PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti di ironia e satira

Pagine: 1234... ultimatutte

Telemarket

Empirio è appena morto. Dopo un lungo viaggio attraverso un tunnel nero, scorge una lucina che gli si approssima a forte velocità. La luce è calda e rasserena il suo animo di artista sofferente. Ha avuto una breve ma intensa vita sulla Terra, tanti peccati, molti rimorsi. La luce si spalanca ai suoi occhi di defunto, nuvole bianche e soffici si perdono all'orizzonte. Un grande portone dorato gli si fa incontro, è lui che gli si avvicina inconsapevolmente. Sulla soglia lo accoglie a braccia aperte un uomo molto anziano, una lunga barba bianca, pochi capelli, un grosso mazzo di chiavi alla cintura. È il buon san Pietro. "Dimmi Empirio, perchè ti sei ucciso?" lo interloquisce il mastro di chiavi. "Perchè ero povero... perchè avevo un figlio e non sapevo di che nutrirlo... perchè ero un artista stravagante... perchè ero solo un pittore... un bravo pittore ma sempre e solo un pittore ero..." si giustifica Empirio, triste della sua condizione, anzi, della sua ex-condizione di vita. Empirio era un po' anche felice, perchè si rendeva conto che nonostante la sua recente morte, egli era ancora ben vivo e pensante. Era confuso, non capiva bene dove si trovasse, nè del perchè di quella conversazione. "Empirio..." lo interrogò san Pietro "ma tu hai fatto solo un dipinto! Perchè ti sei suicidato?". Empirio provò a rispondere guardandolo dritto negli occhi "Un quadro solo, è vero, ma cos'è l'arte? La qualità! Non la quantità! E in quel quadro ci ho messo tutto me stesso: le luci, la bellezza, i fiori, i colori, riflessi che contrastano la bruttezza della squallida vita che conducevo...". San Pietro guardava nel vuoto di fronte a sè, come immaginando il quadro di Empirio "Si molto bello, lodevole, ma ancora non mi hai risposto... perchè ti sei ammazzato?!". Empirio cercò dentro di sè la risposta, chiuse gli occhi e coraggiosamente esordì "Affinchè la mia unica opera venisse valorizzata economicamente oltre che esteticamente... l'unica op

[continua a leggere...]

   4 commenti     di: Emiliano Rizzo


Calamità

Un giorno vi svegliate e sentite uno strano impulso: voglia di evadere dal solito tran tran quotidiano. La casa vi sta stretta, l'ufficio vi opprime e poi le solite cose da fare come la spesa al supermercato, le bollette da pagare e via dicendo vi appaiono come mostri tentacolari che vi avvolgono in un abbraccio terrificante. é ora di prendervi qualche giorno di ferie e partire, anche se non è estate, anzi l'autunno sta aprendo le porte all'inverno; ma forse è proprio questo che vi intriga: mentre gli altri rimangono sommersi dai soliti pensieri e preoccupazioni voi decidete di dare un taglio e andare lontano, per trascorrere un momento di assoluto relax da qualche parte... già, ma "lei" cosa ne penserà? Così con l'aria di chi ha avuto una visione ed è stato baciato dal destino per una missione irrinunciabile, comunicate l'intenzione alla vostra compagna che, ignara, aveva già preso un appuntamento dall'estetista, uno dal parrucchiere e si era anche premurata di prenotare i biglietti per un concerto sinfonico facente parte di un ciclo dal titolo preoccupante: "Requiem e Messe solenni del 1800-1900". Dopo un periodo di tempo che vi sembra interminabile, passato a spiegare i vantaggi di un viaggio in questa stagione ed averla invogliata con descrizioni di luoghi, paesaggi e percorsi turistici allettanti -naturalmente durante una cena a base di pesce in uno dei migliori ristoranti della città- lei finalmente acconsente, ma quasi accontentandovi, facendovi percepire che vi ha fatto un favore e che quindi siete in debito, e anche se le fa piacere cambiare aria per un po' non lo ammetterà mai! Si parte. Dopo avere prenotato i biglietti e un albergo in una importante capitale europea, controllate il meteo: la temperatura oscilla tra 4° e -2°C! La cosa vi entusiasma ancora di più: l'avventura inizia. Scesi dall'aereo vi dirigete verso l'uscita alla ricerca di un mezzo che vi porti nelle vicinanze dell'albergo ma, appena fuori dall'aeroporto, un'aria gelida v

[continua a leggere...]



