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Riflessioni

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E tu chi sei?

Al compimento del suo 101° anno di vita, Rita Levi - Montalcini con l'avanzare della sordità e della cecità, segni inequivocabili di disfacimento fisico, disse: "Che il corpo facesse ciò che vuole, io sono la mente!".
Già, ma gli altri che non sono scienziati cosa dovrebbero dire? Se dovessimo elevare un organo a nostra rappresentanza per l'attività lavorativa che svolgiamo, allora dovrei dire che io sono la mia voce!
Un altro esempio, ma di tutt'altro genere, è il caso di John Holmes che morì prematuramente all'età di 48 anni per gli eccessi legati al sesso e alla droga. Nella vita Holmes faceva l'attore porno e negli ultimi anni della sua travagliata vita, fu ossessionato dal pensiero che alla sua morte il suo sesso potesse essere asportato, per essere adorato.
Per quel che mi concerne sono distante anni luce dalla Montalcini, come da Holmes. Spero però che quando sarò vicino alla morte, possa elevare al Cielo una preghiera: "... Io sono la mia Anima!".

   4 commenti     di: Fabio Mancini


QuellaDellUltimoMiglio

A un certo punto della mia vita, mi sono aggiunta un nome, QuellaDellUltimoMiglio. Non che ne avessi bisogno, di nomi. Già ne ho due, per fortuna di quelli separati da virgole, nel senso che il secondo appare solo nell'estratto di nascita e non nei documenti normali come la carta d'identità o il tesserino sanitario. E per fortuna non devo metterlo neanche nella firma. E meno male, perché il mio secondo nome proprio non mi piace, ma tant'è, era quello della nonna materna, e per rispettare la tradizione...
Comunque due nomi non mi bastavano, a un certo punto mi sono sentita così tanto 'QuellaDellUltimoMiglio' da ribattezzarmi, così, a quarant'anni. L'ho pensato sotto la doccia, ispirata dalla sacra inondazione sulla fronte.
Perché proprio quel nome? No, non sono una vecchia lupa di mare, e neppure partecipo alle maratone anglosassoni, né come tifosa né come sportiva, anche se ha a che fare con le mie maratone domestiche.
Il nome l'ho preso dalla Telecom. Vi ricordate quando si era all'inizio della liberalizzazione dei servizi delle aziende telefoniche? Ne spuntavano di nuove che ti facevano il contratto per i servizi, però il fatidico 'ultimo miglio' di connessione, il pezzo di filo che dall'ultima centralina ti arrivava dentro casa, rimaneva misteriosamente di proprietà della Telecom, con il relativo canone dovuto.
Be', a casa mia, io ero la Telecom, quella dell'ultimo miglio.
Se ad esempio dopo la spesa chiedevo a mio figlio Son-Tiscali di portare i flaconi di shampoo nel loro armadietto, lui li portava in bagno e li depositava sopra al piano di marmo. Poi dovevo arrivare io, QuellaDellUltimoMiglio, a completare la connessione: apri il mobiletto, afferra i flaconi e riponili all'interno, chiudi mobiletto. Connessione completata.
Quando mio marito Husband-Wind doveva portare le bottiglie vuote nel contenitore del vetro in garage, effettuava circa dieci metri di connessione, dalla cucina al garage, depositando le bottiglie sulla credenza del garage. P

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   2 commenti     di: Mamma Pigra


