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Riflessioni

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Il vero sentimento

Il vero sentimento quello sincero, quello puro, quello che supera ogni difficoltà è l'unica vittoria della vita. Non è facile fidarsi di qualcuno, alle volte abbiamo paura di essere feriti, di essere usati e poi gettati via come stracci vecchi.
Purtroppo questo capita. Per alcuni siamo solo stati utili nel momento del bisogno, gli siamo tornati comodi quando necessitavano di un po' di ossigeno, quando intorno a loro vi era solo oscurità e si sentivano persi e soli.
Abbiamo creduto a queste persone e abbiamo compreso quanto sia difficile avere una persona vicino che ci voglia bene con il cuore, non con l'egoismo di ricevere. Purtroppo è brutto rendersi conto che il mondo è pieno di gente ipocrita, falsa e priva di una sua dignità.
Il sorriso è un dono che non sempre apprezziamo. Chi sorride con l'anima ti regala un diamante prezioso da non esporre sulla mano, ma da custodire nel cuore. Chi riesce a trovare una persona che ti sorride dal profondo dell'anima, allora non importa se sia ricca o povera, se sia bella o brutta, importa solo che ti sta regalando in silenzio la felicità. Accoglila.

   8 commenti     di: laura


Nel mio buio

Sono in camera nel mio buio, quel buio familiare ed inquietante di sempre.
Sono chiusa in quel buio che mi piace sentire addosso, in quel buio la cui prigione mi abbraccia e mi accarezza dolcemente e prepotentemente.
Il computer è acceso pronto ad accogliere i suoni che gli descrivo con le dita.
Le mie mani sono in penombra come figlie dell’oscurità e della luce azzurra riflessa dallo schermo del monitor.
Nei vari angoli della stanza abbandonati ci sono i cadaveri delle ombre di peluche orfani.
Dalla finestra aperta arrivano rumori silenziosi che partono e fuggono o tornano a casa.
Rumori di motori: auto e moto parcheggiate, musica a tutto volume dove gli autisti perdono la propria mente imbevuta di birra.
Altri suoni provengono come bimbi che giocano o che vanno in bicicletta, che corrono e che ridono.
Sento le loro voci, le chiacchiere senza sosta delle pettegole del paese sedute al solito punto del muretto.
Un bimbo piccolo, forse di un anno, ha appena pianto.
Avrà per caso visto un gatto randagio e avrà avuto voglia di prenderlo e portarlo a casa.
In cucina c’è ancora rumore di piatti.
Le lacrime di mia madre puliscono le delusioni della giornata.
La tv è accesa in sala.
Mio padre si perde in quelle immagini piene di colore finché la sua emicrania non si fa sentire e lo costringe ad alzarsi da quello scomodo divano.
Si alza, cammina, si siede, si alza di nuovo, passeggia calpestando le mattonelle del pavimento, appoggia il capo sulla propria mano e sembra sorreggere in uno sforzo sovrumano il mondo intero.
Mal di testa che si insinua nelle vene e nelle arterie, forse a causa di quello stress che arriva senza che ce ne accorgiamo oppure a causa di quella maledetta sinusite che lo avvinghia ogni giorno.
Sento i suoi passi: su e giù per il corridoio come un’anima in pena.
L’aria e il vento, il cielo e le nuvole, fuori al balcone: sono l’unica via di uscita.
Non resta che sedersi su quelle sedie di plastica per guardare la luna

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   2 commenti     di: Giorgia Spurio


Dal mito della caverna alla scala dei fantasmi (la strada della conoscenza)

Nel buio della materia grigia (sistema nervoso), all'interno della caverna di Platone, la mente ha le sue prime esperienze (1-sensazioni/ombre sulla parete, 2-percezioni/statuette sul muretto) e, libera dalle catene, alla luce del sole (sistema spirituale/anima), dopo le 3-riflessioni (immagini riflesse) e le 4-valutazioni (del vero dal falso) della natura dal vivo, alimentata dal Sole (il motore della vita), imbocca la strada della conoscenza e perviene alla Verità lungo la scala dei fantasmi con relativo gradiente di luminosità:

Il corpo è il fantasma della materia (Il grigiore del cogito, esistenza passiva)
Lo spirito è il fantasma del corpo (Lo splendore della ragione)
L'anima è il fantasma dello spirito (Il bagliore dell'intelletto)
La luce è il fantasma dell'anima (Il fulgore della sapienza)
La verità è il fantasma della luce (L'immacolato candore della contemplazione)

Naturalmente le esperienze, grazie al relativo corrispettivo anatomico, ci relazionano e ci fanno "sentire" il mondo dal di fuori (sensazioni) e dal di dentro (sentimenti):

1-sensazioni (impressioni/talamo)
2-percezioni (informazioni/corteccia cerebrale)
3-riflessioni (vero-falso/sistema nervoso)
4-valutazioni (bene-male/sistema spirituale)
5-sentimenti (i sensi dell'anima) con relative emozioni (tremori, bollori, umori) tra gioie e dolori.

