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Riflessioni

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Ottagono

Stavamo viaggiando da molte ore. Eravamo partiti presto quella mattina, mi avevano svegliato all'alba dicendomi che dovevo essere pronto entro dieci minuti. In carcere non occorre molto tempo per radunare le tue cose, visto che non ti appartiene nulla. Ero però preoccupato per i libri, di cui ne potevo disporre in discreta quantità grazie alla generosità di alcuni amici.
- Non perdere tempo con quelli. Dove stai andando non ti serviranno. Aprite questa porta! -
Il tintinnio delle chiavi, gli scatti della serratura, il chiavistello che sbatte contro il fine corsa, il cigolio dei cardini che accompagna la porta mentre si apre. Rumori che ormai avevo codificato in una sequenza logica che ritenevo indissolubile dalla mia esistenza. Erano bastati diciotto mesi per fare di me un perfetto alienato.
Il direttore entrò nella mia cella con la solita aria di superiorità che adottava nei momenti ufficiali. Era così anche il giorno del mio arrivo; credo inoltre che indossasse lo stesso vestito. Un alienato anche lui, solo che non se ne rendeva conto. Prese un libro dallo scaffale guardandolo come se fosse trasparente, infine lo gettò sopra il letto dopo averne letto ad alta voce il titolo e l'autore.
- Io Claudio, di Robert Graves... di che parla? -
- Di un uomo che fu costretto a fare ciò che non voleva. -
- Curioso. Sembra quasi la tua storia. -
Ero l'unico ospite di quel furgone. Mi avevano fissato delle catene alle mani e ai piedi, e la tortuosità del percorso mi stava procurando una forte nausea. Il mio colorito doveva aver assunto una ben strana tonalità, considerato che l'agente di scorta fece fermare immediatamente il veicolo consentendomi di avvicinarmi al finestrino laterale per prendere un po' d'aria. Eravamo in una zona arida con poca vegetazione. Di fronte a me, ad una distanza di un paio di chilometri, una collina tonda e levigata come un teschio ospitava sulla sua sommità una costruzione di forma quadrangolare, lunga di lato e di modesta

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Un tuffo in una meringa

Una pasta... quale? Bella domanda le avrei prese tutte... ma dentro le tasche suonavano poche monete, allora davo la precedenza a quella con la crema, quella lì , la indicavo col dito, la più gonfia era sempre in fondo... le pinze della commessa la addentavano come una preda, si lasciava vanitosa accarezzare come una signora burrosa e orgogliosa di essere stata scelta per prima. Anche le paste sono delle miss, quella con la frutta in testa strizza l'occhio dietro la vetrina, ma non mi piace e poi quella con la polvere di caffè sembra amara ma non lo è, poi c'è quella diplomatica un po' incompresa, ma lei ci prova non si è ancora arresa e ti accorgi che non è male, non è la forma che conta ma la sostanza che canta, il cigno ha il collo lungo e nella panna fa il bagno, quella con lo zabajone dentro e una manciata di polvere di cacao e granelli di zucchero fuori e poi lei la mia preferita miss meringa, ma non tutte, alcune sono cingommose e si attaccano ai denti altre troppo zuccherose. Allora andavo lì dove conoscevo, panna a ciuffi come una pettinatura cotonata sai di quelle che le mamme degli anni settanta si facevano fare, anche la mia. Si alzava il ciuffo in alto e con il pettine si dava contropelo e lui si gonfiava come le penne di un pavone Guardavo mia mamma spettinata, ma era bella lo stesso, l'avrei scelta fra mille. La domenica quando è libera ci porta sempre indietro un salto nella dolcezza o nel letto caldo da lasciare sfatto fino a sera... il tempo di tuffarsi dentro una meringa e domenica è già finita... sapore dolce di una domenica appena incominciata, e se pioveva si guardava la pioggia dal letto in compagnia di un libro, se il sole ci veniva a chiamare si correva incontro alla libertà senza pensare, appena posso ci torno in quel bar è stato chiuso, giro l'angolo un trendy locale pieno di luci e di voci e paste che non hanno più tempo per parlare...

   2 commenti     di: laura marchetti


Fra un mese mi sposo.

