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Racconti di ironia e satira

Pagine: 1234... ultimatutte

Trasgressioni satiriche (e non solo)-2a parte

-Da Del Piero e Totti (classe cristallina) a Zaza e Pellè (classe operaia) la sconfitta è... di rigore!


-Isis (spietati tagliagole) e Ultras (barbari invasori): il fallimento della civiltà (famiglia, scuola e religione)


-Il meglio della politica nostrana: Vendola, l'alfiere del matrimonio gay; Salvini, il guardiano della padania; Grillo, il portavoce del vaffanculo


-La lettura (saper leggere) della scrittura (saper scrivere) porta alla cultura (non è mai troppo tardi!)


-Spot elettorale: s'ode a destra una squillo... vota Silvio, di contro risponde uno strillo... vota Grillo


-Mondiali di calcio 2014: l'Italia calcistica ai piedi di un pollo... la cresta gallo di Balotelli


-Il coreografico taci di Sgarbi: agliottate 'a lengua e cerc 'e ntaffucà (ingoiati la lingua e cerca di non affogarti)


-Berlusconi pensa alle donne (bunga bunga) dopo aver sistemato i figli. Noi per sistemare i figli pensiamo ai debiti


-Tra musa e poeta: mi hai riempito la libreria di testi, mi hai riempito di poesie la testa


-Cassano ha più dimestichezza con le donne (più di 700 conquiste) che con i gol


-Balotelli è più portato al gossip che ai gol


-Le comiche della medicina: dottò datemi qualcosa perché mi sento a terra. Ti darò un cura e oggi stesso ti sentirai in paradiso!


-La triade (zoccolo duro) di Berlusconi: Brunetta (l'altezza è mezza bellezza), Santanchè (bellezza artificiale), Gasparri (solo bruttezza)


-La medicina della politica è un feudo clientelare. La politica della medicina sono i clienti per far soldi


-Freddura sul fumo: se non ti togli il vizio dalla testa, il vizio ti toglie dalla terra


-Tempi moderni: Isis (la maglia nera della civiltà), Ultras (i barbari del calcio) e... la Meloni (la Hitler in gonnella)!


-Le comiche della medicina: Dottò mi avete prescritto lo specialista della testa (psichiatra) mentre vi avevo chiesto il fisiatra (mal di schiena). La prossima volta dimmi che ti

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La festa al mare

Accidenti a me! È successo un'altra volta. Che stupida! ... pazza, pazza, pazza!!! e ora come faccio a tirarmi fuori da questo impiccio? Non troverò mai il coraggio di farlo. Un colpo secco... solo il pensiero mi dà i brividi, ma non posso nemmeno restare così.
Pensare che avevo già un appuntamento, ma lui no... non poteva aspettare!
Me l'ha detto solo un giorno prima, non mi ha dato il tempo... bastardo!
Da quindici giorni fa un caldo spaventoso, un caldo scoppiato all'improvviso, un caldo che farebbe morire dal caldo anche un beduino abituato a prendere il sole nel deserto del Sahara all'ora di punta, un caldo che grida vendetta, un caldo che non perdona! ... un caldo che sveste tutti, anche le lumache dal guscio... tutti tranne me!
E lui? ... Lui si è mai chiesto perché? La risposta a questa ancestrale domanda è una sola: lui non se l'è chiesto, punto e basta! Avevo già l'appuntamento, esattamente tra due giorni, alle 15: 45 di un sabato che sarebbe stato sicuramente rovente. Avevo resistito oltre ogni limite all'afa stressante e mi ero predisposta psicologicamente alla sofferenza... ero quasi giunta al giorno in cui mi sarei sottratta al giogo crudele, a quel sabato che aspettavo da una settimana... e lui che fa????
Solo un giorno! ... solo un altro stramaledettissimo giorno poteva aspettare!?!?
È tutta colpa sua se adesso mi trovo in questo stato, senza poter chiedere aiuto a nessuno, chiusa nella mia camera in balia della disperazione più nera.
"In costume da bagno" dice. La fa facile lui! ... è semplice dire " in costume da bagno". Ma quello che succede prima lo ha mai preso in considerazione???
Si è mai chiesto il signorino come mai la sottoscritta indossasse sempre dei caldi pantaloni invece di una fresca gonnellina?? o di un leggiadro vestitino?? o semplicemente di un paio di mutande?? invece di stare lì a sudare nel suo caldo e seducente jeans??? ... no, lui non se l'è mai chiesto!
Certo avrei potuto declinare l'invito " h

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   3 commenti     di: valeria ste


Questioni di caccole...

