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Racconti di ironia e satira

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[Senza titolo]

Ecco che riprende il collegamento in diretta in tutto il formichiere metropolitano, nel quartiere di Terra Fangosa. Formica padre cerca di sintonizzarsi meglio sul canale ed è in febbrile attesa delle dichiarazioni sulle misure al vaglio del consiglio dei super formichoni ingannoni, dalla capitale.
La capitale è nella città Monti. Anche li si è sentito l'ululare del lupo, il passo dei formichieri, nonchè il solito traffico cittadino umano che contina a creare problmi di stabilità sismica al formichiere quartiere dove si insieda di solito in il Parlamento composto dalla tana del Senato, e della Camere.
Ogni cinque minuti nell'arco di un giorno si sono riuniti il nuovo governo e il capitan formica contabile Mollicone, che dopo un giro di consultazioni brevi ma necessarie e straordinarie, dopo gli incontri con le formiche ricerca molliche, le formiche rappresentanti i pensionati, le formiche resistenti al metallo, le metal formiche, e tutte le altre parti sociali, stà per esporre in conferenza stampa, le nuove misure che il governo formica sotto una bandiera unita, dovrà applicare per la grave carenza di molliche che si è venuta a creare negli ultimi anni. Bene primario di sussitenza, per tutte le formiche della nazione.


Mollicone è una formica tecnica, legata all'establishment europeo del controllo di tutte le molliche d'europa, e ha soppiantato, con l'accordo politico di tutti i partiti formiche, il precedente governo.
Precedente governo che non riusciva oramai a venire a capo, della crisi che lui, e i precedenti governi avevano creato, dovuta soprattutto a tre principali fattori: che i rappresentanti del governo eran diventati formiche giganti e non di rado appena passava un formichiere se le magnava in un boccone, e giù ci voleva una nuova nomin, formiche popolari oramai deluse dal governo il cui principale partito era rappresentato da Forza Formiche, ma li aveva ridotti oramai senza una mollica, e le stesse forze di maggioranza di governo che

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   2 commenti     di: Raffaele Arena


La Sirenetta

Nei cartoni animati facciamo sempre il tifo per gli sconfitti anche perché sappiamo che lo saranno sempre.
Chi non ha fatto il tifo per willy il coyote contro l'odiato struzzo Beep Beep che riesce sempre a farla franca, cambiando a volte le leggi della fisica, o Silvestro che non riesce mai a mangiarsi il canarino?
Sembra quasi che gli dei non vogliano, e che facciano sempre vincere chi deve: Achille doveva vincere ed Ettore soccombere.
I nemici poi peggiori sono quelli dentro di noi. Ne sa qualcosa il draghetto Grisou, che vuole fare il pompiere e, quando tutto sembra essere sotto controllo, la sua natura di drago ha il sopravvento e finisce per l'incenerire sempre tutto.

Non si può fuggire alla propria natura ed al proprio destino!
Anche nei cartoni è così ed Ariel sospirerà: "Come vorrei poter uscir fuori dall'acqua... Che pagherei per stare un po' sdraiata al sole".

In quel caso ci vogliono poteri sovrannaturali del re Tritone per sfuggire al suo destino di sirenetta a vita.

Ma a noi chi ci salva?



Un contratto davvero impossibile (ultima parte)

Dieci anni dopo.
La massiccia VolvoXC90 aggredì l'erta strada calma e sicura così come lo era colui che la guidava. Roberto provava un piacere immenso alla guida dell'ingombrante mezzo. Al suo fianco Rosa se ne stava languidamente abbandonata sul sedile. Sembrava dormisse. Sul divano posteriore la consueta vivacità dei due giovanotti era ben tollerata dai genitori benché non facessero altro che punzecchiarsi a vicenda. Lo avevano sempre fatto, fin da bambini, quando riuscivano a creare un trambusto insopportabile. Mario, appena diciottenne, ogni tanto brontolava perché il padre non gli permetteva di guidare e Gino, sedicenne, ne approfittava per sfotterlo.
"Ragazzi state calmi, lo sapete che vostro padre si infastidisce" ammonì Rosa senza peraltro spostarsi di un millimetro dalla posizione che aveva comodamente trovata.
"Roberto, comincio a sentire l'aria fresca della montagna, non si potrebbe accendere il climatizzatore? Rosa era sempre stata freddolosa, per lei l'estate era da considerarsi una stagione fantasma, neanche il tempo d'arrivare che già era passata. Comunque Roberto, di buon grado, accese il climatizzatore automatico.
"Va bene così?" chiese premuroso.
"A quanto l'hai messo?" domandò lei poco convinta.
"A venti gradi"
"Forse è meglio portarlo a ventiquattro. Più si sale e più l'aria si fa fredda. Lassù in paese farà freddo stasera" Roberto non replicò, rivolse la sua attenzione alla strada. Stavano percorrendo il tratto più tortuoso della salita che portava a Montepiano, quello in cui potevi vederti arrivare addosso qualche scavezzacollo che tagliava pericolosamente le curve. Anche Rosa non desiderava imbarcarsi in una discussione e i due giovanotti dietro se ne stavano calmi e tranquilli a giocare con i loro diabolici arnesi.
Già, il diavolo! Se n'era dimenticato. Eppure ricordava ogni singola parola del colloquio avvenuto dieci anni prima, delle argomentazioni con cui aveva rifiutato di sottoscrivergli il contratto, delle con

