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Racconti di ironia e satira

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Angeli e demoni (prima parte)

L'uomo arrancava barcollante per la stradina che costeggiava la scoscesa riva del fiume. Cercava di passare dall'altra parte, ma doveva forzatamente arrivare al ponte, distante ancora parecchio. La stradina, sul lato del fiume, era limitata da un alto steccato perciò l'uomo, ubriaco fradicio, non correva alcun pericolo di finire nelle torbide acque del sottostante fiume.
L'uomo, come avveniva ormai metodicamente ogni sera, era da poco uscito dalla solita osteria situata nei pressi, e per rincasare doveva compiere quel tragitto. Da anni, ormai, quella era diventata un'abitudine che terminava puntualmente, poco dopo essere passato dall'altra parte, nei pressi di una panchina non molto lontana dalla sua abitazione. Le forze, puntualmente, lo abbandonavano nello stesso punto, in qualunque stagione e con qualsiasi tempo.
L'uomo era ormai ridotto ad una puzzolente sagoma fradicia del peggior vino dell'osteria, ma a lui ciò non interessava. In un qualche modo desiderava che la morte ponesse fine alla sua depravata vita, ma non aveva il coraggio di correrle incontro. Osare tanto non era un gesto in sintonia con il suo carattere, in tutta la vita non aveva mai osato anzi, si era macchiato delle peggiori nefandezze proprio per la mancanza di coraggio. La peggiore delle quali, quella che da decenni lo aveva portato tanto in basso nella scala sociale togliendogli le residue volontà, era di una nefandezza unica. La vicenda, impressa indelebilmente nella sua mente gli aveva tolto il sonno da tantissimo tempo e ogni volta che crollava con la mente sgombra dai fumi alcolici il ricordo di quanto successo lo assaliva inesorabilmente. Rivedeva allora un essere brutale in un tardo pomeriggio che, solitario e furtivo, si aggirava tra le navate della gran chiesa e una ad una svuotava le cassette delle offerte. Ad un certo punto compariva la figura di un ragazzino di circa dodici anni che lo guardava più incuriosito che sospettoso, e tanto meno minaccioso. Egli allora si fermava e,

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   3 commenti     di: Michele Rotunno


Romeo e Giulietta con di Caprio

Romeo è un genio!!!

Arriva Tebaldo deciso ad ucciderlo ma lui?????, poteva scappare, nascondersi, leccare il culo di Tebaldo per non farsi uccidere invece? Inizia a dire :<<ti voglio bene, non puoi capire il bene che ti voglio>>ecc... potete immaginare come Tebaldo(giustamente) abbia deciso di picchiare a sangue Romeo.
Dopo molti cazzotti Mercuzio (uomo da stimare) decide di salvare il culo a Romeo, dato che Romeo non aveva le palle di risponde ad un cazzotto... NON DICO CHE DEVI FARE A BOTTE CON TEBALDO VISTO CHE NON NE SEI CAPACE MA ALMENO FAI FINTA DI FARE QUALCOSA, INVECE? NO!! NON FAI NULLA DI NULLA.
Quindi tornando al discorso, Mercuzio decide di salvare il culo a Romeo ma... Tebaldo che c'ha stile(e che ha visto Batman begin*) vede un pezzo di vetro a terra e lo usa per uccidere Mercuzio.
Quando Mercuzio muore, finalmente Romeo capisce di essere un uomo(e di avere un minimo di testicoli sotto), allora si alza, prende una pistola trovata per terra, va verso la macchina, sale in auto, ed insegue Tebaldo che pare sconvolto da un omicidio da quattro soldi(forse aveva fretta di andare in bagno), in tutto questo, Benvolio rimane seduto vicino al cadavere, finché capisce(ma và?) che Romeo sta andando ad uccidere Tebaldo.
Quando ad un tratto - non si sà come - la macchina con Tebaldo si cappotta, e moooolto stranamente, solo Tebaldo rimane vivo.
Arriva romeo, e raccoglie una pistola che era uscita fuori dall'auto(la pistola di prima che fine ha fatto???) Tebaldo però come se niente fosse toglie di mano la pistola a Romeo, e gliela punta... COLPO DI SCENA:
Per la prima volta(forse addirittura nella sua vita) Romeo usa il cervello ed inizia a dire frasi senza senso su qualcuno che deve morire... riesce non si sà come a togliere la pistola di mano a Tebaldo, che avendo da scoreggiare si allontana un attimo, in quel momento Romeo gli punta addosso la pistola che:
1)era difettosa;
2)aveva un solo colpo in canna.
Ora, la cosa che bisogna sapere è che

