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Racconti di ironia e satira

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Io e la mia barba

Molto spesso una folta chioma diventa il modo di presentarsi al prossimo. Una pettinatura diversa, il vezzo di un ciuffo scomposto, l'accorciamento del taglio attribuiscono ad un uomo un segno di distinzione e qualche volta coadiuvano l'inizio di un cambiamento. Un nuovo look diventa esigenza per iniziare a vivere una nuova vita con l'auspicio di un buon proposito. Quante volte abbiamo detto: da oggi voglio cambiare! Sarò un uomo nuovo e la nuova acconciatura ci aiuta a perseverare nel proposito, a darci lo stimolo per ricordare di aver ricominciato e ci sostiene per non ricadere nei vizi che non ci piacciono.
Per me è differente, sono calvo, e quindi dirigo queste attenzioni alla mia barba.
Io e la mia barba stiamo bene insieme. Lei mi sopporta in silenzio e nel momento del bisogno si lascia accarezzare. Carezzarsi la barba, ti fa sentire meglio, ti fa pensare, ti fa prendere tempo e ti aiuta ad essere un uomo migliore. Ovviamente per un calvo è molto difficile crearsi un nuovo look, ed allora il pensiero ricade inesorabilmente alla cura della barba, baffo più lungo, baffo raso, linea sagomata, barba arruffata per i periodi di ferie e di ozio. È un'amica fedele, anche quando decidi di rasarla del tutto... lei ritorna... sempre... è una sicurezza... ed ogni volta ti sembra migliore. E se si riesce ad interpretarla ti porta con i piedi per terra... il suo colore inesorabilmente giorno dopo giorno diventa più bianco e ti ricorda che non sei più un ragazzino... tutti i giorni purtroppo!
Questa notte dopo essermi assopito per un paio di ore, gli occhi si sono aperti con decisione e nell'oscurità silenziosa notturna ho cominciato a pensare. Ho notato in molte occasioni che svegliandoti nel corso della notte ed un pensiero ti assale, devi dargli una risposta, devi prendere una decisione o quanto meno devi risponderti alla meno peggio sul da farsi del mattino seguente, altrimenti... addio sonno... non c'è verso... l'angoscia ti assale e di dormire no

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LE NOTEVOLI AVVENTURE DI TROMBETTINA E DI TALE SIGISMUNDO, DETTO RODOLFO.

Finalmente c’era arrivata. Era l’idea. La strapensata del millennio. Tutte l’avrebbero ringraziata per averci pensato. Ne era certa. Così trionfava Trombettina mentre si preparava da circa due giorni per uscire quel sabato sera. Nel frattempo Sigismundo, detto Rodolfo, congelava in magliettina a maniche corte e bermuda ( che fa fico una cifra!!! ) il 3 dicembre aspettando la sua regal consorte. Il sabato era così passato e la settimana seguente, quando Trombetttina si degnò di affacciarsi per avvisare Rodolfigno, come lei chiamava il suo boy, di essere quasi pronta, lo trovò semiibernato, così decise di scongelarlo nel microonde. Il quasi pronta di Trombettina era pari circa al nono grado della scala De Paolis che misurava il ritardo con cui una ragazza riusciva a prepararsi rispetto al valor medio della vita di un triceratopo. Più o meno mancavano circa tre ere geologiche.
Passate le ere, grazie ad un distorsore temporale ( come credete che le vostre ragazze siano pronte in meno di due anni?! ) ( menti innocenti ), ed arrostito per bene il pollo Rodolfo, si era pronti per la regal passeggiata che comprendeva visita alle proprietà immobiliari del centro città, aperitivo dal costo medio ad personam di non meno di 150 euro, cena nel nuovissimo ( infatti doveva ancora aprire ) ristorantino neozelandese paleogiapponese cityurbanizzato dalla cucina semi futuristica ma medioevalmente raffinata. Tutto era pronto. I pistoni laccati d’oro dell’auto vincitrice di tre Ducati Race fendevano la barriera del suono ma nulla si mosse. Erano appena cominciati i saldi. Un divo non si mescola ai comuni mortali, figurarsi Trombettina e Rodolfigno, che al solo pensiero dei saldi furono colti da vomito fulminante. Dopo aver trascorso due mesi al riparo dai saldi, dalle svendite a buon mercato, dalle offerte, dai voli low cost e dai conigli pasquali, Trombettina e Rodolfo si apprestavano a tenere conciliabolo con una ristretta cerchia di amicissimi troppo specia

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Il giorno delle elezioni

Cari telespettatori, è giunta l’ora che voi esercitate il vostro diritto di voto.
Vi abbiamo educato, coccolato, rinfrancato. Ora che nulla può più smuovere le vostre idee, le vostre opinioni, ora che vi riteniamo abbastanza forti nelle vostre certezze siete finalmente pronti per la prova delle urne.
Andate e votate.

