atleta. La prima l'ho usata per corteggiarla, l'altra per liberamene. Ho aspettato che si avvicinasse al pozzo, una spinta e la fama d'imbranato mi è servita. Non sono uno sveltone, ma le lezioni avute mi hanno insegnato che non conviene mai confessare. Mai. È quasi mezzogiorno adesso, il fuoco è già acceso. Ci butto dentro la mia storia, chiudo l'album delle foto e per oggi la puntata è finita. Sono tranquillo, in galera. A parlare coi morti non ci finisco e questo casolare è fuori mano. Nessuno mi viene a trovare. Prima che si spenga il fuoco mi preparo un pranzetto e poi vado al cimitero, come sempre; bagno i fiori e piango sulla sua tomba, perché fingere fa parte di questa commedia che chiamano vita.

   8 commenti     di: lucietta vo


La dichiarazione delle tasse

Anche quest'anno erano arrivate,
dentro una grossa busta,
i moduli per la dichiarazione delle tasse.
Mario decise di tagliarsi le vene.

Un’altro?

Chiami tu il beccamorto?
Finisco e lo chiamo.

Il funzionario sistemò il modulo macchiato di sangue
in uno scatolone.



La vacanza

Si alzò dal letto, andò in cucina e prese una birra dal frigo.
Quando aprì la lattina gli sfuggì un' imprecazione : la birra gli era schizzata in faccia, bagnandolo tutto.
Anche la t-shirt sapeva di birra.
Gli capitava di non riuscire a dormire, la sera prima di una partenza.
I suoi amici erano già arrivati a destinazione da tre giorni e lui che non aveva potuto liberarsi dal lavoro, li avrebbe raggiunti partendo l' indomani, con il volo delle 17. 00.
Sentiva proprio il bisogno di una vacanza, gli ultimi mesi lo avevano impegnato molto e l' idea di staccare completamente la spina, lo solleticava già da un pò.
Giorgio, un architetto trentenne, viveva da solo da qualche mese, dopo essersi separato dalla moglie.
Il matrimonio era durato solo due anni e non avevano avuto figli.
Era tornato un uomo libero, almeno questa era la versione ufficiale; in realtà stava attraversando un periodo di crisi e cambiare aria sembrava la decisione migliore per riprendersi.
Era agosto e nonostante l' aria condizionata, non era riuscito a prendere sonno.
Sapeva che non si trattava di un problema di temperatura: gli aerei gli avevano sempre creato qualche effetto collaterale.
Quello che temeva di più, era il momento del decollo, poi si rasserenava.
Ma prima della partenza, sentiva una certa ansia. La birra però lo aveva rilassato ed era tornato a letto; aveva acceso la tv nella speranza che contribuisse a conciliargli il sonno.
Alla fine crollò.
L' indomani dopo un' abbondante colazione, cominciò a preparare la valigia : un po' alla rinfusa, aveva messo dentro tutto quello che poteva servirgli.
Si trattava di un voluminoso bagaglio rigido, munito di ruote.
Il suo appartamento era al quarto piano di un edificio in centro.
Dopo i controlli di rito, aveva chiuso la porta a doppia mandata e spinto il tasto per chiamare l' ascensore.
Avrebbe raggiunto l' aeroporto in pullman e sarebbe arrivato con un certo anticipo.
L' ascensore si aprì e lui entrò

[continua a leggere...]



Diario di un Qualcuno

Vivo in uno stralcio di mondo, in un esercito vagabondo, girovaghiamo per la città indaffarati e disturbati, coi nostri problemi del vivere in società.
Ma io sono un povero Qualcuno, in mezzo a una terra di civiltà- così la chiamano no?- e vedi che mi resta tra queste dita.
Lavoro in uno studio medico, ma non sono il dottore, non sarei un qualcuno se no, in questo marasma.
Di gente ne vedo ogni giorno e d'ogni tipo, ma la gente è uguale a se stessa, si sa, puoi analizzarla e scrutarla per l'eternità , ma finirai col rimestare sempre e continuamente le solite cose.
E così c'è la madre col bambino-ho fretta, devo andare al lavoro- tormentata dagli obblighi e sommersa dai rimpianti. Oppure la vecchietta, tutta reumatismi e pressione bassa, una vita vissuta, la salute che saluta quella vita già vissuta. E poi c'è l'uomo qualunque, uno come me, che un bel giorno si siede- saranno le quattro del mattino- si siede al tavolino e comincia a pensare- che potrà mai capitare a uno come me?- una casa ce l'ho, un affitto, ma senza donna, senza amici.



