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Racconti brevi

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Parassita

Il mio pensiero cada su di te che pensi ancora di essere immune da me.
Come ti sarei presto reso conto, non ho bisogno di essere invitato a casa tua quindi non tentare gesti inutili o ti procurerò solo fastidi.
Sono sempre stato ospite nella tua casa, a tua insaputa e ti ho creato notevoli "grattacapi".
Posso entrare e uscire senza chiederti il permesso... tanto ho la chiave.
Ti sfrutto, ti uso ti prendo in ostaggio, ti sto così addosso che dalle mie richieste non riuscirai a liberarti, sei legato a me con un vincolo di sangue e me ne nutro, puoi sentire la mia presenza mentre passi la mano tra i capelli.
Anche se mi disprezzi pensando che sia bieco e senza valori morali riuscirò a usare te raggirandoti, ti sono fin troppo vicino, potrei servirmi anche della tua famiglia, madre moglie e figlia, preoccupandoti influenzando i tuoi comportamenti.
Se pensi che mi scuserò di questo "Ti sbagli", io e con i miei figli che crescono a intervalli regolari godiamo e ne godo in prima persona per il male e il dolore che ti abbiamo e ti ho creato, che per me è la cosa più naturale del mondo...
... Non sono come te onesto e sincero sono piccolissimo... infinitesimale, non riesco neanche a vedere la mia ombra e posso amare solo miei simili.
Sono un parassita che illude la tua volontà e che prospera ingrossandomi con i tuoi problemi rendendoti alquanto sgradevole la realtà, provocandoti fastidio e rabbia e posso trasformare i tuoi pensieri in ossessione.
Ci sono molti modi per salire sulla testa delle persone e rubare i loro pensieri formando così un romanzo terribile della loro vita...
... Ma sono nato così, mi nutro di voi per sentirmi "vivo".



L'attimo presente

L'entrata mi attende aperta come una bocca da cui stanno per uscire parole mai dette, ricordi s'inseguono come in un loop perpetuo riemergendo vividi nella mia memoria.

Il treno era arrivato con più di mezz'ora di ritardo. Il tempo si era divertito con il suo solito sadismo a dilatare i secondi raddoppiando o addirittura triplicando la sensazione del suo effettivo trascorrere. La stazione centrale era colma di gente e i discorsi di tutte quelle persone si mischiavano, creando quel classico vociferare dove è praticamente impossibile distinguere una sola parola. Una coppia di ragazzi dall'aspetto trasandato, con il volto segnato da un precoce invecchiamento, probabilmente colpita da un attacco di crisi d'astinenza, si stava urlando reciprocamente contro, accusandosi di qualche inadempienza di uno nei confronti dell'altra e viceversa. Le loro grida superavano il ronzio rumoroso creato da quel fluire di discorsi incomprensibili. Provai pena per il loro amore rovinato da qualche sostanza che aveva probabilmente avvelenato le idilliache promesse d'amore.
Quando finalmente vidi il treno arrivare ricordo chiaramente che uno strano mischiarsi di ansia ed eccitazione m'invase, facendomi aumentare il battito cardiaco e procurandomi un principio di erezione involontaria che mi creò imbarazzo. Mentre i freni del treno facevano il loro dovere io, cercavo di controllare il mio corpo. Entrambi, il treno ed io, stavamo facendo uno sforzo enorme e nella mia mente si raffigurò l'immagine degli schiavi egizi nel processo di costruzione delle piramidi.
Il mio cellulare produsse un suono che annunciava l'arrivo di un messaggio:- Sono alla carrozza numero dodici-. M'incamminai con passo deciso e, arrivato all'altezza della carrozza numero dieci la vidi scendere. Mi affrettai per raggiungerla e le presi il bagaglio che aveva un peso considerevole nonostante la sua permanenza sarebbe durata solo tre giorni. Ci scambiammo un abbraccio che durò più di qualche secondo. Ovviamente a

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Ricordi dal primo matrimonio

Eravamo nel 1967.

