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Saggi

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La scala della conoscenza (la scala dei fantasmi con il gradiente di luminosità)

Il corpo è il fantasma della materia
(Il grigiore del cogito, esistenza passiva!)

Lo spirito è il fantasma del corpo
(Lo splendore della ragione)

L'anima è il fantasma dello spirito
(Il bagliore dell'intelletto)

La luce è il fantasma dell'anima
(Il fulgore della sapienza)

La verità è il fantasma della luce
(L'immacolato candore della contemplazione)



Richiami di Metallurgia nella Letteratura

" Fragile è il ferro allor ché non resiste/di fucina mortal tempra terrena/
ad armi incorrottibili ed immise/d'eterno fabro)..."
T. Tasso ( Gerusalemme Liberata-Canto VII-vv )


"Ecco Rinaldo con la spada adosso/a Sacripante tutto s'abbandona;/
e quel porge lo scudo, ch'era d'osso/, con la piastra d'acciar temprata e buona./
L. Ariosto ( Orlando Furioso-Canto II)


La scoperta dei metalli, delle leghe metalliche e il loro uso, dall'età del ferro all'era moderna, quella degli acciai inossidabili e delle superleghe, hanno accompagnato ed accompagnano l'evoluzione e la storia dell'umanità nonché il suo modo di vivere. Nella pratica quotidiana, per limitarci al loro impiego in casa, in ufficio e nei mezzi di trasporto, i metalli, sotto forma di oggetti e di manufatti, i più disparati, ci sfiorano e ci sono a portata di mano anche tale continua familiarità lo fa spesso dimenticare e porta alla ingrata indifferenza. Tuttavia non solo nella praticità e nel campo della scienza e del mondo industriale ma anche nel campo delle arti i metalli hanno dato e danno direttamente un significativo contributo all'appagamento di altri bisogni e necessità dell'uomo, quelle dell'estetica e del bello: basti pensare alle statue bronzee della antichità classica ed alle moderne sculture in acciaio inossidabile. Indirettamente, e questo è il tema di questo excursus, vedremo come sempre nel campo degli appagamenti culturali e dello spirito i metalli abbiano offerto ed offrano immenso materiale nel campo della letteratura. Spaziando in questo campo, dall'antichità ai tempi nostri è facile riscontrare, punto di riferimento la Divina Commedia, nella quale sono state evidenziate e commentate

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La Santità oggi: un argomento ancora da considerare?

"Vorrei essere più buono, andare bene a scuola e obbedire a mamma e a papà" così da bambino facevo le mie prime promesse che non nascevano dalla spontanea volontà di migliorarmi, quanto piuttosto dallo sforzo di mantenere viva la considerazione che gli altri riponevano in me. Con il crescere altri soggetti hanno preteso il mio impegno: durante la leva prestai giuramento di fedeltà alla Patria, il mio datore di lavoro dopo avermi assunto, volle assicurarsi dietro giuramento che la mia prestazione di manodopera fosse sempre indirizzata verso il raggiungimento dell'interesse aziendale.
Altre promesse feci alla Chiesa; durante il rito del sacramento della confermazione, quando rinnovando le promesse battesimali, dichiarai la mia rinuncia a Satana e a tutte le sue opere e seduzioni; poi attraverso la reciproca manifestazione del consenso matrimoniale quando nei riguardi di mia moglie presi l'impegno di esserle fedele nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e di amarla e onorarla per tutti i miei giorni. Accanto a queste pubbliche promesse ne presi altre non proclamate, ma non meno importanti. Ad esempio, il giorno che nacque mio figlio promisi che sarei stato un papà attento e premuroso. Oggi non mi pento delle promesse date, semmai devo rimproverarmi di non aver fatto qualcosa di più e di meglio. Tuttavia in qualsiasi momento sono pronto a promettere ancora ed a chiedere di più a me stesso. Voglia di perfezionismo? Oppure la dolce speranza di Dio che mi sospinge a santificarmi?
Eh, sì, perché nonostante la mia pigrizia ed il mio innato egoismo ho ancora voglia di rimettermi in gioco, come se esistesse una forza progettuale e realizzatrice che non ci fa arrendere di fronte ai nostri limiti e alle nostre colpe e che costantemente ci sprona ad essere migliori. Forse per conoscere meglio noi stessi e rendere produttivo il nostro potenziale inespresso abbiamo bisogno di confrontarci con la vita di coloro che stanno più avanti di noi nella fede.

