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Racconti su sentimenti liberi

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Il regalo di compleanno

Nacque, ed era stato lungamente atteso. Lui, maschio dopo tre sorelle. Sua madre appena lo vide pianse, abbandonandosi tra i cuscini sulla lettiga dell'ospedale, come addolorata, tanto estenuante era stato il travaglio ed il parto. Le sue sorelle, sebbene fossero consapevoli di essere diventate invisibili dal suo primo vagito, lo amarono. Suo padre non era in sé dalla felicità. Lo considerò fin da piccolissimo il gioiello da crescere con attenzione, curando la sua educazione personalmente, occupandosi di ogni minimo dettaglio della sua formazione senza neanche il più piccolo errore. E lui crebbe. La mamma non si perdeva una sola edizione dei telegiornali: come molte altre mamme nella sua stessa posizione sperava sempre, con l'animo tenero e romantico, di sentire una notizia eclatante, liberatoria, utopistica. Mai era accaduto, mai probabilmente sarebbe accaduto, ma lei testardamente perseverava. Lui era felice, sapeva per esserselo sentito ripetere da sempre di essere un eletto, un dono di Dio. C'era solo una cosa, un'ombra, una richiesta che dopo mille tentennamenti decise di fare a suo padre. Lo conosceva come un uomo a volte severo e duro, ma sempre giusto, che motivava le sue decisioni, che lo adorava. Grande fu quindi la sua meraviglia quando quella volta gli rispose brusco, quasi incattivito, quasi vergognandosi di lui. Pensò che ciò che aveva chiesto fosse sbagliato e decise di non tornare più sull'argomento.

Quel giorno si svegliò, come ogni altro, ma non era un giorno come ogni altro. Era il suo decimo compleanno. Nel salotto buono l'intera famiglia lo aspettava per consegnargli il suo regalo, quello annunciato, quello che rendeva suo padre così fiero di sé e di lui. Per un attimo, solo uno, sperò che i programmi fossero cambiati, si augurò di ricevere quella cosa che desiderava tanto, per poi darsi subito dell'ingrato, dello sciocco. Quello con cui stava uscendo di casa ora era un dono preziosissimo, un privilegio che gli era stato ac

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Il temporale estivo

Era una notte d’estate, il caldo torrido e umido non faceva scendere il termometro sotto i 30 gradi. Non si respirava, i vestiti si appiccavano al corpo come una seconda pelle.
A quel tempo abitavo in una casa di ringhiera ancora con il mio ex marito, un essere viscido che la mia famiglia mi aveva costretto a sposare dopo che lui aveva compromesso il mio onore abusando di me quando avevo solo 17 anni. Ne erano passati ormai di anni. Lui tornava a casa tutte le sere ad ore tarde dopo essere stato con gli amici a fare chissà cosa ed io lo aspettavo in silenzio.
Quella sera era particolarmente caldo, un caldo strano pesante e carico di umidità. Non un alito di vento, anche respirare era difficile. Io cercavo di fare un po’ di corrente lasciando aperta la porta di casa e tutte le finestre che davano sul cortile interno. Indossavo solo una semplice sottoveste di raso bianca, i capelli neri mi scendevano sulle spalle appiccicandosi alla schiena per il sudore. Camminavo per casa, passando dal tinello alla camera da letto, ogni tanto guardavo fuori, ero stranamente inquieta come se qualcosa dovesse succedere. L’atmosfera era carica di elettricità.
Sapevo bene che lui dall’altra parte del ballatoio che circondava tutto il cortile mi stava fissando, sentivo i suoi occhi su di me come ogni sera, e questo lo trovavo estremamente eccitante. Seduto su una vecchia sedia in paglia, con la sigaretta in bocca mi fissava in silenzio. Era ancora un ragazzo, ma il suo ardire nel guardarmi era quello di un uomo. Mio marito quella sera non era ancora rientrato e così io maliziosamente mi divertivo a provocare il mio ospite sconosciuto.
Mi muovevo lentamente per casa, scalza, ogni tanto tiravo su i capelli per far prendere aria alla schiena, poi sedendomi davanti allo specchio in camera da letto me li spazzolavo, mentre dallo specchio fissavo lui che mi guardava. Lentamente facevo scivolare la spazzola come se fosse la sua mano ad accarezzarmi. Era un perverso gioco del