Si stavano facendo i preparativi al mio primo matrimonio: confetture, inviti, ristorante, viaggio di nozze, addobbi floreali per la chiesa... e tutto quel che comportava quell'avvenimento... si dice il più importante della vita!
Mi si avvicinò mio suocero dicendomi: "Bruno, alla vostra camera da letto, ci penso io".
"Grazie, Vincenzo", risposi abbracciandolo.
E venne il sospirato giorno. Tutto bene, ma gli attesi mobili ritardavano, così fui ospite dei suoceri che mi offrirono una delle tante stanze di casa loro.
Passò un mese e finalmente il fatidico regalo arrivò. Gli addetti alla consegna montarono la camera da letto e dopo la solita cospicua mancia si defilarono col solito sorriso di circostanza.
Trenta giorni dopo mi vidi consegnare una cambiale a mio nome di tot... lire.
Era la prima rata del mobilio. Andai da mio suocero e sorridendo, pensando ad una burla o a un errore nominale, gli dissi: "Don Vincenzo, cos'è sto' scherzo? Io non ho ordinato la camera da letto perché mi aveva assicurato che sarebbe stato lei a regalarcela".
"Sì" - rispose mio suocero - "ti avevo detto che ti facevo il regalo di scegliere la camera da letto, non che te l'avrei pagata io!". E senza aggiungere altro mi dette una pacca sulle spalle se ne andò sorridendo.
Rimasi talmente inebetito che non ebbi l'immediatezza di rispondere a quella che in quel momento mi parve una provocazione.

E per rispetto a mia moglie (che non volevo si contrastasse coi suoi) pagai per due anni quelle rate da me non volute!

   16 commenti     di: Bruno Briasco


Il Matto

Gli occhi scuri della cartomante fissarono a lungo i tarocchi stesi a croce sul pizzo bianco. Non poté fare a meno di notare il loro scorrere lento da una figura all'altra, il loro tornare indietro e ricominciare. Quel che vedeva lei, alla luce debole dalla abat jour, erano disegni, alcuni chiassosi, troppo colorati, alcuni sbiaditi, quasi cancellati dal tempo e dall'uso. Tornò a guardare il volto abbronzato della donna, il vistoso trucco sugli occhi e sulle labbra, le mani inanellate su cui posava il mento. Cercò di ignorare la strana stretta allo stomaco che l'aveva assalita appena entrata, nonostante i modi gentili di lei, la stessa sensazione che l'aveva sorpresa quando avevano parlato al telefono, qualche giorno prima.
Provò a distrarsi, guardandosi intorno. Vide le stampe alle pareti.. Klimt, Klimt e solo Klimt, col suo oro e i suoi colori accecanti. Guardò la libreria, piena zeppa, guardò il mazzo di tulipani nel vaso cesellato proprio al centro dell'elegante madia, guardò il tappeto, di un caldo color cammello. Fermò l'attenzione sulla fotografia in bianco e nero nella cornice d'argento, una donna con uno stretto chignon e lo sguardo severo la fissava seria. Si sentì rimproverata da quegli occhi.
"C'è il matto. E il diavolo. Arcani Maggiori, carte potenti".
La voce della cartomante la fece quasi sobbalzare. Si trovò a sporgersi verso lei, a cercare frenetica di seguire i movimenti delle sue dita, che sfioravano i disegni con le unghie perfettamente laccate.
"C'è un uomo. Un uomo pericoloso. Un violento, con le parole e le azioni" tacque per un momento, e poi "E'potente. Ti ha fatto del male e ne rifarà. Non fidarti".
D'istinto, la sua mano corse a tirare la manica del pullover fin quasi alle dita... Il suo pullover bianco, così fuori luogo in quel caldo pomeriggio di primavera.
La cartomante aveva seguito il movimento con lo sguardo e poi, risoluta, aveva alzato gli occhi su di lei, l'aveva fissato un lungo momento, prima di dire "Ho vis

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   2 commenti     di: elisabetta


