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Saggi

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I grandi Santi: Sant'Agostino d'Ippona

"Esalavo invece dalla paludosa concupiscenza della carne e dalle polle della pubertà un vapore, che obnubilava e offuscava il mio cuore. Non distinguevo più l'azzurro dell'affetto dalla foschia della libidine. L'uno e l'altra ribollivano confusamente nel mio intimo e la fragile età era trascinata fra i dirupi delle passioni, sprofondata nel gorgo dei vizi".
Il narrante di questo stralcio autobiografico potrebbe essere un gaudente pentito, che raggiunta la sazietà dell'appetito sessuale svela al pubblico le sue perversioni. Potrebbe anche essere un uomo che carico di stagioni e di passioni racconta di sé e del suo istinto. Ed invece non è né l'uno, né l'altro, bensì S. Agostino d'Ippona che all'età di 43 anni ricorda la sua adolescenza nelle sue Confessioni.
Il libro parla della conversione del retore e riesamina con un tono duro i ricordi legati alla sua giovinezza, quando allora sedicenne lascia la famiglia a Tagaste e raggiunge Cartagine per completare gli studi. Ben presto si rivela un ragazzo sveglio ed intelligente con l'interesse per il teatro, specie per le storie di passione e di sentimento.
Ben curato e colmo di sé, il giovane ha il fascino a sufficienza per sedurre anche le donne sposate, ma la sua precocità lo porta alla paternità ad appena 18 anni; una condizione non voluta alla quale si adegua con amorevolezza dopo la nascita del figlio Adeodato. La donna di Agostino è una serva del popolo e la loro unione rimane salda.
All'epoca di Agostino (354 - 430) le ancelle (cioè le schiave) non potevano possedere nemmeno una famiglia propria ed anche di fronte al consenso del padrone il matrimonio veniva considerato come un semplice concubinato, mentre i figli nati erano di proprietà del padrone.
Fatta tale precisazione possiamo comprendere perché dopo una lunga convivenza, al momento in cui Agostino licenzia la propria ancella e quest'ultima gli affida il figlio, lei non avanza alcuna pretesa. Un Agostino addolorato racconta che l

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   7 commenti     di: Fabio Mancini


Un Russo a Venezia, d'inverno

Mi emoziona un poco parlare di Iosif Brodskij, premio Nobel per la Letteratura nel 1987. Lo faccio con riferimento ad un piccolo suo libro, pubblicato da Adelphi, nel maggio 2011 ( in diciassettesima edizione). Si tratta di " Fondamenta degli Incurabili ", un luogo di Venezia un poco fuori mano, verso la chiesa della Salute e di fronte all'isola della Giudecca, dove ci si spinge in una passeggiata silenziosa e di abbacinante bellezza, verso il Bacino di San Marco.
Brodskij è un Russo nato nel 1940, esiliato negli Usa nel 1972 e colà diventato insegnante di letteratura. Dice di sé, "di professione faccio lo scrittore, di mestiere però faccio l'accademico". Sin da ragazzo ha questo grande sogno: visitare Venezia, conoscere questa città. In Russia, nel suo piccolo paese sperduto ai margini del Baltico, egli ha visto soltanto cartoline di questa città o fotografie su una qualche rivista. Rimase colpito da una immagine in bianco e nero, pubblicata da "Life", di piazza San Marco innevata e grigia e da allora decise con tutte le sue forze che avrebbe conosciuto Venezia.
Iosif scrive : "Giurai a me stesso che se mai fossi riuscito a tirarmi fuori dal mio impero, per prima cosa sarei venuto a Venezia, avrei affittato una camera al pianterreno di un palazzo, in modo che le onde sollevate dagli scafi di passaggio, venissero a sbattere contro la mia finestra, avrei scritto un paio di elegie spegnendo le sigarette sui mattoni umidi del pavimento, avrei tossito e bevuto;e quando mi fossi trovato a corto di soldi m invece di prendere un treno mi sarei comperato una piccola Browning di seconda mano, e non potendo morire a Venezia per cause naturali, mi sarei fatto saltare le cervella".
Trentenne, Brodskij riesce ad arrivare a Venezia - e ci ritornerà costantemente per diciassette anni, sempre e solo d'inverno ( periodo in cui egli disponeva delle vacanze invernali come insegnante in America). In questo piccolo libro, egl

