Racconti di satira e ironia - Pagina 2
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Racconti di ironia e satira

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Trucco vecchio e bacucco è un Barbatrucco

Se alle persone mostri il tuo cuore senza veli, con le sue zone d’ombra e i suoi giardini di luce, avrai messo il dito su un tasto importante accendendo la loro comprensione, e spegnendo automaticamente due tasti negativi come la competizione e la diffidenza.

Quando mise piede nello studio per me era una cliente come tante, ma non appena nel parlare prese a muovere le mani, gesticolando come spesso facciamo noi napoletani, per rendere maggiore forza alle parole, le notai…

Erano le unghie più belle e curate che avessi mai visto, senza un imperfezione, laccate con uno smalto trasparante. Mi incantai a guardarle mentre la signora tentava di spiegarmi la sua problematica:

Ha detto un testamento?

Dissi risvegliandomi da quell’attimo di torpore indotto dalle sue meravigliose mani, riallacciandomi alla sua ultima parola.
Trucco vecchio come il mondo questo, che mi aveva salvata tante volte da grandi figuracce.
Trucco vecchio e bacucco è un barbatrucco, ripeteva la mia mente ridendo, mentre il volto tentava di mantenere il contegno che da sempre mi contraddistingue.

Non resistetti oltre, dopo aver aperto una cartellina a suo nome ed averle rapidamente spiegato la normativa, i rischi ed infine la mia visione della cosa, dissi:

Lo sa che ha delle bellissime unghie?

Grazie!!! Disse lei con un ampio sorriso, che mise in evidenza una dentatura non proprio perfetta, penalizzata ancor più da un rossetto non trasfert, che le colorava i denti.

Diamoci del tu, che dici?

Disse la signora.

Certo non è un problema, a me fa piacere!

Risposi.

Ascoltami, sono unghie finte, non costano troppo, ti posso dare il telefono del centro estetico dove me le hanno applicate, durano all’incirca due mesi e fai la tua figura.

Effettivamente facevano la loro figura, era davvero belle. Le unghie lunghe mi piacevano, ma per il lavoro che facevo e per il mio hobby che era quello di scrivere, rimanevano un po’ difficili da portare. Quell’incontro

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   9 commenti     di: Cleonice Parisi


Angeli e demoni (prima parte)

L'uomo arrancava barcollante per la stradina che costeggiava la scoscesa riva del fiume. Cercava di passare dall'altra parte, ma doveva forzatamente arrivare al ponte, distante ancora parecchio. La stradina, sul lato del fiume, era limitata da un alto steccato perciò l'uomo, ubriaco fradicio, non correva alcun pericolo di finire nelle torbide acque del sottostante fiume.
L'uomo, come avveniva ormai metodicamente ogni sera, era da poco uscito dalla solita osteria situata nei pressi, e per rincasare doveva compiere quel tragitto. Da anni, ormai, quella era diventata un'abitudine che terminava puntualmente, poco dopo essere passato dall'altra parte, nei pressi di una panchina non molto lontana dalla sua abitazione. Le forze, puntualmente, lo abbandonavano nello stesso punto, in qualunque stagione e con qualsiasi tempo.
L'uomo era ormai ridotto ad una puzzolente sagoma fradicia del peggior vino dell'osteria, ma a lui ciò non interessava. In un qualche modo desiderava che la morte ponesse fine alla sua depravata vita, ma non aveva il coraggio di correrle incontro. Osare tanto non era un gesto in sintonia con il suo carattere, in tutta la vita non aveva mai osato anzi, si era macchiato delle peggiori nefandezze proprio per la mancanza di coraggio. La peggiore delle quali, quella che da decenni lo aveva portato tanto in basso nella scala sociale togliendogli le residue volontà, era di una nefandezza unica. La vicenda, impressa indelebilmente nella sua mente gli aveva tolto il sonno da tantissimo tempo e ogni volta che crollava con la mente sgombra dai fumi alcolici il ricordo di quanto successo lo assaliva inesorabilmente. Rivedeva allora un essere brutale in un tardo pomeriggio che, solitario e furtivo, si aggirava tra le navate della gran chiesa e una ad una svuotava le cassette delle offerte. Ad un certo punto compariva la figura di un ragazzino di circa dodici anni che lo guardava più incuriosito che sospettoso, e tanto meno minaccioso. Egli allora si fermava e,

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   3 commenti     di: Michele Rotunno


