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Racconti di ironia e satira

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Pasticcio d'uomo

Ricetta di Natale Pasticcio d'uomo

Sesso: maschio o femmina, possibilmente in buono stato di conservazione.
Intelligenza: buona, ma più ne avete a disposizione meglio è.
Sensibilità: nel senso della capacità di percepire l'animo umano in tutte le sue manifestazioni anche qui come sopra non basta mai.
Conoscenza:qui non c'è paura di esagerare.
Ironia:serve... serve, sopratutto come autocritica e per smitizzare ciò che mito non è.
Idealismo:non guasta mai... se non si crede in nulla... il nulla sarà la nostra vita...
Passione:un pentagramma vuoto, possibilmente di dimensioni generose su cui l'amore scriverà le proprie melodie.
Amore:in tutte le sue varianti e quantità non ci sono controindicazioni.
Errore: qui è difficile dare le dosi esatte, ci sono diverse varianti, siamo nati dall'errore e dalla casualità un po' di questo ingrediente serve, non perché si impari qualcosa, per carità! ma perché almeno non avrete rimorsi, che sono peggio delle cotiche con i peperoni!.
Amicizia:una calda coperta appena tolta dal calorifero in una fredda notte d'inverno ingrediente raro ma se lo trovate usatelo a piene mani.
Curiosità:usate quest'ingrediente insieme all'intelligenza, di solito da un ottimo retrogusto.
Umanità:è un distillato di alcuni ingredienti precedenti, potete farvelo da voi, ricordate solo che è un ingrediente indispensabile.
Modestia:anche quest'ingrediente è molto raro, se lo trovate non ostentatelo, usatelo convinti della sua efficacia!.
Pazzia: sulla confezione normalmente in vendita c'è scritto " visto da vicino nessuno di noi è normale!" verissimo! ma un pizzico di pazzia non guasta mai.
Mescolate delicatamente tutti gli ingredienti, spesso tendono a separarsi o a radunarsi in piccoli gruppi
è molto difficile amalgamarli bene tutti, ma se riuscirete in questa piccola alchimia avrete realizzato un
pasticcio da dio.

   1 commenti     di: Marco Uberti


La Sirenetta

Nei cartoni animati facciamo sempre il tifo per gli sconfitti anche perché sappiamo che lo saranno sempre.
Chi non ha fatto il tifo per willy il coyote contro l'odiato struzzo Beep Beep che riesce sempre a farla franca, cambiando a volte le leggi della fisica, o Silvestro che non riesce mai a mangiarsi il canarino?
Sembra quasi che gli dei non vogliano, e che facciano sempre vincere chi deve: Achille doveva vincere ed Ettore soccombere.
I nemici poi peggiori sono quelli dentro di noi. Ne sa qualcosa il draghetto Grisou, che vuole fare il pompiere e, quando tutto sembra essere sotto controllo, la sua natura di drago ha il sopravvento e finisce per l'incenerire sempre tutto.

Non si può fuggire alla propria natura ed al proprio destino!
Anche nei cartoni è così ed Ariel sospirerà: "Come vorrei poter uscir fuori dall'acqua... Che pagherei per stare un po' sdraiata al sole".

In quel caso ci vogliono poteri sovrannaturali del re Tritone per sfuggire al suo destino di sirenetta a vita.

Ma a noi chi ci salva?



La mia unità

Pressato da più parti a dover forzatamente scrivere qualcosa sull'unità d'Italia di cui l'anno prossimo ricorre il centocinquantenario, dopo strenua resistenza, per quieto vivere, ho dovuto capitolare. Sì, mi sono arreso ma a modo mio, ovverosia di scrivere sull'argomento tutto ciò che mi passa per la testa, che possa infine piacere o no agl'incauti committenti.
Così, prima d'iniziare a battere sui tasti mi sono documentato un po' sulla situazione peninsulare relativa al periodo tra la fine della joint venture napoleonica e le rocambolesche vicende che portarono alla unificazione italiana.
Ciò che risalta subito è la totale diversità che contraddistingue le contrade italiane da nord a sud della penisola. I comuni denominatori sono davvero pochi poiché cultura, sistemi amministrativi, usi, costumi, lingua parlata, più che unire dividono la popolazione del tempo, perciò gli unici elementi in comune sono la religione cattolica, la lingua ufficiale (ma non del tutto) e la miseria della popolazione, tradotta in lingua parlata: la fame.
Religione e miseria sono ovviamente estranei al processo che si scatena dopo Napoleone, periodo nel quale anche le scintille repubblicane covate in precedenza dalla brace della rivoluzione francese, sono del tutto sopite, perciò resta un solo elemento fondativo: la lingua.
Non c'è dubbio che l'intera penisola è un crogiuolo di etnie ognuna con un linguaggio parlato diverso l'uno dall'altro, i cosiddetti dialetti costituiscono la vera lingua italiana dove ad esempio un calabrese per intendersi con un bergamasco può riuscirci solo con la mimica, se aprono bocca avranno il sospetto che l'altro parli arabo.
La lingua ufficiale però è altra cosa. Dal latino in poi la lingua scritta si è evoluta fino a diventare quasi unica per tutti. Sebbene i maggiorenti del Paese, a partire da re e principi, parlino il loro dialetto tutto ciò che viene scritto è in italiano per i laici e in latino per i clericali.
Se prendiamo ad e

