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Racconti di ironia e satira

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A muso duro

Due modi distinti di conoscenza si fronteggiano, a muso duro il primo... contro la rassegnazione paziente del secondo: Il primo, perché largamente diffuso, considera la realtà come fosse una conseguenza della legge del CASO che, a dirla tutta, è la negazione di ogni legge consequenziale, mentre l'altro, essendosi accorto che ogni effetto ha una sua causa, crede che debba esserci una causa per ogni cosa, compresa la causa delle cause di tutto ciò che è.
Chi crede sia del CASO la responsabilità del costo dell'affitto di casa spera che non sia da pagare tutti i mesi, mentre chi conosce la ragione d'essere di ogni evento sa che se salti un mese poi ti chiedono gli interessi.
Chi crede al caso coltiva un sacco d'interessi perché conta che, sui grandi numeri, qualcosa in cui trovare soddisfazione prima o dopo accadrà. Chi sa che sono le cause a spadroneggiare di interessi ne ha di meno, perché meno sono e meno delusioni seguiranno.
Anche la disposizione d'animo delle due radicalmente diverse opinioni subisce delle ripercussioni allineate alle differenti credulità: chi si prostra davanti al caso non bazzica le parrocchie, ed è l'unica cosa che non fa per caso, mentre chi si immagina tutto sia ordinato dalle cause in chiesa ci va, a occhieggiare come sono vestiti quelli che credono in Dio.
I credenti in Dio credono sia in Dio che al caso: in Dio quando gli chiedono favori, e al caso quando Dio non glieli fa.

   8 commenti     di: massimo vaj


Tout court 2

Ogni altro nome, personaggio o riferimento diretto è puramente casuale. Alcuni
sketch sono popolari, altri frutto di fantasia dell’autore.


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Personaggi: Dario Matricardi (psichiatra)
Silvana Rossi (moglie)
Stefano Matricardi (primogenito)
Anna Matricardi (secondogenita)
zia Betty (zitella)
sig. Alvisi (ex paziente dello psichiatra)
sig. Stelvio (amico di Dario, ex galeotto)

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Mi chiamo Dario Matricardi, sono psichiatra, sposato da tredici anni con la bella (mica tanto, in onor del vero) Silvana, conosciuta all’obitorio cittadino perché conoscevamo un morto che era parente di…(tralasciamo questo particolare, meglio!).
Il mio lavoro, psichiatra come dicevo, porta a incontri ben strani nel mio studio, e fuori l’ambulatorio pure. In casa, con i due pargoletti, Stefano e Anna… bhe, lo saprete più avanti!
Il primo caso “da matti”, se vogliamo permettere, è accaduto una mattina di qualche anno fa, nel mio studio. Un’avvenente ragazza mi spiega:
“Dottore, lei deve aiutarmi. Ogni volta che bevo qualcosa, perdo la testa e mi faccio corteggiare dal primo uomo che capita.”
“Lei è fortunata aver fatto tappa nel mio studio; certi miei colleghi, insensati, potrebbero averle detto: “Vogliamo berci qualcosa?” “
“È quello che mi piace sentire!”
“Suvvia, signorina! Le propongo la Mimoserina, che l’aiuterà a non commettere pazzie del genere. Come si chiama?”
“Calvi Milena. Milena senza y!”
“Veramente Milena non ha la y.”
“Per l’appunto. Lo dico sempre.”
“Cara Milena, ho idea che qualcosa proprio non funzioni nel suo cervellino! Potrei farle una domanda particolare? A che ora si alza al mattino?”
“Non appena il primo raggio di sole entra dalla finestra.”
“Ciò accade molto presto dato che siamo

