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Racconti di ironia e satira

Pagine: 1234... ultimatutte

Guardie e ladri

Il mio primo tentativo di sconfiggere la 'sindrome da pagina vuota' che affligge lo scrittore, fu quello di estrarre dieci vocaboli in maniera casuale dal vocabolario e cercare di unirli in una costruzione di prosa plausibile ( 'Mi scappa da scrivere').
Avendo ottenuto un ottimo risultato, nel secondo esperimento ( 'Quando il gioco si fa duro...') complicai un po' le cose estraendo 5 vocaboli per la trama, 5 per il personaggio numero 1, 5 per il numero 2 e 1 vocabolo jolly. Anche questo tentativo mi venne bene.
La terza prova ('il racconto rubato') fu quella di creare un racconto scorrevole e di senso compiuto utilizzando e incastrando fra loro pezzi di frasi e interi periodi tratti da tre romanzi famosi differenti.
Ora, avendo voglia di scrivere un racconto e trovandomi a corto di idee, mi sento pronto per una nuova sfida. Vorrei utilizzare ancora il vocabolario immaginando un'ambientazione classica da guardie e ladri o da criminale e poliziotto. Estrarrò 10 vocaboli per chi fugge e 5 per chi insegue ( diamogli un po' di vantaggio...). Chi fugge ne userà 2 chi segue 1 fino a matematico esaurimento.
Inoltre e per primi, estrarrò 3 vocaboli jolly da utilizzare in qualsiasi momento e 1 vocabolo ' colpo di scena' da usarsi obbligatoriamente alla fine del racconto.
La regola come al solito rimane sempre la stessa:mai scartare un vocabolo. Se esso risultasse astruso e all'apparenza impossibile da collegare agli altri, lo si può tenere in sospeso fino a quando non si riesca a trovare un collegamento.
Iniziamo:



VOCABOLI JOLLY:

CANFOSOLFONICO: Agg. (pl. m. -ci). Acido derivato dalla canfora e contenente il gruppo solfonico; è dotato di proprietà terapeutiche simili a quelle della canfora.

GRAVIDISMO: s. m. L'insieme dei sintomi che accompagnano la gravidanza.

RADIANTE: agg. 1. Che emette energia ( luminosa o calorica) per irraggiamento. Corpo riscaldante costituito da un serpentino piano a grande sviluppo, attraversa

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   6 commenti     di: matteo lorenzi


La prima volta non si scorda mai

Si è soliti affermare che il mestiere più antico del mondo sia quello della prostituta. Così, fin che aspetto, cerco di fantasticare un po' su come possa esser stato l'incontro tra la prima lucciola e il suo cliente, diciamo, all'incirca un milione e mezzo di anni fa. Immagino una coppia di ominidi dall'aspetto parzialmente scimmiesco.
La femmina: tarchiata, pelosa, maleodorante e mal disposta.
Il maschio: massiccio, cazzuto, puzzolente e superdotato.
Lui, di ritorno dalla caccia, sta addentando un'appetitosa costata di cinghiale. Lei, invece, si sta rifocillando con le interiora della preda che il suo ufficioso compagno ha appena scartato. Una cosa è certa: le frattaglie fanno decisamente schifo. Pertanto, cerca di fargli capire, lamentandosi sguaiatamente, che non disdegnerebbe un bella trancia di carne cruda e lui, visibilmente irritato, le mugugna che se ne vuole un pezzo "buono" può anche andare a cacciarselo. La poveretta, nauseata e afflitta, si rituffa nuovamente sulle budella dell'animale, e mentre realizza che il suo compagno è un vero bastardo si da una energica grattatina fra le cosce pulciose. È in questo momento che le si accende una sfavillante lampadina sopra la zucca zazzeruta: "Vuoi vedere che quell'idiota nerboruto non sarebbe disposto a cedermi un po' di carne, se per una volta gliela do senza graffiarlo o prenderlo a zannate? È senz'altro abbastanza stupido... tentar non nuoce". Con lo stomaco brontolante, si decide a provare il tutto per tutto. Mette da parte quel aggrovigliamento di viscere, che male che vada finirà dopo, si inginocchia sul terriccio della caverna, si distende per lungo puntellando le mani e, inarcando la schiena, si predispone per una pecorina di tutto rispetto. Con un borbottio concupiscente, richiama l'attenzione dell'ominide. Appena lui si volta a guardarla, lei gli indica prima la sua fessurina odorosa e poi la costata che lui stringe fra le mani. L'ominide rimane visibilmente perplesso: "Vuoi vedere, c

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   5 commenti     di: Diego TURATTO


Silviade (2a parte)

SILVIADE (Le fantasie dell'anima/Kimerik 2009, ammesso in Biblioteca Vaticana)

-Silvio tirato a lucido sembra di cera... cave solem qui omnia liquefacit!


