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Racconti brevi

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Senza il clangore delle armi

— Padre... sono stanco di lottare per vivere, ho bisogno di pace non della guerra
— Per questo ho deciso di chiederle quando potrò entrare nel Monastero, per liberarmi dalle costrizioni date dalla guerra perpetua—
— Vedi figliolo... la guerra è la via più breve per raggiungere la pace e, per inversione analogica, la pace è la via più lunga per arrivare alla guerra
— Ma prima o dopo ti ci conduce
— A meno che...
— La ascolto, Padre... —
— A meno che tu non decida di vincere la guerra che angeli e demoni combattono dentro di te
— Perché tutte le guerre dell'universo hanno inizio all'interno dell'essere, ed è lì che devono essere pacificate
— Il centro di ogni realtà particolare è a immagine del Centro che ha generato il tutto
— E ogni centralità individuale vuole essere il centro di tutto
— Per questo combatte le altre centralità
— Per smettere di lottare il nostro centro deve sovrapporsi al Centro universale
— E la sovrapposizione si attua solamente nella perfezione di sé
— Se è la perfezione che cerchi dovrai lottare contro le tue imperfezioni
— E il rifuggire la lotta non ti aiuterà—
— Capisco, Padre santo, dunque il Monastero è un campo di battaglia? —
— Sì figliolo, una battaglia senza il clangore delle armi, dove sono le lacrime a scorrere, non il sangue—

   0 commenti     di: massimo vaj


Giro di valzer

Già... inizio e fine... tra essi i passi di valzer della vita, serie di attimi per dare interiorità alle emozioni... elementi fondamentali con le quali riempi di solleciti l'esistenza! E di quei solleciti configuri i sentimenti, e scopri incroci di tempo per i quali devi adoperarti in scelte di attraversamento... Ma tutto ciò sempre in nome di quel bisogno melodioso e cadenzato chiamato amore, nutrimento di affetti e relazioni, capacità di intendere gli altri come partecipi di un piano cosciente che quando abbassa, infine, il sipario conclude quello che hai condiviso in danze di bene e di male!
Poi entri in un'altra dimensione e forse, come in un giro di valzer ripreso dalla tua anima, continui la danza nel vivere degli altri... solo se sarà dolcemente ricordata!

   3 commenti     di: Marhiel Mellis


Zia Caterina

“Hai capito zia Caterina? Guarda dallo spioncino e se non conosci, non aprire. ”
“Proprio così signora, dobbiamo difenderci da questi delinquenti. Non dimentichi che con l’apertura delle frontiere è arrivata da noi solo la feccia. ”
“Sì zia, ci hanno mandato solo i delinquenti più ripugnanti. Rapinatori, violentatori…”
“Credo sia nel loro DNA. I romeni sono per natura violentatori e criminali. ”
La vecchia osservò i due giovanotti.
“Vi faccio un caffè? ”
“No, grazie signora. Allora, ha capito? ”
Caterina sorrise.
“Certo che ho capito. Non lo volete proprio un caffettino? ”
“Grazie zia, ma dobbiamo andare a fare il nostro dovere. Tanti sono gli anziani nel condominio. ”
Usciti che furono Caterina riprese in mano il libro che stava leggendo, ma dovette rialzarsi quasi subito perché bussarono alla porta.
“Chi è? ”
“Sono l’idraulico signora. ”
Caterina aprì facendolo accomodare.
Venga, il rubinetto che perde è di là. Lei è nuovo, come si chiama? ”
“Mio nome è Costel Gavriliu e vengo di Romania. ”
La donna lo osservò sorridendo.
“Bene Costel, le faccio un caffè? ”

   5 commenti     di: Rocco Burtone


Parallelismo

AUTOCOMMISERAZIONE.