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Navigator

Ho cominciato ad avere seri dubbi circa il funzionamento del mio navigatore satellitare la settimana scorsa quando, per lavoro, mi sono dovuto recare a Foggia. Sono partito all'alba di una afosa giornata e per non perdere tempo lungo la strada ho posizionato il navigatore nel suo innesto sul parabrezza.
Considerato che il suo utilizzo si rendeva necessario in prossimità di Foggia, città in cui mi recavo per la prima volta, dopo averlo acceso ho dato la destinazione e messo il volume a zero per non essere disturbato da inutili segnalazioni.
Ad una trentina di chilometri da Foggia, appena iniziato un lungo viadotto di circa sei chilometri, ho alzato il volume e subito dopo, neanche avessimo avuto un appuntamento, Lei, la fredda voce della speaker si è subito fatto sentire.
"Spostarsi a sinistra. Tra ottocento metri svoltare a sinistra"
Ma che sta dicendo, svoltare a sinistra sul viadotto? Ma è diventato scemo! Istintivamente, comunque, allento la pressione sull'acceleratore e aguzzo gli occhi, non si sa mai qualche lavoro in corso, un incidente o un accidente qualsiasi. Niente, orizzonte libero. Inoltre in quel momento il traffico era pure ridotto. Lancio un'occhiataccia al navigatore mi appresto ad accelerare.
"Mantenere la sinistra. A trecento metri svoltare a sinistra"
Ah, ma lo fa apposta. Ma non c'è un cazzo sulla strada! Esclamo irritato. Ignoro il messaggio.
"A cento metri svoltare a sinistra"
Ma che gli prende? Sta a vedere che il caldo e il sole sul parabrezza gli ha rovinato qualche sensore.
"Svoltare a sinistra - lo ignoro di nuovo - Ricalcolo percorso"
Mi lascio sfuggire un sardonico sorriso, è la vendetta dell'uomo sulla macchina. Però mi preoccupa la situazione, tra non molto quell'accidenti mi dovrà servire.
"Tra trczchilometri fare un'inversione a U"
Cribbio, questo è completamente fuso. A quanti chilometri ha detto? Si mangia pure le lettere.
"Ricalcalo percorso. Tra ottocento metri svoltare a destra. Mantenere

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   3 commenti     di: Michele Rotunno


La storia del peccato originale, come non l'avete mai letta.

Oggi devo vedermi con Eva. Eva fa la giardiniera nell’Eden.
Il Capo gli ha fatto un contratto di lavoro a tempo indeterminato.
La giardiniera dell’Eden fa spesso l’amore con Adamo e a me tocca guardare.
Tante volte ho sognato di fare l’amore con Eva, ma lei nemmeno mi guarda …
Lei ho lo sguardo solo per lui.
- “Mi ami, amore? Ma quanto mi ami? Oggi per te ho colto le pere dall’albero”.
Uffa che noia! Ma qui non succede mai niente!
Allora mi sono detto: “Chissà con Eva come andrebbe?”
Così eccomi qua! Pulito, profumato, lucidato, praticamente desiderabile.
Ho fatto persino la prova dell’alito. Fantastico! Odora di mela acerba.
- Buongiorno, serpente. Volevi vedermi?
- Si, Eva. Volevo proporti una nuova dieta.
- Sarebbe a dire?
- L’albero che ti offre le foglie per coprire la tua intimità, produce dei frutti buonissimi. Se tu ne mangerai sarai ancora più bella. Vedi quelle rotondità sui fianchi e sui glutei? Sparirebbero! Guarda i tuoi seni cadenti. Se tu prenderai di quel frutto, improvvisamente i tuoi seni diverrebbero sodi e bellissimi! Che ne dici?
- Oh! sì! Quanto mi piacerebbe! Pensa serpente che ultimamente Adamo per continuare a fare l’amore tre volte al giorno ricorre al viagra. E allora mi era venuto qualche dubbio sulla tenuta del mio fascino. Sai … il tempo passa per tutte!
- E già! A chi lo dici! Però il viagra, proprio no! Guai a fidarsi dei ritrovati tecnologici. Molto meglio sono i rimedi naturali, come ad esempio il peperoncino.
- Caro serpente, mi dai un po’ del tuo peperoncino? Se me ne dai un po’, io ti darò una bella cosa …
- Ma cosa fai? Eva no! Non farlo in nome della nostra amicizia. Aiuto! Aiutooooo!