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   7 commenti     di: vito proscia


Solo perchè sei tu eh!!!

È incredibile, non posso credere ai miei occhi, a quello che sto facendo, io! Non una persona a caso, una di quelle adolescenti innamorate e sulle nuvole che passano il loro tempo a scarabocchiare nomi e scritte su quaderni, diari, banchi, mani, o qualunque cosa gli capiti a tiro, no! Io! Proprio io…sto cucinando!!! Si si, e non qualcosa a caso, no! Dei cioccolatini, dei zuccherosi, morbidi, dolci e saporiti cioccolatini di cioccolato e caramello. Il motivo? Eh fosse solo uno, perché se la motivazione di questo mio gesto fosse davvero solo una non sarebbe poi molto difficile puntare il timer del forno con 20 minuti in più e bruciare questi cioccolatini, non vi pare? E invece no! Sono attentissima, conto scrupolosamente ogni singolo chicco di farina di tipo “0” che sto aggiungendo a questo impasto, che dovrà essere perfetto, un po’ come del resto tutto quello che mi riguarda. Presuntuosa? No dai…sono solo un po’ pignola, voglio che la mia vita sia in ordine, tutto qui! Stavo dicendo? Ah già…i motivi…beh il principale credo sia quella furia omicida che ora come ora mi sta spingendo a odiare quel o quella demente che ha inventato la festa di san Valentino.
Il secondo potrebbe, dico potrebbe, essere quell’affascinante, incantevole, meraviglioso ragazzo con quei capelli così belli e luminosi, quegli occhi così chiari e lucidi, quella bocca così delicata e…si insomma…. quello! ehi no no…ora non mettetevi in testa strane idee eh! Io non sono, ripeto non sono, innamorata…la sola idea mi fa ridere! Non pensate male però, non sono né cinica né tanto meno depressa, ma l’ultima volta che mi sono innamorata è stato molto tempo fa e mi sono ripromessa di non farlo mai più, vi racconto come andò: era una tiepida serata d’autunno, i miei finissimi tacchetti picchiettavano elegantemente sul duro asfalto prima di imboccare la viottola che passa in mezzo al parco, allungava la strada per casa mia di circa cinque minuti, ma non sapevo rinun

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   4 commenti     di: Anna Bona


La storia del peccato originale, come non l'avete mai letta.

