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Racconti brevi

Pagine: 1234... ultima

Radici

Il cavaliere si fermò un attimo, si guardò intorno, vide la sua anima tornare libera.
Era l'anno 1236...
Le vite si mescolavano rincorrendosi nel tempo... le storie iniziavano puntualmente dalla fine. La fine era sempre la rinascita di una nuova vita.
Jimmy scese da cavallo e avvolto da una spirale di nebbia, si ritrovò in un'altra vita.
Il destino non era poi così cieco, come la maggior parte degli uomini pensava.
Le storie erano un intreccio di pensieri dispersi nel tempo arcaico della memoria.
Jimmy stava attraversando questo tempo costruendo tassello dopo tassello nuove vite, che si fondevano in un'anima sola.
Era alla ricerca della sua prima vita...

Quante volte, aveva chiesto a se stesso: chissà che viso avessero avuto i suoi avi; e chissà com'era stata la loro vita terrena... quante domande, senza mai una risposta.
Voleva scoprire a tutti i costi le sue radici.
Voleva conoscere, tutto quello che il passato gli aveva occultato.
L'unico avo che egli ricordava: era suo nonno materno.
Di lui, aveva tuttora un dolcissimo ricordo, che custodiva gelosamente nel suo cuore.
Lo rivedeva come fosse ora, seduto su una sedia di paglia col cappello in testa
e l'inseparabile pipa, che egli gli accendeva con una lente catturando i raggi solari.
Allora, era un ragazzino solitario, amava stare solo e non sopportava la compagnia dei suoi coetanei.
Aveva un'indole solitaria che lo teneva lontano da tutto e da tutti.
Stava bene solo con se stesso. Si sentiva come un albero senza radici.
Era, alla loro ricerca...
Fuori il vento ululava come un lupo affamato.
La luna spargeva i suoi raggi illuminando il sentiero che conduceva a esso.
Egli si fermò un attimo, tirò fuori dal pacchetto stropicciato una sigaretta, la portò alla bocca, strofinò il fiammifero su una roccia proteggendo la fiamma con la mano per non farla spegnere, e la accese.
Intanto, mentre osservava incantato la luna: con la bocca boccheggiavano nel cielo anelli di fumo che serpeggiav

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L'uomo è un essere straordinario

l'uomo è un essere straordinario. con caratteristiche straordinarie. e qualità straordinarie. l'uomo, dentro di sè, è felice.. per la maggior parte del tempo.
.. e quando finge di ascoltarmi, lo amo. è un grande atto di devozione, per l'uomo, fingere di ascoltare la donna.



Blackout

«Ci vediamo settimana prossima, controllate la bacheca che al massimo domani carico la dispensa di oggi. ».
Raccoglie le sue cose e non c'è più nessuno, tutti sono già fuori dall'aula e in corridoio sento le voci che si avvicinano al fine settimana. Mi alzo e lo avvicino che sta ancora litigando col microfono, che non riesce a spegnere. Premo il tasto "off" che era nascosto sulla porzione di bacchetta che si ostinava a non controllare, mi guarda e mi ringrazia, rigido, stanco, voglioso quanto me di un po' di tranquillità. Si perquisisce che già sto cercando il pacchetto e quando mi chiede la sigaretta gliela sto già sventolando, l'invito migliore per fare quattro chiacchiere e poi tornare in qualsiasi posto che non sia questo.

«A che anno...? ».
«Fuori corso. », gli rispondo, secco, con un mezzo sorriso. Nessun preambolo, non serve.
«Primo? ».
«Ultimo. » e sorride, complice. Una smorfia vera, non di circostanza, ha capito che ciò che ho detto non è la promessa di rito, quella per "sembrare" bravo. È un desiderio allo stato grezzo.
Appoggiamo zaino e borsa sul muretto e ci accendiamo la sigaretta. Prima lui e poi io, e il cortile è sgombro di studenti e la sera si sta avvicinando, con il primo freddo.
«Come sta andando? ».
«Quest'anno sono più faticosi, ma sopravvivrò. » mi risponde, poi cerca la parole giuste: «Tu? ».
Prendo fiato, come una rincorsa, e butto fuori tutto in pochi secondi, come se non avessi aspettato altro che quella domanda: «Se tutto va bene l'anno prossimo mi laureo. So già da chi farmi dare una mano per la tesi. » e lo guardo, gli entro negli occhi, dimostrandogli tutto il rispetto che merita, quello che si è costruito con lezioni appassionate e appassionanti, la brillantezza intellettuale e spirituale che non annoiano mai. Un mentore. Il mio mentore. Lui non lo sa, non può saperlo, non posso dirglielo. Ma sarà un esempio, qualsiasi cosa farò dopo.
Sorride un po' imbarazzato, fa un tiro e poi un alt

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   24 commenti     di: Guido Ingenito


