PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti brevi

Pagine: 1234... ultimatutte

Parole adeguate

Cominciai col parlare da solo nei luoghi pubblici, quando mi resi conto che oramai non avevo più nessuno con cui chiacchierare. Le persone vicine mi osservavano, alcuni commentavano il mio comportamento con occhiate ed anche con sorrisini. Per non passare per matto completo, iniziai così ad usare parole forbite, anche ricercate, certe volte persino completamente scollegate dal resto delle frasi che pronunciavo. Inserii con soddisfazione addirittura qualche termine in francese oppure in spagnolo, recuperando dalla memoria vecchi studi giovanili, assaporando in questo modo l'aiuto che mi dava un approccio maggiormente cosmopolita; e come scelta generale non guardavo mai nessuno in faccia o negli occhi, anche perché naturalmente erano sempre tutti gli altri a guardare verso di me, perfino con insistenza, in certi casi, magari aspettandosi da un attimo all'altro un mio gesto assurdo, o addirittura qualche atto sconsiderato.
Poi iniziò il periodo in cui qualcuno di loro regolarmente cercava di interrompermi, di interloquire con me, di farmi soprattutto presente che erano tutti assolutamente in grado di aiutarmi, di mettere a disposizione per me le loro organizzazioni di volontariato, e anche qualche grossa associazione di individui capaci di risolvere qualsiasi mio problema, torme di gente altruista e generosa a caccia di disadattati, di solipsisti, di asociali ordinari e abitudinari come potevo sembrare io almeno ad una prima lettura, cercando di coinvolgermi comunque e quasi per forza nei loro sconclusionati progetti finanziati quasi sempre con fondi europei. Generalmente per tirarmene fuori dovetti più di una volta persino cambiare la mia scheda telefonica, ad evitare continue ingerenze nella mia vita, soprattutto durante le ore serali.
Poi però iniziai a frequentare una ragazza, non perché mi dessero una particolare fiducia le parole e le frasi con cui cercava di interrompermi, quanto perché mi appariva carina, cortese, e soprattutto di un età talmente

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: bruno magnolfi


Celebrità

Ora sì, finalmente sono diventato una celebrità.
Era scritto nel destino. Chiaro. Evidente. La mia vita poteva portare solo a questo: essere una stella, famoso, unico. Sono nato per essere sul gradino più alto. E non morirò mai. Le persone famose non muoiono, magari muore il loro corpo, ma nella mente della gente, del pubblico, le persone famose, quelle come me, rimangono impresse. La nostra faccia è un tatuaggio sugli occhi del popolo. Posso sentire già ora i discorsi delle persone al bar. -Ti ricordi di... come potrei dimenticarlo... Uno così mica si scorda

Fin da piccolo sono sempre stato al centro dell'attenzione: Occhi azzurri, boccoli biondi. Quando andavo all'asilo le bambine si innamoravano di me subito. Sentivo l'invidia degli altri bambini. Nei loro sguardi era già presente. Certo era ancora molto leggera (non come quella dei ragazzi ai tempi della scuola) perché loro pensavano a giocare. Mentre in me contemporaneamente cresceva questa consapevolezza di essere un predestinato. Sì, a voi potrà sembrare facile parlare così adesso che sono diventato una celebrità, ma vi assicuro io l'ho sempre saputo.
Per non parlare poi del periodo della scuola superiore, quando andavo all'istituto alberghiero. Anche se non me ne fregava niente di cucinare, i miei piatti erano sempre i migliori, i più buoni. Persino i professori si stupivano della mia bravura. Sicuramente l'aver imparato a cucinare così bene, mi ha permesso di arrivare fino in fondo a questo gioco. Ogni azione ha una conseguenza e aver frequentato quella scuola di cui non me ne fregava niente ed essere comunque diventato così bravo, è, ormai mi è chiaro, parte dello stesso disegno, dello stesso discorso. La mia vita.
Quando ad esempio andavo a fare acquisti. Specialmente quando compravo vestiti. Vedevo le commesse spiarmi attraverso il camerino. Lo so cosa volevano da me. Volevano questo perfetto corpo destinano all'ammirazione di lacrime di sedicenni in calore. Volevano sentire l'ebr

[continua a leggere...]



Il Prof. Segal, spia per diletto

Meglio nutrire seri dubbi
su chi ha sempre
le idee chiare su tutto.
Anche se chi vive sempre nel dubbio
è un infelice.




