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Racconti brevi

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Se mi odi abbracciami

Tentazioni sfiancanti e resistenza assente. Trovi difficile credere in te Hans? Piangi, gridi, sbatti, soltanto per sanguinare un poco. Il sangue scivola denso sulla tua fronte, ti sfiora il labbro nei gusti il sapore, sei in frenesia. Ti piace non facevi che pensarci e ora non basterà un vecchio specchio rotto e un taglio in testa per fermarti. Ti guardi intorno, osservi gli oggetti che di sicuro hanno vissuto la tua vita più di te, rimani fermo, catatonico, circondato dalle cianfrusaglie accumulate negli anni, conservate per poter ricordare, scatole su scatole accatastate per non dover dimenticare: foto, fogli, scarpe, tutto ti è tornato utile. Ormai è da sette giorni che bruci fogli, che colmi buste, da sette giorni hai realizzato che non avere ricordi è quasi come morire, e tu vuoi che accada. Suicidarsi sarebbe troppo facile: no tu vuoi il lento passaggio fra la vita e la morte. Dopo aver spaccato l'ultimo specchio, quello appeso alla parete di fronte alla porta d'ingresso, con ciò che rimane della tua faccia svieni. Quel fottuto specchio comprato da lei subito dopo aver acquistato quella stramaledetta casa, ciò che più rappresenta il tuo passato, ciò che più è presente nei tuoi ricordi. Ti risvegli, le ferite erano poco profonde, hai smesso di sanguinare troppo presto, affianco a te solo vetri in frantumi e, mentre li guardi, intravedi il tatuaggio sul tuo petto. Incominci a contare per non dover pensare; ma non serve ti torna alla mente il giorno in cui l'hai fatto. Sarah era li accanto a te e sorrideva, aveva un sorriso perfetto, era quello che ti aveva fatto innamorare. Il sorriso che presto scomparve dopo che scoprii di essere malata. Sarah aveva il cancro, non un banale cancro al seno, era il suo pancreas ad essere malato, non esiste nemmeno una percentuale di guarigione per quanto sia bassa. Nonostante tutto non si lascio morire anzi incominciò a leggere libri di scrittori dannati, ascoltare musica solo di artisti suicidi e do

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   5 commenti     di: Alessandro


Poteva sembrare strano

"Poteva sembrare strano che lei lo amasse ma, come si sa, le vie del Signore sono infinite e le sue incrociarono quelle di lui ma fu solo quando trovò traffico che capì d'essere entrata come tangenziale nell'ora di punta.
Da giorni lei lo seguiva con gli occhi e col cuore che derapavano a ogni svolta, che sorpassavano sulle corsie d'emergenza nonostante la consapevolezza che sarebbe potuta incorrere in imperdonabili e salate infrazioni.
Lui, da parte sua, apriva nuovi svincoli, aumentava corsie, si scioglieva in confluenze che avrebbero dovuto farlo correre meglio in direzione di lei.
Le loro direttrici erano sempre le stesse, forse solo gli orari erano da rivedere ma anche a questo stavano già pensando da tempo.
Poteva sembrare strano che lui la amasse ma, come si sa, l'amore è cieco ma lui era un buon oftalmologo quando il cuore sapeva aprire retine e cornee in un rapporto che non sarebbe mai nato per caso."

   1 commenti     di: paolo veronesi


Damon Gallagher in Il banchetto di Dylan Sterne

L’avventura che ebbi tempo addietro a Norwich, non fu l’unica nella quale incontrai i Nachzehrer, comunemente detti mangiamorti.

Il suo nome era Dylan Sterne e, rispetto a tutti gli altri mangiamorti, aveva una piccola particolarità.
Mentre tutti i mangiamorte sanno di esserlo solo una volta morti, Dylan Sterne, per non so quale demoniaco confluire di eventi, sapeva già di esserlo da vivo.
Tra le tante pazzie che colpiscono l’uomo, lui aveva questa strana e disgustosa passione per cibi avariati e poi, passando per corpi di animali in decomposizione, decise che la carne umana andata a male era la ghiottoneria più grande per lui.
Bhè, de gustibus…

