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Saggi

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Incoerenza

Sono sempre più le menti che si augurano un ritorno ad uno stile di vita più semplice, collegiale, non governato completamente dalla moneta. Tengono dei bei discorsi, sostenuti da varie argomentazioni, ma quando poi dimostrano l'impossibilità di fare affidamento, quando la fiducia, sentimento essenziale per la coesione sociale, viene a mancare, ti sembra che ogni sforzo sia inutile e vorresti mandare tutto a cagare. Tutto, il mondo, le persone, perfino te stesso. Quando è uno sconosciuto a fregarti pensi:
Vabbe, è il triste destino dell'essere umano, l'incoerenza.
Ma quando è un amico, una persona che credevi di conoscere profondamente, a farlo, purtroppo non rimane che rinchiuderti in te stesso, provando un odio diffuso verso l'ambiente circostante. Poi capisci che da solo non puoi rimanere, che necessariamente ti devi legare, quindi continui, lacrimando, sanguinando, sei costretto a cercare l'appoggio degli altri individui, devi metterci energia, entusiasmo, in quello che stai sognando, e puoi chiederti soltanto:
Chi sarà il prossimo a mettermelo in culo.
E purtroppo è in questo modo che funziona. La vita è come una casa costantemente in costruzione, fai un piano, poi un altro, finché arriva un terremoto che distrugge tutto, risparmiando solo le fondamenta.

   1 commenti     di: vasily biserov


Rilettura critica Filumena Marturano

L'opera "Filumena Marturano" del 1946 di Eduardo De Filippo è forse la più conosciuta del grande drammaturgo napoletano. Ha in sé la rottura di diversi schemi che caratterizzano il teatro del dopoguerra e pone le basi ad un modo diverso di concepire il teatro come premessa di sviluppo della vita sociale e non già come intrattenimento piacevole davanti ad un fatto di cronaca oppure rispetto ad un dramma dai contenuti e dall'intreccio interessante ed avvincente. Entra nel tessuto sociale dell'Italia di quel tempo dal momento che sia le autorità ecclesiastiche che politiche ne fecero parte attiva. Pio XII ospitò la compagnia in San Pietro per una breve rappresentazione (la preghiera alla Vergine) esponenti governativi e parlamentari assistettero ad una rappresentazione. Da dove nasce questa attenzione per quella che era solo un'opera teatrale? L'idea non era neanche troppo originale, tutto in teatro si ripete e si rinnova: storie di prostitute mantenute e riabilitate si hanno ne "La signora delle camelie" da cui si ispirò Verdi per La Traviata" in Pirandello ne "L'abito nuovo" ed anche De Filippo stesso aveva utilizzato il tema nella piece "Sarà stato Giovannino" da cui si trasse anche un film del 1935 dal titolo "Sono stato io". Il dramma nasce da una consuetudine cattolico-perbenista di perfezionare un matrimonio in extremis di una donna perduta, anche questo argomento già visto in cinema nel 1942 con "Stasera niente di nuovo" in cui il pathos e la commozione per una donna che muore munita dai conforti religiosi viene salvata e riscattata da una vita aspra. Ma Eduardo rivolta le consuetudini sceniche e rinuncia alla scena madre e rende la malattia finzione ma porta la scena al momento immediatamente successivo: quando tutto è già accaduto e Filumena si è già alzata ed è già il tempo di litigi e recriminazioni. La storia in breve è questa: Domenico Soriano, figlio di un commerciante proprietario di una pasticceria e che a sua volta ha incrementato la

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Arte o non arte. Questo

"Nessuno può spiegare come le note di una melodia di Mozart, o le pieghe di un panneggio di Tiziano producano i loro effetti essenziali: se non lo senti, nessuno può fartelo sentire."
( John Ruskin )
 
Una delle parole più difficili da definire credo che sia "arte". Arte. Non semplicemente come mestiere, abilità tecnica, ma come capacità di suscitare - attraverso tecniche e forme espressive diverse, motivazioni stravaganti, punti di vista inaspettati, talento e genialità - emozioni pure. Non mediate. Più o meno intense. Più o meno profonde. Più o meno durevoli. In parole povere: arte come capacità di far vibrare nell'uomo le corde meno razionali.  
        E adesso veniamo alle opere di Christò. Sgarbi si è pronunciato per il no. Non è arte,   pare abbia detto dall'alto della sua cattedra. Ed è senza dubbio un parere di cui tener conto. Perché, al di là della sim/anti/patia che suscita l'uomo, trattasi di persona qualificata. In ogni caso il suo è pur sempre un parere. Non una sentenza. Anche tanti non addetti ai lavori si sono espressi per il no.   Ma in loro il giudizio di merito spesso si confonde col giudizio di gradimento.  
        Io non mi sono mai appassionato alla Land Art, ma al contrario di Sgarbi, dalla mia bassa scrivania, direi sì. Quella di Christò è arte. Grande? Non so. Ma credo che le sue opere trasmettano qualcosa. E non solo a pochi discepoli. D'altronde, anche quando si parla di vera arte, che sia pittura o scultura, astratta o figurativa, prosa o poesia,   musica classica o leggera, ognuno ha i suoi gusti. Mica a tutti piace Brahms.
        Ma nel definire cos'è arte, parlo sempre a livello di non addetti, secondo me un elemento fondamentale è la prova  "soglia" ( come passaggio attraverso ). Di fronte a un'opera vi  sentite attratti?   Tirati  dentro? Sedotti? O, magari,   turbati? Se si, siamo gia a buon punto. Avete varcato la soglia. Perché non basta che un romanzo sia scr

