PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Saggi

Pagine: 1234... ultima

L'anima Dimenticata

Tanto tempo fa, una bambina bionda, con gli occhi curiosi e luccicanti si trovò a dover affrontare il mondo, tutto d'un tratto diventato serio, monotono, rigido. Dovette adattarsi a quel nuovo mondo che la incuriosiva, ma che la reprimeva. La bambina adorava giocare, uscire e andare alla scoperta delle cose, guidata solo dal suo spirito di avventura. Sentiva come un qualcosa che le nasceva da dentro, le riscaldava il petto, arrivava alle braccia e poi alle gambe che da sole andavano, correvano, viaggiavano. Questa sensazione la guidava tutti i giorni, facendoli diventare un'avventura sempre diversa, una continua scoperta di se stessa e del mondo che la circondava. Ma presto capì che con quel mondo avventuroso non poteva più entrarci in contatto perché i genitori, gli amici, gli affetti, vivevano nel mondo rigido, vivevano in quel mondo chiuso, inscatolato in continue etichettature. Un carcere fatto solamente di aria. Non le fu lasciata scelta: dovette adattarsi a quel mondo che esigeva troppo da lei, che imponeva cose che lei non era pronta a fare, una delle quali lasciare il mondo avventuroso in cui era cresciuta. Promise a se stessa che non lo avrebbe mai lasciato quel suo lato fantastico, che non avrebbe abbandonato quella conoscenza dettata dall'anima, avrebbe provato a conciliare le due cose, a farle combaciare. Ma si accorse che era come cercare di avvicinare due calamite della stessa carica. Così pian piano la bimba vide la sua anima, sempre pronta ad entusiasmarsi per ogni cosa e alla costante ricerca di un avventura, addormentarsi. Sentì come se qualche pezzo che faceva di lei la persona che era, le fosse stato strappato via con prepotenza. E con il tempo si dimenticò la sua anima, che riposava in un angolo buio, freddo e spento del suo cuore. La sua vita andò avanti, veloce, inesorabilmente veloce. La bambina diventò una ragazza e continuò a vedere il mondo inscatolato. Si era dimenticata chi fosse veramente e cominciò a convivere con il perenne

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Nicole


Dobbiamo chiedere scusa alle genti del Sud Italia

Ritengo doveroso soffermarmi a parlare di un periodo storico della nostra nazione, ancora avvolto nel mistero: l'Unità d'Italia.
La storia ufficiale ci presenta personaggi come: Garibaldi, Bixio e tutti i suoi mille audaci, come eroi della patria. Sicuramente in un'era sciatta, quale è la nostra, tutti gli uomini del passato lo sembrano!
Eppure ci sono verità legate a quei tempi, che volutamente si continuano a tacere.
L'Italia dopo cento cinquant'anni e più non è ancora unita; i fermenti leghisti dell'ultimo ventennio ne sono un esempio eclatante. Ma quel pensiero razzista nei confronti dei popoli del Sud è stato voluto e mantenuto proprio grazie alla negazione della verità storica sui fatti relativi al 1860.
Dobbiamo sempre avere ben in mente questo assunto: IL SUD ITALIA NON È STATO LIBERATO, È STATO CONQUISTATO - È DIVERSO, non trovate?
La sfiducia, la rassegnazione sorda al sopruso che si respira in quelle bellissime terre, di cui dovremmo andare fieri come italiani, ha radici lontane. Come tutti i popoli del Sud del mondo, anche i nostri meridionali sono sempre stati sottomessi e invano sperarono nel vento rivoluzionario, che agitava l'Italia e l'Europa tutta!
Soprusi, saccheggi, spietata dittatura, spoliazione di tutte le infrastrutture e chiusura delle scuole: questi sono solo alcuni degli effetti che l'Unità d'Italia ha portato al Sud.
Chi beneficiò dei patrimoni dello Stato Borbonico?
Il Nord, quello stesso che chiede la secessione. Sono le pingui casse della monarchia sabauda che il banco di Napoli, allora fiorente, fece rifiorire a danno dei popoli meridionali.
San Marino, per esempio, è lo stato che da sempre tutela e custodisce denaro. Vi siete mai chiesti perché mai non fu annesso all'Italia?
Allora come ora le questioni economiche hanno utilizzato le belle ideologie, per scrivere esaltanti pezzi di prosa o poesia o di retorica politica, che camuffassero i veri intenti del potere.
La Massoneria, i rapporti Stato - Mafia, i gr

[continua a leggere...]