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   5 commenti     di: Michele Rotunno


La tromba blue di Jack

Raccontavano, poco tempo fa, che sarebbe dovuto nascere il nuovo Miles Davis. Non mi ricordo più chi lo affermò su una rivista di curiosità matematiche. Un tale lo scrisse in un articolo, dopo aver fatto chissà quale calcolo statistico del cazzo. Primo, Miles non rinascerà, secondo che cazzo vuole dire? In quest’articolo si diceva che certa gente nasce ogni tanto. Diceva anche che quel “ogni tanto” era calcolabile con una formula che diceva così: x = quando Iddio si sveglia. Non era proprio uno scienziato nel vero senso della parola, però per quanto mi riguarda ci andava molto vicino. Scopriva formule strane e a volte complicate, altre apparentemente semplici: come questa; vista così uno pensa -è solo questione di tempo, prima o poi si sveglierà-. Quello che negli ultimi tempi preoccupava era il “ prima o poi”. C’era bisogno di qualcuno o qualcosa che facesse un gesto, avesse un’idea, un’illuminazione, una lampadina. Un tizio che si chiamava Russel Black, magistrale inseguitore e critico di vero Jazz, s’incazzò. Una sera prese sua moglie Jenny e cominciò a farci l’amore. Al punto più alto di godimento fece qualcosa di strano e inconsueto: bellissimo. Assomigliava più ad un ordine che ad una preghiera. Urlò: - Fai qualcosa… Cazzo!-. Non si sa bene a cosa si riferisse, ma urlò con una tale forza che svegliò, non solo l’intero pianeta, ma anche Dio, che preso alla sprovvista e svegliato di soprassalto battezzò uno spermatozoo del signor Black.
Le reazioni dei vari popoli a questa sveglia comune al continente furono delle più diverse: Bush si alzò e ordinò di ritirare le truppe dall’Iraq, poi andò a trovare Saddam sulla sua tomba e gli portò fiori bellissimi, non contento andò a fare colazione con Bin Laden e Fidel. A loro si unì anche Bossi che prese da bere un marocchino (non è da lui) e un Kebab per tenersi bello leggero di primo mattino.
Qualcuno finalmente si era svegliato…
Quella notte, fra le altre cose, c

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   4 commenti     di: Gianni Carretta


Guardie e ladri

Il mio primo tentativo di sconfiggere la 'sindrome da pagina vuota' che affligge lo scrittore, fu quello di estrarre dieci vocaboli in maniera casuale dal vocabolario e cercare di unirli in una costruzione di prosa plausibile ( 'Mi scappa da scrivere').
Avendo ottenuto un ottimo risultato, nel secondo esperimento ( 'Quando il gioco si fa duro...') complicai un po' le cose estraendo 5 vocaboli per la trama, 5 per il personaggio numero 1, 5 per il numero 2 e 1 vocabolo jolly. Anche questo tentativo mi venne bene.
La terza prova ('il racconto rubato') fu quella di creare un racconto scorrevole e di senso compiuto utilizzando e incastrando fra loro pezzi di frasi e interi periodi tratti da tre romanzi famosi differenti.
Ora, avendo voglia di scrivere un racconto e trovandomi a corto di idee, mi sento pronto per una nuova sfida. Vorrei utilizzare ancora il vocabolario immaginando un'ambientazione classica da guardie e ladri o da criminale e poliziotto. Estrarrò 10 vocaboli per chi fugge e 5 per chi insegue ( diamogli un po' di vantaggio...). Chi fugge ne userà 2 chi segue 1 fino a matematico esaurimento.
Inoltre e per primi, estrarrò 3 vocaboli jolly da utilizzare in qualsiasi momento e 1 vocabolo ' colpo di scena' da usarsi obbligatoriamente alla fine del racconto.
La regola come al solito rimane sempre la stessa:mai scartare un vocabolo. Se esso risultasse astruso e all'apparenza impossibile da collegare agli altri, lo si può tenere in sospeso fino a quando non si riesca a trovare un collegamento.
Iniziamo:



VOCABOLI JOLLY:

CANFOSOLFONICO: Agg. (pl. m. -ci). Acido derivato dalla canfora e contenente il gruppo solfonico; è dotato di proprietà terapeutiche simili a quelle della canfora.

