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Racconti su sentimenti liberi

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Moments I treasure

Quando aprì gli occhi e la vide, così vicina, ebbe un sussulto e, per qualche inesplicabile motivo, ebbe paura. Lei dormiva, raggomitolata sul divano su cui, la sera prima, l'aveva invitato a passare la notte insieme a lei. Lui non aveva voluto: in quell'istante, si chiese perchè; e, da solo, capì la risposta. La lesse nei suoi occhi ancora chiusi, nel sollevarsi lento del suo petto ad ogni respiro; nel suo corpo inerme, così bello e così potente allo stesso tempo. L'ascoltò nel rombo crescente del suo cuore in tumulto; nel silenzio di quella stanza in cui ancora tutti dormivano. La sentì sotto la pelle, quando il pavimento freddo su cui aveva dormito gli sembrò di fuoco. Capì che non avrebbe potuto violare la loro amicizia, dormendo insieme a lei quando nel suo cuore albergava il seme di un sentimento nuovo e violento. Capì che, da allora in poi, lei sarebbe stata qualcosa di più che una semplice amica.
Per questo ebbe paura. Paura nell'immaginare lei che, al risveglio lo abbracciava, per salutarlo; sussurrandogli quella parola che per lei era uno scherzo, ma per lui era una fitta alla testa. Avrebbe tremato alla sua voce come a un tuono, lo sapeva.
E si sarebbe chiesto perchè, proprio lui, doveva finire vittima di quel delitto a due che è l'amore...

   2 commenti     di: Lele M.


Pelle

Nel buio delle palpebre chiuse le labbra si trovarono senza intoppi, come se sapessero perfettamente le loro posizioni, come se appartenessero allo stesso corpo.
Il bacio tanto atteso, dapprima dolce e affettuoso, diventò invadente, aggressivo, fino a richiamare le mani nei capelli, sulla nuca, fino a chiedere al corpo di collaborare spingendosi contro l'altro, fino a chiedere al diaframma di lavorare con più frequenza, aumentando respiri e battiti.
Raggiunse l'apice, poi, lentamente, si calmò; le labbra umide, morbide e rosse si staccarono gentilmente, restando socchiuse.
Gli occhi di lei si aprirono dolcemente a scrutare il viso giovane di lui, i suoi lineamenti regolari distesi nell'espressione di estasi che solo un bacio come quello può dare, le labbra definite dischiuse a lasciar passare un sospiro forse troppo rumoroso.
Labbra così desiderabili...
Spalancò gli occhi, senza preavviso, e come avvertendo il fuoco di lei, li fissò nei suoi, trasmettendole con quello sguardo color del muschio tutto il suo desiderio.
Lei trattenne il respiro, il cuore perse un battito mentre fissava i suoi occhi, incapace di pensare.
Bastò un attimo, le labbra si trovarono di nuovo, subito aggressive, affamate, mordevano e volevano essere morse.

   5 commenti     di: Erica C.


Il neurologo

In un tramonto di aprile il sole arrivava sbilenco sulla griglia del grande portone marrone, riverniciata di recente. Costruzione di fronte al mare, in pieno centro cittadino. Un maldestro tentativo per ridare dignità ad un vittoriano decadente. L'inverno, più lungo del solito, da poco aveva abbandonato ogni pretesa arrendendosi alla primavera che spingeva ansiosa e scomposta. Di quell'ansietà s'era riempito anche il sole, di modo che riusciva ad accecare fino a qualche minuto prima del tramonto. Mia sorella Fede ne subì le conseguenze più immediate, abbagliata dal riflesso del telaio dorato del citofono, che allineava a due a due i nomi sul marmo dello stipite di fianco al portone d'ingresso.
Fede mi accompagnava, o meglio, conduceva l'operazione, ma dovette chiedere ad alta voce l'intervento del mio più giovane occhio, nella cantilena della sua insofferenza e quasi in tono di rimprovero. Mi scambiava per il sole, evidentemente, o quantomeno mi attribuiva la responsabilità di quel bagliore. Rintracciai quasi immediatamente la targhetta del prof. Monzino, noto neurologo dell'ospedale dove Fede lavorava come infermiera. Mia sorella considerava quella visita poco meno che un favore concesso dal primario, benché avrebbe valutato assolutamente giustificata qualsiasi pretesa in tema di parcelle, onorari o richieste affini.
Il professore suggeriva ai pazienti conosciuti in corsia visite private per una efficace terapia, conseguente ad una più attenta diagnosi. Fede non era più sua paziente ma si riteneva particolarmente fortunata che il recente cambio di reparto disposto dalla direzione sanitaria, l’avesse destinata proprio lì: 1^ clinica neurologica, direttore prof. Monzino, sua vecchia conoscenza per antiche vicende psico-somatiche. In verità, si comprenderà in seguito, quella sua fortuna Fede mi girava senza alcuna richiesta in cambio, esclusa la doverosa gratitudine di routine, umanamente tipica ma particolarmente ri

