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Racconti su sentimenti liberi

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Smoking

Sono nervosa, mi accendo la prima sigaretta dopo un mese e mezzo. Non fumo, se non raramente, quando la vita mi sfugge di mano per un istante.
Il fumo bianco disegna figure affascinanti. Mi piace vedere come la cenere si forma sulla punta e poi cade, appena la scuoto con l'unghia.
Mi fa sentire calma, sotto controllo.

La sigaretta è a metà. Molti la chiamano paglia, ma a me non piace. il suono stesso della parola le da un significato distorto. Boh, miei piccoli pensieri insignificanti.
Adoro il primo tiro. Quanto quanto odio l'ultimo, che sa sempre una punta di filtro e di plastica.

Guardo il pacchetto e so benissimo che dopo l'ultimo tiro finirà direttamente nel cestino, con 9 sigarette ancora intatte. Mi fa semplicemente sentire bene per quei pochi minuti che intercorrono fra la fiammata dell'accendino e il gesto di gettare il mozzicone dal balcone.

Finisce tutto in una nuvola di fumo.

   5 commenti     di: Vinter_


Marianna guarda il mare

Tutto scorre. Ogni cosa che ci passa alla vista sembra avere una sua natura uniforme, un suo moto costante e perpetuo, un’immagine riconducibile ad un pensiero fisso che si fissa nella memoria, una dimensione percorribile sempre e comunque con il pensiero. Eppure, tutto cambia, nulla resta immutato e immutabile; giusto il tempo di voltare lo sguardo e sono passati giorni, mesi, anni, vite intere che sembrano ma non sono più. E forse è giusto così, pensa Marianna, pensa che il paesaggio che è solita scorgere dalla finestra della sua casa può sembrare unico, immutabile ed eterno ma che in fondo, da un giorno all’altro e ripensandoci bene, non lo è mai. Il mare… il canto dei gabbiani al mattino. Il mare… amante in attesa del soffio del vento. Il mare, la notte, tra stelle in riposo ad aspettare, ore funeste ed ore liete, memorabili assoli delle comete, osteggiando il pensiero dell’eternità. L’eternità è un attimo per chi come Marianna ha lasciato la spensieratezza della gioventù ad una notte di pioggia. Un ostacolo improvviso, una frenata, uno schianto. Un dolente risveglio e le sue gambe non ci sono più. L’eternità è un attimo, il respiro di un bimbo nella culla, il saluto di chi parte (forse un addio o un arrivederci), un bacio appassionato. Tutto scorre e Marianna, dall’alto del suo privilegiato osservatorio, guarda il mare. Guarda il mare come se fosse l’immenso (e lo è…). È tanto vasto il mare che quasi non si scorge l’orizzonte. È il suo maxischermo sul mondo. L’inverno è solo, il mare. L’estate è pieno di corpi immersi e riemersi che vociano in continuazione. Arrivano echi alla sua finestra, parole confuse e grida di bambini (ma come sono dolci quelle grida, pensa Marianna). Il destino, è oramai convinta Marianna, le ha tolto certamente qualcosa, qualcosa di importante ma non essenziale (comunque e nonostante tutto). Il destino, giocoso e crudele, imprevedibile e incontrollabile è tanto distante, ma sempre vicino. E

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   6 commenti     di: Federico Magi


