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Riflessioni

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Museo dei residuati bellici

Pago il mio biglietto, entro. I bagni sono in fondo al giardino, ci vado, passando davanti ad un carro armato riverniciato di fresco. Se ne sta lì, fermo, a riposare, con i cingoli immersi nella ghiaia di questo giardino umido.
Inizio la visita guardando le immagini dei soldati con i loro fucili, con le loro smorfie di dolore. Mi fermo davanti ad una foto, appesa alla parete.
Un uomo in divisa mostra, tenendola con una mano alzata, quel che rimane di una persona. Vedo la testa, un braccio ed un pezzo del torace. Penzolano. Le gambe ed il resto sono a terra, per conto loro.
Proseguo la visita. Esposti, sotto una teca, ci sono dei proiettili di mitragliatrice. Mi avvicino per vederli meglio. L'ogiva è grande quanto il mio pollice. Più avanti ci sono delle mine. Sembrano delle borse per l'acqua calda, di quelle che si usavano una volta per scaldare il letto quando si andava a dormire. L'esposizione ne mostra il contenuto. Centinaia di piccoli pezzi di metallo che, quando la mina esplode, partono verso ogni direzione, ad altezza uomo. Nel cortile del museo c'è un elicottero. Dalla sua finestra si affaccia una mitragliatrice. Ha lo sguardo abbassato. Dorme. Mi siedo su una panchina e fumo una sigaretta. Intorno a me, turisti accaldati. Fumo, accanto al mio zainetto pulito, con i miei sandali nuovi e le mie salviettine rinfrescanti. Mi alzo e termino la visita. Lascio tutto dietro il cancello e cammino lungo un viale ombroso in cerca di una bibita fresca.

   6 commenti     di: pier


Quell'irresistibile istinto di... annusare le feci

Questa mattina, in macchina, fermo davanti a un semaforo rosso, ho visto una scenetta vecchia come il mondo: un signore, di mezza età, che portava a spasso un cane al guinzaglio.
Io mi ero dovuto fermare, sulle mie quattro ruote, davanti a quel rosso, e per questo ho potuto osservare con calma: improvvisamente il cane inchioda, sulle sue quattro zampe, davanti a una... cacca (che non era nemmeno rossa). Il signore, contrariato, lo strattona, bofonchiando qualcosa; il cane oppone resistenza: inchioda e non intende continuare la passeggiata: annusa con spasmodica voluttà quel bocconcino appetitoso! allora l'uomo - dando sempre mostra di essere un po' scandalizzato davanti alle scostumatezze del suo cane (potenza del perbenismo) -, senza tante storie, lo alza di peso, col guinzaglio, e lo trascina oltre; la moralità è fatta salva: il cane, appena uscito dal campo magnetico di quella profumata calamità (qui l'accento è bisenso: calamìta & calamità), subisce di nuovo docilmente le volontà peripatetiche del suo dominus e la passeggiata può continuare.

Anche gli esseri umani avrebbero bisogno di un dominus che insegnasse loro a non... mangiare merda; invece si ritrovano un Signore che li condanna a questo (seppur per il breve tempo della loro vita terrena, dicono).
Hai voluto la bici? Adesso pedala!
Ma da quando, la bici? Dal peccato originale? Fermate il mondo, allora, voglio scendere: preferisco andare a piedi, non mi va di pedalare. Tutto luccica sotto le specie delle feci: ogni vanità mondana attrae con il suo fetore, ma per gli uomini è profumo.
La vita è bella! Sì, c'è qualche piccola sofferenza, ma quanta gioia! Vuoi mettere? Ne vale la pena!
Gli uomini non sanno più (o non hanno mai saputo) distinguere la puzza dal profumo: il loro olfatto è stato creato (?) così: l'istinto li porta a sentire profumate le belle feci nelle quali si imbattono ogni giorno. Per esempio, ai maschietti piace l'odore del sesso femminile, e viceversa (pare); ho se

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   0 commenti     di: Davide Cantino


Dei non lo so

Non riesco a pensare ad una vita in evoluzione senza che questa comporti la necessità di compiere delle scelte. È inevitabile. E non importa se si è istintivi o razionali: una decisione bisogna prenderla. Che sia per crescere, per migliorarsi o più semplicemente per abbandonare una condizione di apatia che non fa andare avanti.
Trovarsi davanti ad un bivio significa a volte dover scegliere tra il tutto e il niente, tra il bene e il male, tra un si e un no. Impossibile avere a disposizione la ben nota via di mezzo, quella dell'equilibrio, del giusto confine, della medietà: o si prende un cammino o si va dalla parte opposta.