Mi svegliai di soprassalto con queste parole che mi ronzavano in testa.
Avevo decisamente digerito male, forse i due toast al prosciutto e formaggio, mangiati prima di andare a dormire non avevano conciliato il buon sonno di cui avevo bisogno.
Era il grande giorno, il giorno in cui io valevo come chiunque altro, il giorno in cui non si poteva fare la gita fuori porta perché si doveva votare. Non vedevo l’ora. Ero pronto.
Mi alzai lentamente bestemmiando sul fatto dei toast e sfregandomi lo stomaco ancora ingarbugliato. Pisciai soddisfatto nel mio cesso bianco, centrando un poco l’acqua, un poco le pareti, giochicchiando con la direzione del getto di urina.
Mi lavai le mani, la faccia, mi guardai gli occhi ancora pieni di sonno. Presi rasoio, pennello e sapone e mi feci la barba con particolare attenzione, pelo e contropelo. Mi lavai di nuovo la faccia.
La cucina era piena di quella luce nuova che si vede solo nelle domeniche di primavera, con l’aria tersa dell’inverno appena passato che s’illumina di sole rinato.
Presi la moca da tre, e preparai un buon caffé.
Mentre aspettavo il profumato gorgogliare del caffé mi controllavo con la mano la faccia per verificare che la barba fosse veramente a posto. Lo era.
Mi appoggiai alla porta finestra con la tazza di caffé e guardai fuori. La città e il suo traffico modesto da domenica mattina era bella e pigra, bella davvero.
Mi lavai i denti con particolare attenzione, mi vestii decentemente, e uscii per andare a votare.
Presi il giornale all’edicola all’angolo.
- Va a votare?- chiese l’edicolante.
- Certo.- risposi sorridendo.
L’edicolante mi sorrise di rimando.

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   4 commenti     di: Umberto Briacco


Quando la giustizia funzionava

In nome di Sua Maestà Vittorio Emanuele III per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re d'Italia il Pretore del mandamento di Montepiano nell'udienza del 20 aprile 1932 ha pronunciato la seguente sentenza nella causa di azione privata

C o n t r o

1) CASTELLI ANTONIO fu Giovanni di anni 40
2) CASTELLI SEBASTIANO fu Giovanni di anni 42
3) MORETTI GIUSEPPE fu Francesco di anni 68
4) RIENZI MATILDE fu Antonio di anni 65
Tutti di Montepiano

i m p u t a t i


Il 1° uccisione di un gallo senza necessità - lesioni senza conseguenze (schiaffo) - ingiurie verbali - in pregiudizio di RIENZI Matilde.
Il 1° anche di lesioni personali volontarie prodotte con colpo di sasso e guarite nel decimo giorno in danno di MORETTI Giuseppe.
Il 2° di complicità nel reato di lesioni commesso dal primo
Il 3° di lesioni senza conseguenze (pugni) in danno del secondo
La 4^ di complicità nel reato di lesioni commesso dal terzo.
In Montepiano il 15 gennaio 1932

In esito all'odierno dibattimento - sentite le conclusioni di parti civili - inteso il P. M. nella sua requisitoria - Osserva in Fatto e Diritto -

Addì 4 marzo 1932 CASTELLI Sebastiano, esponendo che mentre si trovava nella sua casa, avendo udito delle grida ed essendo accorso per sedare la questione vide il MORETTI con la moglie RIENZI Matilde che si azzuffavano col fratello di esso CASTELLI a nome Antonio; che alla sua vista il MORETTI si scagliò contro colpendolo con pugni e lacerandogli una giacca, aiutato in ciò dalla moglie RIENZI Matilde.

Tutto ciò narrato. Sporto querela a carico dei coniugi MORETTI i quali furono rinviati al giudizio di questo Pretore per rispondere dei reati loro ascritti in epigrafe.

Addì 1 marzo i coniugi MORETTI, esponendo che CASTELLI Antonio senza alcuna necessità gli aveva ucciso un gallo e che chiestogli conto del perché dell

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   6 commenti     di: Michele Rotunno


Una tranquilla partita di Calcetto!

