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Saggi

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L'anima Dimenticata

Tanto tempo fa, una bambina bionda, con gli occhi curiosi e luccicanti si trovò a dover affrontare il mondo, tutto d'un tratto diventato serio, monotono, rigido. Dovette adattarsi a quel nuovo mondo che la incuriosiva, ma che la reprimeva. La bambina adorava giocare, uscire e andare alla scoperta delle cose, guidata solo dal suo spirito di avventura. Sentiva come un qualcosa che le nasceva da dentro, le riscaldava il petto, arrivava alle braccia e poi alle gambe che da sole andavano, correvano, viaggiavano. Questa sensazione la guidava tutti i giorni, facendoli diventare un'avventura sempre diversa, una continua scoperta di se stessa e del mondo che la circondava. Ma presto capì che con quel mondo avventuroso non poteva più entrarci in contatto perché i genitori, gli amici, gli affetti, vivevano nel mondo rigido, vivevano in quel mondo chiuso, inscatolato in continue etichettature. Un carcere fatto solamente di aria. Non le fu lasciata scelta: dovette adattarsi a quel mondo che esigeva troppo da lei, che imponeva cose che lei non era pronta a fare, una delle quali lasciare il mondo avventuroso in cui era cresciuta. Promise a se stessa che non lo avrebbe mai lasciato quel suo lato fantastico, che non avrebbe abbandonato quella conoscenza dettata dall'anima, avrebbe provato a conciliare le due cose, a farle combaciare. Ma si accorse che era come cercare di avvicinare due calamite della stessa carica. Così pian piano la bimba vide la sua anima, sempre pronta ad entusiasmarsi per ogni cosa e alla costante ricerca di un avventura, addormentarsi. Sentì come se qualche pezzo che faceva di lei la persona che era, le fosse stato strappato via con prepotenza. E con il tempo si dimenticò la sua anima, che riposava in un angolo buio, freddo e spento del suo cuore. La sua vita andò avanti, veloce, inesorabilmente veloce. La bambina diventò una ragazza e continuò a vedere il mondo inscatolato. Si era dimenticata chi fosse veramente e cominciò a convivere con il perenne

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   2 commenti     di: Nicole


Ricordo di un poeta: Nino Oxilia (1889-1917)

Ho scoperto recentemente Nino Oxilia, poeta nato a Torino nel 1889 e morto giovanissimo in combattimento, durante la prima guerra mondiale. Egli è apparso come una cometa nel firmamento dei poeti italiani, ma credo che se fosse sopravvissuto, ci avrebbe lasciato versi eterni. Vi invito a soffermarvi su queste due liriche, le quali, pur se collocate nel momento crepuscolare, aprono già al superamento di quella fase e si profila un incipit di futurismo. Le sue uniche due raccolte sono " Canti brevi " del 1909 e " Gli Orti", pubblicata postuma nel 1918.

Da " Gli Orti"
È tardi

È tardi. È molto tardi. È bene che si vada.
Vieni, dammi la mano;
rifacciamo la strada.
La tua casa è lontano.
Perchè taci e ti guardi
la punta delle dita?
Piccola tu, mia vita,
vieni, fa tardi.
Le nubi si sono raccolte
tutte su Monte Mario
chiudendo l'ali grige.
Tu piangi e non sai perchè piangi.
S'accendono i lumi;
tu vorresti dirmi qualcosa
e mi accarezzi le mani
e i tuoi occhi luccicano
tra le lacrime.
Vieni, dammi la mano;
è bene che rincasiamo.
Non dirmi nulla: io so bene
perchè tu piangi.
Andiamo mia piccola, vieni.
Tu piangi perchè fa sera.


Da " Sono stanco delle parole consuete"

Sono stanco delle parole
consuete
Ho sete
di cantarti, o cuore,
liberamente
saltando ridendo piangendo d'amore.
Il mio scrittoio fuma
come un cratere.
Il cuore è una palla di gomma:
rimbalza, è un 'onda di schiuma...
Lasciatemi bere
la lava che fuma!

Lo propongo perchè mi è cara la semplicità dei suoi versi e la capacità di creare contrasti di sentimenti e di umori non sondati. Si sente che in Oxilia v'era la bella giovinezza.



