La tenue luce del sole pomeridiano filtrava appena attraverso le pesanti tende di velluto, che coprivano il camerino di Jean; dinanzi allo specchio, dove sedeva, poteva vedere il pigro muoversi dei nugoli di polvere controluce, sollevati da spifferi invisibili.
Inevitabilmente però, lo sguardo del giovane ritornava a posarsi sul suo viso, bianco cipria dove risaltavano le labbra sottili di un rosso fuoco e due occhi verde smeraldo pesantemente ritoccati con una boccetta di mascara.
Il silenzio era assordante, come se fosse dovuta arrivare una tempesta tropicale, l'aria era greve di una pesantezza oppiacea, sensuale, languida e sì tediosa come l'esistenza che Jean ormai non sopportava più.
"Cosa ho guadagnato dall'arte, se non perdere me stesso per la gioia del volgo?" si chiedeva mentre scrutava il suo viso che lentamente stava cedendo il passo all'autunno della sua esistenza, " Presto sarò vecchio, e dopo la vecchiaia ci sta maligna la Morte e di lì l'eterna incertezza" il nodo alla gola salì inesorabilmente algli occhi del treatante, che con uno sforzo minimo lo ricacciò: le lacrime avrebbero sporcato il trucco e data l'imminiente falsità a cui avrebbe dovuto partecipare a breve questo sarebbe diventatop un problema.
La riflessione varcò inesorabilmente il suo rapporto con l'esistenza attraverso un filo riflessivo oscuro, confuso e solcato da nubi di sangue.
Ciao
Certe volte la persona che hai di fronte è intransigente, tu molte volte sei così. Molte volte ti è capitato di annullarti per qualcun altro. È difficile spiegarsi a volte. Ci sono state delle occasioni dove avresti dovuto farti valere e così hai perso l momento e l'amore. Dopo queste cose che ti sono successe hai giurato a te stessa "mai più!!" e poi sono arrivato io come se fossi una prova da superare e ti ho costretto a fare dei passi indietro... Ad accettare cose che avevi già vissuto già dato, ricevendo in cambio solo quei rari momenti in cui riuscivo ad aprirmi. Cerca di calmarti. Anch'io come te a volte non so come venirne fuori. Cerca di calmarti in quei momenti. Sei arrabbiata perché per stare con me avresti dovuto annullarti fare dei passi indietro e giustamente ora in questo momento della tua vita non vuoi farne. E ogni volta che ci pensi questa rabbia sale. Cerca di calmarti ti prego. L'armonia di coppia è la cosa più difficile da raggiungere specialmente se la relazione è antica. Neanche io voglio fare passi indietro per questo voglio scoprire qual è il problema e risolverlo. La nostra è una relazione antica perché la sensazione che ho avuto da sempre con te è che ti conoscevo già Credo che lo stesso sia per te. Abbiamo fatto cose in tempi brevissimi, valicato i giorni come fossero settimane e ci troviamo qui oggi.
Quando si forma una coppia, si ha spesso questa bellissima sensazione di conoscersi già, purtroppo quest'idea non dura a lungo. A un certo punto uno dei due diventa insicuro inizia a controllare l'altro a volere sempre di più il partner si sente minacciato e così comincia a tirarsi indietro inizia una lotta di potere e di controllo. Si è vero ho provato a controllarti... Ma non volevo metterti in prigione, volevo sederti su una sedia e farti capire che ti amavo che non dovevi dubitare che non dovevi avere paura. Mi sono seduto davanti a te e ho aspettato che tu mi tendessi la mano. E lo hai fatto, magari quando er
**** Colosio :
Ciao bel Sito, come te la passi? Maluccio, eh? Sì, me ne sono accorto; hai il fiato corto. Il fatto è che ti sei trascurato, ed ora sembri un vecchietto con l'asma e le gambe tremanti. E dire che ogni giorno entrano nuovi iscritti, giovani di belle speranze. Ma sono apparizioni fugaci, e scompaiono nel tiro di un racconto, o di qualche poesia.
Beh, come dar loro torto, nessuno li caga... addirittura per i nei scrittori di narrativa la prassi è di ritrovarsi con pochissime letture, e zero commenti. Pare quasi di aver scritto parole al vento... eh no, così non vale.
Mi si potrebbe obiettare: ma allora perché ogni giorno c'è qualche nuovo autore che si cimenta? Non è forse questo il segno che il nostro è proprio un bel Sito e sul web è conosciuto e stimato?
Io credo di no; la fortuna sta semplicemente nell'aver azzeccato il logo, il nome : PoesieRacconti.
Così è capitato a me la prima volta, tanti anni fa. Cercavo qualche poesia o qualche racconto da leggere perché ero a corto di libri ed allora, su Google, ho battuto genericamente: Poesie, Racconti. Ed eccomi qua.