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Technology

Lo confesso apertamente: sono un disastro tecnologico. Per dirla più esplicitamente sono, come si dice dalle mie parti, come l'asino che essendo nato senza coda non riesce più a metterla. Il massimo della mia tecnologia è fermo alla Olivetti Praxis 45, quella che aveva un visorino su cui scorrevano le ultime cinque o dieci parole battute (dipendeva dalla lunghezza delle stesse).
Credevo di essere un dio, con quella macchina scrivevo di tutto, dalle lettere commerciali alle relazioni tecniche e, nel tempo libero, bozze di pura utopia politica. Com'era bello scrivere senza compiere alcun errore! Bastava rileggere l'intero rigo prima di andare a capo e il gioco era fatto. Ma come era faticoso! Ad ogni rilettura perdevo il filo del discorso così per un'intera pagina dattiloscritta ci volevano tre ore consumate nella estenuante ricerca e successivo mantenimento della necessaria concentrazione.
La tecnologia, però, avanzava inesorabilmente così a metà degli anni ottanta ecco il grande passo: l'acquisto del primo computer: un Amstrad 1640 a colori con disco rigido dalla terrificante potenza di 20MB, dotato di sistema Gem, antesignano del Windows. Acquistato per esigenza di lavoro e rimasto imballato nel suo scatolone per ben due anni, fino a quando con estremo coraggio mi sono deciso a metterlo in bella mostra nello studio, ma di adoperarlo nemmeno per sogno. Ma gli eventi incalzano e, allora, quando i diretti concorrenti si dotano dei plebei Commodore 64, ma usandoli, io, per non essere da meno, mi decido a compiere il fatale passo ovvero mi faccio l'archivio clienti e in che nodo? Semplice: scrivendo in ordine alfabetico tutte le pratiche in corso (un centinaio). Ma visto che sono anche un maledetto metodico pignolo mi convingo di dover essere io a immettere in ordine alfabetico i nominativi con tutti i dati tecnici salienti. Passo così interi pomeriggi nell'ansia di non compiere errori, ovvero di non saltare qualche nominativo finché il quinto giorno mi capit

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   8 commenti     di: Michele Rotunno


Quella carezza della sera

Che tenerezza quegli uomini tutti in fila... Ciak si gira!
Oggi è domenica e l'appuntamento è là. Dopo una lunga settimana che lei ha seguito e scortato ogni tuo passo, ha aspettato fedele il tuo ritorno riconducendoti a casa con devozione.
Sono queste le cose che contano, la sicurezza di averla sempre lì, servizievole al tuo fianco e allora ti senti in obbligo di ricambiarla con un gesto di amore, prendendoti cura di lei e oggi del suo aspetto.
Ti sento fiero quando gli altri ti guardano con invdia, non ti ingelosisce chi si gira quando passi per strada.
Bella, elegante con quelle mingonne, chic e sportiva e un cuore che non perde un colpo e quando va su di giri, con pazienza l'assecondi. Ascolti la sua voce ti trasmette sicurezza, anche se quel bere troppo a volte ti preoccupa un po', ma ci si può passare sopra. Con lei sempre e ovunque.
Anche quando ti allontani e la lasci riposare o stai in pena quando resta al freddo d'inverno e d'estate sotto il sole.
La guidi con prudenza quando leggiadra strizza l'occhio all'incrocio nella via.
Ma è già il tuo turno, è già un'ora che aspetti e ti sei perso la partita... sono le 18 di una domenica pomeriggio e l'occhio rosso dello stop ti avverte che ti sei posizionato.
La vedi sparire dentro i rulli dell'autolavaggio che l'accarezzano decisi.

   8 commenti     di: laura marchetti


Asinaria

Venne un numeroso branco di asini, in un tempo lontano e per cause che si vedranno in seguito, a contatto con un ristretto clan di poeti. I poeti furono da subito consci dell’enorme differenza fra loro e gli asini, mentre gli asini (che non per niente vengono chiamati tali) vedevano nei poeti dei loro consimili in tutto e per tutto.
Sulle prime tale asinina consapevolezza non causò grande disagio ai poeti, in quanto il nuovo gruppo così formatosi viveva in armonia e lontano da ogni altra comunità che potesse esprimere commenti sgradevoli.
Ciononostante l’innato amore del vero, che è insito nei poeti, spinse alcuni di loro a tentare di instillare negli asini la coscienza del divario fra i due gruppi, profferendo in pubblico versi alati e parlando di poesia, in modo da rimarcare il più possibile la differenza fra versi e ragli ed instillare nei ciuchi la coscienza della propria diversità. Ma, puntualmente, tali poetici stimoli venivano rapidamente assorbiti dai ciuchi, risolvendosi per imitazione in ragli sempre più alti ed elaborati, del tutto consoni, da un punto di vista asinino, ai nuovi splendidi versi che si libravano nell’aria.
Un giorno un poeta particolarmente ispirato vide l’asino zoppo (l’unico zoppo del gruppo) e gli si avvicinò in un ulteriore tentativo di produrre nell’asino una percezione di inferiorità, che si sarebbe poi rapidamente evoluta in una più urbana coscienza di diversità.
“O amico, parlo a te che, non riuscendo a correre, hai sicuramente più tempo per riflettere e capire”, disse il poeta rivolgendosi al ciuco zoppo.
“Parla, amico mio” rispose questi con un affabile raglio.
“Divina e indefinibile è la poesia: in qualunque modo un mortale la definisca, si troverà sempre un innegabile poeta che crea non in accordo con quella definizione”.
L’asino zoppo lo guardò con un mezzo sorriso, dando un’inaspettata dimostrazione della capacità di gestire volontariamente i muscoli del muso in modo as

