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Riflessioni

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Dio

Mi dileguo. In un attimo sono la neve sui tetti e la rugiada nei campi. E la cenere sporca, liberata in orge di spiriti. Io, funambolo. Io, cattivo fratello. Io, brutale peccatore. - Miscela di villici e codardi passanti. La gente non riflette mai troppo poco; e genera il vuoto, e l'odio, la storpia idiozia. Si contrae in espressioni fetide, al di là di ogni morale, come un morbo asfissiante se ne nutre.
Quando guardo negli occhi, mi si stende uno stuolo di marcio rachitico: e crack. Il silenzio. E crack! La miseria. E crack... I miserabili! Sono sonnambulo, dicono. Ma io mi sveglio tardissimo, perchè il sole che sorge mi tormenta e mi provoca adorazione. Come un Dio enorme. Ho paura di crollare, di stemperarmi i pensieri. Disgiungere lamenti e boati. Al tramonto, sino all'ultimo sprazzo di fuoco, riemergono logorii di marce dalle potenti grida. Sono i selvaggi. Le lingue del diavolo. Gli antichi stendardi. Danno fuoco alle mie budella, come in un rito di salvezza. E vorrei tornare ad essere neve, sui tetti. Rugiada, sui campi. Cenere sporca. È questo, il terrificante destino?
Non so' piegarmi. Le mie ginocchia se fremono, non sanno inginocchiarsi sotto i colpi di frusta, per quanto violenti e maligni. I tamburi, il loro fragore riempie le sale di sporcizia. Credo di esserci, credo. - Mi abbevero un'ultima volta, dalle tazze sporche di piscio della Regola, e poi in una fontana dorata, li atterro tutti con la loro stessa terribile arma. È ora tarda, e io, indelebile, striscio.
Ormai perduto. Ormai, fuggo.



Scrivere

Scrivere, perchè scriviamo? Non per la gloria, non per gli onori, non per la manciata di rame che ci concedono i nostri editori da macello. C' era un tale una volta, diceva che vivere non è necessario ma scrivere è necessario. Un altro diceva che scriviamo perchè una vita non ci basta. Credo che il senso sia lo stesso.
Scrivere, scrivere, perchè lo facciamo? Avevo un amico, giù a Lione, lui scriveva sempre, di continuo, una volta tornato a casa da lavoro si buttava sulla macchina da scrivere (quella con i microchip e Windows ovviamente, ma pur sempre una macchina da scrivere) e giù che sputava righe. Scriveva per amore, o forse per sè, o forse per amore di sè, dato che quelle poesie non le fece mai leggere ad alcuno. Un giorno mi disse che voleva pubblicare un romanzo noir, aveva spedito una copia ad un editore. Non so neanche se gliel'abbiano mai letta, so solo che poco dopo lui è morto. Si è suicidato, giù dal balcone, bum, la vita non gli bastava.
Ma non voglio cadere in facili stereotipi che giù ne è zeppo il mondo. C' è anche chi scrive felice, chi scrive annoiato, chi scrive durante gli orgasmi, e magari chi scrive mentre dorme, perchè no?
Io credo che chiedere perchè scriviamo sia una domanda di poco senso, è un po' come chiedere all'incontinente perchè deve correre in bagno a defecare, ecco è la stessa cosa. Scriviamo perchè dobbiamo cagare inchiostro, perchè siamo pieni per un motivo o per l'altro, e arrivati all'orlo bisogna svuotarsi, o si esplode.
Scrivere non è solo cagare ma è anche e soprattutto masturbarsi, si, avete capito bene, masturbarsi, quella cosa che metà delle persone al mondo dice di fare e l'altra metà la fa e basta, ecco scrivere è anche un po' questo. Godere al compiersi della riga ben scritta, esultare della virgola messa al posto giusto. Passare ore, se non giorni a scegliere quella parola, e compiacersi come un bambino della melodia che riusciamo a creare, della meravigliosa sinfonia che la punta della n

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   2 commenti     di: Florian