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La Napoli di Bellavista

Sono del 1979 gli scatti d'autore di Luciano De Crescenzo, nell'insolita veste di fotografo che pubblicò nel suo libro di immagini, ora quasi introvabile: "La Napoli di Bellavista" edito da Mondadori. Lo scrittore, poeta, regista e attore raccontava con l'obiettivo le numerose facce e contraddizioni della sua città. Un viaggio ironico e nostalgico tra i chiaroscuri partenopei, Luciano insinua nel libro la sua "napoletanità", autoironica, mai sciovinista e dal riso amaro, che può riassumersi nella foto grottesca di due addetti alle pompe funebri che mangiano un panino mentre trasportano la bara di un caro estinto. L'ex ingegnere della IBM fotografava gli aspetti curiosi della sua città, le scene di vita di strada che possiamo ritrovare ancora oggi a Napoli. Un bel viaggio tra luoghi unici con immagini oramai storiche, entrate nell'immaginario collettivo come quella su San Gennaro, invitato a fregarsene, "Futtenenne" quando la Chiesa tentò di "declassarlo" o quella di "Fortunato" venditori ambulante di taralli ed altri cibi immortalato anche nella musica di Pino Daniele "Furtunat ten' a robba bella".

Esilaranti anche i brani che accompagnano le foto, per farci un'idea leggiamo insieme:

Quanto volete per questo fondale di presepe?"
"Dottò, perché siete voi, ottomila lire"
"Ottomila lire? Ma fusseve asciuto pazzo? Io l'anno scorso, tremila lire e non me lo sono voluto comprare!"
"A parte il fatto che io l'anno passato questo fondale qua non lo vendevo per meno di cinquemila lire, avete fatto male voi a non comprarvelo. E già perché adesso per fare un fondale di questa posta ci vogliono tremila lire di materiale e tre giorni di fatica. Metteteci pure 'e stellette 'argiento, 'a cumeta e 'a farina azzeccata pe fa 'a neve e poi fatevi il conto"
"Va bè, va, voglio fare una pazzia, eccovi le cinquemila lire"
"Dottò, mi dispiace per voi, ma non vi posso accontentare: qua se non escono settemila lire, una sopra all'altra, io il fondale dal muro non

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   0 commenti     di: Giacomo Nigro


La scala dell'umore

LA SCALA DELL'UMORE
(disturbo bipolare o spirituale)

-VERSANTE POSITIVO
(+1 allegria, +2 gioia, +3 buonumore, +4 ironia, +5 euforia, +6 mania, +7 delirio di grandezza)



-SERENITA'
(gradiente giusto dell'umore, maschera o mimica dell'anima!)


-VERSANTE NEGATIVO
(-1 tristezza, -2 astenia, -3 apatia, -4 melanconia, -5 angoscia, -6 depressione, -7 delirio di persecuzione)


Il gradiente giusto del bello è la DOLCEZZA:


Mostrasi sì piacente a chi la mira
che dà per gli occhi una dolcezza al core,
che 'ntender no la può chi no la prova...

L'ideale per i figli in una bella e sana famiglia è la dolcezza materna e la serenità paterna!



Dalla prospettiva di Dio: San Benedetto

Per elevare San Benedetto a compatrono d'Europa, la Chiesa deve averne avuto di buone ragioni, non solo perché il monaco per primo concepì il progetto del monastero per come oggi è organizzato, ma perché la vita e le opere di Benedetto furono straordinarie.
Gregorio Magno (540-604) monaco e successivamente Papa, racconta nei "Dialoghi" i prodigi che operò in vita Benedetto. Dal carisma della conoscenza (simile alla chiaroveggenza, solo che questa non viene utilizzata per il bene comune, ma viene spesso ostentata come potere personale) alle visioni soprannaturali celesti, passando per le guarigioni fisiche e alla liberazione degli spiriti diabolici, fino alla resurrezione di un bambino.
Ma il buon taumaturgo, da dove attingeva tale forza? Gregorio Magno spiega che quando il rapporto con il Signore è intimo e sincero attraverso la preghiera si riescono a compiere dei prodigi, ma anche nel caso in cui la volontà umana è conforme a quella divina si ottengono i medesimi risultati. E in Benedetto sinergicamente operavano entrambe le dinamiche.
È facile immaginare l'affetto che avesse attorno a sé Benedetto, ma anche l'invidia che suscitava nei religiosi non altrettanto virtuosi, al punto tale che per due volte tentarono di assassinarlo. Benedetto era ancora giovane, quando una piccola comunità di monaci chiese al Consacrato che fosse il loro abate. Solo dopo tante richieste, Benedetto accettò, ma l'osservanza monastica imposta ai monaci corrotti non piacque, così progettarono di avvelenarlo, mescolando nel vino una sostanza mortale.
Durante il pasto comunitario, al momento della benedizione del vino, la brocca che lo conteneva si frantumò in mille pezzi e Benedetto ebbe salva la vita. Anche un sacerdote di nome Fiorenzo tentò di eliminare il Monaco, inviando un pane avvelenato che venne nella circostanza presentato come un pane benedetto, segno di amicizia. Ma anche il secondo tentativo venne smascherato ed il pane gettato in un luogo lontano e s

