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Racconti di ironia e satira

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Sangue

La scena più raccappricciante che abbia mai visto.
Giuro.

È lì davanti a me.
Sdraiato sul letto ancora tutto vestito.
Trapunta buttata per terra.
E quel sangue.
Su tutta la bocca.
Su tutto il naso.
Anche la barba ne è piena.
Per non parlare della maglietta.
La macchia sul petto ormai secca emana un odore acre da far vomitare.
Che puzza.
E pensare che l'avevo avvertito.

Ha aperto gli occhi.
Un colpo di tosse.
E continuo a guardarlo.
Strabuzza gli occhi e muove le dita come per riattivarle dopo secoli di riposo.
Si alza.
Io continuo a guardarlo.
Cammina trascinandosi e solo ora sento anche un fetido odore di rhum.
Chissà che diavolo avrà combinato ieri sera.
Stanotte?
Non ci penso nemmeno.
Il suo volto senza espressione continua a fissarmi.
Ma nessun brivido.
Adesso è a un metro da me.
Tende un braccio.
Dio che puzza.
Apre la porta del bagno.
Ci entra.
Si sciacqua la faccia con litri di acqua.
Si toglie la maglia e la getta ai miei piedi.
«Dalle fuoco» mi fa.
La ceramica del lavandino è ormai sporca del suo sangue.
La fatica con cui si toglie il sangue di dosso mi fa capire che è sul suo viso da chissà quante ore.
Gocce di sangue su tutto il pavimento.
Si rimira allo specchio tutto attento.
Si asciuga e l'asciugamano è ormai da buttare.
È soddisfatto.
Il suo volto può finalmente assumere espressioni.
Si gira con un ghigno dei suoi.
«Una sbronza che non ne hai idea ieri sera. »
«Immagino» gli rispondo.
«La prossima volta che succede, non addormentarti. Hai visto che casino? »
«Hai ragione scusa. Pulisco io. »
«Ovviamente» gli rispondo.

L'attacco di epistassi più forte della storia delle epistassi.
Giuro.

   9 commenti     di: Guido Ingenito


LeoIt Big Bang 2006

(Un testo a metà tra prosa e sceneggiatura)





Personaggi

V - Voce fuori campo: una voce pulita e squillante, dalla dizione perfetta e capace di infiammare animi come solo un vero leader politico o un venditore saprebbe fare.

P - Paul : un giovane modello dal fisico scultoreo, palestrato e perfetto nella sua fisionomia a parte per quello strano pearcing ai denti volgarmente noto come “apparecchio odontotecnico”

S - Svetlana : una graziosa e disinibita modella russa che non biascica una parola di italiano ma che di certo, con il suo bikini, non sfigura in una pubblicità di prim’ordine coma la nostra


Ambientazione

Una casa qualunque, quella che una persona media può permettersi di questi tempi…immensa, luminosa e moderna, con vista su di un mare infinitamente blu…un giardino verde in cui corrono libere mandrie di gnu e di antilopi….



Lo spot

Paul e Svetlana : salgono le scale complici e felici nella loro recitazione. Stanno rincasando dopo una piacevole cenetta trascorsa al ristorante. Paul parla alla ragazza mentre quest’ultima sorride e continua a ricambiare i suoi sguardi, visibilmente attratta dal ragazzo e disposta ad entrare nel suo umile appartamentino di 8000 metri quadri.
[Osservandola attentamente, può nascere il sospetto che non stia capendo nulla di quello che il ragazzo le sta dicendo… ma tutto ciò non deve importarvi visto che l’audio non è ?" né sarà - molto chiaro e la telecamera provvederà a soffermarsi abbondantemente e lascivamente sulle forme della modella che, casualmente, indossa solo un mini bikini]

Voce fuori campo : Hai finalmente convinto la tua timida vicina di casa ad uscire con te e dopo una piacevole serata al ristorante stai per farla entrare a casa tua?

