Racconti di satira e ironia - Pagina 40
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Racconti di ironia e satira

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Un giorno come gli altri

Capitolo 1

“Viva la Pampers! ”



<< Cera una volta… Come lo faccio iniziare il libro, Dino? Secondo te? Non fare quella faccia dai, assecondami qualche volta! >> Dino mi guardava schifato, come suo solito quando iniziavo ad infastidirlo.
O lo faceva tutte le volte che ci parlavamo? Difficile dirlo.
<< Ma fallo come vuoi! Ma che me ne fregherà a me… >> mi rispose, dolce come al solito.
Almeno quanto un pugno in un occhio.
<< Inizialo col protagonista che crepa, così migliori un po’ sta schifezza. >> si agitò esasperato.
E grande Dino. Cosa farei se non ci fosse lui.
Neanche la bellissima giornata di pioggia giù al parco riusciva a tirarlo su…
E come dagli torto in fondo. Sarà colpa del nuovo incombente anno scolastico, fa a tutti un certo effetto dopo un estate di baldorie.
Ovviamente un estate di videogiochi e fumetti; più baldoria di così! Noi siamo tipi che si divertono con poco.
E dopo lunghe vacanze di sofferta (forse) lontananza, eccoci qui al solito parco sotto casa sua, alle prese con una delle nostre solite insensate scommesse. All’ordine del giorno c’è: Facciamo a gara a chi scrive il racconto più bello. Immagino già lo scempio che le nostre menti riusciranno a vomitare. Avremo le Sodoma e Gomorra della letteratura.
Il mio amico lanciò in aria i fogli, imprecando contro il cielo << Ma va a quel… Senti Giacomo, non so se riuscirò a continuarlo sto libro. Tu vai avanti, poi se và ti raggiungo. >>
<< Chi è che và? >> Chiesi con finta idiozia.
Mica tanto finta a volte. Così mi dicono.
<< Tua zia và. Non mi rompere. >>
<< Mm, si, lei potrebbe, ma tua nonna và di più. >>
Dino mi biascicò in faccia un mezzo insulto annoiato, forse riguardante i miei genitori. Non ho capito di preciso chi dei due fosse, ma fa lo stesso, mi arrendo. Inutile insultarsi con lui, avrebbe sicuramente la meglio.
Lui è una di quelle persone con cui è impossibile prendersela. Nonostante l’altezza invidiabile, ha un aspetto c

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   4 commenti     di: Giacomo Pilia


Il travet

Era in ufficio ormai da sette ore, continuava a lavorare senza staccare gli occhi dallo schermo del computer; ogni tanto con voce atona rispondeva alle domande del collega seduto alla scrivania accanto senza mai guardarlo, poi riprendeva a battere con ritmo incessante e instancabile, dava quasi ai nervi quella sua metodicità.
Non si alzava mai, nemmeno per bere un bicchier d'acqua o sgranchirsi un po' le gambe, aveva pochissimi contatti, parlava solo se interrogato. Alla fine della giornata, sempre alla stessa ora, spegneva il suo computer, riordinava le pratiche sulla scrivania, si infilava attento il cappotto e se ne andava, voltandosi ancora una volta a guardare l'ufficio per essere certo di aver lasciato tutto al proprio posto.
Era estremamente preciso, sulla sua scrivania tutto era disposto con ordine maniacale, tutto perfettamente allineato, mai un granello di polvere o una carta accartocciata, buttata lì per caso o per fretta: aveva sempre il tempo per ripristinare l'ordine anche dopo un lavoro urgente.
Arrivava tutte le mattine alle sette in punto, dava il buongiorno al portiere, mai una parola di più, e si dirigeva diligentemente all'ascensore per raggiungere rigorosamente alle sette e tre minuti il suo ufficio. Appendeva i suoi effetti personali all'attaccapanni, sempre allo stesso posto, accendeva il terminale e immediatamente riprendeva il lavoro esattamente dal punto dove si era interrotto la sera precedente. Aveva una pazienza da leone e non perdeva mai la calma in nessuna situazione, a volte non sembrava nemmeno umano, era sempre estremamente controllato.
Il suo collega di ufficio invece, arrivava sempre in orari diversi, non era mai puntuale, era caotico, chiacchierava troppo, parlava ad alta voce e lo importunava con continui dubbi o domande su come procedere, non rispettava mai le procedure, era svogliato, prendeva cinque caffè al giorno, la pausa per il pranzo era eterna, era sempre a flirtare con le colleghe, non gli stava mai bene nien

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   7 commenti     di: valeria ste


