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Riflessioni

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Mani sconosciute

Lo sguardo alzato... il cuore batte a mille.. una goccia scende piano piano dalla fronte sul collo... fa caldo. Un movimento lento.. stringi la mano.. forte forte.. quel pezzo del vestito.. senti un forte dolore nello stomaco, gridi. Le gocce sono ora pioggia... ti senti inondata.. vuoi scappare.. perché ora il caldo si è trasformato in freddo... un freddo gelido che ti entra nelle ossa.. nel cuore... nell'anima. Ma la strada è lunga e non c'è nulla per poterti proteggere. È durato poco quel momento di pace che però ti faceva sentire cosi pesante, cosi confusa.. in attesa.. di tornare alla normalità . Perché niente di tutto ciò era reale.. era tutto senza senso e non era davvero quel che sembrava di essere. Non ti rimane altro che correre, verso quel qualcosa che difficile capirai cosa sarà .. è tutto nella tua testa. Ma corri verso quel che pensi sia libertà, verso quella porta che salverà tutti i tuoi pensieri, quei mostri che ti seguono verso la loro redenzione.. perdere tutto per un po' di pace.. E ti senti come responsabile di tenere chiusi questi mostri... Di tutti quei mostri che ti stano invadendo piano piano i pensieri.. e senti il loro potere.. come una scossa.. ti scorre nelle vene e ti danno l'impressione di essere potente.. immortale. La lasci scorrere senza fare niente perché non porterebbe a nulla.. tu non vuoi quel che non sia tuo... e quei mostri non li vuoi.. non ti appartengono e tu non appartieni a loro... Cosi che continui a correre... Intorno a te nebbia, nebbia e pioggia.. ti fermi, non c'è niente, non c'è nessuno.. sola.. senti intorno a te le urla.. fa paura.. il tuo respiro diventa pesante.. la tosse.. cadi sulle ginocchia... guardi davanti a te.. nella nebbia si sentono dei passi.. piano piano si avvicinano.. senti una mano sulla spalla.. un'altra sull'altra spalla... c'è più d'una persona.. ti aiutano ad alzarti e ti senti svenire.. senti tutte quelle mani addosso a te.. ti fanno paura ma non riesci a reagire, non riesci

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   2 commenti     di: Michela


La realtà era ben diversa

Figlio di agiati possidenti, Giovannino aveva la fortuna di poter frequentare la scuola elementare; privilegio di cui certo non godevano in molti dati i tempi e le circostanze. Tuttavia l'ingrato studente non andava affatto fiero della sua posizione, anzi, guardava con invidia quei ragazzini che sin dalla tenera età venivano avviati alla dura vita campestre. Il suo profitto scolastico era decisamente scadente, in classe il maestro non faceva che ammonirlo data la scarsa attenzione: Giovannino lasciava infatti che il suo sguardo venisse rapito dalla piacevole vista delle montagne che, aldilà della finestra, rendevano il paesaggio suggestivo e selvaggio. Quando a casa giungeva il momento di studiare, l'insoddisfatto bambino non riusciva
affatto a concentrarsi giacchè la vivace immaginazione lo trasportava ben oltre la sua stanza, lontano dai libri: fantasticava di godere il sole disteso nel bel mezzo di un campo fiorito, di dilettarsi in lunghe passeggiate tra boschi di elci e querce, di arrampicarsi su superbi massi di granito per poi contemplare dall'alto l'amena campagna.

Il periodo primaverile era alle porte...
Giovannino continuava a venir meno ai suoi doveri di studente destando la collera di genitori e insegnanti. Cominciò a marinare la scuola, approfittando delle lunghe mattinate per svagarsi nelle campagne intorno al paese, con o senza compagnia. Una
volta all'aperto i suoi trastulli erano svariati: poteva passare lungo tempo adagiato
all'ombra di una quercia, godere dell'instancabile canto degli uccelli e delle cicale, inoltrarsi in boschi ombrosi alla ricerca di grotte, o gustare qua e là i deliziosi frutti spontanei di cui la campagna è ricca. Grazie alla sua accortezza, lo svogliato birbante
riusciva a nascondere abilmente ogni marachella! Gli ignari genitori non ebbero mai
il minimo sospetto riguardo a tali gite clandestine; le assenze non erano mai troppe, venivano inoltre studiate anticipatamente in ogni dettaglio.

