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Riflessioni

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Lontano dal nostro mondo

Kevin aprì gli occhi lentamente, quasi a fatica, poi si mise a sedere sul letto e solo una volta afferrato il bastone accanto al comodino fu in grado di alzarsi. A 91 anni era già una sfida riuscire ad abbandonare il letto sulle proprie gambe e lui affrontava questa sfida ogni giorno con grinta per un motivo.
Ammirare lo splendido panorama che la natura era in grado di offrire ogni volta che sorgeva il sole.
Con passo stanco attraversò la sua piccola baita fino ad arrivare alla porta di uscita; la aprì e subito il suo corpo sentì o meglio, assaporò la freschezza e la purezza dell'aria di montagna. Respiro un paio di grandi boccate dopodiché si diresse verso la sua amata sedia a dondolo, la sua fedele compagna di tutte le mattine e si abbandonò su di essa. Era posizionata precisamente sotto il piccolo porticato, giusto accanto all'ingresso e garantiva una visuale eccezionale del paesaggio circostante. A duemila metri di altezza del resto non poteva essere altrimenti.
Osservò estasiato le vette che si stagliavano di fronte a lui, in lontananza; il sole stava per fare capolino dalle loro spalle e il cielo azzurro che le sovrastava era di una limpidezza abbagliante. Si soffermò in particolare sulla più alta di tutte e sull'immenso nevaio che si distingueva per la sua particolare forma a V. Nella sua mente riaffiorarono i ricordi, ma soprattutto le sensazioni provato il giorno in cui era riuscito ad arrivare in cima ad essa; guardare il mondo da quell'altezza gli aveva cambiato la vita facendogli imparare ad apprezzare le meraviglie che quel mondo poteva offrirgli.
Fu riportato alla realtà dal dolce cinguettio di un uccellino che si trovava sulla cima dell'abete situato accanto alla sua baita. Oramai aveva imparato a conoscere quel verso e lo considerava come una sorta di saluto del volatile nei suoi confronti. Era difficile da spiegare, ma tutto il tempo trascorso tra i monti lo aveva portato a creare una sorta di rapporto tutto suo con la natura che lo

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Il mare dappertutto

Il Mare, ci circonda, ci incanta, ci persuade, ci ama... Il mare è dappertutto, basta saper osservare... mentre sei a scuola, e durante l'interrogazione di Latino, stai per addormentarti ma, ad un tratto i tuoi occhi cadono sulla lavagna... gli schizzi bianchi del gesso assomigliando alle increspature delle onde e, il blu quasi cobalto della lavagna è simile ad un immagine del mare vista dall'alto... In quel momento la tua mente è del tutto immersa nelle profondità più grandi, ammirando le più meravigliose tra le meraviglie, esplorando grotte, vulcani e vecchi relitti, affrontando mostri di ogni tipo, nuotando accanto al più pericoloso tra i predatori...
Il mare è uno specchio che ci mostra quello che pensiamo davvero!

   3 commenti     di: simone celi


Una totale mancanza di empietà

La promessa stessa di amore eterno (un'eternità limitata: finché morte non separi) crea l'illusione dell'esistenza dell'amore e lì tutto sembra avvenire come se fosse proprio l'amore a provocare e guidare gli eventi.
L'assenza di dubbi diminuisce e rende accettabile la fatica di tenersi nel sonno. Un sonno in cui la coscienza aumenta, nel tempo, come il torpore, fino ad arrivare ad una quasi piena coscienza accompagnata da una quasi totale paralisi, nell'attimo del risveglio.
Nel sonno un personaggio passa con regolarità. È corpulento. Lui acquista oro vecchio (ma io non l'ho mai visto negoziare). Cammina in strada e scandisce ad alta voce: "Oro vecchio, vecchio!". Deve averne raccolto già molto, perché la borsa di cuoio sembra piena. La porta via.
Un altro personaggio si fa vedere, meno regolarmente, dove io lavoro. Mi sottopone dichiarazioni inutili, che potevano interessare anni fa, ora non più. Ogni volta va via soddisfatto perché io non ho firmato. Ha un motivo per ritornare, ogni volta uguale.



La Giovane età

...
Il passaggio dall'adolescenza alla prima giovinezza non è quasi avvertito né dal soggetto né dagli educatori. Senza soluzione di continuità il procedimento educativo segue un percorso già tracciato da coloro che poco tempo prima vi sono passati e che già occupano i banchi dell'Università, che hanno una fidanzata, che già hanno viaggiato da soli all'Estero. Le due esperienze si intersecano a causa della precocità moderna con la quale i ragazzi vivono protesi al raggiungimento della maggiore età.
Vogliono anticipare tutto, sapere tutto, provare tutto: "bruciare le tappe", sospinti da una voluttà misteriosa suscitata dal divenire grandi, cioè capaci, affermati, potenti, compiuti.
Man mano che il giovane si addentra nell'età adulta, il suo bisogno di conoscenza gli suggerisce imprese pionieristiche ed il tempo non gli basta mai poiché le cose da scoprire sono sempre di più: luoghi nuovi, gente nuova, nuove culture, nuovi ambienti; tutto in un progressivo ed avido bisogno di impatto con le novità che gli tengono l'animo sospeso e sospinto, in posizione ascendente.
Ma i primi ostacoli si fanno sentire presto. Soltanto nell'età matura si capisce quanto le difficoltà contribuiscano all'assestarsi della personalità e che imparare a superarle edifichi la persona, sia quando lo si ottenga con le proprie capacità sia quando si riesca con l'aiuto di qualcuno che ama.
Già tra i banchi di scuola iniziano le prime delusioni, le prime amarezze tra le quali campeggiano le sofferenze amorose. Se il giovane scopre che la persona di cui si è innamorato è già attratta da altro, soffre e se ne sente ferito. Quel bisogno di possesso che si accompagna all'amore viene ad essere mortificato e provoca il bruciante dolore del rifiuto.
In aiuto allo stato d'animo prostrato dall'esperienza negativa, possono essere utili altri successi personali come ad esempio il buon andamento degli esami, nuovi interessi, nuove conoscenze.
Nello scenario di vita

