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Riflessioni

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perchè non sono islamico, cattolico, buddista,... comunista, fascista,... ecc.

Liquidare una civiltà con il concetto generico di “UGUAGLIANZA” è un palese omicidio.
Esiste un processo evolutivo anche nella Cultura dei Popoli.
Il progresso lo si misura nella civiltà del rispetto dell’essere umano in quanto individuo, anche a discapito delle idealità morbose ed assolutiste come le religioni sia teistiche che politiche.
Secondo la teoria dell’Entità, esistono organismi virtuali che usano l’umanità con il metodo del parassita.
Mettere un idea metafisica al di sopra della vita umana è un atto contronatura.
La fragilità della vita è il bene primario che rende l’essere umano, in quanto senziente, eroe consapevole della propria esistenza.
La civiltà più evoluta è quella che va verso questo valore, che obbliga gli uomini a responsabilità e diritto ordinati in una architettura armonica e limpida...
È necessario diffidare delle divinità iconoclaste, paternalistiche, supponenti, immanenti, ambigue e crudeli, in pratica di ogni religione.
È saggio diffidare delle ideologie assolute che rendono l’uomo “accessorio”.
Dare la giusta visibilità della bellezza e della evidenza del divino è un atto, questo si, relativo ed individuale.
Ogni uomo ha in se questa questa rivelazione.
In questo consiste il primato di una civiltà sull’altra ed è assolutamente deviante il relativismo generico che mette tutto sullo stesso piano.
Un valore ideale che ha bisogno di sangue quanto meno è sopetto.
Ricorda quei mostri da incubo che si cibano di corpi e pensieri.
La civiltà che rappresenta lo sviluppo di quella romana ancora viva e vitale, per aver evoluto fenomeni come l’Umanesimo, Il Rinascimento...
La Civiltà che ha sperimentato ogni orrore e ogni meraviglia, metabolizzandoli, ha il dovere di tenere ben alta la fiaccola che prevale sul buio.



Ultimo Secondo

Secondo i miei calcoli sarei dovuto morire a 43 anni, non è necessario conoscere che tipi di calcoli feci all'epoca per determinare la data della mia morte. Quello che conta sapere, è che ho sbagliato il conteggio di 4 anni. Se ti stai chiedendo in più o in meno, non ti rispondo. Già lo sai, se stai leggendo queste ultime righe. Per la verità sono ancora le prime.
Come sai sto in campagna, e giovedì sono stato a letto tutto il giorno. L'ho condiviso, il letto, con la febbre. Spero che non sei gelosa. Stavamo stretti stretti, e lei era molto calda e non mi ha lasciato nemmeno un angolino di lenzuolo fresco ed è stata anche premurosa ché non voleva lasciarmi solo. In campagna fa freddo, però quel giorno era lei a riscaldare la stanza.
Dicevo quindi, che non voleva lasciarmi solo, ma io non sono abituato alla compagnia altrui, preferisco la mia, scusa la presunzione, e quindi la ho ignorata e mi sono concentrato sul debole tic tac dell'unico orologio presente in casa. Tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac. Sempre e solo tic tac. E quindi ho pensato: vuoi vedere che il tempo si è incantato? Le lancette segnavano le nove e quaranta. Dopo dieci minuti erano le nove e quaranta e un'ora dopo le lancette segnavano le dieci meno venti. C'è qualcosa che non va! Sono morto? Se è così il tempo non passa più! Si è fermato! Ma se il tempo si è fermato e quindi non esiste più, scusa la domanda ingenua, ma: come si fa ad andare avanti? Ho iniziato a pensare. Ma se il tempo non esiste non c'è neanche un inizio. Mi sono ricordato che in un cassetto c'erano delle pile nuove. Le ho chiesto il permesso se potevo alzarmi per prenderle, non ricordo la sua risposta. Tic tac tic tac tic tac. Le ho sostituite e l'orologio ha smesso di fare tic tac tic tac tic tac. Bene! Ora l'orologio si è anche ammutolito. Controllo le lancette e con mio stupore vedo che segnano le otto e quarantacinque. Mi sento, per usare un eufemismo, un pochino confuso. Allora sono morto. Cavolo!

