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Racconti brevi

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L'ultimo giorno del cavallo Casimiro

Che cavolo di nome gli avevano dato,
pensò Casimiro, mentre lo conducevano al macello clandestino.
Forse non lo stavano portando allo squartamento,
ma a fare solo un giro turistico dei dintorni;
si congratulò con se stesso per riuscire, anche in certi momenti, a mantenere un certo umorismo.
Era un cavallo intelligente,
anche se non c'erano odore acre di sangue e carcasse,
aveva capito cosa lo attendesse.
Guardò stancamente scorrere le forme accanto,
tutto attorno sembrava indifferente,
il vecchio padrone, portato in sella per tanti anni, non era neanche venuto.
Meglio così, sarebbe stata una faticaccia in più tirargli una zoccolata.
Chissà se qualcuno si chiede cosa stia pensando in questo momento,
magari si aspettano pensieri di paura selvaggia,
qualche oscuro presentimento di morte che hanno gli animali, i cavalli in particolare,
c'è sempre qualcuno pronto a regalare la sua pietà.
E mentre formulava tali pensieri, non si accorse di avere iniziato a correre.
Come ai vecchi tempi, quando gareggiava con gli altri puledri e la vecchiaia era un'idea inconcepibile.
Più che dalle facce sorprese delle persone accanto,
capì cosa stava facendo dal respiro affannoso e il cuore che sembrava scoppiare.
Uno strano modo di morire pensò,
alzò il muso,
catturando per un istante tutto ciò che stava andandosene.
L'ultima cosa fu il vento.

   10 commenti     di: Dino Borcas


Solo un suono nella testa

Corrado Barresi camminava sul marciapiede lungo la strada. Non gli interessava il traffico delle auto, le nuvole nere che indicavano minaccia di pioggia, la direzione verso cui era diretto. Camminava e basta, disinteressato a tutto il resto. Era vestito come sempre: completo grigio, camicia bianca, cravatta, soprabito leggero, così come normalmente si presentava al suo posto di lavoro. Osservò distrattamente il suo orologio da polso: le dieci e trenta del mattino; per il suo mestiere l'orario di punta, quando la filiale della banca era piena di clienti e gli impiegati dovevano muoversi se non volevano sfigurare coi colleghi e con la direzione.
Corrado Barresi pensava a quante poche occasioni aveva avuto nel passato di starsene in giro a quell'ora in un giorno feriale: certo, c'erano stati i periodi di ferie e qualche malattia di poco conto durante quei lunghi quindici anni di lavoro con la banca. Ma adesso era diverso: girava senza meta con la testa confusa e si chiedeva come fare a prendere coscienza di quel sentirsi disoccupato, senza più un lavoro. Tutto era iniziato parecchi mesi indietro con le prime lettere di avvisaglia per quel venti per cento di impiegati di cui la banca intendeva disfarsi, ma tutti erano arrivati fino all'ultimo giorno sperando in un ripensamento, in una soluzione differente da parte della direzione. Ma il destino si era abbattuto su tutti e anche su di lui, senza alcuna variazione.
Corrado Barresi sicuramente nelle prossime settimane avrebbe cercato un altro posto di lavoro, si sarebbe dato da fare, avrebbe bussato ad ogni porta possibile, ma le sensazioni che provava quella mattina, in quel primo giorno di forzata inattività, sarebbero rimaste indelebili dentro di lui per molto tempo. Non aveva avuto il coraggio di dirlo a nessuno dei suoi conoscenti, neppure a quegli amici che frequentava in modo saltuario. Si era tenuto per sé la verità, come se quella cosa fosse stata troppo grossa per permettergli di rivelar

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   1 commenti     di: bruno magnolfi


rispondimi!

<<sei sparito...
e come sparisci tu neppure houdini...
"se hai bisogno di me dimmelo!!! lo sai che per te ci sono"... questo mi hai detto! questo... ma sei un pazzo! un maledetto pazzo!
non passa giorno, non uno, in cui non pensi a te! in cui non abbia bisogno di te!
vedo mio padre sparire ogni giorno per rinchiudersi nel suo mondo! sento mia madre urlare in silenzio ogni momento con la paura che le stringe il cuore!
vedo mia sorella appassire... lentamente... maledetta malattia!
non morirà... no... ma non avrà più la forza di vivere come avrebbe dovuto!
e mio fratello... mio fratello non avrà mai, mai quello che ho avuto io... un padre dall'intelligenza vispa... una madre sicura e forte... quelle persone non ci sono più...
e io... io in tutto ciò non ho parte... non mi importa niente... faccio quello che devo, ma non voglio saperne niente... niente della malattia... e ci rido su con lei, mia sorella, ancora una volte la ragazza che avrebbe dovuto mordere il mondo... ma non voglio saperne niente...
è la cosa che odio di più sei tu... perchè non riesco a smettere di pensarti...
perchè sento ancora il calore delle tue labbra e la forza dei tuoi abbracci... e ti odio, ti odio, ti odio...
odio sapere che per te non esisto... odio sapere che per te sarebbe stata solo una notte... e odio, odio pentirmi ogni giorno di non aver passato quella notte con te...
odio sapere che il mio orgoglio me lo ha impedito... odio la tua sincerità... odio capire quello che pensi, vedere quello che vedi, sentire quello che senti... lo odio!
se io non ti capissi quella notte sarei stata felice fra le tue braccia...
avrei scoperto che fare l'amore non è come fare sesso... avrei scoperto che tu sai quanto mi piace essere amata... avrei scoperto che svegliarsi accanto a te sarebbe valso il sacrificio del mio orgoglio... e per questo ti odio... ti odio...
ti odio perchè ogni giorno so che nessuna, nessuna avrà il coraggio di amarti, nessuna saprà mai capirti, ti odi

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Auguri!

