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Racconti brevi

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Capelli

Si fissava nello specchio, con le mani in testa, stropicciava i capelli a destra e a manca, quei pochi che erano rimasti perlomeno. Aveva deciso che il giorno seguente avrebbe perfino cambiato l'illuminazione in bagno, per alleggerire le sue pene. Niente da fare, nemmeno con l'illuminazione più dolce riusciva a guardarsi nello specchio. Lo tormentavano, quei suoi capelli, erano sei capelli contati. Cercava di stenderli con cura su tutta la superficie della testa, per coprire quell'orrenda pelata che lo tormentava, niente da fare, non si stendevano nemmeno, sei capelli e pure stronzi, ognuno per la sua strada. Decise allora che si sarebbe comprato un berretto, così finalmente sarebbe stato capace di uscire di casa nuovamente, ritornare alla realtà, lì nel mondo di fuori dal quale era scappato per la vergogna. Aprì la porta di casa, raccimolò tutto il coraggio che aveva in corpo e si spinse fuori, si trascinava per la strada, con sguardo sfuggente incrociava le persone. Non aveva il coraggio di vedere le reazioni delle persone. Era tormentato dal suo pensiero, si ripeteva: "E certo, non dicono nulla perché non sanno cosa nascondo sotto questo cappello" e con sguardo pieno di invidia scrutava le lunghe chiome dei passanti. La sua vita oramai erano i capelli, i suoi capelli, i capelli degli altri. Pensava: "E certo che gli altri sono tutti contenti, con tutti quei capelli sarei felice pure io, e invece devo sopportare questa disgrazia"Accendeva la televisione e vedeva capelli, usciva per strada e vedeva capelli, non riusciva più a vivere, tutto il mondo girava intorno ai capelli, guardando le posizioni di rilievo che occupavano i suoi amici nella società, si diceva tutto preso dalla rabbia: "capelli! Capelli! Capelli!!! Loro hanno i capelli."Sdraiato sul letto, completamente affranto, non riusciva più a sopportare tutto quel dolore, si lasciò andare in un lungo pianto, si abbandonò completamente al suo destino di povero pelato. Decise così di levarsi quel berr

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   2 commenti     di: Kossakowski


Cigni neri

Ink e Hunk si amavano alla follia. Ink e Hunk erano due bellissimi cigni neri. Ink e Hunk erano due bellissimi cigni neri entrambi di sesso maschile. Essi popolavano le acque e le rive del piccolo lago di Novate Mezzola ; bacino idrico che tempo fa, prima che la capricciosa Adda venisse regolata come tutta la piana alluvionale, che oggi viene chiamata "Pian di Spagna", faceva parte di un unico specchio d'acqua, il ben più celebre Lario o lago di Como che dir si voglia.




Ink e Hunk passavano allegre giornate a sguazzare nel lago valchiavennasco, a procacciarsi cibo, e come già detto ad amarsi, fino a che un bel giorno i due sentirono in petto come un vuoto, come un senso di incompletezza. E così iniziarono a pensare e a ripensare dove potesse mai nascere in loro quel sentirsi così fastidiosamente incompleti, fino quasi ad ammalarsi.




Questo fino a che lo sguardo appannato di Ink, un giorno, non si focalizzò su Daisy, una graziossima "cigna" nera, anche lei abitante del piccolo lago, da lì un'illuminazione lo fulminò. Con una nuova luce negli occhietti da cigno, rivolto al compagno di una vita disse: "Amore, non c'è più da preoccuparsi, ci penso io, lascia fare a me..." e Hunk non ebbe nemmeno il tempo di rispondere niente, che l'altro era già sceso in acqua e con buona lena si stava dirigendo verso quella smorfiosa di Daisy.





Ink che era timido e imbranato come pochi quando si metteva in testa un determinato obiettivo però si trasformava completamente, e così nel giro di poco, con un corteggiamento efficacissimo, Ink riuscì a conquistare il cuore della bella Daisy.




All'inizio di questa frequentazione Hunk era gelosissimo, ma poi gli passò. Sì ricordò infatti delle parole che il suo amato gli aveva "dedicato" prima di lasciarlo. Lo conosceva bene il suo Ink, e insomma sapeva che alla fine dei conti c'era da fidarsi.




Un bel giorno dalla storia d'amore (?) tra Ink e Daisy nacquero delle uova. Daisy

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   5 commenti     di: frivolous b.


