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Riflessioni

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Vivere la domenica

Se il trambusto che accompagna la vita diurna, sembra essere giustificato dai molteplici impegni e dalla parcellizzazione del tempo, il fermento notturno che coinvolge i grandi centri urbani, non trova un’apparente spiegazione, se non nella conferma che ormai viviamo nella società dell’accelerazione. L’accumularsi dell’attività lavorativa con gli interessi personali, l’organizzazione degli affetti con i propri spazi, provoca quel lavorio interminabile che non ha nulla a che vedere con la regola benedettina del “lavoro incessante” strumento privilegiato della lotta all’ozio, nemico dell’anima. Se la vita benedettina alternava la preghiera e lo studio dei testi sacri ai lavori semplici e di consolidata utilità, secondo l’equa ripartizione dei lavori manuali e quelli intellettivi, l’attuale pensiero dominante antepone il bello all’utile, afferma l’egemonia del servizio a se stessi piuttosto che agli altri, sopravvaluta il tempo cronometrico degli orari, dei programmi, dei calendari, rispetto alla temporaneità dell’esistenza, scevra da qualsiasi criterio e ordine. Una società che non valorizza il riposo, la riflessione, la preghiera e mitizza la velocità e l’efficientismo, produce l’effetto di far credere che il tempo da vivere anziché essere una opportunità di crescita e di santificazione, venga equiparato al denaro, e che come tale, diventi oggetto speculare e non un investimento di amore e gratuità. Le volte che ho sacrificato il riposo domenicale a favore della palestra, della pulizia dell’auto, degli acquisti privi dell’urgenza, se in un primo momento tali attività mi procuravano la sensazione di controllare il passaggio del tempo, successivamente sopraggiungeva il malessere di aver corso l’ennesima inutile gara contro me stesso. Che logica ha il “fare” quando viene svuotato del senso trascendente? Da cosa si differenzia la domenica dagli altri giorni della settimana, se poi il giorno del Signore è vissuto come u

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   7 commenti     di: Fabio Mancini


I crediti

con 2000 crediti posso scegliere: scrivere Guerra e pace, no. o solo guerra o solo pace.. oppure una pentola a pressione. ?



davanti ad un bicchiere

Sempre fregati noi scrittori "dannati".
Curvati su tavolini traballanti in bettole di periferia, con le braccia conserte e la testa china ad alitare su fogli insolenti, penosamente bianchi... a rimproverarci: "che c##zo scarabocchi a fare... ma trovati un lavoro, serio. (col "serio" pronunciato accentuato)

Ed il sapore del liquore al malto che esali dal fiato ti ritorna in faccia, perchè la bocca è a pochi centimetri dal tavolino.
"Sì... sì. Ci vuole un lavoro. Uno... serio. Ma dopo... Dopo. Butto prima giu' quest'altra stronzata... Poi, sì. Un lavoro."

La mano scarna solleva tremante un bicchiere di vetro pesante. Di quelli di una volta. Con una scheggiatura sul bordo. La testa si solleva. Un pensiero balza alla mente. Un sorriso ironico si accenna su un viso disgustato... disgustato da ipocriti, figli di papà, idioti, puttane d'alto borgo, vagabondi, politici, intellettuali, snob...
Un brindisi. "Che si fottano, tutti quanti."
E giu' il sorso.

Al lavoro.

   2 commenti     di: Romano PRESTA


Osso lucente

Intorno a me
gente che corre, come un cane
dietro a un osso
legato ad un filo. Un osso meraviglioso, abbagliante, che non gli permette di vedere né a destra, né a sinistra,
lungo la strada, tanto meno
le piccole semplici cose
che in fondo cerca!

E corre, corre,
dall'alba fino a notte inoltrata, infine, stremato, crolla,
sognando il giorno in cui raggiungerà il suo osso dorato... ma come potrà mai stringere un'illusione?

Però ci sono anche i ciechi ed i diversi: loro non comprendono,
non vedono il bagliore dell'osso sacro e si limi

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La crudeltà del mondo

Ero un bambino... avevo solo 2 anni... ho 2 sorelle e un fratellino più piccolo... siamo Alexandra, Mary;John(il narratore non che protagonista)ed Antony.
All'età di 2 anni mi ritrovai su una strada con i miei fratelli e un mondo che ci avrebbe "mangiato" al primo passo che avremmo fatto.
Trovammo rifugio nella casa di brave persone... crescendo, poi, iniziammo a chiamarle suore. Ma la migliore, quella che si accudì ci fece crescere e, in seguito, ci diede un istruzione per quell'anno che stemmo con loro...
Un giorno, fummo adottati e separati in due famiglie diverse... crescendo abbiamo imparato a capire cos'è l'affetto e l'AMORE verso il prossimo.
Fu una brutta infanzia, ma eravamo subito pronti a rifarci... e a diventare brave persone! Una di loro è un grande scrittore...
Scritto in prima persona...



Ho provato ad immaginare una vita senza te

Oggi ho provato ad immaginare una vita senza te, senza noi. E da quella immagine ho solo visto buio, tanto buoio e tante
lacrime. Allora mi sono chiesta: "Questo cosa sta a significare? Che non posso vivere senza di te!!" Dal colpo al cuore che ho avuto pensandoti lontano, la risposta è solo stata una: Si, senza di te non posso vivere.

   1 commenti     di: Sara Turco


Prova creativa... Lei... sempre Lei

Lei ardeva di vita sulla pelle
Sotto pelle il sangue vivo ribolliva di attimi
Bramava di ricordi freschi dentro gli occhi e negli anfratti del cuore
Sulla bocca di rosa appassita un lucidalabbra per sentirsi bella... Ma non si scuciono di dosso le ferite dell'anima
Lei voleva solo vivere... Il sapore amarognolo degli anni passati le avevano ristretto gli occhi, ma le bastava uno sguardo attento per cogliere la bellezza del mondo
Non bastavano gli amici per farla felice, e neppure lo sciabordio delle onde del suo amato mare.
Eppure sapeva che ogni giorno è fine a se stesso, sapeva che la cosa più importante per Lei era la serenità che aveva trovato
Ma le rose delle giornate felici si sa, sono profumate, sono bellissime;ma sfioriscono sempre e finiscono in mezzo a pagine di vita dimenticate.
Lei, testarda, non si arrendeva a questa vita poco esaltante, non si arrendeva davanti alla consapevolezza di essere partecipe di una vita travestita...
Lei come tante altre Lei, sapeva di avere qualcosa di unico, ma ancora non riusciva a scovare la sua migliore qualità
Ma perché cercarla?... perché non accettare in noi anche la mediocrità, perché voler apparire sempre nell'aspetto più affascinante?...
"Perché sì"... Perché le Lei che hanno sofferto profondamente hanno ali di carta, cuori di piume, a volte di piombo, ma vogliono provarci, vogliono mettere la banalità sotto i piedi, vogliono il sole forte che brucia la pelle
Soprattutto non vogliono essere dimenticate... Le Lei come Lei hanno bisogno di emozioni, le Lei come Lei hanno bisogno di sognare :
"un cielo al Tramonto che ancora riesce a farti piangere, un bacio di ragazzi innamorati che strappa il cuore "... Le Lei come Lei sono...
UNICHE...

   2 commenti     di: karen tognini



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