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   3 commenti     di: Carlo Diana


Il regalo di compleanno

Nacque, ed era stato lungamente atteso. Lui, maschio dopo tre sorelle. Sua madre appena lo vide pianse, abbandonandosi tra i cuscini sulla lettiga dell'ospedale, come addolorata, tanto estenuante era stato il travaglio ed il parto. Le sue sorelle, sebbene fossero consapevoli di essere diventate invisibili dal suo primo vagito, lo amarono. Suo padre non era in sé dalla felicità. Lo considerò fin da piccolissimo il gioiello da crescere con attenzione, curando la sua educazione personalmente, occupandosi di ogni minimo dettaglio della sua formazione senza neanche il più piccolo errore. E lui crebbe. La mamma non si perdeva una sola edizione dei telegiornali: come molte altre mamme nella sua stessa posizione sperava sempre, con l'animo tenero e romantico, di sentire una notizia eclatante, liberatoria, utopistica. Mai era accaduto, mai probabilmente sarebbe accaduto, ma lei testardamente perseverava. Lui era felice, sapeva per esserselo sentito ripetere da sempre di essere un eletto, un dono di Dio. C'era solo una cosa, un'ombra, una richiesta che dopo mille tentennamenti decise di fare a suo padre. Lo conosceva come un uomo a volte severo e duro, ma sempre giusto, che motivava le sue decisioni, che lo adorava. Grande fu quindi la sua meraviglia quando quella volta gli rispose brusco, quasi incattivito, quasi vergognandosi di lui. Pensò che ciò che aveva chiesto fosse sbagliato e decise di non tornare più sull'argomento.

Quel giorno si svegliò, come ogni altro, ma non era un giorno come ogni altro. Era il suo decimo compleanno. Nel salotto buono l'intera famiglia lo aspettava per consegnargli il suo regalo, quello annunciato, quello che rendeva suo padre così fiero di sé e di lui. Per un attimo, solo uno, sperò che i programmi fossero cambiati, si augurò di ricevere quella cosa che desiderava tanto, per poi darsi subito dell'ingrato, dello sciocco. Quello con cui stava uscendo di casa ora era un dono preziosissimo, un privilegio che gli era stato ac

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L'INEVITABILE TRAGEDIA DELLA VITA

“Non mi sono innamorato di lei subito. Il suo essere un po’ insipida non lasciava presagire nessun fuoco, nessun interesse, una collega come tante. Un “Ciao, come va?” davanti alla macchinetta del caffè, in pausa e nulla più. Ai pranzi aziendali partecipava per obbligo, gustando il cibo come in mensa, nonostante i raffinati buffet.”.
Carlo parlava quasi a se stesso, seduto al parco, al laghetto delle anatre, che ignorando i divieti, reclamavano rumorosamente briciole pietose.
Luigi sollevò la testa dal giornale, un po’ impacciato e incredulo sul da farsi:” Che vuole questo? Lo ignoro?
Magari è un pazzo scappato dal manicomio.” Ma si sa, curiosità ed empatia sono forze irrazionali e Luigi abbassò il giornale, disponibile.
“Un giorno stavo imprecando davanti alla macchinetta del caffè: aveva ingoiato la mia unica monetina e io ne avevo un bisogno estremo. Silenziosa come un gatto allungò la mano, un colpo secco e “tlin”, scende dando il via alla magica pozione. La mia espressione d’ebete incredulità la fece scoppiare in una risata così melodiosa da contagiarmi.
<Mi hai salvato la vita: se sei libera dopo il lavoro ti offro l’aperitivo.>.
Sorrise malinconica lasciandomi lì a chiedermi:” Ma è un sì o un no?”. Invece, rientrato in ufficio, al pc mi lampeggia una bustina, aveva usato la rete interna per contattarmi.
“Accetterei, ma non ho la macchina … se non ti scoccia darmi un passaggio … Giulia”.
Iniziò così la nostra storia, telenovela dei colleghi che non si capacitavano come ”l’amorfa” avesse rapito uno scapolone appetibile e refrattario come me. Ci sposammo un anno dopo, lo stesso giorno della fatidica monetina, sfidando ogni nefasta scaramanzia. Venerdì 17 novembre. E fino alla nascita di Paola eravamo vincenti, contro tutti. Mi innamorai di mia figlia nell’istante stesso in cui me la misero in braccio: dalla sala parto ero passato in paradiso, al cospetto di Dio; per Giulia, invece, ini

