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Riflessioni

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Maudit!

L'uomo moderno è spezzato, frammentario.
Una vita integra gli è preclusa, qualunque sia il paese in cui vive, l'educazione che ha ricevuto, la classe sociale cui appartiene.
Egli avverte come una fatalità questa frattura irrimediabile, sin dalla prima gioventù, se ha la capacità di avvertirla.
L'individuo e la collettività si sono allontanati con il trascorrere dei secoli, lungo cammini divergenti, e continuano anche oggi ad allontanarsi.
Ciò che la Società globale si aspetta dall'individuo, presuppone in lui, è sempre diverso da quello che egli scopre in se stesso come autentico, sorgivo.

" Cosa sono per noi, cuore mio le distese di sangue
E brace, e mille omicidi, e lunghe grida
Di rabbia, singhiozzi di ogni inferno che rovesciano
Ogni ordine; e l'Aquilone ancora sui rottami
E ogni vendetta? Niente!... - Ma sì, la vogliamo ancora
Tutta quanta! Industriali, principi, senati,
Crepate! Potenza, giustizia, storia, abbasso!
Ci è dovuto. Il sangue! Il sangue! La fiamma d'oro!".


E chi è qualcosa di più che una formica, chi vuole lasciare dietro di sé una traccia durevole tra le apparenze, il suo strascico, di cometa o di lumaca, viene frantumato dal mondo umano, non dalla sua ostilità, ma semplicemente dalla sua estraneità, dalle sue regole, dai suoi bassi comportamenti, dalle sue triviali consuetudini.
Nella collettività l'espressione dell'individuo non riecheggia, non rifulge più, è perduta l'armonia del mondo antico.

"diamoci alla guerra, alla vendetta, al terrore.
Mio Spirito! Giriamoci nel Morso: Ah, passate,
Repubbliche di questo mondo! Imperatori,
Reggimenti, coloni, popoli, basta!
Chi può smuovere i turbini del fuoco furente,
se non noie coloro che immaginiamo fratelli?
A noi! Romanzeschi amici: ci piacerà.
Non lavoreremo mai, o flutti di fuoco!"

Negli ultimi due secoli, l'apparizione di una grande personalità si accompagna al quadro di un'esistenza tragica, quando non intervenga un temperam

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   2 commenti     di: Mauro Moscone


Messaggio d'amore

Credo che tutto abbia un senso... il corso della vita con le sue incertezze e ombre.
Da piccola i problemi volavano via con gli aquiloni e arcobaleni... adesso affogo le mie incertezze nel rosso di un tramonto
... mi basta un gabbiano che plana libero sulla battigia per farmi sentire carezze di vita... di sole...
Mi basta il sorriso dell'amore sincero, di un amico, dei miei nipoti, dei miei fratelli, di mio marito, in primis di mia figlia, per essere contenta, serena...
Penso ai miei vecchietti, a loro gia' avanti con gli anni, pensare a quel momento che dovra' arrivare
e sentire gia' un dolore nel cuore al solo pensiero.
Eppure la morte, ne dobbiamo parlare... fa paura! ma tutto è così vivo e se non ci fosse questa spada di damocle
sulle nostre teste, chissa' forse non avremmo apprezzato mai niente. Ma l'uomo malgrado la brevita' della sua vita non ha imparato niente... o poco.
Non guarda, cammina avanti; non osserva, corre corre sempre più stressato dalla vita moderna!
E non ha tempo; per ascoltare, per parlare d'amore, per guardare un fiore sbocciare, per vedere crescere i figli!
Forse nessuno pensa che si vive solo 5 minuti, il Tutto è infinito e la nostra vita è veramente breve!
Nel mio messaggio d'amore.
Non portate mai rancore per le piccole cose, capisco che sia difficile, ma non impossibile.
Salutate sempre con un sorriso, è bello riceverlo, ancora meglio donarlo!
Quando vi alzate di mal'umore(a me capita )pensate al colore azzurro, al mare quieto, a momenti di vita che vi hanno fatto bene, forse non funzionera', a me a volte si!
Cancellate la rabbia dal vostro vocabolario, non deve esistere.
Introducete la parola Amore... Amicizia... Umilta'... Uguaglianza...
Lo so sono belle parole, a volte razzolo male anch'io... pero' amici miei almeno PROVIAMOCI.

