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Racconti brevi

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Il mazzo

Non ero che un fanciullo, di appena cinque o sei anni. Piccolino e vanitoso, ma col naso che a volte mi colava. Eppure da lo mio paese, ne la campagna d'intorno
me addentravo, con spirito guerriero, a raccoglier legna pe lo mio rione, pe fa na pira in onore de lo Santo Antuono. Non sempre, ma toccò anche a noi, de aver la pira più alta e bella, e questo anche grazie a me, misero pisello. Gli adulti, fra lazzi e vino, castagne e patate messe sotto cenere, brindavano e ci ignoravano, erano i re della festa, mentre noi bambini avevamo fatto il mazzo, e spesso, a me personalmente nemmeno na castagna m'era toccata. La storia si ripete, ce chi fa il mazzo e chi si intrallazza..



Il grande sogno

IL GRANDE SOGNO


Il vecchio lanciò lo sguardo dalla finestra: il giardino come d'incanto era fiorito, la primavera era arrivata; il buon Dio aveva fatto di nuovo il miracolo.
La sua carcassa stanca si muoveva a fatica, cercò di raggiungere l'uscita, si avviò verso la panchina che era in giardino e si sedette ad assaporare le carezze del primo sole primaverile.
Attonito, cominciò a frugare nei meandri della sua mente, tornò indietro nel tempo, si rivide quando da giovane inseguiva il suo gran sogno.
Vide lei, il suo grande amore, disperazione del suo piccolo cuore.
Isabella era una donna carismatica, esile, dai capelli lunghi e neri, dai grandi occhi scuri, con seni enormi che s'innalzavano davanti a lui come una sfida e mostravano quella parte di femminilità che lui amava tanto.
Vide lei, quel suo fondo schiena meraviglioso e quel modo di fare che lo facevano impazzire.
Il vecchio pensava che aveva rinunciato a tutto per amore di lei e mentre rifletteva su ciò una lacrima gli bagnò il viso rugoso e stanco.
S'appisolò e si risvegliò al tramonto, quando il sole era già scomparso dietro la collina e nel cielo s'intravedevano le prime stelle.
Entrò in casa e si sedette su una vecchia sedia a dondolo; era ora di cena, ma non aveva voglia di prepararsi nulla.
Era una vita, ormai, che viveva solo; anche il gatto che di solito gli faceva compagnia da una settimana non si faceva vivo. Era come scomparso nel nulla.
Il peso della solitudine lo sommergeva, non riusciva a distogliere la mente dal passato, tutti i suoi pensieri erano velati di tristezza: mai un attimo di gioia aveva solcato il suo giovane cuore.
"I sentimenti del cuore non invecchiano mai!" diceva sempre.
S'addormentò e si risvegliò all'alba.
I soliti pensieri gli martellavano la mente, si vedeva quando da bimbo giocava nel giardino.
Mai una carezza, mai un bacio da parte dei suoi genitori.
I suoi erano genitori all'antica. Pensavano che dimostrare affetto ai figli fosse

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L'importanza delle stringhe da scarpe

Tutto cominciò con un paio di stringhe da scarpe, marroni, sottili, arrotondate.
Naturalmente, anch'io, come gli altri ragazzi della scuola, la guardavo, valutavo i suoi seni, che apparivano sodi sotto la blusa accollata, ammiravo le sue lunghe gambe, forti, ma armoniose, con le quali aveva vinto la gara di salto in lungo femminile. Ma più di tutto mi piaceva la sua pelle, tenuemente rosa, con lentiggini sparse, e profumata naturalmente, come quella di un bebé di sei mesi. Bastava starle ben vicino, per sentirlo, quel leggero, delicato profumo.
Gli altri ragazzi le ronzavano sempre intorno - lei era certo la ragazza più bella ed interessante fra quelle che frequentavano il liceo - e lei domava i loro bollenti spiriti con la freschezza del suo sorriso luminoso. Io invece, me ne stavo un po' in disparte, non mi sono mai piaciuti i posti affollati, e l'ammiravo da lontano. Ogni tanto ci capitava di scambiare qualche parola, specie durante le lezioni di francese, che avevamo in comune, benché io frequentassi il liceo scientifico, lei il classico. Sedevo nel banco dietro a lei, dove ogni tanto mi raggiungeva un alito del profumo della sua pelle.
Ma per il resto, le stavo appunto distante, forse per timidezza, più probabilmente per insicurezza.
Poi arrivò il giorno delle stringhe.
Come quasi sempre accade, è la donna che sceglie l'uomo che la sceglierà; meglio ancora, sono spesso le donne che fanno il passo determinante perché una possibile storia abbia inizio.
Quel giorno, erano circa le otto e un quarto di un bel mattino soleggiato, eravamo quasi tutti fuori della scuola, in attesa del suono della campanella che chiamasse alla prima ora di lezione, quando la vedo staccarsi dalla nube di corteggiatori che come sempre l'avvolgeva, e venire verso di me sorridendo. Non era mai successo prima.
"Ciao, Francesco, come stai?" mi chiese.
"Ciao, Valeria, bene, grazie, e tu?"
"Senti, non ti offendere, ti ho comprato queste" e mi porse un paio di st