Ma già da bambino avrei dovuto capire, la vita ci sceglie, se si può cambiare?! Ma sì, si può, ma il più delle volte non conviene, lasciare il tuo posto per cercarne un altro. La vita e furba e gioca con la pigrizia. In realtà non sbaglia mai, la vita, chi lascerebbe la propria vita, il proprio sé per andare in cerca di un'altra incustodita?
E così cammina la vita, sull'accidia dei suoi sudditi, che mondo infame in cui sono capitato. Già dai primi attimi l'ho capito, appena dalle tenebre tiepide sono uscito, un lungo pianto addolorato- dove sono? Perché sono?- e dal quel momento tutto è sempre peggiorato.
Mi ritrovo qui, 35 anni, a scrivere una storia che rimanga tra i segreti di queste pagine ed è forse chissà frutto di qualche mia onirica attività. Sono un uomo qualunque, ma dentro di me, so di non valere quanto te. Chiamasi superbia, chiamasi follia, ma non tormentarti a cerca

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Fabiana Caserra


L'albero e Renzo

Se Renzo fissa l'albero è perché sa qualcosa che nel suo paese altri non sanno.

Ma oggi Renzo è stanco. Ed è stanco di fissare quell'albero ormai da più di quarant'anni. Perché Renzo ha un segreto. Qualcosa di non detto come quelle parole che ti ritornano in mente sempre un secondo dopo averle dimenticate.
Renzo è un uomo normale. Una vita condotta nel rigore morale: un
lavoro sicuro, una moglie, due figli, una casa acquistata con un mutuo finito di pagare un anno fa.
Eppure c'è quel tarlo. Quel rimorso che come una tenaglia gli stringe il cuore.
Renzo è seduto e guarda l'albero.
E oggi ha deciso di chiudere il discorso. Perché Renzo, sempre lui, se lo ricorda quel giorno in cui ha ucciso suo padre.
E non si sappia! Perché Renzo è uomo di morale e rispettato.
Uno di fatica e di famiglia.
Di chiesa, per giunta, se è vero che ogni domenica fa la fila per la comunione!

Ma Renzo ha ucciso suo padre. E Renzo lo sa. E lo ha ucciso perché i soldi non gli bastavano. E lo ha ucciso per una paga settimanale o poco più.
Ma Renzo, viso pulito e sguardo da bravo ragazzo, era già al tempo simpatico al parroco, al sindaco e alle donne del paese.
Così, quando piangendo aveva chiamato tutti quanti, perché suo padre s'era suicidato con un colpo di pistola, a nessuno era venuto in mente di cercare bene.
E nessuno aveva visto quel proiettile, primo colpo di due spari, infilato nella corteccia della grande quercia dinanzi la sua casa natale.

Ma se Renzo fissa l'albero è perché sa qualcosa che altri non sanno. Ed è un rimorso che attanaglia il cuore. Che soffoca il petto. Che buca il cervello. E oggi ha deciso di non pensare più. Di chiudere i conti.
E ci aveva già provato a tagliare la quercia. Ma la corteccia di una quercia è forte e resistente.
E ci aveva già provato ad avvelenarla. Ma la quercia è troppo forte.
E ci aveva provato in ogni modo. Persino con il sale. Con l'ammoniaca. Ma quella quercia ne sa una più del diavolo.

[continua a leggere...]



Quella casa

Quella casa può tutto su di me.
Da quando mi sono svegliata i miei occhi non vedono più le stesse cose, ora vedono quella spada lucente con il manico finalmente rivolto verso di me come per dirmi prendimi sono tua e adesso che ho finalmente le braccia l'afferro.
La sento potente nella mia mano ferma risuonare in armonia con il mio respiro profondo e regolare.
Cammino in mezzo a mille e mille maschere bianche inorridite dal passare dei secoli senza più paura, non possono toccarmi, non più, ora posso camminare fiera, indomita squarciando le ombre che si sovrappongono sciogliendo il cielo e la terra come un mare di fango che assorbe tutto trasformandolo in un'infinita distesa di niente, le stesse ombre che per molti anni si sono infiltrate in me.
Vado avanti per ore, giorni finché come per una maledizione lanciatami da una strega cattiva mi ritrovo ancora una volta qui, davanti a questa casa, la mia casa. So che non dovrei fermarmi, so che dovrei continuare a lottare giorno dopo giorno ma il solo vederla mi svuota, la spada improvvisamente è troppo pesante per me. So che non dovrei entrare, so che non è questo il posto in cui devo fermarmi, so che non è questa la destinazione e che li dentro c'è il male, il mio male ma la spada l'ho già lasciata cadere.
Voci inquietanti e familiari mi chiamano, mi desiderano, hanno bisogno di me per sopravvivere, hanno bisogno di divorare, il mio corpo, la mia mente, la mia anima lasciando solo quel poco che basta per tenermi in vita. Lo so, me ne rendo conto ma non posso farci nulla sono così assuefatta da quelle sirene che cantano il mio nome e penetrano in ogni fibra del mio essere impossessandosi della mia coscienza così entro, non posso farci nulla, e una volta dentro è tutto come era una volta, ruvido, di quel bianco velato di grigio avvolto in un'atmosfera ovattata al di fuori del tempo. Migliaia di corpi senza occhi premono incessantemente contro le pareti diventati specchi di ricordi
dimenticati dal

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

Questa sezione contiene una serie di racconti brevi, di lunghezza limitata all'incirca ad una videata