Un normalissimo pomeriggio infrasettimanale.
Stavo finendo di vestirmi per andare al lavoro.
I capelli morbidi e umidicci perché li avevo appena lavati, ondeggiavano al soffio di un leggero vento.
Il viso carino e pulito che odorava di sapone. Il burro cacao sulle labbra me le aveva accentuate.
Era ora. Pronta, tutta carina m’infilo in auto.
Nonostante il vento fresco, il sole aveva infuocato l’aria interna dell’auto. Una vampata di calore mi accentuò le guance, costringendomi ad aprire il finestrino per cambiare aria.
Di solito ci metto una ventina di minuti in auto per arrivare al lavoro.
Arrivo al primo semaforo sulla superstrada, sono costretta a fermarmi, anche se il colore è arancione c’è l’autovelox  fisso quindi mi fermo anche se dietro suonano.
Guardo senza darci peso, i conducenti e passeggeri nelle altre auto… annoiati e noiosi.
In fondo alle tre e mezza del pomeriggio chi vuoi incontrare per strada? Gira solo gente che è costretta ad uscire, quindi non possono certo fare salti di gioia e capriole.
Non avevo mai fatto caso a quanta gente si mettesse le dita nel naso o meglio non ci davo peso quindi non mi rimaneva impresso nella mente, li guardavo perché non c’era niente da guardare.
Verde! Si riparte.
Quel pigro pomeriggio mi sembrava particolarmente sonnolento quindi me ne andavo tranquilla senza correre. Gli unici movimenti che si percepivano era quello del vento che muoveva leggermente le foglie degli alberi a bordo strada e le auto che mi superavano, poiché sono una lumaca nei punti dove si nascondono i vigili, carabinieri e compagnia bella. Mi diverto un mondo (sono un po’ stronza) a veder spuntare la paletta da dietro un cespuglio e fermare l’auto che mi ha appena superato. Ciò mi appaga dentro… non so il perché… ho maturato questa cosa da quando avevo il motorino.
Non mi piace la gente che mi sorpassa solo perché ha l’auto più grossa o perché al volante c’è un uomo.
Il secondo semaforo mi av

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La leggenda del corriere

Era una notte di dicembre, una di quelle notti in cui nessun viandante osa avventurarsi fuori dal riparo della sua abitazione.
Il vento soffiava gelido dal nord, e mentre spesse coltri di nubi nere si addensavano a nascondere la prima falce di luna, accecanti lampi all'orizzonte erano un chiaro presagio di tempesta.
Una figura solitaria avanzava nell'oscurità incipiente, arrancava stoicamente nella neve che raggiungeva le ginocchia. Dense nuvole di vapore fuoriuscivano dalla sua bocca spalancata per la fatica. Un voluminoso pacco era legato sulla sua schiena curva, piegata in due per sopportare lo schiacciante fardello. Nell'inquietante buio di quella notte, un solo segno distintivo spiccava sulla sua giubba di pelle incrostata di ghiaccio: la sigla SDA.
Il corriere si fermò ansimante quando si accorse di essere giunto infine al perimetro del villaggio. Ce l'aveva quasi fatta.
Estrasse con mani tremanti da una tasca la bolla di consegna per controllare ancora una volta l'indirizzo esatto per la sua vitale consegna. Ma le dita ormai congelate non avevano più forza e un potente refolo di vento strappò via la gelida carta dalla sua presa inconsistente. La bolla scomparve in pochi istanti dalla sua vista.
Affranto ma non sconfitto, il coraggioso corriere non si diede per vinto. Avrebbe trovato comunque la casa giusta, il suo lavoro era troppo importante. In fondo, il villaggio era costituito da un'unica via, ora lastricata di ghiaccio, e le abitazioni erano in tutto solo otto. Ce la poteva fare.
I suoi scarponi chiodati fecero di nuovo presa sulla insidiosa superficie e lo portarono all'interno del villaggio.
Si lasciò dietro una piccola chiazza di sangue proveniente dal suo polpaccio sinistro. Aveva dovuto combattere persino contro i lupi per arrivare sin laggiù. Ma li aveva sconfitti.
Ormai allo stremo delle forze il corriere SDA raggiunse la prima umile casa di legno, e col rischio di frantumarsi le nocche assiderate, bussò con forza.
Attese.

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   7 commenti     di: Daniele P


Aloisius

Ho incontrato, o meglio, ho percepito la presenza di Aloisius, una mattina piovosa
di un anno insulso, simile a tanti altri. La pioggia, appunto, mi aveva spinto a rifugiarmi in quella chiesa, e lì, seduto in un cantuccio poco in vista ne ho approfittato per guardare l’architettura del monumento, le sue vetrate, i suoi arredi, ma soprattutto, l’imponenza delle colonne portanti, costruite con pazienza e perizia, pietra su pietra, ognuna scolpita ad hoc, tale da essere, perfettamente, tetto della precedente e solida base della superiore.

E ad un certo punto ho avuto l’impressione che qualcuno mi parlasse, sono certo di aver visto una figura rannicchiata alla base della colonna di destra, solo che a meglio osservare, mi sono reso conto che in realtà questa presenza non era affianco alla colonna bensì all’interno della stessa. Mi sento dire: ”Mi vedi? Mi senti?” “Si risposi, e l’altro” so chi sei, o meglio so quale è il tuo pensiero, so che sei come me, altrimenti non potremo comunicare, io sono Aloisius” “Anche io mi chiamo Luigi”
ma spiegami chi sei e perché io sarei come te.” “Sono un costruttore di Cattedrali, o se preferisci, uno scalpellino, quasi 600 anni da oggi, insieme ad altre decine di carpentieri, muratori e maestri della pietra, ero qui a lavorare alla edificazione di quest’opera commissionata da una famiglia devota suddita della chiesa romana.

