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Racconti di ironia e satira

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LA CASALINGA ISTERICA

Madonna mia, sono stanca!
Ebbene sì, lo sono. E basta con sta storia che le casalinghe non fanno niente! Noi dovremmo avere lo stipendio!
Io mi sveglio la mattina, preparo la colazione ai bambini, li accompagno a scuola, torno a casa, che è tutta da pulire!
Il giorno prima abbiamo fritto, ci sono 8 kg di grasso sul piano cottura. Ma io ho la soluzione! Una pubblicità parlava di uno sgrassatore che con uno spruzzo e una passata di spugna va via al volo... che? Che? Io ho provato pure con lo stecchetto di mio marito, che è muratore, e manco se tolto!! C’ho dovuto verniciare sopra al grasso, l’ho fatto verde, come la speranza che chi ha inventato questo sgrassatore se ne vada a... pubblicità ingannevole, sì!
Come quella vecchietta che fa i festini a casa! Chiama la figlia dice che sta tornando, e di colpo manda via tutti, mette un po' di pronto a terra e tutto è pulito! E i piatti? I bicchieri, le posate!?? Hai capito, tu metti un poco di pronto a terra e automaticamente scompare tutto all’improvviso! Ma chi? I figli della vecchietta sono in coma che hanno aperto una credenza gli sono caduti 25 kg di piatti addosso e oltre al trauma craunico hanno preso pure il tetano, c’erano ancora i pezzetti di torta della festa ormai ammuffiti.
Ma tornando alla mia giornata tipo, metti che quel giorno c’ho pure le mie cose?... E che problema c’è? Io uso lines petalo blu e posso andare a giocare a pallavolo, volare sui cavalli e pure sui divanetti! Non ho capito io, il problema mica sono i dolori? No, basta che noi donne stiamo comode, poi che abbiamo mal di stomaco, mal di schiena, nausea ecc ecc... ma sì! Dettagli, la comodità è quello che conta! Io ho le flebo quando ho le mie cose, ma chi se ne frega, tanto sto comoda!
Continuo a pulire intanto, con la mia flebo attaccata al braccio, ma comoda, e intanto mastico le mie chewing gum alla fragola, la pubblicità dice che è come se ti lavassi i denti, se non hai lo spazzolino c’è daygum protex... ier

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Come sono belle le strade delle nostre città

Che belle le strade hanno le nostre città!!!
Le guardi mentre ci passeggi e ti domandi…
‘Perché non me ne sono rimasta a casa???’.

La prima cosa che salta al’occhio sono le buche. Ti accorgi sempre troppo tardi che hai beccato una buca nell’asfalto. Te ne accorgi perché quando ci passi sopra con la tua auto sbatti la testa contro il tettuccio, sballonzolando come una molla rotta.
Allora decidi di goderti una rilassante passeggiata.
Guardi le strisce pedonali dipinte a terra. Colate, sbiadite o sporche dei chew gum masticati e sputati.
Fai qualche passo sul marciapiede e senti una puzza di pipì, fatta da qualcuno la sera prima. Ti penetra nelle narici provocandoti la nausea. Per fortuna il sole mattutino l’ha asciugata, ma resta l’alone sull’asfalto.
Poco più in là delle persone aumentano il passo come se stessero facendo un maratona.
C’è sicuramente qualcosa che non va!!!
Arrivi al punto cruciale e il tuo sguardo cade su… del vomito.
“Sarà stato quello che poco più giù ha fatto pipì????”
Non lo vorresti pensare, ma purtroppo ti viene alla mente.
Cammini e cammini, districandoti abilmente, come in un slalom da rally, tra carte, cartine, cartacce, lattine, gomme, patatine mangiate e sputate, gelati, carrozzine usate come speroniera…
Aiutooooooooooooooo…..
Decidi di tornatene alla macchina e rifai la strada a ritroso.
Torni nei pressi di quella buca nell’asfalto che ti ha fatto sbattere la testa e noti che è piena d’acqua… Si perché queste buche nelle strade delle nostre città, non si asciugano mai!
Ti guardi a destra a sinistra mentre ti avvicini e appena sei nei suoi pressi…
Arriva tutta sparata un’auto che ti spruzza d’acqua sporca e di chissà cosa, proprio mentre stai passando.
Ti tornando alla mente il vomito e la pipì ed allora diventi uno di quei folli che parlano da soli mentre camminano.
Ti rimetti in auto, te ne vuoi tornare a casa e decidi, intelligente, di fare quella stradina do

