PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti di ironia e satira

Pagine: 1234... ultimatutte

L'aspirante seduttore

Se non ci fossero gli occhi gonfi di Federico, e quel suo sopracciglio gonfio e bluastro come una melanzana, si potrebbe anche ridere. La sua disavventura assomiglia a una di quelle farse paesane delle quali si è perduto perfino l’odore, coi personaggi fissi della moglie bella e un po’ civettuola, dello spasimante troppo cruento e, per concludere, del marito grosso come un armadio.
A complicare le cose vi è una particolarità di Federico, mio amico sin dall’infanzia, il quale è sensibile agli odori della cucina e, in particolare, a quello del fritto di pesce: avvertirlo ed eccitarsi amorosamente è per lui tutt’uno.
Pur avendo la mia età, Federico è un fans della musica metallara; si veste da metallaro! Lavora nella ditta di suo padre, dove anch’io ho impiego.
L’inizio della sua disavventura può essere collocato fra le ore undici e mezzogiorno e mezzo di quattro giorni fa. Federico sente odore di fritto di pesce proveniente, senza dubbio alcuno, dalla cucina della ragazza che abita dirimpetto l’ingresso della fabbrica paterna. Federico, che non è mai stato curioso, sa soltanto che si chiama Annalisa (lo ha letto su una busta recapitatagli per errore) e che è infinitamente bella; una bruna da capogiro, insomma… uno splendore di donna. Ignora se abbia o no un marito, un amante o semplicemente un fidanzato.
Per ulteriore conoscenza, Federico chiama un veterano dell’ambiente lavorativo per chiedergli che cosa ne sa di quella ragazza.
“Credo che quella donna conviva con qualcuno che raramente presenzia da lei. Lavoro qui da vent’anni, e nessuno conosce meglio di me la signora Annalisa e il suo convivente spesso in giro per l’Italia a commerciare prodotti di cosmesi. Tra quei due non c’è stato mai dell’amore, quindi figuriamoci, se può interessare al convivente sapere come trascorre la giornata solinga la sua donna!”
Travolto dall’odore del fritto, che produce in lui effetti afrodisiaci, Federico decide

[continua a leggere...]



La pensione a rate

Prima che inizi a narrarvi questa storia vorrei presentarvi i personaggi che incontrerete: Milena, Viviana, Ferdinando, ed infine io stesso. Io non sarò una voce narrante, ma un personaggio che entra nel vivo del racconto e interagisce con gli altri, soprattutto con Milena. Tra me e Milena c'è una relazione speciale. Anche tra Viviana e Ferdinando c'è una relazione, ma quella tra me e Milena è speciale.
Non voglio anticiparvi molto di più. Avrò tempo per descrivervi i personaggi, le loro idee, i loro sentimenti, le loro famiglie. A pensarci bene non voglio descrivervi le loro famiglie. Ai fini di questo racconto non ha importanza. Per esempio io e Milena abbiamo figli? Non lo saprete.
A questo punto sarebbe bellissimo se mi potessi fermare per ascoltare le vostre voci e i vostri pensieri.
- Perché non vuole dirci se hanno figli? -
- Secondo me perché non ne hanno. -
- Dici che è sterile? -
- Chi? Lui? -
- Penso di sì. -
- No! deve essere lei ad esserlo, ed è anche frigida. -
- Dice che hanno una relazione speciale: bugia! Non credo che il loro sia un matrimonio felice. -
- Forse non sono neanche sposati. Non ha detto che sono sposati. Ha solo detto che hanno una relazione speciale. -
- Secondo me sono sposati, ma lui non è sposato con lei. Lui è sposato con Viviana e lei con Ferdinando. -
- E forse hanno dei figli. Lui con Viviana e lei con Ferdinando. -
Ci avete mai pensato? Tutti questi commenti, anzi chiamamoli con il loro nome, tutti questi pettegolezzi potrebbero essere degli ottimi spunti per un racconto.
Ho detto che non avrei parlato delle nostre famiglie, però una cosa ve la posso dire: Viviana e Ferdinando sono sposati.

Ritorniamo ai nostri quattro personaggi. Ci siamo incontrati da poco, stiamo bevendo qualcosa e stiamo parlando di un argomento che tocca ciascuno da vicino: la pensione. È normale che se ne parli spesso, anche se siamo poco più che trentenni. La pensione è stato un traguardo per i nostri g

[continua a leggere...]



Tout court 3

Ogni altro nome, personaggio o riferimento diretto è puramente casuale. Alcuni
sketch sono popolari, altri frutto di fantasia dell’autore.

