PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Saggi

Pagine: 1234... ultimatutte

Parole e parolacce

Uno dei temi più discussi e dibattuti di questi tempi è quello delle "parolacce" che vanno sempre più diffondendosi, dopo aver rotto i muri dell'ambito confidenziale, familiare, amicale. Non vi sono distinzioni ne di età ne di luogo, così l'epiteto volgare, l'insulto, l'ingiuria, vengono espressi sia in pubblico che in privato senza ritegno, in ogni rapporto, ad ogni livello e, cosa più dolorosa, persino tra genitori e figli.
Ho sempre ritenuto che la parolaccia fosse un modo indegno di scaricare le proprie tensioni, un piccolo retaggio di inciviltà che l'uomo si è trascinato dietro nel corso dei secoli, senza riuscire mai a liberarsene, nonostante gli altissimi livelli di conoscenza e di civiltà raggiunti.
Ha imparato a mettere il freno alla propria istintività, con l'aiuto dell'esercizio educativo che viene impartito fin dalla tenera età; tuttavia non v'è chi non si accorga che pur mettendo tappi ben saldi sulla bocca, a tempi e luoghi alterni, la parolaccia riaffiora.
Ora io non voglio mettere a fuoco il cammino che l'uomo ha compiuto per raggiungere l'attuale grado di civiltà; mi pare eccessivo e non pertinente; però non è difficile capire che essere civili è faticoso, comporta un impegno costante di apprendimento e di controllo su di sè che richiede uno sforzo senza tregua, a partire dalla nascita e durante tutto il percorso esistenziale.
Rapportarsi civilmente, evolversi comporta una costante attenzione per la ricerca della giustizia, controllando la propria intolleranza, cercando sempre di mantenere il dialogo chiarificante a proprio favore, senza annientare l'altro come a volerlo cancellare con una sola parola perché l'insulto uccide la dignità ed ottenebra l'onore della persona, anche se per un breve istante.
La parolaccia è una sintesi, un concentrato d'accusa e di calunnia, espressi senza pudore e senza misurarne la portata.
Con vari eufemismi l'espressione "figlio di..." l'ho sempre sentito dire, anche da

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: Verbena


Ricordo di un poeta: Nino Oxilia (1889-1917)

Ho scoperto recentemente Nino Oxilia, poeta nato a Torino nel 1889 e morto giovanissimo in combattimento, durante la prima guerra mondiale. Egli è apparso come una cometa nel firmamento dei poeti italiani, ma credo che se fosse sopravvissuto, ci avrebbe lasciato versi eterni. Vi invito a soffermarvi su queste due liriche, le quali, pur se collocate nel momento crepuscolare, aprono già al superamento di quella fase e si profila un incipit di futurismo. Le sue uniche due raccolte sono " Canti brevi " del 1909 e " Gli Orti", pubblicata postuma nel 1918.

Da " Gli Orti"
È tardi

È tardi. È molto tardi. È bene che si vada.
Vieni, dammi la mano;
rifacciamo la strada.
La tua casa è lontano.
Perchè taci e ti guardi
la punta delle dita?
Piccola tu, mia vita,
vieni, fa tardi.
Le nubi si sono raccolte
tutte su Monte Mario
chiudendo l'ali grige.
Tu piangi e non sai perchè piangi.
S'accendono i lumi;
tu vorresti dirmi qualcosa
e mi accarezzi le mani
e i tuoi occhi luccicano
tra le lacrime.
Vieni, dammi la mano;
è bene che rincasiamo.
Non dirmi nulla: io so bene
perchè tu piangi.
Andiamo mia piccola, vieni.
Tu piangi perchè fa sera.


Da " Sono stanco delle parole consuete"

Sono stanco delle parole
consuete
Ho sete
di cantarti, o cuore,
liberamente
saltando ridendo piangendo d'amore.
Il mio scrittoio fuma
come un cratere.
Il cuore è una palla di gomma:
rimbalza, è un 'onda di schiuma...
Lasciatemi bere
la lava che fuma!

Lo propongo perchè mi è cara la semplicità dei suoi versi e la capacità di creare contrasti di sentimenti e di umori non sondati. Si sente che in Oxilia v'era la bella giovinezza.