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Recensione di Un giorno perfetto di Melania G. Mazzucco

Le coincidenze, il traffico, la metro e il chiacchiericcio di fondo, un bar all'imbrunire, credo che domani sarà un giorno migliore. Perchè questa perfezione è provvisoria, un attimo di fredda lucidità e atemporalità che dura ventiquattro ore. Il mondo di Roma che ruota attorno ai personaggi di questo libro è caotico e confusionario, è fatto di vetro e cemento, di lampioni accesi e antichi monumenti, ricordi spettrali di una felicità perduta. Si, perché in tutti i protagonisti di questa frenetica corsa c'è un risveglio forzato, subito, ricercato. Come se la quotidianità sorda della grande metropoli li scuotesse improvvisamente e, ognuno a suo modo, li portasse a decidere delle loro vite. C'è chi deve cancellare la città drasticamente per rimuovere la perpetua presenza di un amore ormai diverso, chi procede spavalda tra vicoli e uffici, senza compromessi, conscia che la vera libertà non è la presenza dell'altro ma il sentirsi uniche e realizzate nell'assenza di lui. Alcune si sentono strette nei loro panni di mogli amorevoli e fidate, troppo giovani per scendere a compromessi, con una scelta di vita strozzata dalle convenzioni. Poi l'infanzia e il suo subire sconfitta un dolore non proprio, un mondo soffocante che la comprime, le impone un cammino scontato. Sono tanti i mondi che si confrontano, in maniera spesso violenta e distruttiva, è il cadere delle maschere, il loro bruciare e scoprire il nostro lato più oscuro. Emma, questa grande figura femminile, forte e bella, ma donna nella sua interezza e nella sua sensualità consapevole del passare del tempo, del ruolo di madre, delle scelte conservative a cui è costretta. E Antonio, marito e padre di ieri, ancorato a un passato che non esiste, che per lui soltanto si è fatto presente. Non è solo uno scontro tra generi, tra crescite interiori differenti ma è anche un grande affresco del tempo che passa, di come trascina avanti drammi accennati, poi nascosti e subiti in silenzio. E il tempo racchiuso

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Storie de Troia e de Roma

Ad onore de lo onnipotente Dio et ad utilitate de li omini che questo libro legeraco, et us[er]annolo de legere, che lo faza sapio. Noi commenzamo da lo primo omo fi alla citate de Roma como fo fatta. Inprimamente vengamo a le nomina de li regi et a le nomina de li consoli de essa la citate ; e le vattalie e le vittorie de diversi genti e de diverse provincie che abero, e li fatti de li imperatori, si como in diversi libri trovamo.

De Iason e de lo pecorone e de Laumedot rege de Troia
In quello tempo in Grecia foro doi fratri, Eson e Pelias. Pelias non avea filio masculo, ma presore filie. Eson avea filio lasone, lo quale era ditto filio de dea Cereris, et avea bona agura ne li sementi de la terra. Pelias, avenno pagura de lasone suo nepote, che era molto sapio et ardito, sotrasselo e gìoli a tradimento como devesse morire. E disse : Filio mio, ne l'isola de Colco ene una ventura de uno pecorone, che hao la lana de auro et ene fatto ad onore de dio lovis. Se tu me la duci, io te donno la midate de lo regno mio ; estimanno ca potea morire de la ventura de lo pecorone. lason incontenente recipea la ventura de lo pecorone e fece fare una granne nave per esso e per li compangi soi. E menao seco molti nobili omini de Grecia, li quali foro questi : Ercules, Peleus, Telamon, Pilium Nestore et altri assai compangi. Cum lason allitasse allo porto de Troia per granne tempestate che abe ne lo mare, fo nunziato a Laumedonte, rege de Troia, ca era una nave venuta ne lo porto de Troia da Grecia. E Laumedot commannao alli soi e disse che ne la cazassero de tutto loro tenimento.
A Iason sa[p]pe troppo rio et alii compangi soi, et annaosenne a Colcum insula. Et avenno lo pecorono, retornaosenne in Grecia. Staienno in Grecia, lason et Ercules e li compangi loro racordaro la iniuria che li fece fare Laumedot, rege de Troia. E per tutti li granni de Grecia mannaro lettere e significaoli la iniuria che li fece fare Laumedot, rege de Troia. E cosi tutti li Greci fecero una granne o

