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Saggi

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Anzianità

Il tempo maggiormente valorizzato è quello in cui l'uomo è considerato per la sua utilità; è il tempo dell'età giovane fino alla maturità. Andando verso l'età anziana, insieme con lo scadimento fisico, insorgono una sempre minor fiducia in sé stessi ed il conseguente disconoscimento nella società di quanto la persona sia. Spesso rimane soltanto il riconoscimento di ciò che la persona sia stata e non sempre questo riconoscimento è adeguato e benevolo.
È invece vero che il valore della persona è duraturo e va oltre lo scadimento fisico, inevitabile ed inesorabile della vecchiaia.
Il pensionamento dal lavoro, pur sacrosanto, ha tuttavia prodotto il luogo comune che sia finito il tempo attivo, produttivo e creativo della persona, con la conseguente cessazione della sua utilità comune. E se tutto va bene, si ritorna ad occupare un posto di aggregamento all'interno della propria famiglia, per eseguire a puntino tutti i programmi stabiliti dai figli che affidano loro i nipoti.
La creatività della persona non ha età ed ognuno con la propria, permea e cambia la società, in ogni momento della vita.
La sua operosità potrà essere attenuata dalla diminuzione delle energie o rallentata da una fisicità cagionevole; ma la creatività rimane anche se operativamente e produttivamente diminuisce. La creatività è l'espressione del nostro "Io", la nostra vitalità e finché l'Io vive, vivrà anche la sua espressività.
A motivo del permanere di questo valore intrinseco, il valore dell'uomo si accompagna a lui, alla sua presenza, in ogni età della vita.
La vita sociale non è ancora sufficientemente strutturata in modo adatto per coloro che sono in età anziana. Negli ultimi decenni alcune lodevoli iniziative sono sorte nel nostro Paese, come ad es: Le Università della Terza Età, i gruppi delle Parrocchie, i circoli culturali, ricreativi con l'organizzazione di giochi e feste e le moltissime scuole per ogni tipo d'attività. E non è poco!

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   2 commenti     di: Verbena


Rilettura critica Filumena Marturano

L'opera "Filumena Marturano" del 1946 di Eduardo De Filippo è forse la più conosciuta del grande drammaturgo napoletano. Ha in sé la rottura di diversi schemi che caratterizzano il teatro del dopoguerra e pone le basi ad un modo diverso di concepire il teatro come premessa di sviluppo della vita sociale e non già come intrattenimento piacevole davanti ad un fatto di cronaca oppure rispetto ad un dramma dai contenuti e dall'intreccio interessante ed avvincente. Entra nel tessuto sociale dell'Italia di quel tempo dal momento che sia le autorità ecclesiastiche che politiche ne fecero parte attiva. Pio XII ospitò la compagnia in San Pietro per una breve rappresentazione (la preghiera alla Vergine) esponenti governativi e parlamentari assistettero ad una rappresentazione. Da dove nasce questa attenzione per quella che era solo un'opera teatrale? L'idea non era neanche troppo originale, tutto in teatro si ripete e si rinnova: storie di prostitute mantenute e riabilitate si hanno ne "La signora delle camelie" da cui si ispirò Verdi per La Traviata" in Pirandello ne "L'abito nuovo" ed anche De Filippo stesso aveva utilizzato il tema nella piece "Sarà stato Giovannino" da cui si trasse anche un film del 1935 dal titolo "Sono stato io". Il dramma nasce da una consuetudine cattolico-perbenista di perfezionare un matrimonio in extremis di una donna perduta, anche questo argomento già visto in cinema nel 1942 con "Stasera niente di nuovo" in cui il pathos e la commozione per una donna che muore munita dai conforti religiosi viene salvata e riscattata da una vita aspra. Ma Eduardo rivolta le consuetudini sceniche e rinuncia alla scena madre e rende la malattia finzione ma porta la scena al momento immediatamente successivo: quando tutto è già accaduto e Filumena si è già alzata ed è già il tempo di litigi e recriminazioni. La storia in breve è questa: Domenico Soriano, figlio di un commerciante proprietario di una pasticceria e che a sua volta ha incrementato la

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Dobbiamo chiedere scusa alle genti del Sud Italia

