PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti su sentimenti liberi

Pagine: 1234... ultimatutte

Come Fenici

Leonardo si sistemò la cravatta mentre, davanti allo specchio, si esercitava a produrre il sorriso più convincente che riusciva a fare. Il risultato non era dei migliori, anche perché ognuna delle rughe che si formavano sul suo volto per lo sforzo era scolpita dal ricordo di ciascuno dei momenti, nei precedenti sei mesi da quando si era trasferito a Firenze, in cui un suo dipinto era stato rifiutato dall'importante collezionista o gallerista di turno.
Leonardo è un pittore, sin da quando, all'età di cinque anni, prese un pennarello indelebile e disegnò i baffi alla sua sorellina, di due anni più piccola. In quel momento, anche se non se rese conto immediatamente, decise che avrebbe dedicato la sua vita all'arte, magari con obiettivi un po' più altisonanti del disegnare i baffi sulla faccia delle persone. Cinque anni di liceo artistico e altrettanti anni di accademia delle belle arti dopo, era a Firenze, a suonare alla porta dei più famosi collezionisti d'arte in cerca di fortuna. Sei mesi dopo era ancora a quel punto, con zero dipinti venduti e, ovviamente, neanche mezzo contratto. Leonardo aveva cominciato a pensare di aver commesso qualche errore di valutazione nel pensare che il disegnare i baffi alla sorellina fosse indice di un estro creativo redditizio.
Aveva deciso che quello sarebbe stato il suo ultimo tentativo e, in caso di fallimento, avrebbe buttato il pennello e la matita e sarebbe tornato a casa a Milano, magari per diventare professore. Ovvio che la prospettiva non lo eccitasse granché.
Da questa premessa è facile capire il nervosismo quantificabile in rughe e tick nervosi che affollavano il suo volto, quella mattina, prima di andare a mostrare il suo ultimo lavoro al Dottor Marchi, collezionista e critico d'arte così noto a Firenze che Leonardo gli aveva attribuito l'onorevole ruolo di ultima spiaggia.
Leonardo, si è capito, non è esattamente l'uomo più deciso di questo mondo. Già quattro volte aveva tentato di trasferirsi a F

[continua a leggere...]



Zone d'ombra. Un epistolario. (II)

Amalfi, 10 novembre 2007.

Ti sottovaluti, Laura. Tu non hai compreso tardi.
Il gioco di cui parli è il nostro gioco. Nostro, sì, non solo mio.
Assurdo, certo. Crudele, a volte. Come il tentativo di strapparti alla vita a cui io stesso ti ho affidato.
Ma assurda, Laura, è anche la tua ricerca della mia amicizia.
Assurda e crudele è la tua voce al telefono nelle sere e nelle notti della tua solitudine.
Cerchi me, L. Nessun altro mai. Perchè?
Non hai bisogno di me, lo so. Non hai bisogno di me mentre corri, lavori, progetti, realizzi. Ma quando ti fermi, quando ti stanchi, quando senza paura cerchi la tua memoria, allora cerchi me, Laura, e non puoi farne a meno.
Io ti dono un sogno. Uno spazio senza tempo in cui sei libera di entrare quando vuoi. Una calda piscina dove puoi immergerti se fuori è freddo. Un prato per stenderti al sole.
Quanti anni ha ora la mia piccola? Non lo so.
Nuota nella mia piscina, ascolta la mia musica, le nostre canzoni, legge le mie poesie. Come nel tempo intatto del nostro insieme.
Nessuno, L, può sentirsi offeso, e nessuno, oltre noi, può abitare questo luogo-sogno. Solo tu ed io.
Non scappare, non pentirti. Non mentire a te stessa.
Io darò a questo sentimento il nome che vorrai. Oppure non darò nome a nulla e la tua voce sarà la tua voce, il tuo respiro solo il tuo respiro.
Io custodisco tutto questo, Laura, e continuerò a farlo.
Sarà come abitare la stessa casa, ma senza mai incontrarci.
Tu troverai là dentro le mie poesie, la mia chitarra, qualche fotografia, i miei libri. Mi lascerai le tue lettere, i tuoi pensieri, i segni della tua presenza silenziosa.
Partirai. Tornerai quando vorrai.
Ti aspetto.
A



CASO ARCHIVIATO: SUICIDIO PER AMORE.