Importante è incamminarsi... il " non lo so..." rischia di bloccare ogni qualsiasi altro tentativo di portare avanti la propria vita: l'apatia, appunto.

Non sapere quale strada prendere significa, secondo me, ponderare una scelta cercando di capire se faranno più male i rimorsi o i rimpianti. Vale a dire: aver paura di decidere per una eventuale scelta sbagliata piuttosto che trovare la giusta convinzione e fermezza per una scelta eventualmente giusta. E sottolineo " eventuale " perchè sono convinta che una scelta non è mai giusta o sbagliata.

Mi ritrovo ad aver fermato la mia vita per un " non lo so " che non fa parte, però, del mio percorso.
Mi ritrovo, cioè, a dover compiere una scelta avendo davanti solo una strada: quella che con convinzione e fermezza so non essere la mia strada perchè sarà quella dei rimorsi e dei rimpianti.
È la strada di un percorso altrui.

Ho provato a fermarmi con te, ad aspettare al bivio per vedere quale direzione avresti preso ed eventualmente seguirti.
Adesso è ora che io inizi ad incamminarmi... da sola.

   1 commenti     di: patrizia melito


Pensieri per Asclepio

Non ho mai avuto fiducia nei medici. La possibilità che facciano una diagnosi corretta é l'equivalente di una vincita cospicua alla roulette. La fortuna è rappresentata dal fatto che nella maggior parte dei casi non gli porti una patologia inconsueta.
L'umanità è divisa in malati cronici che pensano di conoscere quello che gli farà guadare lo Stige e quelli che non hanno ancora avuto tempo di farsi visitare dallo specialista del telodicoiocosahaisemidai100eurosenzafattura.
L'aspettativa durante una visita è di trovare una persona che ascolti una storia, semmai noiosa del tuo disturbo. Invece, sovente hai a che fare con un sociopatico amante dei protocolli e dell'ossessiva catalogazione del sintomo che oltre a non capire un cazzo di quello che gli stai dicendo è in grado di farti venire l'angoscia e risvegliarti l'istinto suicida in 15 minuti. Il tutto in nome della scienza e della sperimentazione.
I rituali scaramantici sono banditi perché le statistiche dimostrano che in caso di malattia grave, se ti attacchi alla minchia muori in un caso su due, se ti curi in modo convenzionale potresti farcela nel 50% dei casi, ma nella prima ipotesi almeno rimane un po' di gratificazione.
Del resto si muore perché si è vivi non perché malati...



Lezioni di maglia

Un negozio di filati è per me affascinante. Deve essere molto fornito e presentare tutti i gomitoli dei colori variegati in vista. Ecco si vedono i diversi tipi di fili pronti ad essere lavorati per le creazioni più fantasiose che io riesco ad immaginare già finite. Da un lato i colori brillanti delle sete e dei lini estivi e qua e là rocche di lane preziose. Cesti di filati a basso costo e per lo più acrilici adatti a mani inesperte che si cimentano nei loro primi lavori. Odori di fibre naturali e il tutto capace di far scorrere la mia creatività nell'immaginare composizioni complicatissime.
Arrivo ad una decisione sul colore e o spessore e vado a casa con il pacchetto pronta ad iniziare una nuova fra le molte opere da me realizzate negli anni.
Scelgo con cura i ferri da lavoro, solitamente sottilissimi, adatti a tenermi impegnata in un lungo lavoro che si sviluppa talvolta per mesi. Scelgo il punto che devo ripetere, ricamo selezionato fra complesse descrizioni di fili passati o accavallati, gettati o ripetuti in maglie a diritto e rovescio. Via via che scorrono i centinaia di punti piccolissimi la mente corre invece in pensieri lasciati liberi. Il lavoro cresce ed io penso alla figlia lontana, alla mamma sempre più vecchia e traballante, alle cattiverie di alcuni colleghi, alla dolcezza del sorriso dell'amatissimo nipotino, alle strepitose vedute rimaste nei miei occhi dall'ultimo viaggio. Il lavoro cresce e mi dà soddisfazione. Riconosco piccole imperfezioni di quando ero nervosa perché non ero riuscita a spiegarmi in una discussione famigliare, vedo qualche piccola aggiustatura perché ho commesso un errore e non ho avuto voglia di tornare indietro, così come non mi sono scusata di un torto.
La varietà nel lavoro a maglia è come la vita, fatta di tante e tante sfaccettature rappresentate dai colori e dai diversi motivi. Anche nel lavoro a maglia si possono scegliere strade semplici o percorsi tortuosi e non sempre le cose vanno per il ve