Silviade (2a parte)
... per cui ampiamente ce ne frega che "Luca era gay"!

Dal teatro Ariston al casinò municipale il passo è breve e qui in tema di giochi, per l'immoralità dilagante, al poker non si parla più di coppia vestita ma di coppia denudata anche perché il texano, come il black jack e la roulette, ti spoglia di ogni cosa materiale e ti compromette la materia cerebrale.
Tornando adesso agli uomini veri, con certi attributi tra palle e palloni, magico condottier Silvio, tu che hai ordinato all'Italia di risorgere, cerca comunque di preservarci da ogni male, insegnandoci come sfuggire ad ogni umana tentazione.
Su questa strada, credo, hai fondato "il popolo della libertà", dando così potere, da buon pater familias, a tanti giovani di belle speranze, tutti in prima fila (brava Arisia, con il tuo look evocativo e la tua canzone che punta all'eternità, hai capito tutto della vita) dal cui volto illuminato traspare l'amore per la verità, al grido di libertà con la premura della fraterna uguaglianza, vera regalità dell'umana alleanza... cugini transalpini il vostro motto è grande.
Venendo, infine, a noi due, caro presidente, ti auguro di dilettarti sempre con l'imprenditore musicale e mio compaesano, il melodioso Apicella, che tanto bene ti canta e... ti dovrebbe suonare per aver tanto turbato la tua gentile signora, a lui mi raccomanderò per la tua conoscenza.
In ambito familiare, pertanto meriti, anzi entrambi meritiamo un appunto che non ci fa e non ci rende onore.
Parimenti, infatti, da più tempo (pur prodigandoci per la pace mondiale) con le nostre gentili consorti non abbiamo più la benché minima intesa. In riferimento filiale, invece, tra noi due c'è gran differenza e chiara evidenza con i tuoi figli che stravedono per te (anche per i beni materiali!) mentre i miei non

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Wikibiografia, non autorizzata, di Berlusconi Silvio

Nasce a Milano, il 25 settembre del 1936. Voci non ancora confermate, sommate a numerosi indizi assai circostanziati, darebbero sempre più consistenza ad una storia così strabiliante da far impallidire anche la penna di Alessandro Dumas. Tenetevi forte: quella buonanima di mamma Rosa, per gli amici Rosella, avrebbe scodellato non uno, bensì due Silvio. Due pargoletti identici. Due gemelli. Pare infatti che alcune ore dopo che il primo esordisce con una lunga teoria di "mi consenta", fa avance da camionista a tre infermiere, cazzia due chirurghi, racconta l'ultima sui carabinieri a mezzo ospedale, ammolla una goliardica pinghella sulle palle all'anestesista (tanto per tenerlo sveglio); il secondo - al grido di "ta... taaaaa... ecco a voi il sequel!" - sia schizzato fuori, tutto intrippato, e con tipica chiusa alla Fred Astaire, abbia lasciato la audience interdetta. Naturalmente, se la cosa venisse confermata, il Fenomeno di Arcore ne uscirebbe assai ridimensionato. Una sorta di Cavaliere dimezzato, insomma. Non certo più quell'unicum da annoverare fra le più aberranti patologie della psiche umana, ma semmai, con buona pace di tutto il Paese, un bino che si fa uno, come vedremo, all'insaputa della gente. Caso eclatante ma piuttosto banale, da ascrivere tutt'al più alla tradizione mitologico-letteraria del doppio.

Alla luce di questa rivelazione, pare che i due frugoletti che Rosella avrebbe deciso di chiamare Silvio per non fare torto a nessuno, all'aspetto siano assolutamente identici. Due gocce d'acqua. Solo il carattere, fin dai primi passi, rivela, nel più giovane, un'anomalia: ogni tratto in lui viene esasperato. Ciò lo rende soggetto per niente facile: debordante, eccessivo, sempre fuori misura. Personalità basica che non mostra né profondità né spessore, ma indubbiamente possiede tinte così forti da non passare inosservato. Tutto spontaneismo senza discernimento alcuno. E zero freni inibitori. Tanto che la parola anticipa ogni pensier

