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Racconti su sentimenti liberi

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La ballata

- Spero che arrivi presto qualcuno e ti spari.
Il tono di voce non è né troppo alto né troppo basso. Né troppo intimo né troppo distaccato.
È solenne.
Sì, solenne di certo. Come un attore su un palco teatrale. Ma sì, sicuramente è una battuta da un copione delirante di qualche autore da strapazzo. Però non c'è nessun palco e nessun teatro. Solo due piccole scatoline piene di pulsantini che servono per comunicare anche ad enormi distanze. Sì, insomma due cellulari.
- Così almeno abbiamo risolto le nostre vite.
E sì, la voce è davvero solenne. Quelle lettere, una ad una, si sradicano dallo stomaco di lei, percorrono tutto l'esofago, si caricano nella gola, sbattono tra un dente e l'altro, si inumidiscono scivolando sulla lingua e, prendendo la loro esatta disposizione, arrivano, attraverso quelle scatoline, a trapanare le orecchie di Roberto. Gli perforano il padiglione, ne percorrono tutta la spirale e giù a gettarsi dritte e fameliche nel cervello. Lo pungono, lo martellano, lo sventrano, per conficcarsi nel cranio di lui e scivolare nuovamente tra i suoi denti, inumidendosi ancora sulla sua lingua che non si muove e le rigetta nella gola. Si arpionano al suo esofago per lanciarsi, dopo aver graffiato e compromesso il cuore, verso lo stomaco di lui per ribollire e cementarsi.
- Ma... che stai dicendo? - riesce a esordire dopo un paio di minuti di silenzio.
- Hai capito benissimo. Dai, adesso dimmi che sono una stronza. Ma possibile che non capisci. Non capisci che così è peggio? Arrivo a pensare questo, sì, spero che arrivi presto qualcuno e ti spari. Così almeno capisci. Cerco di non darti colpe, ma... Servirà questo per farti capire. Ti rendi conto?
- Ma B... - cerca invano di intromettersi nel delirio.
- Basta! Basta! Basta!
Di colpo, nelle orecchie di Roberto, rimangono solo dei suoni freddi a ritmo cadenzato. Ma no, non può aver sbattuto giù. Nella foga avrà schiacciato qualche tasto sbagliato o semplicemente è caduta la li

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   4 commenti     di: Perpignano Rudi


LA STELLA BIANCA

È LA STORIA VERA DI UNA MADRE CHE, PER UNO STRANO GIOCO DEL DESTINO, NEL PERCORRERE TRA LE SOFFERENZE L'ULTIMA PARTE DELLA VITA, È STATA PROTAGONISTA UNA SERA DI UN FATTO INCONSUETO, REALMENTE ACCADUTO...

Seduta sul divano, di fronte alla finestra che si affaccia sul parco di un quartiere di periferia, la madre, ormai stanca e svilita, rifugge anche l'ultimo sprazzo di vita.
Un passato costellato di sacrifici, tra il lavoro in fabbrica e la casa, per assicurare, con il marito, un futuro più dignitoso ai loro due figli, Luigi e Bianca.
La figlia, la "sua" amata Bianca, se n'era andata - per una grave malattia e dopo tante sofferenze - ormai da qualche anno, ed ora toccava a lei percorrere, con la stessa ineluttabile prospettiva, l'ultimo tratto della sua vita.
Assorta nei suoi pensieri, disse a chi l'ascoltava, che una notte sognò di camminare lungo un sentiero, tutto in salita, irto di spine di rovo, al termine del quale un alto cancello le sbarrava la strada: con mano tremante lo aprì e, davanti ai suoi occhi increduli si schiuse un paesaggio di fiaba.
Ancora più grande fu il suo stupore quando, varcata la soglia,
vide davanti a sè la figlia Bianca. L'abbracciò forte, e al suo angelo ritrovato chiese se per caso quello fosse il Paradiso: la figlia annuì e presa la madre per mano, le mostrò le bellezze del luogo.
Poi, tornando alla realtà, disse che una sera di primavera, all'imbrunire, mentre era seduta davanti alla finestra, guardando in mezzo ai rami di un albero che stava nel parco, vide uno strano bagliore, e un oggetto luminoso che le veniva incontro.
L'oggetto, sempre più vicino, oscillò per alcuni istanti davanti a lei, al di là del vetro, poi, improvvisamente, sparì.
Era convinta che fosse la "sua Bianca": sei mesi dopo, infatti, l'avrebbe portata con sè, per sempre.