Diciamo subito che per un Nachzehrer non c’è posto migliore al mondo di un cimitero, dove possono trovare di tutto e di più, anche pregiati pezzi datati.
Dato che a differenza degli altri suoi simili, lui era dotato anche di una notevole intelligenza, capì subito che la cosa migliore per infilarsi in un cimitero e starci per sempre, era quella di fingersi morto e farsi seppellire.
Così fece.
Si organizzò con l’aiuto di altre persone ben pagate, si preparò il funerale, scelse la posizione migliore per il loculo e a fine cerimonia lo seppellirono.
La notte seguente il suo funerale, Dylan sollevò con fremente agitazione il coperchio della bara.
Lentamente si trascinò fuori, muovendo lentamente gli arti intorpiditi.
Dopo un po’ accese un fiammifero e con le mani si avvicinò alla botola che lo separava dal mondo esterno.
Accese un altro fiammifero ed incominciò a spingere la botola.
Cambiò posizione e provò a forzare la botola con entrambe le mani.
Niente. Il servizio cimiteriale del comune aveva da poco cambiato l'addetto incaricato di murare i coperchi dei loculi e per fare bella figura, il neo assunto, aveva deciso di metterci tanta cura, tanta arte e anche tanto cemento.
Dylan invece aveva fatto i conti con il vecchio Clive, che metteva poco cemento e soprattutto era andato in

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   0 commenti     di: Simone Censi


Domenica di maggio

Pasqua, Natale e feste comandate: ma non sarebbe meglio che i segretari si fermassero ogni tanto? Io dico di sì, ma quello è rompiscatole vero e quando si rende conto che un obiettivo è fattibile va avanti senza mai tirare il fiato e impone ritmi e turni di allenamento impossibili. Ricordo di avergli visto programmare due allenamenti giornalieri il 23 dicembre e far girare i suoi ragazzi alle 20, 30 quando in paese tutti gli altri erano intenti a cenare, si sentivano tintinnare le forchette e dalle case e dai ristoranti dei paraggi usciva prepotente un gradevolissimo profumo di carne arrosto e fegatini alla brace. Ma quelli erano tutti bravi ragazzi che avevano deciso di realizzare qualcosa, si erano affidati al progetto di lavoro del Sant'Angelo ed erano pronti a fare qualche piccolo sacrificio. A loro il calcio piaceva tantissimo, non avevano mai vinto niente ma cercavano qualcuno che insegnasse loro a farlo.
Anche quella settimana l'allenatore ed il preparatore atletico avevano approntato sedute di allenamento fatte di entusiasmo e puntigliosità. Il segretario aveva scritto programmi settimanali, schemi tattici mettendo su carta ogni esercizio spiegato e programmato perfino negli orari, nelle pause e nei carichi. In quel paese mai si era visto un simile approccio all'evento sportivo. La società e chi seguiva fra gli appassionati avevano visto dapprima con scetticismo, poi sempre con maggiore favore i successi di quella squadra che, partita proprio dal niente, si trovava prima in classifica ed aveva messo dietro le sue spalle formazioni più ricche e dall'ampio organigramma ma decisamente con meno idee e competenza. Venne la domenica decisiva, l'ultima. Era maggio e faceva un gran caldo: il Sant'Angelo dopo 29 partite aveva 69 punti e non aveva mai perso ma quei diavoli della Dinamo proprio non mollavano e seguivano a 68. Il Sant'Angelo nell'ultima gara ospitava la temibile compagine del Real San Bartolo terza in classifica, avversario temibile che nulla avr