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   6 commenti     di: Fabio Mancini


Inviolata uno

L'approccio di mia madre alla pratica religiosa nasce probabilmente con la devozione verso San Pellegrino, patrono di Altavilla Irpina (il paese natio di Geny) il cui martirio si commemora il 25 di agosto.
Ogni anno i devoti del Santo, chiamati Battenti, tra il 24 ed il 26 di agosto si recano in pellegrinaggio a piedi nudi, provenienti dai paesi limitrofi. Essi indossano una divisa composta da maglietta e pantaloni bianchi; la maglietta indica l'effigie del Santo ed il nome dell'associazione di appartenenza, poi a completare l'uniforme, una vistosa fascia rossa portata a tracolla.
I Battenti portano in offerta grossi ceri in segno di ringraziamento delle grazie ricevute o come auspicio per i prossimi favori, fin quando al lungo suono di tromba, in prossimità del santuario si prostrano sull'asfalto bollente.
Al successivo suono di tromba, i fedeli procedono a carponi e col capo chino entrano nella chiesa dell'Assunta. Ultima ad entrare è la rappresentanza dei Battenti di Altavilla che portano in spalla il baldacchino con la statua di San Pellegrino.
Sulla forza taumaturgica di San Pellegrino, anche Padre Pio ne ebbe esperienza. Era il 25 agosto 1899 e l'allora dodicenne, Francesco Forgione accompagnato dal padre Grazio, vide deporre da una madre in lacrime, una bambina deforme. Nella chiesa c'era un gran vociare dei fedeli, trovare il raccoglimento per la preghiera era molto difficile, eppure, in tali condizioni apparentemente sfavorevoli si compì il prodigio: la bambina si alzò e iniziò a camminare come se nulla fosse. Un episodio che consolidò la scelta del giovane Francesco a consacrarsi a Dio e che mai dimenticherà.
Per quanto San Pellegrino non fosse nativo, né visse ad Altavilla perché le sue reliquie furono traslate da Roma nel 1780 su richiesta di Padre Giuseppe Maria Crescitelli, devo precisare che gli Altavillesi dall'anno 2000 anch'essi il loro Santo in casa: Alberico Crescitelli, pronipote di quel Giuseppe Maria sopracitato, al qual

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   0 commenti     di: Fabio Mancini


Il libro

Le pagine sono tutte uguali. Stessi margini, stesso colore, stesso carattere. Forse qualche parola in corsivo: l’unica variazione in questa apparente monotonia. Sembra tutto assolutamente piatto ed insignificante, in superficie...
Poi, il segreto.
A pochi è dato di scoprirlo, a pochi è data l’immensa fortuna di penetrare nel cuore del Segreto.
Con una certa difficoltà iniziale - è una prova “selettiva” -, si giunge ad una azzardata percezione di “ulteriore”. C’è qualcosa di più, c’è qualcosa di nascosto tra le parole ben disposte e le righe precise di queste pagine. Da principio è un gioco lento che richiede pazienza e dedizione, poi ci si accorge che la velocità aumenta.
La percezione si fa sempre più nitida ed insistente. Uno squarcio si apre e ci mostra mondi senza fine. Nulla scappa più. Immagini, visi, storie, tutto è lì per noi. Tutto è chiaro.
Non potrebbe essere altrimenti.
Le parole prendono vita e danzano nella nostra mente riempite di colori e di suoni.
Non manca nessun particolare. Si avvertono persino i tintinnii dei bicchieri, il vociare di una sala réstaurant, addirittura il fruscìo di lunghi abiti, mossi dal passo veloce di giovane donna.
Ah, quale incommensurabile dono! Quale gioia profonda nel divenir parte del Segreto.
Già, ora siamo noi a vivere la storia; non è più un racconto di altri: noi lo viviamo e lo raccontiamo.
Le luci della città, le musiche di altri tempi, il luccichio di gioielli... e le risa discrete ed eleganti o sguaiate e chiassose... Noi le sentiamo.
Non è solo immaginazione lontana ed effimera. Questi attimi sono in noi presenti e concreti più che mai. Sentimenti autentici - seppur brevi - ci pervadono completamente. Perché dire che sia semplice e banale finzione?! Può una finzione lasciare un ricordo così netto? Può una finzione portare con sé uno strascico tanto voluminoso e ricco? Se sì, allora è - quanto meno - una Grande Finzione. È una grande opportunità c

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Lavoro: rigidità, flessibilità, costi umani.

