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Riflessioni

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Sensibilità

Puoi percepire ogni parte, ogni piccolo punto del corpo, puoi assaporare ogni minima ventata, puoi sentire.
Puoi pensare di capire, intuire gli altrui pensieri, puoi predire ogni singola azione, puoi ambire.
Ma in questo mondo niente va secondo le regole, le persone sensibili devono soffrire, è questa la condanna, la pena da subire davanti alla freddezza umana. E quindi perché dispiacersi più di tanto se un progetto non va in porto, inutile preoccuparsi se qualcosa va storto, bisognerebbe imparare a fregarsene di molte cose, pensare che è una colpa non può essere tua a priori. Ed è una malattia, una grave patologia, non esiste una terapia, ma io proverò a curarla, la sensibilità è un riflesso condizionato, ed io cercherò di correggerlo, punendomi con la sofferenza, cercando di raggiungere uno stato di profonda apatia. Non è etico, non è umano, ma è il requisito fondamentale di questa società paralizzata, di questa esistenza insensata. Il rischio è di diventare un oggetto, ma c'è un effetto di euforia, di gioia apparente, diventerò come tutti gli altri, uguale, non sarò più differente.
Questa vita ci spinge all'omologazione, al conformismo, ci vorrebbe tutti uguali, molto simili e facilmente controllabili. È difficile rimanere se stessi, è difficile rimanere diversi, i governi non ci vogliono perfetti, ma soprattutto ubbidienti. Non è per niente semplice, anch'io a volte sono tentato, perché soffrire è un obbligo, ma non può diventare un'abitudine, però preferisco patire, rischiando a volte, anche per mano mia, di morire che sottoscrivere quello stato di passività, privato da ogni voglia, quell'agonia che guiderà fino alla soglia, fino alla chiusura della porta. Quindi continuo, stringo i denti, combatto, respiro pigrizia, ma incito alla rivolta. E visto che non si può morire più di tante volte, preferisco farlo in un modo che dia alla mia vita una gloria, la soddisfazione di averla vissuta appieno, combattendo per qualcosa.

   1 commenti     di: vasily biserov


Il sogno

Il sogno è quella cosa che caratterizza la tua esistenza. Il sogno è quell'obiettivo da realizzare poco per volta, per sentirti più felice mentre lo fai. Il sogno è quella cosa che ci rende un po' speciali;è la ragione per la quale ci luccicano gli occhi;è il motivo per cui corriamo rischi e tentiamo di superare ostacoli, è la nostra arma in più.
Non si può realizzare un sogno senza viverlo e, vi assicuro, che viverlo è un'emozione che non potrei descrivervi nemmeno con tutte le parole del mondo.
Ritengo che senza sogni la vita non sia un errore, ma sia vuota, sia piatta.
Senza nessuno che ci ha provato e ci è riuscito non sapremmo cos'è la soddisfazione.
Senza nessuno che ci ha provato e ha fallito non conosceremmo la forza.
L'arma in più? Il coraggio. E, permettetemelo, l'incoscienza. Buttatevi, i sogni non scappano ma arriva il momento in cui non potete farci più nulla, oltre che tenerli lì, dentro di voi a marcire.
Siate incoscienti, innamorati, folli, coraggiosi e menefreghisti.
Vivete il vostro sogno e avrete ottenuto già la maggior parte della felicità che la vita può regalare.



