username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Racconti di ironia e satira

Pagine: 1234... ultimatutte

Poesie mediche: schizofrenia

C'è del bello e del brutto in questa malattia

Il brutto è che uno non va più via
Pensa di esser così scaltro
Da agire sempre come un altro
Per rimanere si finge straniero
Ma tutti sanno che non è vero

Il bello è che anche chi è un po' sciocchino
Può ritener come Dio di essere uno e trino...



Radio Monacensis

Per anni una delle mie abitudini più ferree è stata la musica di sottofondo ogni qualvolta prendevo posto davanti la tastiera del computer. Ho scritto romanzi e racconti spesso iniziati con poca convinzione e, poi, portati a termine con soddisfazione grazie alla musica che mi teneva compagnia e, qualche volta, che mi spronava. Mi bastava inserire nell'apposito lettore un CD e il gioco era fatto.
Intanto, quando parlo di musica non mi riferisco a quella in generale poiché sono di gusti ben precisi e poco restio a cambiarli. Pertanto possedevo, e possiedo ancora, pochi CD e tra questi sceglievo quello che di volta in volta decidevo di ascoltare.
La mia piccola ma buona collezione si compone di una dozzina di CD dei quali solo uno è italiano, la Premiata Forneria Marconi, tutti gli altri appartengono al genere rock storico e sono: i Pink Floyd, i Led Zeppelin, i Deep Purple, i Genesis, i Jethro Tull, gli U2, e la mitica e indimenticabile Janis Joplin.
Ma su tutti in particolare i Dire Straits, due CD con i miei brani preferiti in assoluto: Walk of life, Calling Elvis, Twistin by the pool, Tunnel of love e per finire Private Investigations. Devo però confessare che di tutti questi CD e i loro brani non sono mai riuscito a imparare i titoli, figuriamoci poi a ricordarmeli, so quali sono e conosco la loro posizione dal numero che precede il brano sull'elenco.
A questi vanno aggiunti, con una buona dose di masochismo musicale tre CD speciali di purissimo blues che sono Howlin' Wolf, Big Bill Broozny e Robert Johnson la cui particolarità è questa: estrapolati da qualsiasi altro contesto musicale sono di una lagna interminabile ma se si cerca una concentrazione assoluta allora non vi è di meglio. Il loro ritmo monotono riesce a ipnotizzare l'ascoltatore agevolando il viaggio della mente verso lidi inarrivabili e, soprattutto, verso mete inaccessibili.
Ecco, armato di queste armi non tradizionali per anni sono riuscito a estraniarmi dai rumori casalinghi e a cre

[continua a leggere...]



Il corteggiatore

Eccolo entrare dalla porta sorridente, tentenna il busto a destra e sinistra, come un pendolo. Indossa un’impeccabile gessato. Solo perché snello pensa di essere irresistibile. Non ha nemmeno un po’ di muscoli sulle braccia. Avrà 30/35 anni, capelli corti, sale e pepe. Si chiama Fabio!
Cerca di non dare nell’occhio guardando la ragazza che gli interessa. Escogita un piano per far colpo.
Il piano A, cioè far vedere che ha un sacco di soldi.
Pagando, apre il portafoglio mostrando contanti e assegni. Parla del suo lavoro e di quanto tempo gli porta via, ma nota che non fa colpo.
Il piano A non va a segno, passa al piano B. La pubblicità.
Far amicizia con la sua collega, in modo da avere una buona pubblicità. La sua collega non fa altro che ripetere cose che Fabio ha già messo in mostra. Aggiungendo solo che ha un “macchinone”.
Il piano B non va a segno, passa al piano C. La pietà.
Parlare della brutta situazione che ha con la sua attuale ragazza.
Pessima mossa. La ragazza corteggiata, Marika, lo disprezza peggio, dandogli solo il merito di avere una “grande faccia tosta”. Al contrario della sua collega, Tiara, che, oltre a mostrare compassione, cerca di colpire l’interesse di lui dimostrando che è migliore della sua collega.

L’ultima volta che Marika vide Fabio, fu una sera in cui, le scarse possibilità di Fabio, precipitarono a picco.
Marika stava servendo una coppia di clienti simpatici e socievoli che ridevano alle sue battute.
Fabio osservava la situazione. Aspettando il suo turno con pazienza.
- Sai - esordì Fabio, quando tornarono soli " lunedì scorso, quando mi hai chiesto di non tornare, ho pensato che fossi nervosa e ti ho perdonato!
‘Perdonato?!’ elencò a mente Marika.
- Oggi sei loquace. Comunque hai sbagliato con quei clienti… non sei stata per niente professionale!
‘Non sono state professionale’ secondo punto elencato a mente.
- Tiara si che è una persona gentile e professionale… scherza sempre

[continua a leggere...]



carote o cipolle?

Elmiro cucinava verdure bollite nella sua piccola cucina. Nel mentre, sfogliava le pagine di un piccolo libro zen. Osservava le verdure e intanto leggeva, cercando di carpire i segreti di quella filosofia. Poi l'illuminazione sopraggiunse improvvisa. Insomma: siamo come le carote, piene, arancioni, che nell'acqua bollente stanno sul fondo, oppure siamo come le cipolle, bianche, vuote e che galleggiano. Condizioni filosofiche, il pieno e il vuoto, il colore e il non-colore. E noi chi siamo? Io chi sono? Sono cipolla o sono carota? Elmiro rovesciò l'acqua nello scolapasta e mentre rifletteva assorto, alcune gocce d'acqua bollente lo scottarono facendolo urlare di dolore.