Oggi devo vedermi con Eva. Eva fa la giardiniera nell’Eden.
Il Capo gli ha fatto un contratto di lavoro a tempo indeterminato.
La giardiniera dell’Eden fa spesso l’amore con Adamo e a me tocca guardare.
Tante volte ho sognato di fare l’amore con Eva, ma lei nemmeno mi guarda …
Lei ho lo sguardo solo per lui.
- “Mi ami, amore? Ma quanto mi ami? Oggi per te ho colto le pere dall’albero”.
Uffa che noia! Ma qui non succede mai niente!
Allora mi sono detto: “Chissà con Eva come andrebbe?”
Così eccomi qua! Pulito, profumato, lucidato, praticamente desiderabile.
Ho fatto persino la prova dell’alito. Fantastico! Odora di mela acerba.
- Buongiorno, serpente. Volevi vedermi?
- Si, Eva. Volevo proporti una nuova dieta.
- Sarebbe a dire?
- L’albero che ti offre le foglie per coprire la tua intimità, produce dei frutti buonissimi. Se tu ne mangerai sarai ancora più bella. Vedi quelle rotondità sui fianchi e sui glutei? Sparirebbero! Guarda i tuoi seni cadenti. Se tu prenderai di quel frutto, improvvisamente i tuoi seni diverrebbero sodi e bellissimi! Che ne dici?
- Oh! sì! Quanto mi piacerebbe! Pensa serpente che ultimamente Adamo per continuare a fare l’amore tre volte al giorno ricorre al viagra. E allora mi era venuto qualche dubbio sulla tenuta del mio fascino. Sai … il tempo passa per tutte!
- E già! A chi lo dici! Però il viagra, proprio no! Guai a fidarsi dei ritrovati tecnologici. Molto meglio sono i rimedi naturali, come ad esempio il peperoncino.
- Caro serpente, mi dai un po’ del tuo peperoncino? Se me ne dai un po’, io ti darò una bella cosa …
- Ma cosa fai? Eva no! Non farlo in nome della nostra amicizia. Aiuto! Aiutooooo!

   20 commenti     di: Fabio Mancini


La confessione

... e poi ho desiderato la donna d'altri.
Lo so figliolo, gli occhi sono ingannatori, ma non ti preoccupare Dio è misericordioso e conosce le nostre debolezze. C'è altro?
Beh... no
Avanti figliolo, non ti devi vergognare. Tutti abbiamo peccato e Dio è pronto a perdonarci. Su, di' pure e non avere timore.
Non è niente, è solo che mi vergogno un po'...
Forza, ti aiuto io: hai rubato?
No
Hai ucciso?
No
Hai bestemmiato?
No
Sei andato a putt... ehm... insomma hai capito
Ma no padre!
Allora cosa c'è che ti trattiene? Vedi, tu devi considerare che non sono io che ti ascolto, io sono solo un intermediario. Non devi dar retta a chi ti dice che la confessione è stata inventata dai preti! Sapessi che fatica stare qui a sentire i caz... ehm... ad ascoltare i vostri problemi, che sofferenza è per noi certe volte conoscere le offese fatte a Dio. Ma che grande gioia poter donare la felicità della riconciliazione! Anche tu puoi ottenere questa grazia, ma devi dirmi tutto e pentirti dal più profondo del tuo cuore. Allora?
No padre, queste cose le so già. Io non ho altri peccati da confessare ma ho una domanda da porle.
Sentiamo se posso illuminarti con il discernimento della voce di Dio.
Ecco, non ho ben capito che differenza c'è fra la psicanalisi e la confessione. Voglio dire che in entrambi i casi si va da una persona qualificata e si espongono i problemi, le ansie e le paure e se ne riceve un'interpretazione, un consiglio o un rimedio. Non capisco perché quando esco dallo studio del mio analista non provo la stessa sensazione di benessere che provo qui.
Figliolo, un po' mi meraviglia questa tua domanda, ma ti risponderò perché voglio che tu non abbia più di questi dubbi. La risposta è molto semplice: cosa fai prima di uscire dallo studio dello psicanalista? Paghi. Ed è in quel preciso istante che la tua coscienza capisce che l'eventuale beneficio che hai ottenuto era effimero, non duraturo. Ciò che si compra col denaro è destinato ad essere