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Due amori

Sono d'accordo con Oriana Fallaci quando sostiene che puoi vivere con un tale per vent'anni e considerarlo un estraneo mentre puoi condividere venti minuti con un altro e portartelo dentro per tutta la vita. Ritengo che questo possa valere per tutti. Può capitare a tutti, fatalmente, d'incontrare una simile persona, anzi ne sono quasi sicuro anche se, poi, se ne disciplina la presenza stabile nel nostro mondo. Personalmente ho avuto la fortuna di "sbatterci il grugno" nel momento in cui la mia stabilità sentimentale non era in dubbio o in crisi. Ne sono uscito così com'ero entrato, naturalmente, senza molte ferite o lacerazioni. Dirò di più. Alla fine ho assaporato meglio la stabilità nel rapporto con mia moglie. Però... però non l'ho mai dimenticata. Non potevo, non volevo, non riuscirò mai a dimenticarla, probabilmente per l'intensità con cui l'ho vissuta. In breve tempo era riuscita a tirar fuori da me tutto ciò che di recondito risiedeva inascoltato o forzatamente represso. Anche lei avrebbe sposato un altro uomo, ma quello che ci univa travalicava, senza nemmeno accorgersi di farlo, ogni convenzione. Era amore puro. Come l'acido non diluito. Devastante e non contrastabile al punto da farci dimenticare, senza rimorsi, dei percorsi che stavamo compiendo nella vita di ogni giorno. Non era nemmeno un amore passionale sensu stricto, perché attraverso la passione alimentavamo un sentimento che non ha nome e residenze terrene. Tutto questo nella più grande semplicità e serenità che illustri studiosi chiamano follia. Ripeto, finì così com'era nata, sepolta da mille ricordi, nella parte migliore del nostro cuore. Tuttavia certi amori fanno lunghi giri e poi tornano. Non me lo auguravo, non me lo auguro nemmeno stasera serata finale di una tre giorni di incontri medici. Buffet e danze di contorno. Non ci dovevo venire. Ho fatto una cortesia ad un amico cardiologo, organizzatore del convegno, che mi aveva chiesto amichevolmente di... far numero. Mia mogli

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   1 commenti     di: Circasso


L'astronave

Sono qui, solo, in questa fredda, inquietante astronave ormai da troppo tempo per ricordarmi per quale motivo sono stato mandato quassù. Il tempo scorre, monotono come un orologio fermo.

Sto scrivendo il diario di bordo, nessun fatto da segnalare. Dovrò cambiare volume, quella di oggi era l'ultima pagina. Lo metterò insieme agli altri, nell'immenso archivio. Non so quanti volumi ci sono, non sono mai riuscito a contarli tutti.

Io non so chi sono. Forse il capitano. Certo, non può che essere così. L'astronave è enorme, la sto ispezionando da tempo immemorabile. Ogni giorno un settore nuovo. Non ho ancora finito. Non so quando finirò. Non so se finirò.

C'è da impazzire. Forse sono già pazzo, e questa follia è generata dalla mia mente. Forse sto sognando. Ma un sogno non può durare all'infinito. Credo. Spero.
Questa enorme macchina va avanti da anni, secoli... millenni!?

Ho visto innumerevoli mondi, sistemi solari, enormi pianeti e minuscole lune, ma nessuno di loro mi ha mai destato un ricordo, un'emozione.

Ci deve essere un motivo per il quale sono qui, diretto verso un luogo che non conosco, in un tempo che non capisco, proveniente da un mondo che non ricordo.

Forse il senso è che non c'è un senso. Esisto e questo è il mio mondo, anzi il mondo. Tutto il resto è ornamento, decorazione.

Forse è stato creato per me.

Forse io sono il fine della creazione.

Forse io sono Dio.