A-sentimenti in empatia:

-pietà/compassione passiva
-carità/compassione attiva
-bontà=pietà+carità
-divina misericordia=bontà+perdono

B-sentimenti in antipatia:

-gelosia (senso di inferiorità)
-invidia (gelosia radicata)
-risentimento
-rancore
-odio

C-sentimenti in simpatia

-affetto
-passione (pressione spirituale)
-amore

E, sempre in tema di conoscenza con relativo corrispettivo anatomico, ecco l'evoluzione della vita:

-la vita in fiore: lo stelo (il midollo), la gemma (il bulbo), il bocciolo (il sistema limbico), il fiore (la corteccia) e il profumo (il sistema

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Riflessione sul nuovo inizio

"Dopo ogni fine c'è un nuovo inizio".
Ricordate una cosa, ad ogni inizio seguirà già una fine. Sarà pur brutto da leggere, ma è la verità. Non vi illudete con frasi di infondata speranza. A che serve far finta che dopo la sofferenza sia già pronta per noi la felicità se non vogliamo accettare il contrario?
Ci illudiamo senza voler accettare il vero ciclo della vita.
"Dopo ogni fine c'è un nuovo inizio";ma ad ogni inizio ci sarà, inevitabilmente, una fine. E non è vero che la sofferenza dura un'eternità(o almeno cosi ci sembra) e la felicità sempre troppo poco. Siamo noi a decidere che peso dare al periodo che stiamo vivendo. E, come quando arriva la felicità e la si vive al massimo, non scappate dal dolore, affrontatelo al massimo come fareste(o faremmo) per qualcosa che ci conviene.
Ah, un'ultima cosa... Non chiamatelo "nuovo inizio" ma "altro", perchè è uno dei tanti della nostra esistenza.



Fumo

Tonio Krőger s'accese la sigaretta del vespero. Erano giorni che non si concedeva più quel piacere centellinato, quel vagheggiare materiale nelle volute fumose, e meditativo, nei pensieri che le accompagnavano. Tanto essi erano numerosi ed intensi, quanto le esalazioni stesse dalle quali scaturivano. Il gesto era infatti così raffinato e sbarazzino. Una carezza "vespertina" appunto; come amava definirla. In effetto il suo pensiero aveva la medesima forma, la stessa ineluttabile caparbietà.
Mentre inalava le prime, rapide boccate, Tonio Krőger pensava. Da sempre quel ridicolo bastoncino psicotropico, quello scettro evocativo e nocivo esercitava su di lui un magnetismo inspiegato, suscitandovi un'inspiegata serie iconografica nella testa. Più volte ne aveva abbozzato sopra dei versi. Qualcuno, probabilmente i più giovani e meno validi, gli tornavano addirittura alla mente; ancora, come relitti galleggianti sopra un sepolcro liquido di flotte:
Oh sigaretta mia, bianca e odorosa,
con te l'ispirazione e il genio sfamo;
con te la Morte pare una sciocchezza...
Sei la bara del labbro che riposa.
Sei il funerale di un amante gramo,
o di chiunque a cui la vita si spezza...
Ma se arder devi in morte di qualcosa,
di che sei il funerale? Oh, fumo arcano!
Tu sei l'incenso della giovinezza!

Sì. Empiti di getto decisamente ignari, vivi e puerili. Celeri sprazzi michelangioleschi. Ma più belli ne aveva scritti poi, più da fumatore... Più da artista limatore e disilluso. Quello che ora lo stupiva era il sorprendente accorgimento che avessero potuto avere, vuoi per condizionamento di una congiuntura a sprazzi tanto poetica, vuoi per una intellettuale (e dunque forzata) immedesimazione, un non so che di inaspettata connaturalità, una origine ed una forma tanto simili. Nella fugacità di quei fumi egli aveva scorti, scritti nell'aria appestata, i versi che, di getto, s'era sentito di produrre. In quei versi poi, molto dopo, egli si rifigurava pressoché alla per

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   0 commenti     di: tonio kroger