Spiegare ad un bambino il concetto di infinito

Come spiegare ad un bambino cos'è l'infinito? Un concetto troppo difficile, troppo grande. Ero bambino e mi chiedevo come potesse qualcosa essere infinito. Pensavo, in particolar modo, all'universo. "L'universo è infinito", questo mi dicevano. Non lo capivo, ma nemmeno lo discutevo. Aspettavo in macchina un giorno d'inverno, il vetro era appannato. Pensando all'universo cercai di disegnarlo, volevo vedere l'infinito coi miei occhi. Disegnai un cerchio piccolo, la Terra; intorno, feci un cerchio più grande, il sistema solare. L'universo è infinito... ma se non lo fosse? Provai allora a confutare l'assioma. Facciamo finta che l'universo sia finito. Ecco, dunque, un altro cerchio. Ma se l'universo ha un confine, cosa ci sarà dopo? Il nulla? La non-esistenza? Se fosse stato così, mi resi conto che il nulla sarebbe stato infinito. Ipotizzai, allora, che ai confini del nostro universo, potesse cominciarne uno nuovo. Aggiunsi un altro cerchio. Ma, finito anche quell'universo, cosa poteva esserci? Un altro universo oppure il nulla infinito? Capii, in quel momento, che avrei potuto andare avanti a disegnare cerchi, racchiusi in altri altri cerchi. Oppure rassegnarmi all'idea del nulla infinito. Capii, insomma, che l'infinito non era una scelta, un opinione. Era inevitabile. Che fosse il nulla, o un'infinità di universi, c'era qualcosa di necessariamente infinito. Quel giorno capii l'infinito.

Anni dopo capii di non aver capito fino in fondo.
L'infinito non esiste, la penso così.

Nemmeno i numeri sono infiniti. In teoria si potrebbe andare avanti "all'infinito" aggiungendo una cifra dopo l'altra. In teoria... ma ciò non è realmente possibile. Ad aggiungere una cifra dopo l'altra, prima o poi si finisce l'inchiostro, prima o poi finisce lo spazio sul foglio, prima o poi si esaurisce l'intera scorta mondiale di carta, prima o poi si finisce il foglio di excel, si finisce la memoria del computer, si finiscono i centimetri di terra su

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   9 commenti     di: Tim Adrian Reed


I grandi Santi: Sant'Agostino d'Ippona

"Esalavo invece dalla paludosa concupiscenza della carne e dalle polle della pubertà un vapore, che obnubilava e offuscava il mio cuore. Non distinguevo più l'azzurro dell'affetto dalla foschia della libidine. L'uno e l'altra ribollivano confusamente nel mio intimo e la fragile età era trascinata fra i dirupi delle passioni, sprofondata nel gorgo dei vizi".
Il narrante di questo stralcio autobiografico potrebbe essere un gaudente pentito, che raggiunta la sazietà dell'appetito sessuale svela al pubblico le sue perversioni. Potrebbe anche essere un uomo che carico di stagioni e di passioni racconta di sé e del suo istinto. Ed invece non è né l'uno, né l'altro, bensì S. Agostino d'Ippona che all'età di 43 anni ricorda la sua adolescenza nelle sue Confessioni.
Il libro parla della conversione del retore e riesamina con un tono duro i ricordi legati alla sua giovinezza, quando allora sedicenne lascia la famiglia a Tagaste e raggiunge Cartagine per completare gli studi. Ben presto si rivela un ragazzo sveglio ed intelligente con l'interesse per il teatro, specie per le storie di passione e di sentimento.
Ben curato e colmo di sé, il giovane ha il fascino a sufficienza per sedurre anche le donne sposate, ma la sua precocità lo porta alla paternità ad appena 18 anni; una condizione non voluta alla quale si adegua con amorevolezza dopo la nascita del figlio Adeodato. La donna di Agostino è una serva del popolo e la loro unione rimane salda.
All'epoca di Agostino (354 - 430) le ancelle (cioè le schiave) non potevano possedere nemmeno una famiglia propria ed anche di fronte al consenso del padrone il matrimonio veniva considerato come un semplice concubinato, mentre i figli nati erano di proprietà del padrone.
Fatta tale precisazione possiamo comprendere perché dopo una lunga convivenza, al momento in cui Agostino licenzia la propria ancella e quest'ultima gli affida il figlio, lei non avanza alcuna pretesa. Un Agostino addolorato racconta che l

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   7 commenti     di: Fabio Mancini