Incoerenza

Sono sempre più le menti che si augurano un ritorno ad uno stile di vita più semplice, collegiale, non governato completamente dalla moneta. Tengono dei bei discorsi, sostenuti da varie argomentazioni, ma quando poi dimostrano l'impossibilità di fare affidamento, quando la fiducia, sentimento essenziale per la coesione sociale, viene a mancare, ti sembra che ogni sforzo sia inutile e vorresti mandare tutto a cagare. Tutto, il mondo, le persone, perfino te stesso. Quando è uno sconosciuto a fregarti pensi:
Vabbe, è il triste destino dell'essere umano, l'incoerenza.
Ma quando è un amico, una persona che credevi di conoscere profondamente, a farlo, purtroppo non rimane che rinchiuderti in te stesso, provando un odio diffuso verso l'ambiente circostante. Poi capisci che da solo non puoi rimanere, che necessariamente ti devi legare, quindi continui, lacrimando, sanguinando, sei costretto a cercare l'appoggio degli altri individui, devi metterci energia, entusiasmo, in quello che stai sognando, e puoi chiederti soltanto:
Chi sarà il prossimo a mettermelo in culo.
E purtroppo è in questo modo che funziona. La vita è come una casa costantemente in costruzione, fai un piano, poi un altro, finché arriva un terremoto che distrugge tutto, risparmiando solo le fondamenta.

   1 commenti     di: vasily biserov


La Putta Onorata di Carlo Goldoni

Sto rileggendo la gustosissima " La Putta Onorata "di Goldoni, che nel 1749 venne portata in scena, durante il Carnevale di Venezia, per ben ventidue rappresentazioni e che viene ritenuta dalla critica" la prima commedia veramente veneziana", perchè rappresenta l'ambiente socio-culturale tipico della città. Ossia l'ambiente borghese/nobile/mercantile della Serenissima oramai in decadenza commerciale, ma in grande auge culturale. Mi piacerebbe soffermarmi su questo, ma mi riservo un altro momento. Nella trama si tratta di una giovanissima popolana che viene "assediata" da vari pretendenti ( il nobilomo un po' losco, il vecchio mercante ringalluzzito, il giovane spiantato), ma lei resiste poichè intende concedersi ( e sposarsi) solo all'uomo che veramente ama. La putta è per antonomasia la ragazza da marito che vive in casa, vigilata, sottoposta e che non deve dare confidenza a nessuno. Di " putte" nelle commedie goldoniane ve ne sono diverse e di vario carattere, e ad esse Carlo Goldoni riserva sempre un acuto senso di osservazione degli adulti che girano loro attorno. Il commediografo le fa sempre sposare- a fine commedia- al loro vero e solo innamorato, riconoscendo loro una libertà di scelta fondamentale, ossia scegliere il marito, contro il costume del tempo che voleva i matrimoni spesso combinati per interessi, a colpi di dote dai " bezzi" sonanti.
Vi propongo, con la mia traduzione, la moderna riflessione di Bettina, innamorata del giovane Pasqualino, la quale si sente circuita da uomini di scarso spessore e che la ripugnano. Notate l'intelligenza e l'acume di questa putta:

Da atto primo, scena sedicesima, Bettina (sola):
" Gran desgrazia de nualtre pute! Se semo brute, nissun ne varda; se semo un puoco vistose, tuti ne perseguita;mi veramente no digo d'esser bela;ma g'ho un certo non so che, che tuti me core drìo. Se avesse volesto, sarìa da un pezzo che sarìa maridada, ma al tempo d'adesso ghe xè puoco da far ben. Per el più

[continua a leggere...]



Le Iliadi dell'Odissea

Intitoliamo così i numerosi passi dell'Odissea che rievocano le vicende del conflitto troiano. Generalmente è Ulisse che le racconta ai suoi interlocutori, ma per lo più egli tiene nascosta all'interlocutore la sua vera identità e il suo racconto appare naturalmente non del tutto veritiero se non proprio inventato. Ma anche i bellissimi Apologhi ad Alcinoo, con le fantastiche storie di Circe, Polifemo, Tiresia non si sottraggono a questa valutazione: direi che Omero ha scelto di proposito di porli sulla bocca stessa del suo eroe, quasi a sottrarsi all'accusa di inverisimiglianza.

Iniziamo con il racconto che il vecchio Nestore fa a Telemaco, giunto a Pilo in cerca di notizie sul padre, ricordando che una tradizione ripresa dagli autori medievali Benoît de Sainte-Maure e Guido delle Colonne fa di lui giovane un argonauta che con Giasone, Eracle e Peleo avrebbe partecipato alla prima distruzione di Troia, contro Laomedonte, il padre di Priamo. Il racconto di Nestore prosegue con la storia di Oreste, che sarà poi argomento della tragedia attica.

III 96-417 (γ 69-312)

γ 69 "Interrogare or gli ospiti si addice,
Che il cibo ha confortato: O forestieri,
Chi siete, onde venite e qual vi spinse 95
Bisogno a traversar l'equoree vie?
Od ite a caso per lo mar raminghi
Come pirati che la vita a rischio
Pongon per depredar l'estranee genti?"
γ 75 Di sé fatto sicuro, gli rispose 100
Il prudente garzon, ché nuovo ardire
Posto gli ebbe nell'animo Minerva,
Acciò del padre assente al Re dimandi
Ed a sé gloria appo le genti acquisti:
γ 79 "O Nèstore Nelide! inclito vanto 105
Degli Argivi, ti piacque interrogarne
Chi siamo ed ecco a dìrloti son presto.
D'Ìtaca che del Nèio siede alle falde
Or qua giungiam; parlar d'una faccenda
Privata, non già pubblica, ti deggio. 110
Vengo, se aver poss'io qualche contezza,
L'ampia del padre mio fama seguendo,
Del magnanimo Ulisse che già teco
Combattendo, com'è pubblico grido,
L'Ìlie mura atterrò.