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L'evoluzione

L'auditorium era percorso da un brusio uniforme e fitto il quale, dal suo ronzare in alto guardava, seduta in basso, la ragione del suo esistere: una moltitudine di studenti agitati dalla notizia che, quel giorno, la lezione di scienze l'avrebbe esposta addirittura un professorone, insignito della prestigiosa onorificenza concessa dal miglior gota scientifico e letterario che l'umanità possa vantare, quello che pungeva il petto degli scienziati e dei letterati col premio Nobel.
Il silenzio entrò col professore e anche il rumore si sedette in attesa spasmodica, oggi avrebbe saputo aspettare pur di cogliere l'essenza della vita che era, per lui, ancora troppo poco rumorosa.
L'uomo si avvicinò al microfono, ci soffiò sopra per testarne il timbro e uno sputazzo si nascose veloce nella spugna nera e fetida.
— Buongiorno cari studenti enti enti... — disse, senza trasporto emotivo.
Lui li detestava uno per uno quei giovinastri, perché si sarebbero bevuti il suo sapere con la stessa sete irriflessiva che aveva avuto lui quando si era ubriacato, da giovane, delle stesse melense ipotesi alle quali aveva interiormente smesso di credere, dopo la tragica e inspiegabile morte della sua amata moglie.
Iniziò, flemmatico, a infilar parole su una collana di conoscenze che non avrebbe mai trovato chiusura:
— Il sapere dell'umanità ha fatto passi da gigante da quando la sinfonia espressa dalla sola nota dell'antico conoscere si è complicata nel magnifico concerto che innalziamo al cielo oggi— il microfono stridette a questo dire, fastidiosamente nevrastenico in un sovrapporsi di decibel che anticipava quello delle nuvole, e il cui suono stonava peggio di quella sola nota appena evocata.
Appena si calmò quel riverbero, continuò, innervosito dall'ostilità dell'impianto sonoro e da una strana oscurità che scivolava giù, attraversando le finestre, dall'alto dell'enorme salone.
— La cultura ha preso forma dalla concentrazione delle intelligenze, in lotta con

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   1 commenti     di: massimo vaj


L'aspirante seduttore

Se non ci fossero gli occhi gonfi di Federico, e quel suo sopracciglio gonfio e bluastro come una melanzana, si potrebbe anche ridere. La sua disavventura assomiglia a una di quelle farse paesane delle quali si è perduto perfino l’odore, coi personaggi fissi della moglie bella e un po’ civettuola, dello spasimante troppo cruento e, per concludere, del marito grosso come un armadio.
A complicare le cose vi è una particolarità di Federico, mio amico sin dall’infanzia, il quale è sensibile agli odori della cucina e, in particolare, a quello del fritto di pesce: avvertirlo ed eccitarsi amorosamente è per lui tutt’uno.
Pur avendo la mia età, Federico è un fans della musica metallara; si veste da metallaro! Lavora nella ditta di suo padre, dove anch’io ho impiego.
L’inizio della sua disavventura può essere collocato fra le ore undici e mezzogiorno e mezzo di quattro giorni fa. Federico sente odore di fritto di pesce proveniente, senza dubbio alcuno, dalla cucina della ragazza che abita dirimpetto l’ingresso della fabbrica paterna. Federico, che non è mai stato curioso, sa soltanto che si chiama Annalisa (lo ha letto su una busta recapitatagli per errore) e che è infinitamente bella; una bruna da capogiro, insomma… uno splendore di donna. Ignora se abbia o no un marito, un amante o semplicemente un fidanzato.
Per ulteriore conoscenza, Federico chiama un veterano dell’ambiente lavorativo per chiedergli che cosa ne sa di quella ragazza.
“Credo che quella donna conviva con qualcuno che raramente presenzia da lei. Lavoro qui da vent’anni, e nessuno conosce meglio di me la signora Annalisa e il suo convivente spesso in giro per l’Italia a commerciare prodotti di cosmesi. Tra quei due non c’è stato mai dell’amore, quindi figuriamoci, se può interessare al convivente sapere come trascorre la giornata solinga la sua donna!”
Travolto dall’odore del fritto, che produce in lui effetti afrodisiaci, Federico decide

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