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Riflessioni

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La ragazza dagli occhi di ghiaccio

C'era una volta una ragazza.
Non era una ragazza normale. O forse all'apparenza si. All'apparenza poteva sembrare una di quelle classiche ragazze che gira con gli occhiali da sole anche in pieno inverno. Anche quando del sole neanche si vede l'ombra. Anche quando nevica. Anche in piena tempesta. Anche durante un uragano.
All'apparenza poteva rientrare in quella categorie delle classiche ragazze che fanno le fighe. E indossano gli occhiali da sole perennemente perchè fa figo. Perchè è glamour. Perchè fa tendenza.
In realtà questa ragazza non era una ragazza normale. Nascondeva dietro quegli occhiali da sole un grande segreto. Uno di quei segreti pesanti come macigni da tenersi dentro. Ma troppo grandi, grandi come l'universo, e troppo importanti da confidare a chiunque. Uno di quei segreti che sei costretto a custodire nel cuore. Per sempre. O forse no. Uno di quei segreti per cui varrebbe la pena uccidere.
Questa ragazza aveva gli occhi di ghiaccio. Due occhi cristallini nei quali ti ci puoi specchiare. Puoi vedere te stesso.
La tua anima.
Due occhi fragili come il vetro.
Lei era abituata da sempre a proteggere i suoi cristalli dal mondo esterno. E si chedeva se anche il suo cuore fosse rigido e fragile, proprio come i suoi occhi.
Si chiedeva se dovesse proteggere anche il suo cuore dal mondo esterno.
Si domandava per quanto avrebbe dovuto indossare questa corazza.
Una corazza materiale, come un paio di occhiali da sole.
Per nascondere qualcosa di prezioso, come i suoi occhi.
E di fragile, come il suo cuore.

   1 commenti     di: elisa


Ed è già sera

Adoro il mattino, il profumo del caffè, il rumore della vita che si rimette in moto, sapere che la giornata è ancora lì, intonsa, come un libro da leggere, come un quaderno nuovo da scrivere.
Temo il mattino quando cerco di mettere in fila gli impegni e gli appunti scritti che ho già perso, quando ci troviamo tutti a fare le stesse cose nello stesso momento.
Amo del mattino la sua luce che mi libera da un incubo che mi ricorda che la notte è ancora lontana.
Fuggo il mattino, quando la luce del giorno mi strappa dalle braccia di un sogno, quando cerco di ricordare le sue frasi e le sequenze e mi sorprendo ad avere gambe troppo pesanti per rincorrerlo, mani troppo leggere per trattenerlo, occhi che bruciano per guardarlo sfumare via senza risposte.
Amo il mattino quando anche l'ultima porta si chiude e resto in compagnia del mio tempo quando la solitudine ti è amica e non sento rumori, odori o profumi che non sono miei.
Rimpiango il mattino quando il suo raggio non ha neanche il tempo di baciarmi, perchè il lavoro mi aspetta.
Mi piace il mattino quando mi dà il tempo di scrivere di lui, come adesso, mentre le auto nella strada che passano sembrano il rumore del mare e allora mi inabisso sotto le coperte, e ritorno indietro nel tempo..."alzati è tardi" lo zabajone sul tavolo e i biscotti con la nutella da tuffare nel latte bianco, la voce di mia madre e allora riemergo e riprendo per mano il dovere. È sempre lì che pazientemente mi aspetta, i letti da rifare, la spesa, gli appuntamenti, ho il vizio di segnarli su post-it che puntualmente perdo e così perdo il tempo a cercarli, cerco di metterli in fila, ma si ribellano al mio ordinato disordine, alla mia memoria che va e che viene, flessibile, come il mio lavoro che non ha mai un orario uguale, ogni giorno diverso.
Ogni giorno diverso, ma in fondo uguale a correre incontro alla sera... mio padre era il primo ad uscire il mattino e l'ultimo a rientrare quando ormai il giorno si era consumato, con l

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   1 commenti     di: laura marchetti


Non c'è più rumore

E il suo dolore si infranse come il cristallo di un vaso.
Coriandoli di paure e pensieri brillavano alla luce di quel tramonto rossastro, riflessi marini che si suicidavano nel passato di un deserto.
Il suo pensieri prese forma, una frase uscì dalle sue labbra carnose e screpolate, il vento spolverò quell'idea facendola brillare sotto il sole di settembre.
L'arcobaleno era stato bruciato.
Il destino sigillato in una teca senza speranza, gridava bestemmie putride alla vita.
E la cosa che odiava al mondo era se stesso.
E la cosa che amava più di ogni altra era l'idea della sua morte.