- La narrativa moderna inizia nel '700 con Lawrence Sterne, e finisce nel '900 con Joyce.
Con questa frase lapidaria, il professor Segal apriva ogni anno il corso di narrativa alla University of Louisiana. E, dopo una lunga pausa, aggiungeva sarcastico: - Tutto ciò che viene dopo è puro esercizio di scrittura! - In un mondo di cagadubbi, questa nettezza arrivava a destinazione come uno schiaffo nel dormiveglia.
Henry Segal, oltre ad essere una persona diretta, senza peli sulla lingua, era uomo dal carattere assai difficile. La moglie era morta di cancro da parecchi anni. Il figlio si era sacrificato eroicamente nella Guerra di Corea. E questa fine gloriosa era, insieme alla Letteratura, la sua unica consolazione. In un crepuscolo di vita che sarebbe trascorso fra pochi ricordi e tanti libri. All'università gli avevano affibbiato il soprannome di Acido Muriatico. A causa dei suoi giudizi netti. Brucianti. Corrosivi. Era un uomo senza dubbi. Magari con idee un po' bizzarre. Spesso eccessive. A volte estreme. Raramente sbagliate. Insomma, nessuno avrebbe potuto accusarlo di non avere solidi punti di vista. Non aveva amici. L'unica distrazione che si concedeva era qualche viaggio. Si riteneva un buon americano. E lo era. Animato da un forte spirito patriottico, per tutta la vita era stato un sincero repubblicano. Dell'ala moderata. Questo amore per la sua patria gli aveva reso meno drammatica la morte del suo Ron. Il pensiero che quel ragazzo pieno di vita avesse servito così generosamente il suo paese lo ripagava, anche se molto parzialmente, della sua fine. E della sua assenza. Sempre presente in ogni momento della sua vita. Tanto che spesso, sprofondato nella sua poltrona a leggere, il libro gli scivolava in grembo

[continua a leggere...]



ILLUSIONE D' ETERNITA'

Lo scritto, tratto da un testo del settecento, è purtroppo di stretta attualità, in un mondo - come quello d'oggi - dove tutti siamo preda del "Ballo di S. Vito" e la "sindrome del moto perpetuo" dilaga in tutti i settori delle umane attività ...


"Presso i popoli civili, il genio creativo non cessa d'inventare e perfezionare. Esso abbellisce la dimora dell'uomo e trasforma a proprio vantaggio i prodotti della natura; ma queste tanto vantate comodità, questi agi della vita sociale, sono altrettanti legami che rendono l'uomo schiavo di una massa di bisogni fittizi, facendone un essere infelice quando le sue ricchezze o il suo lavoro non sono in grado di soddisfare i suoi desideri.
Abituati fin dall'infanzia a godere di questi vantaggi, li crediamo tanto essenziali alla nostra esistenza che per procurarceli dimentichiamo il lavoro, le fatiche, le inquietitudini che essi ci costano.
Logoriamo le nostre forze, distruggiamo la nostra salute, sacrifichiamo ogni istante per acquisire una fortuna che spesso ci sfugge; e sull'orlo della tomba meditiamo ancora grandi imprese, nella speranza di una pretesa felicità che la morte ci viene a sottrarre."

(Abate Poiret, Voyage en Barbarie, 1789)



Uno spacciatore

Carcere di Poggioreale " 8 agosto 2008 (biglietto consegnato ad un amico)

Uno spacciatore: questo sono adesso per loro. L’hanno decretato; e merito di stare rinchiuso in questa cazzo di cella. Solo perché mi hanno beccato a Scampia con un po’ d’erba " quattro striminzite buste di Skunk prese a dieci euro l’una " mi hanno trattato come un criminale! Sono entrati " intrusi maledetti " nella mia casa; nella stanza del Nonno; in quella di mia madre. Hanno rovistato tutto; buttato roba per terra con disprezzo e hanno persino rotto la vecchia cornice della foto di Ester, alla quale tutta la famiglia teneva tanto. Hanno trovato una pallina di fumo; a questo punto, spacciato: mi hanno sbattuto in questa fetida cella del Poggioreale. Io, che non ho mai venduto un grammo di fumo in vita mia. I miei parenti più prossimi sono in Svizzera, è un po’ che vivo da solo. È un cataclisma: dovrò stare chissà quanti giorni chiuso qua dentro e poi le attese… il processo… il rischio d’una condanna insensata e allucinante per spaccio. Che beffa della sorte! Ero lì lì per mollare questa fottuta Napoli per andare a lavorare in Svizzera, a Basilea. Adesso chi sa cosa sarà di me. Costretto a stare qui… chi sa per quanto tempo. Odio Napoli, odio questo posto maledetto; sono anni che cerco un lavoro… ci ho provato, con tutta la determinazione possibile, a svoltare; ma le porte mi si son sempre trovate chiuse. Ed ora sono pure un criminale; perché fumo un po’ d’hashish sono un criminale; con tutti i bastardi camorristi, ladri, scippatori, assassini che ci stanno in giro! (e che adesso dovrebbero esser qui al posto mio in questa prigione fetida e ammuffita). Stato maledetto: con la Giovanardi-Fini sono proprio fottuto. Che legge bastarda: tutte le droghe equiparate; e con pochissimo materiale ti sbattono in gabbia! Non so dove trovare forza; la già fragile costituzione della mia vita si sta sbriciolando. Che pensieri crudi e definitivi mi sovvengono! Basta