Sono arrivato alla conclusione di arrivare all’essenza delle cose della vita. Come? Vivendo intensamente ogni attimo, colmando d’amore ogni attimo, ogni progetto nuovo, o vissuto di nuovo. Rendere speciale il quotidiano, assaporare tutto il buono e il cattivo della vita. “Ciò che non uccide rafforza”: proprio una bella citazione!
Circondato da quattro muri, davanti ad uno schermo, dietro un parabrezza, seduto in una stazione o in un parco, non ha importanza, se quello che hai dentro è positivo. Bisogna captare tutto quello che c’è intorno, non è importante se è bello o brutto, prenderlo assorbirlo, digerirlo e restituirlo al mondo….

Si sente che sta arrivando, è il clacson ed il rombo della 500 che lo rendono riconoscibile. Infatti, dopo un minuto, la rossa fuoriserie degli anni ’50 arriva davanti al porticato del convento. Dietro una lunga scia di macchine che accompagnano lo sposo. È proprio lui il primo a scendere. L’emozione traspare dal suo viso abbastanza tirato. Io da qui lo intravedo abbastanza. Quando si sposta, mi metto in piedi sulla panchina per vederlo meglio. È ancora fuori della chiesa, mente tutti gli invitati, pian piano arrivano e parcheggiano. Il sole è alto e arriva forte sul selciato di pietra antistante il convento. Da dentro la chiesa si sente l’organista che fa le ultime prove prima della cerimonia. È tutto pronto, mancano cinque minuti alle undici. Lo sposo entra in chiesa sulle note di una marcia solenne, passano altri cinque minuti e un coro di clacson arriva dall’esterno, sempre più forte. Il ragazzo sull’altare sente salire la pelle d’oca fino a quando non vede dalla porta entrare la sposa e i suoi occhi diventano lucidi. Lei, pian piano accompagnata dal padre, si avvicina all’altare. Una dolce composizione d’organo, fa da sottofondo a tutta la scena. Il frate richiama un po’ al silenzio l’assemblea e inizia la cerimonia. La sua voce da quel momento è padrona, le sue parole, la parola

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   4 commenti     di: Emilio C.


Si dia una domanda, e se può provi anche una risposta

Dice un famoso e talvolta forse un po' noioso personaggio della televisione, senza fare nomi ma lo descrivo cosi': capelli lunghi, sempre elegante giacca e cravatta e occhiali un po' spessi. Intellettual televisivo contemporaneo che conduce anche gradevoli talvolta trasmissioni su: cinema, teatro, libri e mostre, nonché interviste a tutti e di più. Insomma lui dice alla fine della trasmissione dedicata ad autori di libri di tutti i generi che poi compravamo in libreria ma di librerie sempre meno, e allora anche per fortuna? In edicola, al supermercato, all' autogrill, sul banco dell' usato, che talvolta i già letti o no perche' illeggibili, per miseria e grullaggine li rivendo anche io. Insomma lui dice: leggere ti cambia la vita. Leggere sì, ma sapessi il divertimento a scrivere! Oddio oggi scrivono anche cani e porci, autori, Autori, e falsi scopiazzatori, che forse tutto e' già scritto e se no continua a scriverlo un misterioso e gigantesco elaboratore centrale da un' altro pianeta. Insomma non voglio falra lunga, questo Signor Ullo, parte di un' "élite"? Che frequenta fortunatamente e senza ironia devo dire, spesso si da una domanda e quando può prova a dare delle rispostem i prova. E non sempre, umanamente convince. convince.

   1 commenti     di: Raffaele Arena


Un sogno

Ho fatto un sogno straordinario: Ero al buio, quel buio profondo che dà la sensazione della non esistenza, quando ad un tratto, un gran bagliore mi riportò alla realtà.
Una fata mi apparve: era bellissima... bella come in quelle favole che nessuno mai mi ha raccontato.
"Esprimi un tuo desiderio" mi disse, agitando la bacchetta magica... La guardai, sbigottita... non parlavo... non desideravo niente... o forse desideravo troppo! Incoraggiata dal sorriso compiacente, osai:
"Fammi divenire pazza! Si, regalami la pazzia... quella pazzia lucida, cosciente che dà il coraggio di sputare la verità, di vomitare l'odio, di denudare la gente... Ti prego, continuai, un solo tocco della tua bacchetta e liberami, spogliami di quella censura fatta di razionalità, moralità, tabù... Soltanto allora avrò l'impudenza di dare amore a chi amo e disprezzo a chi odio.
La vita è una farsa; ad ognuno tocca una parte, sempre la stessa, quella di sepolcro imbiancato... io, il mio ruolo l'ho avuto... Lo esecro! E per giunta sono una pessima attrice."
La bella signora non capì... non poté capire questo mio strano desiderio... Aggrottò le sopracciglia per il disappunto e senza indugiare, agitò la bacchetta minacciosa e sparì...



