I suoi passi echeggiavano lugubri nel corridoio dalle pareti grigio spento. Non c’era nessuno e ciò rendeva quel luogo ancora più ostile. Quando passava lui, chiunque si trovasse nelle vicinanze riusciva sempre a sparire prima che lui potesse capire dove diavolo andasse. Loro erano per un carattere più indulgente. Ma lui, non tollerava nulla che potesse dare a quelle creature barbare e rozze una scusa per poter far cambiare il sistema. Lui sì che poteva capire il vero carattere che ci voleva! Non bastava certo un banale ammonimento! D’altronde su qualcuno doveva pur sfogare la sua frustrazione, per i trecentosessantacinque giorni di avanti e indietro in quel luogo. Arrivò alla porta ricoperta di scritte e stupidi disegni, aprì lentamente e guardò quella foresta di teste vuote, posò la borsa… Ed ecco il solito cantilenante saluto di quegli incivili… “Buongiorno professore. ”
Lo scarpinare fra i colli Euganei, alla ricerca di nuovi sentieri da poter affrontare con la mia inseparabile terza gamba in legno di ciliegio, è da sempre, per me, uno dei più graditi passatempi. O almeno lo era, fino a quando un paio d'ore fa non mi sono imbattuto in uno stravagante buco su una parete di roccia calcarea. Mi ha dato da subito l'impressione di essere fuori posto. Così, ho provato a guardaci dentro ma non sono riuscito a vedere niente. Troppo buio. Troppo profondo. Non avendo un accendino sottomano ho tentato di sondarne la profondità con il mio bastone da passeggio. Se la sorpresa nel vederlo entrare fino al manico è stata grande, colossale e pazzesca lo è stata quando l'ho estratto. Non era più il mio bastone, o quantomeno, era il mio bastone, ma lungo il doppio. Terrorizzato, l'ho gettato a terra come fosse una serpe; come se da un momento all'altro potesse strisciare o mordermi. Invece è rimasto fra il fogliame, immobile. L'ho toccato per accertarmi che fosse vero. Due metri di pertica, sui quali ho passato la punta del mio scarpone. Nessun sogno o allucinazione. Tutto vero. Sono ritornato a fissare quel foro prodigioso.
"Ma che è?" mi sono chiesto.
"Un pertugio magico, che allunga quello che ci infili dentro." mi sono risposto.
A quel punto, è come se qualcuno mi avesse staccato la testa e l'avesse posata su un comodino.
"E quando mi ricapita un'occasione simile?!"
Senza pensarci due volte ho abbassato pantaloni e mutande e mi son toccato quel tanto che basta per potercelo infilare comodamente. Per un attimo l'ho sentito vibrare nella pietra, come se non mi appartenesse. Poi più nulla. Allora l'ho tirato fuori e girandolo e rigirandolo fra le mie dita sono scoppiato a piangere. Se prima "dell'operazione " poteva considerarsi piccolo, ora era semplicemente minuscolo. Un gamberetto sguazzante in un oceano di pelo.
-Il peggior bidone della mia vita...- ho frignato fra le lacrime
In tutta risposta quel dannato buco si è chiuso
SILVIADE (Le fantasie dell'anima/Kimerik 2009, ammesso in Biblioteca Vaticana)
-Silvio tirato a lucido sembra di cera... cave solem qui omnia liquefacit!
Silviade (2a parte)
... per cui ampiamente ce ne frega che "Luca era gay"!
Dal teatro Ariston al casinò municipale il passo è breve e qui in tema di giochi, per l'immoralità dilagante, al poker non si parla più di coppia vestita ma di coppia denudata anche perché il texano, come il black jack e la roulette, ti spoglia di ogni cosa materiale e ti compromette la materia cerebrale.
Tornando adesso agli uomini veri, con certi attributi tra palle e palloni, magico condottier Silvio, tu che hai ordinato all'Italia di risorgere, cerca comunque di preservarci da ogni male, insegnandoci come sfuggire ad ogni umana tentazione.
Su questa strada, credo, hai fondato "il popolo della libertà", dando così potere, da buon pater familias, a tanti giovani di belle speranze, tutti in prima fila (brava Arisia, con il tuo look evocativo e la tua canzone che punta all'eternità, hai capito tutto della vita) dal cui volto illuminato traspare l'amore per la verità, al grido di libertà con la premura della fraterna uguaglianza, vera regalità dell'umana alleanza... cugini transalpini il vostro motto è grande.
Venendo, infine, a noi due, caro presidente, ti auguro di dilettarti sempre con l'imprenditore musicale e mio compaesano, il melodioso Apicella, che tanto bene ti canta e... ti dovrebbe suonare per aver tanto turbato la tua gentile signora, a lui mi raccomanderò per la tua conoscenza.
