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Riflessioni

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La dolce metà

oggi ci sono migliaia di frutti nel mondo... una volta tutti erano unici ed una sola cosa... ma poi un giorno qualcuno li fece in due pezzi e li sparse in giro mischiandoli per tutto il mondo.. e poi disse: ora il vostro compito è ritrovare la vostra dolce metà e tornare una sola cosa perchè da soli non sarete mai niente..

   4 commenti     di: Matteo Reggi


Avrà una fine?

Inizi a seguire una via, una direzione, ci metti entusiasmo, fatichi, finché ti accorgi che è una strada chiusa. È proprio allora che devi ripartire, sembra facile a dirsi, ma è molto impegnativo, demoralizzante, riprogrammare i tuoi impegni per riempire i vuoti e tentare di uscire definitivamente da questo pantano, da questo luogo inospitale. E provi ad arrampicarti, a usare qualche fune, ti sforzi per cercare di risalire. Non è semplice, rischi di scivolare, cadere di nuovo, ma se alla fine ce la farai e sarai sano e salvo, senza alcun danno (a parte quelli morali), potrai esclamare:
Bene, e adesso che cazzo faccio?
La vita è un labirinto e dovresti imparare a ritrovarti. Come chi esce di galera dopo una lunga pena, chi ritorna a casa dopo la guerra, rimani spaesato, senza appigli e senza la tua terra, il tuo campo d'azione tramuta in delle sabbie mobili. E fra distrazioni e piccole gioie quotidiane puoi domandarti soltanto:
Quando tutto questo avrà una fine? Attendere e soffrire per tutta questa eutanasia oppure decidere di staccare la spina?
La vita è una e dev'essere vissuta al massimo, senza lacrime né rimpianti, non ha senso continuare a respirare, rubare l'aria, per farsi male. Il dolore fortifica, indubbiamente, ma se presenta un carattere persistente può solo mortificare, facendoti abbassare la testa davanti alle questioni più gravi. Se vogliamo un paese migliore dobbiamo reagire tutti quanti, chi accetta le ingiustizie statali fa il loro gioco e in questo modo legittima ciò che altri combattono, vanifica tutto il lavoro fatto.

   0 commenti     di: vasily biserov


Crescita e condivisione, o arroccamento a difesa dei nemici?

L'edificio parrocchiale all'interno del quale vengono celebrate le messe, somministrati i sacramenti e i locali presso i quali vengono impartiti gli insegnamenti evangelici, le sale dove si svolgono le attività ricreative e caritatevoli, costituiscono per molti fedeli "la chiesa". Ma cos'è la chiesa? È possibile che la chiesa sia effettivamente e nient'altro che il luogo dove si svolgono le funzioni religiose?
Nella lingua greca "ekklesia" vuol dire convocare, risulta dunque evidente che il significato più coerente della parola greca è "assemblea" "convocazione"cioè: la comunità dei fedeli che si raduna. Ma perché scomodarsi per raggiungere la chiesa (nel Concilio Vaticano II, la parrocchia è stata definita come la chiesa locale) mentre si potrebbe ascoltare la messa standosene seduti comodamente a casa davanti alla tivù, oppure collegandosi ad internet e a colpi di click, approfondire le conoscenze culturali sui molteplici aspetti della fede, e magari, partecipare presso una delle tante comunità virtuale per verificare lo stato delle conoscenze acquisite?
Perché la Chiesa non assegna lo stesso valore religioso alla preghiera individuale compiuta nei luoghi privati, come ad esempio la propria abitazione, mentre obbliga ai credenti la partecipazione alla messa nei luoghi di culto? Che differenza c'è pregare dentro una chiesa e pregare da soli dentro un giardino? Possibile che Dio faccia delle preferenze? Sappiamo che le ostie consacrate, una volta offerte a Dio, attraverso l'azione dello Spirito Santo diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. E sull'altare il sacerdote rievoca e rinnova il sacrificio di Gesù sulla croce e che l'eucarestia è il mezzo che i fedeli hanno per entrare in comunione con Dio e pregustare i suoi beni.
Questa dinamica non si compie con la preghiera individuale, specie se quest' ultima non è adempiuta in un luogo consacrato. La chiesa è dunque la casa aperta ed è al servizio di tutti. "La fontana del villaggio" alla q

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   6 commenti     di: Fabio Mancini


Accettare la natura

quando si ha la fortuna, di continuare a voler essere parte della società attiva, anche se i tuoi anni si sono prolungati oltre i trenta dei famosi anta, se un brandello di vita della tua gioventù, si rifiuta di abbandonar-ti, vuol dire che gli anni non contano. Cosa conta se la linea si è arrotondata, se le gambe non hanno più lo stimolo a correre, se la vista tentenna prima di mettere a fuoco l'oggetto ix, se la digestione e lenta, è tutto relativo, quello che in realtà ha la supremazia per il vivere apparentemente felice, deve essere l'istinto dettato dal cuore. Se manca questo istinto il macigno di travolge.

