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Racconti di ironia e satira

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La fuga dei cervelli

Ma lasciamoli andare!
Anzi dobbiamo essere grati che i nostri giovani studiosi più dotati riescano a trovare paesi ospitali, che danno loro tutto il necessario per specializzarsi e realizzarsi professionalmente.
Se così non fosse, talenti umani andrebbero sprecati, visto che in Italia non avrebbero possibilità di coltivare la loro professionalità e men che mai di esercitarla.
Un ottuso campanilismo (o una furbesca ipocrisia per stuzzicare la plebe) fa schiamazzare politici e giornalisti nostrali, che recriminano la sottrazione di patrimonio nazionale da parte di avidi e astuti paesi stranieri, a danno di un paese, il nostro, distratto e generoso. Facciamoli tornare, anzi rubiamo i loro cervelli, qualcuno sobilla.
La triste realtà è che questo paese non solo non sa preparare i propri ricercatori, ma non saprebbe neanche che farsene, non sarebbe neanche in grado poi di utilizzarli. Non a caso l'industria italiana non finanzia la ricerca, come invece avviene altrove.
Una lacuna culturale ci nega una società moderna in cui la scienza giochi un ruolo primario, come avviene nell'insieme dei paesi occidentali, cui ci illudiamo di appartenere. Così purtroppo non è, all'occidente ci lega poco più di una semplice contiguità geografica. Nella nostra opinione pubblica l'ottica scientifica non è popolare, anzi suscita diffidenza, surclassata da quella fideista cattolica.
Quindi non conviene neanche porsi l'obiettivo di trattenere i nostri cervelli, investendo nella scuola. Creeremmo professionisti sprecati, che poi dovrebbero comunque andarsene all'estero a lavorare.
Lasciamo allora che se ne vadano subito, così almeno evitiamo la spesa improduttiva del loro addestramento e soprattutto lasciamo a loro la possibilità di ambientarsi in giovane età nei paesi dove comunque finirebbero a lavorare e vivere.
Ci consolerà vederli tornare da pensionati illustri a ricoprire cariche onorifiche e a raccontarci cos'è la ricerca, negli infiniti

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   2 commenti     di: carlo biagioli


La storia del peccato originale, come non l'avete mai letta.

Oggi devo vedermi con Eva. Eva fa la giardiniera nell’Eden.
Il Capo gli ha fatto un contratto di lavoro a tempo indeterminato.
La giardiniera dell’Eden fa spesso l’amore con Adamo e a me tocca guardare.
Tante volte ho sognato di fare l’amore con Eva, ma lei nemmeno mi guarda …
Lei ho lo sguardo solo per lui.
- “Mi ami, amore? Ma quanto mi ami? Oggi per te ho colto le pere dall’albero”.
Uffa che noia! Ma qui non succede mai niente!
Allora mi sono detto: “Chissà con Eva come andrebbe?”
Così eccomi qua! Pulito, profumato, lucidato, praticamente desiderabile.
Ho fatto persino la prova dell’alito. Fantastico! Odora di mela acerba.
- Buongiorno, serpente. Volevi vedermi?
- Si, Eva. Volevo proporti una nuova dieta.
- Sarebbe a dire?
- L’albero che ti offre le foglie per coprire la tua intimità, produce dei frutti buonissimi. Se tu ne mangerai sarai ancora più bella. Vedi quelle rotondità sui fianchi e sui glutei? Sparirebbero! Guarda i tuoi seni cadenti. Se tu prenderai di quel frutto, improvvisamente i tuoi seni diverrebbero sodi e bellissimi! Che ne dici?
- Oh! sì! Quanto mi piacerebbe! Pensa serpente che ultimamente Adamo per continuare a fare l’amore tre volte al giorno ricorre al viagra. E allora mi era venuto qualche dubbio sulla tenuta del mio fascino. Sai … il tempo passa per tutte!
- E già! A chi lo dici! Però il viagra, proprio no! Guai a fidarsi dei ritrovati tecnologici. Molto meglio sono i rimedi naturali, come ad esempio il peperoncino.
- Caro serpente, mi dai un po’ del tuo peperoncino? Se me ne dai un po’, io ti darò una bella cosa …
- Ma cosa fai? Eva no! Non farlo in nome della nostra amicizia. Aiuto! Aiutooooo!