Chirurgia Uomini

“Signori per cortesia uscire…non è permesso restare in reparto a quest’ora.”
“Mirella hai controllato il 24? Deve fare il prelievo.”
“No signora, deve chiedere al Professore. Si, va bene, se mette una firma qui domani mattina può uscire, ma sarebbe meglio che restasse altri due giorni. Ieri aveva ancora la febbre.”
Fa freddo.
Non arriva mai la primavera. Se il tempo è incerto, lo sono pure io. Sono sempre stata ciclotimica, metereopatica, instabile. Però una cosa è sicura, non mi lascio influenzare dal tempo quando lavoro. Ah, no! Quando sono qui il tempo è ininfluente. Qui dentro non mi interessa il tempo meteorologico e neanche quello che passa. Lavoro e basta. Penso ai miei malati di là , dopo il corridoio.
In reparto le ore sembrano fermarsi sospese nel momento in cui entro e metto la divisa. Lo sento scorrere, il tempo, certo che lo sento, scandito dalla luce, dal via vai dei parenti, dalle visite, dall’odore dei pasti, dai lamenti nella notte, dai pavimenti bagnati al mattino. Sento il rumore delle porte degli ascensori che cominciano a prendere vita. Alle sette in sala operatoria, il martedì e il venerdì e poi via uno e un altro e ancora altri e i soliti visi, le domande, le ansie di chi aspetta. Ma non mi lascio coinvolgere. Convivo col dolore. Lo accetto, lo guardo negli occhi.
A volte guardo pure la morte. La vedo che si ferma accanto a qualche paziente, l’aspetta tranquilla, si siede lì vicino e attende. E loro, i malati, pare che la percepiscano, quando, sfiniti dalle sofferenze, non chiedono altro che riposare.
Non mi fa paura. La conosco. Arriverà di certo. Per qualcuno, come una madre pietosa, per altri come un giudice ingiusto. Non bisogna aver paura della morte perché quando c’è lei, non ci sei tu e quando tu ci sei, lei ancora non è arrivata.
“Buonasera dottoressa, ancora qui? Si, dia a me la cartella. Il professore ha detto che può andare. No, tutto tranquillo. Stanotte c’è Vincenzi, arriva a

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   2 commenti     di: Giacomo D'Alia


Una volta

Una volta sbronzarsi non faceva male come ora. Si, proprio cosi'. Andavi al bar, al supermercato, in qualsiasi rivenditore di alcolici con l'anima limpida ed immacolata. Ti mettevi davanti al bancone o sulle panchine di un parco e ingurgitavi litri e litri dlla splendida sostanza. Birra, vino, rum, vodka, whisky, spumante, sambuca. Tutto scendeva con naturalezza. La gola era un vortice verso la felicita', verso la sbronza. Sapevi sempre che ti saresti ridotto a merda, ti saresti tirato stronzo da solo o con dei compagni d'avventura. Potevano essere di tutti i tipi: tuoi carissimi amici, conoscenti, sconosciuti. L'effetto era sempre lo stesso. Non si poteva scappare. Ora tutto è cambiato. In qualsiasi modo tutto è cambiato. Stai con amici, stranieri, conoscenti, te stesso. Stai in un bar, in un centro, in una piazza, in una stazione. Tutto non sara' mai più come prima. Quando bevevo sapevo che c'era sempre una persona che pensava a me. Una persona incredibile che era pronta a fare di tutto. Una persona che s'ingelosiva anche per minime cazzate, tipo parlare con un'altra ragazza. Una persona fantastica, un'angelo nella spazzatura della mia vita. Bene, ora mi è rimasta solo la spazzatura.È volata via e non sono neanche riuscito a tenerla al mio fianco, a farle capire quanto valesse per me. La vita. È come se fosse ferma, senza prospettive, senza aspirazioni. Il rimpianto di non essere riuscito ad averla ancora accanto a me. Ora bere è diventato il tramite per colorare l'incubo. Ma non serve a niente. Forse non ho abbastanza coraggio per andare avanti. Sono una merda nel mio mondo discarica. Una merda che non è riuscito a tenere vicino un'angelo.

   0 commenti     di: aleks nightmare


Emozioni "Little Gigi"

Le tue mediose canzoni, penetrano profondamente nel mio cuore. Mi ritrovo con la mente, ventanni precedenti, quando ero innamorata ed offesa dal mio uomo.
Credevo di aver dimenticato quel triste periodo e mi vedo dentro al Reparto di chirurgia e neurologia del Polliclinico Umberto 1°, respiro sudore e morte fra le lenzuola bianche.
L'amore trionfava tra gli amanti e sposi, tenedosi per mano si davano l'ultimo addio.
Una notte, il silenzio era interrotto da un grido straziato dal dolore e dalla morte incombente.
Una giovine donna andò a consolare il moribondo, amava e rispettava la coppia. Lo chiamò: "Luigi, non piangere per il dolore, sappi che hai amato tanto la tua famiglia e la tua sposa, non puoi aver rimpianto. Sii felice perchè un giorno ci rivedremo nel Regno dell'Amore, dove la morte ed ogni dolore sarà cancellato dalla nostra amata Terra e tutti i giusti la regneranno" Sorrise e mi strinse la mano e chiuse gli occhi e si addormentò nel sonno della morte. La giovine donna fu felice di aver amato il suo sposo ingrato e giocherellone nel ricorrere le leggiadre farfalline colorate di rosso e di giallo. Non ha vergogna di aver follemente amato il suo sposo e di aver avuto un cuore matto.



