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Riflessioni

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La libreria del Signor Lehec

Quando ero bambina, nella mia città c'era una sola libreria importante e si affacciava proprio sulla piazza principale. Non era molto grande ma, si sa, gli occhi dei piccoli vedono oltre i limiti della realtà e le dimensioni obiettive rispecchiano il significato nascosto che le cose trasmettono direttamente al cuore. Quindi, per me, quella libreria era, in verità, un regno infinito in cui addentrarsi per scoprire dietro ogni angolo qualche segreto, qualcosa d'inatteso, impaziente d'essere scovato e sfogliato.
Si entrava salendo una scala di legno e ricordo che l'ultimo scalino scricchiolava sempre, come per annunciare l'arrivo di un nuovo cliente. Io ero piccola e leggera e mi divertivo a sfidarlo cercando di non farlo cigolare troppo sotto il mio insignificante peso. Entravo con eccitata curiosità ma anche con riverente rispetto, quasi trattenendo il fiato, perché quella era la casa dei libri.
Una volta dentro, venivo accolta da un buon profumo familiare, dolciastro, che emanava dal miscuglio di gomme, matite, pastelli a cera, penne e pennelli esposti su uno scaffale. Sì, perché la libreria era anche il paradiso dei colori e degli odori gommosi che a me facevano gola. Oltretutto stavano proprio tutti lì, all'altezza del mio naso. Una tentazione bellissima, da cui però venivo presto distratta, perché tutt'attorno c'erano loro, i padroni di casa, che mi aspettavano: i libri!
Un altro buon odore era quello del legno scuro degli scaffali che si mescolava alla delicata morbidezza delle pagine bianche. Ricordo che quando una copertina attirava la mia attenzione, afferravo il libro e lo sfogliavo lasciando frusciare le pagine come lievi battiti d'ali davanti al mio viso, in modo che l'odore della carta stampata mi parlasse senza bisogno di leggere. Pensavo che ogni libro avesse il suo odore, proprio come le persone.
I libri respiravano, trasudavano sapienza e bellezza. Erano vivi e mi sembrava che il tempo si fermasse in mezzo a loro

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   3 commenti     di: Paola Cerana


Quell'irresistibile istinto di... annusare le feci

Questa mattina, in macchina, fermo davanti a un semaforo rosso, ho visto una scenetta vecchia come il mondo: un signore, di mezza età, che portava a spasso un cane al guinzaglio.
Io mi ero dovuto fermare, sulle mie quattro ruote, davanti a quel rosso, e per questo ho potuto osservare con calma: improvvisamente il cane inchioda, sulle sue quattro zampe, davanti a una... cacca (che non era nemmeno rossa). Il signore, contrariato, lo strattona, bofonchiando qualcosa; il cane oppone resistenza: inchioda e non intende continuare la passeggiata: annusa con spasmodica voluttà quel bocconcino appetitoso! allora l'uomo - dando sempre mostra di essere un po' scandalizzato davanti alle scostumatezze del suo cane (potenza del perbenismo) -, senza tante storie, lo alza di peso, col guinzaglio, e lo trascina oltre; la moralità è fatta salva: il cane, appena uscito dal campo magnetico di quella profumata calamità (qui l'accento è bisenso: calamìta & calamità), subisce di nuovo docilmente le volontà peripatetiche del suo dominus e la passeggiata può continuare.

Anche gli esseri umani avrebbero bisogno di un dominus che insegnasse loro a non... mangiare merda; invece si ritrovano un Signore che li condanna a questo (seppur per il breve tempo della loro vita terrena, dicono).
Hai voluto la bici? Adesso pedala!
Ma da quando, la bici? Dal peccato originale? Fermate il mondo, allora, voglio scendere: preferisco andare a piedi, non mi va di pedalare. Tutto luccica sotto le specie delle feci: ogni vanità mondana attrae con il suo fetore, ma per gli uomini è profumo.
La vita è bella! Sì, c'è qualche piccola sofferenza, ma quanta gioia! Vuoi mettere? Ne vale la pena!
Gli uomini non sanno più (o non hanno mai saputo) distinguere la puzza dal profumo: il loro olfatto è stato creato (?) così: l'istinto li porta a sentire profumate le belle feci nelle quali si imbattono ogni giorno. Per esempio, ai maschietti piace l'odore del sesso femminile, e viceversa (pare); ho se

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   0 commenti     di: Davide Cantino