   20 commenti     di: Fabio Mancini


Scherzo da prete

Nel 1969 facevo parte del Mancini Quartett, un complesso musicale della Michelangelo, ammiraglia della flotta di navigazione della Società Italia (oggi scomparsa) e ci trovavamo a New York. In quella città ogni volta che attraccavamo, i miei colleghi ed io, facevamo incetta di stranezze che solo là potevi trovare: oggettistica regalo, souvenir e quant'altro. Tramire un tam tam naturale di bordo avevamo scoperto un negozietto che vendeva il Chivas a nove - dico nove dollari -la bottiglia (teniamo conto che allora il dollaro era quotato 6, 25), niente, se consideriamo che la cambusa di bordo, già a buon mercato, a noi marittimi lo vendeva a 13 dollari.
Andai, feci le spese che dovevo assieme ad altre preventivate e ritornai a bordo con in una mano le due bottiglie del nostro whisky preferito (per strada ruppi il sacchetto contenitore perché era di carta), tenute per il collo, e nell'altra un altro sacchetto contenete regali ed altro.
Quando salii sullo scalandrone la nave ebbe un sussulto e per non cadere mi aggrappai al passamano, ma questa manovra mi fece cadere in mare una delle bottiglie.
Raggiunto ilmio alloggio, avevo la cabina in comune col Pepy, il mio compagno, vedendo la bottiglia, subito mi ringraziò della cortesia e allungò la mano per prendera.
"No, guarda Pepy che ne avevo comperato due, una per te e una per me, ma salendo lo scalandrone "la tua" mi è caduta in mare".

Seguì una pausa che ancora oggi non saprei se definire di sdegno, di ironia o cos'altro... e per rincarare la dose aggiunsi: "... eccoti il dollaro di resto...", e posata la bottiglia sul mio comodino e il dollaro di resto sul suo me ne andai.

Un attimo di silenzio che parve un'eternità poi rieccheggiò forte la sua voce: "Ma sei scemooooo?"... e mi sentii colpire da qualcosa che scoprii essere una babuccia da notte.

Mi voltai serio, intenzionato a prolungare un po' di quel pathos che stava aleggiando, ma dopo un attimo non seppi trattenere una risata

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   34 commenti     di: Bruno Briasco


Wikibiografia, non autorizzata, di Mario Monti

Nasce ufficialmente a Varese nel 1943. Anche se qualcuno insinua, invece, su Nibiru diversi milioni di anni fa. Un giorno, ancora in fasce, sarebbe stato catapultato sulla Terra, subito dopo l'apparizione del monolito. Nel corso dei secoli avrebbe stazionato di volta in volta nel corpo del tesoriere di Tutankhamon, in quello del capo della Zecca romana ai tempi di Giulio Cesare, poi del ministro del tesoro di Giovanni Senza Terra, del banchiere medievale Bardi, di Jean Baptiste Colbert ministro delle finanze del Re Sole, di Vincenzo Mistrali responsabile delle finanze di Maria Luisa d'Austria, di J. P. K. J. Von Stadion ministro dell'economia ai tempi di Cecco Beppe, e l'elenco potrebbe continuare a sfinimento. Un giorno, infilatosi forse per sbaglio dentro Keynes, padre della macroeconomia, questi gli avrebbe gridato piuttosto incazzato : - Cheffai?!! Esci subito dal mio corpo! - Non si capisce bene se perché entrato dalla parte sbagliata o per diversità di vedute. In ogni caso, l'ardita ipotesi è ormai bollata come solenne idiozia dal superloico e superlaico Piero Angela.
Fin dalla più tenera età Mario è convinto di possedere una prorompente allegria e un'energia comica latente, in attesa solo di essere valorizzata, anche se non riesce ancora ad esprimere nulla che vada più in là di un'asfittica risatina alla "Petrektek", dopo un'esilerante barzelletta sul cinema polacco. Nemmeno le solite birbonate dell'infanzia gli vengono in aiuto. Ad Halloween non ce la fa neppure ad indossare la maschera, e quando si trova davanti a un campanello l'indice gli si paralizza. Se la porta si apre a prescindere, s'impapina a tal punto che, imbarazzato, è lui a elargire dolcetti.
A quindici anni si iscrive ad un corso di mimica del comune, in attesa di un segno che dia piena voce al suo talento. La sua massima aspirazione, dicono gli amici, sarebbe partecipare al concorso "Un comico per l'estate", ma si accontenterebbe anche di una comparsata al Circo

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