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Racconti di ironia e satira

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Le romane

"Le romane! Tu non hai neanche idea di come siano!... Sono tonde, carnose. Se ti fai strada tra le loro pieghe più segrete, forzando un po', le trovi lisce, candide,... di un turgido! Nel cuore del loro ventre hanno un cespuglietto di peli così morbidi... ti mangeresti anche quello, quando sei lì!"
Dopo queste parole deglutì e alzò il bicchiere, ammiccando attraverso il vetro spesso.
Alì, grattandosi un orecchio, disse tra sè e sè:
"A questo punto devo cercarle, queste romane, devo trovarne qualcuna, per vedere se sono davvero così...".
"Va' per vie di negozi e le troverai senz'altro. Se domandi te le indicheranno subito, le conoscono tutti!"
Entrò al Simply Market, non c'erano vie di negozi, dove abitava.
A un commesso, dietro il banco della verdura, in legno rigenerato, domandò:
"Ci sono le romane?"
"No, qui tutto è del posto. Ti assicuro che è meglio. Perchè cerchi proprio quelle?"
"Mi hanno detto che sono belle!"
"Guarda che anche se fuori lasciano a desiderare, il cuore è sempre lo stesso,... da favola!"
E gli mostrò certi capolini di carciofo, nostrani.
"Ma io intendevo... ragazze!"
"Qui al Simply Market anche il personale è a km 0. Se vuoi incontrare ragazze romane devi farti 600 Km, sai che inquinamento! Lascia stare le 'mammole' e goditi le nostre 'gnare'."
E gli disse che cosa avevano di bello.
Per ringraziarlo Alì comprò quattro capolini con le spine, li mise in un sacchetto biodegradabile che si strappò subito, dentro un cestino di ex tappi.
Poi uscì, si guardò intorno e vide che di 'gnare' ce n'erano assai, neanche tanto 'carciofe'.



L'eliminazione del secondo ramo

Se ne era parlato a lungo nella stesura del programma, prima della campagna elettorale, ma buona parte dei notabili della coalizione avevano osservato che l'argomento non poteva essere chiuso in fretta, che aveva bisogno di riflessione e decantazione, e che era meglio concentrarsi sulle questioni già definite, per apparire convincenti all'elettorato.
La coalizione vinse le elezioni e cominciò a lavorare alla realizzazione del programma. Ma ben presto venne a mancare la serenità: deputati, senatori, consiglieri, ed anche alti burocrati dell'apparato statale avevano il sonno e la veglia continuamente disturbati dall'ombra e dalle spine del "secondo ramo", l'argomento che fatalmente tornava all'attenzione ogni volta che si intraprendesse un qualsivoglia altro discorso.
Era, quello del secondo ramo, un quesito all'apparenza semplice, con altrettanto semplici risposte: un sì o un no. Nessuno ricordava come fosse sorto, ma tutti lo percepivano come un indispensabile prolegòmeno ad ogni azione politica futura, un nodo che impediva di avvolgere o svolgere ogni gomitolo, che si presentava con subdoli occhielli da cui potevano passare matasse intere, apparendo, scomparendo...
La questione in sé era semplice. Eppure svelava una diabolica complessità quando ci si rendeva conto che si riusciva a parlarne soltanto per pochi minuti, i quali bastavano a provocare uno sfinimento generale e la centrifugazione dell'attenzione dei presenti verso i più complessi e vari quesiti, su uno a caso dei quali si focalizzava infine l'attenzione di tutti.
Non che l'opposizione fosse in condizioni migliori. Anch'essa, percependo l'importanza politica del quesito irrisolto, tentava di preparare una piattaforma d'intenti atta a ribattere quella che sarebbe divenuta - quale che fosse - la posizione della coalizione al governo. In riunioni serrate, che cominciavano con grande ottimismo e finivano nella frustrazione, si partiva da un bivio: "se dicono sì...", "se dicono no...", arenand

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   3 commenti     di: Nicola Saracino


Comunicazione di emergenza

Se qualcuno mi avesse detto che un giorno avrei scritto le mie comunicazioni di lavoro su Whatsup, invece che su bellissimi e bianchissimi fogli immacolati e trepidanti in attesa delle mie parole scritte, gli avrei dato del pazzo.

Proprio io che assistendo alla prima installazione del fax in ufficio esclamai ingenuamente:
... ed a cosa serve?
Ad inviare documenti, signore... rispose il tecnico..
Ed io ancora: ... e questi documenti? ... ma chi li deve scrivere questi documenti?
Lei signore, sorridendo sempre di più al cospetto della mia faccia idiota ed attonita ed alle mie stupide domande...
Questo mi sta prendendo per il culo, pensai... mi scusi, ma se i documenti li devo comunque scrivere a macchina io, su di un foglio, per poi inviarlo... con il fax... non faccio prima a scrivere direttamente sul telex che me lo invia anche?

