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Racconti su sentimenti liberi

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L'isola che non c'è

C'era una volta, una donna di nome Rosa, aveva tanta voglia di vivere ma non si era mai fermata ad ascoltare veramente il suo cuore ed i suoi desideri, così aveva sempre percorso strade che non l'avevano resa felice.
Poi, un giorno, tutto il suo mondo, tutto quello che aveva costruito in tutti quegli anni, gli crolla adosso, con una tale violenza da lasciarla senza respiro, senza più voglia di vivere, senza una via di uscita, senza più niente, se non il nulla.
Ma Rosa aveva due splendidi bambini che gli sorridevano ogni volta che lei si avvicinava a loro, che avevano bisogno di lei, nonostante lei non avesse più nulla da dare.
E così decide di andare avanti, di fermarsi un po' per capire cosa volesse davvero, per conoscersi veramente, si ferma immobile anche se il mondo intorno a lei continua a girare vorticosamente, anche se avrebbe avuto tanta voglia di scomparire, di non esserci più, per cancellare tutto il dolore che aveva dentro.
Piano piano riesce, con grande fatica, a risalire il fondo, si aggrappa con le unghie e con i denti ma riesce a raggiungere la vetta... finalmente sà quello che vuole, quello che potrebbe finalmente renderla felice, ma sà anche quello che non vuole e per quanto doloroso possa essere decide di modificare quello che era un percoso già scritto.
Un giorno incontra un uomo di nome Peter, è pieno di gioia, di voglia di vivere, ha girato il mondo, e ha mille cose da raccontare.
Rosa rimane incantata, era come se attraverso di lui e i suoi racconti lei riuscisse a vivere tutto quello che lei avrebbe voluto fare, gli sembra di volare e per la prima volta in vita sua si sente libera anche se solo per poche ore.
Peter rimane incantato da Rosa, dal suo modo di fare dolce ma al tempo stesso tenace, equilibrato e spesso fragile come quello di una bambina.
Anche lui vede in Rosa quello che vorrebbe essere, vede la forza ed il coraggio che lei ha avuto nel costruirsi una famiglia, nell'avere dei figli, la ammira e la stima per t

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   3 commenti     di: Rosa Costa


la scelta

... come vorrei poter essere in grado di cambiare,
come vorrei poter annebbiare i ricordi,
come vorrei vedere in avanti nel futuro,
come vorrei saper interpretare i miei sogni,
le paure, le speranze e la volontà...
come vorrei che tutto questo non fosse successo,
come vorrei poter essere sempre innamorato,
come vorrei poter essere sempre amato,
come vorrei poter trovare qualcuno con cui parlare ora,
senza freni della mia passione, del mio tormento,
del mio amore, ma solo la mia immagine
riflessa e distorta allo specchio mi fa compagnia...
... come se mi potesse capire, ma non capirà mai,
quell'immagine di me, che sorride dei miei incubi,
e con ghigno ridente gioisce del mio dolore...
come vorrei poter parlare ora alla pricipessa,
ora che ormai è tardi...
... mentre tutto intorno a me parla di LEI,
come vorrei poter impiccare l'anima subliminale dei sentimenti,
e poter vivere giorno per giorno astrattamente,
come vorrei poter essere insensibile alla vita,
come vorrei poter rinascere...
... ma il fato mi ha dato una pena da pagare,
e dovrò accettarla senza compromessi,
perchè una vita senza amore non vale la pena di essere vissuta,
ed io il mio amore l'ho vissuto...

   1 commenti     di: filippo dusi


UOMINI SOLI PRIMO CAPITOLO

1


... E così una donna era la vita per Sergio.
Ma di Laura meno di un pugno d’acqua gli era rimasto. Neppure si erano amati. Neppure si erano sussurrati quelle assurdità che tanto piacciono agl’innamorati. Gli perdurava ( adesso che, sicurissimamente, l’aveva smarrita ) il rimorso per quanto non era accaduto, confuso con il rimpianto di uno ieri vivido, esuberante, ma remotissimo. Quando - sul divano del salotto di lei - la schiena ed i lombi erano stati percorsi da un brivido, ma di stringerla forte a sé non si era ritenuto capace. Quando, intuendo che stava perdendola, avrebbe abbandonato per mezzo secondo le sue esitazioni se una morsa, proprio nel petto, non lo avesse sempre riconsegnato alla sua incapacità.
Eppure, rimuginandovi : qualora le avesse accarezzato l’ovale del viso, qualora - ancora più audace, quasi folle - l’avesse attirata a sé: lei non attendeva che quello? lei, lo desiderava? Desiderava l’incessante ed esclusiva presenza di Gio, desiderava confidarsi con Gio, desiderava confondersi con Gio, e sentirselo addosso, e uomo, desiderava essere divorata dai baci e dalle mani ruvide del suo Gio, desiderava insomma Gio, come se anche il suo Sergio Bergero fosse un uomo di cui ci si può innamorare, od invece si era burlata di lui, con un sorriso l’aveva ammansito, con un’occhiatina l’aveva frenato, ed intanto mica l’aveva amato: scherziamo? Se ne era servita. Per civetteria? Per comodità ? Mah… Per venirne a capo, in certi momenti, Sergio avrebbe barattato la vita, diventata un nonsenso senza di lei.
Possedeva un pensiero? A chi era collegato, tenace, ossessivo? Egli non elemosinava altre donne fra le mille che giravano per la sua città, ma l’unica che non ammetteva paragoni, l’unica che, semplicemente, era la sua donna. La rivedeva nella sua femminilità, nella sua naturalezza, come se mai si fossero separati, ma ancora l’avesse accanto, con un dito la sfiorasse (arrossendo entrambi ) e finalmente si f