Incoerenza

Sono sempre più le menti che si augurano un ritorno ad uno stile di vita più semplice, collegiale, non governato completamente dalla moneta. Tengono dei bei discorsi, sostenuti da varie argomentazioni, ma quando poi dimostrano l'impossibilità di fare affidamento, quando la fiducia, sentimento essenziale per la coesione sociale, viene a mancare, ti sembra che ogni sforzo sia inutile e vorresti mandare tutto a cagare. Tutto, il mondo, le persone, perfino te stesso. Quando è uno sconosciuto a fregarti pensi:
Vabbe, è il triste destino dell'essere umano, l'incoerenza.
Ma quando è un amico, una persona che credevi di conoscere profondamente, a farlo, purtroppo non rimane che rinchiuderti in te stesso, provando un odio diffuso verso l'ambiente circostante. Poi capisci che da solo non puoi rimanere, che necessariamente ti devi legare, quindi continui, lacrimando, sanguinando, sei costretto a cercare l'appoggio degli altri individui, devi metterci energia, entusiasmo, in quello che stai sognando, e puoi chiederti soltanto:
Chi sarà il prossimo a mettermelo in culo.
E purtroppo è in questo modo che funziona. La vita è come una casa costantemente in costruzione, fai un piano, poi un altro, finché arriva un terremoto che distrugge tutto, risparmiando solo le fondamenta.

   1 commenti     di: vasily biserov


Anzianità

Il tempo maggiormente valorizzato è quello in cui l'uomo è considerato per la sua utilità; è il tempo dell'età giovane fino alla maturità. Andando verso l'età anziana, insieme con lo scadimento fisico, insorgono una sempre minor fiducia in sé stessi ed il conseguente disconoscimento nella società di quanto la persona sia. Spesso rimane soltanto il riconoscimento di ciò che la persona sia stata e non sempre questo riconoscimento è adeguato e benevolo.
È invece vero che il valore della persona è duraturo e va oltre lo scadimento fisico, inevitabile ed inesorabile della vecchiaia.
Il pensionamento dal lavoro, pur sacrosanto, ha tuttavia prodotto il luogo comune che sia finito il tempo attivo, produttivo e creativo della persona, con la conseguente cessazione della sua utilità comune. E se tutto va bene, si ritorna ad occupare un posto di aggregamento all'interno della propria famiglia, per eseguire a puntino tutti i programmi stabiliti dai figli che affidano loro i nipoti.
La creatività della persona non ha età ed ognuno con la propria, permea e cambia la società, in ogni momento della vita.
La sua operosità potrà essere attenuata dalla diminuzione delle energie o rallentata da una fisicità cagionevole; ma la creatività rimane anche se operativamente e produttivamente diminuisce. La creatività è l'espressione del nostro "Io", la nostra vitalità e finché l'Io vive, vivrà anche la sua espressività.
A motivo del permanere di questo valore intrinseco, il valore dell'uomo si accompagna a lui, alla sua presenza, in ogni età della vita.
La vita sociale non è ancora sufficientemente strutturata in modo adatto per coloro che sono in età anziana. Negli ultimi decenni alcune lodevoli iniziative sono sorte nel nostro Paese, come ad es: Le Università della Terza Età, i gruppi delle Parrocchie, i circoli culturali, ricreativi con l'organizzazione di giochi e feste e le moltissime scuole per ogni tipo d'attività. E non è poco!

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   2 commenti     di: Verbena


Un'altra appassionante e affascinante lettura

Quando cominci a leggere un libro e ti prende talmente tanto, ne sei così coinvolta da provare incessantemente il desiderio di proseguire nella lettura della storia, credendo che non riuscirai mai ad arrivare alla fine.
E quando finalmente sei lì, agli ultimi capitoli, agli ultimi istanti decisivi che chiudono il libro, improvvisamente ti viene l'irrefrenabile nostalgia di dispiacerti del fatto che abbia un termine. Ti accorgi che una volta finito ti mancherà, ti mancheranno quei personaggi, quello stile, quella ambientazione, ti mancherà l'essere avvolta in quella dimensione raccontata da qualcun'altro, vera o surreale che sia perché un libro per quanto sia impegnativo ti fa compagnia come se tutto fosse catapultato nella tua piccola realtà tanto da prenderne forma come in un film e realizzi che non c'è niente di meglio di un libro per accompagnare i tuoi istanti solitari per poi continuare la tua foga letteraria in un'altra appassionante e affascinante lettura.

   0 commenti     di: Aluna Morrison



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