Beata inettitudine giovanile... c'è da dire che il tecnico non si era minimamente soffermato sul fatto che di li a breve sarebbe arrivata una macchina che avrei semplicisticamente chiamato computer che avrebbe modificato la mia vita ed il mio modo di vedere le cose centuplicando la velocità con la quale sarei stato presente praticamente dovunque in qualunque occasione ed in qualunque circostanza.

Però... si c'è un però... che sia fatto di carta o che sia il foglio Word del pc... il fatto di trovarmi di fronte ad uno spazio bianco da poter scrivere, mi fa venire ogni volta la pelle d'oca.
Non c'è una volta che mi siedo alla tastiera, guardo il campo bianco prospiciente e ve lo giuro, il fatto di non sapere minimamente cosa tra breve conterrà, mi fa impazzire di entusiasmo e trepidare di ansia e di attesa spasmodica.
Anche ora che scrivo, una sola cosa è sicura... che tra breve quel tizio di cui sappiamo io e te comparirà in un qualche modo e magari ci darà anche una bella lezione di vita.
Aahh a proposito, se non siete la persona alla quale questo racconto è dedicato non conoscete nemmeno il tizio che aspetto a

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Vento, burattini e mezze stagioni

La sera prima il cielo era completamente rosso e la speranza era stata l'ultima a morire. Purtroppo però non esistevano più le mezze stagioni e quel giorno anche i cani che abbaiavano avevano deciso di mordere.
"Dannazione, il buongiorno dovrebbe vedersi dal mattino e invece guarda che brutta ferita!".
Non poteva nemmeno piangere sul latte versato perché aveva lasciato la bottiglia a casa, sul tavolo, vicino a quel bicchiere che non era ne mezzo pieno ne mezzo vuoto.
Un passante che lo vide claudicare esclamò "Chi va con lo zoppo impara a zoppicare eh?"
"Beh almeno io non mi sono fatto beccare con la mani nella marmellata" rispose indicando la confettura di prugne che gocciolava a terra dalla mano sinistra del tizio.
"Complimenti, lei ha davvero una vista d'aquila ma sicuramente non è astuto come la volpe, che non si sarebbe mai fatta mordere senza piangere lacrime di coccodrillo"
La discussione stava prendendo una brutta piega così prese Pinocchio dalla borsa e si mise a piantare baracca e burattini sotto il ponte senza accorgersi che poco più in là c'era Pierino intento a raccontare barzellette alle rondini anche se ormai la primavera era passata da un pezzo.
All'improvviso abbassò lo sguardo e vide una gatta alla quale mancava la zampina sinistra. "Maledetto lardo, quando finirà tutto questo?"
Si mise la corona e cominciò a camminare verso casa quando vide un tizio di nome Caio che stava facendo i conti davanti all'osteria, da solo.
"Hei tu, sai che l'oste non tornerà prima di sera?" L'altro fece orecchie da mercante non degnandolo nemmeno di uno sguardo e così riprese a camminare affrettando il passo.
Stava mangiando da quando era uscito e ormai aveva una fame da lupo, proprio come quello tutto spelacchiato il cui padre era pieno di vizi.
Fece appena in tempo a notare in lontananza il giardino dall'erba verdissima del suo vicino, quando fu travolto da un vento tempestoso che proveniva dall'orto davanti casa.
"Accidenti a me!" esclamò.

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   0 commenti     di: bruno


L'ascensore

Nel corso della storia l'uomo si è macchiato delle peggiori infamie, ma niente può essere infimo e bastardo come una scorreggia in ascensore.
Prendete un ascensore e riempitelo di gente: dottori, fattorini, vecchie signore con in testa cappellini che manco un George Romero strafatto di metadone avrebbe saputo concepire.
Tutti lì, che guardano in terra e ascoltano in silenzio il rumore dell'ascensore.
Mettiamo che voi andiate al secondo piano e tutti gli altri al quarto o al quinto.
L'ascensore ronza. Ogni tanto qualcuno dà un colpo di tosse tanto per mostrare imbarazzo, mentre la vecchia sbuffando vi appoggia le borsine della spesa sui piedi.
Bing.
Secondo piano, le porte si aprono.
Un paio di metri vi separano dall'uscita, e voi in quei due fottuti metri riuscite a sparare una loffa di quindicisecondieotto: di quelle caldine e silenziose, quasi piacevoli se non fosse per la loro alta concentrazione di plutonio. Un deospin programmato per uccidere insomma, e statene certi, tra 20 anni, quando il Polo Sud sarà diventato una località marittima, i pinguini sapranno chi ringraziare.
Ormai siete usciti dall'ascensore. Se vi voltate in fretta, farete in tempo a salutare con ghigno bastardo il fattorino in preda al panico, mentre il dottore tenta di rianimare la povera nonna ormai agli sgoccioli.
Le porte si chiudono lasciandoli sigillati al loro destino.
Probabilmente non tutti ci arriveranno vivi al quarto piano. Pazienza.



