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Racconti brevi

Pagine: 1234... ultimatutte

Nove lettere

- Mi fanno male le gambe. -
- Non me ne parli, guardi! Certi giorni ho una tale pesantezza... -
- E le braccia. -
- ... che quasi non riesco a camminare. Come dice, le braccia? Oh, sapesse le mie,
un dolore, ma un dolore... -
- E la testa. -
- ... che non ti dico. Anche lei con l'emicrania? Dei giorni mi scoppia, quasi quasi
mi ucciderei... -
- E i coglioni. Solo quando mi girano, però. -
- ...??? -
- Ho il Parkinson. Non si preoccupi, però, non è contagioso. Non dovrebbe, credo. -
Una parola. Nove lettere. Magiche. Vi creano il vuoto intorno, soprattutto se rafforzate il concetto con il termine "morbo". Finalmente potete mettervi a sedere, nella sala d'aspetto del vostro medico, senza essere costretti a un serrato scambio di opinioni sui vostri e altrui malanni. Il veloce colloquio riferito all'inizio, intrattenuto con una signora ne è la riprova. Pur nella compulsione di diagnosticarsi tutti i mali dei suoi vicini si è dovuta arrendere, e di fronte alla mia impudicizia non ha potuto fare altro che andarsene indignata, regalandomi comunque un "Li dovrebbero tenere in isolamento, però" prima di uscire. L'unico vero inconveniente consiste nella probabile cattiva opinione che potrebbero farsi di voi gli eventuali osservatori a distanza, nel vedervi pian piano rimanere da soli, abbandonati dai vostri vicini.
Il neurologo che per primo mi diagnosticò tale malattia, nascondendola però dietro il meno sconfortante appellativo di "Sindrome Extrapiramidale" non riuscì a celare il proprio imbarazzo di fronte alla mia richiesta di chiarimenti, tentando di uscire dall'impasse parlandomi di disfunzioni dei movimenti volontari e di quelli involontari.
- Le prime sono le paralisi. Non si preoccupi, non la riguardano.
Lo credo bene, visto che avevo raggiunto l'ambulatorio a piedi.
- Per il secondo tipo, prima di pronunciarmi dobbiamo fare dei test.
Concluse il discorso fissando un nuovo appuntamento,

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Io sono una castagna

Ho trascorso tutta l'estate senza avere nulla di cui aver paura godendomi il tepore del sole, anche se non sono mai riuscita a vederlo. Potevo solo avvertirne la presenza attraverso le pareti della mia piccola casetta. Da qui non potevo rendermi conto di cosa succedesse fuori ma avevo imparato a riconoscere il fruscio del vento, il gocciolare della pioggia e persino il canto di varie specie di uccelli. Non mi ero però resa conto del trascorrere del tempo anche se mano a mano che diventavo più grande sapevo che si stava avvicinando l'autunno.
Il calore non era più quello di prima e c'erano sempre più giornate in cui il vento faceva dondolare le pareti, il pavimento, il soffitto. Poi pochi giorni fa ho iniziato a vedere lassù in alto un piccolo spiraglio di luce entrare da una fessura sulla parete. Era la prima volta che la vedevo e rimasi per qualche istante fissa ad osservarla. Iniziai a guardarmi intorno, e con mia grande sorpresa mi resi conto che in casa con me c'era qualcun altro. A dire il vero avevo sempre avvertito altre presenze intorno a me ma credevo che si fosse trattato solo della mia immaginazione. Adesso eravamo in tre ad osservare con un po' di preoccupazione la fessura allargarsi lentamente, ogni giorno di più. Iniziavamo a distinguere il mondo fuori dalla nostra piccola stanza, si vedevano alberi, tanti alberi, illuminati dalla luce del sole che mai avrei immaginato così forte e luminoso.
La notte scorsa c'è stato molto vento e al mattino per poco una di noi non è caduta fuori rischiando di finire addosso ad uno di quegli strani animali scuri che tutti i giorni arrivano qui sotto e iniziano a scavare con il muso tra le foglie. Chissà cosa stanno cercando?.
All'improvviso uno di loro ha sollevato la testa e in un angolo della bocca ho visto una cosa che mi ha sconvolta: una di noi, aveva tra i denti una di noi!
Mi sono guardata attorno, per fortuna c'eravamo tutte. Non potevamo cadere adesso, non potevamo fare quella fine! Ci sia

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   1 commenti     di: bruno


L'Affitto

Credo tu sia felice con lei.
Certo hai tutto quello di cui hai bisogno, tutto quello che si possa desiderare, ma io sono qui, io ti aspetto, so che verrai, si... verrai.

