Tratti dalla raccolta: Il lupo del Villaggio e/o il villaggio del Lupo.
INIZIAMO BENE!
<<Direttore! Direttore!, venga presto >>. La voce si fece più esagitata:<<Direttore, insomma si sbrighi! >>. Si udì uno scroscio d’acqua e un uomo corpulento e sanguigno, uscendo da un minuscolo bagno, rispose:<<Arrivo, arrivo>>, poi rivolto a se stesso :<<Era meglio rimanere a casa a dipingere, ho un occhio in sospeso>>. Questo pensiero si riferiva al suo ultimo quadro dove appunto stava pensando di aggiungere un occhio in più ad una figura femminile per darle un tocco di “esotismo”, una pennellata che avrebbe potuto farlo figurare fra i pittori innovativi del secolo.
La voce, intanto si fece sentire più insistente, egli dovette porre attenzione e rispose con voce stentorea:<<Insomma, cosa succede?>>. L’interlocutrice, una signora con occhiali quasi a monocolo, con voce petulante e accusatoria, rispose :<<Al solito, è svenuta la signorina Livretti, ha voluto ascoltare una barzelletta del Pio e si è sforzato troppo per capirla>>.- <<Bene, bene>>, assicurò sornione il direttore, poi si corresse - <<Cioè male, …acqua, aceto, sale e…>> -<<Cavolfiori>>, concluse l’occhialuta a cui non sfuggivano i pensieri, spesso rivolti al cibo, del suo “duce”. Poi scuotendolo con forza: <<Direttore, bastano due schiaffi, ma piccoli, mi raccomando!>>.
Il direttore sogghignò e, avvicinandosi al corpo languidamente inerte della Livretti la rigirò e... “ploff-ciaff”. L’effetto fu immediato, la Livretti balzò in piedi rossa in volto che, a confronto, il suo rosso e fiammante vestito sembrava sbiadito. <<Grazie! , lei mi ha ridato i sensi>>.
LA GRANDE ABBUFFATA
Arrivò il giorno della grande abbuffata ; il direttore aveva dato le opportune disposizioni : bisognava offrire almeno quattordici portate per un totale di 6000 chilocalorie pro-capite e, conseguentemente pro-pancia. Tutto il popolo di Villanova era in fermento; le c
Erano due anni che esisteva; prima avevano brevettato un test che datava "da quanto" tempo la donna fosse incinta, ma non era molto significativo. In ogni caso una visita dalla ginecologa andava fatta, lei ti avrebbe detto da quanto eri in attesa.
Inventarono, qualche anno dopo, il test che diceva "di chi" eri in stato interessante, utile per portare il padre giusto a conoscere il piccolo erede. Soluzione che trovi un nuovo problema che nasce.
Il test rilevatore formò il nome del padre del bambino... Paolo.
"Paolo?" - si chiese Katia.
"Perché non ne conosci?" le chiese Marina.
"Sì, ne conosco almeno tre!"
"E se è una femmina si chiamerà Futura"
Centodieci satirico
Questo manuale di sopravvivenza ai "maschi standard" lo scrivo per voi, donne e checche che siete creature superiori, soprattutto, ma non me ne vogliano le prime, le seconde, in quanto la vostra superiorità ve la siete dovuta inventare dal nulla, mentre le donne l'hanno ereditata biologicamente.
Voi che, in quanto creature superiori, sentite l'irrefrenabile bisogno di mescolarvi con esseri "inferiori" come quelli che io definisco "i maschi standard", questo mio manuale vuole essere un modesto contributo da parte mia per permettervi di continuare a farlo con maggiore sicurezza.
Innanzitutto in un mondo idilliaco non staremmo qui a parlare di "maschi standard", ma solo di persone o tutt'al più di uomini.
Peccato che in realtà non sia così, infatti, tutti gli uomini sono maschi, ma non tutti i maschi sono uomini. Mi spiego meglio, quello che intendo io con maschio è questo: un'escrescenza cresciuta attorno ad un cazzo, e non viceversa.
Il problema è che poi questi maschi finiscono inevitabilmente per diventare noiosamente seriali, ovvero standard, risultando ineluttabilmente stronzi.