Vi auguro un FELICE NATALE e uno strepito 2014!
Purtroppo sono poco presente nel sito in quanto, dopo aver perduto la mia adorata madre, ho la mia amatissima cugina in ospedale, che lotta fra la vita e la morte.. che DIO NASCENTE vi benedica! PACE E BENE A TUTTI!



Un Corpo Pieno Delle Vite Degli Altri

Ore 10. 00 -LA CONFUSA:
Avete presente l'ansia da prestazione?
Non è vero che ce l'hanno solo gli uomini.
Sono tutte balle, la gente ti racconta una storia perché appare musicale all'udito o perché l'ha sentita dire da qualcun altro.
Non è mai vera.
Come quando a scuola, da bambino, l'insegnante di storia ti ha fatto credere che tu derivi dalla scimmia.
E poi quando l'ora successiva l'altra insegnante, quella di religione, ti ha rivelato che è stato Dio a crearti.
E tu ti ritrovi come un imbecille a chiederti per quale ragione l'insegnante di storia e quella di religione non si fossero incontrate prima delle lezioni per mettersi d'accordo su che cosa dire riguardo la tua origine.
Riesci a darti solo una spiegazione.
Quelle due non si parlano, hanno litigato di brutto.

Ore 12. 00 -L'ESALTATA:
Credo che qualcuno voglia mangiare su questo tavolo. Vogliono strapparmi alla mia tana di passaggio.
Mi spiace, non mi sposto.
Sto producendo, non si sposta una gallina che cova.

Ore 15. 00 -LA CODARDA:
Avete mai fumato? Avete mai smesso?
Se hai mai fumato e poi hai smesso non riuscirai più a goderti le pause.
É assurdo, quando fumi, una pausa da qualunque cosa diventa una sigaretta.
"Scusi tabaccaio, mi dia un pacco di pause".
Quando smetti all'improvviso ti ritrovi con un sacco di soldi ma completamente privo di intervalli.
E vivere 24 ore senza mai fermarsi non è piacevole.
É la schiavitù più assurda che abbia mai conosciuto.
Dopo pranzo ci sono un sacco di cose che potresti fare no?
Tipo rifare il letto, lavare i piatti, leggere un libro, giocare con il tuo gatto obeso che fa la muffa da mesi sul tuo divano, guardare la TV, ascoltare un buon disco di Chopin, degli Yes o dei Pink Floyd, fare una passeggiata, andare in bagno a svuotare l'intestino, farti le trecce.
O più semplicemente non fare niente, che sarebbe pure l'ideale.
E queste sono solo alcune delle importantissime cose che un essere umano può fare nei suoi 10 meritati mi

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   4 commenti     di: Sonia


Il campanello

Ho un campanello, fuori dalla porta, che ha un suono ironico, come volesse dire di aspettare ad aprire ché hanno suonato per scherzo.
Io lo so e gli do retta, cincischiando sempre un po' prima di chiedere chi è. Non suona spesso, perché abito in un luogo isolato e abbandonato da Dio, così almeno ho creduto fino a quel giorno, nell'unico modo che ho di credere a qualcosa che ancora non ha suonato il campanello della mia curiosità.

— Dlìn dlàn! — capii che qualcosa stava andando per il verso storto, perché mai si era permesso di suonare mentre frugavo nella spazzatura.
Cercavo lo scontrino d'acquisto della macchina tritaghiaccio che si è rotta prima ancora di addentare un cubetto, e l'aveva fatto subito dopo che avevo infilato la spina nella presa della corrente.

— Dlìn Dlàn! — insistette il suono, aumentando il mio fastidio
— Chi è? — dissi nervoso, sperando se ne andasse senza prima volermi stringere la mano
— Siamo venute a consegnarle un omaggio... — fu la timida risposta
— Lasciate pure sullo zerbino— dissi, allontanandomi dalla porta
— Non possiamo farlo— rispose una delle due
— Non ci è possibile lasciare a terra la parola che è rivolta al Cielo— ebbi un sobbalzo prima di rispondere
— Appendetela alla maniglia, allora... — vidi la maniglia abbassarsi piano e poi rialzarsi per riabbassarsi di nuovo, ma senza che ci fosse una spinta per aprire la porta
— Non riusciamo ad appenderla— dissero entrambe
— La prego ci apra— continuò la voce, quasi fosse abituata alla sconfitta
— No! — dissi io
— Non ho tempo per le sciocchezze! —
— Ma queste non sono sciocchezze, è la parola di Dio che vuole essere ascoltata dalle sue orecchie... — io non avrei aperto neanche a Satana, il macellaio che chiamavo così perché si era rotto il labbro superiore, scivolando sul sangue che bagnava il pavimento della sua bottega, proprio nel punto di attacco con quello inferiore, dando al suo volto l'esp

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   3 commenti     di: massimo vaj


Dissonanze Cognitive

Giulia ha deciso di dimagrire, ma non ce la farà.
La vita bisogna comunque salvarsela, e lei lo fa nutrendosi di un sentimento che si auto produce: l'invidia che percepisce negli altri nei suoi confronti anche senza evidenti ragioni.
Non lavora, abita con i genitori e sta sempre in casa.
Ha un marito che vede una volta a settimana perché non la sopporta, eppure l'invidia degli altri la percepisce nitida.
Ha deciso di dimagrire, ma trangugia il suo "Soilent", la sua sola forma di autonomia; ne produce in grandi quantità ingozzandosene come uno Zanni.
Mangiando un panino continuerà a postare la sua rabbia in rete, insieme alle poesie della Merini.


Centodieci psicologico




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Questa sezione contiene una serie di racconti brevi, di lunghezza limitata all'incirca ad una videata