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L'evoluzione

L'auditorium era percorso da un brusio uniforme e fitto il quale, dal suo ronzare in alto guardava, seduta in basso, la ragione del suo esistere: una moltitudine di studenti agitati dalla notizia che, quel giorno, la lezione di scienze l'avrebbe esposta addirittura un professorone, insignito della prestigiosa onorificenza concessa dal miglior gota scientifico e letterario che l'umanità possa vantare, quello che pungeva il petto degli scienziati e dei letterati col premio Nobel.
Il silenzio entrò col professore e anche il rumore si sedette in attesa spasmodica, oggi avrebbe saputo aspettare pur di cogliere l'essenza della vita che era, per lui, ancora troppo poco rumorosa.
L'uomo si avvicinò al microfono, ci soffiò sopra per testarne il timbro e uno sputazzo si nascose veloce nella spugna nera e fetida.
— Buongiorno cari studenti enti enti... — disse, senza trasporto emotivo.
Lui li detestava uno per uno quei giovinastri, perché si sarebbero bevuti il suo sapere con la stessa sete irriflessiva che aveva avuto lui quando si era ubriacato, da giovane, delle stesse melense ipotesi alle quali aveva interiormente smesso di credere, dopo la tragica e inspiegabile morte della sua amata moglie.
Iniziò, flemmatico, a infilar parole su una collana di conoscenze che non avrebbe mai trovato chiusura:
— Il sapere dell'umanità ha fatto passi da gigante da quando la sinfonia espressa dalla sola nota dell'antico conoscere si è complicata nel magnifico concerto che innalziamo al cielo oggi— il microfono stridette a questo dire, fastidiosamente nevrastenico in un sovrapporsi di decibel che anticipava quello delle nuvole, e il cui suono stonava peggio di quella sola nota appena evocata.
Appena si calmò quel riverbero, continuò, innervosito dall'ostilità dell'impianto sonoro e da una strana oscurità che scivolava giù, attraversando le finestre, dall'alto dell'enorme salone.
— La cultura ha preso forma dalla concentrazione delle intelligenze, in lotta con

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   1 commenti     di: massimo vaj


Aloisius

Ho incontrato, o meglio, ho percepito la presenza di Aloisius, una mattina piovosa
di un anno insulso, simile a tanti altri. La pioggia, appunto, mi aveva spinto a rifugiarmi in quella chiesa, e lì, seduto in un cantuccio poco in vista ne ho approfittato per guardare l’architettura del monumento, le sue vetrate, i suoi arredi, ma soprattutto, l’imponenza delle colonne portanti, costruite con pazienza e perizia, pietra su pietra, ognuna scolpita ad hoc, tale da essere, perfettamente, tetto della precedente e solida base della superiore.

E ad un certo punto ho avuto l’impressione che qualcuno mi parlasse, sono certo di aver visto una figura rannicchiata alla base della colonna di destra, solo che a meglio osservare, mi sono reso conto che in realtà questa presenza non era affianco alla colonna bensì all’interno della stessa. Mi sento dire: ”Mi vedi? Mi senti?” “Si risposi, e l’altro” so chi sei, o meglio so quale è il tuo pensiero, so che sei come me, altrimenti non potremo comunicare, io sono Aloisius” “Anche io mi chiamo Luigi”
ma spiegami chi sei e perché io sarei come te.” “Sono un costruttore di Cattedrali, o se preferisci, uno scalpellino, quasi 600 anni da oggi, insieme ad altre decine di carpentieri, muratori e maestri della pietra, ero qui a lavorare alla edificazione di quest’opera commissionata da una famiglia devota suddita della chiesa romana.

Il lavoro era duro, ma emozionante, con le mie mani ho prima forgiato gli attrezzi per poter poi squadrare e formare le pietre, in modo tale che l’incastro seguisse esattamente il disegno del progetto.

E giorno dopo giorno, ho visto crescere queste mura. Il problema era che io non ero ben visto dai compagni e soprattutto dai monaci appaltatori, il perché lo puoi intuire,
io non ho mai creduto a tutte le infami menzogne della chiesa, io sono un uomo libero
dalle pastoie della religione, qualunque essa sia.

Ma il mio difetto era ed è di non saper tenere

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   13 commenti     di: luigi deluca


La filosofia di Paolino!

 Il mondo è fatto di bastardi! Bastarda è la glassa, bastardo il ripieno!
 Se vuoi qualcosa, non ti verrà mai regalata! Te la devi prendere!
Il destino, il karma è tutte le leggende simili non esistono, la vita la manipoliamo noi facendo una scelta sbagliata dopo l'altra! prendiamocela con noi stessi anzichè con potenze superiori!
 Se eliminassero la pornografia dalla rete rimmarrebbe un solo sito: ridateciporno. it.
Quando una ragazzina di 14 anni parla della tristezza della vita perché un ragazzoche le piace non la guarda, ho il diritto di torturarla!
Odio le persone che vomitano gioia di vivere!
Perché le ragazze con un grosso seno si mettono top stretti e scollati per poi passare le giornate a risistemarli saltellando dicendo: " uffaaaaa e tieniti suuu"
No! Non sono ne pazzo ne esaurito... Ero solo un sognatore, disilluso alla grande.

   5 commenti     di: Daryl



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