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Lo sputo del Diavolo

E si va, avanti.
Don Gino quando finalmente lasciava il confessionale si concedeva un po' di riposo.
In canonica giocava con i duplo. Giocava a nascondino da solo e a volte si perdeva. Per fortuna la Rosa (la perpetua) andava a scovarlo chissà dove. Lui, esso, come don aveva ben pochi divertimenti ma in compenso tanti crucci. Sapeva che Chi su in alto aveva fatto la via Crucis. Mario (don) si spaparanzava con la via dei crucci. Di notte non prendeva sonno. Fantasticava Gina la fioraia. La Fiorista era una donnetta prosperosa diciamo che sbocciava da per tutto. Non sarebbe stato da lui aver certe idee. Ma d'accordo con il macellaio riconosceva che i piaceri della carne lo rendevano debole in un senso e nerbuto in un altro senso. Non fatevi ingannare dai sensi unici. In ogni caso asseriva che era bello trascorrere la nottata insonne, in un bagno di sudore e altro ancora... Mai: si è perdonato di quando gli si è forata la bicicletta proprio davanti al seminario.
Non ne è più uscito. Era un piacere udirlo predicare in chiesa. Care fratelle e cari sorelli peccatori. Il diavolo è in mezzo a noi. Alche' si alzò un urlo all'unisono di tifosi milanisti. Noi uomini siamo tutti uguali. Bianchi o neri o zebrati. Gli juventini ebbero un barlume di gioia accondiscende. Preso dall'impeto, si rivolse agli interisti Voi che avete messo in peccato Eva con il vostro biscione!
Si è vero ammetto dell'originalità' di questo peccato. Ancor pi? grave avete perso il campionato. E voi donne che venite in chiesa su incinte e scollate che mi distraete i fedeli. Non capite l'ansimare dei vecchietti che sembrano in estasi. Ebbene sia fratelle e sorelli. la vita è come un campionato di calcio. Come diceva il buon De Coubertin l'importante è partecipare o venire? A messa s'intende.



La prima volta non si scorda mai

Si è soliti affermare che il mestiere più antico del mondo sia quello della prostituta. Così, fin che aspetto, cerco di fantasticare un po' su come possa esser stato l'incontro tra la prima lucciola e il suo cliente, diciamo, all'incirca un milione e mezzo di anni fa. Immagino una coppia di ominidi dall'aspetto parzialmente scimmiesco.
La femmina: tarchiata, pelosa, maleodorante e mal disposta.
Il maschio: massiccio, cazzuto, puzzolente e superdotato.
Lui, di ritorno dalla caccia, sta addentando un'appetitosa costata di cinghiale. Lei, invece, si sta rifocillando con le interiora della preda che il suo ufficioso compagno ha appena scartato. Una cosa è certa: le frattaglie fanno decisamente schifo. Pertanto, cerca di fargli capire, lamentandosi sguaiatamente, che non disdegnerebbe un bella trancia di carne cruda e lui, visibilmente irritato, le mugugna che se ne vuole un pezzo "buono" può anche andare a cacciarselo. La poveretta, nauseata e afflitta, si rituffa nuovamente sulle budella dell'animale, e mentre realizza che il suo compagno è un vero bastardo si da una energica grattatina fra le cosce pulciose. È in questo momento che le si accende una sfavillante lampadina sopra la zucca zazzeruta: "Vuoi vedere che quell'idiota nerboruto non sarebbe disposto a cedermi un po' di carne, se per una volta gliela do senza graffiarlo o prenderlo a zannate? È senz'altro abbastanza stupido... tentar non nuoce". Con lo stomaco brontolante, si decide a provare il tutto per tutto. Mette da parte quel aggrovigliamento di viscere, che male che vada finirà dopo, si inginocchia sul terriccio della caverna, si distende per lungo puntellando le mani e, inarcando la schiena, si predispone per una pecorina di tutto rispetto. Con un borbottio concupiscente, richiama l'attenzione dell'ominide. Appena lui si volta a guardarla, lei gli indica prima la sua fessurina odorosa e poi la costata che lui stringe fra le mani. L'ominide rimane visibilmente perplesso: "Vuoi vedere, c