   20 commenti     di: Fabio Mancini


Faccia da dittero

Ho sempre odiato gli insetti con quel loro ronzio e quelle loro zampette… Insistenti poi, sia che essi siano terra-terra o terra-aria. Gli insetti quando si mettono in testa una cosa non la cambiano a morire, bisogna proprio ricorrere alle misure estreme quando a causa della loro stupida insistenza si fissano nel venirti addosso o nel salire sopra di te. Non servono tutti gli avvertimenti possibili, gli insetti insistono come non vedessero ciò che sta loro davanti e ti vengono addosso, soprattutto quelli muniti di ali i quali generano inquietudine per la loro imprevedibilità. Tutto ciò è facilmente spiegabile ed ha un senso se si riesce ad entrare nella loro logica di pensiero ma io provo ugualmente un piccolo brivido alla vista di un insetto, forse per qualche atavica avversione o forse per il fatto di non poter vedere gli occhi e quindi capire le sue intenzioni. Ho sempre odiato gli insetti perché ronzano, pungono, e non stanno mai fermi, perché di notte non li vedi, perché ti passeggiano nel letto mentre dormi e perché ce ne sono a miliardi. Ho sempre odiato gli insetti perché comunicano segretamente e non so quello che pensano o quello che si sono detti, perché quando mi siedo su un prato ce ne è sempre qualcuno sotto il sedere, perché se mi appoggio ad un muro qualcuno mi salirà sui vestiti, perché quando vado in bici riescono sempre a centrarmi gli occhi, la bocca o ad entrare nel collo della maglietta. Odio gli insetti perché non sono mai in pericolo di estinzione, perché ce ne sono un milione di specie diverse e non sono state ancora scoperte tutte e perché l’unico elemento dove non vivono è sott’acqua ed io non sono un anfibio.

+++

Penso di essermi innamorato di una ragazza nel senso che quando sono con lei non penso ad altro e quando non sono con lei non penso ad altro che a lei. Ciò mi fa presumere di esserne innamorato ma dovrei chiedere in giro. Il guaio è che lei quando non è con me non mi pensa e quando è con m

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   4 commenti     di: matteo lorenzi


Il letto che si muove

Si stacca un istante dalle mie labbra, forse per respirare o per guardarmi negli occhi.
- Quest'anno il 23 novembre viene di domenica - dice.
Io la guardo senza comprendere e lei lo nota, perchè inclina lievemente la testa da un lato come fa sempre quando assume un'aria interrogativa.
Ma davvero non capisco. E quando accade corruccio la fronte e socchiudo gli occhi, ed anche nella penombra della stanza da letto la mia espressione è visibile.
Comincio a pensare.
Allora...
Più veloce.
Che cosa diavolo è il 23? Qualche festività? L'anniversario di qualcosa?
Natale, ovviamente, non può essere e neppure Capodanno, per cui stralciamo le feste comandate. Il suo compleanno o l’onomastico li escludo perchè, almeno quelli, me li ricordo. Oddio... sul secondo ho un paio di dubbi: ma comunque è nei primi mesi dell'anno, e non verso la fine.
Il nostro anniversario non è, perchè l'abbiamo festeggiato neanche un mese fa.
E quindi? L'anniversario della prima volta che abbiamo fatto l'amore? Della prima volta che le ho detto ti amo? Della prima volta che lei è arrivata puntuale ad un appuntamento? No, questo no: non è mai accaduto.
Sorrido, ma è un sorriso scomposto. Cerco di guadagnare tempo.
- Certo, domenica è un buon giorno -. Ma che cacchio dico?
Si accorge delle mie difficoltà.
- Amore, quest'anno l'anniversario del terremoto è di domenica - mi spiega, con un tono che non avrebbe sfigurato al TG1 della sera.
Annuisco.
Terremoto? E smetto di annuire.
Terremoto! Costruzioni che crollano. Voragini che squarciano le strade. Automobili inghiottite negli abissi della terra.
Terremoto! Onde immense che seppelliscono intere città. Cadaveri smembrati che galleggiano sulle acque.
Terremoto! Cupe nubi di polvere e detriti che oscurano il sole. Distruzione e sofferenza. Devastazione. Morte.
Il mio romanticismo compra un biglietto di sola andata per FanculoCity.
Mi metto a sedere al centro del letto e richiudo la camicia.
- Alice - sussurro, unendo

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Autori contemporanei

Rick Crok, pseudonimo di Carlo Carletti, che da più di trenta anni pubblica un paio di libri ogni anno è divenuto ormai fenomeno mondiale. Ogni libro da lui pubblicato è minimo cinquecento pagine. Oltre la quantità è naturalmente la qualità narrativa che incolla il lettore al libro. Fin dalla prima pagina che per uno stratagemma commerciale ha davvero della colla che ti si appiccica un dito e col cavolo ti riesce di staccarlo. Da esaltare inoltre la qualità delle strategie di marketing che, subliminalmente, hanno portato al suicidio anche casalinghe che non hanno mai letto un libro, ma saputa l'uscita del ribro del Carletti si sono suicidate perchè nopn l'hanno comprato. Mha. Si ricordi inoltre l'uscita attesissima della terza pubblicazione che concludeva la trilogia dedicata alla critica della filosofia contemporanea. Infatti dopo il primo libro "Bhe", cinque milioni di copie, "Bho", sette milioni, ebbene in America fu allestita l'uscita notturna del libro per le due e venticinqe di notte al Giant Stadium di New York (dove ci tengono il superboolle) , e circa tre kilometri di coda di lettori fedelissimi, attesero davanti la cancellata in no modo di entrare e aquistare, nell'immenso stadio allestito a libreria per primi la pubblicazione. Il caso fece che i libri, visto il casino, sgattaiolarono dall'uscita secondaria per non dare nell'occhio e si creò una rissa gigantesca che i maligni dicono creata ad ok per dar più risalto pubblicitario al volume. Rick Crok nasce a Belluno, in un ora che non c' era nessuno presso l'ospedale in loco, l'ostetrica e i medici convocati per il parto, si rendono conto subito delle dimenbosioni e dello spessore del bimbo. Parto cesario, spiattellato già con venti chili di peso e una penna in mano. Le operae di Rick Crok variano dal giallo, al noir, al pois rosa o rosso shocking, a libri di antropologia, fannullagginee, hobby sul fai da te un'arma (lontano da luoghi abitati). Da ricordare inoltre oltre la serie legata all'inv