I suoi occhi

La vita nei paesi è scandita da avvenimenti ben precisi. In autunno la vendemmia, in pieno inverno il maiale e in estate si concentrano tutti i matrimoni. In due mesi, dalla metà di giugno a quasi fine agosto, vi sono almeno due matrimoni al giorno per cui, volenti o nolenti, ci si sta sempre imbracati a festa. Montepiano mon è più un paese molto popoloso come mezzo secolo fa, oggi i suoi abitanti non arrivano a seimila anime, compreso le badanti e tutti gli altri extracomunitari. La scelta di concentrare i matrimoni in quel periodo non è certamente dovuta a un improvviso riscaldamento ormonale ma semplicemente ad una politica di pura economia. È in estate, infatti, che tutti i parenti residenti fuori rientrano in paese, pronti per farsi spennare con le bustarelle agli sposi, e non vi è nessun miracolato poiché tutti sono parenti di tutti, me compreso che vivo al nord da ormai più di vent'anni. A farla da padroni in queste circostanze sono i ristoratori, capaci di moltiplicare i posti affinché tutti gli invitati, siano essi anche un mezzo migliaio, possano trovare un angoletto dove pigiarsi. Un'altra caratteristica è l'occasione di incontrare o almeno di rivedere persone di cui abbiamo perfino perso il ricordo come lontani parenti, compagni di scuola, amici e conoscenti di strada e, qualche volta, anche vecchie passioni.
Ed è quanto mi è capitato l'estate scorsa al matrimonio di una lontana cugina.
Ad occupare almeno quattro tavoli, quelli rotondi da nove posti ciascuno, vi è tutto il mio clan famigliare capeggiato da uno zio, il fratello più grande di mio padre, e via via tutti gli altri, cugini primi e acquisiti con relativa prole. Allo stesso tavolo, unico celibe ultra quarantenne, io con i miei tre fratelli.
Nel caos generale ci apprestiamo a trascorrere il pomeriggio che ci attende quando qualcosa, ad un tratto, attira la mia attenzione. Non so cosa sia di preciso, forse la sensazione di essere osservato con intensità, cos' i miei occ

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Sono solo pietre

Con la punta del badile saggia la compattezza del terreno, scansa qualche sasso dalla scabra superficie, poi con un gesto antico come il peccato inizia lentamente a scavare la fossa.
A poca distanza giace il cadavere di un giovane soldato, venuto da chissà dove a morire in quella valle desolata. Una vasta chiazza ha tinto di rosso la sua uniforme all'altezza del petto, i suoi lineamenti contratti nello sforzo della morte denunciano al massimo una ventina d'anni.
" Hai conosciuto prima la morte che la vita, ragazzo mio. Che fretta c'era?"
Dopo aver appoggiato delle pietre a forma di croce sul cumulo di terra, sente qualcosa muoversi alle sue spalle.
" Non era cristiano!"
Secoli di guerre, invasioni e distruzioni nel DNA gli consigliano di non muoversi. Sulla sua destra inizia a materializzarsi una sagoma che imbraccia un fucile. Lo guarda in modo distaccato, come se la sua presenza non lo riguardasse.
" Hai sentito? Togli quelle pietre!"
"Appunto. Sono solo delle pietre."
"Toglile."
Il dito del soldato si avvicina pericolosamente al grilletto.
L'uomo non si muove.
Il viso del soldato sembra deformarsi nello sforzo di riuscire a trattenere la propria rabbia. Negli ultimi anni ha conosciuto solo morte e desolazione. Rabbia e miseria. Fame ed insulti. Il dito si contrae.
La deflagrazione rimbalza nella valle di colle in colle, lasciando dietro di se un silenzio improvviso.
< Sono solo delle pietre> pensa il soldato mentre scava una fossa per seppellire l'uomo che ha appena ucciso. < Valeva la pena morire per delle pietre? >
Solo nel chinarsi per raccogliere le pietre che formano la croce sopra la tomba del suo compagno d'armi si rende conto della presenza delle altre sepolture, situate a poca distanza. Ognuna con delle pietre a forma di croce sopra.
Rimane fermo sopra quella tomba, con le pietre in mano che lentamente gli scivolano a terra, perso nella visione di quei miseri sepolcri.
Solo allora vede con chiarezza l'enor

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   1 commenti     di: alba radiosa



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