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Racconti di ironia e satira

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Il pranzo di gala

Oh, insomma basta! L'ho detto e lo ripeto: un perfetto ignorante. Sono un perfetto ignorante! Ma come fa la gente a non sentirsi ignorante? Oppure a sentirsi ignorante, ma a non soffrirne? Come se fosse cosa del tutto naturale camminare con un buco nello stomaco e non aver fame. Ma come fa la gente a dimenticare il buco? Chi può credere che facciano una cosa simile? Oh, no, lo so io quello che è. Sono io che mi son ridotto in questo stato pietoso, da far saltare le rane dal fosso, se solo ci fosse un fosso nelle vicinanze e se in questo fosso vi fossero rane abbastanza in salute da saltarne fuori.
Perchè le rane? Perchè le ho in abominio, Dio mio, con quella loro aria viscida e umidiccia, gli occhi deliquiescenti a palla, mostruosamente rotanti come lingue pettegole, e le zampe indecise tra il ragno, il coccodrillo e il buffone di corte, con quei poderosi muscoletti da mangiarsi fritti o saltati in padella.
Ché sono appunto quelli, i poderosi muscoletti, a farle così sgraziatamente saltare a tradimento.
Le rane son messe lì a salvaguardia dell'imperituro scioglilingua delle menti piccole. Infatti gracidano in continuazione, proprio come le suddette.
Oh, ma guardiamoci un po' in giro, vediamo che succede.. dev'esserci un errore, son qui per sbaglio o è questa cosa ad esser capitata qui per sbaglio, proprio in questo posto dove ho creduto di dover stare.
I convitati, non riuscendo a padroneggiar l'emozione d'esser stati prescelti a rappresentare la punta sgranocchiante della società, si danno un gran daffare, ciascuno a suo modo, per sembrare gentili come mazzi di fiori; nascondendo lo stato d'assedio dei loro spiriti sottoi soprabiti inamidati. Si raccontano dell'ultimo viaggio a Cuba, ma trepidano segretamente e violentemente al pensiero della macchia di sugo che di lì a poco si spiaccicherà sul candore immacolato del gilet nuovo, nel caso la padrona di casa abbia avuto la malaugurata idea di prepararlo; deplorano il dissesto economico senza a

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Euro Complex

Un aitante signore confida di essere preoccupato del sovrappeso. Inefficace è la terapia. Deriso è da la nipotina.
- "Schietto - gli parlo - di un nuovo farmaco: l'Euro Complex il cui unico effetto collaterale è il sudore".
- "Un comune medicinale di Fascia C. - lo assicuro - Il M_O_N_T_I_N_O_L_O, il suo principio attivo, in poche settimane lo libererà dai chili in eccesso".
Sbalordito, lo annota sul taccuino.
Chiede de l'antidoto per quando avrà raggiunto il peso ideale.
- "Ah, non si preoccupi - gli sussurro - basta usare frequentemente il V_E_R_S_A_T_O_L_O e sarà come non aver usato il primo".
Stupito mi dà del luminare in dietologia.
- Noh - gli ribatto - sono solo un paziente e... gli mostro la cintura dei pantaloni, ormai a l'ultimo occhietto".
Sollecita un passante di indicargli la più vicina farmacia.
- "Non serve importunare alcuna persona - gli bisbiglio - son qua io... a completa disposizione".
Passo dopo passo... eccoci a la soglia d'una sede qualunque de l'Agenzia delle Entrate.
Lui, fiducioso e sorridente, entra. Ne avrà di che parlare?
Sarò stato d'aiuto? Io, intanto, scappo!



Specchio speculatore

Specchio, oh specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?
Quanto me dài...?
Per cosa...
Per dì che sei te la più bella, anche se sai che non è vero..

Ma, grrr, tutte le volte, la solita manfrina...

Allora te dico la verità...

No, no aspetta! 50 dobloni...

Ma io stò a dì fanfarate per...

Allora 100!

Minimo cinuecento, ho da pagà er mutuo!