La notte più lunga

La notte più lunga

- Serata bellissima, grazie per la cena.
- Figurati, sappi che ora tu mi devi una cena.
- No problem! Comunque chiamami in ufficio, domani per iniziare
andremo nella pausa di mezzogiorno in spiaggia a prendere un po'
di sole e ti offrirò un panino...
- Ok ciao.
- Ciao Andrea.
La porta si chiuse alle spalle di Anna... per riaprirsi dopo alcune ore, sotto lo
stupore dei suoi occhi. Dopo essersi infilata in un accappatoio, sbirciò in strada
per capire se si fosse sbagliata nel regolare la sveglia. Eh no, non era la sola a
guardare davanti al proprio uscio, erano tutti là, a strofinarsi gli occhi; c'era persino qualcuno che si faceva pizzicare per sapere se stesse sognando. Erano le nove e
a conferma: l'orologio della piazza lo precisò con nove rintocchi... ma il sole non era presente, non era ancora sorto. Anna corse ad indossare qualcosa e scese in strada a domandare se qualche buontempone non avesse fatto uno scherzo manomettendo l'orologio della piazza. Era assurdo, la luna e le stelle brillavano come la sera precedente... fermò qualcuno e domandò l'ora.
No, non si era sbagliata, erano le 9, 30, ne parlavano anche alla radiolina di un
ragazzino che era anche lui uscito in strada. Anna si precipitò in casa
accese subito la televisione, per vedere il telegiornale, infatti, tutte le reti
parlavano del fenomeno; nel mondo intero era notte, il sole illuminava solo la luna; come l'interruttore, era rimasta accesa la spia notturna. Gli studiosi non riuscivano a dare una risposta allo strano fenomeno, brancolavano nel buio assoluto, ipotizzando eclissi inspiegabili e svariate ipotesi del tutto stravaganti. La gente incredula quanto atterrita aspettava che il giorno arrivasse da un momento all'altro. Le ore passavano e l'angoscia prese il posto della speranza... Squillò il telefono, Anna rispose. Era Andrea, aveva cercato di raggiungerla più volte, ma le linee erano intasate e non vi era riuscito prima delle 19,

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   5 commenti     di: Anna Giordano


Mani nude

Presi le chiavi di casa ed uscii. Era troppo, ero stanco, stufo, quasi ammalato da tutto quello che mi circondava. Fuori nevicava. Non era una cosa usuale. L’ultima nevicata l’avevo vista più di dieci anni prima. Assurdo, pensai. Così era, tutto totalmente assurdo. Lasciai stare la macchina e decisi di andare a piedi. Passeggiavo lungo il marciapiede, isolato dopo isolato. Le vetrine splendevano di gioielli visivi unici, pura merce da rogo. Vedevo le loro facce entusiaste, felici, dinanzi a quell’orrido spettacolo del vuoto. Li ignoravo, proprio come facevo una volta. Sì, perché le cose in un certo qual modo erano migliorate. Sembra assurdo ora dirlo, ma quasi mi sentivo guarito da una lunga ed estenuante malattia. In quelle ultime settimane non facevo altro che pensare a tutto quello che mi era successo. Pensavo al mio passato, alla mia infanzia, all’adolescenza, a tutte quelle stronzate. I pensieri viaggiavano nella mente sempre più velocemente. Non avevo il tempo di rendermi conto di come le cose procedessero, ero così ipnotizzato dal passato che avevo gettato via il presente e, forse, anche il futuro. Assurdo, no? Ero completamente immerso in un mondo che ormai non esisteva più e che non aveva motivo di esistere. Passai diversi giorni a piangere e a bere. Non capivo più nulla. Il tempo trascorreva in modo inverosimile. Pazzesco, tutta la mia vita, il mio povero diario di esperienze, tutto folle e tutto immerso in un frullatore di ricordi. Qual era il passato e quale fosse il presente, non lo capivo proprio più. Fu allora che presi la decisione delle chiavi. Questa storia doveva finire in un modo o nell’altro. Il solo fatto di svegliarmi ogni mattina tra quelle quattro mura che una volta mi erano nemiche e oggi ostili, era troppo per me. Stanco io, stanco il fegato. Per troppo tempo i fumi dell’alcool mi avevano confuso. Vivere immerso nel disordine mentale non è affatto semplice. Sfido chiunque a correre e a chiudere gli occhi per poi riapr

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   0 commenti     di: Sergei Lubosky


Circa lo Spazio ed il Tempo

L'umanità fin dai tempi più remoti, si è sempre posta delle domande circa l'origine dell'Universo, se sia infinito ed eterno o se invece abbia un inizio ed una fine.

Il dilemma ovviamente si protrae ai giorni nostri... anche se personalmente non trovo alcun motivo per complicare ciò che è semplice (Occam dixit), e senza contare che non bisognerebbe dimostrare che l'Universo sia infinito ed eterno (ad oggi è obiettivamente così), ma piuttosto il suo esatto contrario, e non mi pare che ci siano novità particolari in proposito.