Macchine ladre

Che esperienza nuova e rilassante a Tokyo, il potersi muovere senza impedimenti, fluidamente, negli innumerevoli treni, che sottoterra ti portano come tappeti volanti in pochi minuti da tutte le parti della immensa città. Che sconosciuto senso di libertà, per uno abituato ai trasporti fiorentini: l'unico aspetto in comune che ho rilevato è stato il costo dei biglietti. Poveri italiani, non godere dei regali migliori della "modernità", pur non perdendosi nessuno degli inconvenienti.

All'inizio il panico, lo ammetto: stazioni totalmente automatiche, senza (o quasi) un addetto cui chiedere chiarimenti. Gli unici interlocutori erano le macchine.
Le macchine! Che scoperta! Ci sono anche da noi macchine che in cambio di soldi ti danno biglietti, certo. Ma che differenza!
Io, lo confesso, le ho sempre evitate. La mia esperienza, vivendo in Toscana, mi ha fatto incontrare due tipi di macchine: quelle guaste e quelle che ti fanno dispetti, ad esempio dandoti il biglietto, ma non il resto. Macchine ladre, furbe, usate dall'amministrazione col doppio vantaggio di risparmiare nella spesa (macchine poco intelligenti e quindi poco costose) e di arrotondare il bottino.

In Giappone ho visto qualche volta squadre di tecnici biancovestiti, come dei medici, affaccendati intorno a macchine in difficoltà. Interventi tempestivi, per evitare il caos, visti i fiumi di gente che a grande velocità passano nei sotterranei delle metropolitane. Fermarsi un secondo a guardare il soffitto sarebbe da sconsiderati: produrrebbe un tamponamento tra pedoni, che solo gli automobilisti italiani sulle autostrade padane in inverno possono figurarsi. Per questo i giapponesi non possono permettersi una macchina guasta.

Le macchine si sa possono essere più o meno intelligenti e le prime certamente costano più delle seconde. Impressionante la capacità delle biglietterie automatiche di Tokyo nel riconoscere le banconote, in qualunque modo inserite, anche appallottolate.
Immaginabile l

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   2 commenti     di: carlo biagioli


Il partito della pasticca blù

Eh sempre che ti lamenti, e ti lamenti. Ma lo sai che non ti sopporto più. Non posso farci niente io faccio parte di te. E nella tua indole il lamento e l'ancorarsi alle abitudini più stupide che ti portano di nuovo a chiamarmi in causa. Veramente io cerco di agire, solo che, nello stesso luogo, a contatto con le stesse persone, visitando gli stessi posti ecco che, purtroppo salti fuori te! Hai visto, ma mi fai schiantar dal ridere, ti lamenti che ti lamenti! Oh pallino senti, il mio è un bipolarismo di quelli seri ma alle prossime elezioni, grazie a una nuova legge elettorale, ho intenzione di cambiare tipo di sistema di governo. CHe vuoi dire? Voglio dire che io, insieme a circa duecento complessi che sono dentro di me stiamo preparando una nuova legge. Ma come? E di che si tratta, e perchè non lo avete dibattuto nella sede del cuore in seduta plenaria? Mi pare una cosa inverosimile. Senti, intanto non so se sei informato ma io ho fondato un nuovo partito. Un nuovo partito? Ma all'interno del nostro cervello ce ne sono già centoottanta. E non lo vedi che caos? Siamo depressi, non riusciamo a muoverci, ognuno vocia per conto suo e tira al proprio interesse. E di che partito si tratta?

E un partito che si rifà alla tradizione popolare dittatoriale, da Sradolf, a Stanislao, a Sputin a Sberluschini. No, questa me la devi spiegare meglio, in un periodo così che non abbiamo neppure un soldo da spendere te ne vieni fuori con un nuovo partito. E le rappresentanze del fegato cosa dicono? Quelle le ho ammorbidite con del limoncello stravecchio, qualsiasi cosa decida, non ci sono problemi. Ma tu sei una cellula cancerogena! Ci vuoi mandare in rovina, addirittura ricorri alle droghe per soggiogare le rappresentanze più importanti del nostro organismo! E con i reni? Il limoncello stravecchio manda in tilt anche loro. Il rene di destra sarà ben rappresentato nel partito, quello di sinistra troveremo il modo di eliminarlo! E il partito come sichiama! "Forza Ugo" . Ma

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   2 commenti     di: Raffaele Arena



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