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Racconti di ironia e satira

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Il suono del telefono

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MMetropolitana

Io, in quanto tale, uso per andare a lavorare la metropolitana.
So, perché me l’hanno detto, che in Inghilterra e in tutti i paesi dove l’Inglese la fa da padrone, che questa si chiama underground, o giù di li, che in breve vuol dire sottoterra, che mi sembra appropriato e semplice per definire il dove, ma alquanto vago per definire il come.
Qui, come dicevo, dove lavoro io, la stessa si chiama metropolitana che dev’essere una parola che viene fori dal latino o dal greco antico, lingue morte e seppellite.
C’è da dire che l’inglese invece vive e vegeta (buon per lui) e spadroneggia pure, tanto che ormai lo si parla in tutto il mondo. Così mi dicono.
C’è da dire che su questa metropolitana, che in fin dei conti è un po’ treno e un po’ autobus (solo che va sottoterra), non sono quasi mai da solo. Anzi, a pensarci bene proprio mai.
Se poi ci salgo negli orari giusti, che mi hanno detto essere di punta (chissa che punta?), ci salgo proprio a pelo, che se non sto attento lascio qualche pezzo fuori dalla porta che si chiude.
Sulle porte della metropolitana ci hanno fatto anche un film, ma questa è un’altra storia. Comunque le suddette porte non sono come quelle di casa che si aprono e si chiudono sui cardini, ma vanno qua e la sui binari, e prima che ghigliottinino qualcuno di solito fanno un suono di sirena. Io, in quanto me, mi diverto proprio un sacco a salire mentre suona la sirena, e i pistoni delle porte soffiano, perchè mi viene da pensare: “pensa se rimanevo fuori”. E questa è un po’ la trama del film di cui si è detto.
Salire quando suona la sirena si può fare solo se non è orario di punta perché si necessita di un certo slancio e di un po’ di spazio per frenare, che se è pieno di gente viene fuori un frittatone, e a qualcuno potrebbe non piacere. Nemmeno a me a pensarci bene.
Comunque io, qua, mi diverto anche così.
Quando si esce dalla metropolitana, spesse volte si chiede permesso, e spesse volte si spinge un

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   8 commenti     di: Umberto Briacco


La Cassa

La spesa al supermercato è solitamente divisa in due parti, entrambe stancanti. La prima la parte, quella degli acquisti, in un certo senso positiva, dove, in un percorso studiato per te, sei accompagnato alle prelibatezze culinarie e non.
Tutto a disposizione, dove anche le cose che non sapevi ti servissero ti vengono a mente. Per giungere, al termine, dove la via e dove il tanto camminar fu volto!
Non l'abisso leopardiano ma la cassa, con il dilemma della scelta della fila da fare. Perché bisogna fare il prima possibile!
Per scegliere la fila giusta il primo metodo è quello intuitivo della semplice lunghezza della fila: più gente più tempo.
Poi, però pensandoci meglio si può fare un calcolo in cui vengono alla luce i ricordi scolastici: è lì che viene utile la matematica! Bisogna calcolare il numero delle persone moltiplicato per la merce che hanno nel carrello, ecco un indice appropriato!
Ma neppure quello è giusto, perché occorre, soprattutto, considerare la velocità della cassiera che fa passare i prodotti sopra il vetro con la lucina rossa e la sua propensione ad interloquire con i clienti.
Tutte cose utili, certo, ma primariamente è necessario individuare la cassa giusta, guai sgarrare! Ci sono le casse per carrelli con bambini, quelle con il numero di prodotti contato, 10 o 6 e quelle dove si fidano di te perché ti danno anche l'"onore" di registrarti da solo i prodotti che compri. Si chiamano salvatempo.
In realtà salvano al supermercato lo stipendio di qualche cassiera in più, che ti farebbe fare prima!



Romeo e Giulietta con di Caprio

Romeo è un genio!!!

Arriva Tebaldo deciso ad ucciderlo ma lui?????, poteva scappare, nascondersi, leccare il culo di Tebaldo per non farsi uccidere invece? Inizia a dire :<<ti voglio bene, non puoi capire il bene che ti voglio>>ecc... potete immaginare come Tebaldo(giustamente) abbia deciso di picchiare a sangue Romeo.
Dopo molti cazzotti Mercuzio (uomo da stimare) decide di salvare il culo a Romeo, dato che Romeo non aveva le palle di risponde ad un cazzotto... NON DICO CHE DEVI FARE A BOTTE CON TEBALDO VISTO CHE NON NE SEI CAPACE MA ALMENO FAI FINTA DI FARE QUALCOSA, INVECE? NO!! NON FAI NULLA DI NULLA.
Quindi tornando al discorso, Mercuzio decide di salvare il culo a Romeo ma... Tebaldo che c'ha stile(e che ha visto Batman begin*) vede un pezzo di vetro a terra e lo usa per uccidere Mercuzio.
Quando Mercuzio muore, finalmente Romeo capisce di essere un uomo(e di avere un minimo di testicoli sotto), allora si alza, prende una pistola trovata per terra, va verso la macchina, sale in auto, ed insegue Tebaldo che pare sconvolto da un omicidio da quattro soldi(forse aveva fretta di andare in bagno), in tutto questo, Benvolio rimane seduto vicino al cadavere, finché capisce(ma và?) che Romeo sta andando ad uccidere Tebaldo.
Quando ad un tratto - non si sà come - la macchina con Tebaldo si cappotta, e moooolto stranamente, solo Tebaldo rimane vivo.
Arriva romeo, e raccoglie una pistola che era uscita fuori dall'auto(la pistola di prima che fine ha fatto???) Tebaldo però come se niente fosse toglie di mano la pistola a Romeo, e gliela punta... COLPO DI SCENA:
Per la prima volta(forse addirittura nella sua vita) Romeo usa il cervello ed inizia a dire frasi senza senso su qualcuno che deve morire... riesce non si sà come a togliere la pistola di mano a Tebaldo, che avendo da scoreggiare si allontana un attimo, in quel momento Romeo gli punta addosso la pistola che:
1)era difettosa;
2)aveva un solo colpo in canna.
Ora, la cosa che bisogna sapere è che