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   5 commenti     di: Diego TURATTO


rotelle

La mia città è: Rotelle.
Rotelle fu chiamata così solo dopo un episodio troppo importante per non essere scolpito sul tempo che corricchia per la stessa strada. C’era gente per tutti i gusti in quella città, ma i più erano matti, poi singoli individui rappresentavano e coprivano le altre tipologie umane. Questi ultimi stavano scomparendo, o perché stanchi della pazzia che li circondava di continuo, o perché stanchi di non essere pazzi. Così, tutta la varietà che rendeva la città unica, pian pianino s’affievolì. La città, negli ultimi anni, era quasi tutta matta; solo tre esemplari (sani al venti per cento), resistevano: il macellaio Capuzzo, l’aggiustabiciclette Gino, e Guglielmo.


Il macellaio, un giorno, si affettò la pancia perché un cliente pazzo lo aveva ossessionato con la storia che era ingrassato (in realtà pesava 71 chili per un metro e ottantotto di tenera carne). Da quel momento, il macellaio s’iscrisse automaticamente al club dei matti che in quella città andava per la maggiore. Rimasero l’aggiustabiciclette e Guglielmo.
Il penultimo, dopo aver aggiustato la forcella di una bicicletta rossa fiammante alta un metro da terra (matta anche lei a farsi mettere le mani addosso da quell’incompetente) le sistemò due rotelle: decise di provare ad andare per la prima volta nella sua vita su una bicicletta. Fece tutto il corso urlando a squarciagola, saltando le lettere inglesi, (perché non le conosceva), e la erre (perché gli veniva floscissima) tutto l’alfabeto. Sterzò di colpo e ingoiò il lungomare, dove da bambino vedeva gareggiare i suoi coetanei con le biciclette, capaci senza rotelle e persino senza mani. Pedalava alla velocità della luce. Pedalava talmente forte che le cosce a forza di sfregare una con l’altra decisero di mettersi a sputare fumo blue oltremare. La bicicletta non andava molto veloce per via delle ruotine, invece secondo Gino quelli erano almeno i cento. Inghiottì il porto, quando i pescatori sta

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   3 commenti     di: Gianni Carretta


Solo Fumo

Solita piazza e medesimo campanile.
Al bar di Augusto, gli abituali sfaccendati tiravano le orecchie all'asino.
Per noi giovani... noia, tristezza e voglia d'andar via.
Di donne, nemmeno a parlarne, però ci pensavamo sempre.
I Vecchi, uno per volta, se n'erano andati e nessuno ne sentiva la mancanza.

Questo clima sonnacchioso si risvegliò nel periodo delle Elezioni.
Al bar... prendete, prendete pure... sbraitava Augusto.
"La consumazione è già stata pagata da Don Attilio"
Che don Attilio si fosse candidato a primo cittadino, già lo avete intuito,
tuttavia non mi dispiace riferirvi il seguito, con i suoi annessi e connessi.
Bisognava contrastarlo, ma non era facile opporsi a chi offriva da bere.
Un veloce passaparola e la sera, beata incoscienza e beata gioventù,
decidemmo di approntare una lista civica e di conquistare il Comune.