Ritengo doveroso soffermarmi a parlare di un periodo storico della nostra nazione, ancora avvolto nel mistero: l'Unità d'Italia.
La storia ufficiale ci presenta personaggi come: Garibaldi, Bixio e tutti i suoi mille audaci, come eroi della patria. Sicuramente in un'era sciatta, quale è la nostra, tutti gli uomini del passato lo sembrano!
Eppure ci sono verità legate a quei tempi, che volutamente si continuano a tacere.
L'Italia dopo cento cinquant'anni e più non è ancora unita; i fermenti leghisti dell'ultimo ventennio ne sono un esempio eclatante. Ma quel pensiero razzista nei confronti dei popoli del Sud è stato voluto e mantenuto proprio grazie alla negazione della verità storica sui fatti relativi al 1860.
Dobbiamo sempre avere ben in mente questo assunto: IL SUD ITALIA NON È STATO LIBERATO, È STATO CONQUISTATO - È DIVERSO, non trovate?
La sfiducia, la rassegnazione sorda al sopruso che si respira in quelle bellissime terre, di cui dovremmo andare fieri come italiani, ha radici lontane. Come tutti i popoli del Sud del mondo, anche i nostri meridionali sono sempre stati sottomessi e invano sperarono nel vento rivoluzionario, che agitava l'Italia e l'Europa tutta!
Soprusi, saccheggi, spietata dittatura, spoliazione di tutte le infrastrutture e chiusura delle scuole: questi sono solo alcuni degli effetti che l'Unità d'Italia ha portato al Sud.
Chi beneficiò dei patrimoni dello Stato Borbonico?
Il Nord, quello stesso che chiede la secessione. Sono le pingui casse della monarchia sabauda che il banco di Napoli, allora fiorente, fece rifiorire a danno dei popoli meridionali.
San Marino, per esempio, è lo stato che da sempre tutela e custodisce denaro. Vi siete mai chiesti perché mai non fu annesso all'Italia?
Allora come ora le questioni economiche hanno utilizzato le belle ideologie, per scrivere esaltanti pezzi di prosa o poesia o di retorica politica, che camuffassero i veri intenti del potere.
La Massoneria, i rapporti Stato - Mafia, i gr

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   7 commenti     di: silvia leuzzi


Chiacchiere sul femminismo

Cosa è essere femministi?
Credere nell'uguaglianza di diritti tra uomini e donne, pur rispettando e considerando l'esistenza di differenze fisiologico caratteriale tra sessi.
Definizione complessa che esprime il dovere all'uguaglianza, ma lo sottopone all'esistenza di differenze reali.
Beh, analizziamo ora le differenze:
A)io come qualche altro miliardo di individui di sesso maschile non partorirò e non allatterò, circostanza che ha conseguenze dirette sulla mia sessualità a livello prima fisico e conseguentemente psicologico

B)Differenze a livello fisico, motorio.

C)Differenze psicologico caratteriali: mediamente le donne sono più organizzate e metodiche, gli uomini più istintivi e imprevedibili, ripeto, mediamente.


Senza voler scrivere un trattato, ma cercando di semplificare il discorso proverò a descrivere con esempi pratici la mia definizione di femminismo.
Immaginiamo una donna, Anna, che ha una buona carriera professionale concretata dalla dirigenza in una grande impresa e ottenuta attraverso i suoi meriti personali.
La mia Anna ha 2 figli, li alleva e divide la responsabilità dell'educazione con Paolo, suo marito, i suoi bimbi frequentano una scuola attrezzata ed efficente, dove imparano e socializzano, alleviando le sue preoccupazioni da mamma.
La mia Anna non soffre l'invidia delle colleghe, nel suo ambiente di lavoro non si ironizza sessualmente della sua recente promozione, ma si riconoscono le sue capacità, Anna quando parla di affari con gli altri Manager non lì ascolta scherzare sulle sue gambe, comunque bellissime, ma si occupa con serietà di lavoro.

Un'altra donna è la signora Luisa, d'aspetto sgradevole, già quasi cinquantenne, ma con una dirompente allegria e simpatia. La sua dizione è praticamente perfetta, come la sua verve del resto, tant' è che conduce un varietà di successo.
I telespettatori l'ascoltano apprezzando la qualità del programma; passeggiando tra i salotti delle nostre case non si sentono qu

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Prenatalità - Infanzia

"Gen. 1-27: Dio creò l'uomo a sua immagine..."
Ciò ci informa che la nostra persona proviene dall'Eternità e che è opera della Onniscienza di Dio che ci ha voluti ottenere per mezzo della riproduzione umana, nelle sue infinite possibili combinazioni genetiche di ogni uomo con donna, viventi sulla Terra.
Nella procreazione quindi è presente l'Infinità di Dio ed anche la sua Eternità dalla quale tutti noi proveniamo.
Il microscopico ganglio che ciascuno di noi è all'atto della fecondazione, la Chiesa lo chiama "Persona", con tutte le relative implicazioni spirituali, materiali ed etiche che tale definizione comporta.
Sin dal concepimento l'embrione è persona, sebbene oggigiorno lo si possa ottenere per mezzo della manipolazione genetica che ha preso le distanze dall'atto procreativo dell'uomo con donna attuando la fecondazione al di fuori del loro atto unitivo.
La scienza ci dichiara invece che l'ovulo fecondato, ossia l'embrione, non è persona e che ne è quindi consentito l'uso, l'utilizzo ai fini di un più progredito benessere umano, potendo trarre dagli stessi, opportunamente sviluppati in laboratorio, le cellule staminali per la formazione di quei tessuti organici, atti ai trapianti.
Ciò comporta e determina una indiscriminata manipolazione degli embrioni, sia per l'ottenimento degli stessi che per la loro conservazione o distruzione a breve o lunga scadenza.
La Chiesa attribuisce all'embrione una identità, una dignità pari a quella dell'uomo nato; gli conferisce l'uguale valore, ogni diritto, primo fra tutti quello di poter nascere, poiché in esso sono presenti tutti quei presupposti fisici e morali virtualmente capaci di intendere e di volere.
Per la Scienza, o meglio, per alcuni scienziati, quando l'embrione è prodotto attraverso la manipolazione genetica e risulta prodotto in misura eccedente, anche la sua distruzione è consentita.
Il presupposto della Chiesa sancisce la presenza di un soggetto che già vive,