Ricordo ancora che il mio primo brano, un'autobiografico di stampo sentimentale, scritto malissimo, non fu per questo ignorato. Ebbi dei commenti e fra questi uno molto illuminato di un'autore davvero bravo: Fulvio Musso. Beh, mi dava tanti suggerimenti, tutti validi e puntuali, e poi mi contattò in privato per spiegarmi gli errori che avevo commesso. Tipici del principiante, diceva lui. Ed aveva ragione. Da quel giorno ne ho fatta di strada: ora se leggo i miei racconti e li raffronto con quel brano, noto davvero che c'è un abisso... tutto merito suo e della sua accoglienza, che in certi casi poteva pure sembrare offensiva.
Ecco tutto... questa impostazione nel sito non c'è più, ed a mio modesto parere ciò è dovuto al fatto che la redazione ( non saprei nemmeno come chiamarli i responsabili del sito... fantasmi, niente altro) si è disinteressata dei consigli de
Vi piace sognare? A me moltissimo e scusate il superlativo, vi giuro che cercherò di non abusarne.
Io faccio sogni a puntate, come un telefilm. Insomma, la fiction si è impadronita anche della mia fase REM, sarà per questo che per contrappasso non la guardo in TV.
Ma il sogno finisce, la realtà rivendica con forza il proprio diritto di preminenza ed io non posso sottrarmi a questa dura legge.
Le coperte schiacciano il mio corpo rendendo talmente difficoltoso ogni movimento che preferisco stare fermo, rimanendo nella stessa posizione che avevo assunto prima di addormentarmi.
Anche se le membra intorpidite reclamano un maggiore afflusso sanguigno, anche se avrei bisogno con urgenza di andare al bagno, anche se...
Decido che forse è meglio alzarsi dal letto.
Come se fosse facile.
Per me non lo è.
Dopo essere riuscito a scostare le coperte e a mettermi seduto, vanificando il probabile ribaltamento appoggiando strategicamente mani e piedi, tento con esiti infausti di raggiungere la posizione eretta.
Al quarto tentativo ci riesco.
Guardo l'orologio, sono le cinque. Ripasso mentalmente tutte le azioni da compiere in successione, le pillole da ingoiare, i tempi morti da aspettare prima che il farmaco entri in azione.
Annusando l'aria come un segugio raffreddato, cerco di compiere il primo passo di quella lunga giornata. Niente da fare, il piede non si muove.
- Lei con quale piede inizia a camminare, di solito? -
- Non ci crederà, ma non lo so, non ci ho mai fatto caso. È importante? -
- Non molto. Dicevo per dire. -
- Ah! -
Subii questa improbabile ma autentica conversazione in ospedale un paio di anni fa. Mio interlocutore un fisioterapista che aveva il compito di aiutarmi nella deambulazione. Insomma doveva insegnarmi di nuovo a camminare. Parlava in continuazione ed io, che più di ogni cosa amo il silenzio, subivo rassegnato l'eloquio sgangherato di quel vecchio logorroico. Di tutto quello che disse ricordo solo quel dialogo surreale.
Il nostro giocare in piccolo non serve al mondo (da: La Meditazione di Nelson Mandela).
Oggi mi sono svegliato che il sole già scotta. Non capita spesso soprattutto di questa stagione, la nebbiolina che si intravede dalla finestra semiaperta non lascia spazio a dubbi. Non che cambi molto, l'umidità prende servizio già all'alba e ti rimane appiccicata per l'intera giornata, una leggera patina gelatinosa che sembra volerti proteggere dalle impurità. I miei colleghi sorridono quando comincio a parlare dell'umidità della bassa padana, mi guardano con un'espressione indulgente e poco convinta ma bisogna vivere in questi luoghi per saper valutare la differenza. Rivedo l'espressione stranita di Elena e mi scappa un sorriso che rimbalza nello specchio. Nemmeno la constatazione della velocità con cui i miei capelli se la svignano e l'immancabile taglietto con il rasoio mi tolgono il buonumore. La doccia aumenta il benessere anche se so che questo stato di grazia durerà poco.
Ancora più strana la smania per l'imminente arrivo delle ferie, che mi ricordi sono sempre state più un fastidio che altro, sarà la vecchiaia. Dicono i vecchi.
"Cazzo mi hanno segnato l'auto con una chiave." Trattengo a stento una reazione rabbiosa anche se la porta del garage si starà ancora chiedendo cosa avesse commesso per meritare di essere sbattuta con tanta veemenza. Peccato sembrava una bella giornata. A farmi ritrovare il buonumore ci pensa il mio bastardone di razza che mi mette il muso per una carezza fatta al cagnotto del vicino.