Don Attilio medico e zoticone alla Charles Bovary, aveva una bella moglie.
Aveva anche un mucchio di soldi e questo faceva di lui un uomo di rispetto.
Figlio d'arte e abile politico, stava in una botte di ferro.
Figuriamoci se fosse preoccupato dalla nostra discesa in campo?
Tuttavia, al bar di Augusto, per noi... niente cuccagna.
Eravamo delle zanzare e lo sapevo, tuttavia la mia bella faccia appesa
sugli alberi e sui muri mi piaceva.
Sindaco del paese?
" Il No", non stava scritto da nessuna parte e i Cittadini avrebbero deciso.
Sapevo bene che il nostro azzardo era destinato a fallire, ma stando in ballo,
dovevo ballare e quando si balla, si balla al meglio.
Il fattaccio avvenne proprio davanti al bar.
" Tu non sei nessuno! L'hai capito? Perché ti sei presentato?"
Mi resi conto che era Don Attilio e che ce l'aveva con me.
Garbatamente risposi che eravamo in Democrazia.
Non lo avessi mai detto!
Protetto dalla sua cricca, sfoggiò un repertorio di contumelie che per pudore,
non oso nemmeno riferire.
La piazza si era riempita e la parte peggiore di lui concluse l'arringa con:
" Ma a te chi ti vot

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   5 commenti     di: oissela


Colpo di fulmine

Tempo incerto.
“Macchè incerto, qui fra poco arriva l’uragano. Sbrighiamoci. ”
Erano al parco del Cormor come ogni lunedì.
Ioiò s’incamminò.
“Non aspettiamo Rita? ”
“Cosa vuoi aspettare… ci raggiungerà. ”
Vittorio lo fermò.
“Lo sai che s’incazza. ”
“E va bene, mi faccio una sigaretta. ”
L’auto si arrestò e si spalancarono due portiere. Ne discesero Rita e la rappresentante del cosiddetto “sesso debole” più bella del mondo.
“Ciao bambolotti, ho portato Marie, la figlia di mia sorella che vive in Francia. ”
Tutina bianca con calzoni corti, scarpette bianche e calzini vezzosamente rosa, colore che riprendeva nei lacci e nel fiocco in testa.
Ioiò e Vittorio restarono soggiogati ad ammirare.
“Allora? Ve l’avevo detto che c’ho una bella nipote… ed era modella... faceva le sfilate anche a Parigi. Si chiama Marie e quando vuole parla anche italiano. Si va? ”
La ragazza “sfilate anche a Parigi” sorrise altera.
“Bravo, tu fuma prima di correre? Veramente bravo… così muori. ”
Ioiò e Vittorio non intesero bene e sorrisero ebeti.
Mentre cercarono di districarsi fra la selva d’emozioni per raggiungere un atteggiamento che apparisse naturale, Marie li superò e con accento francese (?!) chiese: “Per di qui? ”
Vittorio si accorse subito che la pupilla di Ioiò era dilatata e immota, praticamente in trance.
“Colpo di fulmine…dai, non è roba per noi. ”
“Io già l’amo. ”
“Senti Ioiò, non cominciare a sognare. ”
“Sognare? Adesso che ho trovato la femmina della mia vita…”
“Ma va là, andiamo a correre. ”
La pista del Cormor è di 1660 metri e Ioiò, abituato ad una lenta cadenza, faticava a raggiungere Marie che invece correva spedita una cinquantina di metri più avanti con falcate lunghe ed eleganti al fianco della zia e di Vittorio. Ai 900 metri Ioiò li raggiunse mentre Rita e Vittorio davano segni di cedimento.
“Grazie zia” pensò memore del film

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   2 commenti     di: Rocco Burtone



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