E sia, tiè... Specchio, oh specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?

Tu' sorella, ahahahahaaahahhaahahahaaha!

   2 commenti     di: Raffaele Arena


L'ascensore

Nel corso della storia l'uomo si è macchiato delle peggiori infamie, ma niente può essere infimo e bastardo come una scorreggia in ascensore.
Prendete un ascensore e riempitelo di gente: dottori, fattorini, vecchie signore con in testa cappellini che manco un George Romero strafatto di metadone avrebbe saputo concepire.
Tutti lì, che guardano in terra e ascoltano in silenzio il rumore dell'ascensore.
Mettiamo che voi andiate al secondo piano e tutti gli altri al quarto o al quinto.
L'ascensore ronza. Ogni tanto qualcuno dà un colpo di tosse tanto per mostrare imbarazzo, mentre la vecchia sbuffando vi appoggia le borsine della spesa sui piedi.
Bing.
Secondo piano, le porte si aprono.
Un paio di metri vi separano dall'uscita, e voi in quei due fottuti metri riuscite a sparare una loffa di quindicisecondieotto: di quelle caldine e silenziose, quasi piacevoli se non fosse per la loro alta concentrazione di plutonio. Un deospin programmato per uccidere insomma, e statene certi, tra 20 anni, quando il Polo Sud sarà diventato una località marittima, i pinguini sapranno chi ringraziare.
Ormai siete usciti dall'ascensore. Se vi voltate in fretta, farete in tempo a salutare con ghigno bastardo il fattorino in preda al panico, mentre il dottore tenta di rianimare la povera nonna ormai agli sgoccioli.
Le porte si chiudono lasciandoli sigillati al loro destino.
Probabilmente non tutti ci arriveranno vivi al quarto piano. Pazienza.



Macchine ladre

Che esperienza nuova e rilassante a Tokyo, il potersi muovere senza impedimenti, fluidamente, negli innumerevoli treni, che sottoterra ti portano come tappeti volanti in pochi minuti da tutte le parti della immensa città. Che sconosciuto senso di libertà, per uno abituato ai trasporti fiorentini: l'unico aspetto in comune che ho rilevato è stato il costo dei biglietti. Poveri italiani, non godere dei regali migliori della "modernità", pur non perdendosi nessuno degli inconvenienti.

All'inizio il panico, lo ammetto: stazioni totalmente automatiche, senza (o quasi) un addetto cui chiedere chiarimenti. Gli unici interlocutori erano le macchine.
Le macchine! Che scoperta! Ci sono anche da noi macchine che in cambio di soldi ti danno biglietti, certo. Ma che differenza!
Io, lo confesso, le ho sempre evitate. La mia esperienza, vivendo in Toscana, mi ha fatto incontrare due tipi di macchine: quelle guaste e quelle che ti fanno dispetti, ad esempio dandoti il biglietto, ma non il resto. Macchine ladre, furbe, usate dall'amministrazione col doppio vantaggio di risparmiare nella spesa (macchine poco intelligenti e quindi poco costose) e di arrotondare il bottino.

In Giappone ho visto qualche volta squadre di tecnici biancovestiti, come dei medici, affaccendati intorno a macchine in difficoltà. Interventi tempestivi, per evitare il caos, visti i fiumi di gente che a grande velocità passano nei sotterranei delle metropolitane. Fermarsi un secondo a guardare il soffitto sarebbe da sconsiderati: produrrebbe un tamponamento tra pedoni, che solo gli automobilisti italiani sulle autostrade padane in inverno possono figurarsi. Per questo i giapponesi non possono permettersi una macchina guasta.