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   4 commenti     di: Verbena


Gli altri Apologhi di Ulisse

Guido delle Colonne, Historia destructionis Troiae, l. XXXIII passim

"È vero, signor re, che dopo la conquista di Troia della quale evidentemente io sono stato autore, con le mie navi onuste di molte ricchezze d'oro e d'argento sottratte ai Troiani e con la compagnia di molti amici mi affidai al mare e navigando felicemente per più giorni approdai sano e salvo in un porto comunemente chiamato Mirna, dove sbarcai con i miei per godere della terraferma e lì al sicuro per qualche giorno indugiai senza che nessuno molestasse me e i miei. Poi mi allontanai da quel porto e con il vento favorevole arrivai sano e salvo nel porto detto Calastofago, dove insieme con i miei mi fermai per alcuni giorni. E poiché venti fallaci mi facevano pensare a tempo bello, lasciai il porto e navigai felicemente per i tre giorni successivi. Poi d'improvviso prese vigore una tempesta di venti e il cielo da sereno si fece subito oscuro: e con incerta navigazione mi sbattè ora qua ora là con una violenta tempesta. Alla fine mi costrinse a deviare malvolentieri in Sicilia, dove ho patito moltissime sofferenze e fatiche. C'erano infatti in Sicilia due re fratelli, dei quali uno si chiamava Stregone e l'altro Ciclope. E questi due re assalirono me e i miei. Vedendo le mie navi piene di tante ricchezze ne fecero bottino e si presero tutto quel che vi trovarono, numerosi e violenti come erano. E anche peggio, perché sopraggiunsero i loro due figli, molto valorosi e bellicosi, che si chiamavano Allifan e Poliremo. Questi assalirono i miei soldati, ne uccisero cento, catturarono me e Alfenore, uno dei miei compagni, e gettarono me e lui in carcere in un castello. Questo Poliremo aveva una sorella, bella e vergine, e Alfenore appena la vide ne arse di passione e fu preda totale di questo amore. Per sei mesi dunque Polifemo mi tenne prigioniero in Sicilia. Ma alla fine ebbe compassione di me e mi liberò con Alfenore. Questo Poliremo poi mi diede anche benefici e onori. Ma Alfenore per la viol

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Riflettendo sugli scritti di Sant'Agostino

Un interrogativo ultimamente mi ha tenuto occupato ed ora ve lo presento: cos'è la prescienza divina? È possibile accostarla al libero arbitrio? E per ciascuno esiste veramente una predestinazione?
Credo che l'argomento susciti un certo interesse, perché intuire il rapporto che Dio ha con noi e ricostruire il fine ultimo dell'esistenza, sono dei temi che ci riguardano tutti, anche se con gradi ed intensità diverse.
Naturalmente sarebbe tutto più semplice se Dio concedesse una intervista o se ci autorizzasse a fare una ripresa, purtroppo questo non è possibile e quindi temo che dobbiate accontentarvi della mia povera e scarna spiegazione.
Forse per chiarire l'onniscienza divina dobbiamo immaginare la storia di ciascuno come ad una pellicola cinematografica che una volta frazionata in più fotogrammi e disposti in ordine sopra un grande tavolo, si riesce ad avere un'organica sequenza d'insieme.
Così facendo gli eventi ed il loro corretto significato, si presentano in una prospettiva molto più chiara, finalmente liberata dallo spazio temporale, per cui: il passato, il presente ed il futuro si mostrano indistinti e simultanei.
La similitudine ci fa comprendere la visuale di Dio per il quale ogni fatto che si svolge, si compie nel presente. Eppure qualche teologo sostiene che la prescienza di Dio va oltre la fantasia e lo scibile umano. Secondo costoro Dio sarebbe in grado di conoscere persino lo sviluppo dei fatti mai accaduti, vale a dire l'evoluzione degli "eventi futuribili".
Con il libero arbitrio l'uomo può scegliere il Male anziché il Bene e anteporre la corruzione alla virtù, indipendentemente dalla prescienza di Dio. Nel reciproco esercizio della libertà Dio non viola lo spazio vitale dell'uomo, anzi gli lascia la libera strada alla sua evoluzione.
Il passo evangelico: "fa levare il suo sole sui cattivi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti" (Mt. 5, 45) significa che ciascun uomo in vita riceve il medesimo trattamento,

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   4 commenti     di: Fabio Mancini



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