In ambito familiare, pertanto meriti, anzi entrambi meritiamo un appunto che non ci fa e non ci rende onore.
Parimenti, infatti, da più tempo (pur prodigandoci per la pace mondiale) con le nostre gentili consorti non abbiamo più la benché minima intesa. In riferimento filiale, invece, tra noi due c'è gran differenza e chiara evidenza con i tuoi figli che stravedono per te (anche per i beni materiali!) mentre i miei non
La nebbia fitta e umida, carica di particelle di pioggia, avvolse in poco tempo l'automobile costringendo l'autista a rallentare l'andatura. Ancora qualche centinaio di metri e la striscia bianca che divide le corsie sparì completamente e l'uomo alla guida fu costretto a procedere costeggiando il ciglio stradale dov'erano ancora ben distinguibili le erbacce cresciute sul limitare dell'asfalto.
"Cristo! Ci mancava solo la nebbia1 arriveremo che sarà giorno, maledizione!" imprecò l'uomo al volante mentre azionava i tergicristalli.
"Pazienza Roberto, non arrabbiarti tanto, ormai restano solo una decina di chilometri. Ritarderemo di qualche minuto, che fretta c'è?" disse la donna al suo fianco.
"Dai papà accelera!" esclamò Mario, il più piccolo dei due bambini seduti sul divano posteriore.
"Non può correre, è pericoloso. Stupido!" ribatté Gino, il fratello maggiore, dandogli una gomitata.
"Ahi, mi hai fatto male, cretino! Ora ti faccio vedere!" rispose questi passando a vie di fatto tirando i capelli al fratello maggiore.
"Lasciami bestia! Mamma Gino mi fa male!" piagnucolò intanto che scalciava. In pochi secondi sul divano si scatenò una bagarre di spintoni e pizzicotti accompagnati da grida e lamenti.
"Basta! Finitela o mi tolgo la cinghia!" esplose Roberto girandosi di scatto verso i due discoli e alzando minaccioso il pugno mentre la vecchia Ford Fiesta dell'89 sbandava leggermente.
"Ragazzi smettetela! Non date fastidio a vostro padre mentre guida. E tu, Roberto, per favore, non distrarti" osservò la donna passando dal rimprovero ai ragazzi al monito al marito.
"È da quando siamo partiti, stamattina, che non hanno fatto che litigare. Ma aspettate che arriviamo a casa e poi vedrete..!" ribadì Roberto come ultima minaccia. "Maledetta nebbia, non si vede un cazzo!" imprecò ancora dopo una pausa.
"Roberto, non dire parolacce davanti ai ragazzi!"
"Già, come se non le conoscessero"
"Questo non è un buon motivo perché tu debba dirle"
"Beh!
Il 5 è grande, il 5 è tosto, il 5 è unico; "'e ce l'invidiano in tutto 'i mondo". Non è come tanti altri: ti fai dire da qualche confidente, che magari ha un parente nell'azienda, le usanze, oppure ti metti lì con pazienza, mezz'ora, un'ora, due, tre, ma alla fine li becchi tutti, proprio tutti. Come no?
Ma non il 5. Inutile farsi illusioni. Il 5 è da specialisti, da cacciatori esperti e appassionati. Anzi da eletti. Pochi l'hanno visto. C'è chi dice addirittura che non esista, è un mito e mitomani sarebbero quelli (pochi comunque) che hanno il coraggio di dire di averlo preso una volta.
Non so cosa dire. Ho provato tante volte ad appostarmi, ma senza successo. Ma riconosco di essere un dilettante. Chissà, forse un giorno; è il sogno della mia vita. Da quando un vecchio professionista di caccia grossa mi ha raccontato la sua storia.
Cominciava ad essere un po' stanco della sua vita, passata a cacciare leoni. Cominciava ad essere troppo facile, scontato. Non ne ricavava le emozioni di una volta.
Durante un viaggio di riposo in Europa, capitò a Firenze. Chi avrebbe immaginato che proprio in questa vecchia e provinciale cittadina, avrebbe ritrovato il senso della sua vita.
Doveva andare verso Novoli: il 5, gli dissero con un sorrisetto dispettoso.
Aveva tempo da perdere dopotutto, ma insomma aspettare a vuoto non diverte nessuno. Dopo un'ora cominciò ad innervosirsi. Si guardò intorno, cominciò a girare per il quartiere.
Chiese del 5: chi cascava dalle nuvole, chi si allontanava terrorizzato, chi giurava d'averlo visto, ma non si ricordava l'anno; chi assicurava che era passato pochi minuti prima, ma non da lì, dalla strada accanto.