A muso duro

Due modi distinti di conoscenza si fronteggiano, a muso duro il primo... contro la rassegnazione paziente del secondo: Il primo, perché largamente diffuso, considera la realtà come fosse una conseguenza della legge del CASO che, a dirla tutta, è la negazione di ogni legge consequenziale, mentre l'altro, essendosi accorto che ogni effetto ha una sua causa, crede che debba esserci una causa per ogni cosa, compresa la causa delle cause di tutto ciò che è.
Chi crede sia del CASO la responsabilità del costo dell'affitto di casa spera che non sia da pagare tutti i mesi, mentre chi conosce la ragione d'essere di ogni evento sa che se salti un mese poi ti chiedono gli interessi.
Chi crede al caso coltiva un sacco d'interessi perché conta che, sui grandi numeri, qualcosa in cui trovare soddisfazione prima o dopo accadrà. Chi sa che sono le cause a spadroneggiare di interessi ne ha di meno, perché meno sono e meno delusioni seguiranno.
Anche la disposizione d'animo delle due radicalmente diverse opinioni subisce delle ripercussioni allineate alle differenti credulità: chi si prostra davanti al caso non bazzica le parrocchie, ed è l'unica cosa che non fa per caso, mentre chi si immagina tutto sia ordinato dalle cause in chiesa ci va, a occhieggiare come sono vestiti quelli che credono in Dio.
I credenti in Dio credono sia in Dio che al caso: in Dio quando gli chiedono favori, e al caso quando Dio non glieli fa.

   8 commenti     di: massimo vaj


Romeo e Giulietta con di Caprio

Romeo è un genio!!!

Arriva Tebaldo deciso ad ucciderlo ma lui?????, poteva scappare, nascondersi, leccare il culo di Tebaldo per non farsi uccidere invece? Inizia a dire :<<ti voglio bene, non puoi capire il bene che ti voglio>>ecc... potete immaginare come Tebaldo(giustamente) abbia deciso di picchiare a sangue Romeo.
Dopo molti cazzotti Mercuzio (uomo da stimare) decide di salvare il culo a Romeo, dato che Romeo non aveva le palle di risponde ad un cazzotto... NON DICO CHE DEVI FARE A BOTTE CON TEBALDO VISTO CHE NON NE SEI CAPACE MA ALMENO FAI FINTA DI FARE QUALCOSA, INVECE? NO!! NON FAI NULLA DI NULLA.
Quindi tornando al discorso, Mercuzio decide di salvare il culo a Romeo ma... Tebaldo che c'ha stile(e che ha visto Batman begin*) vede un pezzo di vetro a terra e lo usa per uccidere Mercuzio.
Quando Mercuzio muore, finalmente Romeo capisce di essere un uomo(e di avere un minimo di testicoli sotto), allora si alza, prende una pistola trovata per terra, va verso la macchina, sale in auto, ed insegue Tebaldo che pare sconvolto da un omicidio da quattro soldi(forse aveva fretta di andare in bagno), in tutto questo, Benvolio rimane seduto vicino al cadavere, finché capisce(ma và?) che Romeo sta andando ad uccidere Tebaldo.
Quando ad un tratto - non si sà come - la macchina con Tebaldo si cappotta, e moooolto stranamente, solo Tebaldo rimane vivo.
Arriva romeo, e raccoglie una pistola che era uscita fuori dall'auto(la pistola di prima che fine ha fatto???) Tebaldo però come se niente fosse toglie di mano la pistola a Romeo, e gliela punta... COLPO DI SCENA:
Per la prima volta(forse addirittura nella sua vita) Romeo usa il cervello ed inizia a dire frasi senza senso su qualcuno che deve morire... riesce non si sà come a togliere la pistola di mano a Tebaldo, che avendo da scoreggiare si allontana un attimo, in quel momento Romeo gli punta addosso la pistola che:
1)era difettosa;
2)aveva un solo colpo in canna.
Ora, la cosa che bisogna sapere è che

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   7 commenti     di: vito proscia


Hard-Boiled Convivius

Cazzo cazzo cazzo! quando mi deciderò a cambiare questa vecchia carretta? dico fra me e me ora arriverò in ritardo e chi lo sente quel rompiballe di Salvador oddio anche Tamara non è da meno in quanto a rompiballe e poi ci mancava anche la pioggia quando piove sto catorcio va che sembra un vecchio con i reumatismi e quando schiaccio la frizione sembra di schiacciare una torta chi me lo ha fatto fare di scegliere questi due come compagni anche Tylith e Luana che idea del menga me ne stavo buono buono a casa mia e loro si devono inventare sta storia del convegno convivio congresso o come cazzo lo hanno chiamato io non ci volevo venì ma d'altronde a quanto pare è l'unico modo di conoscere quei quattro Tylith Luana Augusta e Frivolous sai che occasione specialmente Tylith un amico mi ha detto che è proprio un bel bocconcino da ciucciarsi con gli occhi e chissà che non ne esca qualcosa d'altronde da Ludwig finisce sempre in una mezza orgia quello sarà anche un artista ma pensa a usare solo due tipi di pennello quello per dipingere e quello nelle mutande oddio amico uno che conosco un cacciaballe di dimensioni bibliche magari quel minus habens magari non l'ha mai nemmeno vista Tylith e magari Tylith è una vecchia megera che non ha 39 anni come dice sul profilo ma 70 d'altronde sul profilo uno ci scrive quello che vuole giusto magari è una cicciona brufolosa di 70 anni e senza denti vuoi partire carretta del cazzo? oh finalmente meno male che ho detto a Tamara di farsi trovare da Salvador saranno già lì che litigano quei due non vedo una beata cippa con sta pioggia ah ecco dovrebbe essere quello il portone e figurati se c'è un parcheggio adesso attacco col clacson echissenefrega se sveglio tutti dai che aspettate a scendere non vengo su non c'è parcheggiooooo ah ecco quella dovrebbe essere Tamara e quello che sembra il nano Bagonghi è Salvador ma come si concia quello lì in confronto il mago otelma sembra in tight sei sempre in ritardo dice Tamara ma se è