   0 commenti     di: AGOSTINO


Altri mestieri

Camminando per strada mi capita spesso di chiedermi come campano le persone che incontro, nel senso di quale potrebbe essere il mestiere o la professione che esercitano. A ben vedere la maggioranza di esse, se escludiamo i poveracci senza lavoro, trova il proprio sostentamento praticando le comuni attività che tutti ben conosciamo e in cui ci siamo imbattuti spesso nella vita. Sovente il tipo di lavoro non lo scegliamo di nostra iniziativa: è lui che sceglie noi. Chi oggi fa il giornalaio, il vigile urbano o l'impiegato della mutua, ad esempio, sicuramente da bambino non si era prefisso di praticare, nell'età adulta, quella tipologia di occupazione. Qualche volta, invece, capita di scoprire persone le quali, piuttosto che seguire la corrente, si sono inventate un'attività fuori dal comune o che magari hanno fatto di un loro hobby un mestiere vero e proprio. Quando le scopri ti vien subito da dire: "Mai più avrei pensato che si potesse campare facendo il...!" E sotto sotto un po' le invidi, sia per il coraggio che hanno avuto, sia per la soddisfazione che provano nell'essersi realizzate. Se avrete la pazienza di continuare a leggermi, vorrei raccontare di due casi che mi sono capitati a questo proposito.
Nel mio lavoro capita spessissimo che io debba disegnare. Fino ad alcuni anni fa mi servivo di un tavolo da disegno con il tecnigrafo, poi, con l'avvento di AutoCad, il tavolo da disegno divenne inutile. Pensai di disfarmene, anche per recuperare dello spazio, e di conseguenza misi un annuncio su uno di quei giornali che trattano appunto di compravendite. Mi accordai con un tale che telefonava da una cittadina della provincia. Venne a ritirare l'attrezzo a casa mia e se lo caricò su di un furgoncino. Prima della partenza gli chiesi quale lavoro facesse e lui mi rispose che aveva un laboratorio in cui fabbricava maschere di cuoio. Aveva fretta di andare, per cui non si dilungò in spiegazioni: mi diede l'indirizzo della sua bottega dicendomi di andare a

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Carpe diem

Lui si ritagliava nelle pieghe del tempo lo spazio per scrivere in chat. Gli assilli, le scadenze, la realtà esterna, divenivano un rumore sordo che illuminava lo sfondo su cui costruiva mondi alternativi.
Lei non cercava nulla. Era in attesa che qualcosa potesse catturare la sua attenzione. I nick strani la indispettivano e al tempo stesso proiettavano immagini virtuali che raccontavano storie per lo più grottesche e inanimate.
Lui interrogava la sua anima scrivendo a sconosciute. Cercava risposte, ma le domande erano inquiete e prive di coraggio.
Lei si divertiva a cambiare personalità a seconda dell'interlocutore, trattenendo anche cinque conversazioni in contemporanea.
Come due anime perse nell'etere, l'incontro è stato opera del fato con la casualità d'inciampare in metropolitana all'ora di punta ed essere raccolto da un odore ancestrale e familiare.
In un istante tutto divenne noto. La magia dell'incontro con lo sconosciuto svanì sciogliendosi nella consapevolezza di due amanti ritrovati dopo secoli di smarrimento.
Dalla tastiera di lui le frasi sgorgavano naturali senza che il pensiero riuscisse a comporre nulla.
Lei non potè far altro che subire il fascino di qualcosa di così grande da annichilire di colpo tutte le altre conversazioni.
Fu così che tutto cominciò in attesa di un incontro che non sarebbe mai avvenuto. Nulla fu più come prima. Ognuno portava con sé l'altro come se le distanze fossero annullate per sempre. E negli oscuri recessi dei momenti bui, gli odori e le voci avrebbero scaldato i loro cuori senza che l'incontro potesse sciupare il mistero delle immagini che segretamente custodivano.



Elogio di una parte del tuo xorpo

Ti sei illuminata quando l'insegnante nel corso di scrittura ti ha assegnato il compito.
Ero certa che la scelta sarebbe caduta sulla parte che hai sempre elogiato e che è stata oggetto di frasi, di versi, di canzoni dei tuoi innamorati.
Ma il tuo sorriso ironico mi ha fatto capire che hai puntato l'attenzione sulla parte opposta, il famigerato lato B.
Avevi tredici anni quando, durante una gita in montagna, un amico, che saliva la china dopo di te, disse: "Lo sai che hai un bel sedere a mandolino?"
Avresti desiderato precipitare a valle da sola e correre a casa, per mimetizzare la parte del tuo corpo, diventata improvvisamente l'oggetto di un imbarazzante complimento.
Da quel giorno, con il centimetro in mano, segnavi sul diario l'evoluzione del problema, e sbuffavi o sorridevi, per poi tornare a lagnarti alle prime allusioni.
E quando la tua pancia cominciò a crescere, tuo marito, che ne era la causa, non riuscì a starsene zitto: " Certo che hai fatto un c... che fa provincia" era il leit-motiv quotidiano.
Tutto risolto, in nove mesi, con un frutto dai grandi occhi azzurri che, per un periodo, ti ha fatto dimenticare tutte le angosce.
A scuola mentre insegnavi, hai sempre invidiato le colleghe di lettere, che raramente si alzavano dalla cattedra per scrivere sulla lavagna, mentre tu dovevi illustrare le regole di matematica in piedi, voltando le spalle agli alunni. Sentivi decine di occhi punzecchiarti, come spilli su una bambola vudù. Proprio lì.
Per te era diventato routine indossare in classe le gonne larghe, per focalizzare l'attenzione sui numeri e non sul lato B. Era l'inutile tentativo di rendere un fantasma la tua ossessione.
Quando, in età matura, hai cominciato a polarizzare la tua attenzione sui segni sul viso, un amico ti ha sorpreso: "Lo sai che ti riconosco per strada per il tuo ondeggiare. Ti osservo e aspetto sempre un po' prima di chiamarti, per non perdere la parte di te che preferisco".
Gli hai sorriso con riconoscenz

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