E il rumore elettronico di quell'ospedale che la strappava alla terra e ai vermi d'improvviso cessò.

   0 commenti     di: Ethel Vicard


Università italiana: Antichi vizi!

La riforma universitaria Gelmini ed al riguardo un ricordo di Alfonso Cossa
...

A suo tempo scrivevo: "con la riforma Gelmini saranno premiati i migliori ricercatori, le più prestigiose cattedre universitarie saranno degnamente onorate, l'emorragia verso l'estero di menti dotate sarà arrestata?"
E così proseguivo : " Auspicabile ed apprezzabile intento ma... ma difficile portarlo a buon fine, difficile parrebbe correggere questi antichi vizi italici di baronie e di raccomandazioni, pratiche inveterate sin dall'inizio dell'unità nazionale se facciamo riferimento e memoria a quanto sotto riportato e che riguarda una illustre figura di scienziato, milanese di nascita pavese di adozione,: Alfonso Cossa, allievo dell'Almo Collegio Borromeo, laureatosi presso l'Alma Università Ticinese e che solo al termine della prestigiosa carriera ottenne sempre in quel di Pavia i giusti riconoscimenti della sua operosità scientifica se non grazie, dopo la raggiunta unità d'Italia, allo statista Quintino Sella.
Così l'insigne chimico, storico e letterato Icilio Guareschi ( Presidente della Società Chimica Italiana) all'inizio del secolo scorso dava voce nell'orazione a commemorazione della figura di Alfonso Cossa: " Fatte le debite eccezioni, dobbiamo essere persuasi che i governi assoluti, quali erano in Piemonte prima del 1848 e nel resto d'Italia ancor prima del 1859, non hanno mai desiderato e promosso il progresso scientifico, come non lo poteva desiderare né promuovere il governo degli Stati Pontifici. A prova di ciò sta il fatto che, come già nel secolo XVIII, così sul principio del secolo XIX, o per trascuranza di governi, o per cause politiche, o per mancanza di mezzi di studio in patria, molti nostri connazionali dovettero spontaneamente, o per forza, abbandonare l'italia, e basti ricordare Lagrange, Berthollet, Pellegrino Rossi, Macedonio Melloni, Malaguti; Mariani e tanti altri" e più avanti " Quando il Cossa cominciò la sua carriera scientifica, ver

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Un tuffo in una meringa

Una pasta... quale? Bella domanda le avrei prese tutte... ma dentro le tasche suonavano poche monete, allora davo la precedenza a quella con la crema, quella lì , la indicavo col dito, la più gonfia era sempre in fondo... le pinze della commessa la addentavano come una preda, si lasciava vanitosa accarezzare come una signora burrosa e orgogliosa di essere stata scelta per prima. Anche le paste sono delle miss, quella con la frutta in testa strizza l'occhio dietro la vetrina, ma non mi piace e poi quella con la polvere di caffè sembra amara ma non lo è, poi c'è quella diplomatica un po' incompresa, ma lei ci prova non si è ancora arresa e ti accorgi che non è male, non è la forma che conta ma la sostanza che canta, il cigno ha il collo lungo e nella panna fa il bagno, quella con lo zabajone dentro e una manciata di polvere di cacao e granelli di zucchero fuori e poi lei la mia preferita miss meringa, ma non tutte, alcune sono cingommose e si attaccano ai denti altre troppo zuccherose. Allora andavo lì dove conoscevo, panna a ciuffi come una pettinatura cotonata sai di quelle che le mamme degli anni settanta si facevano fare, anche la mia. Si alzava il ciuffo in alto e con il pettine si dava contropelo e lui si gonfiava come le penne di un pavone Guardavo mia mamma spettinata, ma era bella lo stesso, l'avrei scelta fra mille. La domenica quando è libera ci porta sempre indietro un salto nella dolcezza o nel letto caldo da lasciare sfatto fino a sera... il tempo di tuffarsi dentro una meringa e domenica è già finita... sapore dolce di una domenica appena incominciata, e se pioveva si guardava la pioggia dal letto in compagnia di un libro, se il sole ci veniva a chiamare si correva incontro alla libertà senza pensare, appena posso ci torno in quel bar è stato chiuso, giro l'angolo un trendy locale pieno di luci e di voci e paste che non hanno più tempo per parlare...