P osserva in telecamera annuendo già pregustando il piacere per ciò che ha intenzione di fare con la ragazza…

V : Stai già pregustando il piacere di condividere con lei la visione di un rarissimo documentario

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Saggezza di madre

La mamma, rivolgendosi al figlio di 8 anni:
- Cosa stai facendo?
- Sto aggiungendo delle foto al mio sito web.
- Ecco, lo sapevo! Da quando quel disgraziato di tuo padre ti ha insegnato a fare le pagine web, tu passi tutto il tempo davanti al computer. Guarda che ti fa male troppo computer. Queste sono cose per adulti. Adesso smettila, siediti sul divano e guarda un po' la TV.



Come sono belle le strade delle nostre città

Che belle le strade hanno le nostre città!!!
Le guardi mentre ci passeggi e ti domandi…
‘Perché non me ne sono rimasta a casa???’.

La prima cosa che salta al’occhio sono le buche. Ti accorgi sempre troppo tardi che hai beccato una buca nell’asfalto. Te ne accorgi perché quando ci passi sopra con la tua auto sbatti la testa contro il tettuccio, sballonzolando come una molla rotta.
Allora decidi di goderti una rilassante passeggiata.
Guardi le strisce pedonali dipinte a terra. Colate, sbiadite o sporche dei chew gum masticati e sputati.
Fai qualche passo sul marciapiede e senti una puzza di pipì, fatta da qualcuno la sera prima. Ti penetra nelle narici provocandoti la nausea. Per fortuna il sole mattutino l’ha asciugata, ma resta l’alone sull’asfalto.
Poco più in là delle persone aumentano il passo come se stessero facendo un maratona.
C’è sicuramente qualcosa che non va!!!
Arrivi al punto cruciale e il tuo sguardo cade su… del vomito.
“Sarà stato quello che poco più giù ha fatto pipì????”
Non lo vorresti pensare, ma purtroppo ti viene alla mente.
Cammini e cammini, districandoti abilmente, come in un slalom da rally, tra carte, cartine, cartacce, lattine, gomme, patatine mangiate e sputate, gelati, carrozzine usate come speroniera…
Aiutooooooooooooooo…..
Decidi di tornatene alla macchina e rifai la strada a ritroso.
Torni nei pressi di quella buca nell’asfalto che ti ha fatto sbattere la testa e noti che è piena d’acqua… Si perché queste buche nelle strade delle nostre città, non si asciugano mai!
Ti guardi a destra a sinistra mentre ti avvicini e appena sei nei suoi pressi…
Arriva tutta sparata un’auto che ti spruzza d’acqua sporca e di chissà cosa, proprio mentre stai passando.
Ti tornando alla mente il vomito e la pipì ed allora diventi uno di quei folli che parlano da soli mentre camminano.
Ti rimetti in auto, te ne vuoi tornare a casa e decidi, intelligente, di fare quella stradina do

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Guardie e ladri

Il mio primo tentativo di sconfiggere la 'sindrome da pagina vuota' che affligge lo scrittore, fu quello di estrarre dieci vocaboli in maniera casuale dal vocabolario e cercare di unirli in una costruzione di prosa plausibile ( 'Mi scappa da scrivere').
Avendo ottenuto un ottimo risultato, nel secondo esperimento ( 'Quando il gioco si fa duro...') complicai un po' le cose estraendo 5 vocaboli per la trama, 5 per il personaggio numero 1, 5 per il numero 2 e 1 vocabolo jolly. Anche questo tentativo mi venne bene.
La terza prova ('il racconto rubato') fu quella di creare un racconto scorrevole e di senso compiuto utilizzando e incastrando fra loro pezzi di frasi e interi periodi tratti da tre romanzi famosi differenti.
Ora, avendo voglia di scrivere un racconto e trovandomi a corto di idee, mi sento pronto per una nuova sfida. Vorrei utilizzare ancora il vocabolario immaginando un'ambientazione classica da guardie e ladri o da criminale e poliziotto. Estrarrò 10 vocaboli per chi fugge e 5 per chi insegue ( diamogli un po' di vantaggio...). Chi fugge ne userà 2 chi segue 1 fino a matematico esaurimento.
Inoltre e per primi, estrarrò 3 vocaboli jolly da utilizzare in qualsiasi momento e 1 vocabolo ' colpo di scena' da usarsi obbligatoriamente alla fine del racconto.
La regola come al solito rimane sempre la stessa:mai scartare un vocabolo. Se esso risultasse astruso e all'apparenza impossibile da collegare agli altri, lo si può tenere in sospeso fino a quando non si riesca a trovare un collegamento.
Iniziamo:



VOCABOLI JOLLY:

CANFOSOLFONICO: Agg. (pl. m. -ci). Acido derivato dalla canfora e contenente il gruppo solfonico; è dotato di proprietà terapeutiche simili a quelle della canfora.