... E il porco si librò in volo

. . . E il porco si librò in volo, il corpo goffo e imponente proiettò un'ombra nera come petrolio su tutta la ridente fattoria, le galline deposero uova in sequenza non appena alzando il becco dal consueto banchetto d'elminti, scorsero prorompente l'enorme suino aleggiare ingiustificato nel cielo sopra le loro teste, sostituendosi al sole come una nuvola scura che preannuncia tempesta.
Le spighe di grano ne furono alquanto scosse, private del loro prezioso sole, insorsero organizzando dapprima una protesta pacifica per reclamare i propri diritti -"sole uguale per tutti", "come cresceremo i nostri chicchi?" e "aboliamo la mietitura" nell'impeto del momento, e successivamente, a seguito di un voto democratico venne istituito un sindacato per la difesa dei diritti del grano (SDDG) che ebbe però vita breve in quanto, dopo la sua fondazione, nulla effettivamente cambiò e i timidi sforzi dei suoi membri non portarono a nessuna soluzione soddisfacente, pertanto i vertici del comitato furono accusati di false promesse e condannati a mietitura precoce.
Nel contempo l'enigmatica bestia sembrò essersi stabilizzata ad una distanza di circa 50 metri dal terreno divenendo un'enorme macchia rossastra nel cielo, la parte superiore del corpo, compresa la testa, era completamente oscurata dal bagliore accecante del sole, che scagliandosi sul dorso dell'animale ne disperdeva i raggi all'esterno risultando in una composizione piuttosto simile ad un eclisse solare.
La singolare situazione sortì particolare turbamento all'interno del gregge di pecore, nessuno di loro aveva mai avuto esperienza di un evento simile, nemmeno i più anziani che, abituati a pascolare da molto ed avendo albergato in diverse greggi nel corso della loro vita, davano spesso testimonianza di grande esperienza del mondo. Tuttavia tra le pecore, l'autorità del più anziano all'interno del recinto era indiscussa, per cui l'intera mandria si riversò verso il più vecchio, mendicando guida e solu

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   1 commenti     di: Latah


La venezia di ieri

Sospesa a lungo ai margini dell'immaginazione, che m'incamminavo nella Venezia d'un tempo e fra calette e ponti intravedevo un Casanova che rincorreva donzelle per avventure galanti.
Svolazzanti dame con abiti sfarzosi, civettavano con sorrisi e intese là dove salotti di gran duchi, facevano del pettegolezzo un modo di vivere.
Sontuosi palazzi con ampi androni che così vagabondando, mi trovai in piazza San Marco e quello che vidi mi lasciò senza fiato.
Ambulanti che trascinavano i loro carretti urlando e decantando la loro mercanzia, i negozi illuminati da candelabri d'argento, da vettovaglie ricamate e incise, le alchimie dentro ampolle in bella vista di unghienti miracolosi, o delle spezie venute da mondi lontani per afrosidiaci, incantando anche il più avveduto viaggiatore, l'emporio delle stoffe, dove mani femmininli toccavano la frusciante seta, per poi adornarne con magnifica maestria e alteragia, l'incantevole andatura del corpo e mostrandosi ai più attenti avventori, che al chiaro di luna invitavano la damigella al ballo in maschera.
Anche Venezia sembrava nascondersi.
Fra le strette vie, una lucerna oscillava scandendo le ore delle tenebre, intimando che tutto andava bene, era il guardiano che sotto al grande cappello a larghe falde avvolto nel grande tabarro, si dileguava nella notte.

   8 commenti     di: augusta


Una notte tranquilla

Caldo, fa stramaledettamente caldo.
Lancio un'occhiata al condizionatore rotto da mesi e scuoto la testa, il comune se ne frega se il reparto di pronto soccorso è più afoso dell'inferno.
<<Che si dice?>> Domando passando accanto a un annoiatissimo autista di ambulanze che neppure mi considera.
Non mi piacciono le serate tranquille, sono più inquietanti di quelle movimentate. Ho sempre la sensazione che stia per accadere qualcosa di terribile.
Mi lascio cadere sulle sedie di plastica dura nella sala d'aspetto. Se penso che devo passare qui tutta la notte senza aria condizionata, mi prende il nervoso.
Quando scelsi medicina credevo che fare il medico nel reparto emergenze fosse eccitante. In realtà molti incidenti sono prevenibilissimi, solo che le persone se le cercano. Pensate che una volta ho dovuto tagliare via della pelle a un uomo che era stato incollato alla tazza del water per scherzo. Senza contare i problemi cardiaci dovuti al viagra, alle droghe, alle sigarette, tutte cose che si possono evitare, ma la cosa che mi fa incazzare di più, è il fatto che i miei pazienti siano sempre più giovani. Di solito arrivano qui dopo aver sbatacchiato addosso a un muro mentre correvano in macchina, ma non mancano quelli che si calano di tutto.
Mi accendo una sigaretta, dopotutto è meglio morire di cancro che di noia.
L'autista dell'ambulanza mima i gesti di un suonatore di chitarra mentre la radio spara a tutto volume un pezzo metal. Se state pensando che è sia un comportamento scandaloso dato che siamo vicini al reparto di pronto soccorso, benvenuti nell'era moderna.
Forse farei bene a mandare davvero il mio curriculum agli ospedali europei. Molti miei colleghi se ne vanno in Francia, Spagna, Germania, dove li pagano meglio e non stanno a soffocare di caldo in un reparto vuoto.
Un rumore strano attira la mia attenzione. Davanti a me c'è una ragazzina in condizioni pietose.
<<Ci risiamo>> sussurro vedendo come trema << guarda che prima devi registrart

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   8 commenti     di: Noir Santiago


L'odore dell'erba bagnata

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   4 commenti     di: Ottavio Miano



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Questa sezione contiene una serie di racconti brevi, di lunghezza limitata all'incirca ad una videata