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Diciassette marzo

È il diciasette marzo, questa data per la maggior parte delle persone non dice niente, non ha significato, per me è importantissima perché è il giorno in cui ho deciso che avrei trascorso il resto della mia vita con lui.
Anche se l'unica persona che vorrei che se ne ricordasse per la maggior parte delle volte se ne dimentica, quanti pianti, quanti litigi, quante corse sotto la pioggia, adesso però sono contenta perché nonostante tutto so di essere la persona più felice al mondo, perché amo e sono amata.
Io però a differenza delle altre donne che credono di esserlo io lo so con certezza, ho le prove, e queste prove sono salvate sulla memoria del suo cellulare. Sicuramente nessuno crederà mai a quello che dico, ma per me non ha alcuna importanza perche io so che è vero e questo mi basta.
Non so come sia accaduto e perché, forse come San Tommaso ho avuto la prova della risurrezione di Cristo. È andata così, circa trent'anni fa io e il mio ragazzo stavamo fermi in macchina al solito posto dove si ritrovavano parecchie coppie e penso che molti avranno già capito di cosa sto parlando.
Era sera, non lo dimentocherò mai, c'era una nebbia sottile come se tutto: strade, palazzi, case fosse ricoperto da un velo. Avevamo trascorso il pomeriggio al centro commerciale facendo un po' di shopping, e prima di tornare alle nostre case ci eravamo fermati a parlare un po'.
Era il nostro mesiversario, strano però se ne era ricordato, abbiamo passato una bellissima giornata, poi non so perchè iniziamo a parlare di quando ci siamo conosciuti e che dopo tanti tentativi, tutti disastrosi, siamo riusciti finalmente a metterci insieme. È proprio su un ricordo di come erano andate le cose che io avevo detto delle cose, che invece lui affermava che non era così, che poi erano come dicevo io.
Comunque ad un certo punto, e questo mi meravigliò molto e mi rese molto felice, prese il suo cellulare e mi fece leggere tutti i messaggi che gli avevo inviato da prima che c

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   2 commenti     di: Rosario Zingone


Vivere o esistere?

Fa freddo. Apro gli occhi e subito sono proiettato in questa nuova giornata. Ho capito perchè ho freddo. Ho dormito in questo parco, cazzo. Non ricordo quasi nulla di ieri sera, ed ho un tremendo mal di testa. Sono anche un po' incazzato con me stesso, non si puo' finire una serata in questo modo. Raccatto i miei stracci e cerco la via d'uscita. Scavalco il cancello ed eccomi nelle strade tristi e bagnate della periferia milanese. Sono abbastanza conciato. I pantaloni sono sporchi di fango, anche il bomber, e da come mi guarda la gente per strada anche la faccia non è messa bene. Nelle tasche trovo un pacchetto di sigarette... è vuoto, no anzi, ce' ne una mezza. Il mezzino che fa puzzare il pacchetto di solito, ora non svolge il suo compito perche' il pacchetto e' stato spinto a morte certa in mezzo alla strada.
Aspiro il poco tabacco a mia disposizione mentre cammino con passo stanco verso la stazione. Entro nel cesso, una latrina infernale. Piscio, lascio quel poco che è rimasto nel mio stomaco in un paio di conati di vomito. Mi guardo allo specchio, ho un apsetto terribile... normale. La vita non ti da il tempo di vivere, solo di rassegnarti. Con un po' di fortuna riesco a tornare a casa, un bel viaggio silenzioso nei comodi cessi della nord.
Sento ancora nelle narici rimasugli di anfetamina presa la sera prima, bruciano ancora un po'. Tornato a casa metto su un po' di musica e mi faccio una doccia calda. Mangiucchio qualche cosa trovato in frigo insieme a un po'di pane secco, di tre giorni fa.
Corro in un supermercato e compro qualcosa:

BIRRA CALSBERG SCONTO DEL 40% EURO 0. 79

MELE EURO 1. 20 KG

BURRO...

eccetera eccetera eccetera...

Mi ingollo 2 calsberg in un minuto, seduto in piazzetta. Mi rimane una bottiglia di brandy di quarta categoria. Ed è sempre la solita storia. A me poi il brandy mi tira fuori la parte peggiore. Divento uno psicopatico, rissoso e molesto. Una volta, dal nulla, ho tirato una latta ad un tizio

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   1 commenti     di: aleks nightmare


Zaccheo Anna

Lo scopo della Zaccheo era "superare" le relazioni sentimentali che si lasciava alle spalle.
La prima volta il rapporto si chiuse senza che Lui conoscesse i genitori.
"Il prossimo li conoscerà!" disse. E così fu.
Quando terminò anche questo secondo rapporto, il fidanzato seguente non ebbe pace finché non si mise a cercare casa, in vista di una convivenza. Non andò bene neanche quella volta!
Al successivo compagno non furono date possibilità alternative alla promessa di matrimonio. L'ebbe ma Anna fu lasciata sull'altare!
Da quel momento, quando conosceva qualcuno, era chiara:
"O mi sposi o non ho da perdere tempo!"
Incredibilmente è riuscita a sposarsi ed ha avuto due figli.


Centodieci da film




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Questa sezione contiene una serie di racconti brevi, di lunghezza limitata all'incirca ad una videata