Il biglietto

Sembra che tutto stia andando come da programma. Ho aperto la porta e ora ne subisco le conseguenze. Sapevo che sarebbe successo, ma doveva andare esattamente così, non c’era altro modo. Ora sono solo, completamente solo. Abbandonato a me stesso. Sì, è questo il mio vero e unico sentimento: l’abbandono. Giro per casa. Guardo i corridoi, le stanze, persino la tazza del cesso sembra avermi abbandonato. Non vedo familiari, non vedo amici. C’è solo questa figura in abito nero che mi tiene lontano, mi spinge verso l’uscita.
Vado nella mia stanza e metto in valigia le ultime cose. Fuori non fa caldo. Metto un pantalone dentro. Fuori non fa freddo. Mi ricordo di una vecchia maglia, potrebbe essermi utile. Fuori non piove. Prendo le ciabatte e le infilo in una busta. Fuori non c’è il sole. Ah, c’è anche questo libro! Prima o poi finisco di leggerlo. Fuori non c’è niente.
Chiudo la valigia e la guardo. È sul mio letto. Ho un nodo alla gola. Piango. Giro per casa ancora una volta e non vedo niente. Solo delle stupide pareti bianche che mi tengono distante. Lacrimo domande. Vorrei poter urlare, dire qualcosa, solo non so cosa. Queste fredde mura che mi tengono a distanza. Smetto di piangere. Ho il cuore che batte forte, sto anche sudando. Tolgo la valigia dal letto, anzi, dovrei dire dal materasso. Ecco cosa resta della mia stanza da letto. È tutto vuoto, spoglio, morto. Mi butto sul materasso. Sono un sacco pieno di merda. Guardo fisso il soffitto. Cerco un sorriso, un conforto. Niente. Ho smesso di piangere. Quale motivo avrei avuto per continuarlo a fare?
DOVE SIETE TUTTI? Mille ricordi affondano la mia mente. “Si salvi chi può! ” urla il capitano della nave. Si butta nelle gelide acque del mare, fregandosene degli altri. Bastardi egocentrici.
Prima, quando stavo piangendo, ho avvertito questa strana sensazione. Era un vuoto che di dipanava dentro di me. Una sensazione che ho già provato più di una volta, ma quando? Cerco di sforzar

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   2 commenti     di: Sergei Lubosky


Il diavolo sotto le lenzuola

Sono le sette e mezza del mattino. La nostra casa (di mia moglie e mia) è avvolta ancora nel più assoluto silenzio, quando suona la sveglia. Allungo un braccio, quasi con stizza, per far tacere quella che, più che una suoneria, mi sembra il suono della tromba della carica del settimo cavalleggeri. Mi giro e metto le braccia dietro la testa ancora stordito. Abbiamo fatto tardi ieri sera. Si sveglia anche mia moglie, dobbiamo andare a lavorare, o, quantomeno, dovremmo se trovassimo la forza di alzarci. Meno male che facciamo un lavoro autonomo e siamo i capi di noi stessi! Lei mette una mano sul mio petto e si avvicina.
~ Amore, sei sveglio? Dobbiamo alzarci ma non ne ho voglia, stamane.
Ora però si è avvicinata troppo! Sento la sua pelle calda contro la mia e... scusatemi, io appartengo alla categoria degli uomini molto sensibili. Il corpo di una donna mi fa senso. No, non in quel senso... cioè nel senso che... Va bene, lasciamo stare, avete capito. Ovviamente mi riferivo al corpo di mia moglie. Se mi si avvicina molto vado subito in tilt. D'altra parte lei è bellissima ed ha... le sue cosettine armoniosamente messe insieme ed in abbondanza anche.
~ Amore - mi dice giocando con un dito sulla fronte - sai che sei veramente bravo a fare l'amore? Come hai imparato? Chissà quante donne hai avuto.
~ Chi, io? Ma neanche per idea! Ho letto qualcosa e l'ho messa in pratica. Tutto qui.
~ Guarda che l'idea dell'autodidatta, del chierichetto pentito contrasta col fatto che, la prima notte, non mi sei sembrato esattamente... vergine.
~ Ma che centra? Che discorsi fai al mattino presto... Si, una volta, una sola volta, da ragazzo, poi, con la cameriera della locanda sotto casa... mi costrinse, io non volevo... lei era più grande di me... insomma, solo una volta.
~ Davvero? E non hanno pensato a canonizzarti?
~ Dai, amore. Sai anche tu che sono cose che vengono spontanee. Tu, si, proprio tu. Io sarò bravo ma tu non scherzi nemmeno. Infatti filiamo in sintonia, de

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   1 commenti     di: Circasso



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