Mario Guzzetta: marito, Ufficiale anagrafico.
Andreina Zanetti Guzzetta: moglie, casalinga.
Tino Guzzetta: padre di Mario, sindaco.
Gino Carlini: ex maestro.
Anna: amica famiglia Guzzetta.
Dott. Celi: medico.
******
Nel paese di C*** vive un certo Mario Guzzetta, figlio del sindaco ottantaseienne; il ragazzo ha trentasei anni; professione ufficiale d’anagrafe (eh, sì, quando qui c’è lo zampino del padre!). Prima di essere stato assunto nel Comune, il Capo gabinetto gli ha chiesto se beve alcolici. “Dipende.”, ribatte Mario. “Lei vuole completare la mia scheda da candidato oppure offrirmi un bicchierino?”
Mario è un tipo bizzarro, bonaccione, ma certe volte sragiona come un mulo. È in procinto di sposare la bella Andreina, dello stesso paese, figlia di un falegname sempre ubriacone. Niente cerimonia religiosa: entrambi gli sposi sono atei. La cerimonia viene officiata nel Comune e celebrata dal padre dello sposo che, sulla soglia del rimbambitismo, commette madornali errori nella lettura. Viaggio di nozze in Inghilterra; al ritorno a casa, in un piccolo bar (il solito frequentato dallo sposo) denominato “Caffè Gretel”, l’ottuagenario maestro delle elementari interroga il suo ex alunno:
“So che sei appena tornato da Londra… viaggio di piacere?”
“Purtroppo di nozze!”
“Suvvia, sei così patetico? Non lo eri stato neppure quando eri mio scolaro! Ricordi quando mostrai in classe un angolo di novanta gradi e dissi a te: “Perché si chiama retto?” e la tua risposta fu stata: “Perché lo regge lei, signor maestro!”?”
“Ricordo bene; perché rispolvera questo ricordo? Che cosa c’entra col mio viaggio di nozze!”
“Perché eri uno squinternato!”
“Caro professore, non la capisco! Non ero stato patetico, ma squinternato sì! Con ciò che vuo

[continua a leggere...]



Futura

Erano due anni che esisteva; prima avevano brevettato un test che datava "da quanto" tempo la donna fosse incinta, ma non era molto significativo. In ogni caso una visita dalla ginecologa andava fatta, lei ti avrebbe detto da quanto eri in attesa.
Inventarono, qualche anno dopo, il test che diceva "di chi" eri in stato interessante, utile per portare il padre giusto a conoscere il piccolo erede. Soluzione che trovi un nuovo problema che nasce.

Il test rilevatore formò il nome del padre del bambino... Paolo.
"Paolo?" - si chiese Katia.
"Perché non ne conosci?" le chiese Marina.
"Sì, ne conosco almeno tre!"

"E se è una femmina si chiamerà Futura"


Centodieci satirico



L'invito a pranzo

Oh, insomma basta! L'ho detto e lo ripeto: un perfetto ignorante. Sono un perfetto ignorante! Ma come fa la gente a non sentirsi ignorante? Oppure a sentirsi ignorante, ma a non soffrirne? Come se fosse cosa del tutto naturale camminare con un buco nello stomaco e non aver fame. Ma come fa la gente a dimenticare il buco? Chi può credere che facciano una cosa simile? Oh, no, lo so io quello che è. Sono io che mi son ridotto in questo stato pietoso, da far saltare le rane dal fosso, se solo ci fosse un fosso nelle vicinanze e se in questo fosso vi fossero rane abbastanza in salute da saltarne fuori.
Perché le rane? Perché le ho in abominio, Dio mio, con quella loro aria viscida e umidiccia, gli occhi deliquiescenti a palla, mostruosamente rotanti come lingue pettegole, e le zampe indecise tra il ragno, il coccodrillo e il buffone di corte, con quei poderosi muscoletti da mangiarsi fritti o saltati in padella.
Ché sono appunto quelli, i poderosi muscoletti, a farle così sgraziatamente saltare a tradimento.
Le rane son messe lì a salvaguardia dell'imperituro scioglilingua delle menti piccole. Infatti gracidano in continuazione, proprio come le suddette.
Oh, ma guardiamoci un po' in giro, vediamo che succede.. dev'esserci un errore, son qui per sbaglio o è questa cosa ad esser capitata qui per sbaglio, proprio in questo posto dove ho creduto di dover stare.
I convitati, non riuscendo a padroneggiar l'emozione d'esser stati prescelti a rappresentare la punta sgranocchiante della società, si danno un gran daffare, ciascuno a suo modo, per sembrare gentili come mazzi di fiori; nascondendo lo stato d'assedio dei loro spiriti sotto i soprabiti inamidati. Si raccontano dell'ultimo viaggio a Cuba, ma trepidano segretamente e violentemente al pensiero della macchia di sugo che di lì a poco si spiaccicherà sul candore immacolato del gilet nuovo, nel caso la padrona di casa abbia avuto la malaugurata idea di prepararlo; deplorano il dissesto economico senza averne

[continua a leggere...]



un incontro inaspettato

Un incontro inaspettato

di Ozan Lo Scalzo.

