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Racconti su sentimenti liberi

Pagine: 1234... ultimatutte

I collant suscitano piacevoli emozioni..

.. Questo il mio pensiero, nell'attimo successivo al termine della pubblicità.
Io che difficilmente evito di pigiare il tasto del telecomando. Quando il palinsesto viene interrotto dall'ennesima raffica di spot, non ho tentennamenti, ma in quell'occasione esitai un istante.
Solo un secondo, questo l'irrisorio lasso di tempo intercorso tra "input ed azione".
Il mio pollice destro indugiò quel secondo, proprio nel momento in cui sullo schermo vidi apparire una bimba nella sua culla, sorridente. E nei 30 secondi successivi assistii alla sua metamorfosi, allo scorrere dei suoi anni.
Fino alla gravidanza... e a quell'immagine di chiusura, il delicato gesto delle mani poggiate amorevolmente sul pancione.
Speriamo che sia femmina.

Da quel giorno, prima di premere il tasto, ho l'abitudine di esitare...
Basta un secondo per emozionarsi..

   1 commenti     di: Stefano Nosetti


KETTY E IL PROBLEMA

“Amore e morte. La stessa cosa in fondo. Nell’uno e nell’altra si rinunzia alla propria individualità, ci si dona, ci si annulla.” Frank Graegorius

CAPITOLO PRIMO

Sembra incredibile, eppure questa estate rivedo le compaesane che ho amato e ammirato quando ero ragazzo. Una sartina bionda, che ho salutato. Una dirimpettaia che indossava sempre un vestitino verde con una collana per cintura. Una bruna coi capelli folti e l’espressione attenta.
Sono incontri fuggevoli, per strada. Adesso le ragazze sono diventate donne, alcune cambiate, altre più o meno le stesse. Erano 20 o 30 anni che non lo vedevo. Si erano sposate, trasferite. E adesso sono ritornate qui, a Zollen.
La vita è un sogno e il passato ritorna. Amiamo, crediamo, vogliamo; facciamo quello che abbiamo già fatto, amato, voluto, creduto. O forse non è così. Ma ci sono cicli nella vita e le cose si ripetono su un altro livello.
In questo caldo pomeriggio di agosto ho rivisto Mirella. Erano 30 anni che non la vedevo, da quando si è sposata e si è trasferita in un altro paese. Adesso è divorziata ed venuta per salutare la vecchia mamma. Io mi trovavo per caso davanti al suo giardino e ho visto Mirella mentre entrava dal cancello.
Mirella mi guarda e non dice niente. È bella e seria. Allora la saluto e poi restiamo a parlare. Mi racconta un po’ di lei e dopo mi chiede che lavoro faccio, se mi sono sposato. Ma una vita è lunga da raccontare, specie se ha avuto tante giravolte e cambiamenti. Mirella è la stessa ragazza di 30 anni fa, che io ammiravo quando passeggiava con la gonna pieghettata color blu.
La vita è un cerchio. Ritornano dopo intervalli di anni le stesse passioni, gli stessi oggetti; ritornano i desideri di una volta e tutto si ripete.
Oggi, in un pomeriggio piovoso ho rivisto Laura, l’amica di Mirella. Anche lei dopo 30 anni. È un po’ ingrassata, imbruttita; adesso porta gli occhiali. Era una delle più belle ragazze del paese una volta. L’ho

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   1 commenti     di: sergio bissoli


Il bruco

Un bruco viveva felice nel suo letto di foglie di gelso. Poteva mangiarne quante ne voleva e poteva passeggiarci sopra come in un prato odoroso. "Ah. diceva - come è bella la vita di un bruco!" Un cardellino lo sentì e disse: "Non mi sembra che sia tanto bella. Vivi in uno spazio piccolissimo, le tue foglie saranno anche buone ma non puoi fare altro che mangiarle e strisciarci sopra. Non ti annoi?" Il bruco, a dire la verità, restò interdetto, colpito da una osservazione che, a suo dispetto, gli era sembrata giusta. Ma non voleva dare soddisfazione al cardellino. "A me sta bene così. Che altro dovrei desiderare? Tu, piuttosto, stai attento! I tuoi voli spericolati ti potrebbero far cadere dritto per terra, magari vicino a un gatto pronto a mangiarti. E quando ti posi sul ramo di un albero, guardati bene intorno. I gatti sono bravissimi ad arrampicarsi sugli alberi.". Il cardellino, a sentire nominare i gatti, ebbe un sussulto di paura ma poi si disse: " Su, su! Non pensare al peggio. Pensa alla dolce Pia che, nel vostro nido, sta covando le uova dalle quali nasceranno dei bellissimi cardellini. Piuttosto affrettati a portarle da mangiare". E spiccò un lungo, gioioso volo. Intanto il bruco pensava: "Ma che stupido sono stato! Come ho fatto a dimenticare di dire a quel cardellino presuntuoso che io so fare la seta? Se lo incontro di nuovo glielo dirò!" Infatti lo incontrò e gli espresse il suo orgoglio di fabbricante di seta. " Si, si - disse il cardellino - la seta è bella ma la usano gli uomini. Non mi sembra che serva a te!" e spiccò il volo in direzione del nido. Il povero bruco si depresse. Oltre tutto non si sentiva bene. Da un po' di giorni avvertiva uno strano malessere. "Che mi sta succedendo? - si chiese, angosciato. Mi sembra di morire!". Infatti stava morendo come bruco ma per rinascere come farfalla. Una farfalla meravigliosa dai colori contrastanti: giallo e nero con sottili venature rosa. "Oh! - disse il bruco non più bruco, specchiandosi

