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Racconti brevi

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La corriera

Il recupero delle valige fu più rapido del previsto e ciò permise loro di prendere la prima corriera disponibile, che in poco più di mezz'ora le avrebbero portate nei pressi della città , dove Lara aveva preventivamente
affittato un piccolo appartamento in un modesto residence periferico, vicino alla costa.
Se fosse dipeso da lei, Lara avrebbe evitato qualsiasi prenotazione, decidendo solo sul posto dove e come meglio sistemarsi, anche a costo
di rimanere qualche notte all'addiaccio, magari dormendo sotto qualche riparo di fortuna, ma il fatto che fosse in compagnia di Erika, l'avevano costretta a ricercare una sistemazione certa sin dal primo giorno e quel bilocale di piccole dimensioni, ma soprattutto economico le pareva una buona cosa.
Eccole quindi sedute sul traballante autobus pieno di colori e odori, di turisti
e gente del posto, che percorreva la strada a velocità sostenuta, incurante delle persone in bicicletta che sorpassava, immergendole in una nuvola di polvere.
Erika con voce alta, per sovrastare il rumore disse a Lara
<.. pensavo di essere sicura a terra, ma... mi sembra che anche questo autista sia un po' spericolato...>
rispose Lara
<fifona.. non pensavo fossi così ansiosa con i mezzi di trasporto.. però , sai cosa ti dico?.. sinceramente mi sentivo più sicura a 8000 metri di quota che su questa carretta a ruote...>
poi aggiunse
<Erika... ti stai pentendo? vero?.. di essere qui.. pensa, adesso saresti stata tranquilla nella tua bella casa, ad annaffiare i fiori sul balcone, a discorrere
di amori con la tua vicina di casa, ad impastare farina per il dolce..>
<Finiscila...!> la interruppe Erika <Sono felice, anzi.. felicissima di essere qui
, il posto è stupendo, ma... soprattutto lo sono perché ci sei Tu...>
l'abbraccio che scaturì fu così spontaneo e passionale che infuse felicità persino nelle persone che erano sedute li vicino.
Il paesaggio intorno era di una bellezza diversa, Erika era rapita da quella natura anco

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   0 commenti     di: enrica. c


La Vita del buon vecchio Tom (2)

Dopo poco si fece sera, il vento era più forte, batteva forte sulla schiena e sul viso del vecchio Tom. Oscillavano lievemente gli alberi, e gli uccelli pian piano si
ritiravano nelle loro ruvide dimore. Come sempre anche quella sera c'era traffico per strada, tante macchine allineate ruggivano con tanti guidatori stanchi e pronti a
colpire. Le case illuminate sembravano dare conforto a Tom, gli davano una sensazione piacevole e rigenerante, un senso di calma e di benessere. Tutti si ritiravano,
il tempo passava veloce, incominciava a fare freddo e dopo poco si accorse che qualcosa lentamente cadeva sul suo naso, stava iniziando a nevicare. Tom era un
vecchio sulla sessantina o giù di li, aveva una folta barba, pochi capelli bianchi, occhi di un azzurro mischiato al grigio e portava sempre con se un cappello, uno di
quelli di vecchio tipo, ed era molto affezionato ad esso. Senza amici, parenti, denaro, senza una casa, Tom era da tutti considerato come un semplice barbone.
Passava l'intera giornata camminando, fumando e contemplando attentamente gli occhi della gente indaffarata;lui invece non faceva niente, non aspettava nessuno e
questo gli era molto tranquillizzante, il suo l'unico obbietivo era qualche birra o una buona sigaretta. Frequentava qualche bar ma non durava molto, infatti c'era
sempre qualcuno pronto a trovare qualche scusa per insultarlo e poi con leggerezza scacciarlo;ma a lui poco importava, sorrideva, usciva e andava via, addentrandosi
in lunghe passeggiate che spesso duravano per ore. Dopo poco la neve imbiancò l'intera strada, il cappello di Tom era sempre più pesante, egli scosse via la neva,
rimise il cappelo, e poi prosegui' la sua passegiata solitaria di fine giornata, desiderando qualcosa ancora da scoprire e vedere. Per Tom il passare del tempo non era
importante, infatti era da sempre convinto che i minuti, le ore, i secondi, fossero solo una grande invenzione e imposizione degli uomini

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   0 commenti     di: Strato Cotugno


Oltre te

Imparerò a non fare come fai tu.
Mi sono pentito per poi ricredermi.
Mi sono svestito e ci sono ricascato.
Ti ho incontrata in un sogno che sembrava fatto di miele, fino a quando del sangue non è comparso in tutte le pareti di quella stanza immaginaria.
Avrei probabilmente chiesto poco a quel tuo animo un po' avido e sempre incoerente.
Un boccone di tenerezza. Una carezza sul volto.
Sono caduto stremato a terra troppe volte senza la tua mano pronta a tendersi.
Ho avvolto il geloso dolore di lacrime e pelle.
Ho riso e mi sono ubriacato del tuo odore.
Attese le mie che non si sono mai placate.
Ti ho cercato sopra la mia schiena e ogni neo tracciava nuovi percorsi da seguire ma di te nemmeno l'ombra.
Che anno era quando la pioggia bagnava le nostre labbra?
Quando chi si avvicinava a te mai riusciva a prendere il mio posto?
Ricordo il vestito rosso e l'ombretto scuro che ti rendeva buffa ma innocente e bellissima da tremare al solo pensiero.
Riciclo gli sguardi, gli attimi e tento di trovare un posto anch'io da qualche parte.



