Eh si, è proprio vero, il più grande amico dell'uomo è il cane. Sempre fedele, sempre pronto a difenderlo, sempre agli ordini. Dai, ammettilo, di che ti piace vedermi scodinzolare quando mi chiami, o quando stiamo per uscire, o ancora quando mi accarezzi. Anche quando sto accucciato vicino a te. Vuoi comandare e farti ubbidire. Sempre! Anche quando mi rimproveri, chino il capo, ti guardo timidetto e ti resto vicina. Anche quando non ho fatto nulla e sei tu ad essere lunatica. E poi mi tratti come fratello, figlio, amante (ti piace farti leccare dalla mia lingua lunga umida e liscia). E sopporto pazientemente tutte le tue attenzioni. E i tuoi eccessi di attenzioni. Mi mostri alle tue amiche, parli dei miei pregi e soprattutto delle mie imperfezioni. Sono un po' sovrappeso e mi hai messo a dieta. Quando mi hai preso ero magrolino e mi hai portato dal dottore per una cura ricostituente. Le tue amiche mi sorridono, scodinzolo, fo' gli occhi languidi, cerco di rubare una carezza e tu pronta a tirarmi via. Non vuoi che mi avvicini a loro, nonostante tutto sei gelosa. Mi dici: seduto, in piedi, andiamo, e io sempre pronto a scattare. Guardo le tue amiche, scodinzolo e trotto dietro a te. Se c'è un cane grosso, mi tieni lontano e con una mano gli gratti la testa in segno di amicizia. A lui. Se c'è uno più piccolo, mi tieni lontano, lo prendi in braccio e lo stringi al tuo seno. A lui. Ma io sono sempre fedele. E poi mi chiami con tutti quei nomignoli. E io ti corro sempre in contro.
Solo che io non sono un cane. Prenditene uno, se vuoi trattarlo in questo modo. E la mattina smetti di fare colazione con latte acido e caffè di cicoria! Per non parlare dello yogurt magro, pieno di fermenti lattici vivi, delle 10, delle 13, del pomeriggio e della zucchina lessa della sera.
Beh! Finalmente soli. Io e te. Di fronte alla nostra essenziale nudità. Come tante volte fino a qualche mese fa.
Mi affascina ancora e sempre la tua silhouette slanciata, il candore che ti avvolge, il groviglio che hai dentro.
Mi rapisce ogni volta la tua leggerezza,. il tuo odore, il sapore di te sulle mie labbra, morbido e amaro.
Mi hai tradito più volte, forse sempre. Anche quando pensavo che in fondo “ti stavi consumando” per me. Ma a quale prezzo? Prima o poi ti saresti portata via tutto, l’hai già fatto con tanti tradendo anche loro.
In tanti ne hanno fatto una malattia. A qualcuno hai portato via pezzi di cuore senza che a te, poi, importasse qualcosa sul serio: non sbaglia chi dice che in fondo tu e quelle come te altro non siete che vacue lucciole, tutte fumo e niente arrosto.
Eppure il desiderio di te è sempre misteriosamente forte, dannatamente presente soprattutto quando non ci sei. Mi basta sentire il profumo di te nell’aria per cominciare ad impazzire: sei stata e rimani il mio assillo perenne. La pena di tutti i miei giorni.
Persino la tua docilità e la falsa sottomissione con cui ti presenti sono disarmanti:
lo so, se mi va tra un istante basterà poco…una scintilla per accenderti: fai sempre cosi non appena ti metti di lungo.
Quante volte hai soddisfatto la mia ansia in una sola interminabile tirata…? Quante tirate in ore e ore io e te soli o a volte insieme agli altri: spudoratamente passando di labbra in labbra senza neppure il bisogno di esprimere falsa gelosia?! Altri tempi quelli! Ora non ci riuscirei più: con gli altri proprio no. Negli ultimi anni sei stata sempre e solo per me….
Anche perché, lo confesso, ho cominciato a vergognarmi di te della tua nebulosa astrattezza, della tua (diciamocela tutta) sostanziale inconsistenza.
Ricordi? Più volte ti ho presa davanti a mia moglie: sì, è vero: ciò la irritava tanto… quasi le mancasse l’aria…. magari usciva all’aperto, protestando con me ch
Invece di collezionare farfalle,
ognuno di noi potrebbe raggruppare
le persone in psicotipi.
Ne scoprirebbe delle belle.
Alcuni giorni fa, in Francia, mi è capitato di imbattermi, per puro caso, in un documento che fa luce sulla controversa personalità di un noto personaggio politico del secolo scorso.
Testimonianza storica che non manca di quei toni di sfrontata leggerezza che caratterizza il gossip migliore.