Il racconto di un saluto

Ieri mattina sono scesa dal treno senza indossare la giacca, bastava un maglioncino di cotone, per affrontare la temperatura dolce di una bella giornata autunnale, profumata con fragranza familiare, di casa. Nessuna giacca e nessuna scusa, nessuna giustificazione al mio gesto; in autunno cadono le foglie naturalmente, ogni autunno.
Stranamente ho la vista annebbiata e confusa, come se l’esperienza che ho di questi colori risalisse a tempi perduti, atavici, mi sento lontana, reduce da chissà quale vita, un’altra realtà.
Fortunatamente, questo disagio è, solo mio personale, e mi consola il saluto ingenuo di un bambino che passa sul marciapiede di fronte al mio, con l’altra mano stretta in quella del suo papà.
Il treno è arrivato puntuale nella stazione, silenziosa di domenica mattina; quasi mi aspetto che la temperatura si alzi, che debba, ancora, iniziare tutto quello che ho lasciato scendendo dal treno.
Avendo due inutili ma pesantissime valigie, cerco un carrello e trovo un facchino loquace, con la vi­siera del berretto che nasconde ogni traccia della fronte e dei capelli; ha la parlata e la corporatura ti­pica della gente di qui, un incrocio beffardo fra Aladino ed uno scaricatore di porto, ma la sua presen­za mi rassicura, finalmente sono nel posto giusto.
“Ha visto che bella giornata? Non si direbbe già metà ottobre; tutta la settimana è stata mite, inusuale, anche per noi, un tempo così sereno. ”
“Guardi che vivo qui, per me è, solo, un buon ritorno. ”
Sono partita a questa stessa ora di tre settimane fa: settembre, quando le spiagge si vuotano dalle voci dei bambini in vacanza e tornano i clacson del traffico cittadino, non ricordi quando hai iniziato ma sai che tutto finisce, questo limite mi mette tristezza, non potrei consumare le ferie a settembre, con i bambini intenti nel comprare il diario, le ragazze abbronzate che non si truccano le guance con fard e fondo-tinta, le vetrine con le camicie a maniche lunghe e scarpe chi

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   1 commenti     di: lucia pulpo


Caro diario - seconda parte

Lunedì.
Caro diario non è stato un inizio felice il nostro tornare a incontrarci. Ricordi le margherite del mio sogno di sabato notte? Direi proprio senza errare di avere sbagliato tutta la sua interpretazione, perché proprio oggi tutti i petali della mia piccola margherita si sono appassiti.
Devo chiedere perdono ad una persona cui voglio un gran bene, perché non sono capace di poterla aiutare, la ricopro con tutti il mio amore ma pare non basti oppure io non sono capace di capire. Non sopporto sapere che qualcuno cui voglio bene sta male, mi logora l'idea di non poterlo aiutare, mi si spacca il cuore nel sapere di essere esclusa da tutto ciò che è il suo vissuto.
Il silenzio delle persone non sono mai stata capace di accettarlo, forse perché quando io sto male, non faccio altro che cercare qualcuno che mi sappia ascoltare. Il silenzio può volere dire tutto e niente, è come una stanza buia in cui giri cercando di riconoscere le cose al tatto, ma mentre le cose hanno una forma e le mani ti possono aiutare, i sentimenti non li puoi toccare. Se non ti sono svelati, puoi cercare di intuirli, di immaginarli, ma è facile sbagliare e mal interpretare quello che l'altro non è capace di dirti.
Ecco allora che mi ritrovo per l'ennesima volta, seduta ad aspettare che il mondo si muova, nella speranza di vedere presto realizzato il mio desiderio di sapere e capire.
Sai ormai non piango neppure più, perché vedi le lacrime, sono poca cosa per esprimere il dolore che ho nel cuore, inoltre lui non le può ne vedere ne sentire, per cui piango nel cuore, lasciando segni che spero un giorno, si potranno rimarginare.
È buffo se poi penso che stanotte lo avevo anche sognato, uno dei miei tanti sogni strani.
Ero in vacanza in un'isola tropicale, sabbia fine ma anche tante rocce, acqua fresca e cristallina ma anche cupa e gelida. Sulla riva le onde s'infrangevano con un silenzio spettrale, ed io alla finestra a guardare quello strano panorama. Lui nel letto che dormi

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   4 commenti     di: stella luce


Maudit!

L'uomo moderno è spezzato, frammentario.
Una vita integra gli è preclusa, qualunque sia il paese in cui vive, l'educazione che ha ricevuto, la classe sociale cui appartiene.
Egli avverte come una fatalità questa frattura irrimediabile, sin dalla prima gioventù, se ha la capacità di avvertirla.
L'individuo e la collettività si sono allontanati con il trascorrere dei secoli, lungo cammini divergenti, e continuano anche oggi ad allontanarsi.
Ciò che la Società globale si aspetta dall'individuo, presuppone in lui, è sempre diverso da quello che egli scopre in se stesso come autentico, sorgivo.