Le macchine si sa possono essere più o meno intelligenti e le prime certamente costano più delle seconde. Impressionante la capacità delle biglietterie automatiche di Tokyo nel riconoscere le banconote, in qualunque modo inserite, anche appallottolate.
Immaginabile l

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   2 commenti     di: carlo biagioli


[Senza titolo]

Ecco che riprende il collegamento in diretta in tutto il formichiere metropolitano, nel quartiere di Terra Fangosa. Formica padre cerca di sintonizzarsi meglio sul canale ed è in febbrile attesa delle dichiarazioni sulle misure al vaglio del consiglio dei super formichoni ingannoni, dalla capitale.
La capitale è nella città Monti. Anche li si è sentito l'ululare del lupo, il passo dei formichieri, nonchè il solito traffico cittadino umano che contina a creare problmi di stabilità sismica al formichiere quartiere dove si insieda di solito in il Parlamento composto dalla tana del Senato, e della Camere.
Ogni cinque minuti nell'arco di un giorno si sono riuniti il nuovo governo e il capitan formica contabile Mollicone, che dopo un giro di consultazioni brevi ma necessarie e straordinarie, dopo gli incontri con le formiche ricerca molliche, le formiche rappresentanti i pensionati, le formiche resistenti al metallo, le metal formiche, e tutte le altre parti sociali, stà per esporre in conferenza stampa, le nuove misure che il governo formica sotto una bandiera unita, dovrà applicare per la grave carenza di molliche che si è venuta a creare negli ultimi anni. Bene primario di sussitenza, per tutte le formiche della nazione.


Mollicone è una formica tecnica, legata all'establishment europeo del controllo di tutte le molliche d'europa, e ha soppiantato, con l'accordo politico di tutti i partiti formiche, il precedente governo.
Precedente governo che non riusciva oramai a venire a capo, della crisi che lui, e i precedenti governi avevano creato, dovuta soprattutto a tre principali fattori: che i rappresentanti del governo eran diventati formiche giganti e non di rado appena passava un formichiere se le magnava in un boccone, e giù ci voleva una nuova nomin, formiche popolari oramai deluse dal governo il cui principale partito era rappresentato da Forza Formiche, ma li aveva ridotti oramai senza una mollica, e le stesse forze di maggioranza di governo che

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   2 commenti     di: Raffaele Arena


C'è qualcosa di più poetico?

Oh! finalmente, anche questa è fatta. questa che? questa cosa che dovrebbe avere un capo, giacchè cosa fatta capo ha, m'hanno insegnato. e se si scopre che il capo è sbagliato? se fosse stato montato alla rovescia? che ne sarà della coda se scoprissi dotati di un certo qual fondamento tutti i miei sospetti?
si smarrirà e bisognerà ricominciare tutto daccapo, ammesso di pescar quello giusto e posizionarlo a dovere.
e io che credevo d'aver letto tutto dei poeti, d'aver ammirato tutte le più belle creazioni della fantasia narrativa, io che per pigrizia di pensiero accettai il gentile invito delle categorie universali e distinte, in ultimo mi smarrii nel parco del luogo comune cascando nella vasca dei dubbi sommersi.
uscendo dall'acqua, quel che mi colpì fu di trovarmi così poco bagnato che non provai sorpresa alcuna nello scoprire altrove nuove e inusitate potenze della capacità creatrice dell'essere umano, anche quando essa appare camuffata dal rigore e dall'apparente assenza di sensibilità.
che dire allora della "Versiera d'Agnesi", che non è una fumante zuppiera di succulenti maccheroni ma una graziosa ed armoniosa collinetta frutto d'un rapporto di variabili quantomai insospettato ai profani; e della "Lemniscata di Bernoulli", che lungi dall'essere l'esotico appellativo d'una pianta tropicale o d'una specie faunistica in pericolo d'estinzione, è solo un simmetrico ingenuo fiocchetto, espressione di concorde uguaglianza; e una "Rosa a re foglie", dite, l'avete mai vista? e una a quattro foglie?
ma non cercatele nei giardini, nè dal fioraio più ben fornito della città, cercatele nei libri di matematica, sì, avete capito bene, quei libri scritti da quelle persone con la testa incastrata nei numeri, quelli che si muovono lungo il rettilineo della logica e che non saprebbero far stillare una lacrima dai loro occhi imprigionati da catene di operazioni inesorabili e arcigne.
la quantità di sentimento poetico necessaria al matema

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