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Al semaforo

Quanto manca? Vediamo. A sì! Un solo semaforo. Bene. Sistemiamoci la frangetta. Fatto. Mettiamoci il lucidalabbra. Fatto.
Il fondotinta è ancora al suo posto. Mmm... ok dai ci siamo! Beeep. E smettila tu dietro di suonarmi! Sto partendo! Ecco ci siamo.
Il semaforo. Mi metto nella solita seconda corsia. 3, 2, 1 Eccoti! Sei sempre con la solita Megane grigia. Bello come il sole. Mi sto girando verso di te. Ti sorrido. Mi vedi? Oddio. Mi stai sorridendo anche tu. Stai abbassando il finestrino. Lo abbasso anche io quasi quasi.
"Sei qua anche oggi eh?" Ma stai parlando con me? Sì sì stai parlando con me!
"Come al solito"
"Non pensavo di trovarti qua anche oggi. C'è più traffico del solito." Allora te ne sei accorto che ci vediamo tutti i giorni al solito semaforo!
"Se c'è traffico per me, c'è anche per te!"
"Su questo hai ragione!" No no no è scattato il verde!
"Che vogliamo fare vogliamo aspettare che riscatti il rosso?" Aspetta che guardo dietro di me. Non c'è nessuno!! Sì!
"Sembra che oggi a questo semaforo ci siamo solo io con la mia Ibiza e tu con la tua Megane"
"E allora chiacchieriamo ancora!" Sì sì! È scattato l'arancione
"Guarda tra qualche secondo sarà di nuovo rosso"
"Prima che riscatti il verde che ne dici se domani a pranzo ci fermiamo a mangiare qualcosa al bar qui al grattacielo?"
Oddio! Mi stai invitando ad uscire con te! Calma calma... meno male che sono seduta se no sarei già svenuta. Ma te ne sei accorta che sono arrossita?
"Certamente. Solito orario?" No ti prego non sorridere così. Già sei bellissimo quando sei serio. Ora che mi sorridi sei meraviglioso!
"Solita ora. Ma non hai paura?"
"Di cosa?"
"Domani è venerdì 17!" È vero! Sfiderò il destino, la sfiga, la pioggia, il traffico, tutto! Ci sarò eccome!
"E fa niente!" Di nuovo verde.
"A domani allora Ibiza!"
"A domani Megane"
Hey ma che ci faccio già al bar! Wow come mi sono vestita bene. Che ora è? Le 13. 15. Venerdì 17. Ma cosa ho fatto ieri s

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La felicità bussa alla porta