[continua a leggere...]



Gesù storico, Gesù mistico

Il documento più antico che afferma l'esistenza di Gesù di Nazaret è la fonte Q che secondo gli studiosi sarebbe stato redatto una ventina di anni dopo la morte di Gesù. La fonte Q non elenca i fatti relativi alla vita di Gesù, quanto piuttosto l'insieme dei detti a carattere sapienziale proferiti dal maestro della Galilea. La figura di Gesù viene proposta come maestro di sapienza, profeta rifiutato, condannato a morte, e poi risorto.
L'85 per cento del suo contenuto è stato ripreso e inserito nel vangelo di Matteo e di Luca che vengono presentati nello stesso ordine di Q, per questo motivo la "Quelle" è nota anche come la fonte dei detti sinottici. Dopo gli anni sessanta vengono scritte le biografie di Gesù, nascono i vangeli canonici, di cui Marco risulta il precursore. Successivamente gli evangelisti Matteo e Luca completano e prolungano il testo di Marco, attingendo dalla fonte Q e aggiungendo del materiale proprio.
Grazie a tali interventi i vangeli di Matteo e Luca hanno una lunghezza quasi doppia rispetto al testo di Marco. L'ultimo vangelo in ordine di tempo è quello di Giovanni che si discosta dallo schema generale degli altri tre che vengono chiamati i vangeli sinottici, cioè paralleli, simili. Il nome di Gesù oltre che nella collezione Q e nei vangeli canonici, viene citato anche negli scritti apocrifi (cioè segreti e dalla Chiesa non considerati testi ispirati da Dio) come, il vangelo di Tommaso, il vangelo di Pietro e alcuni papiri. Scoperto nell'Alto Egitto nel 1945, il vangelo di Tommaso è scritto in egiziano antico (copto) contiene 114 sentenze attribuite a Gesù ed è stato datato all'anno 350.
La sua costruzione è simile alla collezione Q e secondo alcuni autori è considerato il quinto vangelo, in quanto la sua diffusione sarebbe avvenuta intorno all'anno 50. La maggior parte degli studiosi asserisce che il vangelo di Tommaso contiene alcune parole di Gesù che non sono state raccolte nei vangeli canonici, mentre la ma

[continua a leggere...]

   7 commenti     di: Fabio Mancini


Innamoratevi!

"Innamoratevi, se non vi innamorate tutto è morto!".
Questo è il tema centrale del monologo che Begnini recita nel suo film "La tigre e la neve". Ed è un buon consiglio, l'amore rende veramente vivi. Innanzitutto fa scaturire dei sentimenti e sono essi a guidare l'individuo nelle scelte di ogni giorno. Per capirne la forza e l'importanza basti pensare all'atteggiamento opposto all'amore, l'odio, che nei casi estremi spinge ad uccidere. È fondamentale che ogni persona ne faccia nascere di diversi tipi, dall'amicizia alla simpatia, dall'ostilità alla pietà. L'uomo deve sviluppare il proprio mondo interiore, altrimenti rimarrebbe soltanto una creatura facilmente controllabile dai governi e dal mercato.
Rivolgiamo la nostra attenzione al passato. C'è stato un periodo nella storia umana in cui venivano esaltati i sensi e i sentimenti. Si tratta dell'epoca del Romanticismo, momento in cui natura ed emozioni hanno avuto un ruolo centrale. Ha avuto il suo primo sviluppo anche l'idea di nazione, la quale ha acquistato da subito una grande rilevanza. Questo ideale è stato alla radice delle guerre risorgimentali, che avevano l'obiettivo di liberare un popolo italiano dal suo oppressore. Si sa, l'uomo è un animale stupido, ed è per questo che il concetto di nazione è stato enfatizzato fino al suo significato estremo, creando i diversi nazionalismi. In questo modo, al valore della patria si è affiancato quello dell'aggressività e ciò ha contribuito a creare attriti che, dalla Prima Guerra mondiale fino ai nostri giorni continuano a sfociare in guerre. Tralasciando la gravità di certi esiti, rimane il fatto che tante aspirazioni generate dal Romanticismo sono sopravvissute per oltre un secolo, fornendo la base per i moderni ideali.
Gli orientamenti estremistici ancora oggi sono molto diffusi per un semplice motivo: il Novecento non ne ha prodotti di nuovi. Unica eccezione è stato il movimento degli hippy, una "controcultura" che metteva completamente

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: vasily biserov



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

Questa sezione contiene un insieme di opere di saggistica