Scritto anni or sono, snobbato dalle parti sociali et aziendali

Fra le numerose e costruttive considerazioni che si possono apportare, perlomeno dal punto di vista culturale, in un piano strutturato contrattualistico che si impegna a modifiche o aggiunte per un contratto regionale integrativo, terrei in debita considerazione i costi umani.
Le riflessioni su questo delicato, ma impegnativo tema, dal quale trae forza buona parte della costruzione del lavoro, può apparire paradossalmente idealistico, utopico e permeato di contenuti filosofici, ma attualissime, prepotenti e dense di risvolti cui tutti siamo sottoposti.
Le numerose problematiche connesse ai variopinti scenari del precariato salariale, appartenenti al mondo della flessibilità, appaiono sempre più posizionate nel mondo del lavoro “rigido”.

È pur vero che nella sua accezione giuridica il lavoro è “un’attività intenzionalmente diretta, mediante un certo dispendio di tempo ed energia, a modificare una certa quantità di risorse materiali e simboliche, allo scopo di produrre beni e servizi che soddisfino bisogni individuali e collettivi, col fine di trarne mezzi di sussistenza”,
dove lo scopo consiste nell’accrescere il valore o l’utilità della risorsa simbolica o materiale che si intende trasformare ed il fine è l’obiettivo a cui tende colui che esegue un lavoro e consiste nel valore del prodotto, che viene destinato a ottenere ciò che si ritiene indispensabile, opportuno e desiderabile per la propria esistenza.

Se dal punto di vista economico può farsi rientrare nel concetto di lavoro qualsiasi attività psico-fisica che comporta la spendita di energia e che è idonea a soddisfare un bisogno mediante la produzione di beni e servizi,
in senso giuridico, il lavoro, così come è inteso dal punto di vista economico, presuppone l’esistenza di un rapporto giuridico tra il lavoratore e chi del lavoro fornito si avvantaggia per la soddisfazione dei propri bisogni.

Doven

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Riflettendo sugli scritti di Sant'Agostino

Un interrogativo ultimamente mi ha tenuto occupato ed ora ve lo presento: cos'è la prescienza divina? È possibile accostarla al libero arbitrio? E per ciascuno esiste veramente una predestinazione?
Credo che l'argomento susciti un certo interesse, perché intuire il rapporto che Dio ha con noi e ricostruire il fine ultimo dell'esistenza, sono dei temi che ci riguardano tutti, anche se con gradi ed intensità diverse.
Naturalmente sarebbe tutto più semplice se Dio concedesse una intervista o se ci autorizzasse a fare una ripresa, purtroppo questo non è possibile e quindi temo che dobbiate accontentarvi della mia povera e scarna spiegazione.
Forse per chiarire l'onniscienza divina dobbiamo immaginare la storia di ciascuno come ad una pellicola cinematografica che una volta frazionata in più fotogrammi e disposti in ordine sopra un grande tavolo, si riesce ad avere un'organica sequenza d'insieme.
Così facendo gli eventi ed il loro corretto significato, si presentano in una prospettiva molto più chiara, finalmente liberata dallo spazio temporale, per cui: il passato, il presente ed il futuro si mostrano indistinti e simultanei.
La similitudine ci fa comprendere la visuale di Dio per il quale ogni fatto che si svolge, si compie nel presente. Eppure qualche teologo sostiene che la prescienza di Dio va oltre la fantasia e lo scibile umano. Secondo costoro Dio sarebbe in grado di conoscere persino lo sviluppo dei fatti mai accaduti, vale a dire l'evoluzione degli "eventi futuribili".
Con il libero arbitrio l'uomo può scegliere il Male anziché il Bene e anteporre la corruzione alla virtù, indipendentemente dalla prescienza di Dio. Nel reciproco esercizio della libertà Dio non viola lo spazio vitale dell'uomo, anzi gli lascia la libera strada alla sua evoluzione.
Il passo evangelico: "fa levare il suo sole sui cattivi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti" (Mt. 5, 45) significa che ciascun uomo in vita riceve il medesimo trattamento,

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   4 commenti     di: Fabio Mancini



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