La non considerazione dopo la fine di un amore

Quando la porta del cuore si chiude e nessuno può vedere all'interno è un vero tormento. Quando un amore finisce è consigliata la non considerazione. Evitare anche gli sguardi e le parole di chi si ha amato è la soluzione più giusta. Evitare dolori e tormenti inutili è la soluzione di chi non vuol appiattirsi chiedendosi sempre il perché della fine di una storia. Chi ha pianto per amore, chi è stato pugnalato al cuore, abbandonato e scaraventato nell'oblio del dolore solo così può dimenticare e continuare a respirare. Chi subisce è sempre il più debole. Non rivolgere la parola, non poggiare lo sguardo nemmeno per un istante su chi ha detto :''dimenticami, non ti amo più'', non è un atteggiamento di vendetta, e perchè mai dovrebbe esserlo!
La non considerazione fa più male a chi ha amato ed ama, e mai all'altra persona che si è liberata di un peso.
Colei che resta male davanti tale comportamento non accetta tutto questo solo perchè non è più al centro dell'attenzione.
Non è guerra ma solo auto difesa. Se non ci sono innocenti anime poi è ancora più accettabile il tutto. Solo in quel caso si può e si deve mantenere il dialogo. Solo per i figli si deve provare a parlare, ma senza loro non esiste nessun tipo di rapporto.
Anche se non moderno, questo è il mio unico e solo pensiero che mi protegge dal dolore e dal falso ipocrita sorriso di una finta amicizia.
Dopo una storia anche l'amicizia non ha vita. Anche il ciao ha un suo peso. Anche lo sguardo rimembra un pianto. Se è finita stop.
Questa è la vita. La vita che io amo e che adesso inseguo per ritornare a respirare. La vita che mi è stata sottratta adesso cerco di riconquistarla. La falsità non vincerà sui miei ideali. La falsità viene sconfitta solo dall'indifferenza.



Se io fossi un Uomo

Se io fossi un uomo... sarei diverso da alcuni di voi.

Se io fossi un uomo
cercherei la mia donna tra tante... non mi importerebbe nulla della sua bellezza esterna, ma mi piacerebbe conoscere il suo cuore, e la sua anima, in modo da amarla ancora di più e capire cosa la ferisce e cosa la rende allegra.

Se io fossi un uomo... guarderei la mia donna all'infinito... bevendo ogni sua metamorfosi... perche è lei che ho scelto tra tutte.

Se io fossi un uomo cercherei di sorprendere sempre la mia donna, la farei vivere sempre in attesa di me, sempre con quel bisogno impellente di avermi al suo fianco... ma non perche vorrei essere sempre presente nelle sue scelte, ma perche senta il bisogno di completarsi solo con me.

Se io fossi un uomo sceglierei un donna che sappia prendere le sue decisioni... cercando di coinvolgermi con le sue idee... nei suoi problemi, facendomi sentire, così, importante per lei.

Se io fossi un uomo prenderei la mia donna per mano e la trascinerei fuori mentre piove... perche così saremmo due esseri che si completano nella natura.

Se io fossi un uomo bacerei la mia donna all'infinito, la guarderei mentre dorme bevendo ogni suo tratto, ogni suo movimento.

Se io fossi un uomo sarei contento di esserlo.. perche così saprei che solo con la mia donna mi completo



Ricordi scolastici

Metastasio è un malato di cancro all’ultimo stadio.



Piangeresti per me?

Quando penso alla parola AMICO mi chiedo sempre
piangeresti per me? e viceversa
se la risposta è no, non siamo amici.

Ridere lo puoi fare con chiunque
piangere invece no.



Al mio adorato inverno

Lo scorrere dei ruscelli, indica la fine dell'Inverno, colmi ormai di acqua chiara e fresca, accompagnano le rive delle strade, segno dello scioglimento di questa neve, tanto attesa e desiderata, arresa ora al caldo di questa anticipata Primavera.
Neve caduta lentamente ed abbondantemente, che ricopriva ogni cosa, donando ai luoghi un meritato riposo, cancellando i dolori del precedente Autunno. Di lei restano ora solo piccole zolle, un tempo bianche e pure, ora nere e sporche dal vissuto dei giorni.
Vedo in tutto questo una profonda malinconia.
Non ho mai amato il freddo Inverno, ma non ho mai neppure desiderato l'arrivo della Primavera. Ogni momento ha il suo tempo, che desidera essere vissuto.
Ogni inizio genera gioia e speranza, per il nuovo che sta per arrivare, ogni addio genera tristezza e nostalgia per il vecchio che abbiamo vissuto e dobbiamo lasciare.
Quanto alle volte il nuovo arrivo, ci fa facilmente dimenticare il passato appena vissuto!
Il sole caldo di questi giorni, le prime gemme sulle piante, i ruscelli che scorrono gioiosi, la luce che si impadronisce delle lunghe notti, l'aria che assume fragranze diverse e dolci. Tutto porta a dimenticare il freddo Inverno ed a sperare nella solare Primavera.

Mio caro e dolce Inverno, io non voglio però lasciarti.
La quiete durante la lunga nevicata, il freddo che bloccava ogni più piccola emozione, il silenzio del mondo della natura bloccata al tuo passare, quel timido sole che nulla poteva al tuo avanzare. Rispecchiavi il mio animo e io in te mi riposavo.
Ora sorella Primavera con la sua voglia di rinascita, mi sprona ad aprire quelle porte, quei lucchetti chiusi, a togliere dai cassetti i miei sogni e desideri. Questa luce che riscalda ed illumina mi trascina per le strade, tra la gente. Le letture dei versi poetici di questi giorni, mi portano a credere e sperare in nuove gioie, ma è troppo presto per lasciarti mio adorato Inverno.
Come una rondine non fa Primavera, così questo anticipato sbo

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   4 commenti     di: stella luce



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