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Riflessioni

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A MIO PADRE

Non è un racconto ma non potevo metterlo nelle poesie, è semplicemente una lettera a mio padre.

Quando ero bambina mi riparavo stretta stretta tra le tue braccia, poi guardavo in su per scorgere il tuo viso che mi faceva le smorfie. Mi alzavi per aria, io ridevo, gridavo di gioia abbracciata al mio papà e lo sguardo verso il mondo.
Crescendo mi hai sollevata tutte le volte che cadevo, mi hai guidata verso la strada giusta, ma mi hai seguita anche nei percorsi sbagliati, in silenzio, rispettoso e paziente; abbiamo riso e pianto insieme; non sempre ci siamo capiti ma siamo stati sempre vicini.
Mi hai insegnato il rispetto e la lealtà, la vita mi ha dato il coraggio e le delusioni ci hanno messo la forza.
Ora non sono più bambina, le tue mani sono rugose, i tuoi occhi sono stanchi dopo avere visto così tanto ma continuano ad avvolgere e accarezzare ogni cosa su cui si posano, le tue parole sono forse un po’ più dure ma sempre fragranti di semplicità. Non hai mai adeguato la tua voce chiassosa e i tuoi gesti schietti e a volte irriverenti; e soprattutto non hai smesso di protestare e di andare contro corrente, anche adesso che dovresti riporre certi rancori.
Il tuo cuore è ancora intatto, eppure è caduto così tante volte…. Credi sempre nell’onestà che ti ha fatto da impalcatura e da scudo contro tutto quello che la vita ti ha scagliato addosso; hai scelto le strade più lunghe, quelle meno facili, ma eri sicuro di arrivare comunque.
Io sto proseguendo il cammino che mi hai preparato, con lo sguardo all’orizzonte e nel cuore l’orgoglio di essere tua figlia.



Il Dybbuk, l'ultimo demone, il non-veduto

La nuova era della litweb ha probabilmente sancito la fine della letteratura epica occidentale, originatasi con l'Iliade e l'Odissea di Omero.
L'epica era la possibilità di raccontare storie esemplari e di trasmettere l'esperienza di qualità di un popolo; il narratore epico era la voce corale della sua gente ed era capace di trasmettere insegnamenti e suggerimenti saggi e pratici, nel contempo, ai suoi lettori.
Ora, all'antica saggezza epica, sono subentrati il soliloquio e l'isolamento cronico dei novellieri e dei lirici litweb, intrappolati nei loro Ego frammentari e (i più avvertiti) consci che la totalità del mondo epica si è infranta, che il particolare disgregato ed esploso non lascia più trasparire il respiro e la legge del Cosmo.

Isaac B. Singer è stato l'ultimo romanziere epico, in virtù dei suoi stupendi racconti scritti in jiddish, il linguaggio ebraico-tedesco parlato da secoli dagli ebrei diasporici nell'Europa centrale e orientale e sparsosi in seguito alle persecuzioni e allo sterminio dei nazisti, in tutto il mondo e soprattutto in America.
L'jiddish è una sorta di dialetto della diaspora, della persecuzione, della discriminazione che è parlato su scala mondiale ed ha sempre avuto la suprema virtù epica di creare una calda familiarità quotidiana e un senso d'appartenenza alla piccola grande comunità degli esiliati, degli umiliati e offesi da ogni forma d'arroganza e di prevaricazione.
Singer ambienta i suoi racconti negli Shtelach, i borghi ebraico-polacchi distrutti dalla furia nazista: Yampol, Frampol, Sencimin, Janov, Kreshev, Jozefov, Goray...

In questi piccoli paesi le persone (nella letteratura ebraica l'uomo è sempre persona e mai massa) cercano di salvare i valori sacri dell'umanità: l'eredità della spiritualità, l'amore per l'arte, il saper vivere in armonia in comunità, l'affetto per i figli, l'Eros pieno di rispetto tra coniugi e lo straordinario umorismo che allieta la vita.
Nel racconto "L'ultimo demone", che

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   2 commenti     di: Mauro Moscone


Acquisti in edicola e non solo

Tu sapessi! Ho comprato e letto una rivista fichissima, oddio, proprio fichissima, insomma! In copertina c'e' una donna bellissima con gli occhi bellissimi, con un corpo bellissimo, insomma tutto bellissimo. Alla seconda pagina una pubblicita'. Con un modello bellissimo, con gli occhi bellissimi, con un corpo bellissimo, insomma tutto bellissimo. E cosi' fino all' ultima pagina. Son tornato dal giornalaio e gli ho detto: ma in questa rivista non c'e' nemmeno un articolo, dico uno, che mi faccia muovere un po' i neuroni del mio malandato cervello. È solo pubblicita', la posso cambiare?. E lui: "No, intanto perche l' ha letta, e poi ha buttato via i suoi denari. D' altronde così và il mondo, la pubblicità è da sempre l' anima del commercio e alimenta il piccolo o grande desiderio soprattutto inutile che è nel cuore di ognuno di noi! E di questi tempi poi!"