Eccoli arrivano in ordine sparso!
Borsoni neri, blu, colorati all’ultima moda sportiva del testimonial del momento spiccano tra le loro mani. Portati tipo ventiquattrore o sulle spalle mentre si gasano vedendo il praticello del campetto più vicino, mal tenuto, pieno di buche, sognando, ma mai paragonandolo, a quello degli stadi dei calciatori di seria A.
Il rituale nello spogliatoio; parastinchi stretti fino a far bloccare il sangue nelle ginocchia. Pantaloncini che sembravano mutandoni. Magliette con i nomi ed i colori della squadra del cuore o meglio ancora di quello più noto nell’anno in corso.
A bordo campo si vedono coloro che, prendendola proprio a cuore, iniziano a fare stretching, cosi osano definire quei due saltelli che gli provocavano palpitazioni ed affanno da persone in vero “fuori allentamento” che non sanno cosa sia l’attività sportiva, se non per nome e teoria.
I più amabili da guardare e compatire sono quelli che facendo un giro attorno al campetto di 5 metri per 4, s’appoggiavano alla rete di recinzione con la lingua di fuori, la mano sul cuore pronto ad esplodere che dice: - ma perché me fai questo? E l’invisibile sudore che si asciugano, esistente solo nella loro fantasia per far vedere quanto si sono sforzati.
Eccoli scendono in campo!!!
Atleti di normale ed umani sembianze.
Panzotte belle morbide che ballano tremolanti ad ogni passo e ginocchia cedere ad uno o due minuti di corsa avanti indietro. Magrissimi come manici di scopa che si fanno scappare la palla passata dal compagno che bestemmiando sbatte i piedi per terra, lamentandosi di un passaggio perfetto.
Palla in campo, tirata dall’arbitro di turno munito di fischietto che suona solo al via, per il resto della partita nessuno sente e tantomeno rispetta. Qualcuno distratto a riprendere fiato, sentendo fischiare alza lo sguardo aspettando di vedere qualche stormo di uccelli.
Telecronaca diretta.
- Benvenutiiiii!
Iniziò. Palla al centro campo. I portieri di

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Nella testa di un ragazzo

Io sono un nodo di "Subdialog", ho orari di apertura h24, non riposo i festivi e presento condizioni di "IF" sul traffico femminile: il "gold" atterra "live e senza attesa" sulla "vag" del mio cellulare skillato appositamente su tutte le "code" territoriali e nazionali (trasferte comprese!), per il "silver" invoco "men... u dinamici" ("sms", "email", "tts", "tracce" e "sonde" e "variabili"), mentre, sulle restanti condizioni "else", inserisco "loop" o "jump", in modo che continuino a cercarmi. È sempre un "risk management" quando la chiamata proviene da una donna sposata e con "aging" elevato: il flusso di richieste aumenta vertiginosamente ma non potendo degradare il mio storico "Tasso di Abbandono" e i miei "livelli di servizio", tengo duro!!! Prima di incrementare un bacio per il conteggio s"M"a"C"k, verifico sempre se (lei... La chiamata... La cliente!!!) presenta "disservizi", "richieste" in corso o flag (figli) attivi, poi me ne prendo cura. È raro che non riesca a gestirla, evito sempre il "drop". Ho capito: la mia vita e' un "Interactive Voice Response", la massima soddisfazione per me sara' sempre la voce della mia signorina, per questo continuo ad instradarmi... È un'emozione vedere che "Rome wasn't built in a day" e che l'abbiamo costruita tutti insieme... Ogni giorno, come in amore, con entusiasmo e passione, "quanto più efficacemente l'esperienza
coinvolgera' i cinque sensi, tanto più memorabile sara'!!!"Visualizza altro

   1 commenti     di: lara qua


Del progresso e dei suoi tormenti

Da "La Sentinella democratica", per gentile sua concessione, riproduciamo il seguente editoriale:

Del progresso e dei suoi tormenti

L'opinione pubblica progressista è lacerata. Li vedi, i cittadini della Costituzione più bella del mondo e con l'immancabile Repubblica sotto il braccio, brancolare incerti per strada, nei corridoi, nel chiuso dei loro uffici. Ad un esame superficiale, potresti dire che il loro sguardo sia quello solito, forse un po' più pensoso e riflessivo ma, tutto sommato, quello solito. Un'indagine più accurata, però, rivelerebbe che le rughe che solcano quei visi non sono l'encomiabile lascito del tormento civico, l'ammirevole espressione del diuturno assillo per le sorti del Paese bensì il frutto di un disorientamento terrorizzante.
Qualche giorno fa la Rep., forse con colpevole leggerezza, ha sbattuto in prima pagina l'ennesima, tristissima vicenda di violenza sessuale nei confronti di una donna. Collaboratrice domestica e nicaraguense, per l'esattezza. La notizia era corredata dagli usuali lai circa la disgregazione delle tradizionali "agenzie socializzanti" imbriglianti la ferina aggressività maschile, disgregazione aggravata dalla riprovevole disattenzione della classe dirigente e dall'ottusa politica dei tagli alla spesa pubblica.
Il giorno dopo, però, sono sorte delle complicazioni.
Si è venuto infatti a sapere che l'accusato, che respinge sdegnato ogni addebito, è gay e non ha mai fatto mistero del suo orientamento sessuale, come confermano amici, parenti e conoscenti.
Una prima inquietudine, così, ha iniziato a serpeggiane nell'animo del cittadino progressista, politicamente, manco a dirlo, correttissimo. A chi credere? Alla donna o al gay?
Per fortuna e prontamente è intervenuta nuovamente la Rep. a dettare la linea di condotta. Donna e straniera batte omosessuale ma italiano 2 a 1, per riassumere grossolanamente, chiediamo venia al massimo organo del civismo italico, il senso del profluvio di editoriali sulla spin

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   1 commenti     di: Luca



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