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Pagina di diario: Non sto bene

Non sto bene così. Non sto bene perchè mi sento solo, dannatamente solo. Tu lì con la tua vita e le tue esperienze. Nuove amicizie, nuovi posti ed io qui a pensare e ripensare. Inizio a credere di non essere più la tua priorità.
Adesso a me servirebbe solo correre e stancarmi così tanto da non riuscire nemmeno più a rialzarmi;solo che questo purtroppo non mi e possibile ed io ci sto male. Sento di non stare bene, neanche un pò. Nemmeno sforzandomi. Non sto bene ed ogni giorno è peggio.
E ho capito che mi sento solo perchè lo sono e ciò non si può cambiare. Io sono solo. Tutta la gente a cui tengo è distante da me in questo periodo, forse proprio adesso che ne ho bisogno.
So di essere forte e molto, ma pensavo e speravo di non dover più essere forte da solo. Però, a quanto pare, mi sono sbagliato. Spero soltanto di non diventare una ruota di scorta ormai sgonfia ed abbandonata nel cofano di una macchina, perchè non riuscirei a sopportarlo.
Io non sto bene, per niente.



Sara

Il mio cuore era corazzato, non mi ero mai confidata con nessuno, ho aperto l'armatura per te perchè mi fidavo, ma tu hai tradito la mia fiducia infilzandoci una lancia di dolore, facendomi vedere solo i tuoi pochi difetti o provare per te invidia o odio oppure fingendo per avere uno scopo nella vita? Per un anno non ti ho più vista, quindi ho ricreato un'armaturina, solo che sentivo che era debole, quindi mi sono messa solitaria, in disparte pur volendo stare al centro dell'attenzione, ero in mezzo a due necessità contrastanti, ma poi ti ho rivista ed è stato uno shock:mi ero dimenticata di quanto di odiavo, invidiavo o ammiravo e che la mia migliore amica ti preferisce. La ferita non si è ben chiusa, tu, l'hai riaperta infilzandoci una lancia e pian piano scavare nel mio cuore. Seppure tu mi abbia detto che hai litigato con le tue migliori amiche, continuo a sentirmi a disagio con te, a guardarti con occhi profondi per capire cosa hai nei tuoi pensieri, invano. Ora sto mettendo da parte questi sentimenti per avvicinarmi e ci sto riuscendo! Pian piano si riesce a far tutto, cercate di non odiare ma di amare, di stare in gruppo e di non provare risentimento.



LA ROSA NERA

Suonano ripetutamente alla porta. È già arrivata. Detesto
quando fa squillare il campanello in quel modo insistente.
Avrei voluto poltrire a letto e poi andare a correre nel parco,
ma, anche questo sabato, mia suocera ha scombussolato
i miei piani.
Compare radiosa come sempre, con la voce alterata da
un’incontrollata eccitazione. È fresca di parrucchiere che
forse ha esagerato con il biondo, ha poco trucco ma è molto
abbronzata, anzi, lampadata. Entra carica di borse della spesa
e si dirige in cucina; il suo fortissimo profumo all’ambra
ha già invaso la casa e il rumore dei suoi tacchi è fastidiosissimo.
«Cosa fai ancora in pigiama? Su, forza, vestiti che ho una
sorpresa per te!».
«Sono proprio una donna fortunata!» dico con sarcasmo,
ancora assorbita dal sonno.
Mi chiedo quale sarà la sorpresa che me la farà odiare di
più oggi: il mercatino etnico, l’inaugurazione di una mostra,
un corso di yoga, la colazione con qualche sua amica che
deviassolutamenteconoscere?
Meticolosa, prepara la colazione, guarda inorridita i miei
dolcetti strabordanti di crema e piazza sul tavolo frutta, yogurt
e del triste pane tostato.
«Sto risistemando la vecchia casa di campagna. Portati via
l’essenziale che stiamo via per tutto il fine settimana».
«Il fine settimana?» urlo dalla camera da letto dove mi sto
cambiando, esco saltellando su un piede solo, devo ancora
mettere l’altra scarpa da ginnastica «e Lorenzo?».
«Ho avvisato io Lorenzo e poi stasera parte per quel congresso
di giornalisti a Palermo».
Mi osserva dalla testa ai piedi, so bene che disapprova i
miei jeans scoloriti, allunga una mano per darmi una siste40
mata alla massa di capelli rossi che mi scendono sulle spalle
ma ci rinuncia rassegnata.
«Prometto che prima o poi indosserò qualcosa di più femminile
» le do un bacio sulla guancia.
Mentre mia suocera pianifica il fine settimana, chiamo mio
marito che sembra divertito da pazzi nel sapermi tra le grinfi