Diario 23/05/2016

Quello che ho capito non era molto. Ma bastava, a dirla tutta, per non crepare santamente come un padre di famiglia qualunque.
Tira e ritira e la corda si spezza. Questo avevo capito. E non restava che prenderne atto, ahimè, ostentando una certa sicurezza in materia di depressione.
Il tempo, alle volte, parla una lingua strana. Puoi conoscere le più impensate strategie dell'interpretazione, mostrare il tuo gran petto per quanto riguarda l'essere ferrato nel capire certi dettagli, ma non puoi prevederlo, il tempo. No! Quello stesso tempo che ieri ti parlava con un accento dolce e oggi ti mostra il suo piccolo muso digrignato.
Il tempo era la morte, l'inizio e la concretizzazione della morte, questo vago accenno di ridicolizzazione della certezza, quest'entità che ti muta negli affetti, che ti agguanta per le palle, un giorno felice, l'altro giorno come già morto. Era, in pratica, la più alta forma di instabilità e caducità che potevo comprendere sulla mia pelle.
E così sono sfiorito. O forse è meglio dire sfiorisco, ogni giorno, pian piano, come una rosa morta.
Ma cosa vuoi farci, la vita balla una danza assai confusionaria. È l'insensatezza il suo motivo principale. Qualcuno cerca Dio, io cerco Dio, forse perché non m'accontento della mia infelicità e le voglio dare una collocazione. M'hanno fatto professore in infelicità, alla gran cattedra dei bambini depressi. E tutto quello che mi rinvigorisce, oggi, è buttare giù quattro parole. Cosa vuoi farci, siamo tutti un po' strani. O no?!

   0 commenti     di: Ferdinando


Il Ritratto

La sveglia è quell'oggetto strano, come una piccola arma studiata per riportare il pensiero degli esseri umani su questa terra, dentro al vuoto quotidiano, dentro al marrone e al grigio.
Nutrivo un profondo odio verso questo oggetto ma ero costretto a tollerarlo e lui o meglio lei mostrava le sue ore sfacciate e il suo ticchettio mi sembrava avesse un suono vagamente volgare.
Quella mattina però se la vide veramente brutta. Suonò a lungo perché ero immerso in un sogno bellissimo che non volevo abbandonare. Fu Kathrine a scuotermi affinché ponessi fine a quel rumore insopportabile, allora mi riscossi e una manata energica rifece piombare la casa nel silenzio.
Nonostante l'avessi percossa, quella bestia infida mi mostrò con la sua solida spavalderia che erano le dieci del mattino, il quotidiano reclamava il mio corpo, urlava i miei doveri.
Certo non era facile con il corpo di Kathrine così caldo, così sodo che giace addormentato vicino a me. È proprio bella mi sembra quasi un sogno, mai avrei pensato di abbordare un pezzo di femmina così.
Quando l'ho vista entrare, nel ristorante dove lavoro, al fianco di un uomo molto elegante, molto più anziano di lei, le orbite degli occhi mi erano schizzate fuori e a stento sorressi la lingua. La sinuosità di quel corpo sembrava avvolgere l'intero locale, tanto gli uomini quanto le donne si trovarono coinvolti in quelle movenze che sembravano evocare una danza antica. La cascata dei biondi capelli mi offuscò per un secondo la vista e una vaga leggerezza si impossessò delle mie gambe.
Senza accorgermene seguendo un impulso selvaggio, mi adoperai intorno a quella coppia, cercando di servirli in maniera impeccabile.
Sfoderai dei sorrisi caldi e inquietanti diretti a quella donna, ero stregato e, a differenza di come mi era successo in passato, me ne fregai di quel vecchio che gli sedeva accanto.
Con un'eleganza, che mi sorprese, ogni qualvolta mi avvicinavo al suo tavolo, trovavo un buon motivo per sfiora

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   0 commenti     di: silvia leuzzi


Regali di Natale

Si avvicina Natale e come ogni anno si insedia nella testa un tarlo insistente: cosa regalare?

Io ho risolto: per amici e parenti di tutte le età una confezione di camomilla (piccola, la più piccola possibile, per motivi economici). Sono tutti incavolati per la manovra, così si calmano. Anche i bambini che, con la loro sensibilità, assorbono quotidianamente il malumore e il nervosismo degli adulti.

Resta il problema di cosa regaleranno a me.
Prevedo come ogni anno molti regali riciclati e non mi lamento ma ho posto un veto assoluto (a voce, per telefono e con e-mail): nessuno provi a regalarmi un libro. Ho ottimi motivi per non leggere.
Mi si potrebbe aprire la mente e il cassetto della fantasia e... sai che spifferi...
Correrei il rischio di raggiungere in volo paesi lontani e... ho il terrore degli aerei...
Potrei imparare a comunicare i miei sentimenti e... mi sento così protetto nel mio guscio di introversione costruito con la fatica di anni...
Non avrei più tempo per giocare con i videogiochi... e mi sentirei vecchio...
Arricchirei il mio linguaggio i miei interessi e il mio bagaglio culturale e... arricchirsi in questo periodo di crisi è immorale...
Mi aumenterebbe la curiosità e... curiosità è femmina e io voglio salvaguardare la mia mascolinità...
Rischierei di mettermi a riflettere e... mi spaccherei in mille pezzi come uno specchio... attirandomi una sicura sfortuna che mi porterebbe a perdere tempo prezioso a pormi, diononvoglia, delle domande...