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   7 commenti     di: vito proscia


Futura

Erano due anni che esisteva; prima avevano brevettato un test che datava "da quanto" tempo la donna fosse incinta, ma non era molto significativo. In ogni caso una visita dalla ginecologa andava fatta, lei ti avrebbe detto da quanto eri in attesa.
Inventarono, qualche anno dopo, il test che diceva "di chi" eri in stato interessante, utile per portare il padre giusto a conoscere il piccolo erede. Soluzione che trovi un nuovo problema che nasce.

Il test rilevatore formò il nome del padre del bambino... Paolo.
"Paolo?" - si chiese Katia.
"Perché non ne conosci?" le chiese Marina.
"Sì, ne conosco almeno tre!"

"E se è una femmina si chiamerà Futura"


Centodieci satirico



Chi lascia la casa vecchia

Chi lascia la casa vecchia
per la nuova
sa cosa lascia
ma non cosa trova.





- Io non capisco voialtri! Tutti questi cavilli che tirate fuori. Non mi dicono niente. Sono cose senza senso.-
- Dove state andando...?-
- Senta, figlio di... chi si crede di essere?...
- Che succede... state commettendo un grosso sbaglio...
- Ora basta, si segga, e chiuda il becco!-
- Perché cosa ho detto?-
- Ho ascoltato abbastanza, adesso basta! Non riapra più bocca!-


Con questi dialoghi serrati, densi di nervosismo, a tratti feroci, iniziava una delle sequenze più avvincenti del film La parola ai giurati di Sidney Lumet.
Quando Alfredo Zappaterra entrava in quella sala riunioni, messa gentilmente a disposizione per l'occasione dall'avvocato Colombacci, si sentiva un po' così. Teso, nervoso, impaziente di uscire. Come un giurato. Alfredo veniva dalla periferia di Milano. Aveva trascorso un terzo della sua vita in una casa popolare vicino alla piscina Scarioni. E aveva traslocato in quel palazzo di Corso di Porta Romana da pochi anni. Da quando lo avevano promosso capo ufficio.

Era un bel palazzo neoclassico a sei piani. Con un massiccio portone in legno scuro, pieno di motivi floreali. Un pezzo d'antiquariato. Una sciccheria! Ma soprattutto l'atrio era un piacere per gli occhi. Una vera piazza d'armi. I marmi neri del pavimento e quelli ambrati che rivestivano le pareti denotavano una casa di gran classe. Gli alti soffitti erano tutto un trionfo di stucchi e affreschi. Che dire poi di quella passatoia rossa che correva diritta come un'autostrada per poi biforcarsi ad angolo retto, dopo una trentina di metri.
A destra conduceva ad una scalinata che apriva alla scala A. Dalla parte opposta, ad una scalinata gemella, che portava dritti dritti alla scala B. Entrambe le scale, larghe quanto quelle della vecchia scuola dove aveva fatto il liceo, ospitavano due splendidi ascensori d'epoca. Di quel bel legno che dopo decenni sembrava ancora profumare di

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Pasticcio d'uomo

Ricetta di Natale Pasticcio d'uomo

Sesso: maschio o femmina, possibilmente in buono stato di conservazione.
Intelligenza: buona, ma più ne avete a disposizione meglio è.
Sensibilità: nel senso della capacità di percepire l'animo umano in tutte le sue manifestazioni anche qui come sopra non basta mai.
Conoscenza:qui non c'è paura di esagerare.
Ironia:serve... serve, sopratutto come autocritica e per smitizzare ciò che mito non è.
Idealismo:non guasta mai... se non si crede in nulla... il nulla sarà la nostra vita...
Passione:un pentagramma vuoto, possibilmente di dimensioni generose su cui l'amore scriverà le proprie melodie.
Amore:in tutte le sue varianti e quantità non ci sono controindicazioni.
Errore: qui è difficile dare le dosi esatte, ci sono diverse varianti, siamo nati dall'errore e dalla casualità un po' di questo ingrediente serve, non perché si impari qualcosa, per carità! ma perché almeno non avrete rimorsi, che sono peggio delle cotiche con i peperoni!.
Amicizia:una calda coperta appena tolta dal calorifero in una fredda notte d'inverno ingrediente raro ma se lo trovate usatelo a piene mani.
Curiosità:usate quest'ingrediente insieme all'intelligenza, di solito da un ottimo retrogusto.
Umanità:è un distillato di alcuni ingredienti precedenti, potete farvelo da voi, ricordate solo che è un ingrediente indispensabile.
Modestia:anche quest'ingrediente è molto raro, se lo trovate non ostentatelo, usatelo convinti della sua efficacia!.
Pazzia: sulla confezione normalmente in vendita c'è scritto " visto da vicino nessuno di noi è normale!" verissimo! ma un pizzico di pazzia non guasta mai.
Mescolate delicatamente tutti gli ingredienti, spesso tendono a separarsi o a radunarsi in piccoli gruppi
è molto difficile amalgamarli bene tutti, ma se riuscirete in questa piccola alchimia avrete realizzato un
pasticcio da dio.

   1 commenti     di: Marco Uberti



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