   7 commenti     di: silvia leuzzi


I grandi Santi che hanno fatto la storia: Il giullare di Dio, san Francesco d'Assisi

"Fui mercante, uomo di mondo e peccatore: poco studiai e poco lessi se non i libri mastri del fondaco, e canzoni e ballate ed altre vanità" iniziava così la descrizione che San Francesco d'Assisi diede di sé a Domenico di Guzman, fondatore dell'ordine domenicano, quando i due si incontrarono sull'Aventino nel 1220. E Francesco avrebbe sicuramente continuato a vivere secondo i privilegi del suo lo status sociale, se Dio non gli avesse dichiarato un progetto diverso rispetto alle sue ambizioni e alla brama di fantasiose conquiste cavalleresche.
All'età di 21 anni (nell'anno 1202) Francesco Bernardone si arruola nelle truppe di Assisi per combattere contro la milizia della città di Perugia, ma viene fatto prigioniero e dopo un anno, riscattato. Tre anni dopo si arruola tra le fila dei cavalieri di Gualtieri di Brenne che difendeva in Puglia i diritti della Chiesa contro Marcovaldo, il quale voleva togliere al Pontefice la tutela di Federico imperatore. Francesco acquista le migliori armi ed armature e parte alla volta dell'avventura. La prima notte del viaggio, Francesco fa un sogno strano: una voce che lo chiama per nome, lo conduce in un magnifico palazzo, e gli mostra ogni stanza; ciascuna piena di scudi, trofei, selle, armature, lance e stendardi. E oltre a ciò gli appare una bellissima sposa! Francesco vorrebbe ogni cosa per sé, ma ad un tratto la voce lancia una promessa: " Ogni arma apparterrà a te ed ai tuoi cavalieri".
Francesco non sta più nella pelle, egli pensa che presto sarà un grande condottiero; la gloria a lungo e tanto sognata è alla sua portata: tutto è già scritto nel destino. Deve solo raggiungere la Puglia, il resto verrà di seguito. Giunto nei pressi di Spoleto, Francesco avverte un forte malore, si ferma e nel dormiveglia della febbre la voce misteriosa lo chiama: "Francesco, chi ti può far di meglio il padrone o il servitore? E lui: "Il padrone". E l'altra: "Perché dunque cerchi il servo in luogo del padrone? E in risposta lu

[continua a leggere...]

   5 commenti     di: Fabio Mancini


Un'altra appassionante e affascinante lettura

Quando cominci a leggere un libro e ti prende talmente tanto, ne sei così coinvolta da provare incessantemente il desiderio di proseguire nella lettura della storia, credendo che non riuscirai mai ad arrivare alla fine.
E quando finalmente sei lì, agli ultimi capitoli, agli ultimi istanti decisivi che chiudono il libro, improvvisamente ti viene l'irrefrenabile nostalgia di dispiacerti del fatto che abbia un termine. Ti accorgi che una volta finito ti mancherà, ti mancheranno quei personaggi, quello stile, quella ambientazione, ti mancherà l'essere avvolta in quella dimensione raccontata da qualcun'altro, vera o surreale che sia perché un libro per quanto sia impegnativo ti fa compagnia come se tutto fosse catapultato nella tua piccola realtà tanto da prenderne forma come in un film e realizzi che non c'è niente di meglio di un libro per accompagnare i tuoi istanti solitari per poi continuare la tua foga letteraria in un'altra appassionante e affascinante lettura.

   0 commenti     di: Aluna Morrison


Sotto il segno della continuità: Dalle resurrezioni del Cristo a quelle di San Francesco e Santa Caterina

Quante volte abbiamo pensato alla morte come all'ultimo capitolo dell'esistenza, trascurando o peggio dimenticando che il fine dell'uomo non è di certo la solitudine o la sofferenza, ma l'irragionevole (razionalmente parlando) bagliore della resurrezione che sovverte il nostro ordine mentale e apre interrogativi e speranze verso la realtà incorporea, percepibile per intuizione, ma accessibile solo per volontà divina.
I Vangeli raccontano della resurrezione del Nazareno, ma parimenti ci illustrano altri tre prodigi simili compiuti in vita da Gesù e sono: la resurrezione del figlio della vedova di Nain e quelle della figlia di Jairo e di Lazzaro. Dentro una bara, sopra un letto o dentro una tomba, Gesù ridona la vita in qualsiasi luogo, indipendentemente dall'arco temporale in cui è avvenuta la morte o dal tipo di infermità del beneficiato.
Per noi Dio compie grandi meraviglie e talvolta a qualcuno affida un incarico eccezionale. San Francesco d'Assisi e Santa Caterina da Siena, compatroni dell'Italia, aderendo perfettamente al progetto salvifico di Dio, si sono resi protagonisti di eventi che hanno oltrepassato i confini della fisicità e del comune senso della razionalità, lasciando stupefatti i testimoni delle rispettive epoche.
Fra' Tommaso da Celano contemporaneo e biografo del poverello d'Assisi racconta nel trattato dei miracoli che una nobildonna originaria di Monte Marano presso Benevento, molto devota a San Francesco a seguito di un male, muore. A tarda sera, davanti ai parenti ed ai rappresentanti della Chiesa sopraggiunti per una veglia di preghiera, la nobildonna già defunta da alcune ore, si solleva dal letto e chiede di essere confessata tra lo stupore generale. Agli increduli astanti, lei spiega che grazie all'intercessione di San Francesco le è stato permesso di tornare in vita, perché dichiari nella segretezza della confessione un peccato non dichiarato. Terminata la confessione, la donna lascia nuovamente questo mondo, stavolta per

[continua a leggere...]