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Tre col resto di tre

Erano tre in quella famiglia. Tre come il numero perfetto, tre come l'ora segnata dall'orologio rosso sulla cappa della cucina, tre come il numero delle bollette scadute già da un mese.
Marco, era l'orgoglio della madre, Anna. Per farlo studiare aveva, negl'anni, svolto i più umili lavori. Era passata per i bagni di un'auto grill di Salerno, aveva pulito le scale di un palazzo di dottori, i più rinomati di Napoli. Si era alzata alle cinque del mattino per sfornare pagnotte di grano dal forno sotto casa. Quella di Milano. Aveva fatto da madre ad un bambino in cui riconosceva tutto il buono concepito nella sua vita.
"Sei il mio piccolo grande uomo ", diceva, mentre gli portava la colazione , ancora con le mani sporche di farina ed i vestiti che odoravano di pane caldo.
"Forza. È ora di andare a scuola" e dandogli un bacio sulla guancia, lo tirava giù da letto.
Aveva solo sette anni, ma conosceva già il posto dei suoi vestiti, sapeva lavarsi i denti, senza lasciare il dentifricio ai bordi del lavandino, sapeva infilarsi il grembiule e prepararsi la merenda.
Il pane della mamma, con la marmellata di fragole del discount.
"Marco, non ti preoccupare, faccio io."
"Mamma, sono grande, e poi vado di fretta. Il bus mi aspetta."
"Fai il bravo a scuola, mi raccomando."
"Lo so, tutte le mattine mi ripeti la stessa cosa".
"Dì a papà che lo saluto".
Uscito lui, iniziava a rassettare quel buco di casa, in cui vivevano in tre, ma esistevano in due.
Le lavatrici da stendere al sole, i letti da rifare. Le finestra da aprire, il bagno da pulire, le piante da annaffiare, le magliette da stirare, il sugo, per il pranzo, da preparare.
Inciampava di continuo, le mani sempre in movimento: il secchio, la scopa, il mocio, il detersivo.
Correva. Come se qualcuno la aspettasse fuori da lì, come se dovesse partire per andare altrove.
Sapeva bene che non poteva farlo, non più almeno.
Il suo posto era lì tra le mura rancide di quella casa che le stava s

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Credici ancora

CAPITOLO 1

Chiara è una ragazza , solare e gentile: ha sempre una parola buona per tutti coloro che hanno qualche problema.
Vive in una piccola città piena di vita, Laconto, tutti la definiscono una graziosa "bomboniera" perchè anche se il clima è molto freddo caratterizzato da forti "gelate" notturne, per quelle piccole viette, Laconto regala calore e conforto a tutti coloro che vi passano. Non è quello che pensa Amanda, amica d'infanzia di Chiara, lei è una ragazza piena di ambizioni, forse a volte anche sproporzionate, non ama la sua città, probabilmente non le basta Via Conti, la via principale della cittadina strapiena di negozi per i cosiddetti "ricconi" , lei vuole di più , vuole viaggiare vuole diventare una famosissima modella plurimilionaria sposare un bel calciatore e così via... insomma la classica vita da "Velina" . Chiara non è così . Chiara è una ragazza semplice con grandi sogni, attaccata molto alla sua città , ama la gente, ama la fotografia, le piace immortalare i momenti in modo da renderli eterni. Amanda e Chiara sono esattamente due opposti, hanno due diverse visioni della vita, ma la loro amicizia di vecchia data le lega in maniera inconfutabile. Differente dalla loro visione di vita c'è la "Dimensione di Catia" . Catia è la vicina di casa di Chiara, una di quelle ragazze che ancora non sa esattamente quello che vuole e quello che non vuole però sta con i piedi per terra, è educata dolce e sincera, di questi tempi è difficile trovare ragazze così.
"Chiara svegliati la colazione è pronta!!!!!! sbrigati o farai tardi a scuola!" risuona così la testa della ragazza dormigliona ogni santa mattina. Molte volte crediamo che il "dormire" sia la cosa più splendida della vita quando in realtà lì fuori c'è un mondo che ci aspetta. Chiara si alza velocemente, lega la sua lunga chioma bionda indossa un paio di jeans comodi, classiche converse e il suo maglioncino preferito color pesca regalato dal suo adorabile fratellino qua