I

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   3 commenti     di: Sergio Manconi


21 gennaio 2015

È passato un giorno senza parlarci o sentirci. Un "dove mangiate???" Da parte sua, un punto interrogativo da parte mia, delle scuse che ha sbagliato chat e ciao. Uso ancora il suo shampoo, la dermogella per le parti intime, il suo deodorante per le ascella che ha lasciato per sbaglio qua, i vestiti che mi ha comprato. Eppure non indosso più l'anello di fidanzamento, ne il suo lega-capelli che tenevo al polso; ho cambiato lo sfondo del cellulare che eravamo io e lei il giorno del suo compleanno, e anche i foto profili che ho messo su whatsapp e skype, sempre io e lei.
Ad un certo punto volevo bloccarla su tutti i social network, eliminarla dalla mia rubrica del telefono, cancellare le nostre foto... Ma non c'è l'ho fatta. Per quale motivo avrei dovuto? Tanto non mi cercava, io neanche la cercavo... Ma ogni tanto andavo sul suo tumblr a vedere se aveva scritto qualcosa di nuovo, di qualsiasi cosa che le passava per la mente. Niente, non l'aveva aggiornato o magari non le si creava di scrivere qualcosa.
È stata una notte lunga ed interminabile, nonostante fossi stanco non riuscivo a prendere sonno. Avrei voluto scriverle qualcosa, e più volte avevo iniziato a scriverle ma non riuscivo a inviarle, per togliermi d'addosso le molte cose a cui pensavo... I momenti belli, quelli brutti, le liti, le nostre promesse; quel "se tu non mi lasci, io non ti lascio" che ci siamo detti. Eppure a lasciarla ero stato io. Alla fine lei voleva solo un minimo d'attenzione da parte mia, ma con questa distanza, un minimo d'attenzione non rimaneva minimo, diventava qualcosa di più grande; un buongiorno, che fai, molti ti amo... Lei chiedeva di più, pretendeva di più da me. Se avessi potuto avrei preso il primo volo per accorciare questa distanza di 10. 019km che ci separa, e tornare ad abbracciarla, baciarla e fare l'amore come solo noi sapevamo fare, e non lasciarla mai più. È vero, forse non le ho rivolte tutte le attenzioni di questo mondo ultimamente, distratto da altre cos

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   1 commenti     di: Tigre


Genepy

Cammina rapida e spedita per quella via di ciottoli, il bavaro del cappotto si scoraggia all'impossibilità di contrastare il freddo precoce di un novembre torinese. Lo stomaco brontola ma nemmeno lo sente, così impietrita nei sensi dal freddo e dalla routine. Troppo di fretta per fermarsi e vivere, meglio correre verso la lezione, sicuramente già cominciata, verso una seggiola scomoda quando va bene, un gradino ghiacciato nei giorni peggiori.
Quando apre la serratura malconcia del suo malconcio monolocale il tepore le sembra il regalo più geneIlroso della grigia giornata in cui ha dovuto affrontare autobus traboccanti disillusione e sudore e acqua sporca e acqua piovana e corse e ritardi e liti e mancanze.
Si mette davanti a un pc su cui guarda film scaricati in mancanza di un abbonamento rai che non può permettersi per una tv che non possiede. Mette su l'acqua ma poco dopo la spegne perchè la voglia di cucinare si spegne pochi secondi dopo quando la credenza painge la mancanza di cipolle, di passata, di sale grosso e di sale in generale. 20 minuti ed è malamente seduta sul letto ancora sfatto a masticare voracemente una margherita che e è costata gli ultimi 5 euro che giacevano da mesi nel portafoglio usurato.
Il telefono squilla, la voce è familiare, ma ha perso il suo entusiasmo, quelle conversazioni hanno perso la loro brillantezza nei rifiuti di lei, nelle conduetudini di lui, mai cambiate. Lei ancora una volta si condanna a una lunga nottedi sonno che le costa l'ennesimogiorno di vita. Non esce. Posa la cornetta e va dritta in cucina, genepy, ideal compagno di sventura che solitamente però si dilegua entro fine serata.