"Buongiorno dottore, ha visto che giornata magnifica? Quest'anno l'estate è in anticipo". Immancabile il saluto dell'anziana vicina che sta stendendo i panni in cortile. Il sorriso malizioso di chi sa di poterselo permettere.
Deve essere stata una bella donna.
Il pensiero scatta e a nulla vale il tentativo di trattenerlo, mi accorgo subito della stupidaggine, mi ritrovo però a frugare nella memoria per recuperare un immagine, un episodio
Quel giorno, quando la vidi, Ella sembrava una donna come le altre: semplice, un po' impacciata, piuttosto timida, introversa.
Mi chiedevo cosa fosse quella sensazione che cresceva nel mio cuore percorrendo tutto il corpo facendolo rabbrividire.
Tremavo come una foglia scossa dai sospiri delle sue parole confuse.
Sì, una foglia rinsecchita che scricchiolava, crepitava ad ogni involontaria, tenera, delicata carezza.
Non controllavamo i nostri gesti, pareva che tutto venisse da sé, sembrava che ogni suono che la mia bocca impertinente pronuciava fosse stato attentamente revisionato, avevo subito ogni risposta pronta, improvvisamente conoscevo la verità di questo mondo.
E in quei momenti le sabbie del tempo cessavano di scorrere e la vita attendeva impaziente, non poteva più consumarmi, ero immortale.
Non più avrei temuto la vecchiaia, non più mi sarei chiesto il perché fossi qui, nessuno riusciva ad invadere la roccaforte dei miei pensieri, solo Lei alla quale spalancai le porte senza domande, senza alcuna pretesa.
Ritrovai la mia anima perduta, ora ero completo, la solitudine non erodeva più la mia sostanza.
Ogni cosa, ogni azione che compivo, era dedicata a Lei, e la stessa passione triplicava i suoi sforzi affinché il valore e il talento potessero superare i loro limiti di perfezione.
Tutto era divinamente strano, tutto era finalmente nuovo, come se fossi rinato, resuscitato da quella che una volta era la mia vita.
Con gioia mi inginocchiavo di fronte al radioso destino.
Qualche burlone lassù, avrà generato l'amena illusione dell'amore per allontanarci dalla vera essenza dell'esistenza.
Ahimè, troppo dolce quel sapore, troppo rosa il circondario, troppo grande il mio cuore, impossibile mi fu rinunciare a questa incantevole fattura.
Vivendo in un sogno, la notte vedevo Lei, non necessitavo d'altro, col suo sguardo languido e il sorriso di luna che irradiava il mio cammino.
Percorrendo le mie strade, le vegliava sulle mie scelte e quello c
------ PROLOGO -----
1)Nella narrazione ho citato circa 45 autori del sito, coloro che sento più vicino, che sento amici e amiche, ma anche persone che ho imparato a conoscere di riflesso e che mi hanno colpito per personalità; se comunque per qualsiasi motivo qualcuno volesse essere “dimenticato” basta che me lo dica e invierò l’angelo della morte che lo estirperà dall’avventura.
2)Un Ringraziamento speciale a Sara Feluca senza la quale Rughino non esisterebbe in entrambe le Realtà Parallele.
3)Per chi fosse interessato a vedere Rughino lo può trovare tra le foto pubblicate da Sara Feluca.
… Buona lettura…
--------- REALTA’ PARALLELE ---------
Era un giorno caldo e colorato di primavera e per Riccardo (Brumana) anche un giorno di festa, era il suo compleanno; insieme alla moglie Sara (Feluca) e la figlia Alice (Di Nanna) erano andati al santuario della Madonna delle Grazie di Ambivere. Ad attenderli c’erano gli zii Ugo (Mastrogiovanni) e Maria Teresa (De Leo) che erano anche i custodi del santuario.
Questo santuario costruito nel 1300 sorge su una collinetta, difeso da un muretto che ne cinta il perimetro, ma prima di divenire un luogo di culto era una prigione-fortino. La leggenda vuole che una donna di nome Anna Giovanna (Mormina) fosse stata rinchiusa in questa prigione-fortino con altri prigionieri e privati di cibo e acqua stavano morendo di stenti, finché quando ormai cominciava a sentirsi abbandonata dalle proprie forze e anche la speranza stava lasciando spazio alla disperazione, vide La Beata Vergine comparirle davanti, bellissima e Divina come solo Lei poteva essere. Quella figura angelica le indicò con il dito un punto preciso sul terreno dove c’era una piccola e paffuta coniglietta bianca che scavava. Voltò poi lo sguardo verso la donna e sorrise dicendo: “Combatti
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