   2 commenti     di: Raffaele Arena


IL POETA È SOLO

Errabondo del web, solo con la sua solitudine, il poeta cerca invano consensi a concetti lontani anni luce, espressione d'un astratto pensiero, scaturito improvviso dalla sua mente stanca...



Il senso della vita

Il senso della vita, è una frase che ho sentito tante volte. Tanti se ne riempiono la bocca. Forse perchè tanti lo cercano, lo cercano disperatamente, ne sentono il bisogno, alcuni pensano di averlo trovato alla fine di una lunga ricerca, altri pensano di averlo a portata di mano, altri ancora ne scelgono uno già bello impacchettato e pronto all'uso, molti definiscono il senso della vita la sola ricerca di esso.
Il senso della vita non esiste, è una chimera, degna di un mito greco. Se esistesse perchè sarebbe necessario cercarlo? Tutti lo vedrebbero, lo scruterebbero, lo toccherebbero, lo farebbero proprio. Tale verità sarebbe un tesoro inestimabile, come lo sono le false verità che qualcono crede di conoscere e cerca di vendere sulla strada della ricerca. Si possiamo dire che i sacerdoti di qualsiasi credo siano venditori ambulanti di verità.
Ma come spesso accade i venditori ambulanti commerciano dei falsi.
In realtà forse il senso della vita esiste, esiste solo perchè ne sto scrivendo, l'inchiostro della penna lo avvicina alla realtà e lo allontana dal mondo delle idee.
Alcuni dicono che il senso della vita sia la vita stessa. Credo che questa tesi sminuisca il valore dell'esistenza. Credo che coloro che camminano sulla via della ricerca siano figure bendate che avanzano fianco a fianco, aspettando che la strada finisca e riveli loro la sua verità, che si apra davanti ai loro occhi una luce abbagliante, una scalinata che salga fino alle stelle. Più si avvicinano alla fine della via più sono frementi e felici e pieni di fede e di speranza. Solo pochi sfortunati avanzano con gli occhi aperti e liberi su questa via, e solo questi riescono a scorgere il termine della strada, e comprendono che il nostro destino non è una scalinata di luce abbagliante, ma un baratro di terrore e nulla. Questi sono i più infelici tra gli uomini, e lo sono sempre di più ad ogni passo.
Quando capita che un bendato e un non bendato si incontrino, solo
uno dei due

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Lo spettacolo deve continuare

"Il tempo aggiusta tutto" "Lo spettacolo deve continuare" sembrerebbero frasi innocue in parte consolatorie, ma in realtà portano con sé il seme della violenza e della morte, sono la negazione della vita e di tutte le esperienze che ci portano ad approfondirla, esistono infatti innumerevoli dolori trascurati, che non vedranno mai la luce.
Queste sofferenze ricadono sulla psicologia collettiva e tutti noi ne siamo negativamente coinvolti.

   6 commenti     di: rea pasquale


Natale... (11 novembre 2008)

Non basteranno i bagliori degli addobbi usciti dal letargo,
ad accendere smaglianti sorrisi di cartapesta.
Eppur il solo accenno dell'eco di festa...
con le sue palle sempre più pesanti.. appese...
su alberi spogli di emozioni...
bagnerà di gioia lacrime di sconforto.
Ciò che invita ad aprire il cuore
ha il volto logorato di staticità...
e le pupille ormai spente di luce propria.
E si vedranno ancora criminali in tonaca
diffondere messaggi di pace...
mentre ringraziano i loro fedeli segugi
dell'ennesimo albero strappato alla vita...
per un dio che se ci fosse veramente ne sarebbe inorridito.
Sarà solo parvenza... inganno... e come sempre la nobiltà
avrà il volto generoso dei più deboli... che venderanno...
a scaltri avvoltoi... un altro pezzo del loro cuore...
sull'altare macchiato di sporca carta.
Se si potesse fermare tutto e spazzare via...
... ciò che acceca e solo sottrae...
ed abbracciare chi guarda ancora in cielo...
oltre gli schiamazzi... le trappole...
... con occhi desiderosi di tentazioni...
legati ad un passato quando forse i doni
non erano sorprese annunciate... e la felicità...
non era la festa in se... ma il coraggio di sognare
ogni nuovo giorno il presente.. nel ricordo di chi sempre
ti proteggeva semplicemente con il suo amore.

   1 commenti     di: Rik Forsenna



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