   2 commenti     di: laura marchetti


Quel Giorno, Quando La Vidi

Quel giorno, quando la vidi, Ella sembrava una donna come le altre: semplice, un po' impacciata, piuttosto timida, introversa.
Mi chiedevo cosa fosse quella sensazione che cresceva nel mio cuore percorrendo tutto il corpo facendolo rabbrividire.
Tremavo come una foglia scossa dai sospiri delle sue parole confuse.
Sì, una foglia rinsecchita che scricchiolava, crepitava ad ogni involontaria, tenera, delicata carezza.
Non controllavamo i nostri gesti, pareva che tutto venisse da sé, sembrava che ogni suono che la mia bocca impertinente pronuciava fosse stato attentamente revisionato, avevo subito ogni risposta pronta, improvvisamente conoscevo la verità di questo mondo.
E in quei momenti le sabbie del tempo cessavano di scorrere e la vita attendeva impaziente, non poteva più consumarmi, ero immortale.
Non più avrei temuto la vecchiaia, non più mi sarei chiesto il perché fossi qui, nessuno riusciva ad invadere la roccaforte dei miei pensieri, solo Lei alla quale spalancai le porte senza domande, senza alcuna pretesa.
Ritrovai la mia anima perduta, ora ero completo, la solitudine non erodeva più la mia sostanza.
Ogni cosa, ogni azione che compivo, era dedicata a Lei, e la stessa passione triplicava i suoi sforzi affinché il valore e il talento potessero superare i loro limiti di perfezione.
Tutto era divinamente strano, tutto era finalmente nuovo, come se fossi rinato, resuscitato da quella che una volta era la mia vita.
Con gioia mi inginocchiavo di fronte al radioso destino.
Qualche burlone lassù, avrà generato l'amena illusione dell'amore per allontanarci dalla vera essenza dell'esistenza.
Ahimè, troppo dolce quel sapore, troppo rosa il circondario, troppo grande il mio cuore, impossibile mi fu rinunciare a questa incantevole fattura.

Vivendo in un sogno, la notte vedevo Lei, non necessitavo d'altro, col suo sguardo languido e il sorriso di luna che irradiava il mio cammino.
Percorrendo le mie strade, le vegliava sulle mie scelte e quello c

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   3 commenti     di: Andrea


Perchè?????

Trovarsi con se stessi, in un luogo, dove nessuno può disturbare la voglia di star in silenzio, ad ascoltare i propri pensieri, cercar di rispondere alle domande che insistentemente martellano nella mente e che non riesci a dar una risposta, o la risposta non la vuoi sentire, perchè non è quella che vorresti.
La domanda è sempre quella "Perchè?".
Quanti perchè nella mia mente.
Quanti perchè non riesco a capire.
Quanti perchè fanno male.
Quanti perché, di illusioni e disillusioni.
Non dovrei più credere che esistono: parole vere, frasi sentite, momenti dove il corpo e la mente li senti leggeri e ti senti importante per un cuore.
In quegli istanti  ti sembra di poter toccare il cielo, accarezzare le nuvole, il sorriso è sembre sulle tue labbra, i tuoi occhi vedono solo l'immenso spazio, senza ostacoli, e brillano di una luce che solo chi ama conosce.
Tutto ti sembra possibile, persino sederti sopra le nuvole, ma poi t'accorgi che stai per precipitare, vorresti aggrapparti ad esse, ma precipiti giù, giù, e ti ritrovi a terra.
Ti sei fatta male, ma il male non lo si nota nel fisico, non si vede, il dolore si sente nell'anima, solo tu sai quanto sia insopportabile.
Chi ti circonda non riesce a percepire questo tuo stato, cerchi di nasconderlo, a volte con fatica.
Un luogo, dove sto bene l'ho trovato, silenzioso, intimo.
Prendo la scala, devo essere su, in alto, il più possibile vicina a te.
Salgo i 10 gradini, sull'ultimo mi siedo, apro lo borsa, prendo il mio diario, la biro, ti guardo, passo la mia mano dolcemente sulla tua foto e inizio a scrivere, come se mi stessi confidando, come se ti chiedessi di aiutarmi a rispondere ai miei "Perchè?".
Che strano, mi sembra che il tuo viso cambi espressione, a volte sorridente, a volte serioso, come se volesse sgridarmi, come facevi quando ero piccola.
Ti osservo e con un filo di voce inizio a parlarti:
“perchè non riesco a credere più a niente?”.
Troppi fulmini passano nel

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   1 commenti     di: Sole Luna



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