   4 commenti     di: Emiliano Rizzo


Vieni avanti, furbino!

Avete presente il detto "furbo di tre cotte"? Non si sa se l'abbia inventato lui. Di certo dobbiamo alla sua penna la messa su carta di questa felice definizione. Parlo di Pietro l'Aretino.
Raccontano che Pietro avesse udito la frase durante una breve sosta in una locanda di Rignano. Forse pronunciata da un cuoco ispirato da succulenti vapori, mentre rimestava uno stracotto che andava spandendo intorno il suo irresistibile richiamo. Con quel modo di dire immaginifico l'uomo aveva inteso definire qualcuno di gran lunga più furbo di una volpe. Definizione che aveva resistito insuperata per secoli.
Sembra che fin dal 1200 Rignano fosse rinomata, oltre che per la sua ribollita e i suoi stracotti - in particolare quello di somaro - per essere la patria dei furbi. O meglio di gente così sicura e tronfia della propria scaltrezza da trovarsi spesso tradita da questa sconfinata autostima.
Pensate, al centro della piazza del paese, c'era perfino un monumento equestre in onore di tal messer Jacopo Renzi, Console e capo del Consiglio Generale Cittadino al tempo dei comuni. La scritta, impressa a lettere a prova d'orbo sulla grande base di marmo di Carrara, recitava:
A messer Jacopo Renzi per la sua infinita furbizia. La cittadinanza tutta, eternamente e devotamente grata.
La tradizione orale dei cantastorie-stornellatori, insieme alle cronache del tempo, vogliono infatti che messer Renzi, durante una di quelle dispute fra paesi rivali -
così frequenti nelle nostre terre - fosse riuscito, grazie ad una mossa di insuperabile astuzia, a gabbare gli avversari sottraendo loro un pitale di terracotta, finemente istoriato con dame e cavalieri disposti alla bisogna. Se ancora colmo non è dato di sapere. Ma poco conta. La cosa straordinaria è che da quell'audace impresa nacque la canzonetta di gesta "Il pitale rapito", che in seguito ispirò non solo le chanson de geste dei nostri cugini d'oltralpe, ma pure il Tassoni, alcuni secoli dopo, per il suo capolavoro: La

[continua a leggere...]



Un contratto davvero impossibile (ultima parte)

Dieci anni dopo.
La massiccia VolvoXC90 aggredì l'erta strada calma e sicura così come lo era colui che la guidava. Roberto provava un piacere immenso alla guida dell'ingombrante mezzo. Al suo fianco Rosa se ne stava languidamente abbandonata sul sedile. Sembrava dormisse. Sul divano posteriore la consueta vivacità dei due giovanotti era ben tollerata dai genitori benché non facessero altro che punzecchiarsi a vicenda. Lo avevano sempre fatto, fin da bambini, quando riuscivano a creare un trambusto insopportabile. Mario, appena diciottenne, ogni tanto brontolava perché il padre non gli permetteva di guidare e Gino, sedicenne, ne approfittava per sfotterlo.
"Ragazzi state calmi, lo sapete che vostro padre si infastidisce" ammonì Rosa senza peraltro spostarsi di un millimetro dalla posizione che aveva comodamente trovata.
"Roberto, comincio a sentire l'aria fresca della montagna, non si potrebbe accendere il climatizzatore? Rosa era sempre stata freddolosa, per lei l'estate era da considerarsi una stagione fantasma, neanche il tempo d'arrivare che già era passata. Comunque Roberto, di buon grado, accese il climatizzatore automatico.
"Va bene così?" chiese premuroso.
"A quanto l'hai messo?" domandò lei poco convinta.
"A venti gradi"
"Forse è meglio portarlo a ventiquattro. Più si sale e più l'aria si fa fredda. Lassù in paese farà freddo stasera" Roberto non replicò, rivolse la sua attenzione alla strada. Stavano percorrendo il tratto più tortuoso della salita che portava a Montepiano, quello in cui potevi vederti arrivare addosso qualche scavezzacollo che tagliava pericolosamente le curve. Anche Rosa non desiderava imbarcarsi in una discussione e i due giovanotti dietro se ne stavano calmi e tranquilli a giocare con i loro diabolici arnesi.
Già, il diavolo! Se n'era dimenticato. Eppure ricordava ogni singola parola del colloquio avvenuto dieci anni prima, delle argomentazioni con cui aveva rifiutato di sottoscrivergli il contratto, delle con

[continua a leggere...]

   5 commenti     di: Michele Rotunno


La pazienza

Lo so che tutte le cose difficili da sopportare sviluppano i muscoli della pazienza, e che la pazienza sviluppa quelli dell'intelligenza, che così può evitare di trarre conclusioni affrettate, le quali poi inducono alla scelta di armi inadatte a risolvere i problemi che ci avrebbero sviluppato i muscoli della pazienza, se solo avessimo avuto un po' di pazienza. Il migliore esempio che un'esistenza estremamente problematica sviluppi un'estrema pazienza è dato dalla estrema tranquillità che riempie i cimiteri...

   8 commenti     di: massimo vaj



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Satira e ironia.