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Racconti di ironia e satira

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Il sassolino nella scarpa

L'Associazione "Maialino Amico" in occasione della Festa del Santo Patrono del paese, la cui ricorrenza è imminente, in piazza B. Porcel organizza la Prima edizione del "Festival del cotechino", ovvero quando il cotechino diventa poesia.
Durante lo svolgimento della manifestazione sarà organizzata la mostra dei cotechini, con l'esposizione di numerosi esemplari di tutte le forme e dimensioni.
La sera funzionerà un servizio di cucina, curato dal ristorante "I Tre Porcellini" e saranno serviti i piatti della tradizione regionale: cotechino con purè, in salsa piccante, con lenticchie, con polenta e cotechino in umido.
Saranno inoltre servite altre specialità "della casa": cotechino in "salsa d'oca", e in "salsa d'asina".
Allieterà la serata l'orchestra "M. Porcile". Sarà organizzata una gara di ballo e alla coppia miglior classificata della cosiddetta danza "sui carboni ardenti" sarà consegnato in premio un buono-acquisto per due cotechini.
Inoltre è stato istituito il premio letterario "Il Maialino d'oro", consistente in un racconto o poesia che abbiano per tema il maiale.
Fra tutti i testi pervenuti, una qualificata giuria di norcini sceglierà le opere migliori che saranno inserite gratuitamente nell'antologia "Il Maiale, questo sconosciuto".
Al primo classificato, in occasione della cerimonia di premiazione che si terrà nel tendone appositamente allestito, alla presenza delle Autorità e dei migliori norcini italiani e stranieri, sarà elargito il Premio "Il Cotechino d'oro" e consisterà in un buono acquisto del valore di due cotechini, da consegnare entro la fine dell'anno al banco salumi del supermercato del paese.
Al termine della serata sarà offerto un rinfresco con degustazione di cotechini "imbufaliti" in tutte le salse, accompagnati da generoso vino Doc proveniente da zone ad intensa vocazione suinicola.



Un borghese piccino picciò

"E gli uomuni in deficienza di luce sostituirono le lampade fulminate, con altre a basso consumo."

Mi svegliai di soprassalto: destato da un sordo tlok! Nell'oscurità più bieca illuminai il corridoio tramite la lucina dell'accendino. Andai alla ricerca dell'interruttore generale, quello dove c'è il salvavita. Quello che di solito non scatta mai, per cui bisogna scendere le scale dal terzo piano all'androne del fabbricato, la dove si trovano stipati i contatori dell'ACEA, riarmare la levetta e ripercorrere a ritroso il tragitto precedentemente compiuto.
Salii le scale, e aprendo la porta di casa mi resi conto con sgomento che il mio armeggiare non aveva pro-dotto alcun risultato. Ri-buio totale in casa: Stramaledizione! Tutte le lampadine si erano fulminate. I fila-menti di tungsteno penzolavano come lingue riarse di assetati in cerca di acqua, li intravedevo dallo spazio trasparente sovrastante lo zoccolo filettato. Le geometrie pentagonali si erano interdette, era rimasta solo un'isola macchiata, sfumata di nero sulle lisce rotonde superfici color latte.

-L'oscurità accende la fantasia. Cominciai a pensare come ci potesse rimanere il signor Edison quando si trovava in situazioni del genere, lui che: inventato un oggetto deputato a fare luce lo vedeva destinato a morire per consunzione.

Finite, le fantasticherie fui preso dall'ansia. Mi vestii togliendomi il pigiama. Quello elasticizzato, in rayon misto lana. Quello che fa traspirare la pelle e contribuisce ad ossigerare i tessuti mentre dormi, sempre alla puntiforme lucetta dell'accendino, ignorando il capoverso dei calzini. Le mutande non le toglievo, conservando ancora un pudore ancestrale tramandatomi dalle passate generazioni.
Erano le due del mattino, quando precipitandomi dalle scale dell'abitato aprii il cancello principale dirigen-domi verso la macchina parcheggiata a filo muro. La strada era stretta per cui bisognava accostarsi il più possibile consentendo così il transito agli altri ve

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Pagine di diario (due)