Testa d'asino

... io, una volta, ho visto due occhi azzurri. non me li aspettavo così azzurri. dalle nostre parti non è facile. ma non ho visto altro. e dubito fortemente che quegli occhi azzurri(come il mar Egeo per la miseria).. servano solo da tuta mimetica per una testa d'asino.
.. se non fosse che io non amo le teste d'asino. le adoro. mi sembra di non poterne fare a meno.
.. non mi sembra. ne sono sicura.
.. testa d'asino non è un'offesa. essa è una testa che non sembra più nemmeno una testa, che si estende oltre i confini della realtà di una testa.. è una testa il cui contenuto ha ingoiato la testa, una testa che chiamarla solo testa è un'offesa.. bisogna aggiungere "d'asino".



Wikibiografia, non autorizzata, di Berlusconi Silvio

Nasce a Milano, il 25 settembre del 1936. Voci non ancora confermate, sommate a numerosi indizi assai circostanziati, darebbero sempre più consistenza ad una storia così strabiliante da far impallidire anche la penna di Alessandro Dumas. Tenetevi forte: quella buonanima di mamma Rosa, per gli amici Rosella, avrebbe scodellato non uno, bensì due Silvio. Due pargoletti identici. Due gemelli. Pare infatti che alcune ore dopo che il primo esordisce con una lunga teoria di "mi consenta", fa avance da camionista a tre infermiere, cazzia due chirurghi, racconta l'ultima sui carabinieri a mezzo ospedale, ammolla una goliardica pinghella sulle palle all'anestesista (tanto per tenerlo sveglio); il secondo - al grido di "ta... taaaaa... ecco a voi il sequel!" - sia schizzato fuori, tutto intrippato, e con tipica chiusa alla Fred Astaire, abbia lasciato la audience interdetta. Naturalmente, se la cosa venisse confermata, il Fenomeno di Arcore ne uscirebbe assai ridimensionato. Una sorta di Cavaliere dimezzato, insomma. Non certo più quell'unicum da annoverare fra le più aberranti patologie della psiche umana, ma semmai, con buona pace di tutto il Paese, un bino che si fa uno, come vedremo, all'insaputa della gente. Caso eclatante ma piuttosto banale, da ascrivere tutt'al più alla tradizione mitologico-letteraria del doppio.

Alla luce di questa rivelazione, pare che i due frugoletti che Rosella avrebbe deciso di chiamare Silvio per non fare torto a nessuno, all'aspetto siano assolutamente identici. Due gocce d'acqua. Solo il carattere, fin dai primi passi, rivela, nel più giovane, un'anomalia: ogni tratto in lui viene esasperato. Ciò lo rende soggetto per niente facile: debordante, eccessivo, sempre fuori misura. Personalità basica che non mostra né profondità né spessore, ma indubbiamente possiede tinte così forti da non passare inosservato. Tutto spontaneismo senza discernimento alcuno. E zero freni inibitori. Tanto che la parola anticipa ogni pensier

[continua a leggere...]



Carestia di binari

Nella mia città c'è carestia di binari.

Non è che se li rubano per farci i cannoni come nella seconda guerra mondiale, e nemmeno ci sono troppi treni su poche rotaie, niente di tutto questo. Semplicemente succede che quando arriva un treno con troppo ritardo, a volte viene fatto partire dallo stesso binario di un altro ed oggi è una di quelle occasioni. Il mio treno parte dal binario 4, direzione Porto Ceresio ma quando spunto dalla scalinata sotterranea mi ritrovo davanti due treni, uno per Milano e il mio. Ci penso un istante e senza nessuna esitazione salgo su quello giusto, mi siedo e aspetto.

Comincia ad entrare altra gente, e come succede sempre in un treno, è un mix straordinario di personalità diverse. C'è il giovane ribelle, la donna in carriera, il pazzo dalle tendenze maniache, la vecchina confusa, il vecchio manager e il vecchio e basta. Poi ci sono io, seduto vicino al finestrino, seconda fila, libro in mano e zaino buttato con poca cura sul sedile davanti. Secondo i miei canoni dovrei essere quello normale.
I cartelli luminosi all'esterno sono spenti e mancano 5 minuti alla partenza. Non un capostazione, non un numero di treno identificativo, la gente comincia a farsi domande e a mugugnare...'ma sarà il treno giusto?'.

La vecchina confusa, gonna lunga, maglioncino rosa e occhialoni da talpa, prende coraggio, appoggia le due borse della spesa gonfie e dal basso dei suoi 142 centimetri chiede

"Ma è questo il treno per Porto Ceresio?"

Interviene subito il vecchio e basta, tuta sportiva Reebok blu, scarpe in pelle marrone e giaccone della protezione civile. Non aspettava altro che un fiammifero per accendere la miccia. Il suo faccione diventa istantaneamente rosso fuoco.

"Signora, ma non vede che sono degli irresponsabili? Ci lasciano qua e nessuno che ti dice in che treno bisogna salire" risponde, quasi urlando. Lo sdegno comune che fino a quel momento era rimasto sopito si risveglia di colpo.