   4 commenti     di: Fabio Mancini


Femminilità venexiana

Già nel 1500, Pietro Aretino, che morì infatti a Venezia nel 1556, ebbe a dire una frase emblematica: "I veneziani vuole robbe sode e non petrarchescherìe", come a dire che i Veneziani vogliono donne vivaci e di sostanza, alludendo forse, di contrasto, alla immagine irreale e mitizzata della donna, cantata da poeti suoi corregionali. In effetti la donna veneziana era molto presente nella vita sociale, di cui quella famigliare era solo un aspetto. Mi riferisco certamente alle donne del patriziato, le quali accedevano spesso ad alti livelli di cultura. Elena Lucrezia Cornaro Piscopia è stata la prima donna al mondo a laurearsi, in filosofia, nel 1600, presso l'illustre università di Padova; un'insegna in pietra, tutt'oggi affissa in prossimità del Palazzo Comunale, ne ricorda l'evento.
Sempre nel secolo precedente, spicca quale unica figura di rilievo, la cortigiana detta "honesta" Veronica Franco, letterata, che ha lasciato una bella collezione di sonetti e che viene tramandata come donna colta, molto ricercata anche per la sua intelligenza. Oltre che per prestazioni costosissime.
Ma anche alle donne appartenenenti a quella che potremmo definire oggi "la borghesia", ossia alle mogli dei mercanti e dei " banchieri" era attribuito un ruolo sociale rilevante soprattutto nell'organizzare incontri e feste (c'era l'usanza diffusa nel '700 di organizzare serate di gioco da tavolo e salotti di conversazione, nelle abitazioni private) durante le quali uomini e donne scambiavano liberamente e con pari considerazione, le proprie opinioni. Le commedie goldoniane sono un esempio di questo vivere sociale di scambio ( che culminava nel periodo di Carnevale con l'apertura di tutti i teatri della città) e di contrapposizione tra uomini e donne, anche se il Goldoni parteggia apertamente per l'acume e il senso di ironia delle donne della sua città. Non a caso egli scriverà la commedia "Le morbinose", ossia le briose, le donne di buon umore.
Ri

[continua a leggere...]



Storie de Troia e de Roma

Ad onore de lo onnipotente Dio et ad utilitate de li omini che questo libro legeraco, et us[er]annolo de legere, che lo faza sapio. Noi commenzamo da lo primo omo fi alla citate de Roma como fo fatta. Inprimamente vengamo a le nomina de li regi et a le nomina de li consoli de essa la citate ; e le vattalie e le vittorie de diversi genti e de diverse provincie che abero, e li fatti de li imperatori, si como in diversi libri trovamo.

De Iason e de lo pecorone e de Laumedot rege de Troia
In quello tempo in Grecia foro doi fratri, Eson e Pelias. Pelias non avea filio masculo, ma presore filie. Eson avea filio lasone, lo quale era ditto filio de dea Cereris, et avea bona agura ne li sementi de la terra. Pelias, avenno pagura de lasone suo nepote, che era molto sapio et ardito, sotrasselo e gìoli a tradimento como devesse morire. E disse : Filio mio, ne l'isola de Colco ene una ventura de uno pecorone, che hao la lana de auro et ene fatto ad onore de dio lovis. Se tu me la duci, io te donno la midate de lo regno mio ; estimanno ca potea morire de la ventura de lo pecorone. lason incontenente recipea la ventura de lo pecorone e fece fare una granne nave per esso e per li compangi soi. E menao seco molti nobili omini de Grecia, li quali foro questi : Ercules, Peleus, Telamon, Pilium Nestore et altri assai compangi. Cum lason allitasse allo porto de Troia per granne tempestate che abe ne lo mare, fo nunziato a Laumedonte, rege de Troia, ca era una nave venuta ne lo porto de Troia da Grecia. E Laumedot commannao alli soi e disse che ne la cazassero de tutto loro tenimento.
A Iason sa[p]pe troppo rio et alii compangi soi, et annaosenne a Colcum insula. Et avenno lo pecorono, retornaosenne in Grecia. Staienno in Grecia, lason et Ercules e li compangi loro racordaro la iniuria che li fece fare Laumedot, rege de Troia. E per tutti li granni de Grecia mannaro lettere e significaoli la iniuria che li fece fare Laumedot, rege de Troia. E cosi tutti li Greci fecero una granne o

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultima



Cerca tra le opere

Questa sezione contiene un insieme di opere di saggistica