Sandra guidava assorta nei suoi pensieri.
Il suono di un clacson all'improvviso le fece capire che forse si era distratta e che la sua macchina viaggiava troppo al centro della corsia.
Si spostò più sulla destra e riprese la sua andatura costante: non le era mai piaciuto andare troppo forte, e specialmente ora che mille pensieri le attraversavano la testa capiva che era prudente mantenere la velocità massima intorno ai 120 Km/h.
Era partita da Napoli alle otto di mattina; erano le due del pomeriggio, ed aveva da poco superato Firenze, là dove cominciano le prime dolci colline dell'Appennino tosco-emiliano.
Si ricordò di una gita che aveva fatto a Firenze l'ultimo anno di Liceo, con la sua classe, con i suoi amici di cinque anni di scuola, con i suoi professori: Ponte Vecchio con i suoi
negozi di oreficeria, Piazza Signoria con la magnificenza del Palazzo Vecchio e con le sue statue, il Duomo, il Campanile di Giotto, sul quale erano saliti per ammirare la città dall'alto, e gli Uffizi, il Giardino di Boboli, dove avevano mangiato e bivaccato per tre ore, ridendo, scherzando, prendendosi in giro, cantando le canzoni di allora, "Azzurro",
"Questo piccolo grande amore", "I giardini di marzo", "La canzone del sole", e tante altre; Stefano suonava la chitarra e cantava, e tutti gli altri dietro, a cantare, ad urlare al vento la loro gioia di vivere.
Stefano... quanti anni erano passati da quel giorno, dal giorno in cui, senza un motivo plausibile decise di togliersi la vita; aveva da poco compiuto 19 anni, gli esami erano finiti da poco. Stefano ce l'aveva fatta anche se con fatica; il suo grande amore era la musica, la sua chitarra, la voce bellissima che aveva avuto in dono dalla natura.
Era bello, Stefano, ma di una bellezza triste, malinconica, ed aveva una grande qualità: sapeva ascoltare; tutte le ragazze gli raccontavano le proprie pene d'amore, e lui era sempre lì, pronto ad ascoltarle, e poi tirava fuori la sua
chitarra e trovav

[continua a leggere...]



Lei

Era affannata. Continuava a correre. Non sapeva bene dove si trovasse.
Era buio. Pioveva.
Quando arrivò a quel portone sconosciuto, prese fiato e suonò il campanello.
Nessuno rispose. Riprovò più volte.
Si sedette ad aspettare, mentre l'acqua e il sudore si impossessavano dei suoi vestiti, del suo corpo.
Si era addormentata dalla stanchezza. Avrebbe aspettato giorni, anche mesi.
Un vecchio le si avvicinò e la scosse con il suo bastone. " Sveglia" disse porgendole la sua giacca. La persona che stai cercando non è più qui, è andata via.
Era una giornata di sole disse il vecchio, ma vidi le lacrime accarezzare il suo viso.
Non tornerà più.

   0 commenti     di: Vittoria Goffi


…l’amore con l’amore si paga

Prese la borsa, la tessera dell’autobus e le chiavi, il coraggio la prese per mano e la disperazione le aprì la porta. Uscì quando tutti rientravano.
Non usciva di casa da tre giorni, esattamente da quando le erano finiti i soldi.
Autobus all’andata: occhi bassi e sperare di non incontrare nessuno, sperare di non dovere inventare bugie; minuti pressappoco infiniti, che tuttavia finivano sempre.
E quando finivano, scesa dall’autobus, c’era da scendere il secondo gradino. E lì era peggio. Che nessuno la veda! …lì piegata a terra a rovistare, a cercare, che nessuno che la conosce passi di lì in quel momento, tanto lei è veloce e finisce subito, ma per carità non la deve vedere nessuno, lei lì in mezzo. In mezzo a quella confusione semplice e triste di buste di plastica svolazzanti, carte stropicciate a terra insieme a scatole di cartone rotte, cassette di frutta e di pesce vuote, e un odore avvilito e umiliante, il forte odore di marcio e di finito.
Ma lei lì, in quello spiazzo dove da qualche ora era finito il mercato, ci si sapeva muovere ormai da un po’, precisamente da due mesi, precisamente da quando i soldi della pensione li divideva con sua figlia.
Contratto non rinnovato, “ …e allura? e iu chi ci staju a fari, ‘a figghia? no… non t’ha preoccupari, chi fai cianci? sù cosi ca capitanu, vidi ca ‘u trovi prestu n’autru travagghiu, e pì ora t’aiutu iu, sciatu… non ci pinsari”
Quella volta, al mercato fu la manna dal cielo! (dal cielo… non proprio), cinque arance ammaccate, tre pesche ma belle, quattro pere, non le piacevano, ma se le prese lo stesso. Guardò anche tra i resti delle lattughe perché ci trovava sempre qualcosa lì in mezzo, e quella volta: una melanzana, quanto le piacevano!
Autobus al ritorno: occhi bassi, e chissà se l’avevano vista, …certo di gente ne passava, ma no, no che non l’hanno vista!
A casa non ci pensò più, contenta andò subito in cucina, si meritava il suo piatto preferito: u

[continua a leggere...]