GRAVIDISMO: s. m. L'insieme dei sintomi che accompagnano la gravidanza.

RADIANTE: agg. 1. Che emette energia ( luminosa o calorica) per irraggiamento. Corpo riscaldante costituito da un serpentino piano a grande sviluppo, attraversa

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   6 commenti     di: matteo lorenzi


fifone

È mattino presto, forse le tre o le quaattro, non riesco a dormire aspetto che il sole faccia capolino sulla mia finestra così che possa alzarmi, ascolto i rumori notturni, il silenzio e totale in lontananza sento il motore del frigo in cucina poi un'auto sulla provinciale che dista meno di 300 metri forse è il vicino ma lui di solito non và via prima della sette, le orecchie ora sembrano due radar che cercano un qualsiasi rumore che poi io devo decodificare un cane abbaia in lontananza due spari quelli li conosco quando arrivano i cacciatori nelle campagne vicino, forse non sono fucili ma spari di pistola comincio a sudare e cerco di pensare ad altro, mi viene in mente il film del giorno prima un giallo, ci mancava solo quello poi un rumore che sembra arrivare dal tetto mi raggela sono sul letto seduto non tremo forse per farmi coraggio ma una goccia di sudore cola sul collo dandomi un piccolo solletico, indosso un paio di calze per non far rumore con le scarpe apro la finestra che dà sul cortile la notte e illuminata solo dalla luna piena la mia auto è parcheggiata nessuno in vista poi vado alla finestra che da sul retro, un ombra mi fa sobbalzare che quasi mi scoppia il cuore realizzando che erano i panni stesi e che un po vi vento li aveva fatti muovere, penso che mi stia prendendo solo della gran paura per niente, poi vado in cucina bevo un po' d'acqua e continuo il giro di ronda nonostante ormai mi sia convinto che è solo suggestione apro la porta della cantina accendo la luce che in quel momento manca la corrente concordo con me stesso di non andare a curiosare in cantina chiudo a chiave e via ho una pila sul frontale del camino in sala e appena accesa ritrovo il mio ambiente, arrivo in bagno la finestra è aperta ma ci sono le grate sono al sicuro, chiusa la finestra mi lavo la faccia e vado a letto poso la pila sul comodino leggermente rilassato fra pochi minuti la luce del giorno farà chiarezza sulle mie paure, mi sdra

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   7 commenti     di: tore chiaro


Io e la mia barba

Molto spesso una folta chioma diventa il modo di presentarsi al prossimo. Una pettinatura diversa, il vezzo di un ciuffo scomposto, l'accorciamento del taglio attribuiscono ad un uomo un segno di distinzione e qualche volta coadiuvano l'inizio di un cambiamento. Un nuovo look diventa esigenza per iniziare a vivere una nuova vita con l'auspicio di un buon proposito. Quante volte abbiamo detto: da oggi voglio cambiare! Sarò un uomo nuovo e la nuova acconciatura ci aiuta a perseverare nel proposito, a darci lo stimolo per ricordare di aver ricominciato e ci sostiene per non ricadere nei vizi che non ci piacciono.
Per me è differente, sono calvo, e quindi dirigo queste attenzioni alla mia barba.
Io e la mia barba stiamo bene insieme. Lei mi sopporta in silenzio e nel momento del bisogno si lascia accarezzare. Carezzarsi la barba, ti fa sentire meglio, ti fa pensare, ti fa prendere tempo e ti aiuta ad essere un uomo migliore. Ovviamente per un calvo è molto difficile crearsi un nuovo look, ed allora il pensiero ricade inesorabilmente alla cura della barba, baffo più lungo, baffo raso, linea sagomata, barba arruffata per i periodi di ferie e di ozio. È un'amica fedele, anche quando decidi di rasarla del tutto... lei ritorna... sempre... è una sicurezza... ed ogni volta ti sembra migliore. E se si riesce ad interpretarla ti porta con i piedi per terra... il suo colore inesorabilmente giorno dopo giorno diventa più bianco e ti ricorda che non sei più un ragazzino... tutti i giorni purtroppo!
Questa notte dopo essermi assopito per un paio di ore, gli occhi si sono aperti con decisione e nell'oscurità silenziosa notturna ho cominciato a pensare. Ho notato in molte occasioni che svegliandoti nel corso della notte ed un pensiero ti assale, devi dargli una risposta, devi prendere una decisione o quanto meno devi risponderti alla meno peggio sul da farsi del mattino seguente, altrimenti... addio sonno... non c'è verso... l'angoscia ti assale e di dormire no

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