"E se fosse quello davanti?" ag

[continua a leggere...]

   7 commenti     di: Nurofen


Ad ogni modo, non avrei potuto fare di meglio.

Il trillo del campanello mi ha svegliato come nemmeno la voce stridula di mia madre avrebbe potuto fare. Nel tragitto dal letto alla porta mi sono infilato un paio di mutande risultate essere, da esame più attento, di proprietà femminile non ben definita. Forse la brunetta del pub di ieri sera? No, quella era l’altro ieri. E con forte probabilità se n’è andata a casa senza mutande, considerato che ora le sto indossando io.
Il passaggio davanti allo specchio dell’ingresso mi rimanda l’immagine di uno scampato ad evento tellurico, o meglio, di una persona che non ce l’ha fatta a scampare.
Il campanello insiste, e libera altri decibel incazzati che come orda di cani da caccia si avventano sui miei timpani inermi. “Un attimo, echeccazzo!” strepito litigando con la serratura che non collabora.
Spalanco la porta pronto ad inveire contro la signora Maida, che a mattine alterne arriva dritta dritta dalla Moldavia per pulire la mia non proprio immacolata dimora.
Ma davanti mi si para un volto serio col ciglio arcuato, sopra un lungo collo stretto in un collare bianco su vestito blu scuro. Don Parini. Merda. La benedizione di Pasqua. Il post it di Maida sul frigo, quello che ieri sera, rientrando, non sono riuscito a tradurre correttamente dall’ucraino. “signor Alberto domani mattina ale 9 don panini per pascua. Sue camice in armadio buonanote, maida”.
Dietro il prevosto ci sono, intimiditi e fuori luogo, due chierichetti femmina di otto o nove anni. Una, smilza e più alta, regge la borsa di cuoio del prete e accenna un sorriso interlocutorio. L’altra, decisamente più tracagna, arrossisce e sghignazza sotto la mano a cucchiaio.
Don Elio Parini borbotta un veloce “ma porporella, non si può farsi trovare così…” ed altre disapprovazioni di rito. “Don Pariniii!” approccio amabile coprendomi col centrino che mia madre ha insistito per piazzare sul mobiletto accanto all’ingresso, “…non l’aspettavo le chiedo scusa se mi dà un i

[continua a leggere...]



Il prossimo, famolo più strano

All'insegna del famolo novo, famolo strano, nel 2019, con ogni probabilità, il Giro prenderà il via da Ankara. Arriverà a Kos, e da lì tappa di trasferimento attraverso l'Egeo e lo Jonio in pedalò fino a Bari. Per proseguire finalmente in terra italiana.
Mentre i cugini francesi, che le balle ancor gli girano per colpa di Bartali, faran partire il loro Tour da Vladivostok e, a tappe forzate, attraverseranno d'un fiato la Siberia, con bici a pedalata assistita e sellino riscaldato. Arrivati a Mosca, saranno aviotrasportati in quel di Francia per esser paracadutati sui Pirenei. Da lì all'Arco di trionfo
sembrerà una passeggiata.
Gli spagnoli, invece, scatteranno da Teheran, al grido di: esta es la vuelta buena! Poi schizzeranno verso casa su dei tappeti volanti a pedali, passando sopra Lanzarote.
Arrivati a Madrid, saliranno verso nord. E saltando a bici pari la Catalogna, attraverseranno i Pirenei, la Francia e, arrivati a Bruxelles, caricheranno sul cellulare Puigdemont e faranno ritorno a Madrid.
Nel 2020 i giri si compatteranno nel Giro del mondo in ottanta giorni se bastano.
I corridori partiranno da Nuova York, seguendo il percorso della maratona, con bici a spalla, quindi devieranno per il Kennedy, dove ci sarà ad attenderli coi motori rollanti l'Air Force One. Dopo un breve rinfresco, a cui parteciperà anche il presidente Trump con signora, faranno rotta verso Londra e pedaleranno per Dover. Da lì, tappa a cronometro nel tunnel della Manica, che per l'occasione si riempirà di gente, e arriveranno a Calais.
Le principali tappe saranno nell'ordine, salvo ripensamenti in caso di guerre all'ultimo minuto: Honnisvag, San Pietroburgo, Vladivostok, e attraverso la via della seta, il giro arriverà alla Muraglia cinese per la tappa a cronometro lungo la stessa. Poi proseguirà per Pyonyang. Trasferimento a razzo su Tokio, poi Sidney, Città del Capo, Puerto Williams, Rio delle Amazzoni (cronometro sull'acqua con pedalò), quindi il giro risalirà

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Satira e ironia.