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   0 commenti     di: Raffaele Arena


ONOMATOPEICITA'

Vi voglio parlare dei suoni onomatopeici, ovvero i suoni dei fumetti. Ce ne sono di tutti i tipi, persone, oggetti, animali, ma qui voglio aprire una parentesi, perchè di un animale non sentiremo mai il suo verso neanche nei fumetti: il coccodrillo. Lo dice anche la canzone: il coccodrillo come fa, non c’è nessuno che lo sa, si dice mangi troppo, non metta mai il cappotto... sì perchè gli altri animali invece lo mettono, tipo la giraffa che va in giro col colletto alzato... o il leone che è il re quindi lui il cappotto ce l’ha dell’Armani... vabbè... poi dice che con i denti punga, che molto spesso pianga... e ci credo è l’unico sfigato senza cappotto...!
Vabbè, ritorniamo ai nostri suoni dei fumetti. Tipo uno che piange, nella realtà immaginiamo un bambino, tu lo sgridi elui urla... invece nei fumetti no, immaginate il bimbo piange, sigh, sob, poi se piange tanto strasob... magari!!
Oppure quando uno si spaventa, fa gulp! Voi immaginate arriva uno che vi fa bu! E voi gulp!
Poi invece se uno è incazzato, ma non tanto, fa gasp! Immagino mio padre quando arrivava la bolletta del telefono... ahhhhhhh!!!!... invece nel fumetto no, lui la guarda e fa gasp! Gulp! Magari davvero!
Ma se uno poi è proprio incazzato fa grrrrr, che poi vale sia per gli animali che per gli uomini. Quand’ero piccola portavo la pagella a casa e mia madre la leggeva... si salvi chi può!! (urla), invece no nel fumetto porto la pagella e lei grrr... e io gulp... Io che scappo intorno al tavolo gulp e lei dietro grrr, e avanti così per mezzora... magari, cavoli voglio vivere in un fumetto!
Per tornare agli animali, vi immaginate, voi siete in una savana, soli e disarmati inseguiti da un leone, esempio pratico, cose che capitano tutti i giorni, ecco scappate, siete terrorizzati, alla fine il bosco finisce, la strada è chiuse e il leone vi raggiunge, anche questa cosa è molto realistica... tanto è un fumetto... dicevo il leone vi raggiunge spalanca le fauci e...

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Satira politica: un vero corto

Uno dei nostri cronisti, pochi giorni addietro, si aggirava per le adiacenze (anche grazie alle molte aderenze) del Transatlantico di Palazzo Montecitorio
-quest'ultimo era meglio conosciuto tra gli abituali avventori di bar o di sale da scommessa o dai frequentatori di sale da gioco, come Mons Acceptorious: vallo a dire talvolta!- sempre "attraccato" (il Transatlantico) da quando il monumentale edificio (il Palazzo) fu dal Bernini "varato", quando da una delle tante stanze che lì si affacciano udì filtrare dalla porta, sebbene chiusa, una coralità di voci forti, nervose e per niente verbalmente controllate. Esse chiaramente testimoniavano che ci fosse in corso una concitata rimostranza d'un qualcuno nei confronti di un altro e in mezzo ad un coacervo di tante altre voci delle persone lì presenti che sembravano provassero a quietare con ognuno che dicente la sua creava un inevitabile accavallarsi confuso di parole: però una cosa risultava abbastanza chiara, e cioè che era una riunione tra gente della stessa parte politica!
Ora sappiamo con certezza che l'argomentare furioso di quel qualcuno era stato originato dal suo aver subìto una conseguenza disciplinare: infatti era stato redarguito per iscritto dal Presidente dell'Aula che lo stigmatizzava severamente per il suo ripetuto e non affatto idoneo comportamento tenuto ogni qualvolta prendeva la parola durante le sedute dell'attività parlamentare, un comportamento ritenuto vieppiù censurabile quando lo stesso rivolgeva la parola direttamente alla persona che presiedeva al momento quel consesso.
Si trattava insomma di un monito ufficiale col quale s'invitava il destinatario, pena una sanzione pecuniaria e, nel caso di recidività, un'eventuale espulsione dall'emiciclo, ad attenersi all'obbligatorietà di stare in piedi quando faceva i suoi interventi dal suo scranno, e non da seduto!
Certamente la sua ira -non ancora funesta del tutto- non poteva essere stata solo motivata dal comprensibile

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   0 commenti     di: pio di monaco



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