Tutine per piccole bimbe

- E se aggiungessimo un po' di neuroni?
- Un attimo prego, allora 1'000'000 neuroni in più...
- Possiamo fare 500'000?
- Mi dispiace vengono in pacchetti da 1'000'000.
- Beh, vediamo...
- Fanno 2799. 00 Euro.
- Te l'avevo detto che così non ci siamo!
- Ma un po' di cervello le dobbiamo pur dare, Cristina.
- Non è colpa mia se non abbiamo più denaro!
- Ed eccoci alle solite! Per cortesia, scusateci...
Paolo prese per il braccio Cristina e la scostò dal bancone:
- Senti Cristina, siamo qui per la quarta volta, presto non ci accoglieranno più.
- Paolone, sei tu che fai il difficile, abbiamo deciso per le tette e il didietro e le gambe, e anche il nasino alla Stone, e allora perché insisti con quegli inutili e chissà poi 'neurini' ?
- Cristina, io voglio solo...
- Sentite - si intromise gentilmente il commesso al banco - ho appena parlato con il mio principale e siamo d'accordo di offrirvi uno sconto straordinario, visto che è il vostro primo bimbo, e... scusatemi se sorrido, ma mi rallegro per voi, sentite: cediamo il tutto per 2'500 Euro!
- Con i neuroni? - chiese Paolo,
- Sì, sì certo, con il pacchetto extra di neuroni!
- Beh, è la somma che abbiamo a disposizione.
- Paolone, 2299 Euro erano già una bella cifra, e con i 201 restanti, e su questo eravamo d'accordo, possiamo comprarle la tutina che tanto ti piaceva, ma ora questa bambina nessuno la guarderà.
- Ma Teresa, nascerà fra dieci mesi e nel frattempo potremmo comprare anche la tutina.
- Ma la tutina non ci sarà più, e io...
- Signora, mi scusi se mi permetto - intervenne di nuovo con grazia l'impiegato e mostrò il catalogo - le posso assicurare che fra una decina di mesi avremo un assortimento di tutine per piccole bimbe ancora più vasto e chique!
- Sì, sarà anche vero, e... ma... Paolone guarda qui, 201 Euro tondi, tondi, gli occhi della...

La bambina fu concepita e venne al mondo; la tutina per piccole bimbe era una meraviglia, i neuroni erano pochi, ma non rec

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Un viaggio, un destino! - seconda e forse ultima parte

«Se Flavio avesse cambiato idea? Se fosse un maniaco? Se continuasse a piovere? Ho dimenticato l'ombrello! » continuo a tormentarmi di "se" e "forse" non accorgendomi che sono già uscita dalla stazione.
L'appuntamento è al Bar Trieste di Via della Stazione, mi sento davvero nervosa ma per fortuna ha smesso di piovere e qualche timido raggio di sole spunta tra le nuvole. Comincio a percorrere la via e mi guardo intorno cercando magari di scorgere qualcosa che assomigli a Flavio, magari anche lui è per strada, lo riconosco e ho il tempo di decidere se andare al bar oppure prendere il primo treno per Milano.
Niente. E durante questo niente sono arrivata al Bar Trieste. Ci sono i tavolini fuori e non lo vedo, che faccio? Che faccio?
«Eleonora, sei tu? »
Mi giro e vedo quest'uomo che mi chiama da un tavolino, che era nascosto perché è all'angolo estremo del cortiletto del bar. Mi saluta e sorride, ha un mazzo di rose rosse sul tavolo ed è... bellissimo.
«Tu sei Flavio? » gli chiedo avvicinandomi con calma al suo tavolo.
«Sì sono io. Che piacere rivederti Eleonora» mi dice facendomi sedere da perfetto galantuomo - rivedermi?
Sono agitata e imbarazzata, al suo contrario che è diretto e spedito come un treno, com'è sempre stato nelle telefonate e nelle prime mail che ci mandavamo. Arriva il cameriere e ci chiede cosa prendiamo, un Crodino senza ghiaccio per lui e una cioccolata con panna per me. Lui continua a sorridere, io mi sento impacciata come una liceale.
«Non ti preoccupare, anch'io sono emozionato Ele» mi rassicura scaldandomi con lo sguardo.
Prendo coraggio: «Perché mi hai detto "che piacere rivederti"? »
«Cielo Eleonora, davvero non mi riconosci? Sono io, sono Flavio. Sono passati vent'anni ma credevo che il primo amore non si scorda mai. »
Oh mio Dio. Flavio? Il primo amore? Il mio cervello è andato in tilt, insieme al cuore. L'avevo lasciato al primo anno di università, non ricordo nemmeno il motivo, dopo che er