Dopo averlo nottetempo tradotto, mi sembra giusto condividerne una sintesi con
gli amanti di questo genere.
Durante il periodo parigino, pare che Bokassa abbia frequentato l'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales ed abbia seguito dei corsi di Psicologia della Personalità. Per mantenersi agli studi, due sere la settimana, si esibiva - nell'intervallo fra il primo e il secondo tempo - alle Folies Bergère.
In testa una luccicante feluca. Al piano il fedele Jongle de Drapeaux. "Les feuilles mortes" il suo cavallo di battaglia.
Tornato in patria tentò il successo vendendo asciugacapelli porta a porta.
Bussando instancabilmente ad ogni tucul, mise insieme un bel gruzzoletto, che gli permise di costruire, dopo qualche anno, due villaggi alle porte di Bobangi:
Boba 1 e Boba 2.
E, successivamente, una ventina di cinema drive - in, sparsi qua e là in tutto il paese.
Cosa mai avrebbe potuto desiderare di più un uomo venuto dal nulla.
Ma il suo ego era più sconfinato del Lago Vittoria, più alto del Kilimangiaro, più assetato del Sahara. E allora, ripresa la carriera militare, decise di dare la scalata al potere.
Eliminati con metodi disinvolti (e con l'appoggio della massoneria africana) i suoi avversari, divenne prima presidente, poi re, ed infine - come molti sapranno- imperatore della Repubblica Centro Africana.
Basso di st
C'era una volta in cui cantavano il sabato come un giorno d'allegra attesa per la festa successiva, in cui riposo e svago erano attività imperanti. Ora in quest'epoca consumistica il sabato è il giorno più stressante, dedicato allo shopping o allo spendere virtuale, nel senso: cammino, guardo e verifico i buchi delle mie tasche vuote. Ma per chi lavora nei centri commerciali è l'incubo settimanale, soprattutto in ambito ristorativo.
Lavoro da diversi mesi in una piadineria/kebab sita proprio dentro un centro commerciale; a volte è fisicamente impegnativo, ma è gratificante il rapporto amichevole e confidenziale che si crea con la clientela abituale, che giorno dopo giorno rifocilliamo.
Il sabato, però, è un mondo a sé stante, perché sembra che i frequentatori di tale giorno fausto(?) soffrano di una sindrome estremamente devastante e contagiosa, la “frettolosite impatiens”, i cui sintomi sono spesso aggravati da complicanze mentali di rincitrullimento acuto.
Ti senti porre le domande più assurde, da mettere in dubbio, a ragione, la capacità della scuola italiana di insegnare la lettura e comprensione della nostra lingua e di un semplice elenco di ingredienti: non parlo di frasi con soggetto, verbo e complemento... non voglio mica la luna!
Qualche esempio? Vi servo subito.
“Scusa, ma fai piadine e kebab?” informo che abbiamo un'insegna di quasi due metri e una scritta alla parete alle nostre spalle che declamano a caratteri cubitali la nostra produzione.
“Ciao, senti mi fai una piadina normale?” “Con cosa?” “Bhò, non so.. normale.” non elenco tutti i gusti e le possibili variazioni, ho pietà per i lettori a dieta perenne.
“Fammi un'insalata con il pesce.”, alle volte sono sbrigativi, saltano i convenevoli della buona educazione, che prevederebbe almeno un “Ciao”
Tu rispondi:”Vuoi l'insalata mare, con tonno e gamberetti?”
“No, voglio quella con il pesce.”
“Appunto, l'insalata mare- è sempre bene p
Io sono un nodo di "Subdialog", ho orari di apertura h24, non riposo i festivi e presento condizioni di "IF" sul traffico femminile: il "gold" atterra "live e senza attesa" sulla "vag" del mio cellulare skillato appositamente su tutte le "code" territoriali e nazionali (trasferte comprese!), per il "silver" invoco "men... u dinamici" ("sms", "email", "tts", "tracce" e "sonde" e "variabili"), mentre, sulle restanti condizioni "else", inserisco "loop" o "jump", in modo che continuino a cercarmi. È sempre un "risk management" quando la chiamata proviene da una donna sposata e con "aging" elevato: il flusso di richieste aumenta vertiginosamente ma non potendo degradare il mio storico "Tasso di Abbandono" e i miei "livelli di servizio", tengo duro!!! Prima di incrementare un bacio per il conteggio s"M"a"C"k, verifico sempre se (lei... La chiamata... La cliente!!!) presenta "disservizi", "richieste" in corso o flag (figli) attivi, poi me ne prendo cura. È raro che non riesca a gestirla, evito sempre il "drop". Ho capito: la mia vita e' un "Interactive Voice Response", la massima soddisfazione per me sara' sempre la voce della mia signorina, per questo continuo ad instradarmi... È un'emozione vedere che "Rome wasn't built in a day" e che l'abbiamo costruita tutti insieme... Ogni giorno, come in amore, con entusiasmo e passione, "quanto più efficacemente l'esperienza
coinvolgera' i cinque sensi, tanto più memorabile sara'!!!"Visualizza altro
Pressato da più parti a dover forzatamente scrivere qualcosa sull'unità d'Italia di cui l'anno prossimo ricorre il centocinquantenario, dopo strenua resistenza, per quieto vivere, ho dovuto capitolare. Sì, mi sono arreso ma a modo mio, ovverosia di scrivere sull'argomento tutto ciò che mi passa per la testa, che possa infine piacere o no agl'incauti committenti.