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   4 commenti     di: Verbena


La Foresta delle Vagine rotanti (3)

Devo purtroppo puntualizzare; Mi capitava da vari anni ormai, incontrarmi ad un tavolino di un bar
con un consigliere sessuale; maschio se ero donna, Femmina se ero uomo.
Solo per non cadere in tentazioni di provocarlo, se uomo ed io uomo,
oppure provocarla se donna ed io donna e conseguentemente Farmela, oppure l'inverso. L'uomo oppure la donna giungeva alla stessa ora di ogni giorno;da sempre io l'aspettavo li, si sedeva e non guardandomi neanche negli occhi, prendeva un foglio; talune volte scriveva, altre faceva disegni.
Si alzava e, dopo un inchino, se ne andava lasciando i suoi consigli del giorno che io mirabilmente sfruttavo.
Non ho mai compreso,, ne tanto meno ho smesso di chiedermi, il perché
come fosse stato possibile che ogni santo giorno venisse una persona diversa. Una persona che conoscesse le mie abitudini e gusti sessuali.
Questo lo dico in riferimento a come mi sedevo a quel tavolino.
Infatti non è mai capitato; e non so se capiterà mai; che si ponesse di fronte a me un uomo, se fossi stato uomo oppure una donna, se fossi stata donna.
Come se chiunque di loro conoscesse a priori i miei gusti sessuali.
Non è mai capitato inoltre ;che una stessa persona tornasse una seconda volta. E dire che sono passati anni da quando mi successe la prima volta.
Mi ricordo ancora; mi sedetti al tavolino esterno sinistro in fondo al gazebo di quel bar, a me tanto caro per via del cappuccino;
un posto dove nessuno chiedeva di sedersi in quanto troppo vicino ad una aiuola rumorosa di insetti.
Lo feci per caso; sapete come per caso succede di innamorarsi di qualcuno senza saperne il perché ; e continuare ad amarlo senza chiedersi la motivazione del nostro amore?
Successe così fin dall'inizio;ero uomo, avevo trovato quella mattina circa trecentomila lire; in quanto ancora vigevano le lire; dentro un sacchetto di plastica appeso ad un lampione. Mi meravigliai che nessuno l'avesse notato; insomma mi sedetti in qual bar che, all'apparenza e poi in re

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   2 commenti     di: Dark Angel


Quando meno te lo aspetti

Le cose belle arrivano, prima o poi, è che non sai mai quando. Ti capitano e basta. Devi solo essere pronto ad afferrarle, ma se le cerchi ti fanno solo i dispetti. Ho capito che le cose belle si possono nascondere dappertutto, basta solo trovarle. Secondo me non vogliono essere cercate, solo trovate. Nel frattempo vivere.

   16 commenti     di: Mirka Naldi


Il gioco

Un cappotto nero, dall'aria un po' vetusta e vagamente intellettuale, decisamente fuori moda e per nulla elegante, pantaloni che non vedono il tintore da un bel po', scarpe senza pretese, e che pretese potrebbero mai avere delle scarpe? Occhiali scuri, muso in grugnito e, per finire, un cappellaccio dall'aria torva, minacciosa, che fa somigliare a un corvo nei suoi misteriosi giri di malaugurio.
Ma forse non era il caso di esagerare, avrebbe dato troppo nell'occhio e rischiato di ottenere il risultato opposto, avrebbe destato interesse, curiosità, sarebbe stato notato, ed era tutto ciò che Georg desiderava evitare.
Per la verità, non sapeva se fosse proprio ciò che desiderava, ma solo che doveva essere così, il suo ruolo per chissà quanto tempo doveva essere quello, poteva durare un mese, un giorno, e chi lo sa! Ormai era venuta fuori quella parola, del resto priva di significato come tutte le altre parole, ma pur pregnante di effimera parvenza, ridondante di emblemi arcaicizzati, fissi, immutabili, paradosso estremo del bisogno umano di tradurre in realtà la finzione di quelle dieci lettere così assemblate: misantropo.
Che sciocchi! In quella stessa configurazione vivevano mescolati tra loro in un'orgia lessicale un santo, uno storpio, almeno due minatori, e finanche un asino, e chissà quante altre cose ancora; ma non era concesso scegliere, la regola del gioco era una ed una sola, peraltro estremamente semplice, attenersi scrupolosamente alla parola chiave nella sua più comune accezione. Null'altro.
Avrebbe potuto cambiarla quella regola Georg, del resto il gioco lo aveva inventato lui, tutti i diritti riservati; ma non ne sentiva il bisogno, funzionava così bene, lo aveva salvato dalla pazzia, quando era stato in quella grande casa dove lo avevano accompagnato per trascorrervi le vacanze, non ricordava bene il posto, ma pare dovesse avere un nome con la k e con molti suoni aspirati; non ne ricordava il nome perché ve lo avevano portato di notte e

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