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Aldo Occhipinti


TUTTO IN UNA NOTTE

Una notte bellissima: la città deserta si mostra senza pudore, un ubriaco litiga con un nemico invisibile, un mendicante poggiato a una colonna sembra indeciso sul da farsi, una prostituta cammina sostenendo il peso di tanti anni di duro lavoro.
Sarà la mia faccia, sarà l’umidità che rende faticoso perfino respirare, ma nessuno accenna un gesto, non una parola. Non posso fare a meno di pensare che nonostante le apparenze, nulla è più come una volta.
È bello camminare nel silenzio dei vicoli, godere del profumo della solitudine. È dalle otto di questa mattina che sto girovagando, angoli nascosti, vie sconosciute, altre dimenticate, nessuna meta, nessuno scopo, se non quello di evitare i luoghi abituali. I fantasmi, quelli no, non si possono evitare, ci si abitua e poi anche loro sembrano subire la pigrizia di questa meravigliosa città, la bellezza dei terrapieni alberati delle mura, otto, nove chilometri praticamente ininterrotti, quante volte ho chiuso gli occhi cercando di ricordare questi luoghi.
Niente più di una cella riesce a farti amare la natura.
Quante persone, a piedi, in bicicletta, soli, in compagnia, sono certo che pochi siano davvero in grado di apprezzare la libertà: libertà di rimanere immobili a fissare una nuvola, di correre fino a sfinirsi. Libertà …. di pensiero, di parola, di voto, di stampa. Si può morire per conquistare la libertà. Si può uccidere per …..
Qualcuno ha detto che più intelligente sei e più sei destinato a soffrire, forse è vero, ma l’ignoranza è una prigione da cui è difficile evadere. Anche da una cella di pochi metri quadrati è difficile evadere. Ho sempre pensato che la libertà più importante è quella che porti dentro, ma pure la mente rischia di non riuscire a scavalcare quello spazio angusto.
È difficile essere liberi se dentro hai il vuoto.
Mentre rincorro questi pensieri, tentando di convincermi che adesso sono libero, che non ho più bisogno di queste rifles

[continua a leggere...]

   19 commenti     di: Ivan Bui


Storia di Penny e Banconota

Tutto Inizio una sera d'estate... I protagonisti di quella notte furono Penny una ragazza portoghese trapiantata in Italia per amore, una di quelle ragazze che in un uomo preferiscono gli occhi al portafogli, Francesco il suo ragazzo una persona totalmente dedita ad avere denaro e al mostrarlo, e Banconota un ragazzo di strada che bada piu al amicizia che ai soldi o ad altro.
Come dicevo tutto successe quella sera.. Penny usci' da lavoro e incontrò Banconota si conoscevano di vista ma non si erano mai parlati prima di quella sera.
Iniziarono a parlare e a parlare per ore.. quando Penny poi decise di andare a casa da Francesco.
Penny continuò a pensare a Banconota non lo aveva per niente trovato un rude e violento ragazzo come tutti le avevano detto anzi lo trovò molto simile a lui...
Passarono i giorni e Banconota e Penny continuarono le chiacchierate... fino a quando Penny non decise di dichiarare il suo affetto per Banconota..
Da quel giorno gli incontri diventarono uscite sempre piu intime fino al primo bacio...
Tutto ovviamente ad insaputa di Francesco.. e andarono avanti per mesi diventando sempre più uniti..
Dopo qualche mese da quella sera lei decise di lasciare Francesco... e inizio a vivere una storia con Banconota che ancora dura a distanza di anni... a volte incontrare le persone ti fa capire quanto hai sbagliato nella tua vita

   2 commenti     di: Michele



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

Questa sezione contiene una serie di racconti brevi, di lunghezza limitata all'incirca ad una videata