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Pensieri di una sera di mezza estate

C'era ancora luce fuori dalla finestra, pochi libri sparsi sul tavolo, da sotto si udiva la voce di alcuni ragazzini che giocavano in cortile, Thomas stava sdraiato sul divano in cucina, nella penombra si godeva il fresco della sera, finalmente, dopo quella giornata così dannatamente afosa.
Teneva una mano sopra la fronte, gli faceva un po' male la testa, aveva passato tutto il giorno a fare un mucchio di cose che ora non ricordava nemmeno più, adesso poteva tirare il fiato finalmente.
Il suo telefono non suonava più da giorni, era deluso e triste per questo, l'ultimo appuntamento andato a buca con quella ragazza che tanto gli piaceva lo aveva del tutto disorientato, gli sembrava di essere un naufrago appoggiato a qualche detrito di una nave nel bel mezzo del mare, non aveva idea di che cosa poteva serbargli l'indomani, poteva soltanto seguire la corrente cercando di restare a galla.
Quella casa affittata da poco gli piaceva, c'era un forte odore di chiuso e di mobilia vecchia, ma ora tenendo tutt' e due le finestre aperte circolava l'aria, si sentiva anche il profumo del fieno appena tagliato ed un fresco piacevolissimo, dovuto a quei vecchi muri fatti di pietre e calce.
Era un bene che almeno lì si trovasse a proprio agio, con quella soluzione aveva posto fine a tutte le sue insofferenze verso il nuovo compagno di sua madre, se ne stava per conto suo ed il poco affitto lo saldava con il lavoro saltuario o se non bastava sua madre gli passava un po' di denaro. Lo aveva fatto anche la settimana scorsa, da quindici giorni il suo contratto di lavoro al supermercato era scaduto e non gli era stato più rinnovato, poco importa, domani in ogni caso sarebbe andato a fare un giro all'agenzia, conosceva molto bene il ragazzo che lavorava lì ed era quasi sicuro che qualcosa lo avrebbero rimediato, d'estate un lavoretto si trova sempre e poi per l'inverno c'era la manna dal cielo del lavoro agli impianti di sci, tre mesi di stipendio assicurati, frutto delle conosce

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   1 commenti     di: Claudio


Come si fa

È nato un novo giorno, questo evento che si ripete da un eternità mi affascina. guardo fuori dalla finestra, vedo il mio giardino, sembra che nulla sia cambiato dal giorno precedente, ma non è così, siamo sempre troppo distratti, e non ci accorgiamo che un fiore nuovo ha fatto capolino e si apre al sole.
Osserviamo la natura, ... mai è come il giorno precedente, i suoi colori, il sui profumi, sempre diversi.
Questo non accade per l'uomo.. a volte apre gli occhi e si ritrova con gli stessi pensieri, con gli stessi movimenti, con la stessa routin quotidiana, con la stessa apatia, con la non voglia di respirare la vita.
Come si fa per uscire da tutto ciò? Far si che ogni giorno sia diverso, come accade nella natura, splendida nel suo continuo rinnovarsi.
Come si fa a vivere di emozioni, che riempiono l'anima e ti fan venir voglia di far muovere questo nostro corpo, che a volte rimane immobile per la troppa pigrizia.
Come si fa ad avere pensieri e desideri che ci fan scorrere velocemente il sangue nel corpo,
Come si fa a capire che non si può cadere nel baratro dell’apatia.
Come si fa …………..?

   5 commenti     di: ESTER zaniboni



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