Faccio schifo, faccio cagare, sono la larva di un embrione di un prototipo di un paradosso di uomo.
A 6 anni Mozart componeva sinfonie, io a 36 anni uso Microsoft Word. E dire che Mozart aveva molte meno possibilità di Me oggi. Io uso internet, ho il cellulare, la macchina, la moto, la bicicletta, uso i pattini e vado discretamente a valle con gli sci, so azionare un frullatore e un forno a microonde. Posso verificare l'esistenza di tutte le posizioni del Kamasutra in una manciata di minuti. E non uso la fantasia né una vicina di casa ninfomane. Informazioni, spettacolo, arte, notizie, sport. Ho tutto a portata di mano. E allora perché mi sento una merda??
Sogno di morire improvvisamente e in modo clamoroso: uno stadio di un missile impazzito che cadendo dalla ionosfera centra la mia auto lanciata in autostrada, una voragine profondissima ma di soli due metri di diametro che si apre improvvisamente sotto di me e mi inghiotte, muto, faccio appena in tempo a fare ciao ciao con la manina e.. pluf, non ci sono più. Meglio se a un matrimonio o a una comunione. E giù tutti a arrovellarsi e a dire che poveraccio non se lo meritava proprio, un caso su 10 milioni, anzi un caso irripetibile. La sfiga. Sempre ai migliori, ai più meritevoli.
Già perché la gente poi è così: se muori improvvisamente sei sempre un genio e un santo nel tuo genere. Anche Totò Riina sarebbe un bravo ragazzo strappato all'affetto dei suoi cari. Invece se ti spegni di un banale cancro o peggio di un insulso incidente non sei nessuno. Al massimo un po' di pietà.. come per le bestie al canile.
E invece no. Io li fregherei tutti: merda si, insignificante, pigro, falso e lussurioso.. ma con una morte come dico io resterei negli annali della storia. Imperituro. Sfolgorante. Fra 40 anni i miei amici sarebbero ancora lì... vi ricordate il povero Andrea?? Quante cose avrebbe potuto fare, brillante, intelligente, simpatico, estroverso, eclettico.. E giù a brindare alla m

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   0 commenti     di: Andrea M.


Il grande sogno

IL GRANDE SOGNO


Il vecchio lanciò lo sguardo dalla finestra: il giardino come d'incanto era fiorito, la primavera era arrivata; il buon Dio aveva fatto di nuovo il miracolo.
La sua carcassa stanca si muoveva a fatica, cercò di raggiungere l'uscita, si avviò verso la panchina che era in giardino e si sedette ad assaporare le carezze del primo sole primaverile.
Attonito, cominciò a frugare nei meandri della sua mente, tornò indietro nel tempo, si rivide quando da giovane inseguiva il suo gran sogno.
Vide lei, il suo grande amore, disperazione del suo piccolo cuore.
Isabella era una donna carismatica, esile, dai capelli lunghi e neri, dai grandi occhi scuri, con seni enormi che s'innalzavano davanti a lui come una sfida e mostravano quella parte di femminilità che lui amava tanto.
Vide lei, quel suo fondo schiena meraviglioso e quel modo di fare che lo facevano impazzire.
Il vecchio pensava che aveva rinunciato a tutto per amore di lei e mentre rifletteva su ciò una lacrima gli bagnò il viso rugoso e stanco.
S'appisolò e si risvegliò al tramonto, quando il sole era già scomparso dietro la collina e nel cielo s'intravedevano le prime stelle.
Entrò in casa e si sedette su una vecchia sedia a dondolo; era ora di cena, ma non aveva voglia di prepararsi nulla.
Era una vita, ormai, che viveva solo; anche il gatto che di solito gli faceva compagnia da una settimana non si faceva vivo. Era come scomparso nel nulla.
Il peso della solitudine lo sommergeva, non riusciva a distogliere la mente dal passato, tutti i suoi pensieri erano velati di tristezza: mai un attimo di gioia aveva solcato il suo giovane cuore.
"I sentimenti del cuore non invecchiano mai!" diceva sempre.
S'addormentò e si risvegliò all'alba.
I soliti pensieri gli martellavano la mente, si vedeva quando da bimbo giocava nel giardino.
Mai una carezza, mai un bacio da parte dei suoi genitori.
I suoi erano genitori all'antica. Pensavano che dimostrare affetto ai figli fosse