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Breve viaggio

Ore 19, sono salita nel metrò affollato come può esserlo in quelle ore di punta. Alla fermata dopo la carrozza si svuota, siamo arrivati in Garibaldi e i pendolari scendono, corrono verso la stazione, dove li attende il treno che li porterà, alle loro case stanchi e sfiniti dopo una giornata di lavoro. Vedo un posto vuoto e mi siedo, felice di stare seduta un quarto d'ora, assaporo il piacere di tuffarmi nella lettura del mio libro; compagno fedele dei miei viaggi in metropolitana. Mi guardo attorno, mi piace la gente, mi piace notare come le persone impegnano il loro tempo nell'attesa di scendere. Chi con le cuffie nelle orecchie ascolta musica, chi gioca col cellulare, sono diventati sempre più tecnologici, tra non molto faranno anche il caffè e chi come me legge un buon e vecchio libro. Considerando tutta questa modernità commento mentalmente" Fortuna che non sono ancora da museo c'è ancora chi preferisce leggere." e intanto mi tuffo nella lettura. Alzo di tanto in tanto lo sguardo e controllo le fermate, non vorrei scendere a quella sbagliata. Accanto a me siede un ragazzo, sembra uno dei miei figli;pare stanco la testa girata all'indietro, la bocca leggermente aperta e gli occhi chiusi, da prima gli lancio un'occhiata distratta, non vorrei essere scambiata per la tardona che adocchia i giovani! Il tempo passa lo sferragliare del treno si fa sempre più intenso, delle brusche frenate costringono i passeggeri, che sono in piedi, a compiere acrobazie sempre più pericolose per poter stare in equilibrio "Il manovratore deve essere alle prime armi" considero mentre continuo a leggere soddisfatta di stare comodamente seduta. Una cantante improvvisata sale a una fermata e incomincia a cantare una canzone in inglese, bella voce, ma nessuno da nulla troppi ne salgono sulla linea verde del metrò e lei se va col bicchierino vuoto. Il mio vicino dorme sempre, non lo scuotono nemmeno gli scossoni del treno e la voce della cantante. Inizio a preoccuparmi, qu

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   0 commenti     di: maria grazia


L’ultima notte di Paolo

Attraverso le sbarre di una cella, in un monastero situato in periferia, Paolo guarda il cielo. Ormai già anziano, barba e capelli lunghi e incolti, le sopracciglia corrugate, riflette sulla vita che ha scelto di condurre. Una vita difficile fatta di sveglie all’alba, di lavoro duro nei campi, di preghiere, di silenzi e di solitudine. Spesso volta la testa e guarda la parete dove c’è il suo giaciglio, un letto duro fatto con assi di legno e sopra di esso un crocifisso.
Di lato un comodino con sopra una bibbia, invecchiata e consumata dal tempo e dalle numerose letture. Fissa la parete come se potesse vedervi attraverso, chiude gli occhi e resta in ascolto. Dall’altra parte c’è un fratello che ha perso la ragione, è legato sul suo letto, per impedirgli di farsi del male, grida alla notte le sue sofferenze.
Le sue urla fanno sussultare Paolo mettendogli un po’ i brividi, perché la voce che sente non ha più niente che possa ricordargli un uomo. Una volta al giorno due fratelli si prendono cura del malato, lo lavano, gli cambiano le lenzuola e gli danno da mangiare. Però nessuno parla con lui o si intrattiene perché è proibito, sarebbe come violare la sua clausura.
Quando Paolo passa davanti a quella cella abbassa la testa e accelera il passo, vorrebbe entrare e confortare un po’ quell’anima in pena ma non può farlo perché infrangerebbe le regole, l’unica cosa che può fare è passare oltre e in fretta. Il monastero ha delle regole austere come quelle dell’isolamento e del silenzio, del digiuno e della fustigazione.
Tutto questo per salvare pregando altre persone e guadagnare così il regno dei cieli. Paolo non crede più in queste cose e cerca delle risposte alle sue tante domande, ma si sente dire soltanto che non deve cercare risposte ma solo pregare, perché con la preghiera e l’umiliazione del corpo, quest’impasto di carne e sangue, passioni e desideri ci si prepara la strada per il regno dei cieli.
Solamente attraverso la soff