Avete capito? Niente libri per carità.
Voglio rimanere tal quale sono, non ho la minima intenzione (pussa via!) di migliorarmi.



Delusione

Da pochi giorni ero al mare in vacanza, con i miei genitori,
Oramai stanco di essere sempre solo, dopo una lunga discussione li convinsi ha lasciarmi ritornare a casa.
Quando quel pomeriggio, poco prima della partenza, mentre passeggiavo lungo la spiaggia incontrai una splendida ragazza che, subito mi colpì per la sua straordinaria bellezza.
Mentre mi girai per guardarla inciampai in un uomo che prendeva il sole con i piedi immersi nell'acqua e rotolai per terra come un pirla, tra le imprecazioni di quella persona.
Mentre la splendida ragazza sorridendo mi aiutò a rialzarmi dicendomi di stare attento mentre cammino sulla spiaggia e non guardarmi intorno come un allocco.
In quei pochi momenti sembrò essersi installato tra noi anche un certo filing, tanto da riuscire a strapparle un appuntamento per quella sera, sulla spiaggia. Per quell'incontro avevo rimandato la mia partenza.
Ero felice, finalmente per la prima volta ero riuscito a trovare il coraggio per invitare una ragazza a uscire con me, anche se lei sembrava avere alcuni anni più di me.
Ma in quel momento non mi importava nulla, era la prima volta che uscivo con una ragazza così bella e anche se ero molto emozionato avrei cercato di dare il meglio di me.
Ci siamo trovati come d'accordo sulla spiaggia, dopo alcune parole ci siamo seduti sulla sabbia a guardare il mare,.
Quando lei all'improvviso si spogliò e sdraiandosi su di me si preparò per fare l'amore.
Io rimasi fermo non sapevo cosa fare, mentre lei su di me si dondolava come un onda del mare.
Quando poi giunse al momento cruciale, la sentii sospirare e subito dopo su di me lasciarsi andare.
Non ci credevo mi sembrava di sognare l'avevo incontrata soltanto quel giorno in riva al mare, ed ora era qui tra le mie braccia, la potevo stringere, abbracciare, mentre contro il mio petto il suo cuore sentivo palpitare.
Subito dopo lei si allontanò, mentre io rimasi a guardarla, felice per quella mia prima esperienz

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   0 commenti     di: Giuseppe Loda


Kim e Borg - quinta parte

Le escursioni in città andarono decisamente meglio.
Borg aveva fretta: prima che il fratello tornasse a casa voleva vivere insieme a Kim le sue prime, decisive impressioni sulla città eterna.
Decise di evitare musei e mete scontate quali Colosseo e Fontana di Trevi e la scarrozzò invece da una panoramica all'altra per farle avere visioni d'insieme: dallo Zodiaco di Monte Mario, dalla terrazza del Pincio, dal belvedere del Gianicolo, Roma infatti si mostra in tutto il suo fascino maestoso per poi svelarsi mano a mano come uno scrigno dai variegati e ineguagliabili tesori.
Il Foro Romano glielo fece vedere dalla terrazza del Campidoglio, al tramonto, quando i ruderi sembrano d'oro antico e la brezza stempera la calura e ti solletica lieve la pelle.
Pensò poi di presentarle la basilica di San Pietro in modi particolari: prima la condusse a via Piccolomini dove, per uno straordinario effetto ottico, più ci si avvicina alla cupola di Michelangelo più la si vede allontanarsi, poi andarono sull'Aventino, dove c'è il celeberrimo "buco di Roma". Si tratta del un buco della serratura di un portone, da cui si vede in tutto il suo splendore il Cupolone incorniciato dalle romantiche siepi del giardino del priorato dei Cavalieri di Malta cui il portone in questione appartiene. Kim, che era incantata di tutto, qui rimase addirittura esterrefatta e, a sentirla ripetere "Incredibile! Non me lo dimenticherò per tutta la vita!", Borg pensava, soddisfatto: "Touchèe! Era quello che volevo, bambina!".
Più passavano i giorni più gli piaceva: non era solo bella, era anche simpatica, alla mano e sapeva preparare dolci da brivido. In quattro e quattr'otto impastava gli afghan, biscotti a base di cornflakes, cocco in polvere, cioccolato, panna e noci. Mamma Franca, che non aveva peli sulla lingua, li definì un vero e proprio attentato alla linea e alla salute(preferiva di gran lunga gli anzac, più leggeri e digeribili), ma papà Mariano ne fu conquistato e incomin

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Questa sezione contiene una serie di racconti brevi, di lunghezza limitata all'incirca ad una videata