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   0 commenti     di: Lunetta


Lo sguardo

L'animale mi fissa indiscreto con una fierezza che mette quasi paura, è uno sguardo sicuro, deciso da suscitare rispetto e timore allo stesso tempo, uno sguardo talmente diretto e sincero da impormi l'assoluta immobilità, l'ossequioso silenzio.
Non mi posso sottrarre ad esso perché voltarmi ora sarebbe come chiudere una finestra sull'infinito, negare la mia stessa esistenza terrena.
Come sembrano lontani i miei errori di uomo senza speranza, come tutto mi appare così privo di contorni e significato e i suoni sono solo vibrazioni ovattate che si perdono nel brusio di un tuono lontano.
Ma perché continua a fissarmi così?
Mi vede dentro?
Sciami di pensieri mi affollano la mente nella staticità del momento mentre sento una vergogna profonda emergere dalla mia anima ferita.
Vorrei fuggire via, nascondermi, non essere costretto a specchiarmi dentro quegli occhi neri, talmente profondi da non vederne la fine, talmente accoglienti da desiderare la morte.
Non ho mai temuto la morte perché essa si affianca alla nostra vita nell'attimo esatto in cui nasciamo e ci accompagna indiscreta lungo tutto il percorso, è una presenza costante, un certezza assoluta, è l'unico atto di giustizia in un mondo di ingiustizie.
Sta lì adagiata sulle nostre paure, sui nostri incubi e attente paziente il suo momento.
Ora mi guarda attraverso gli occhi di un animale sperduto e mi chiama a se con la voce suadente di mille sirene.
Forse ha pietà di me, forse vede il mio vibrante dolore farsi coerenza e mi indica la strada migliore da percorrere, l'ultimo passo verso quel dolce silenzio che non ammette repliche.
Ora un ombra di disagio viene a velare un pallido sole di primavera è una nuvola solitaria e distratta, foriera di tempesta che si lascia condurre via da un improvviso refolo bizzarro, distolgo un attimo lo sguardo per seguirla nel suo incerto percorso, la vedo rincorrere un volo lontano di rondini appesa alla sua urgenza di libertà.
È solo un attimo, u

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   1 commenti     di: Stefano Monti


RICORDI D'ESTATE

Ricordava ancora quel giorno d'estate, erano saliti su un monte si tenevano la mano, d'intorno la radura era accesa di luce, un venticello leggero soffiava tra le fronde degli alberi, ogni cosa intrisa di magia parlava, il vento soffiava parole dolci d'amore e una melodia leggera come il suono di una musica accompagnava i suoi pensieri.
Lo aveva guardato negli occhi...
Oscar aveva occhi scuri e profondi, espressivi e ridenti. Il sole gli accarezzava dolcemente il viso velando emozioni e sentimenti, sentiva che niente li avrebbe allontanati, ed una leggera sensazione di calore le invadeva l'anima.
Stesi sul prato soffice guardavano il cielo attraversato da banchi di nuvole bianche ed ovattate. D'improvviso uscì una lacrima, Oscar la raccolse con delicatezza, poi le sorrise si guardarono di nuovo, occhi come specchi a scrutarsi l'anima si strinsero e iniziarono a ridere a crepapelle senza motivo come due ragazzini, anche se adesso non lo erano più.
Forse erano ridicoli, forse il tempo si era fermato così in quel momento soltanto per loro, sembrava che la natura, il mondo l'universo cospirassero contro il tutto per farlo durare in eterno.
Ogni cosa si era fermata e quell' attimo sarebbe durato per sempre, immobile nel ricordo come imprigionato.
Un momento galeotto bagnato da una lacrima arrestato da un sorriso nel cuore che cominciava indissolubilmente a battere come il rumore delle lancette di un orologio, poi una nuvola annebbiò il cielo, lo sguardo, la radura e provocò un fremito, fu in quel momento che Oscar la baciò con passione, un bacio lungo, intenso e in quell'abbraccio ritrovò l'uomo di un tempo, il ragazzino che aveva conosciuto a scuola, il loro amore immutato, rinnovato come i loro corpi segnati dagli anni, le rughe incise sui volti facevano presagire che non erano più a scuola, che erano "grandi" ma forse solo adesso stavano vivendo.
"Con gli occhi dell' esperienza si impara a vivere"-le diceva suo padre

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   5 commenti     di: Anna Lamonaca



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