I problemi in famiglia sono iniziati quando sono nato io. Mio padre ci ha abbandonato, non voleva responsabilità e per questo andò via di casa.
Io, mia madre e mio fratello più grande abbiamo vissuto anni di fatica, tristezza, paura ma anche di tanta speranza.
Mi chiamo Angelo e ho otto anni. Non è facile per un bambino crescere senza la figura paterna, ma ciò mi ha reso più forte, sono diverso dagli altri bambini, sono più maturo: io sono già un uomo.
Era una fredda sera d'inverno di due anni fa; mamma stava preparando la cena come tutte le altre sere ma stranamente aveva gli occhi che brillavano di una luce nuova, forse luce d'amore.
Accese due candele sulla tavola apparecchiata con cura. Notai subito che c'erano quattro piatti, invece di tre.
Alle otto bussarono alla porta... chi poteva essere il nostro misterioso ospite??
Quando mia madre aprì la porta sulla soglia c'era un uomo alto, magro, con i capelli corti e neri, il viso con tratti calcati, gli occhi scuri e profondi, aveva un piccolo neo sulla guancia destra; in mano portava un mazzo di rose rosse.
Mamma ci chiamò con la voce che le tremava dall'emozione: "Ragazzi, era da molto tempo che volevo parlarvi di Carlo, ma non ho mai avuto il coraggio. Lui è il mio nuovo compagno e mi piacerebbe se voi diventaste buoni amici".
Durante la cena studiai a fondo quell'uomo; non parlava molto, forse perchè non sapeva prendere in mano la situazione.
Mi sembrava un tipo tranquillo, anche se mi infastidivano gli sguardi dolci che si scambiava con mamma.
Era vicino Natale; in sala avevamo addobbato un grande albero con luci e palline colorate. Dopo cena Carlo cacciò dalle tasche del suo cappotto due pacchettini e disse: "Questi sono per voi, ragazzi! Il pacchetto rosso è per Daniele, l'altro è per Angelo... ora metteteli sotto l'albero, li scarterete il giorno di Natale".
Quali erano le intenzioni di quest'uomo? Voleva comprarci o voleva solo essere gentile?"
Daniele lo ringraziò e

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   3 commenti     di: Claudia Costa


occhi nocciola

Fu un cambiamento inaspettato, insolito e oserei dire clamoroso. Lei, la donna dai grandi occhi nocciola era riuscita a scuotere quel disordine interiore che mi trascinavo stancamente da tempo. Aveva trovato quelle armonie danzanti che ormai erano sopite nel profondo del mio animo senza una scadenza fissa; stavano là, quasi immobili e spenti, costretti all’angolo, senza utilità da chissà quale magia oscura. Le sue carezze al cuore erano incantesimi fatali da lasciare segni profondi per sempre, i suoi baci sensuali laceravano quel disegno insolito che la mente era riuscita a modellare con il tempo. Ero uscito da un letargo durato tanto tempo, un risveglio così brusco quanto basta per mettere sottosopra quell’ ordine precostituito che si era cementato nell’animo. Il cuore riusciva a scrivere delle emozioni nuove, forti, smetteva di battere per una manciata di secondi, quando in un attimo di follia le sue parole si conficcavano nel petto; quel compromesso era stato spazzato via da un’ondata di sensazioni inafferrabili e ineguagliabili.

   2 commenti     di: Gianni Nifo


Il pianista

Laura aveva sempre pensato che fosse il caso di cambiare l'orrenda suoneria che avvisava l'arrivo degli sms, ma erano così rari che non ne valeva poi la pena. Svogliatamente allungò il braccio, protendendo il busto in maniera esagerata. Era seduta, pigramente, sul grande divano rosso, un plaid arancione sulle gambe. Di fronte al divano, il Kawai mezza coda, nero, con tastiera a vista e leggio pieno di spartiti, alcuni sparsi disordinatamente anche sul tappeto. Non aveva voglia di alzarsi; il cellulare poggiava su un mobiletto adiacente al divano. Riuscì ad afferrarlo in un estremo sforzo, degno di un contorsionista. Lesse il mittente. Era la sua amica Chiara, una ragazza dinamica, folle, sempre con la valigia pronta per partire, mai stanca e, nonostante dei trascorsi non facili, sempre allegra e positiva. Tutto ciò che Laura non era. Si erano conosciute tre anni prima, in un negozio di musica, mentre erano alla ricerca della stesso spartito. Ne era nata subito una bella amicizia. Chiara, col suo carattere trascinante, era riuscita a stanare dal torpore la pigrissima e riservata Laura. Uscivano con cadenze quasi settimanali, quando Chiara dava buca al fidanzato di turno, o viceversa. Laura ogni volta appariva esitante e poco convinta, ma poi si lasciava trascinare e riusciva persino a divertirsi. Lesse il messaggio. Si trattava dell'invito ad un concerto. Il ritorno sulle scene di un grande pianista, un tempo famoso, poi ritiratosi dall'attività . Un autentico idolo, celebre soprattutto per le sue impeccabili interpretazioni di Chopin. Chiara nel messaggio informava l'amica che aveva già comprato i biglietti, riferendo data, orario e luogo. Laura non esultò di gioia. Troppo pigra all'idea di indossare uno scomodissimo abito elegante, d'obbligo per una serata a teatro. Chissà se aveva nell'armadio qualcosa di idoneo per l'occasione. Si ricordò di un completo indossato al matrimonio della cugina che giaceva in fondo ad un cassetto: una gonna nera di ve

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   7 commenti     di: anna



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