Romanzo banale e stereotipato

Un led verde lampeggia nella notte e un paio di quegli orribili trilli da sveglia elettronica cancellarono gli ultimi sprazzi di sonno. 6:30. Ora di alzarsi, anche se lui era sveglio da molto tempo. Un forte dolore alla testa lo riportò a riconsiderare tutto ciò che era successo in quegli ultimi giorni.
Tutto era iniziato circa un mese prima, il mattino di un qualsiasi venerdì.
6:30. Suona la sveglia. Quei gesti ripetuti quasi meccanicamente avrebbero annoiato qualsiasi osservatore esterno ma erano la base della vita di un uomo non più giovane col viso segnato dal tempo e dall'apatia che ormai aveva preso il sopravvento.
Se è vero che la vita ha un senso e che quel senso è soggettivo per chiunque, chi non avesse mai visto - se non quella mattina stessa - il signor Bernard Fasman avrebbe pensato che lo scopo della sua vita era unicamente quello di fare un nodo alla cravatta. I penetranti occhi azzurri viaggiavano febbrilmente da un capo all'altro dello specchio, in attesa che le mani facessero il loro lavoro, quel lavoro seccante che Fasman eseguiva con incredibile perizia, fare il nodo alla cravatta.
Una frugale colazione, consumata da solo in piedi vicino al tavolo, era l'unico momento in cui il pensiero dell'uomo si attivava. Non si pensi che Fasman fosse un uomo con scarsa abilità nell'usare il proprio cervello, anzi la sua mente era sempre attiva, attiva ma priva di immaginazione, domande e desideri. Fasman era, o è, difficile a saperlo, un morto dotato di movimento.
Nella vita di Fasman non c'era niente, era vuota. Non c'era scena patetica che potesse risvegliare un sentimento in quell'uomo arido, difficile dire se per cinismo o per indifferenza, ma in fondo queste due possibilità non si sovrappongono in questo caso?
Con la stessa emotività di un blocco di granito prese la bella ventiquattrore di pelle e uscì come ogni giorno per andare a lavoro.
Se Fasman avesse avuto un'auto probabilmente non sarebbe successo nulla, ma, nonostante i

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   5 commenti     di: Dino Greco


Pensi... eri, un martedì sera

Ho lottato sempre nella mia vita. Non sono forte e spesso mi abbatto, ritrovandomi da solo a fronteggiare tante difficoltà.
Trovo il coraggio per andare avanti e, via via, scopro in me delle risorse che prima non osservavo attentamente o che sottovalutavo troppo. Ciò mi infonde maggior fiducia.
Però, le cose che mi fanno inorridire sempre più sono le dilaganti diffidenza, egoismo, indifferenza e incomunicabilità tra la gente. La povertà più grande è questa.
Ero piccolo e sentivo parlare già di queste malattie sociali e delle previste conseguenze, che comprendevano una maggiore libertà di "espressione" ma anche emarginazione, isolamento, aumento della delinquenza e del dis"ordine" sociale.
Crescevo. Ci sono state delle rivoluzioni "gutturali", delle emancipazioni, delle grandi fesserie, corsi e ricorsi storici, ciclicità non tutte collegabili alle fasi lunari...
Il mondo è cambiato. Ma come è cambiato? Per me soltanto nella forma non nella sostanza, anzi secondo me, è peggiorato. Un tempo si deridevano gli americani, vittime del consumismo, spendaccioni, burattini manovrati dalla pubblicità mediatica, mossi dalle mode che le industrie commerciali lanciavano sul mercato...
Ma noi italiani nel tempo cosa siamo divenuti? Chi (per sua de-cisione) ci "persuade "? Siamo stati e siamo veramente liberi di decidere della nostra vita, del nostro esistere? Del nostro fare?
Da sempre sento ripetere che il popolo italiano è un gregge di pecoroni. Anche io, pur non volendolo o non rendendomene conto, sono guidato da uno dei tanti pastori che di certo mi condurrà in un ovile che non è la mia meta desiderata. In quanti si illudono o vogliono far credere di avere fatto tutto da sè. Non ci credo più, a ragion veduta.
Se vuoi avere successo devi addivenire a dei compromessi, a dei patti, sottostare a delle condizioni, devi corrompere, devi pagare non soltanto con il denaro. Io non ho voluto farlo, non per orgoglio, non me ne può fregare di meno, ma p

