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Riflessioni

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Passione

Il pensiero, come il sangue nelle vene scorre nella mia testa, pompato da una sola immagine... quella di lei, semplicemente imperfetta... nei suoi semplici gesti, unica nei suoi movimenti... un animo caldo che come braccia mi ha circondando d'amore e protezione.
La mia piccola dea, che dal suo tempio mi ha osannato, togliendomi da questa piacevole dimensione..
Ancora oggi a distanza di anni sento ancora il suo odore, che attraversa la mia mente., inebriandola e facendola vacillare... rabbia, amarezza, gioia si mescolano attorno ai miei ricordi, come in un camino di una casa rurale dei primo 900. Dove l'anziano raccontava storie alla famiglia, prima di coricarsi in dolci sogni...
Ora in narrante non è un anziano ma il vissuto di una storia d'amore, che non porta ad un dolce sonno... ma solo ad uno scoppiettio di pensieri contrastanti, i quali non si tramutano in fumo e cenere... ma si rigenerano continuamente, generando una cronica emicrania, un intenso tormento del non dormire. L'agonia mi deprime fino a tal punto, da nascondermi sotto farse ed immagini, estranei a me stesso.
Ogni giorno mi riconosco a stento, dove il cuore inerme e privo di sentimenti batte solamente per farmi capire che sono vivo, per quanto concerne la mente perversa, si dilunga in una infinita partita a scacchi, ponderando la mossa più consona per portarmi alla pazzia. Incredulo e non accettando, decado in dipendenze, evadendo da questa scoraggiante proiezione.
Perso e sempre più perso, cerco di farmi forza, degenerando come un virus multi-forme, dove il vaccino ancora è inesistente. Gli antivirali, sono tante parole, dove la cura è quello di farsi forza e dire ce la farò. Nonostante ciò, l'inconsapevolezza del mio avvenire mi scoraggia ogni sera, poiché da questo labirinto non trovo l'uscita.
Scappo da questo " Minotauro" affamato, tranquillo e che nella sua quiete, dietro ad un angolo attende... Remebro Icaro ma il pensiero di poter volare, per cadere in una violenta

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   0 commenti     di: Edson Camagni


Insonnia

Apro gli occhi. Le due passate. Sono a letto da circa due ore, sono stanco, voglio dormire. I miei pensieri non smettono di tormentarmi. Mi perseguono, non mi mollano. Gli prego di andarsene, provo a spiegare loro che al mio risveglio una giornata impegnativa mi aspetta, che avrò tempo da dedicar loro la notte seguente, ma niente. Continuano. Inarrestabili. Fluiscono nella mia mente come un fiume in piena. Non c'è modo di arrestarli. Sono quasi sicuro che il mio corpo, la mia mente siano cose completamente staccate dai miei pensieri. La mia testa implora pietà. La giornata è stata lunga e sono stanco. Niente. Continuano. Penso mi odino, non farmi dormire, come volessero punirmi. Vagano dal futuro incerto che mi aspetta, a i miei tristi ricordi del passato che sinceramente pensavo di aver dimenticato, di averli riposti in zone sperdute della mia mente, nel dimenticatoio. Ma tornano, mi tormentano. L'insonnia. La mia orribile punizione, la vendetta dei miei pensieri sul loro padrone, per qualcosa che ho fatto in vita. Ne sono sicuro. Direi che nell'inconscio mi sto punendo da solo, come se volessi pentirmi di qualcosa che ho fatto. Ma non sono io. Sono loro. Non mi mollano, non la smettono. Mi giro nel letto. Sono sicuro che questa nuova posizione mi darà maggiori possibilità di cadere nel sonno. Niente. Mi arrendo, mi accendo una sigaretta. Penso che appena finita, ucciderò ogni pensiero, farò in modo che mi passino attraverso, non darò loro importanza, così, magari, sentendosi ignorati se ne andranno. Riprovo a dormire. Niente. Eccoli la, ansiosi di entrarmi nella testa, di accomodarsi, per poi non più andarsene. Accendo il ventilatore nonostante il freddo in camera mia. Il rumore delle pale, del motore che si gira, mi infastidisce ma allo stesso tempo copre in parte i miei pensieri, come il vento sposta gli oggetti reali, questo, facesse smuovere i miei pensieri, allontonandoli. Ma non tutti, quelli che credo siano più importanti rimangono, non sarà u

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Feedback (dedicato a Corbo e Capitanucci)