   7 commenti     di: ariele a.


PDL e Cesca oggi 1

È passato un po’ di tempo, e sono successe molte cose; in ordine più o meno cronologico, mi sono messo in pensione, approfittando di una “finestra” ministeriale, non è che prenda molti soldi, ma, con le lezioni private, la collaborazione come free lance ad un paio di riviste, e l’antico impegno di correttore di bozze, riesco a vivere con dignità.

Certo la scuola mi manca, nel bene e nel male, ha rappresentato circa 30 anni della mia vita, ma comunque, meglio così!

Alda, mia moglie, da circa un anno, in concomitanza della partenza di nostro figlio, si è ritirata in un centro di meditazione pseudo religioso, pseudo esoterico, e di fatto, seppur senza traumi evidenti, mi ha lasciato definitivamente!
Mi è costato un po’ di riflessione ma tutto sommato era inevitabile, il nostro amore non aveva più alcuna valenza, e lei ha così ritrovato una motivazione di vita, che da un canto è persino invidiabile, anche se, trattandosi di una “setta filo-religiosa” non è certo da me condivisibile!

Mio figlio, invece, come io sospettavo da sempre, ascoltando i suoi silenzi, guardando i suoi sogni trapelare dalle palpebre, ha maturato la decisione di aderire, come parasanitario volontario, a Medici Senza Frontiere, dopo un corso iniziale molto duro, a dire il vero, dopo un attento screening psicologico motivazionale, è stato accettato, e dopo pochi mesi ha avuto la sua prima “missione”; ora è in Africa, (il suo sogno fin da bambino) e di tanto in tanto riesce a mandarmi una mail, quando, per servizio, si trova in qualche centro servito da internet-point.
Sono infinitamente fiero di lui, ha portato avanti l’opera sociale lasciata incompiuta da me, suo padre, suo mentore, e, credo e spero, suo amico!

Certo il vivere soli ha i suoi lati positivi, ma anche quelli negativi, ho per un po’ trascurato sia l’alimentazione che la cura della persona, e me ne sono accorto una mattina, che per la strada, sono stato fermato da una giovane donn

[continua a leggere...]

   7 commenti     di: luigi deluca


La felicità bussa alla porta

I problemi in famiglia sono iniziati quando sono nato io. Mio padre ci ha abbandonato, non voleva responsabilità e per questo andò via di casa.
Io, mia madre e mio fratello più grande abbiamo vissuto anni di fatica, tristezza, paura ma anche di tanta speranza.
Mi chiamo Angelo e ho otto anni. Non è facile per un bambino crescere senza la figura paterna, ma ciò mi ha reso più forte, sono diverso dagli altri bambini, sono più maturo: io sono già un uomo.
Era una fredda sera d'inverno di due anni fa; mamma stava preparando la cena come tutte le altre sere ma stranamente aveva gli occhi che brillavano di una luce nuova, forse luce d'amore.
Accese due candele sulla tavola apparecchiata con cura. Notai subito che c'erano quattro piatti, invece di tre.
Alle otto bussarono alla porta... chi poteva essere il nostro misterioso ospite??
Quando mia madre aprì la porta sulla soglia c'era un uomo alto, magro, con i capelli corti e neri, il viso con tratti calcati, gli occhi scuri e profondi, aveva un piccolo neo sulla guancia destra; in mano portava un mazzo di rose rosse.
Mamma ci chiamò con la voce che le tremava dall'emozione: "Ragazzi, era da molto tempo che volevo parlarvi di Carlo, ma non ho mai avuto il coraggio. Lui è il mio nuovo compagno e mi piacerebbe se voi diventaste buoni amici".
Durante la cena studiai a fondo quell'uomo; non parlava molto, forse perchè non sapeva prendere in mano la situazione.
Mi sembrava un tipo tranquillo, anche se mi infastidivano gli sguardi dolci che si scambiava con mamma.
Era vicino Natale; in sala avevamo addobbato un grande albero con luci e palline colorate. Dopo cena Carlo cacciò dalle tasche del suo cappotto due pacchettini e disse: "Questi sono per voi, ragazzi! Il pacchetto rosso è per Daniele, l'altro è per Angelo... ora metteteli sotto l'albero, li scarterete il giorno di Natale".
Quali erano le intenzioni di quest'uomo? Voleva comprarci o voleva solo essere gentile?"
Daniele lo ringraziò e

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: Claudia Costa



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Altri sentimenti.