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LA MIA STELLA

ti cercavo tra la poca folla che mi circondava; non vedevo nessuno, perchè non vedevo te. infatuazione di un'estate mi dicevo. ma lei è passata in un momento, mentre tu sei ancora qui, con me.
causa, quel vortice che mi ha stravolto un'equilibrio che pensavo di avere, ma che, in realtà, non è mai stato mio. e poi...
Tu. come una cometa, diversa però, dalle tante.
Tu. indefinibile sensazione che mi ha sconvolto il mondo.
Tu. un attimo complice e quello dopo nemico del mio cuore.
Tu che non cerchi l'amore e che scappi da qualcosa non definibile tale, ma che, come questo porta scompiglio... me!
fuggi, poi torni. come quell'amico partito per chissà dove, che all'arrivo prova tanta emozione e l'attimo successivo vorrebbe già ripartire.
Tu. inspiegabilmente complicato e tremendamente affascinante.
ti vedo... il mio cuore palpita, i miei occhi fremono per vedere un sorriso accendersi.
vorrei poter far parte del tuo mondo, per osservare il tuo essere perfetto in ogni situazione.
poterti essere a fianco per invidiare la tua calma, quando c'è bisogno dio spaccare il mondo.
tu. spiritoso, silenzioso, insopportabile! sempre al momento giusto.
Tu. che non devi vivere di rimpianti, perchè sei tu, con i tuoi occhioni blu, a far rimpiangere al rimpianto di non essere come te.
della mia vita voglio che fai parte come credi sia giusto.
purchè io possa, sempre, guardarti come quella stella da ammirare quando il mondo mi sembra inutile, vuoto e troppo spento.

   4 commenti     di: Rita F. R.


Il fascino delle città: Roma

Roma! Roma è una vecchia, nobile signora con un passato
antico che non ha segnato il suo volto di molte rughe.

Ha avuto un impero che schiacciò molte popolazioni e che crollò per intrighi di palazzo e per decadenza civile, politica e morale. Ha subito l'invasione dei Visigoti che la saccheggiarono nel 410, scampò all'invasione degli Unni fermati dalla mano del papa Leone I Magno. Di nuovo saccheggiata nel 1527: la popolazione massacrata, specialmente quella dei Borghi, i miei Borghi, la cappella Sistina ridotta a stalla, preziose opere artistiche distrutte, mentre il papa Clemente VII si era rintanato in Castel S. Angelo percorrendo il corridoio, ancora intatto, che collega il Vaticano al Castello che è un rifacimento dell'antico Mausoleo dell'imperatore Adriano. Considero un "sacco di Roma" anche la distruzione dei Borghi insieme alla cancellazione di Piazza Rusticucci, calda dei colori ocra dei suoi palazzi e degna anticamera di S. Pietro. Questo particolare sacco non fu opera di invasori ma di un Mussolini malato di mania di grandezza. Via della Conciliazione, che ha sostituito i Borghi è grande, ma fredda e i molti lampioni che la illuminano su due lati mi sembrano buffi cappelli calati sugli obelischi di Piacentini.
A Roma sono visibili le testimonianze di vari stili architettonici e figurativi, dalle antiche vestigia al paleocristiano, dal romanico e rinascimentale al barocco, dai mosaici bizantini alla pittura moderna. Le bellezze artistiche e naturali di Roma sono state celebrate da molti. Vorrei ricordare Ottorino Respighi che ha donato suoni alle sue bellissime fontane ed ai suoi pini.
Mi mancano, nella città dove vivo, i due polmoni verdi di Roma, il Gianicolo e Villa Borghese, il più grande che, dalla terrazza del Pincio, offre uno dei panorami più belli del mondo.
Mi manca la via Appia illuminata dalla luna che accarezza le tombe di antichi, illustri personaggi come la giovane Cecilia Metella nel cui mausoleo si sono fusi, nell

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