Il mitico 5, suscitatore di visioni! Astuto, tosto, altro che i leoni. Facile sarebbe! Scopri prima o poi dove passa, ti metti lì e un bel giorno lo prendi: sarebbero buoni tutti. Il 5 no: è imprevedibile, creativo, estroso, bizzarro.
È la creatura più riuscita dell'azienda. "Ce l'invidiano in tutto 'i mondo.
Passate le feste, svelati li santi ( o quasi).
Lo sapete cosa è riuscito a scoprire quel discolo di Julian Assange?
Babbo Natale e la Befana, da secoli le due leggendarie Supericone più globali sulla faccia della Terra, sono - udite udite - nientepopodimenoché: la stessa persona!
La misma persona... same person... die gleiche Person... la meme personne... così eccheggia la sconvolgente rivelazione nei media nei vari Paesi.
Sì, avete letto bene: l-a s-t-e-s-s-a p-e-r-s-o-n-a.
Ma noooo!, direte voi.
Ma sììììì!, afferma Wikileaks, con tanto di documenti e intercettazioni alla mano.
Capisco la vostra delusione che è anche la mia e, probabilmente, quella di milioni di bambini, ma questa sembra essere la dura realtà!
E poi, Assange o un altro, poco conta... presto o tardi la verità doveva venir fuori. Per questo genere di segreti vale infatti la stessa regola dei segreti di stato.
Dopo un tot di anni, si aprono gli archivi e apriti cielo!...
E stavolta archivi e cielo sono stati aperti, violati, in anticipo. Rovesciandoci addosso le loro crude e spietate verità. E adesso?
Adesso cercheremo di sopravvivere. Di farcene una ragione. Pensando che non tutto il male viene per nuocere. Procediamo con ordine.
Non si può certo nascondere che per noi adulti sia un colpo assai duro, da cui forse impiegheremo anni, decenni a riprenderci completamente...
Quanto ai bambini : morto un papa se ne fa un altro. L'importante è che non venga interrotto il flusso dei regali.
Per loro, anime ingenue, che il benefattore sia uomo e donna, padre e madre nello stesso tempo non è una bestemmia come per la Chiesa, quando quel temerario di Papa Giovanni Paolo svelò che Dio è padre ma anche madre. Non l'avesse mai fatto! Tapino!
Fin qui, dunque, tutto sembrerebbe ricomponibile. Non fosse per il nome che si nasconda dietro le due mitiche figure. Che non mancherà di innescare nuove polemiche.
Anche perché quella che sembrava fi
Ho cominciato ad avere seri dubbi circa il funzionamento del mio navigatore satellitare la settimana scorsa quando, per lavoro, mi sono dovuto recare a Foggia. Sono partito all'alba di una afosa giornata e per non perdere tempo lungo la strada ho posizionato il navigatore nel suo innesto sul parabrezza.
Considerato che il suo utilizzo si rendeva necessario in prossimità di Foggia, città in cui mi recavo per la prima volta, dopo averlo acceso ho dato la destinazione e messo il volume a zero per non essere disturbato da inutili segnalazioni.
Ad una trentina di chilometri da Foggia, appena iniziato un lungo viadotto di circa sei chilometri, ho alzato il volume e subito dopo, neanche avessimo avuto un appuntamento, Lei, la fredda voce della speaker si è subito fatto sentire.
"Spostarsi a sinistra. Tra ottocento metri svoltare a sinistra"
Ma che sta dicendo, svoltare a sinistra sul viadotto? Ma è diventato scemo! Istintivamente, comunque, allento la pressione sull'acceleratore e aguzzo gli occhi, non si sa mai qualche lavoro in corso, un incidente o un accidente qualsiasi. Niente, orizzonte libero. Inoltre in quel momento il traffico era pure ridotto. Lancio un'occhiataccia al navigatore mi appresto ad accelerare.
"Mantenere la sinistra. A trecento metri svoltare a sinistra"
Ah, ma lo fa apposta. Ma non c'è un cazzo sulla strada! Esclamo irritato. Ignoro il messaggio.
"A cento metri svoltare a sinistra"
Ma che gli prende? Sta a vedere che il caldo e il sole sul parabrezza gli ha rovinato qualche sensore.
"Svoltare a sinistra - lo ignoro di nuovo - Ricalcolo percorso"
Mi lascio sfuggire un sardonico sorriso, è la vendetta dell'uomo sulla macchina. Però mi preoccupa la situazione, tra non molto quell'accidenti mi dovrà servire.
"Tra trczchilometri fare un'inversione a U"
Cribbio, questo è completamente fuso. A quanti chilometri ha detto? Si mangia pure le lettere.
"Ricalcalo percorso. Tra ottocento metri svoltare a destra. Mantenere
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