   2 commenti     di: Grazia stomesti


Carnevale

Non mi piace vivere il Carnevale, mi limito ad osservarlo.
So come andrebbe a finire se mi lasciassi coinvolgere. La festa è bella quando incontri soltanto i bambini sorridenti, le belle ragazze coi cappelli da strega e i bravi ragazzi che vogliono solo passare una serata diversa. In mezzo alla confusione però ci sarà sempre quel ragazzo cretino che inizierà a provocarti. Prima sarà solo un po' di schiuma, poi inizieranno gli insulti e in breve ci ritroveremmo a picchiarci.
L'anno scorso nel mio paese per una di queste stupide risse è stato rotto un braccio a un ragazzo e un mio amico ha rischiato di finire in carcere minorile. Se qualcuno mi provocasse non so se riuscirei a trattenermi dal fargli del male, per questo non mi piace partecipare al Carnevale.
Mi limito a sedermi ad un angolo della strada, con una bella Du Demon e un panino con la carne di cavallo, e ad osservare la festa. Così si può vedere la vera arte del Carnevale. Di solito la gente vede soltanto i carri, la confusione e le belle ballerine danzare al ritmo di “Brigitte Bardo” e non notano quel pizzico d'arte che rende questa festa unica.
Certo non posso dire di non aver notato anch'io le bellissime gambe di quelle ballerine e il perfetto movimento dei loro fianchi... ma ho notato anche la sigaretta che tenevano in mano e questo è bastato a far crollare l'atmosfera magica che dovrebbe circondare questa festa dei sognatori. Dove ognuno può sognare di essere chi vuole.
Quest'atmosfera l'ho trovata in altre due ballerine. Poco dietro ai carri c'era una bambina che ballava sola. Continuava a girare in cerchio e per essere felice non aveva alcun bisogno di esibirsi, le bastava indossare quel suo vestitino da principessa e ballare. L'altra ballerina invece era una bambina di circa tre anni che sfinita dal sonno cercava in tutti i modi di farsi prendere in braccio dalla madre, impresa abbastanza faticosa vista l'ingombrante gonna che indossava la piccola.
Sicuramente nel mio paese il

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   1 commenti     di: Simone Fiume


Buon anno

Per il nuovo anno, mi sento di augurarti di:
trovare gli schienali della tua auto, regolati al punto giusto;
non sbattere le portiere con fare belluino;
non demolirmi tutti gli accessori auto che, non mi han certo regalato;
non investire più nessuno;
non rimanere più chiusa fuori casa, ne avranno beneficio gli operatori del 115;
non lavare i telecomandi, guardando per quanto possibile ciò che finisce sotto la spugnetta per i piatti;
non tappare più lavelli e lavandini;
non lasciare più i tacchi nella creuza, così eviterai ancora una volta di perdere l'ultimo treno utile;
non considerare le tue certezze, appunto, certezze;
ascoltare l'emozione di una canzone, sino all'ultima nota;
di sorridere in misura maggiore del tuo esser seria;
di essere amata di più di quello che ami.
Insomma, un bacio dal mio cuore che, tanto, si trova sempre con te.
p. s. se sotto il vischio, a Capodanno, non ci fossi io da baciare, non preoccuparti, puoi anche non baciare nessuno, avrai ugualmente, un bellissimo anno. Te lo prometto.



Crescita e condivisione, o arroccamento a difesa dei nemici?

L'edificio parrocchiale all'interno del quale vengono celebrate le messe, somministrati i sacramenti e i locali presso i quali vengono impartiti gli insegnamenti evangelici, le sale dove si svolgono le attività ricreative e caritatevoli, costituiscono per molti fedeli "la chiesa". Ma cos'è la chiesa? È possibile che la chiesa sia effettivamente e nient'altro che il luogo dove si svolgono le funzioni religiose?
Nella lingua greca "ekklesia" vuol dire convocare, risulta dunque evidente che il significato più coerente della parola greca è "assemblea" "convocazione"cioè: la comunità dei fedeli che si raduna. Ma perché scomodarsi per raggiungere la chiesa (nel Concilio Vaticano II, la parrocchia è stata definita come la chiesa locale) mentre si potrebbe ascoltare la messa standosene seduti comodamente a casa davanti alla tivù, oppure collegandosi ad internet e a colpi di click, approfondire le conoscenze culturali sui molteplici aspetti della fede, e magari, partecipare presso una delle tante comunità virtuale per verificare lo stato delle conoscenze acquisite?
Perché la Chiesa non assegna lo stesso valore religioso alla preghiera individuale compiuta nei luoghi privati, come ad esempio la propria abitazione, mentre obbliga ai credenti la partecipazione alla messa nei luoghi di culto? Che differenza c'è pregare dentro una chiesa e pregare da soli dentro un giardino? Possibile che Dio faccia delle preferenze? Sappiamo che le ostie consacrate, una volta offerte a Dio, attraverso l'azione dello Spirito Santo diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. E sull'altare il sacerdote rievoca e rinnova il sacrificio di Gesù sulla croce e che l'eucarestia è il mezzo che i fedeli hanno per entrare in comunione con Dio e pregustare i suoi beni.
Questa dinamica non si compie con la preghiera individuale, specie se quest' ultima non è adempiuta in un luogo consacrato. La chiesa è dunque la casa aperta ed è al servizio di tutti. "La fontana del villaggio" alla q

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   6 commenti     di: Fabio Mancini



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