Con affetto...

Quando giungera' il tramonto e il buio raccontera' le stelle
vorrei riaprire i miei occhi

nell'infinito abbraccio di un raggio di sole!

   21 commenti     di: karen tognini


La voce del silenzio

È tutto già deciso, qualcuno prima di noi ha riempito pagine e pagine fino a comporre un libro lasciato nello scaffale più alto... Tutti cercano di raggiungerlo, tutti sperano di diventare abbastanza alti o di essere abbastanza colti da riuscire a capirlo a decifrarlo... Scrivo solo perché non amo leggere e, a differenza del mondo che spera di far suo quel vecchio libro, passo le mie giornate sperando di inventarne uno simile, e pur non conoscendolo faccio ipotesi su ipotesi, prove su prove e, tutte le volte capisco che ho solo bisogno di un ispirazione... Perché la vita è molto di più che una semplice definizione; è azione, immaginazione, gioia, dolore o, più semplicemente, è ciò che vogliamo che sia, ciò che vogliamo diventare... Non abbiamo una minima idea di cosa sia il tempo e ci ostiniamo a contarlo, non sappiamo da dove veniamo ne perché siamo qui e continuiamo a cercare altrove, a distruggere la nostra casa... Tutti aspettano qualcuno o qualcosa che anche se non arriva si dice che prima o poi arriverà... Tutti vivono fino a morire senza sapere davvero dopo cosa verrà... La vita è di certo un dilemma che ancora per molto sopravvivrà. A volte capita di perderci e non riuscire ad andare avanti per un motivo o per degli altri... A volte capita di ostinarsi a voler capire il vero senso di tutto questo... Una cosa l'ho capita, che a volte certe cose vanno fatte e basta senza cercare di capire, di dare un senso... È come quando vuoi baciare una persona che ami e sei talmente coinvolto che lo fai senza pensarci, senza cercare di capire, superando tutto anche le paure, perché si è coscienti che potrebbero cambiare le cose non solo in meglio eppure bisogna rischiare... E io rischio dalla prima volta che ho ti ho vista... Da quando ho potuto constatare che sei cielo, mare, sole, neve e tutto il resto sono meraviglie della natura tu, sei molto di più...



L'astronave

Sono qui, solo, in questa fredda, inquietante astronave ormai da troppo tempo per ricordarmi per quale motivo sono stato mandato quassù. Il tempo scorre, monotono come un orologio fermo.

Sto scrivendo il diario di bordo, nessun fatto da segnalare. Dovrò cambiare volume, quella di oggi era l'ultima pagina. Lo metterò insieme agli altri, nell'immenso archivio. Non so quanti volumi ci sono, non sono mai riuscito a contarli tutti.

Io non so chi sono. Forse il capitano. Certo, non può che essere così. L'astronave è enorme, la sto ispezionando da tempo immemorabile. Ogni giorno un settore nuovo. Non ho ancora finito. Non so quando finirò. Non so se finirò.

C'è da impazzire. Forse sono già pazzo, e questa follia è generata dalla mia mente. Forse sto sognando. Ma un sogno non può durare all'infinito. Credo. Spero.
Questa enorme macchina va avanti da anni, secoli... millenni!?

Ho visto innumerevoli mondi, sistemi solari, enormi pianeti e minuscole lune, ma nessuno di loro mi ha mai destato un ricordo, un'emozione.

Ci deve essere un motivo per il quale sono qui, diretto verso un luogo che non conosco, in un tempo che non capisco, proveniente da un mondo che non ricordo.

Forse il senso è che non c'è un senso. Esisto e questo è il mio mondo, anzi il mondo. Tutto il resto è ornamento, decorazione.

Forse è stato creato per me.

Forse io sono il fine della creazione.

Forse io sono Dio.