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La stanza bianca

La notte oscurava la strada, la luce dei lampioni creava dei coni di luce non abbastanza intensi da illuminare l'oscurità rendendola invece più fitta alla vista.
Daniele camminava in silenzio ripensando alla serata, sapere che Luca e Alissa si volevano sposare l'aveva reso allegro, erano insieme da otto anni e tutti sapevano che erano anime gemelle, quei due.
Proprio mentre sorrideva a quel pensiero scorse una figura sotto un lampione, era distante e non si poteva distinguerne i tratti del viso, indossava una giacca lunga marrone e un cappello a tesa larga.
Daniele era innervosito da quella presenza non perché fosse minacciosa, ma per il fatto che in quella strada difficilmente passava qualcuno oltre a lui, essa portava direttamente a casa sua nel mezzo del niente.
La figura si mosse uscendo dalla luce del lampione e diventando invisibile nella notte.
Il ragazzo continuò a camminare ma in maniera rigida a causa della diffidenza, all'improvviso si fermò. L'altra persona non era apparsa sotto la luce del lampione successivo e non se ne sentivano nemmeno i passi.
Daniele era solo sotto una luce che non faceva vedere al di fuori del suo raggio di illuminazione e con una persona sconosciuta nella notte vicino a lui. In quel momento gli vennero alla mente le tante sparizioni avvenute in città e del mistero dietro ad esse; la polizia non sapeva chi ne fosse l'artefice e che fine facessero i corpi, semplicemente le persone sparivano nel nulla.
Sentì una goccia di sudore percorrergli il collo, temeva di uscire dal cono di luce ma anche di rimanere li immobile sotto lo sguardo dello sconosciuto.
Strinse i pugni e decise di correre più velocemente possibile fino a casa.
Appena si mosse per fuggire senti un grosso peso dietro la nuca e svenne.

Quando Daniele rinvenne si ritrovò a fissare un soffitto a lui sconosciuto.
Era legato ad un lettino con dei lacci di cuoio alle mani e ai piedi, la stanza, completamente bianca, era illuminata da luci al neon c

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L'ex principe azzurro (tra le sue braccia)

... Mi sentivo un essere superiore, ma non lo ero per niente. E me ne sono reso conto solo qualche anno dopo. Quando poco prima di fare l'esame di maturità scendevo nei week-end a Milano e andavo ad un disco-bar gay poco distante dalla stazione centrale per flirtare con qualche ragazzo carino. Facevo il supponente anche con loro a dire il vero. Li consideravo tutti una massa di decerebrati. Ma durò poco. Uscito dal nido protettivo della scuola, e immerso appieno nella vita vera, ho presto imparato che non potevo far affidamento sulla mia cosiddetta intelligenza, perché alla fine esistono anche altre forme d'intelligenza forse più belle e interessanti della mia. Certo questo non vuol dire che io fondamentalmente non sia rimasto uno snob, anzi...

Il mio snobismo in realtà credo di essermelo tirato su in piedi, come un baraccone da circo, più per proteggermi che per altro.

Odio il mese di aprile. È un mese instabile. Ti prende per il culo promettendoti una bella stagione sempre più alle porte, un giorno, e poi quello dopo ti ritrovi vittima del freddo e del gelo.

Ma pasqua la odio ancora di più. E guarda caso quest'anno in che mese cade? In Aprile!

Inoltre dalla casa famiglia non mi hanno più richiamato. Non che in realtà ci sperassi molto. Non ho voglia di fare niente. E devo ancora, inoltre, prendere la paga di Febbraio. La noia mi uccide anche oggi, come ieri, o forse anche più di ieri. La differenza con ieri sta forse nel fatto che oggi non trovo più così efficace la scopata anti-noia. Morale della favola: la noia ha fatto anche drammaticamente diminuire il numero delle mie scopate.

Qualche settimana fa ho sentito via sms il mio ex-capo. Volevo testare un po' il terreno, per vedere se magari c'era una qualche remotissima possibilità di essere riassunto. Anche perché era l'unico con cui avessi potuto fare una cosa del genere, visto che dal giorno in cui è scaduto il mio contratto, non ho più sentito Roberta ne nes

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   4 commenti     di: frivolous b.



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Questa sezione contiene una serie di racconti brevi, di lunghezza limitata all'incirca ad una videata