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L'invito a pranzo

Oh, insomma basta! L'ho detto e lo ripeto: un perfetto ignorante. Sono un perfetto ignorante! Ma come fa la gente a non sentirsi ignorante? Oppure a sentirsi ignorante, ma a non soffrirne? Come se fosse cosa del tutto naturale camminare con un buco nello stomaco e non aver fame. Ma come fa la gente a dimenticare il buco? Chi può credere che facciano una cosa simile? Oh, no, lo so io quello che è. Sono io che mi son ridotto in questo stato pietoso, da far saltare le rane dal fosso, se solo ci fosse un fosso nelle vicinanze e se in questo fosso vi fossero rane abbastanza in salute da saltarne fuori.
Perché le rane? Perché le ho in abominio, Dio mio, con quella loro aria viscida e umidiccia, gli occhi deliquiescenti a palla, mostruosamente rotanti come lingue pettegole, e le zampe indecise tra il ragno, il coccodrillo e il buffone di corte, con quei poderosi muscoletti da mangiarsi fritti o saltati in padella.
Ché sono appunto quelli, i poderosi muscoletti, a farle così sgraziatamente saltare a tradimento.
Le rane son messe lì a salvaguardia dell'imperituro scioglilingua delle menti piccole. Infatti gracidano in continuazione, proprio come le suddette.
Oh, ma guardiamoci un po' in giro, vediamo che succede.. dev'esserci un errore, son qui per sbaglio o è questa cosa ad esser capitata qui per sbaglio, proprio in questo posto dove ho creduto di dover stare.
I convitati, non riuscendo a padroneggiar l'emozione d'esser stati prescelti a rappresentare la punta sgranocchiante della società, si danno un gran daffare, ciascuno a suo modo, per sembrare gentili come mazzi di fiori; nascondendo lo stato d'assedio dei loro spiriti sotto i soprabiti inamidati. Si raccontano dell'ultimo viaggio a Cuba, ma trepidano segretamente e violentemente al pensiero della macchia di sugo che di lì a poco si spiaccicherà sul candore immacolato del gilet nuovo, nel caso la padrona di casa abbia avuto la malaugurata idea di prepararlo; deplorano il dissesto economico senza averne

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Ispirazione

L'ispirazione arriva. Non è una cosa che si cerca, anzi, quando la cerchi facile che non la trovi. I cerchi non sempre quadrano. L'ispirazione non è una cosa che si cerchia.
L'ispirazione ti arriva dentro e scatena qualcosa che deve essere buttata fuori. Ispirazione ed espirazione. Facile come respirare.
A volte sono idee avvolte negli archi di un pensiero. La mente è un architetto entusiasta. Facciamo un'altra volta, dice. Ma si parte sempre dalla prima, e infatti c'era una volta.
C'era una volta una volta. Sì ma che faccia ha questa volta? Qualcuno l'ha vista? Nessuna. C'era una volta, una volta senza volto. Ora.. se questa fosse una favola a questo punto ci sarebbe bisogno di una svolta, perché quando una cosa è avvolta, prima o poi bisogna svolgerla. Ma non è che uno ha sempre la risposta per tutto. A volte, certe cose non si svolgono. C'è chi le svolge, e chi le avvolge, e questi ultimi sono chiamati avvoltoi. Certe cose, dicevamo, non si svolgono. Certe cose, è come se non siano mai accadute.
Voi preferite le cose che accadono o che non accadono? A par mio ne vorrei molte delle prime, né vorrei molte delle seconde. Ma non è che si può star sempre a decidere.
Che poi chissà perché si dice accadere, come se le cose precipitassero dal cielo... e forse è proprio così. Una volta almeno sono accaduto pure io, dannata cicogna. Che poi il prefisso "a" è di negazione, quindi dovrebbe essere il contrario. Accaduto, rialzato. Non è importante quante volte cadi nella vita, ma quante volte accadi. Vorrei accadere più volte possibili, in più posti possibili, con più persone possibili. Accadere tra le braccia di qualcuno.
Chissà se c'è un posto dove ti insegnano ad accadere, che ne so, un'accademia. Oppure ci si potrebbe organizzare in una specie di club. Ogni sera a casa di qualcuno, cena e quattro chiacchiere tutti insieme. Una sera a casa di uno, una sera a casa di un altro. E chi più cene ha, più cene metta.
Sperando che i cinici stiano a

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   2 commenti     di: Moment



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