Regola numero uno per sopravvivere a loro, dunque:capire che questi "maschi standard" interpretano la vostra complessa sensibilità ed emotività come vostre tattiche perfide mirate ad ottenere favori da loro, quindi tagliano la testa al toro e vi comprano, semplicemente perché per loro voi siete tutte puttane.
Infatti, i soggetti in questione, e guai ad illudersi del contrario, non amano mai. O meglio il loro concetto d'amore consiste in un corteggiamento sfrenato all'unico scopo di acciuffare la loro preda, cioè voi, e poi se vi va bene vi sbattono in congelatore, se no un bel "bye-bye" dopo il pasto o i pasti sessuali, e via. Quindi se proprio ci tenete al "lui" in questione fate vostro il detto: " In amore vince chi fugge!"
Poi non sognatevi manco lontanamente che uno di questi "adepti" a questa "oscura setta" esprima
Come si arrivava all'indirizzo giusto in una città che non conoscevamo, senza il navigatore?
C'erano le cartine stradali che venivano in passato regalate quando compravi la macchina nuova.
C'erano, su quelle, molte città italiane; però se la via era via Garibaldi o corso Italia te la potevi cavare ma se cercavi via Aristide Nardini Despotti Mospignotti non avevi scampo!
Dovevi, per forza, entrare in contatto con l'ostile popolazione locale, nella quale abbondavano i buontemponi.
Bisognava assicurarsi che l'interlocutore fosse in buona fede e del posto, sennò era tutto inutile!
"Scusi lei è del posto? Mi sa dire via Aristide..." e bisognava sperare che la spiegazione fosse in un italiano comprensibile, e, per sicurezza chiedere a più di uno etc..
Poi tutto era utile, ma se si chiedeva una informazione connotata politicamente, si rischiava.
A Livorno, ad un americano che chiedeva dove fosse Camp Darby, un vecchio comunista rispose:
"Prendi L'uno!"
Intendendo l'autobus numero 1 che anche oggi porta verso sud, esattamente dalla parte opposta della città rispetto a Camp Darby!
USA go home... o ad Antignano!
C'era una volta in cui cantavano il sabato come un giorno d'allegra attesa per la festa successiva, in cui riposo e svago erano attività imperanti. Ora in quest'epoca consumistica il sabato è il giorno più stressante, dedicato allo shopping o allo spendere virtuale, nel senso: cammino, guardo e verifico i buchi delle mie tasche vuote. Ma per chi lavora nei centri commerciali è l'incubo settimanale, soprattutto in ambito ristorativo.
Lavoro da diversi mesi in una piadineria/kebab sita proprio dentro un centro commerciale; a volte è fisicamente impegnativo, ma è gratificante il rapporto amichevole e confidenziale che si crea con la clientela abituale, che giorno dopo giorno rifocilliamo.
Il sabato, però, è un mondo a sé stante, perché sembra che i frequentatori di tale giorno fausto(?) soffrano di una sindrome estremamente devastante e contagiosa, la “frettolosite impatiens”, i cui sintomi sono spesso aggravati da complicanze mentali di rincitrullimento acuto.
Ti senti porre le domande più assurde, da mettere in dubbio, a ragione, la capacità della scuola italiana di insegnare la lettura e comprensione della nostra lingua e di un semplice elenco di ingredienti: non parlo di frasi con soggetto, verbo e complemento... non voglio mica la luna!
Qualche esempio? Vi servo subito.
“Scusa, ma fai piadine e kebab?” informo che abbiamo un'insegna di quasi due metri e una scritta alla parete alle nostre spalle che declamano a caratteri cubitali la nostra produzione.
“Ciao, senti mi fai una piadina normale?” “Con cosa?” “Bhò, non so.. normale.” non elenco tutti i gusti e le possibili variazioni, ho pietà per i lettori a dieta perenne.
“Fammi un'insalata con il pesce.”, alle volte sono sbrigativi, saltano i convenevoli della buona educazione, che prevederebbe almeno un “Ciao”
Tu rispondi:”Vuoi l'insalata mare, con tonno e gamberetti?”
“No, voglio quella con il pesce.”