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   1 commenti     di: Rosario Zingone


Antica-mente2

... il suo sguardo, sorridente e firo, salì lungo il corpo, il collo, il viso di Guido che, consegnandole il gattino, le chiedeva una camera per la notte. Non sapeva Guido e mai avrebbe immaginato Chiara la lunga notte che si preparava. Una notte lunga quanto la vita, quanto il tempo e oltre,! Gaia si apprestava a ricordare... Ricordava le sue corse tra i viali fioriti, il cane Boldo, che le era stato regalato cucciolo dal papà, l'amore che gli occhi della mamma dichiaravano ogni volta che Guido tornava, l'amicizia tra il gattino e Boldo. Chissà perchè , si chiedeva Gaia, Boldo era sempre lì con lei ed il suo papà no! Guardava gli occhi tristi della mamma, quando lui era lontano;guardava i nonni che inquieti, sollevando le spalle, sospiravano... e si chiedeva... perchè!?..

   4 commenti     di: soffice neve


Perché si scrive?

E mentre scriveva pensava: « Perché sento la necessità di scrivere? ».
Questo era sempre stato il suo chiodo fisso. Da dove nasceva la necessità di mettere nero su bianco un pensiero. Scriveva Lui, e mentre lo faceva puntualmente si sentiva ridicolo, perchè non riusciva a capire il motivo che lo spingeva a farlo.
Sognava Lui. Sognava di diventare un grande scrittore, ed era tacitamente e fermamente convinto che un giorno lo sarebbe diventato. Si sentiva speciale, del resto chi non si sente speciale? Tutti lo siamo. Speciali perchè unici. Intimamente convinti di avere uno scopo ben preciso, un fine da perseguire, e perennemente alla ricerca del nostro posto in questa società. C'è chi pensa che la realizzazione sia proprio in questo, trovare un posto adatto a se stessi, realizzarsi per sentirsi liberi e non più impegnati a trovare se stessi. Trovare se stessi. Scriveva e rideva. E più rileggeva quello che aveva scritto più sentiva il terribile fetore che solo la mediocre retorica può emanare.
Voleva scrivere qualcosa di eccezionale. Sì diavolo. Voleva scrivere qualcosa che chiunque lo avesse letto avrebbe esclamato: « Dio quanto è vero».
Ma non era il consenso popolare che lo avrebbe appagato, non era la notorietà che lo avrebbe salvato dalla sua invisibile prigione di «se» e di «ma». Ma bensì l'intuizione stessa che si celava dietro questo desiderio. Si proprio così.
Leggeva molto Lui, ed era arrivato ad una verità di fondo così profonda che lo aveva lasciato di stucco, come una lucida istantanea consapevolezza, la stessa sensazione che si prova quando si risolve un esercizio di matematica e con sommo stupore (almeno dei meno portati) ci si trova con il risultato. I passi più belli di un libro, le frasi più toccanti, gli aforismi più profondi e le poesie che lasciano senza fiato non sono originali nel significato ma nella forma.
Esistono sensazioni, pensieri e concetti che non tutti riescono ad esprimere. Tutti noi sappiamo cose

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Questa sezione contiene una serie di racconti brevi, di lunghezza limitata all'incirca ad una videata