Riflessione 1

È strano trascorrere le giornate degli uomini e veder vivere gli animali;come si muovono, come si comportano. Gli animali vivono senza credere in niente, tranne che in loro stessi. Dormono, mangiano, si muovono, qualcuno caccia per vivere, i più abili si riproducono e qualche volta giocano, sempre in funzione del dormire, del mangiare, eccetera. Gli animali si comportano così, per quello che sono, per come sono nati, ne più ne meno. Un uccello non vuole essere nient'altro che un uccello, un gatto solo gatto, una mucca... solamente una mucca. Il figlio di un gatto è un gatto, il figlio di un uccello è un uccello, ciò che gli accomuna è il vivere in equilibrio con il loro modo d'essere e quello degli altri. Ed è sorprendente vedere come tanta elementare perfezione venga stravolta con il semplice contatto umano. Un gatto domestico, un cane domestico imparano la felicità degli uomini, quella che viene solamente attraverso il contatto con le altre persone. Ma con essa apprendono anche tutto ciò che inevitabilmente rovina gli esseri umani. Gatti domestici che hanno nostalgia di libertà, cani divenuti una cosa sola con il proprio padrone che provano tristezza per ogni mancanza di affetto. Animali avviliti, come le persone, utilizzati da queste per sopravvivere, per compiacersi, infettando, come sempre, la natura con la propria imperfezione, plasmando esseri viventi a propria immagine, pretendendo sempre personale soddisfazione. Il figlio di una rana è una rana, ma nessuna rana vorrà mai diventare una rana.. lo è già,è quello che è.. questo gli basta. Il figlio di un uomo è un uomo, ma vorrà essere rana, gatto, cane, uccello, pecora, serpente... a seconda del contatto con i propri schizzofrenici simili... la ricetta dell'infelicità eterna.

   3 commenti     di: Roberto Faint


Turismo invernale

Abito in un bel posto di mare, da dove partono i traghetti per l'isola del Giglio, teatro della tragedia del naufragio della nave "Concordia", in questo periodo, di solito vedevo i traghetti vuoti, al massimo con poche decine di passeggeri, i soliti isolani che abitano in inverno a Grosseto ed ogni tanto rientrano per dare una controllata alle loro proprietà sull'isola.
Da quando è avvenuto il naufragio tutto è cambiato, i traghetti sono pieni, sembra estate, all'inizio speravo in una lenta diminuzione di tale fenomeno, macché, con il passare del tempo è in forte aumento, turisti giornalieri che vanno a vedere il cetaceo ferito mortalmente, con ancora al suo interno, presumibilmente delle vittime disperse, li sento, sembrano i classici vacanzieri della domenica, che vanno, armati di macchine fotografiche, ad immortalare i monumenti nelle città d'arte. Qui è diverso, si fanno fotografare con alle spalle la sagoma della nave, come per far sapere al mondo, che la loro caccia ha dato esito positivo, la preda è in bella mostra alle loro spalle.
Mi vergogno per loro.

   3 commenti     di: alta marea


Cala la tristezza con la sera

Cala la sera alla fine di un giorno lungo come una vita.
Un bicchiere di rum e un sigaro mi fanno compagnia mentre cala l'oscurità, storie di paure e creature mi tormentavano da piccolo ma ora godo di questi momenti di pace ove il tempo sembra essersi fermato.
La mia mente vaga mentre una live brezza mi avvolge e una pallida Luna mi illumina. Una piacevole tristezza sorge in me, il  Toscanello lascia intravvedere nella nebbia pensieri e ricordi di quello che non e' stato ma sarebbe potuto essere Lei, amici, tradimenti e delusioni. Il rum d'annata scende lungo la gola tentando di cicatrizzare col suo bruciore antiche ferite mentre lacrime rigano il mio volto.
I miei occhi scorgono il fondo del bicchiere e il sigaro muore esalando l'ultimo camino e ora di riposare il corpo e rilassare la mente.
Un tenue sorriso... presto giungerà una nuova alba...

   3 commenti     di: Alessio R.



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