GRAVIDISMO: s. m. L'insieme dei sintomi che accompagnano la gravidanza.

RADIANTE: agg. 1. Che emette energia ( luminosa o calorica) per irraggiamento. Corpo riscaldante costituito da un serpentino piano a grande sviluppo, attraversa

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   6 commenti     di: matteo lorenzi


Storia breve di un paio di scarpe

Il viaggio era cominciato dalle parti della piccola città, sul fiume. Sapevamo che sarebbe stato difficile, ma nessuno pensava che così pochi di noi ce l’avrebbero fatta. I primi a lasciare la compagnia furono i tacchi. Arrivati al primo avamposto, senza dire né a né ba, s’alzarono l’un l’altro (vale a dire alzarono i tacchi) e chi li vide più. Di certo se se ne andarono, significa che si portavano dentro un grosso peso. Fu in ogni caso un peccato perderli così: erano pur sempre persone di un certo spessore.
A seguire il loro esempio, dopo molti chilometri, furono le suole. Tuttavia la loro dipartita fu salutata da molti con un certo sollievo. Infatti, manifestavano (e devo dire, con insolita costanza, per delle personalità così piatte) una forte tendenza a calpestare l’altrui parere o volontà. Ad ogni modo al loro allontanarsi, l’atmosfera tra i membri di quest’inedita spedizione, sembrò farsi molto più distesa.
Dico sembrò, perché purtroppo gli eventi dovevano volgere al peggio nel giro di qualche ora. Il repentino abbandono delle suole permise ad altri di mettersi in mostra, anche se sotto una cattiva luce. Le suolette (questa la loro identità), della cui presenza quasi nessuno si era accorto, cominciarono in breve ad ottenere l’attenzione generale. Ma questo solo a cagione delle querule lamentele che a ritmo incessante essi volgevano ora ad uno, ora ad un altro, tutte di questo tipo:
“Rallentiamo, il terreno è troppo accidentato, usciranno delle vesciche” oppure:
“C’è troppo umidità, poco poco stasera ci avremo di quei reumatismi…” e così via.
Poi quando ti offri di aiutarli, ti guardano con aria schifata e ti rispondono:
“Allontani quelle manacce sozze! Ce la caviamo benissimo da suole.”
C’è poco da meravigliarsi, questi tipi dell’interno, leccapiedi patentati, vivono con la puzza sotto al naso. Ma, com’era prevedibile, non resistettero che poco, pochissimo tempo in quella situazione avversa.

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   14 commenti     di: paolo mongillo


Nǐ hǎo

Smilzo, magro, anzi magrissimi sia lui che la moglie, e allora come si spiega quello strano fenomeno?
I due cinesi gestiscono un ristorante sulla via del passeggio turistico.
Tutto il giorno vivono lì tra gli involtini primavera, il riso, il bar ed il locale di fronte che hanno rilevato e dato in gestione, con diversi dipendenti di ogni razza e colore in un naturale melting pot che anticipa il futuro.
Il fenomeno che non si spiega sono i due figli della coppia.
I loro occhi sono fessura e il viso tirato a brutto.
Enormi. A dieci anni hanno già raggiunto il peso dei loro genitori, sempre con qualcosa in mano da mangiare.
Non c'è genetica che tenga, l'atavica magrezza genitoriale è stata sconfitta a vantaggio della opulenza e del cibo consumato ad ogni ora davanti alla enorme TV.
Darwin risale ormai in disordine, incalzato da Lamark, le valli che aveva disceso con la tracotante superbia della sua teoria.
"L'uomo è quel che mangia!"

Ed anche Karl se la ride!




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