Tu eri...

Avevo due punti deboli in quel momento:
Mio padre mi aveva lasciato dopo quindici brevissimi anni di malattia, e tu hai capito che era il mio punto di riferimento;
E il mio grande ed eterno problema della mia sfiducia in me stessa, e tu hai capito anche questo…
La cosa che più mi ha fatto male è che ci hai giocato. Eri più grande di me di dodici anni e hai pensato bene di farmi credere che avresti potuto sostituirti a mio padre quale punto di riferimento…che pensiero assurdo, come hai potuto credere di poter riempire quell’immenso vuoto che aveva lasciato il più grande uomo della mia vita???
E poi lui mi amava più di ogni altra cosa, un po’ meno di quanto amasse mia madre, forse, ma era pur sempre tantissimo. Tu no. Tu amavi solo te stesso e volevi solo farmi credere di essere in grado di prenderti cura di me.
In realtà volevi solo una persona al tuo fianco da sottomettere, non avevi niente da dare se non l’amore per te stesso e così hai fatto….
E ahimè ci sei riuscito…per un po’…
Appena hai capito che ero fragile, che la mia autostima era ridotta ai minimi termini, anzi meno, hai capito tutte le mie paure di non piacere, di non saper fare, di non saper essere, di non essere sicura in mezzo alla gente…. te ne sei approfittato, hai voluto infierire su questo facendomi pensare che niente di me andava bene… Non i capelli, non il mio fisico, non il mio modo di ridere, non il mio modo di esprimermi. Hai trasformato ogni mia caratteristica in un difetto, sei riuscito a farmi credere che anche gli altri mi vedessero così. Alla fine la cosa che più ti dava fastidio era la mia capacità di stare con la gente, a prescindere dall’età, dal sesso, dalla provenienza; la mia capacità di adattamento a qualsiasi situazione ti rendeva isterico. Non lo potevi sopportare, forse perché tu non ci riuscivi, tu non sapevi stare in mezzo a nessuno, amavi troppo te stesso e ogni pretesto era buono per litigare…ci hai provato con me, ma con gli

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   7 commenti     di: Paola Bonc


per maddy prima lettera

Una volta che incominci a leggere questa lettera non ti fermare a metà ti prego, questa lettera leggila tutta, questa sarà una lettera che potrebbe toccarti, però arriva lo stesso alla fine, magari sarà un po’ difficile da leggere e da mandare giù però ti prego leggila è importante!...
Aver sofferto tanto, essere stati feriti dalla persona che si amava, la gente che non capisce e non ti da una mano “sembra quasi che non lo vogliano fare” e io non lo avevo capito, l’ho capito solo dopo che l’ho letto, perché non potevi dirmelo, non potevi dirmelo perché faceva male, e ti nascondi dietro una figura che ti sei costruita, una figura forte che non lascia intravvedere le debolezze, il cercare di diventare quello che voleva l’uomo che ti ha ferito quasi come se fossi te che sbagliavi, che non eri fatta nel modo giusto, fare quello che sei andata li per fare, in quelle case, solo per fare una ripicca a lui, e buttarsi di nuovo via, e mi fa male solo a pensarlo, te avevi solo bisogno di aiuto, ma io non lo avevo capito.
Da quello che ho passato io ho imparato una cosa, quando la mia ex mi ha lasciato sono stato male, sono stato veramente male, ho avuto qualche delusione anche da qualche ragazza che ho avuto dopo, però erano sempre più lievi, a qualcuna mi sembrava addirittura che io gli fossi indifferente, loro non ci tenevano a me, e io ho fatto più o meno quello che hai fatto te.
Ho frequentato in qualche modo quel mondo che stai frequentando, anche se in modi diversi rispetto a te, e mi ero buttato via anche io, perché non avevo più voglia di soffrire, mi nascondevo per non affrontare quello che avevo passato, ma non vale la pena buttarsi via solo per una ripicca da fare a qualcuno, e nemmeno per non affrontare quello che si è passato.
A me era venuto un blocco psicologico, non riuscivo più ad amare, a legare con qualcuno, la cosa mi agitava, non parlavo, avevo paura di subire ancora, di amare e non essere contraccambiato, era quest

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