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Racconti brevi

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Nel sonno incontrai te

Nel secondo sogno che incontrai nel bivio del mio amaro sonno apparve una fata e il sobbalzo mio nel vedere il cielo nei suoi occhi mi fece tornare a sperare.
Mi alzai e gridai in faccia alla notte tutto il rimpianto.
La fata, forse per gioco, forse per il forte battito del cuore mio mi donò pace quella notte e da lì intrapresi la strada giusta, quella buona. Il sognar bene senza mai dimenticare.



Riprendersi l'Anima

Essere un pesce senza l'acqua o un uccello rapace senza ali a cosa può servire? Siamo maestri dell'oscurità perché sottraiamo al buio ciò che ci viene negato dalla luce e tessendo ragnatele di speranza cerchiamo di trattenere sogni e desideri.
Spesso però i sogni divenuti troppo pesanti precipitano giù nella cantina della mente dove rimangono depositati il tempo necessario che serve a tramutarli in spettri che si agitano nella soffitta della memoria, dove vagano per sempre , privi di identità senza meta.

   1 commenti     di: Stefano


Una storia semplice

È nato per caso su un giardino a terrazza e nell'angolo più angusto, quasi a raschiare con il suo giovane tronco il muro.
Perchè in realtà di un recinto si tratta, o meglio di una grande vasca di cemento riempita di terra.
Nessuno calpesta quel prato: si dovrebbe scavalcare il muretto e poi lo spazio è così stretto che i due pini, piantati anni addietro, ora si toccano.
Sopra quella scatola verde si affaccia un balcone, un tempo arioso e grande ora ridotto ad una sorta di stanzetta/veranda dalle vetrate scorrevoli con tende veneziane d'occasione che, a rispecchio del tempo, cambiano scenario e da quel palcoscenico, come una vedetta sulla torre, si affaccia lui: il guardiano del pesco.
Fin dalle prime foglie lo ha cresciuto con amore dissetandolo con acqua fresca e nutrendolo con terriccio fertile.
Incontrarlo con la brocca in mano era consuetudine e ne parlava con vanto come un padre orgoglioso.
"Di sicuro qualcuno avrà gettato un osso di pesca proprio quì. Chi sarà stato?" mi chiese un pomeriggio mentre era intento a raddrizzare il fusto della giovane pianta. Non ebbe da me risposta perchè in cuor mio sentivo che non lo voleva sapere veramente.
Quel lavoro di corde e picchetti lo assorbiva con tale entusiasmo che il suo aspetto di uomo tristemente solitario svaniva in quell'angolo verde e le sue dita noccolute e consumate dall'età e dal lavoro, nel fare quei cappi riacquistavano un'agilità che, dal giorno in cui lasciò la sua cara e frettolosa Milano per questo limbo tranquillo, credeva persa.
Così ben sostenuto il giovane pesco affrontò il vento rigido del suo primo inverno, s'imbiancò di neve magica a febbraio e a marzo, nonostante il clima impietoso di una primavera tardiva, sbocciarono, e la notizia mi fu data con la gioia che può dare un lieto evento multiplo, ben trentadue fragili, teneri, piccoli fiori rosa.
Effettivamente vedere quell'arbusto già fiorito allargava il cuore di chiunque si trovasse a passare di lì. Sembrava che con

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   1 commenti     di: loretta zoppi


Celebrità

Ora sì, finalmente sono diventato una celebrità.
Era scritto nel destino. Chiaro. Evidente. La mia vita poteva portare solo a questo: essere una stella, famoso, unico. Sono nato per essere sul gradino più alto. E non morirò mai. Le persone famose non muoiono, magari muore il loro corpo, ma nella mente della gente, del pubblico, le persone famose, quelle come me, rimangono impresse. La nostra faccia è un tatuaggio sugli occhi del popolo. Posso sentire già ora i discorsi delle persone al bar. -Ti ricordi di... come potrei dimenticarlo... Uno così mica si scorda

Fin da piccolo sono sempre stato al centro dell'attenzione: Occhi azzurri, boccoli biondi. Quando andavo all'asilo le bambine si innamoravano di me subito. Sentivo l'invidia degli altri bambini. Nei loro sguardi era già presente. Certo era ancora molto leggera (non come quella dei ragazzi ai tempi della scuola) perché loro pensavano a giocare. Mentre in me contemporaneamente cresceva questa consapevolezza di essere un predestinato. Sì, a voi potrà sembrare facile parlare così adesso che sono diventato una celebrità, ma vi assicuro io l'ho sempre saputo.
Per non parlare poi del periodo della scuola superiore, quando andavo all'istituto alberghiero. Anche se non me ne fregava niente di cucinare, i miei piatti erano sempre i migliori, i più buoni. Persino i professori si stupivano della mia bravura. Sicuramente l'aver imparato a cucinare così bene, mi ha permesso di arrivare fino in fondo a questo gioco. Ogni azione ha una conseguenza e aver frequentato quella scuola di cui non me ne fregava niente ed essere comunque diventato così bravo, è, ormai mi è chiaro, parte dello stesso disegno, dello stesso discorso. La mia vita.
Quando ad esempio andavo a fare acquisti. Specialmente quando compravo vestiti. Vedevo le commesse spiarmi attraverso il camerino. Lo so cosa volevano da me. Volevano questo perfetto corpo destinano all'ammirazione di lacrime di sedicenni in calore. Volevano sentire l'ebr

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La soglia N. E.