Noi occidentali, volenti o nolenti, abbiamo interiorizzato il "so di non sapere" di Socrate, il "dubito ergo sum" di Agostino e il "cogito, ergo sum" di Cartesio. Il dubbio, gli interrogativi, la voglia di capire e la critica fanno parte di noi, nel bene e nel male, e il testo di Vincent Corbo, " Riflessioni su Parigi", lo dimostra.
Vincenzo Capitanucci richiama, nel suo commento, la celebre lettera del 2001 di Tiziano Terzani a Oriana Fallaci. Questa è sapiente prova di ragionamento e splendida prova di come un occidentale abbia la possibilità di esprimere le proprie opinioni. La legga, chi non l'ha fatto: merita, fa riflettere.
Come meritano letture gli scritti della Fallaci seguenti all'attentato alle Torri gemelle: tutti ne parlano, bla-bla-bla, ma più per sentito dire che per conoscenza diretta.
Dunque, afferma Terzani: "Se alla violenza... noi rispondiamo con ancora più terribile violenza... alla nostra ne seguirà una loro ancora più orribile e così via".
Certo, la violenza chiama violenza. E allora, che fare? Subire senza reagire, porgere l'altra guancia fermerebbe la violenza? Io di guance ne ho due e basta: finite queste mi difendo, difendo la mia famiglia, i miei valori, le mie leggi, il mio dolore.
Terzani è profondamente inquieto per l'intolleranza della Fallaci. Anche io amo la pace ma la storia insegna che a volte è necessario ribellarsi, agire. Se la mansuetudine degli Ebrei non fosse stata così grande forse il Nazismo non sarebbe riuscito a fare ciò che sappiamo.
Personalmente, detesto l'intolleranza e la violenza e provo disgusto nei confronti di chi decapita e di chi lapida donne e bambine che denunciano gli stupri subiti. Piango per quei giovani plagiati che si imbottiscono di esplosivo e piango per le loro vittime. Piango per le fabbriche di armi, per i campi di addestramento, per i bombardamenti: quanto cibo si potrebbe comprare, quanta ricerca si potrebbe finanziare con quei soldi! Piango per il doppiogiochismo imperante..

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SE AVESSI LA BACCHETTA MAGICA...

Qualcuno, commentandomi, mi ha definito uno scrittore jazz, non ci avevo mai pensato, confesso, però, scrivendo questo racconto ho lasciato andare la … tastiera senza preoccuparmi del risultato.


* * *


“Stanotte ho sognato Capraia, un ritorno alla natura, luoghi selvaggi, lunghe camminate, le mucche sulla spiaggia di Barcaggio …. magnifica vacanza. Ricordi?”
Mia moglie mi guarda con aria di rimprovero per un’altra promessa non mantenuta.
“Freud sosteneva che nel sogno sia possibile raggiungere l’appagamento di un desiderio.”.
Mio figlio scoppia a ridere: “Papà, ma sei proprio tu? Stai bene? Non ricordo nemmeno l’ultima volta che ti ho sentito parlare di qualcosa che non fossero numeri, percentuali, profitti. Addirittura Freud, il vecchio Sigmund sarà stato anche pazzo, ma almeno un miracolo lo ha fatto.”.
Vorrei ribattere, ma non so da dove cominciare, ripiego nel solito sorriso, superfluo probabilmente, ognuno di noi é già rientrato nella propria dimensione. Un cenno di saluto mentre la porta si chiude alle mie spalle.

La mia giornata ha inizio.

Tutti i giorni da venticinque anni percorro questo tratto di strada. Non ho mai preso in seria considerazione l’idea di trasferirmi in città, questi trenta chilometri, col tempo, sono diventati quasi una necessità. Non ho bisogno di concentrarmi le forme degli alberi, le costruzioni abbandonate, le macchie dei paesi che s’intravedono in lontananza sono riferimenti più che sufficienti. Entro in un tunnel e mi lascio trasportare.
Radio spenta, meglio non avere troppa fretta di calarsi nella realtà, ho imparato ad amare il silenzio, soprattutto al mattino mentre il ritorno é diverso, impossibile evadere, é il momento del riepilogo, ripercorro gli eventi della giornata, ricostruendoli con grande precisione; guidare non mi disturba, anzi, mi concentro con più facilità. Rielaboro mentalmente il programma, se necessari

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   23 commenti     di: Ivan Bui


ALICE

"Alice cominciava a non poterne più di starsene seduta accanto alla sorella, sulla riva del fiume, senza far niente: un paio di volte aveva dato un'occhiata al libro che la sorella stava leggendo, ma non c'erano figure né storielle, «E a che serve un libro», pensò Alice, «se non ha figure né storielle?»".
Aveva considerato sempre una perdita di tempo starsene ore e ore sopra i libri a leggere cose che venivano in mente da altri: un branco di saccenti che passavano la vita a dispensare consigli sul cosa è giusto fare o non fare. A raccontare favole inverosimili, storie d’amore dal finale patetico e sdolcinato più della gomma da masticare che stava biascicando in quel momento! Quelli lì erano tali e quali ai suoi genitori! Tutto il santo giorno a borbottare su questioni di principio, a ricordarle di comportarsi nella giusta maniera, con la necessaria educazione, la reputazione e bla bla e ancora bla! Ogni volta che rimuginava a quel modo la masticazione del chewingum raggiungeva velocità inaudite e la si poteva sentire ruminare a due leghe di distanza. “Alice fai questo, Alice non t’azzardare, Alice ricordati di, Alice stai composta…” BASTA!!!
Non ce la faceva più! Doveva agire ed in fretta, prima che fosse troppo tardi! In fondo aveva un cervello come tutti; un cuore per decidere chi amare, una mente per stabilire quello che era giusto fare, per lei, s’intende! Occhi per vedere, orecchie per sentire, gambe per andare dove più le pareva! A proposito: riflettendoci bene era proprio stufa di starsene lì a girarsi i pollici! Ogni volta che andava giù al fiume era sempre la stessa cosa: ore e ore a fissare quell’ipnotico, liquido fluire interrotto qua e là da frettolosi gorgoglii che ravvivavano appena la superficie del fiume quel tanto che bastava per far sapere ai presenti che nonostante le apparenze lui era ancora vivo, quantunque terribilmente annoiato! Per giunta, la sorella sempre sprofondata nelle sue letture non proferiva la b