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   18 commenti     di: viktor


tout court

Tout court
Ogni altro nome, personaggio o riferimento diretto è puramente casuale. Alcuni
sketch sono popolari, altri frutto di fantasia dell’autore.

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Primavera 2007, a Brescello, sulla riva del Po; sono tra i pescatori ed osservo incuriosito un anziano parmense che sta accanto a me. Ha tirato su una grossa trota, ma non doveva essere soddisfatto delle sue dimensioni perché il pesce è stato rigettato in acqua. Ripete la stessa cosa la seconda, poi la terza e quarta volta! Alla fin fine, un piccolo luccio ha abboccato all’amo. Quel pesce gli va bene! Sorridendo felice, si prepara ad andarsene.
Gli chiedo, non potendo trattenere la mia curiosità, perché non ha tenuto quelli più grossi L’affermazione dell’anziano è: “Caro amico, ho una sola padella troppo piccola.”

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Ho accompagnato la mia cara mamma ottuagenaria dal dottor Rossi, un medico che conosco da tempo, neurologo di fama e uomo dalle idee moderne, ed sono lieto di constatare che ha appena realizzato un impianto di filodiffusione nella sala d’aspetto. “Fantastico! Splendida iniziativa.” medito; e, mentre ascolto compiaciuto una sonata al pianoforte, ho udito mia madre dire alla coetanea che le sta attigua: “Che bellimbusto, questo dottore! Ha una sala piena di suoi pazienti e se ne sta lì dentro a suonare il pianoforte!”

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Mia collega Sonia è giunta in laboratorio di liuteria con una mezz’ora di ritardo. Il capo reparto le ha rammentato che non vi ci sarà più nessuna giustificazione al successivo ritardo.
“Che cosa ti è successo? Ti si è rotta la sveglia!”
“Stamane ho incontrato un tipo, in città, e ho capito subito che era un attaccabrighe. Ha cominciato a insultarmi. Mi ha detto una serqua di male parole e mi ha perfino minacciata.”
“Santo iddio! E… dove lo hai incontrato questo mascalzone?”
“Lo ho investito con l’automobile. Un braccio e un piede fratturati.”

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Technology

Lo confesso apertamente: sono un disastro tecnologico. Per dirla più esplicitamente sono, come si dice dalle mie parti, come l'asino che essendo nato senza coda non riesce più a metterla. Il massimo della mia tecnologia è fermo alla Olivetti Praxis 45, quella che aveva un visorino su cui scorrevano le ultime cinque o dieci parole battute (dipendeva dalla lunghezza delle stesse).
Credevo di essere un dio, con quella macchina scrivevo di tutto, dalle lettere commerciali alle relazioni tecniche e, nel tempo libero, bozze di pura utopia politica. Com'era bello scrivere senza compiere alcun errore! Bastava rileggere l'intero rigo prima di andare a capo e il gioco era fatto. Ma come era faticoso! Ad ogni rilettura perdevo il filo del discorso così per un'intera pagina dattiloscritta ci volevano tre ore consumate nella estenuante ricerca e successivo mantenimento della necessaria concentrazione.
La tecnologia, però, avanzava inesorabilmente così a metà degli anni ottanta ecco il grande passo: l'acquisto del primo computer: un Amstrad 1640 a colori con disco rigido dalla terrificante potenza di 20MB, dotato di sistema Gem, antesignano del Windows. Acquistato per esigenza di lavoro e rimasto imballato nel suo scatolone per ben due anni, fino a quando con estremo coraggio mi sono deciso a metterlo in bella mostra nello studio, ma di adoperarlo nemmeno per sogno. Ma gli eventi incalzano e, allora, quando i diretti concorrenti si dotano dei plebei Commodore 64, ma usandoli, io, per non essere da meno, mi decido a compiere il fatale passo ovvero mi faccio l'archivio clienti e in che nodo? Semplice: scrivendo in ordine alfabetico tutte le pratiche in corso (un centinaio). Ma visto che sono anche un maledetto metodico pignolo mi convingo di dover essere io a immettere in ordine alfabetico i nominativi con tutti i dati tecnici salienti. Passo così interi pomeriggi nell'ansia di non compiere errori, ovvero di non saltare qualche nominativo finché il quinto giorno mi capit

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   8 commenti     di: Michele Rotunno



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