Scuola Serale

Fanny era una 19enne di boccoli e sogni. Bionda di capelli, ed occhi azzurri, Nonostante la timidezza, centrava numerosi cuori maschili. Cresciuta in una famiglia numerosa; 5 figli ( lei era la primogenita). Il padre lavorava come imprenditore edile, e riusciva a soddisfare i bisogni della numerosa prole. Fanny, non avendo molta voglia di lavorare nella ditta paterna, coltivava la passione del ballo. Era determinata a partecipare al programma televisivo "Saranno Famosi"; si allenava costantemente. Incurante della zavorra costituita dal sedere abbondante.
Seduta vicino a lei si accomodò Beatrice. Una ruvida donna, originaria di Trento, di pressappoco 30 anni. Al compimento della maggiore età, Beatrice era stata buttata fuori casa dai genitori. Si era barcamenata, per un quinquennio, con lavori saltuari. Finchè decise di trasferirsi in Lombardia, a Como. Trovando, poi, occupazione come magazziniere in una fabbrica di caramelle. La ruggente capigliatura corvina ed il rimmel marcato promettevano battaglia. Lei era pronta a sfruttare al 100% i mezzi a disposizione. Al suo domicilio di Cadorago l'avrebbe supportata, e sopportata, Peppe Popi. L'idraulico con cui lei conviveva.
Pose lo zaino, e si mise in disparte. Basilare non dare troppa confidenza ai nemici. Mirco Pezzenti annusava l'aria, prendendo nervosamente appunti. 26enne, fisico asciutto, volto emaciato. Sembrava rigido come uno stoccafisso. Pochi capelli incorniciavano la testa; vestiva dei jeans sdruciti, e scarpe Nike di seconda mano. Da giorni contava i minuti che lo separavano da quell'evento. Incurante delle proteste della madre Luisa, che vaticinava una sua sconfitta. No; era la chiave di volta. Fra tre anni, con il titolo in mano, sarebbe diventato uno yuppie rampante. Al diavolo l'infimo lavoro di operaio; briciole per il genio che lui si sentiva. Un bulldozer, disposto a passare sopra al mondo.
Qual era il filo conduttore che univa le tre anime? Il recupero anni scolastici alla scuola "Cont

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Birba al Parco...

Portato Birba al parco
Parcheggiato macchina
aperto sportello macchina
richiuso sportello macchina al volo, colpa di Birba che si tuffa fuori macchina senza guinzaglio e patata al vento
Cristina si tuffa in macchina per placcare Birba
breve lotta Cristina-Birba, vince Cristina, guinzaglio innestato: Cristina esulta, Birba rosica
apertura sportello macchina tentativo numero 2
Birba si scaraventa fuori con bocca aperta per felicità e si guarda intorno in cerca di maschio canino
trovato maschione canino dopo 3 nano secondi di ricerca, maschione si avvicina... TERRORE
finta sulla dx e scatto sulla sx per evitare primo maschione canino
famiglia Birba 1 cani allupati 0! si procede preoccupati
dopo breve esultanza per il punto segnato, arrivano da ore 11 e ore 15 altri cani allupati
Birba zompetta interessata e prende centrimetro per valutare vincitore
Cristina e Marco fintano dx, scattano sx... evasione fallita, cani allupati inseguono...
Marco&Cristina trascinano Birba via... Birba mostra premio cani allupati, ques'ultimi MOLTO motivati inseguono Marco&Cristina
Marco&Cristina si preoccupano, Marco prende Birba in braccio mette in fuga cani allupati della seconda ondata
Incontro con vecchietto acido, provvisto di 2 cani incrociati con dei salami... cazziati da vecchietto acido.. "non si porta in giro un cane in calore!" .. SPALLUCCE e vaffanculo silenzioso verso vecchietto
Marco, da gran paraculo, ammolla Birba a Cristina e decide di fare corsetta con illusione di perdere 3-4 gr di ciccia dal monte ciccia molto alto
Marco, convince Cristina e scappa (Marco-Cristina = 1-0) in modalità footing... Marco esulta silenziosamente... Cristina si allontana verso zona prima di cani allupati
Marco dopo 10 min di footing avvista in ordine sparso: Madre Teresa di Calcutta, Goldrake, Cristina Nuda, Eva Mendez nuda, courtney cox nuda
Marco decide di fermarsi un attimo a pensare sui problemi del mondo, nel mentre incamera ossigeno come fosse appena riemerso dalla

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   5 commenti     di: Wiz Wizard


carote o cipolle?

Elmiro cucinava verdure bollite nella sua piccola cucina. Nel mentre, sfogliava le pagine di un piccolo libro zen. Osservava le verdure e intanto leggeva, cercando di carpire i segreti di quella filosofia. Poi l'illuminazione sopraggiunse improvvisa. Insomma: siamo come le carote, piene, arancioni, che nell'acqua bollente stanno sul fondo, oppure siamo come le cipolle, bianche, vuote e che galleggiano. Condizioni filosofiche, il pieno e il vuoto, il colore e il non-colore. E noi chi siamo? Io chi sono? Sono cipolla o sono carota? Elmiro rovesciò l'acqua nello scolapasta e mentre rifletteva assorto, alcune gocce d'acqua bollente lo scottarono facendolo urlare di dolore.