Prima che arrivassero le nuove suonerie ed i nuovi telefoni, i vecchi telefoni facevano il loro lavoro e nessuno, nemmeno l'uomo dotato della più fervida fantasia, avrebbe immaginato che un giorno quegli onesti telefoni sarebbero stati ammucchiati in un angolo, formando il "cimitero dei telefoni" .
L'accatastamento degli oggetti non più utilizzabili, riporta alla mente quel piccolo mondo di persone messe da parte; protagonisti di un tempo nel quale la dea bendata sorrideva loro e questi eroi temporanei ricolmi di orgoglio e di ambizioni, anziché ringraziare la buona fortuna, iniziarono pericolosamente a illudersi che i passi da loro compiuti fossero stati percorsi per meriti propri.
Fa un po' impressione vedere quelle che prima erano stelle splendenti, pur con qualche ombra, essere deposte dal cielo e buttate sulla terra senza una precisa e sensata collocazione. E resto folgorato nell'osservare che esistono persone che riescono a salire ai piani alti dell'organigramma aziendale (ma anche nella società) avendo per dote un linguaggio approssimativo e un po' primitivo.
Fortunatamente lo spazio per i sentimenti non manca mai, ed io mi commuovo quando arriva un qualsiasi responsabile che, con tono rassicurante, ti dice: "Se ce l'ho fatta io. . . ce la puoi farcela anche tu!" Allora, sorridi e fingi di crederci. Fingi di credere che la strada sia aperta per tutti.
Forse lo stile non è tutto. E più che lo stile, conta la sostanza. Parlando di stile e di sostanza come non ricordare quella coppia che allietava i miei meriggi? Una coppia, diciamo. . . di fringuelli: Cip, esemplare di femmina di fringuello, si notava per la sensualità del passo, un trascinarsi faticoso come se i metri fossero chilometri e quando incontravi il suo sguardo, coglievi il riflesso di una sensibilità incerta, una grazia e una femminilità messe in dubbio dal senso di gravità.
"Tanta roba" poteva anche riuscire gradita, ma il cinguettio e le movenze non erano quelle delle mi

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   0 commenti     di: Fabio Mancini


Come sono belle le strade delle nostre città

Che belle le strade hanno le nostre città!!!
Le guardi mentre ci passeggi e ti domandi…
‘Perché non me ne sono rimasta a casa???’.

La prima cosa che salta al’occhio sono le buche. Ti accorgi sempre troppo tardi che hai beccato una buca nell’asfalto. Te ne accorgi perché quando ci passi sopra con la tua auto sbatti la testa contro il tettuccio, sballonzolando come una molla rotta.
Allora decidi di goderti una rilassante passeggiata.
Guardi le strisce pedonali dipinte a terra. Colate, sbiadite o sporche dei chew gum masticati e sputati.
Fai qualche passo sul marciapiede e senti una puzza di pipì, fatta da qualcuno la sera prima. Ti penetra nelle narici provocandoti la nausea. Per fortuna il sole mattutino l’ha asciugata, ma resta l’alone sull’asfalto.
Poco più in là delle persone aumentano il passo come se stessero facendo un maratona.
C’è sicuramente qualcosa che non va!!!
Arrivi al punto cruciale e il tuo sguardo cade su… del vomito.
“Sarà stato quello che poco più giù ha fatto pipì????”
Non lo vorresti pensare, ma purtroppo ti viene alla mente.
Cammini e cammini, districandoti abilmente, come in un slalom da rally, tra carte, cartine, cartacce, lattine, gomme, patatine mangiate e sputate, gelati, carrozzine usate come speroniera…
Aiutooooooooooooooo…..
Decidi di tornatene alla macchina e rifai la strada a ritroso.
Torni nei pressi di quella buca nell’asfalto che ti ha fatto sbattere la testa e noti che è piena d’acqua… Si perché queste buche nelle strade delle nostre città, non si asciugano mai!
Ti guardi a destra a sinistra mentre ti avvicini e appena sei nei suoi pressi…
Arriva tutta sparata un’auto che ti spruzza d’acqua sporca e di chissà cosa, proprio mentre stai passando.
Ti tornando alla mente il vomito e la pipì ed allora diventi uno di quei folli che parlano da soli mentre camminano.
Ti rimetti in auto, te ne vuoi tornare a casa e decidi, intelligente, di fare quella stradina do

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Superficialità

Sembrerebbe il titolo di una canzoncina da festival di Sanremo invece é il risultato di una profonda riflessione introspettiva da cui si evince sia la causa di almeno il 50% di tutti gli errori umani, grandi o piccoli che siano.
Spesso è un vizio congenito a se stante che l'uomo si porta dietro sin dalla nascita come un marchio di carattere che lo accompagna per tutta la vita, inconsapevolmente, che costringe il prossimo, quelli molto prossimi, a prendere le naturali contromisure pur senza scalfire minimamente il trasporto affettivo nei confronti dell'ignaro portatore sano.
Altre volte ancora, ed è questa la maggioranza dei casi, è la componente di varie cause: intempestività, ovviamente fretta, falsa sicurezza nei propri mezzi, vanitosa presunzione e, soprattutto, l'ottusità di non prestare la dovuta attenzione a ciò che si sta facendo perché la mente, infarcita di tutti i difetti sopraccitati, viaggia su binari diversi, incurante di quanto avviene sotto i propri occhi.
Quante volte, proprio per questi motivi, da studenti sbagliamo il compito in classe pur avendo studiato?
Quante volte diciamo di si a specifiche richieste che ci vengono fatte direttamente senza aver sentito una sola parola del contenuto che ci viene richiesto?
Quante volte credendo di aver capito una cosa prendiamo le migliori cantonate?
L'elenco sarebbe lungo a morire se ad accorciarlo non subentrasse una panacea palliativa, più che altro una scusante che la mente elabora per ridimensionare gli errori commessi. Allora sotto con i luoghi comuni più stupidi e scontati quali <<ma sì, tanto non è la fine del mondo!>>, <<ma poi non è nulla di grave!>>>, <<su con la vita che tutto passa!>> e via dicendo...
Personalmente, essendo uno che di cantonate ne vado prendendo a iosa, mi sono fatto una personale giustificazione risalente a molti anni fa quando conoscevo un ragazzo molto timido. Questi si era preso una spaventosa cotta per una ragazza verso la quale non riusciva a spifferare al