Il lavoro era duro, ma emozionante, con le mie mani ho prima forgiato gli attrezzi per poter poi squadrare e formare le pietre, in modo tale che l’incastro seguisse esattamente il disegno del progetto.

E giorno dopo giorno, ho visto crescere queste mura. Il problema era che io non ero ben visto dai compagni e soprattutto dai monaci appaltatori, il perché lo puoi intuire,
io non ho mai creduto a tutte le infami menzogne della chiesa, io sono un uomo libero
dalle pastoie della religione, qualunque essa sia.

Ma il mio difetto era ed è di non saper tenere

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   13 commenti     di: luigi deluca


Io e la mia barba

Molto spesso una folta chioma diventa il modo di presentarsi al prossimo. Una pettinatura diversa, il vezzo di un ciuffo scomposto, l'accorciamento del taglio attribuiscono ad un uomo un segno di distinzione e qualche volta coadiuvano l'inizio di un cambiamento. Un nuovo look diventa esigenza per iniziare a vivere una nuova vita con l'auspicio di un buon proposito. Quante volte abbiamo detto: da oggi voglio cambiare! Sarò un uomo nuovo e la nuova acconciatura ci aiuta a perseverare nel proposito, a darci lo stimolo per ricordare di aver ricominciato e ci sostiene per non ricadere nei vizi che non ci piacciono.
Per me è differente, sono calvo, e quindi dirigo queste attenzioni alla mia barba.
Io e la mia barba stiamo bene insieme. Lei mi sopporta in silenzio e nel momento del bisogno si lascia accarezzare. Carezzarsi la barba, ti fa sentire meglio, ti fa pensare, ti fa prendere tempo e ti aiuta ad essere un uomo migliore. Ovviamente per un calvo è molto difficile crearsi un nuovo look, ed allora il pensiero ricade inesorabilmente alla cura della barba, baffo più lungo, baffo raso, linea sagomata, barba arruffata per i periodi di ferie e di ozio. È un'amica fedele, anche quando decidi di rasarla del tutto... lei ritorna... sempre... è una sicurezza... ed ogni volta ti sembra migliore. E se si riesce ad interpretarla ti porta con i piedi per terra... il suo colore inesorabilmente giorno dopo giorno diventa più bianco e ti ricorda che non sei più un ragazzino... tutti i giorni purtroppo!
Questa notte dopo essermi assopito per un paio di ore, gli occhi si sono aperti con decisione e nell'oscurità silenziosa notturna ho cominciato a pensare. Ho notato in molte occasioni che svegliandoti nel corso della notte ed un pensiero ti assale, devi dargli una risposta, devi prendere una decisione o quanto meno devi risponderti alla meno peggio sul da farsi del mattino seguente, altrimenti... addio sonno... non c'è verso... l'angoscia ti assale e di dormire no

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Il Tormento della freccia

Questa può sembrare apparentemente una delle infinite trite storie western. Ma è invece qualcosa di più e qualcosa di meno.
È una storia difficile da classificare e, semmai la si volesse ricavando l'indice dalla sua capacità di suscitare un qualsivoglia interesse nel Lettore, di certo non potrebbe esser valutata molto al di sopra del livello più basso.
Insomma sapremo meglio nel leggerla: sempre che nelle stentate speranze di chi scrive ci sia qualcuno che osi farla quest'azione del leggere, un adempimento talvolta così pregno d'incognite per il benessere mentale del Lettore!
Il titolo "Il tormento della freccia" sembrerebbe facilmente comprensibile sul cosa voglia presupporre data l'ambientazione tipica d'un western americano, ed invece per il nostro sfortunato uomo quella volta la trama in cui fu coinvolto non si sviluppò secondo l'immaginativo comune che il titolo lasciava intuire: egli si era preso una frecciata mentre stava cavalcando al di là dell'asperità, rocciosa e rosseggiante, che quasi faceva da spalliera, col suo ergersi sul retro, al suo tugurio dove sopravviveva come ex-caporale della cavalleria sudista. In questa lui aveva combattuto inquadrato in un reggimento operante prevalentemente in uno scacchiere dell'area dove agiva l'Armata dell'Ovest, la quale poi negl'ultimi giorni del conflitto tra il Nord e il Sud, mosse ritirandosi verso Est, cioè là, in quelle terre da sempre sostenitrici del Presidente della Confederazione e Capo dell'Esercito Sudista, il Generale Lee.
Il tutto successe durante un pomeriggio non tardo e la freccia gli fu scoccata da un Arapaho (nota etnia di nativi della zona, caratteristicamente sempre molto facilmente eccitabili) che lo colpì nel posteriore della coscia, fortunatamente quella di sinistra essendo lui abitualmente un "coscia destra" [?]. Comunque il pover'uomo pur ferito era riuscito a mandare a quel paese l'Arapaho, cioè l'aveva spedito con una revolverata a caval

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   0 commenti     di: pio di monaco



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