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Racconti di ironia e satira

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Stufo di essere nessuno

Bobbi era stufo, stanco e stufo, veramente stufo, di essere un signor nessuno. Era cresciuto nella sicurezza che un giorno sarebbe diventato qualcuno, che tutti avrebbero conosciuto il suo nome.
Invece niente. Era sempre stato e probabilmente era destinato a essere per sempre una nullità, un loser per dirla con un neologismo inglese del gergo giovanile di oggi.
Bobbi non riusciva a capire se il suo sentirsi una nullità era legato al fatto che era davvero una nullità oppure se quella sensazione avesse ragioni più profondamente legate al suo stato mentale e che quindi non sarebbe mai scomparsa anche se fosse davvero diventato qualcuno.
Per saperlo con certezza sarebbe dovuto diventare qualcuno. Ma come? L’unica cosa che sapeva fare era scrivere ma scrivere lo sanno fare quasi tutti nel mondo occidentale. Farsi strada come scrittore o giornalista, senza essersi mai veramente specializzato, o anche solo applicato, in nessun campo specifico, era solo un’utopia.
Da giovane aveva provato a prendere una scorciatoia: sniffare e spacciare cocaina. La cocaina ti faceva immediatamente sentire al centro del mondo. Un tiro e il mondo si spostava dal suo asse geo-metafisico e si metteva a girare intorno a lui. Tutto e tutti ruotavano intorno a lui perché tutto e tutti quelli che aveva intorno ruotavano intorno alla cocaina.
Era una situazione ideale ma non poteva durare e non durò. Gli diede alla testa in pochi mesi e poi ci si misero anche concorrenti agguerriti, polizia e giudici a rendere tutto più difficile.
In compenso la sensazione di aver irrimediabilmente compromesso un’esistenza normale per sentirsi speciale solo pochi attimi era destinata a durare molto, ma molto, più a lungo.
Ora era lì, seduto alla sua scrivania, che pensava a come convincere qualche direttore di qualche testata a pubblicare qualche suo articolo.
Scriveva di tutto, di ogni cosa, come se fosse l’unico a sapere come gira il mondo: politica, geopolitica, religione,

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   1 commenti     di: davide sher


Un giorno in paradiso

Ma cos'è tutta questa luce? Cos'è questo posto? Quanta nebbia non si vede un tubo!
Ah ecco! Intravedo una porta... anzi è un portone; è socchiuso, spingo timidamente dei pomelli alati che al mio tocco iniziano a svolazzare e PAM! Il portone si spalanca.
"È permesso?"
Di nuovo non si vede un tubo!
"Sì, venga avanti, coraggio non abbia timore."
Al diradarsi improvviso delle nubi appare un uomo seduto ad una scrivania di cristallo; l'uomo è incredibilmente basso, indossa un saio e un paio di sandali stile frate francescano e i suoi piedi dondolanti non toccano per terra.
"Allora..." rivolgendosi a me... "Mi sa dire cosa diavolo... Cosa cavolo ci fa qui? Lo sa, ovviamente, che solo pochissimi possono entrare?"
"Mi dispiace disturbarla ma non so assolutamente dove mi trovo, mi sembra un posto dimenticato da Dio!"
"Beh! Diciamo che solitamente non dimentico nulla, comunque mi presento: sono "l'Altissimo"."
"Mio Dio!" penso..., "quest'uomo gnomico è "l'Altissimo"."
E subito dopo... "Cavolo mi sa che sono morta!"
Tutta la vita mi passa davanti agli occhi, e il mio più grande dubbio esistenziale si staglia, cristallino e atroce, nella mia mente: "Avrò spento il gas???"
"Mi presento anch'io. Piacere, sono..."
"Sì, si lo so! "
"Lei non immagina quante domande vorrei farle ma una in particolare, che mi tormenta, e alla quale non trovo risposta."
"Guardi, se vuole sapere... chi prende l'Inter, dove la porto... ed altre baggianate simili..." La frase di mezzo la dice cantando. Mi sembra di capire che gli piaccia Ligabue...
"No, no per carità, non si tratta di questo."
"Ah si? Sa, credo che rimarrà con il dubbio, ho molti affari urgenti da sbrigare..."
"Si, ma le assicuro che le ruberò solo poco tempo."
"E va bene! Mi dica. "
Proprio in quel momento si affaccia dalla porta un angelo di rara bruttezza con alucce piccolissime e anch'esso sul metro e venti di altezza.
"Signore, Signore, Pietro ha di nuovo perso le chiavi! Un casino, le ha trov

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   16 commenti     di: Bianca Moretti