LA SOGLIA

Dove mi trovo? Fu il suo primo pensiero cosciente. Ricordò vagamente che prima era a casa, ma adesso sembrava che fosse tutto un sogno: era molto confuso. Come quella notte di tanti anni fa, era sdraiato in un letto, ma quella non era la sua stanza. Vide dei fili che lo collegavano ad una macchina. Notò, anche, l’ago di una flebo inserito nel braccio.
Era tanto stanco ma, ne era certo, avrebbe riposato. Avvertì il vento: era tornato. Questa volta, per portarlo via.
Entrò un’infermiera. Lui, con gran fatica, cercò di sollevarsi.
- Non deve muoversi – le rimproverò lei, dolcemente.
- Non lo farò – rispose – ma vorrei che mi ascoltasse non le ruberò molto tempo.
Lei si accostò al letto e si protese per ascoltare la sua storia: quella di uno strano incontro. Al termine, la pregò di aprire una finestra.
Lei, ebbe un attimo di smarrimento.
- Ma… non ci sono finestre qui. Cerchi di riposare.
- Ah! Sì, lo farò. Può esserne certa. Ascolti, lo sente? È il vento! Il vento porta sempre con se qualcosa.
- Il vento? – Chiese lei meravigliata.
Lui non rispose: non avrebbe risposto più a nessuno. Mai più.

* * * * * *

Aveva trascorso molto tempo appoggiato alla ringhiera, a fissare le stelle. Una volta brillavano di più, perché l’aria era più tersa e perché c’era meno luce diffusa: oggi si fa un gran parlare d’inquinamento luminoso, ma in pratica, non frega a nessuno. Eppure, abbiamo tutti perso qualcosa se non riusciamo più a vedere un cielo stellato come si deve!
L’aria era calda e non induceva il sonno. Forse non era neanche così tardi, ma quello, allora era un paesino di campagna; dove la gente lavorava sodo e dove, la mattina, erano gli uomini a svegliare i galli! Stimò che erano passate da poco le undici: la calma, il silenzio erano assoluti. Non gli restava che rimettersi a letto: il sonno, prima o poi, sarebbe arrivato. Doveva solo concentrarsi su qualcosa, magari di piacevole. Solo che sembrava n

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Amaro dolciastro

Neanche d'estate i segretari si fermano: strano la stagione agonistica in questo periodo è ferma e si pensa solo all'abbronzatura, alle feste in compagnia, al mare. Certamente lo spazio per queste attività ricreative lui lo trova ma non gli sembra sufficiente, gli regala un senso di incompletezza. Una parte anche minima della sua giornata questo inguaribile scocciatore la destina alla preparazione di schemi, programmi e percorsi di allenamento, scelta dei luoghi adatti dove portare i ragazzi ad allenarsi. Il preparatore atletico (lo ha scelto lui) si confronta per parlargli di nuove metodologie e il segretario non contento gli segnala sempre nuovi testi per aggiornarsi. Pochi giorni prima dell'avvio della stagione, questo segretario fa un salto in magazzino, conta borracce, palloni e attrezzature varie. Nulla viene lasciato al caso, tutto si deve tenere con cura, quando qualcosa si danneggia, difficile chiedere la sostituzione. Ah precarietà! Lui ci vive insieme a questa antipatica compagna, petulante e noiosa ma sorella e vicina di casa. Quindi se la tiene e deve per forza far la faccia severa con i ragazzi che vorrebbero dieci paia di calze a settimana e una dozzina di t-shirt ogni mese. Troppo! Ciò che non si può riutilizzare non viene ricomprato e allora, resistere e chiedere attenzione con le buone o con severità. Estate è anche tempo di prime amichevoli per vedere la condizione generale di tutti. Gli basta un'occhiata e questo noioso segretario si accorge di eccessi alimentari o indugi... romantici. Non dice nulla. Ma i ragazzi lo conoscono. Dal tono di un semplice "Ciao che piacere vederti" si capisce di certo la sincerità ma anche il tono di compiacimento per coloro che si sono saputi gestire e il rammarico per chi non ci è riuscito.
In una sola giornata ha stilato un breve calendario di amichevoli e tornei, giusto per farsi trovare pronti per settembre, quando la stagione inizia e i risultati servono. Gli avversari si scelgono come impegni di diff

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Cara mamma

Mi hai portato nel tuo grembo, poi mi hai cresciuta nei migliori dei modi, per me.
Mi guardavi con dolcezza anche quando eri arrabbiata, ti passava in fretta, e ogni tanto mi dicevi "diventerai mamma anche tu".
Oggi sono mamma e mi rendo conto quanto sia difficile, uno sguardo e capivi se avevo un problema, se ero triste o preoccupata.
Ti giravo intorno perché dovevo dirti qualcosa, ma non sapevo come la prendevi, non sono cambiata, però ricordati che ti voglio bene e sarò la tua bambina per sempre.

   1 commenti     di: daniela



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Questa sezione contiene una serie di racconti brevi, di lunghezza limitata all'incirca ad una videata