   4 commenti     di: Emiliano Rizzo


Due storielle

Provengo da un mondo antico e ne serbo la memoria. Nel dopoguerra ('40-'45), quando l'Italia divenne repubblicana, la disputa politica fu piuttosto accesa e durante la campagna elettorale del '48 tra il fronte delle sinistre e la coalizione di centro corsero parole grosse. C'era tuttavia anche una notevole vena ironica che stemperava la contesa. Ricordo una storiella che circolava a quei tempi, attribuibile ai sostenitori della DC e stranamente con una venatura di scurrilità:
Un bel giorno di sole l'onorevole De Gasperi (DC) passeggiando in campagna scorge, seduti ai piedi di un grosso albero, l'onorevole Togliatti (PCI) e l'onorevole Nenni (PSI) intenti a chiacchierare tra loro. Si ferma di fronte ai due e chiede di cosa stessero discutendo. L'onorevole Nenni risponde: "Ci stiamo chiedendo di che sesso sia questo magnifico albero. Io dico che è una femmina, mentre Togliatti asserisce trattarsi di un maschio." Risponde De Gasperi: "Senza alcun dubbio ha ragione Togliatti, si tratta di un maschio." "Come fa ad esserne sicuro?" chiese Nenni. "È facile, lo si capisce dal fatto che ha i coglioni sotto!"
Un'altra storiella risale agli anni '70 e curiosamente sembra adatta anche ai tempi nostri. È riferita all'onorevole Ugo La Malfa (PRI), che fu Ministro del Tesoro nel '73-'74. La Malfa era considerato una specie di Cassandra perché tuonava contro gli sprechi e sosteneva una politica economica rigorosa. Perciò fu messa in circolazione questa storiella:
Il Ministro La Malfa si presenta in Consiglio dei Ministri con la faccia cupa e annuncia: "Onorevoli colleghi, vi debbo dare due brutte notizie! La prima è che se andiamo avanti di questo passo in breve saremo costretti a mangiare merda."
"E la seconda?" chiesero i presenti molto allarmati.
"La seconda brutta notizia è che non ce ne sarà per tutti!"

   1 commenti     di: dino sauro


Chiappalo, chiappalo!

Il 5 è grande, il 5 è tosto, il 5 è unico; "'e ce l'invidiano in tutto 'i mondo". Non è come tanti altri: ti fai dire da qualche confidente, che magari ha un parente nell'azienda, le usanze, oppure ti metti lì con pazienza, mezz'ora, un'ora, due, tre, ma alla fine li becchi tutti, proprio tutti. Come no?
Ma non il 5. Inutile farsi illusioni. Il 5 è da specialisti, da cacciatori esperti e appassionati. Anzi da eletti. Pochi l'hanno visto. C'è chi dice addirittura che non esista, è un mito e mitomani sarebbero quelli (pochi comunque) che hanno il coraggio di dire di averlo preso una volta.
Non so cosa dire. Ho provato tante volte ad appostarmi, ma senza successo. Ma riconosco di essere un dilettante. Chissà, forse un giorno; è il sogno della mia vita. Da quando un vecchio professionista di caccia grossa mi ha raccontato la sua storia.
Cominciava ad essere un po' stanco della sua vita, passata a cacciare leoni. Cominciava ad essere troppo facile, scontato. Non ne ricavava le emozioni di una volta.
Durante un viaggio di riposo in Europa, capitò a Firenze. Chi avrebbe immaginato che proprio in questa vecchia e provinciale cittadina, avrebbe ritrovato il senso della sua vita.
Doveva andare verso Novoli: il 5, gli dissero con un sorrisetto dispettoso.
Aveva tempo da perdere dopotutto, ma insomma aspettare a vuoto non diverte nessuno. Dopo un'ora cominciò ad innervosirsi. Si guardò intorno, cominciò a girare per il quartiere.
Chiese del 5: chi cascava dalle nuvole, chi si allontanava terrorizzato, chi giurava d'averlo visto, ma non si ricordava l'anno; chi assicurava che era passato pochi minuti prima, ma non da lì, dalla strada accanto.
Il mitico 5, suscitatore di visioni! Astuto, tosto, altro che i leoni. Facile sarebbe! Scopri prima o poi dove passa, ti metti lì e un bel giorno lo prendi: sarebbero buoni tutti. Il 5 no: è imprevedibile, creativo, estroso, bizzarro.
È la creatura più riuscita dell'azienda. "Ce l'invidiano in tutto 'i mondo.

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   2 commenti     di: carlo biagioli



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