Il testamento

I tocchi di legno dentro il camino erano umidi ed emanavono un mal odore di muffa, la stanza invasa dal fumo, tutti i parenti; tranne che uno, erano convenuti alla riunione per stabilire certe cosette che il defunto non aveva chiarito per niente nel testamento.
Delia la figlia del morto non aveva mai parlato al fratellastro, nato da una relazione extraconiugale durata venticinque anni, e non uno, comunque Sebastiano non desiderava prolungare questa situazione e faceva il possibile per incontrare lo sguardo della sua sorella, perche' e' cosi' che sempre l'ha considerata, una sorella! Lei era una stronza e pensava solo al testamento, o meglio dire al tesoro che il padre avrebbe presumibilmente lasciato, chissa' in che parti ai parenti. Le facce erano avide di sapere e di arraffare, volti bianchi anche loro cadaverici, avvolti dal fumo di quel camino che non aspira, fumo pestifero, orrendo, maleodorante, solo il notaio sembrava infischiarsene di tanta pestilenza procedendo alla "chiama" degli avvoltoi: Delia Shultz, Sebastiano Shultz, Evelyn Brighiton Shultz, Georg Webb, Sinepro Hendriks, Johnatan Fish, Adeline Shultz, Eva Kant. Tutti risposero presente, solo uno replico' con un secco assente, del resto non tutti erano convenuti a tale riunione, lo avevo sottolineato, e quindi era logico che rispondesse con "assente", non vi e' nulla fuori dalla norma. Lei non si era fatta viva Norma Shultz l'unica erede. Si si!!! Stava scritto sul testamento tutti lo lessero prima di morire asfissiati in quella camera a gas, divenuta tale per colpa di quel maledetto camino. Il notaio dal canto suo racchiuse la sua cartella, dove minuziosamente aveva riposto le carte; se ne ando' con fare professionale come solo i notai sanno fare.

   1 commenti     di: Isaia Kwick


Un contratto davvero impossibile (prima parte)

La nebbia fitta e umida, carica di particelle di pioggia, avvolse in poco tempo l'automobile costringendo l'autista a rallentare l'andatura. Ancora qualche centinaio di metri e la striscia bianca che divide le corsie sparì completamente e l'uomo alla guida fu costretto a procedere costeggiando il ciglio stradale dov'erano ancora ben distinguibili le erbacce cresciute sul limitare dell'asfalto.
"Cristo! Ci mancava solo la nebbia1 arriveremo che sarà giorno, maledizione!" imprecò l'uomo al volante mentre azionava i tergicristalli.
"Pazienza Roberto, non arrabbiarti tanto, ormai restano solo una decina di chilometri. Ritarderemo di qualche minuto, che fretta c'è?" disse la donna al suo fianco.
"Dai papà accelera!" esclamò Mario, il più piccolo dei due bambini seduti sul divano posteriore.
"Non può correre, è pericoloso. Stupido!" ribatté Gino, il fratello maggiore, dandogli una gomitata.
"Ahi, mi hai fatto male, cretino! Ora ti faccio vedere!" rispose questi passando a vie di fatto tirando i capelli al fratello maggiore.
"Lasciami bestia! Mamma Gino mi fa male!" piagnucolò intanto che scalciava. In pochi secondi sul divano si scatenò una bagarre di spintoni e pizzicotti accompagnati da grida e lamenti.
"Basta! Finitela o mi tolgo la cinghia!" esplose Roberto girandosi di scatto verso i due discoli e alzando minaccioso il pugno mentre la vecchia Ford Fiesta dell'89 sbandava leggermente.
"Ragazzi smettetela! Non date fastidio a vostro padre mentre guida. E tu, Roberto, per favore, non distrarti" osservò la donna passando dal rimprovero ai ragazzi al monito al marito.
"È da quando siamo partiti, stamattina, che non hanno fatto che litigare. Ma aspettate che arriviamo a casa e poi vedrete..!" ribadì Roberto come ultima minaccia. "Maledetta nebbia, non si vede un cazzo!" imprecò ancora dopo una pausa.
"Roberto, non dire parolacce davanti ai ragazzi!"
"Già, come se non le conoscessero"
"Questo non è un buon motivo perché tu debba dirle"
"Beh!

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   1 commenti     di: Michele Rotunno


Due storielle

Provengo da un mondo antico e ne serbo la memoria. Nel dopoguerra ('40-'45), quando l'Italia divenne repubblicana, la disputa politica fu piuttosto accesa e durante la campagna elettorale del '48 tra il fronte delle sinistre e la coalizione di centro corsero parole grosse. C'era tuttavia anche una notevole vena ironica che stemperava la contesa. Ricordo una storiella che circolava a quei tempi, attribuibile ai sostenitori della DC e stranamente con una venatura di scurrilità:
Un bel giorno di sole l'onorevole De Gasperi (DC) passeggiando in campagna scorge, seduti ai piedi di un grosso albero, l'onorevole Togliatti (PCI) e l'onorevole Nenni (PSI) intenti a chiacchierare tra loro. Si ferma di fronte ai due e chiede di cosa stessero discutendo. L'onorevole Nenni risponde: "Ci stiamo chiedendo di che sesso sia questo magnifico albero. Io dico che è una femmina, mentre Togliatti asserisce trattarsi di un maschio." Risponde De Gasperi: "Senza alcun dubbio ha ragione Togliatti, si tratta di un maschio." "Come fa ad esserne sicuro?" chiese Nenni. "È facile, lo si capisce dal fatto che ha i coglioni sotto!"
Un'altra storiella risale agli anni '70 e curiosamente sembra adatta anche ai tempi nostri. È riferita all'onorevole Ugo La Malfa (PRI), che fu Ministro del Tesoro nel '73-'74. La Malfa era considerato una specie di Cassandra perché tuonava contro gli sprechi e sosteneva una politica economica rigorosa. Perciò fu messa in circolazione questa storiella:
Il Ministro La Malfa si presenta in Consiglio dei Ministri con la faccia cupa e annuncia: "Onorevoli colleghi, vi debbo dare due brutte notizie! La prima è che se andiamo avanti di questo passo in breve saremo costretti a mangiare merda."
"E la seconda?" chiesero i presenti molto allarmati.
"La seconda brutta notizia è che non ce ne sarà per tutti!"