Così, prima d'iniziare a battere sui tasti mi sono documentato un po' sulla situazione peninsulare relativa al periodo tra la fine della joint venture napoleonica e le rocambolesche vicende che portarono alla unificazione italiana.
Ciò che risalta subito è la totale diversità che contraddistingue le contrade italiane da nord a sud della penisola. I comuni denominatori sono davvero pochi poiché cultura, sistemi amministrativi, usi, costumi, lingua parlata, più che unire dividono la popolazione del tempo, perciò gli unici elementi in comune sono la religione cattolica, la lingua ufficiale (ma non del tutto) e la miseria della popolazione, tradotta in lingua parlata: la fame.
Religione e miseria sono ovviamente estranei al processo che si scatena dopo Napoleone, periodo nel quale anche le scintille repubblicane covate in precedenza dalla brace della rivoluzione francese, sono del tutto sopite, perciò resta un solo elemento fondativo: la lingua.
Non c'è dubbio che l'intera penisola è un crogiuolo di etnie ognuna con un linguaggio parlato diverso l'uno dall'altro, i cosiddetti dialetti costituiscono la vera lingua italiana dove ad esempio un calabrese per intendersi con un bergamasco può riuscirci solo con la mimica, se aprono bocca avranno il sospetto che l'altro parli arabo.
La lingua ufficiale però è altra cosa. Dal latino in poi la lingua scritta si è evoluta fino a diventare quasi unica per tutti. Sebbene i maggiorenti del Paese, a partire da re e principi, parlino il loro dialetto tutto ciò che viene scritto è in italiano per i laici e in latino per i clericali.
Se prendiamo ad e
Accidenti a me! È successo un'altra volta. Che stupida! ... pazza, pazza, pazza!!! e ora come faccio a tirarmi fuori da questo impiccio? Non troverò mai il coraggio di farlo. Un colpo secco... solo il pensiero mi dà i brividi, ma non posso nemmeno restare così.
Pensare che avevo già un appuntamento, ma lui no... non poteva aspettare!
Me l'ha detto solo un giorno prima, non mi ha dato il tempo... bastardo!
Da quindici giorni fa un caldo spaventoso, un caldo scoppiato all'improvviso, un caldo che farebbe morire dal caldo anche un beduino abituato a prendere il sole nel deserto del Sahara all'ora di punta, un caldo che grida vendetta, un caldo che non perdona! ... un caldo che sveste tutti, anche le lumache dal guscio... tutti tranne me!
E lui? ... Lui si è mai chiesto perché? La risposta a questa ancestrale domanda è una sola: lui non se l'è chiesto, punto e basta! Avevo già l'appuntamento, esattamente tra due giorni, alle 15: 45 di un sabato che sarebbe stato sicuramente rovente. Avevo resistito oltre ogni limite all'afa stressante e mi ero predisposta psicologicamente alla sofferenza... ero quasi giunta al giorno in cui mi sarei sottratta al giogo crudele, a quel sabato che aspettavo da una settimana... e lui che fa????
Solo un giorno! ... solo un altro stramaledettissimo giorno poteva aspettare!?!?
È tutta colpa sua se adesso mi trovo in questo stato, senza poter chiedere aiuto a nessuno, chiusa nella mia camera in balia della disperazione più nera.
"In costume da bagno" dice. La fa facile lui! ... è semplice dire " in costume da bagno". Ma quello che succede prima lo ha mai preso in considerazione???
Si è mai chiesto il signorino come mai la sottoscritta indossasse sempre dei caldi pantaloni invece di una fresca gonnellina?? o di un leggiadro vestitino?? o semplicemente di un paio di mutande?? invece di stare lì a sudare nel suo caldo e seducente jeans??? ... no, lui non se l'è mai chiesto!
Certo avrei potuto declinare l'invito " h
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