Agosto t'abbandono

È una sera come le altre, in questi giorni d'agosto.
Fa caldo..
Un caldo afoso lenito da quella brezza marina che la pineta antistante la mia casa trasforma, dopo aver alleggerito l'aria di salsedine, in un pungente profumo di pino selvatico.
In tutte le case un vociare sereno dopo una giornata di sole e di tuffi nell'azzurro del mare.
Ho cenato da poco e sono sdraiata in poltrona in giardino a leggere.
Pian piano le luci si spengono, le voci si diradano ed io sono ancora lì a godere del fresco tra grilli e cicale che fanno a gara, con quel canto dolce che è quasi una nenia.
Tutto ad un tratto mi stupisco, vedo un'ombra passare dietro la siepe del giardino.
Non mi preoccupo, la notte è lunga e penso : "Se qualcuno vuole correre al buio lo può fare, perché no! "e mentre finisco di pensare alla libertà di ognuno di noi, sento un guaire, sembra quasi un pianto. Ascolto ancora.
È proprio così, dietro la siepe qualcuno si lamenta -" come mai? "-mi chiedo.
Corro subito in casa, mi armo di torcia pronta a verificare chi è l'artefice di questo piagnisteo.
Non voglio svegliare nessuno, può essere solo la mia impressione; io sono molto sensibile, anche certi rumori mi sembrano parole, non è la prima volta che ho avuto l'impressione che il vento volesse dialogare con me.
Apro lentamente il cancello del giardino e punto la torcia verso un angolo buio della strada. La luce colpisce un ammasso nero che si muove, poi vedo.. due occhi enormi che abbassano le palpebre non resistendo all'intensità del faro, mentre dalla bocca semichiusa fuoriesce un lamento.
"Un cane! mio Dio!" dico ad alta voce.
Mi avvicino ed ho subito la conferma che si tratta di un cane dal pelo folto e lucido, è molto magro.. se ne sta accovacciato in questo angolo di strada impaurito e tremante. Intorno al collo noto una fune bianca, spezzata all'estremità , che risalta al buio...
"Povera bestia!" penso tra me e me.
Lo scruto con la torcia e noto che un orecchio presenta una ferit

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   13 commenti     di: antonina


YUREI

Lei era lì, davanti quella porta. Chiusa.
Dall’altra parte c’erano i suoi genitori. E lei, lei avrebbe voluto varcare quella porta e chiedergli:” perché? Perché mi avete abbandonata?”
Avrebbe voluto attraversare quella porta, e forse avrebbe anche potuto farlo …
E avrebbe voluto urlargli contro centinaia di domande, ma … non poteva perché … non aveva né mani, né gambe, né bocca per parlare, né orecchie per ascoltare le loro risposte, né occhi per piangere perché lei … lei non era mai nata. E non provava rabbia, nei confronti di coloro che l’avevano rifiutata, no, non poteva provarne … aveva solo voglia di spiegazioni, motivazioni … risposte.
Chiuse gli occhi e sparì.
Era passato così tanto tempo … eppure lei non li aveva mai lasciati, non aveva mai rinunciato a quel mondo. Lei non era mai andata via.
Erano passati quasi 14 anni da quel giorno e lei aveva continuato a crescere … fatta di aria, di sogni, di desideri, di nulla.
Ogni giorno si chiedeva:” si accorgono di me? Loro sanno che sono qui? Sentono la mia presenza?”
Lei non aveva neanche un nome. Non era mai esistita. Come poteva pretendere che il mondo potesse notare la sua presenza?
Così espresse un desiderio:” desidero che il mondo possa sentire la mia presenza”
Poi … una ragazzina nacque per la seconda volta.
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Toc -toc. Qualcuno bussava alla porta. Toc-toc. Via Hope n° 13.
Qualcuno9 si accinse ad aprire la porta. Più precisamente quel qualcuno era una ragazza sulla trentina con i capelli castani, più o meno lunghi, e gli occhi di un azzurro profondo.
Quegli occhi stavano guardando fuori dalla porta. C’era una ragazzina di circa 14 anni con dei lunghi capelli castani e due occhioni azzurri.
La sconosciuta ragazzina fu la prima a parlare.
- salve signora, io sono Yurei … -
- piacere io sono Anna-
Anna … ora sapeva come si chiamava.
-che strano nome Yurei …-continuò la donna.

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   10 commenti     di: ayumi


Elaborata follia

Io nel notturno vagare trovo pezzi di vetro che ammasso con ordinata follia sull'orlo del mio prezipizio mentale. Gli atomi strilleranno il suo nome e io crollerò perchè è solo un esile filo di Arianna a tenermi su.
Tu che ribelle segui i passi di uno schiavo, darai fuoco alle catene e librerai parole musicalizzate al vento forestiero, malizioso indagatore di tessuti pregiati. Tu musica stessa che sotto la pelle danzi, che sopra le palpebre canti.
Tormento una certezza con note di biasimo, io figlia del caos, io pazza che vago, io stanca che torno. Illuse le mie stesse utopie. Trascinata in vortici di ferro e ruggine e cenere e ricordi sbiaditi. Verrò cacciata dal paradiso di un dio in cui non credo, verrò amata dal maledetto. Verrò amata. Ma non ora.



Tango.