A volte diamo vita ai nostri difetti, personalizzandoli talmente tanto da farli diventare un'identita' fisica, reale per noi, nella quale, se non stiamo attenti, finiamo per rispecchiarci.

Un asino se ne andava trotterellando dietro al suo padrone, che lo teneva lontano da se' ,“a fune lunga", come dicono dalle nostre parti.
Infatti un capo della fune era da una parte attaccata al morso dell'animale e l’altro capo stava stretto nella mano di Tziu Antoni, il suo padrone, che camminava avanti ciondolandosi lungo il sentiero a cinque metri di distanza.
“Murri-Nieddu-MusoNero, aveva per nome l’Asino, non tanto per la macchia nera che gli solcava il muso, quanto per l’abitudine di strofinare il naso in ogni pozzanghera che incontrava, inzozzandosi tutto.
Tziu Antoni assorto nelle preoccupazioni che gli davano le fatiche quotidiane, durante il percorso di rientro in paese, essendo stata la giornata trascorsa assai piovosa, preferiva tenersi lontano da quell’asino che, immergendo il muso per terra, gli rivoltava addosso deliberatamente fango, polvere ed ogni tipo di lerciume.
Inoltre, come se ciò non bastasse, Tziu Antoni, avendo in quei momenti il vizio di pensare a voce alta, sapeva che l’asino carpiva i suoi ragionamenti, e che con ragli di vario tipo, giudicava la convenienza o meno delle varie decisioni e considerazioni che man mano scaturivano dalla sua testa.
La cosa non gli dispiaceva nelle lunghe notti invernali, passate all’addiaccio con la sola compagnia del quadrupede che, a onor del vero, gli teneva anche caldo oltre che alleviargli la fatica.
Comunque lo faceva imbestialire, giacché alla fine doveva dare all’Asino sempre ragione.
E, questo non lo poteva digerire.
Tutto ebbe inizio quando in una sera di furibonda ubriacatura, stravaccato sul dorso del somaro, che lo riportava faticosamente in ovile, lasciandosi andare a certe confidenze, Antoni gli aveva racc

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: GIUSEPPE DENTI


Wikibiografie, non autorizzate, a confronto. Mattèo Rènzi e Pier Luigi Bersani

Mattèo Rènzi.
Nasce a Firenze nel 1975. Qualche malalingua sostiene, invece, nel laboratorio alchemico di Giorgio Gori, meno d'una decina d'anni fa, mentre il noto programsresponsibleformatsresponsiblespindoctor stava mettendo a punto un virus per mandare in culo il tessuto connettivo del PD.
Ha una formazione da boy-scout. A tal proposito, rimandiamo alla sagace definizione di Pitigrilli.*
Frequenta le elementari dai Padri Scolopi, anche se la cosa non è certa al cento per cento.
Saltata a pié pari la maturità, quella psicomentale s'intende, approda all'università e si laurea in giurisprudenza, sognando La Pira. Nel senso che l'illustre politico cattolico gli appare in sogno a guisa di Madonna.
Muove i primi passi in politica nel ventre dell'ex Balena Bianca. Si sa: chi va con lo... ... . ...
Avrebbe tanto voluto militare in Comunione e Liberazione, ma dicono che il Celeste, temendo di mettersi in casa un potenziale rivale, dopo una raptus isterico di quattro settimane, abbia posto il veto a vita.
Mattèo, a cui non fa certo difetto la tenacia toscana, invece di abbattersi, parcheggia momentaneamente prima nel Partito Popolare, poi nella Margherita, in attesa di tempi migliori. Consapevole che ha una vita intera davanti a sé. Un futuro ricco di successi, come gli han predetto il Mago Forest, il Divino Otema. Più la Zingara di Santa Croce, durante un lunch sulle urne dei forti.
Appassita la Margherita, un bel dì di maggio entra di corsa nel Partito Democratico. Qualche detrattore sostiene per sbaglio. In effetti, pare che una mano burlona avesse da poco aggiunto una elle sulla targa d'ingresso.
Poi, non si sa come - lui stesso è ancora lì che se lo chiede - diventa primo cittadino di Firenze. D'improvviso si accendono i riflettori della ribalta. Sul giovane Mattèo si appuntano gli occhi di mezzo mondo. Molti cominciano a temerlo. Il Celeste tira un sospiro di sollievo, si compiace per lo scampato pericolo e, per gratificarsi, si fionda ad a

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Satira e ironia.