Venite sempre qui quando fa freddo. Forse comprare oggetti vi mette calore.
Qui, in questo centro commerciale, in quest'arnia di sconosciuti, in questo complesso di cemento e luci artificiali.
Aspetto fuori. So dove lasciate l'auto, sempre nella stessa zona.

Eccoti...
Non faccio in tempo a pensarlo che già vi prendete per mano ed entrate nel caos.
Vi prendete sempre per mano...
Le conosco sai, le tue mani? Le riconoscerei tra miliardi.
Quante volte le ho osservate mentre dormivi, quante volte le ho studiate.

Questo cappotto non è l'ideale. È troppo sottile e qui fra poco nevica.
Sono stanca e goffa. Ciò che devi sapere lo saprai meglio vedendo ciò che ho nascosto sotto questo cappotto, per te.
Spero nessuno lo noti. Qualcuno potrebbe insospettirsi, capire o peggio, non capire e dare l'allarme prima che io lo faccia.
Perché devo farlo e basta. Non posso più vivere in questa morte, con questo rimorso. Di notte vengono a trovarmi strani individui nel sonno allora non dormo. Non voglio più vederli, li riconosco e mi tormentano senza sosta.

L'ho fatto per te...
L'ho fatto per me...
Ho... fallito!

Sono passate due ore e finalmente la porta si apre a voi.
Sei bellissimo... ti amo...
Si, ti amo ed é per questo che vi raggiungo, per questo aspetto che lei si sieda al posto di guida, per questo apro lo sportello dalla tua parte...
"... questo era l'orso con cui dormivi.. é grande.. era il tuo preferito... ti chiami Amore nel mio cuore...
Eccolo!
Ed io sono tua... madre."

   14 commenti     di: laura cuppone


Codice segreto

Nessuno come lei sapeva leggermi dentro.
Il suo sguardo penetrava negli anfratti del mio cervello.
Mi avvicinavo sorridendo e fissandola.
Nessuna insicurezza traspariva dal mio incedere.
Non tolleravo il dono che Dio le aveva regalato.
La sua presenza tagliava l'aria come una lama di luce in agosto.
La mia era una sfida perenne.
Sentir pronunciare il mio nome da lei mi dava i brividi.
La mia torturatrice conosceva bene le regole del gioco e mi faceva cadere nella trappola col boccone più dolce.
Sentimenti contrastanti si dibattevano in me. Si inseguivano intersecandosi e mentre camminavo si separavano correndo su binari paralleli.
Alla sua prima richiesta, l'odio prendeva il sopravvento e la passione finiva nelle sabbie mobili.

Nella spiaggia assolata distesa come lucertola bionda lei mi appare come l'arcobaleno dopo il temporale.
Dieci anni non l'hanno cambiata.
Incerto mi allontano ma una mano invisibile mi spinge verso di lei.
Il mio passo ricorda il passato.
Sorpresa, sorride :
- Certo che mi ricordo di te - ed esclama il mio cognome. Aggiunge anche il nome... che dimostra non aver rimosso.
Le emozioni mi investono come il fiume in piena e scendono a valle riportando in superficie il sentimento represso.
È lei a rivelarmi il codice segreto del nostro rapporto.
Il suo sguardo è eloquente : il sole d'agosto brilla solo per me.

Non c'è più la cattedra a dividerci.



Amici per la pelle

Il mio nome è Nunzio e sono il figlio maggiore dell'ex farmacista di un piccolo paesino.
Oggi è mio fratello Vittorio ad aver preso il posto del babbo nella conduzione della farmacia, e forse in futuro lo sostituirà suo figlio Alessandro, ma è presto per dirlo, ha appena dieci anni
Immagino vi domanderete perché non sia toccato a me, il maggiore dei figli, assumere l'onere di proseguire nella professione di famiglia? (mio nonno fu il primo farmacista).
Semplicemente perché invece della facoltà di farmacia ho scelto di essere un sacerdote, e converrete con me che non sono più i tempi in cui sacerdoti e fratonzoli trafficavano con alambicchi, polverine e pomate per i geloni.
Non chiedetemi come o perché il figlio più indisciplinato di una famiglia medio borghese abbia potuto fare una simile scelta.
Di solito, quando me lo chiedono, non so cosa rispondere, a volte invece, mi limito a raccontare un episodio della mia vita, di quando avevo dodici anni, perché credo che tutto sia nato in quell'inizio di Giugno di tanti anni fa...