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Ritratto di Ragazzo

Sono brevi momenti di lucidità quelli che provi a volte, giorni incredibili in cui tutto ciò che vedi, tutto ciò che senti trova una collocazione, un suo posto preciso nel mosaico della vita...
Il pensiero fila, dritto e preciso arriva al punto.
La mente, chiara, limpida, segue il procedere del ragionamento senza intoppi, da un passaggio all'altro, costruendo un discorso che chiarifica, che riesce a mostrare anche agli altri al di fuori di te il cammino che ha percorso, il sentiero che ancora sta seguendo, precisando il prossimo passo da fare.
In uno di questi magici ed entusiasmanti momenti, se presti attenzione, il mondo è nelle tue mani, puoi accorgerti di tutto, di qualsiasi cosa, di qualsiasi sensazione o emozione che ti passa accanto...
In uno di questi momenti, dicevo, l'esistenza di qualcuno si è incrociata con la mia, lasciando un'impronta, sfiorando la mia anima, regalandomi un pezzetto di sé...
E quasi ladra fulminea ho sottratto questo attimo di vita per portarlo con me:

Viaggiavo in metropolitana, uno di quei luoghi - nonluoghi in cui puoi apparire chi vuoi, poco importa, nessuno poserà su di te più che uno sguardo distratto prima di riprendere i propri pensieri e dimenticarsi che ci sei.
Persa e affascinata negli angoli reconditi del ragionamento leggevo assorta la pagina di un romanzo lasciando le parole del libro scivolare lentamente in me, assaporando i nuovi percorsi che l'immaginazione apriva davanti a me...

Ho alzato lo sguardo un attimo solo, giusto per controllare la fermata, ed un ragazzo, avrà avuto forse 18 o 19 anni, attira la mia attenzione e mi si siede accanto.
Dal suo viso si sprigiona una profonda dignità. Porta con sè gli strumenti di un lavoro fatto di polvere, di mani imbiancate e di vestiti sporcati, un lavoro però amato e vissuto con orgoglio. Mi colpiscono i suoi abiti comunque puliti, il suo aspetto ordinato e l'incredibile limpidezza dello sguardo proiettato alle occupazioni del pomeriggio.

D

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   2 commenti     di: Evelyn Di Maio


L'ingombrante presenza

Ecco che si avvicina di nuovo. Questa volta per prendere una pratica.
Indugia nel fascicolo alla ricerca di qualcosa, sicuramente non sta cercando niente.
Finge di leggere, si concentra su qualcosa. Estrae un foglio e lo esamina attentamente, finalmente lo prende e rimette a posto il fascicolo... ma non va via. Resta lì a leggerlo, fintamente assorto, chiede se può prendere una matita per scrivere degli appunti su un post-it " fa pure" "grazie, te la rendo subito" ... che gentilezza stucchevole! Scrive le sue maledette note appoggiandosi sulla sua scrivania avvicinandosi a stretto contatto, poi le rende la matita, ringraziandola di nuovo e sorridendo guardandola negli occhi con complicità ... finalmente se ne va. Lei ricomincia a respirare, aveva trattenuto il fiato tutto il tempo, ora pian piano aspira un po' d'aria e contemporaneamente si avvicina alla finestra per spalancarla e rimettere in circolo dell'aria pulita. Respira a pieni polmoni e lascia la finestra aperta nonostante fuori il termometro segni cinque gradi.
Tutti i giorni la stessa storia! ...
Non riusciva più ad evitare la vicinanza di quell'uomo sgradevole e maleodorante. Continuamente le imponeva la sua presenza con un pretesto nuovo e se lei non era accorta a schivarlo trovava un argomento per cominciare una banale e interminabile discussione a cui lei rispondeva a monosillabi, per pura cortesia: non volendo e non potendo essere scortese.
Lavorava in quell'ufficio ormai da un anno. Segretaria d'azienda con mansioni di organizzazione eventi e tenuta contabilità. L'inizio era stato buono, colleghi simpatici e disponibili, bell'ufficio, strumentazione informatica nuova e perfettamente funzionante. Si reputava fortunata, il suo primo lavoro a tempo indeterminato. Aveva conosciuto il suo diretto superiore solo dopo una settimana e, senza tema di smentita, era stato l'incontro più sgradevole che ricordava da una vita a questa parte. Lui si era presentato con grande pompa e un lungo discorso pro

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   5 commenti     di: valeria ste



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