" Cosa sono per noi, cuore mio le distese di sangue
E brace, e mille omicidi, e lunghe grida
Di rabbia, singhiozzi di ogni inferno che rovesciano
Ogni ordine; e l'Aquilone ancora sui rottami
E ogni vendetta? Niente!... - Ma sì, la vogliamo ancora
Tutta quanta! Industriali, principi, senati,
Crepate! Potenza, giustizia, storia, abbasso!
Ci è dovuto. Il sangue! Il sangue! La fiamma d'oro!".


E chi è qualcosa di più che una formica, chi vuole lasciare dietro di sé una traccia durevole tra le apparenze, il suo strascico, di cometa o di lumaca, viene frantumato dal mondo umano, non dalla sua ostilità, ma semplicemente dalla sua estraneità, dalle sue regole, dai suoi bassi comportamenti, dalle sue triviali consuetudini.
Nella collettività l'espressione dell'individuo non riecheggia, non rifulge più, è perduta l'armonia del mondo antico.

"diamoci alla guerra, alla vendetta, al terrore.
Mio Spirito! Giriamoci nel Morso: Ah, passate,
Repubbliche di questo mondo! Imperatori,
Reggimenti, coloni, popoli, basta!
Chi può smuovere i turbini del fuoco furente,
se non noie coloro che immaginiamo fratelli?
A noi! Romanzeschi amici: ci piacerà.
Non lavoreremo mai, o flutti di fuoco!"

Negli ultimi due secoli, l'apparizione di una grande personalità si accompagna al quadro di un'esistenza tragica, quando non intervenga un temperam

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   2 commenti     di: Mauro Moscone


Forse è un sogno…o forse è verità.

Come la nebbia che scende sulla terra e i colori sbiadiscono, anche la mia mente è avvolta dall’oscurità e nei miei occhi cala un velo grigio, non vedo più niente, tutto è opaco come una vecchia fotografia sbiadita col tempo, vedo solo ombre e le mie orecchie percepiscono lievi rumori.
Affannosamente cammino e a tentoni brancolo nel buio e il mio cuore batte all’impazzata, mentre un senso di paura pervade il mio corpo.
Vorrei gridare aiuto ma dalla mia gola esce soltanto un fioco rantolo, vorrei che una mano si tendesse per sorreggermi, ma trovo solo il vuoto. Sono solo in questa immensa metropoli, vedo le ombre della gente che con indifferenza come se mi avessero scambiato per un ubriaco, mi sfiorano e passano oltre.
E un pensiero attanaglia il mio stomaco: “È possibile che nessuno si accorge di me, è possibile che le persone siano così indifferenti? Potrei cadere o forse morire per strada e nessuno mi aiuta! ”
Mi inginocchio e piango per tutta questa noncuranza, quando all’improvviso un raggio di sole squarcia la nebbia illuminando la strada, mi rialzo lentamente, i miei occhi cominciano a vedere i colori dei fiori delle aiuole, vedo i sorrisi nel volto della gente e penso:
“ Forse è stato tutto un sogno, o forse è la verità di questa indifferenza. ”
A voi che scrivete e leggete lascio il vostro giudizio.



Adolescenza

Rabbia. Odio. Depressione. Sarà l'adolescenza? Ma che ne so! Però è quello che provo. Nessuno può capire, nessuno! Siamo giovani, siamo indecisi, siamo soli. Vogliamo una cosa, ma appena ottenuta non la vogliamo più. Vogliamo essere trattati da adulti, ma rimproveriamo i genitori di non aiutarci abbastanza. Vogliamo essere indipendenti, ma vorremmo tornare bambini. Vogliamo andarcene, ma ci mancherebbe la vita passata. Vogliamo scegliere, ma continuiamo a trovare scuse per non farlo. Vogliamo cambiare, ma il ricordo del passato ci frena. Non siamo grandi... ma non siamo più bambini. Siamo infelici. Non sappiamo chi siamo, dove collocarci. Siamo fuori luogo, sempre. Sarà l'adolescenza... Passerà...

   0 commenti     di: Vittoria Manni



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