«... come vi ho già detto a quell'età ero un discolo con pochissima attitudine allo studio, ma che bene o male frequentava la seconda media e che un giorno, uscendo dalla scuola, vide un ragazzo della sua classe che stava tornando a casa portando sulle braccia tutti i suoi libri.
Osservandolo mi domandai «È proprio un tipo strano, chissà perché uno dovrebbe portarsi a casa tutti i libri, venti giorni prima della chiusura dell'anno scolastico? »

«Quel ragazzo non era mio amico, in classe era uno dei più taciturni, e per la verità non ero particolarmente attratto dal quel suo carattere schivo e riservato.
Come per tutti i sabati e le domeniche anche quella volta avevo pianificato ogni mia ora, tra l'altro quel sabato era il compleanno della mamma, però rimasi talmente scosso dall'espressione seria che notai sul suo volto, che indugiai più del normale osservandolo piuttosto a lungo, poi, com'era mia abit

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   4 commenti     di: mariotto Back


Il giardino di zinnie e dalie

Non era un giardino, ma piuttosto un orto. In quel minuscolo fazzoletto di terra davanti alla loro casa, la nonna ci coltivava l'insalata, i pomodori, le zucchine e - a chiazze - erano seminate come delle aiuole di zinnie e lungo tutto il perimetro crescevano delle siepi giganti di dalie... Era un magico colpo d'occhio di semplicita' e gaiezza, il tutto poi con magari l'aggiunta dei profumi non solo dei fiori, ma anche di quelli che arrivavano dalla cucina, di pietanze semplici eppure impareggiabili (ah quelle buone peperonate o gli agnolotti fatti in casa!!!).
Dall'alto dominava il pero gigante, carico di minuscole pere che, quando cadevano, attiravano tutte le api del paese...
Com'era sereno il cielo durante quelle estati!



Oggi va così

Insensata voglia di equilibrio.
Corro. Sento il vento sulla faccia. Le guance fresche dei pomeriggi primaverili, dopo aver fatto i compiti.
Le mani di mia madre. Una carezza anche quando non me la merito. Ancora oggi.
Ho sempre avuto troppa fretta. E adesso vorrei tornare indietro.
Mi affatico ma il traguardo è sempre a un passo.
Mi mordo le labbra e sorrido lievemente.
All'improvviso ho il cuore in gola. Lo abbraccio forte mentre dorme. Senza svegliarlo. Il mio respiro si sincronizza col suo. A volte di notte osservo il suo profilo perfetto. Cerco di cogliere qulche espressione segreta che di giorno non si vede. Ora che mi basto, sto bene con lui.
Sono al limite delle forze ma mi chiedo se mi sto impegnando abbastanza.
Vorrei piangere come si deve. Senza che nessuno mi chieda perchè.
Non so cosa non va. È che niente mi sembra mai abbastanza.
Gli occhi azzurri di mio padre. Ci vedo dentro il mare di quand'ero piccola.
Mi mancano tante cose e mi sembra di non riuscire a riafferrarle.
I pensieri mi si accavallano nella mente. Scatti disordinati di attimi confusi.
Profumo di vaniglia. Intenso. Eppure svanito. Come le promesse che non ricordo neanche più.
Lo sferragliare del treno. Mentre mi bastava non arrivare.
E quei jeans sbiaditi. Orrendi. Buttati. Mi chiedo come ho fatto a comprarli.
L'ombra della vela. E quell'ondeggiare così dolce che mi sembrava di essere fuori dal mondo.
Toccarmi i capelli. Mi ha sempre fatto venir sonno.
E le amiche bambine. Sui pattini, mano nella mano per non cadere.
Le scale mobili. Chissà se riuscirò mai a scenderla tutta quella che va su.
Le mani nella neve. E la neve in bocca.
Ora che ho le guance bagnate rido.




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Questa sezione contiene una serie di racconti brevi, di lunghezza limitata all'incirca ad una videata