“Appunto, l'insalata mare- è sempre bene p
Non è dato saperne l'età, non l'aspetto, tantomeno lo stato civile.
All'inizio, ed anche dopo, per un certo periodo in poi, quando mia suocera cominciò a parlarmi di lei, pensavo che Daccanto fosse il cognome e chiesi, senza fortuna, quale fosse il nome di battesimo...
Lei vive in condominio, quello di mia suocera.
È presente in tutte le conversazioni... di mia suocera e, come lei, ne condivide paure (molte), sospetti (moltissimi) e speranze (quasi nessuna). La Signora Daccanto è sempre informatissima su tutto, al confronto l'Ansa sembra un giornalino studentesco, è anche prodiga di consigli per chiunque e su qualunque cosa. Non ama il Governo, indipendentemente dal colore, non sopporta la politica, in generale, che considera un'associazione a delinquere, saprebbe bene lei cosa fare...
Considera la democrazia un errore della Storia e, a suo parere, bisognerebbe non votare nessuno... tanto poi rubano tutti!
È per la pena di morte e apprezza profondamente alcuni aspetti della cultura islamica fondamentalista riferiti alle pratiche di giustizia... ai ladri bisognerebbe tagliargli le mani!
La sua casa, si dice, o almeno, riferisce mia suocera, è del tutto inespugnabile: doppia porta blindata, persiane di sicurezza, vetri antiproiettile, impianto antintrusione e di videosorveglianza interno-esterno collegato telefonicamente 24 ore su 24 con la questura... anche se poi... chissà quando arrivano... quelli! La sua sfiducia comprende tutte le forze dell'ordine oltre, ovviamente, alle altre istituzioni in generale.
La sua dispensa accoglie ogni genere di provviste e le scorte hanno durata semestrale per alcuni generi, annuale per altri e decennale per altri ancora, secondo le previsioni geopolitico-catastrofistico-naturali che formula con frequenza giornaliera.
Un giorno sono andato a trovare mia suocera, a casa sua, non c'ero mai stato, vive in un villino isolato... non l'ho avvertita prima... non c'era (forse)!
Io, in quanto tale, uso per andare a lavorare la metropolitana.
So, perché me l’hanno detto, che in Inghilterra e in tutti i paesi dove l’Inglese la fa da padrone, che questa si chiama underground, o giù di li, che in breve vuol dire sottoterra, che mi sembra appropriato e semplice per definire il dove, ma alquanto vago per definire il come.
Qui, come dicevo, dove lavoro io, la stessa si chiama metropolitana che dev’essere una parola che viene fori dal latino o dal greco antico, lingue morte e seppellite.
C’è da dire che l’inglese invece vive e vegeta (buon per lui) e spadroneggia pure, tanto che ormai lo si parla in tutto il mondo. Così mi dicono.
C’è da dire che su questa metropolitana, che in fin dei conti è un po’ treno e un po’ autobus (solo che va sottoterra), non sono quasi mai da solo. Anzi, a pensarci bene proprio mai.
Se poi ci salgo negli orari giusti, che mi hanno detto essere di punta (chissa che punta?), ci salgo proprio a pelo, che se non sto attento lascio qualche pezzo fuori dalla porta che si chiude.
Sulle porte della metropolitana ci hanno fatto anche un film, ma questa è un’altra storia. Comunque le suddette porte non sono come quelle di casa che si aprono e si chiudono sui cardini, ma vanno qua e la sui binari, e prima che ghigliottinino qualcuno di solito fanno un suono di sirena. Io, in quanto me, mi diverto proprio un sacco a salire mentre suona la sirena, e i pistoni delle porte soffiano, perchè mi viene da pensare: “pensa se rimanevo fuori”. E questa è un po’ la trama del film di cui si è detto.
Salire quando suona la sirena si può fare solo se non è orario di punta perché si necessita di un certo slancio e di un po’ di spazio per frenare, che se è pieno di gente viene fuori un frittatone, e a qualcuno potrebbe non piacere. Nemmeno a me a pensarci bene.
Comunque io, qua, mi diverto anche così.
Quando si esce dalla metropolitana, spesse volte si chiede permesso, e spesse volte si spinge un
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