La Foresta delle Vagine rotanti (9)

Quando faccio l'amore con una donna ed io tendenzialmente sono donna
pare che il mondo si estranei dalla mia folgorazione come se una foresta si rannicchiasse timorosa al disarmo della pioggia ma poi
si lasciasse andare senza contenerla di solito lascio scorrere le labbra
su quei corpi timidi o poco tolleranti di novità che si abbandonano al cammino delle mie voglie come un cestello di frutta abbandonato libero
verso una rapida il gusto ha un senso nel tempo che lo macchierà di passione per ricordi indelebili accolgo il loro respiro prima lieve
poi appagante talvolta devastante la pelle trema sotto il mio corpo di donna
trema ma sono i loro occhi che s'infiammano in quella foschia
una nebbia dentro la quale spesso le persone che incontro hanno vissuto
da sempre qualcuna più intraprendente usa le mie mosse per le sue
il vortice che combacia altera il mio sovrannaturale senso del peccato
un peccato non continuare ancora quando le sento giungere
giungere ancora e lasciarsi andare oltre quel precipizio chiamato nutrimento della propria favola quando faccio l'amore con una donna
e sono donna non lascio niente al caso le frequenze del battito
sono massaggi cardiaci per l'assoluzione e quando il mare si placa
traendo a se le proprie onde io osservo quella vittima di piacere
e senza dire niente scruto con gli occhi una sentenza che sarà accolta ancora così il divieto diviene irresistibile e pure la terra sotto di noi trema
come se un vulcano adirasse secoli mai esplosi e quel secondo arbitrio
è più bello del primo perché fondamentalmente libero dalla costrizione iniziale che qualcosa possa andare storto non possa funzionare
in quel momento il loro succo della vita è la mia clamorosa certezza
dentro l'albero della divina provvidenza le accarezzo un bacio prima lieve sulla bocca poi quantistico nella pressione le fa volgere a me
quasi inermi come se un postulato abbia diritto d'essere decretato vero
solo di continuo mi lascio andare anche io s

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   1 commenti     di: Dark Angel


Ciao, come stai? Bene, te?

Spesso la gente mi chiede "come stai?", e io rispondo sempre "bene", anche se dentro di me vorrei piangere dal dolore.
Soltanto perché se rispondessi "male", poi mi chiederebbero "perchè?", e a quella domanda non saprei proprio come rispondere.
D'altronde come si può spiegare un sentimento?

   1 commenti     di: Denise


Nessuno riderà

Ho da poco finito di leggere "Amori ridicoli" di Kundera. Il libro, che poi non sarebbe altro che una raccolta di racconti, mi lascia un senso di dolcezza che mano a mano svanisce depositando un retrogusto amaro, o è il contrario? Il racconto "Nessuno riderà" è il più incisivo, quello che rimane più a lungo.


In fondo, il tema è quello dell'ineluttabilità del destino. Davvero siamo delle marionette nelle mani di qualcosa d'ineluttabile? Allora perchè vivere? Perchè sognare e lottare per qualcosa? Una mano invisibile ci smuove e ci conduce a suo piacimento, nell'Olimpo o nella melma più schifosa.


Che succede quando ci ritroviamo nella melma più schifosa? Come può l'uomo ribellarsi a tanto schifo? Non fare nulla e attendere di essere completamente imbrattati di fango o ribellarsi, agitarsi, urlare, tentare, ridicolizzarsi... Mi attrae molto la prima opzione, non fare nulla, esorcizzare il fango, la solitudine, il tradimento, l'ingiuria, la morte, la falsità.


Nell'istante in cui la melma prende coscienza che non farai nulla per ripulirti, non ha più ragione di esistere, non può farti più del male, la tua apatia diventa la sua fine, il destino ha vinto ma anche l'uomo avrà motivo di "festeggiare" la sua macabra vittoria. L'altro ieri ho visto in tv una ragazza con il volto deturpato dall'acido. Il suo ex ha pensato bene di rovinarle la vita. Ma lei sembrava rinata, il tempo l'aveva resa forte, fiera, più bella. Era diventata un'attivista, parlava con parole incredibili. La sua vittoria s'era compiuta. Questa ragazza, affrontando il suo destino, ha dimostrato al mondo che la melma si può sconfiggere e con essa la follia che spinge gli uomini e la vita a distruggere quel che gli capita sotto tiro.


In questo mondo ognuno nasce per affrontare qualcosa, ma la melma e lo schifo sono sempre lì, in attesa... c'è anche qualcos'altro, una parte di noi e della Natura che non può essere intaccata, potrei chiamarla dignità oppure bellezza. P

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   0 commenti     di: vincent corbo



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