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Jack e il Veliero

Nella vita non si sa mai cosa possa capitare, se ne sentono dire tante di cose spiacevoli, la maggior parte delle quali ce le rifilano in tv su internet e nei films.
Una volta pensavo che la verità fosse unica per tutti ma con il passar delle stagion mi sono reso conto che di verità ce ne sono tante per ciascuno di noi, o per meglio dire non cè nessuna verità.
La realtà per Jack è sangue, è fuoco, è voglia di qualcosa, dal buon bicchiere di rosso alla mega scopata, o per i più leggeri di stomaco, dal bicchier d’acqua al filmetto in famiglia.
Si molti lo accusano di cinismo, di egoismo e addirittura i ben pensanti lo hanno bollato come spirito del male, ma per lui non ha importanza ciò che la gente pensa, o meglio, le verità assolute degli aggettivi assegnatigli da dottrine di (anti)pensiero non lo tangono minimamente.
Forse non cè niente che possa ferire Jack e per ferire intendo colpire nel profondo, perchè lui non ha un profondo, per lui tutto rimane in superficie, alla luce del sole, ma forse nella società moderna non cè posto per uno come lui se non in una psichiatria di quint’ordine in qualche ospedalaccio di periferia...
Già perchè anche il curare i pazzi è un businnes visto che la maggior parte delle persone benestanti ama farsi imbottire di vari prozac, tavor, serenase e chi più ne ha più ne metta, pagando anche somme ingenti.
Bè a Jack non va di farsi cambiare e frenare, ne da una morale assurda, ne tantomeno da una capsula vuota di parole e conforto.
Lui è un poeta della vita, qualcuno lo avrebbe indicato come una stella danzante, non ama i riti e i convenevoli, gli piacciono le cose che gli rendono piacere e basta, senza troppe complicazioni.
Naturalmente da come l’ho descritto fin ora, a molti di voi potrebbe sembrare un gretto ignorantone di paese, ma vi assicuro che non è così, niente affatto!
Lui sa molte cose, molte più cose di quante ne sanno i nostri governanti,
per farvi un esempio quando è un po' su di

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   7 commenti     di: Jack Foglia


La mia Anima

Un groviglio color sangue, un filo di lana indistricabile e dai contorni impossibili. Non si vedono gli estremi, non si vede il capo, non si vede la fine.

Ho un sogno.

Uno sguardo esterno, pulito, sicuro, tranquillo, pacifico, abile, che sbircia dentro me e capisce. Mi guarda con i suoi occhi limpidi e chiari, mi indica qual è il capo del filo da prendere e mi insegna come fare a districarlo. Non lo fa al posto mio, non si sostituisce a me, mi affianca. Mi mostra i movimenti da compiere e quelli da evitare per non rompere il filo. Mi spiega come rimediare nel caso dovesse strapparsi. Perché un rimedio c'è per tutto, vorrei che mi dicesse, per ogni strappo lieve o violento che sia.

Da sola la mia anima è indomabile. Come un gattino, che gioca
sereno e spensierato con un filo di lana, pensa di fare bene, pensa di non fare nulla di male. Invece inconsapevolmente, con le sue unghie affilate che la vita gli ha donato, aggroviglia, annoda, strappa e lacera, lasciando dietro a sé il caos.

C'è bisogno di addomesticare il gattino.



Il Male Inaspettato

La frenesia del vivere rende tutto così veloce che vado sempre di fretta e non ho più tempo e la voglia per niente, nemmeno per osservare il cielo azzurro, percepire l'odore del mare, ascoltare le ansie di chi mi sta accanto.
Poi un giorno come tanti e che nemmeno ricordo più quale sia stato, qualcosa mi afferra nell'oscurità, mi azzanna l'anima e inizia a vivere dentro in mio corpo. La mia corsa inizia a rallentare e pian piano sono costretto a fermarmi, non riesco più a correre. Tutto diventa fatica, vorrei dormire ma non riesco nemmeno più a far questo.
Riapro gli occhi e dal mio nuovo letto osservo il mondo esterno attraverso una finestra, ne percepisco i rumori distanti ma non ne sento la mancanza.
Da un'iniziale ansia senza fine ed un senso di vuoto dilagante, vengo raggiunto da una gioia inaspettata e da un inspiegabile senso di pace che mi permettono di godere di tutte le cose della vita, anche quelle più semplici.
Assaporo il piacere di essere svegliato all'alba dal vociare dei gabbiani e dal profumo di caffe che esce dalla stanza degli infermieri e si diffonde per tutto il corridoio, mi affeziono allo stridere delle foglie mosse dal vento e che prima mi aveva sempre infastidito.
Riscopro il valore di un sorriso, l'incoraggiamento di una mano sconosciuta che mi sfiora e mi regala, senza saperlo, un piccolo brivido, mi scuote e mi ricorda che appartengo ancora al mondo dei vivi.
Apprezzo il lento scorrere di giornate fatte di gesti sempre uguali, apprezzo il silenzio di un televisore spento, percepisco la gratitudine di un anziano al quale hai dedicato alcuni istanti ascoltando i suoi racconti, riscopro il piacere dimenticato da tempo di addormentarmi presto e dormire profondomente per quel poco che mi è concesso. Conosco il dono della solidarietà, inizio lentamente ma molto lentamente a mangiare il cibo insapore e scotto, chiuso in contenitori di plastica, confezionato all'orario di colazione ma servito all'

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