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Le vacanze degli innocenti

“Le vacanze degli innocenti”
di Vittorio Frau
Ritengo di essere una persona “normale” se con questo termine vogliamo indicare una qualunque persona che si adatta ai comuni stereotipi che dal momento della nostra nascita a quello della dipartita ci accompagnano nei gesti quotidiani, se non fosse per un piccolo problema che mi fa sentire in qualche modo “fuori” : odio con tutte le mie forze le vacanze, in modo particolare i viaggi all’estero e i campeggi. E non sopporto sentir parlare di “vacanze intelligenti”, perchè, e ricordatevi bene queste parole, le vacanze non sono mai intelligenti, né riesco a ritenere tali coloro che le attendono per undici mesi e quindici giorni l’anno.
Non che si tratti di un odio per partito preso, questa mia avversione è frutto di un serio ragionamento effettuato dopo aver fatto le mie belle esperienze.
Devo ammettere di provenire da una realtà familiare in cui grazie al cielo le vacanze hanno sempre avuto una scarsa importanza e la mia infanzia è piena di dolci ricordi persi nei torridi pomeriggi dell’agosto cittadino, quando tutti i rompiballe si allontanano dalla città, lasciandola fra le mani di chi sa godersela in ogni suo attimo.
Il mio esordio, il primo contatto cioè con la realtà delle vacanze risale al lontano 1978 quando, tenero quattordicenne avido di avventure da poter raccontare, organizzai con alcuni amici il primo e purtroppo non ancora ultimo campeggio della mia vita.
La frase che riporto qui sopra “avventure da poter raccontare” non è casuale: sono fermamente convinto che se ai villeggianti qualcuno impedisse di raccontare in giro l’andamento delle proprie vacanze, questi ultimi non esisterebbero. È un po’ come per le discoteche (sulle quali quando diventerò famoso scriverò un intero libro), infatti sono convinto che l’ottanta per cento dei frequent

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   1 commenti     di: Vittorio Frau


La trasmissione radiofonica Pane e vino

Ecco un estratto della trasmissione della notte "Pane e Vino" condotta dal famoso Luigino De Fumazi, su una nota radio locale toscana.
"Et-cium! Gentili telespettatori... marianna che raffreddore... a... mi dice il tecnico al dilà del vetro, che ci fa compagnia anche stanotte... mai una volta che tu rimanessi a casa eh? Bartolo Baldo, tecnico alla regia, mi dice che stò parlando alla radio quindi, gentili radiospettatori... ma come non sono spettatori, ma che me la fai partire questa trasmissione che ho solo tre minuti... e vabbene... gentili radioascoltatori eccoci qui a una nova puntata della trasmissione Pane e Vino, chi parla è il De Fumazi, che come sapete, non le manda a dire. Una notizia della settimana che mi ha molto colpito, e vorrei colpire anche voi... ma no, in senso buono... marianna Bartolo o icche c'è... o che segni tu fai... hai ragione, senti che odor di bruciato... la sigaretta! Non mi si è spenta la sigaretta che ho stiacciato sulla moquette... aspetta, aspetta!

"si interrompe momentaneamente la trasmissione per problemi tecnici, ecco a voi un quartetto d'arpe, che suonano non si sa cosa, direttamente dall'archivio della nostra radio. Plin, plin plin plin, plon, plon, plo..."
"Gentili radiotrasmettitori, marianna, l'è andata bene, se risolto tutto... sigaretta spenta... domani tu lo senti il direttore, che cazziata... ehm che parte che mi fa... e, non fumate, fumare fa male mi raccomando! Ma sapete come De Fumazi, come posso non fumare... Insomma ho sentito a una radio, non la nostra radio, un altro canale, perché di canali ce n' è tanti.. ehhh, sopratutto a Venezia, tra calli, canali e ponti... insomma non targiversiamo... questa notizia è stata riportata dalla rivista Forbes, una rivista americana, mha, non l'ho mai neanche vista in edicola ma dice che esiste.. è una rivista di quelle per ricconi, con tutte le classifiche più strampalate... insomma su questa rivista è stata scritta la classifica degli uomini più ricchi di tu

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   0 commenti     di: Raffaele Arena



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