La mia morte - guida al sucidio facile

Salve mi chiamo Jerry, ieri mi chiamavo Stuart, qualche tempo addietro Paul, una volta mi pare Sarah o Sharon, o forse tutte e due.
Ho passato gli ultimi 5 anni a provare qualsiasi tipo di suicidio, dai più banali ai più orditi, sono rimasto alcuni giorni a girovagare senza casco dentro un cantiere di un grattacielo, aspettando che qualcosa mi picchiasse in testa, ho pagato un pugile professionista per farmi arrivare il naso sino al cervello, eppure son sempre qui in questo strano mondo.
Non ho ben chiaro chi io sia, per quanto mi riguarda potrei essere Dio, o potrebbe darsi che il vero Dio sia fottutamente sadico. In ogni caso non so che progetti abbia, sento soltanto che questo ruolo di suicida seriale è fatto apposta per me.
È come farsi un piercing, il dolore diventa solo una parte marginale del fatto in sé, il gesto assume un significato rituale, tutto ciò che ti circonda in quel momento perde significato, una bionda con la quarta di reggiseno ha la stessa importanza della posta pubblicitaria o di un bidone dell'immondizia.
Sta di fatto che mi ritrovo ancora qui, con in mano l'ennesima lametta e davanti sempre lo stesso libro di anatomia umana : su entrambi i lati del collo sono presenti due arterie principali; la carotide esterna ed interna, posizionate relativamente in profondità, il vaso che è più semplice da recidere, in quanto è più in superficie, è la vena giugulare esterna, il rosso scorre via, sul mio torace sul mio pene, sulle mie ginocchia, arriva al pavimento e poi Stop.
Azione : il solito risveglio nel mio letto come se nulla fosse successo. Sono Tess, bellissima ragazza alta e castana, un fisico mozzafiato.
Essere donna diversifica non poco le modalità del trapasso, tutti i modi che richiedono la forza ho imparato ad evitarli a priori, nei luoghi affollati se sei una bella donna, non passi mai inosservata, c'è sempre qualche ridicolo coglione che cerca di salvarti, ma un modo facile l'ho trovato anche questa volta, basta

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Ciao Luciano

Ero a letto che leggevo un libro.
Squilla il telefonino, rispondo... ed una voce che dice:

"È mancato!"

Sapevo a chi si rivolgeva e le lacrime, non mi vergogno a dirlo, scesero copiose bagnando le pagine del romanzo lasciato aperto sulla coperta. Chiusi la telefonata senza articolare una sola parola.
La mia mente è volata a Colui che tutto può:

"Accoglilo con Te..."

Avevamo vissuto giorni felici, seppure in una stanza d'ospedale... io che rincuoravo lui e lui che incitava me...

Avevamo riso, scherzato, giocato come due ragazzini in barba all'età e al luogo, scherzato coi "vicini di letto" che già respiravano a malapena o erano appena tornati frastornati dalla dialisi... ma che partecipavano con noi ognuno come poteva.

Il nostro scopo era unicamente quello di cercare di far dimenticare a tutti, noi compresi, il momento, il posto, la situazione... e poi, quando ci ritiravamo per la "pausa caffé" dopo cena, discutevamo sulle diverse reazioni provocate.

Lo vedo ancora arrancare verso la mia stanza appoggiato al bastone da una parte e, come lo chiamavano noi, al "trespolo" della flebo dall'altra, per venire ad offrirmi un cioccolatino di Torino che - diceva - erano i più buoni del mondo ed io, in tutta risposta, approfittavo di una sua distrazione per nascondergli le sigarette che sapevo essergli nocive.

Avevamo programmato di andare ad Assisi, di stare insieme il più possibile... per quanto possibile.

Uscii per primo dall'ospedale.

Andai a trovarlo tutti i giorni fino a che, poco dopo, mi ammalai nuovamente e quindi, impossibilitato a muovermi, l'unico collegamento tra noi rimaneva quello del telefonino dove una voce continuava a ripetere:

"Il telefono della persona chiamata è spento o
non raggiungibile. Riprovi più tardi".

Malede

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   21 commenti     di: Bruno Briasco


Quando arriva l'ora del bagno

Tom e Max erano sotto la maestosa quercia accanto alla biblioteca dell'ospedale psichiatrico.
- E dire che i suoi frutti da alimento per gli uomini si sono trasformati in cibo da porci.
- Già, e nessuno più alleva maiali all'aperto.
- Basta con i pioppi e i pini rossi!
- È lo stormire delle sue foglie che ispirò il linguaggio agli uomini.
- Zeus, Giove, Abramo...
- Lasciata sola da Dio, per salvare il bosco dal diavolo...
Tom si tolse una pantofola e la gettò in aria, poi piantò il tallone del piede sul terreno e cominciò a muoversi in circolo.
- Bene - disse Max - mettiamoci al lavoro!
- Presto, presto.
Anche Max si mise a girare in circolo con il tallone piantato nella terra.
Due inservienti giunsero di corsa, si gettarono su Tom e Max prendendoli per il colletto:
- Piantatela - gridò uno degli uomini, e Tom e Max furono portati via di peso.
- Ehi, Max...
- Si?
- Vedi le due colombe nere su quel ramo della quercia?
- Sì, sì, le vedo!




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Questa sezione contiene una serie di racconti brevi, di lunghezza limitata all'incirca ad una videata