   1 commenti     di: dino sauro


Italia

Dalla stella al mattino

Cara Italia, dimenticami! Anche oggi è una giornata di merda col suo solito sentore di formaggio affumicato e non saprei nemmeno dire chi mi ha mandato quaggiù! Non sono così infelice da pensare di suicidarmi eppure ci sto pensando.
Tu che fai? Che dici? Nemmeno mi interessa!
Cazzo! Sto pensando di nuovo a te; a questo mondo e modo di essere così estraneo dal mio...
sì, perché io non la penso come te... noi due siamo troppo diversi!
All'epoca delle superiori quei coglioni dei miei vecchi amici non mi hanno calcolato neppure più ... cosa dovrei pensare secondo te? Che mi hanno tradito? O sono forse io il bastardo?
Eccomi. Uno stronzo tra tanti che cerca altri stronzi e spera che una puttana baciandolo lo trasformi in un uomo ricco e potente! Ah, questa non è male! Pensare che il mondo sia una grande stronzata...
Avevo pochissimi anni e moltissimi amici... e... dimenticavo... un mare di merda nel quale ancora non ero affogato!
Eppure penso ancora a te... al tuo modo di essere, Italia; non è molto facile per me capire il tuo mondo... sei strana!
La mia vita non è mai stata così confusa prima di ora; sono stato un ragazzo felice, un bambino troppo felice e un adolescente troppo confuso! Ecco, forse quest'ultima fase si sta protraendo un po' troppo!
I miei dottori... luridi bastardi! Credevano forse di imprigionare la mia intelligenza con qualche fottuto psicofarmaco e la convinzione che le convenzioni bastano a fermare il genio... il mio è un genio vero... un folle genio... e non basta imprigionare un corpo per qualche anno e impedirgli di andare dove vuole colle proprie gambe perché la sua anima ha già preso il volo altre volte e non si fermerà certo adesso... di fronte a quattro imbecilli dai nomi insignificanti!
Maiali! Credevate davvero che il mio demone fosse impossibilitato da voi? Vi ho solo preso per il culo... adesso torna la mia follia... e quell'ansia di vivere la vita... quella vita che nessuno ti torna i

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Angeli e demoni (seconda parte)

In men che non si dica l'insolita disputa tra i due speciali servitori ultraterreni fa il giro dei mondi scatenando costernazione e meraviglia. Il cherubino Zaffiro è subito chiamato a rapporto per informare gli arcangeli, i veri alti funzionari del regno celeste, di cosa si dicono sul ponte ed anche giù, nel regno satanico avveniva qualcosa di simile con l'Alta commissione infernale.
Zaffiro, dei due disputanti, era certamente il più imbarazzato, poiché, oltre ad enunciare i fatti aveva un gran bisogno di sapere dagli arcangeli come realmente stessero le cose circa l'insolita strategia studiata da Pietro per dare una scossa di carattere democratica nel regno celeste.
A presenziare la seduta vi era solo uno dei tre arcangeli maggiori Gabriele, che poi era quello che aveva lavorato più a stretto contatto con Pietro. Gli altri due Michele e Raffaele erano impegnati altrove.
"Allora come ti è sembrata la reazione di Fapes?" chiede a Zaffiro.
"Ovviamente stenta a credere una cosa del genere e, secondo me, non ha tutti i torti, quando afferma che non produrrà niente di corretto".
"Gli hai assicurato che è tutta opera di Pietro?"
"Sì e non ti dico cos'ha detto in proposito!" risponde sorridendo divertito al pensiero della battuta fatta da Fapes circa il gallo canterino. Anche Gabriele abbozza un sorrisino ma senza allargarsi più di tanto.
"Effettivamente, Gabriele, se devo essere sincero, non è che io l'approvi questa faccenda, a meno che non ci sia dell'altro sotto di cui non sono stato informato".
"Infatti, c'è dell'altro ma bisogna procedere con cautela. Non sarà facile spiegare a tutti le ragioni che ci hanno spinto ad attuare una riforma tanto ardita".
"Quindi Pietro è solo una copertura?"
"Tu che dici, se lo fosse?"
"Accidenti! Allora dev'essere più complicato di quanto immagino".
"Venendo qua hai avuto modo di appurare come la pensano gli altri, i serafini voglio dire?"
"Beh, si agitano un po'. Non hanno ancora digerito l'ultima rivolta,

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   4 commenti     di: Michele Rotunno



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