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   3 commenti     di: Fabio Mancini


A proposito della nostra Lingua

È una vergogna!... Non ne posso più.. Tutti i giorni e in qualsiasi momento diventa sempre più difficile capire il linguaggio di giornalisti ed in genere, di tutti gli "Insigni impiegati della televisione." Cerco, inutilmente, di tenermi informata sui fatti che accadono; dopo pochi istanti sono costretta a spegnere il televisore, per la pedanteria di due parole, voce verbale e nome, che ricorrono in tutti i canali e, a mio avviso, sono gratuite e gravemente lesive della dignità dell'uomo, in quanto individuo. Le voci in questione sono: "Verifica e verificare." Facendo un calcolo approssimativo, in cinque minuti ricorrono più di cinque volte. Sono esacerbata... Amici poeti, spero di trovare la vostra comprensione.
In quale società ci muoviamo, ammesso ancora che ci si riesca a muovere. Siamo tutti sottoposti a verifiche... Ma, ironia della sorte la Verità non emerge. Altre voci verbali che non ledono alla dignità della persona, sono, invece, passate sotto la cesoia, esempio: accertare, appurare, analizzare, comprovare, constatare, controbattere, disquisire. I maldestri dittatori continuano spudoratamente ad espandere le loro voci, e, purtroppo, spesso incorrono nell'errore di usarle, persone moralmente irreprensibili.
La medesima accusa rivolta alla Televisione, rivolgo alla scuola: a scolari e studenti vengono imposte le Verifiche. Or bene: che cosa sono? La parola è lesiva in quanto inficia la buona fede dello studente. Quando sussisteva ancora un po' di buon senso, le verifiche venivano chiamate dai docenti, semplicemente, compiti oppure oneri scolastici.
Per finire, a coloro il cui frasario abbonda di parole oltraggiose, come verificare e verifica, rivolgo una domanda: avete provato a verificare, quanti bernoccoli avete?



La giovinezza

Il passaggio dall'adolescenza alla prima giovinezza non è quasi avvertito né dal soggetto né dagli educatori. Senza soluzione di continuità il procedimento educativo segue un percorso già tracciato da coloro che poco tempo prima vi sono passati e che già occupano i banchi dell'Università, che hanno una fidanzata, che già hanno viaggiato da soli all'Estero. Le due esperienze si intersecano a causa della precocità moderna con la quale i ragazzi vivono protesi al raggiungimento della maggiore età.
Vogliono anticipare tutto, sapere tutto, provare tutto: "bruciare le tappe", sospinti da una voluttà misteriosa suscitata dal divenire grandi, cioè capaci, affermati, potenti, compiuti.
Man mano che il giovane si addentra nell'età adulta, il suo bisogno di conoscenza gli suggerisce imprese pionieristiche ed il tempo non gli basta mai poiché le cose da scoprire sono sempre di più: luoghi nuovi, gente nuova, nuove culture, nuovi ambienti; tutto in un progressivo ed avido bisogno di impatto con le novità che gli tengono l'animo sospeso e sospinto, in posizione ascendente.
Ma i primi ostacoli si fanno sentire presto. Soltanto nell'età matura si capisce quanto le difficoltà contribuiscano all'assestarsi della personalità e che imparare a superarle edifichi la persona, sia quando lo si ottenga con le proprie capacità sia quando si riesca con l'aiuto di qualcuno che ama.
Già tra i banchi di scuola iniziano le prime delusioni, le prime amarezze tra le quali campeggiano le sofferenze amorose. Se il giovane scopre che la persona di cui si è innamorato è già attratta da altro, soffre e se ne sente ferito. Quel bisogno di possesso che si accompagna all'amore viene ad essere mortificato e provoca il bruciante dolore del rifiuto.
In aiuto allo stato d'animo prostrato dall'esperienza negativa, possono essere utili altri successi personali come ad esempio il buon andamento degli esami, nuovi interessi, nuove conoscenze.
Nello scenario di vita più a

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