Moltissimi filosofi, scienziati, pensatori e quant'altro si sono comunque sforzati, ognuno con le sue belle teorie, di dimostrare la bontà del loro pensiero; ad oggi la teoria del "Big Bang" è "universalmente" riconosciuta come "standard de facto", presso la comunità scientifica.
In realtà esistono molte altre teorie a corredo, tipo la "Teoria delle Stringhe", la "Teoria Inflazionistica" o gli "Universi Paralleli", ma come la prima, trattasi comunque sempre di ipotesi.

Premetto fin da subito, che non sono affatto contrario a priori verso nessuna di queste teorie, e che anzi sono tutte ipotesi, seppur non ragionevoli (ovvero senza la possibilità di essere provate), ma che si sforzano di portare un importante contributo, alla nostra inestinguibile sete di sapere e quindi meritevoli di essere supportate.

Purtroppo però queste teorie, nessuna esclusa, hanno un lato debole ovvero, ipotizzano (appunto) di cose ASSOLUTAMENTE NON DIMOSTRABILI.

Quando infatti si parla di Universo, cosa impedirebbe al nostro di essere magari una piccola parte di un Universo più grande o addirittura un solo singolo atomo di materia, di un qualcosa che nessuno mai potrebbe immaginare?

Direte voi, da qualche parte bisogna pur cominciare, ed è assolutamente vero; ma da qui al voler fare accettare panzane tipo l'Universo è finito secondo la teoria X, oppure il Tempo ha avuto inizio con un'esplosione cosmica, ce ne corre eccome!

§

Molt

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   0 commenti     di: Mauro Mafucci


Chi fa non dice

Chi fa non dice e chi dice non fa.
Come un avido re, avido degli altrui sospiri, reca mazzi di spine, travestite da rose da un malvagio fattucchiere, all'ingenuo fanciullo ch'abita quel regno lontano: la gioia.
"Son colui che fu, è e sarà vostro rifugio" disse al popol suddito tutto.
Un regno di fame e dolor creò ai suoi piedi.
Il fanciullo correa pe' strade e li sentieri; sorridea al popolano e alla bambina, alla vecchierella e al gattino.
Pane e gioia portava nelle case. Nessuno mai la sua dimora vide.
Non un palazzo, non una villa... solo una grande anima con cui dar rifugio a tutti.
Il fanciullo ricevette il mazzo di rose che subito docili parean a li occhi suoi.
Una spina malefica sfiorò il tenero dito e la piccola vita cadde spirando.
Chi fa non dice e chi dice non fa... e in chi non fa, gelosia pura prende possesso del cor velenoso.
A colui che sacrificio facea della sua vita,
la spina bugiarda pungerà le dita.

   2 commenti     di: Rei Hasegawa


Anche le fenici si scottano

" ... sempre la solita storia. Tutto e tutti s'affaccendavano per vivere il loro presente coniugato al futuro mentre lui continuava a cercare, frugare, rovistare, un passato che già altre volte gli aveva regalato sorprese, a volte gradite e altre non.
Ogni giorno era l'inizio di un'avventura che doveva vivere in prima persona ma non se l'era mai sentito di comportarsi come se fosse lui un creatore, spesso aveva preferito lasciarsi guidare da una terza persona che, forse, conosceva troppo poco ma di cui, eppure, si fidava.
Erano trascorsi anni da quando aveva permesso a questa terza persona di guidarlo poi, tutto in un momento, la prima persona si stancò e decise di prendere in mano le redini della propria esistenza senza sapere quanto fosse difficile ritrovare un punto di equilibrio nella retta che univa l'infinito vivere all'infinito morire.
Lui voleva provarci e non gli interessava se tutto ciò avrebbe significato perdere e perdersi, per troppo tempo s'era nascosto dietro a un'ombra instabile che assorbiva radiazioni che la stavano mutando in un mostro.
Lui si sentiva quel mostro ma sentiva anche che poteva fare ancora qualcosa prima di succhiarsi il sangue dalla propria giugulare ormai non più florida di opportunità.
La sua immagine, riflessa in uno specchio, era quella che si poteva definire un semplice contorno, una linea appena abbozzata, che solo una vista più attenta poteva darle la forma di un viso."

   3 commenti     di: paolo veronesi



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