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25 aprile 1945. W l'Italia

Per commemorare e ricordare il 25 aprile 1945 come data che ha posto fine, con il martirio di molti Italiani, alla oppressione nazifascista nel nostro Paese, voglio soffermarmi sulla lettera di Bruno Cibrario, detto Nebiolo, giovane partigiano torinese, di anni 21, catturato dalla Squadra Politica, processato per appartenenza al gruppo Squadra Azione Patriottica e condannato a morte dal Tribunale " contro Guerriglia" di Torino ; venne fucilato da un plotone fascista il 23 gennaio 1945, al Poligono del Martinetto di Torino, assieme ad altri nove partigiani, tra i quali Pedro Ferreira di anni 23, Ufficiale, medaglia d'oro al valore militare.

La lettera è tratta dalla oramai rara edizione Einaudi " Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana", 1952, che raccoglie una scelta di circa cento lettere di giustiziati.

" Dalle carceri giudiziarie di Torino, 22 gennaio 1945

Sandra carissima, dopo appena sette giorni dal mio arresto mi hanno condannato a morte, stamani. Non mi dispero per la mia sorte. Ho agito in piena coscienza di ciò che mi aspettava. Il tuo ricordo è stato per me di grande conforto in questi terribili giorni. Non hanno avuto la soddisfazione di vedere un attimo di debolezza da parte mia. Non mi sarei immaginato di scrivere la prima lettera ad una ragazza in queste condizioni. Perchè tu sei la prima ragazza che abbia detto qualche cosa al mio cuore. Mi è occorso molto tempo per capire cosa eri per me. Il mio carattere, la mia vita di quest'ultimo anno mi hanno impedito di corrispondere subito come avrei voluto al tuo affetto. Solo quando sei stata ammalata ho capito che senza di te mi mancava tutto. Io ti amo, ti amo disperatamente.
In questi giorni ho avuto sempre con me un nome in mente: Sandra; due occhi luminosi - i tuoi - hanno rischiarato la mia cella.
Oso dire che il ricordo carissimo, il ricordo di mia Madre, era unito al tuo tanto che io li confondo in un solo grande a

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Il proposito

Ricordo d'aver iniziato a fumare in età molto giovane e dietro insistenza di una mia compagna, la quale non voleva rassegnarsi a fumare le sue sigarette da sola, specie dopo il pasto di mezzogiorno che consumavamo insieme, alla mensa dell'azienda dove lavoravamo.

"Prendi, almeno prova...!" Mi diceva sconsideratamente la mia collega.

Riuscii a dirle di no per un paio d'anni sebbene molte volte mi fu messa in mano la sigaretta con l'accendino già acceso, pronto a farmi fare la prima "tiratina" ed ogni volta gliela restituivo senza sforzo ma anzi con un certo disappunto per la sua caparbietà.

Rifiutavo ogni giorno e con decisione ma poi, lentamente, riuscì a persuadermi che la cosa era piacevole ed a farmi provare. Accettai di assaggiare quell'unica sigaretta dopo il pasto che m'avrebbe aiutata a digerire ed avrebbe reso più gradevoli quei minuti di pausa tra la mattinata ed il pomeriggio di lavoro.

Mi girò subito il capo ed ebbi un senso di nausea che non mi spaventò, soltanto perché la sprovveduta mi aveva avvisato sugli effetti del fumo all'inizio dell'esperienza.

Chiacchieravamo volentieri insieme e fumavamo voluttuosamente quella sigaretta che avevo finalmente imparato a gustare. Prima una, poi trovammo il tempo di fumarne anche una seconda e, se avessimo avuto cinque minuti di intervallo in più, ne avremmo fumato anche una terza.

La lasciai perché mi sposai ma non abbandonai più le sigarette.

Anche mio marito fumava ed io, senza il bisogno che mi venissero offerte, prendevo il pacchetto direttamente dalla stecca che egli teneva sempre di scorta, in casa, andando a procurarsele durante il fine settimana, nella vicina Svizzera dove il costo era conveniente.

Andai avanti a fumare regolarmente, sebbene avessi gravi e validi motivi per non farlo.

Non seppi approfittare neppure del periodo di maternità che mi diede una nausea costante e nella quale vi era anche la totale repulsione verso il fumo di sigaretta.

Quando mio

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   4 commenti     di: Verbena



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