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A MIO PADRE

Non è un racconto ma non potevo metterlo nelle poesie, è semplicemente una lettera a mio padre.

Quando ero bambina mi riparavo stretta stretta tra le tue braccia, poi guardavo in su per scorgere il tuo viso che mi faceva le smorfie. Mi alzavi per aria, io ridevo, gridavo di gioia abbracciata al mio papà e lo sguardo verso il mondo.
Crescendo mi hai sollevata tutte le volte che cadevo, mi hai guidata verso la strada giusta, ma mi hai seguita anche nei percorsi sbagliati, in silenzio, rispettoso e paziente; abbiamo riso e pianto insieme; non sempre ci siamo capiti ma siamo stati sempre vicini.
Mi hai insegnato il rispetto e la lealtà, la vita mi ha dato il coraggio e le delusioni ci hanno messo la forza.
Ora non sono più bambina, le tue mani sono rugose, i tuoi occhi sono stanchi dopo avere visto così tanto ma continuano ad avvolgere e accarezzare ogni cosa su cui si posano, le tue parole sono forse un po’ più dure ma sempre fragranti di semplicità. Non hai mai adeguato la tua voce chiassosa e i tuoi gesti schietti e a volte irriverenti; e soprattutto non hai smesso di protestare e di andare contro corrente, anche adesso che dovresti riporre certi rancori.
Il tuo cuore è ancora intatto, eppure è caduto così tante volte…. Credi sempre nell’onestà che ti ha fatto da impalcatura e da scudo contro tutto quello che la vita ti ha scagliato addosso; hai scelto le strade più lunghe, quelle meno facili, ma eri sicuro di arrivare comunque.
Io sto proseguendo il cammino che mi hai preparato, con lo sguardo all’orizzonte e nel cuore l’orgoglio di essere tua figlia.



La cultura della vita (in tempi tanto bui)

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtude e canoscenza



LA PASSWORD DELLA VITA


La LETTURA (fonte istruttiva) della SCRITTURA (leggi morali e scientifiche) porta alla CULTURA (completa formazione educativa), base ideale della politica per la CIVILTA' in una SOCIETA' migliore.


Le ESPERIENZE della vita:


1- SENSAZIONI sono le impressioni dei sensi (elaborazione talamica)


2- PERCEZIONI sono le informazioni dei sensi (elaborazione corticale)


3- RIFLESSIONI (valutazioni con il presidio del sistema spirituale/anima)


4- SENTIMENTI sono i sensi dell'anima (triplice coscienza: vigile-cogito ergo sum/ESISTO, consapevole-amo e sempre sarò/PER AMARE, morale-gnothi sautòn/VERAMENTE) verso il prossimo, sono " sentire il pathos" (partecipazione emotiva) in simpatia (affetto e amore), in antipatia (gelosia, invidia, risentimento, rancore e odio) e in empatia (pietà, carità e bontà).


5- EMOZIONI sono moti interiori, vere pulsazioni (spesso accelerate) della vita e talora, etimologicamente (e-movere), muovono le lacrime dai sentimenti con brividi d'amore, fremiti mentali e battiti (o scrupoli) di coscienza cui conseguono, rispettivamente, bollori, tremori e umori.


Queste ESPERIENZE sono il presupposto della CONOSCENZA (cogito, ragione, intelletto, sapienza e contemplazione) per comprendere la VITA nei suoi stadi (evoluzione della specie umana, dal buio alla Luce e dalla polvere alla Verità):


1- vegetativa-solare (fotosintesi clorofilliana)


2- animata-istintiva (midollo spinale, cervello primitivo-paleoncefalo)


3- animale-emotiva (sistema limbico, cervello intermedio-archipallio)


4- cosciente-riflessiva (corteccia cerebrale, cervello superiore-neopallio con il raziocinio
della ragione)


5- illuminata-intellettiva (corteccia associativa, cervello eccelso-ultrapallio con l'idealismo dell'intelletto e la luce della sapienza).


LA SCALA DELLA CONOSCENZA
(la sc

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