La giornata è stata calda.
Il villaggio è piccolo, le strade sterrate, le baracche di legno, ma qui tutto è colore.
Il turchese del mare, il bianco della sabbia, il verde delle piante.
E i colori delle baracche: Rosa acceso, turchese, verde pisello, giallo limone, una mescolanza di colori.
E suoni.
Da ogni dove esce musica.
La musica qui è colonna sonora delle giornate.
A nessuno manca una radio, o un mangiacassette. Qualcuno ha pure un lettore CD.
Magari non hanno la tv. Ma la musica non può mancare.
Qui si balla il mattino prima di uscire per il lavoro, prima dei pasti, prima di dormire. Anche prima di morire.
Qui si comincia a ballare da neonati. Le madri alzano i neonati in alto, tenendoli sotto le ascelle, facendo penzolare gli arti e il bacino a suon di musica.
Tutti ballano. Giovani, adulti, vecchi. Nessuno escluso.
Nessuno può rinunciare al ballo. È quasi una religione. Una medicina. Un toccasana per l'anima.
Seduta sulla veranda di casa, ti godi gli ultimi raggi del sole, che sembra esitare prima di immergersi in quella distesa di acqua dorata.
Tua madre, "la straniera", così continuano a chiamarla, anche se affettuosamente, gli abitanti del villaggio, sta preparando la cena.
Ripeti mentalmente le parole della canzone che esce dalle casse del piccolo radioregistratore, che troneggia, quasi fosse un trofeo, sopra al cassettone ereditato da zia Marja, che forse, da solo, vale più della casa e di tutto ciò che contiene.
Lei lo cura quasi come fosse un figlio: lo spolvera, gli passa l'olio, lo accarezza con un piccolo pennello in ogni angolo, anche il più piccolo.
Ad un tratto la musica si ferma.
Senti tua madre spostare le musicassette in fretta, e sai già cosa sta cercando. La sua musica. Quella della Sua Terra. Quella che le lascia sempre gli occhi lucidi. Non sai se più per la nostalgia o per la magia che riesce a trasmetterle.
Le note di un tango riempiono quello

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Angeli violati

Bimba mia,
non avere paura. Non tremare più. Ora c'è la mamma accanto a te. Lascia che ti abbracci. Non cacciarmi via. Non allontanarmi dal tuo letto. Non ti farò del male. Sono qui solo per consolarti. Voglio stringerti a me come quando eri piccina piccina e cacciare via i brutti sogni che ti hanno svegliato cosi bruscamente.
Ti ho sentito gridare e piangere dalla mia stanza da letto.
Hai avuto un brutto incubo? Che ti è successo? Cosa hai sognato? Perché non me ne parli? Perché non mi spieghi cos'è che ti fa stare male?
Hai bagnato anche il lettino ed il tuo pigimino è tutto sudato. Dai che lo cambiamo, altrimenti rischi di prenderti un malanno.
No, piccola mia, stai tranquilla. Voglio solo sostituirti gli abiti. Nessuna strega od orco cattivo ti toccherà più e ti farà del male.
Un mago buono ha compiuto un incantesimo e li ha rinchiusi per sempre nelle segrete di un castello ed ora non torneranno a nuocerti.
Non hai più nulla da temere, perché accanto a te, ora c'è un angoletto custode che ti proteggerà e ti terrà la manina ogni volta che ne avrai bisogno... e poi ci sono io, la tua mamma e con me vicino nessuno potrà più feriti e farti del male ne portarti con se in una stanza buia.
Vieni, tra le mie braccia. Andiamo accanto alla finestra. Voglio raccontarti una storia.
La vedi la luna lassù. Quella immensa torta di panna e formaggio che se ne sta adagiata su un'immensa coperta di stelle e che con i suoi raggi argentati, ora illumina anche il tuo visino?
Lo sai che un giorno, tanto tempo fa, quando ancora non eri nemmeno nel mio pancino, tu dormivi serena lì su, tra le quelle coltri bianche e morbide, ed io ti guardavo da questa stessa finestra, immaginando quanto sarebbe stato bello quando ti avrei presa tra le mie braccia, tenendoti vicino al mio petto, come sto facendo ora?
Forse ora, li sulla luna c'è anche un tuo fratellino o una tua sorellina, che verranno presto a farti compagnia. Saresti felice di non essere più s

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   5 commenti     di: Eleonora Rossi



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