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   6 commenti     di: Marta Niero


Il nemico

Enrico Carini

Il nemico
Di ritorno da scuola posò i libri sul piano del secrétaire e indugiò qualche istante con lo sguardo sul Canestro di frutta del Caravaggio raffigurato nella copertina del libro di storia dell’arte. Provava una sorta di nodo alla gola da quando ieri suo padre gli aveva dato la “bella notizia”: sarebbe stato assunto in banca, nella banca in cui lui aveva prestato ventidue anni di onorato e stimato servizio! E a giorni avrebbe dovuto iniziare il corso di preparazione previsto. All’obiezione che mancavano pochi mesi alla maturità gli aveva risposto evasivamente che si sarebbe diplomato più in là, … e poi c’erano sempre le scuole serali. Il colpo era stato durissimo: tante aspirazioni, tanti sogni s’erano d’un tratto infranti. Neanche fare quegli anni di liceo era stato facile con la modesta pensione di suo padre (poco più del minimo!)e i risicanti proventi del lavora da sarta della madre; aveva dovuto arrangiarsi dando lezioni private ad alunni poco volenterosi delle classi inferiori e, durante l’estate, portare la cassetta dei ferri ad un cugino idraulico; oltre ai libri di testo usati riusciva così a comprasi qualche volumetto della BUR, ma trovare i soldi per il cinema o per le sigarette era un problema, e quando i compagni gli proponevano una gita o una giornata sulla neve doveva accampare mille pretesti per declinare l’invito, tanto che ormai da tempo non l’invitavano più; ma la vaga attesa di un futuro nel quale avrebbe potuto dedicarsi a quelle cose che aveva imparato a scoprire sui libri di scuola lo compensavano di tanto, se non di tutto. Ora era finita. Bisognava fare i conti con la realtà. Forse a suo tempo avrebbe fatto bene a seguire i consigli del padre, che avrebbe voluto si iscrivesse a ragioneria piuttosto che al liceo. Era il figlio maggiore e non poteva sottrarsi alle sue responsabilità
Durante il pranzo il padre, particolarmente euforico, pregustava il futuro benessere, ricordava la p

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   3 commenti     di: Enrico Carini


Spiegazione di PDL Ultimo Atto

Tutto questo è accaduto quasi due anni fa!
Cesca, effettivamente ha lasciato la città, la scuola, e…. me; trasferendosi a Bologna.
Ha finito là, il Liceo, ha preso la Maturità, è inutile dirlo con l00/100, cento su cento!
Ed è inutile dire che mi sento partecipe di questo voto, anche se l’ultimo anno l’ha fatto lontano!

Ovviamente non ha scelto il Dams ma Lettere e Filosofia, (quella di Via Zamboni, per intenderci)
E, sorpresa delle sorprese…. Ha cominciato a pubblicare le sue poesie e i suoi racconti su di un Sito
Gratuito Nazionale, e…. tenerezza delle tenerezze ha scelto PiccolaPulce come nickname!

Ora però l’ha cambiato ed il nuovo non ve lo dirò nemmeno sotto tortura.

È dall’estate scorsa che siamo in contatto, praticamente quotidiano, via e-mail; all’inizio mi scriveva con l’imbarazzo di chi si sentiva in colpa!
L’ho dovuta strigliare un bel po’, prima che capisse, che CAPISSIMO ENTRAMBI che colpe non ce ne sono! Che uno scivolone nel dolcissimo Tobago dell’amore è concesso a tutti, e che per
fortuna reciproca…, (o SFORTUNA? ) non è poi successo, NO NON È SUCCESSO.

Adesso siamo ritornati, anzi no, siamo DIVENTATI amici, alle volte la penso quasi come una figlia, altre come la splendida donna che è diventata (se vi faccio vedere le sue foto!!!!!) altre
ancora è di nuovo la mia piccolapulceCesca, intimidita dalla cultura, affascinata dalla cultura,
permeata di cultura!

Sono contento che una “storia” che poteva; che stava; trasformandosi in tragedia, abbia poi avuto una soluzione ABBASTANZA indolore per tutti.

Sono contento che la sua vena poetica stia dando i suoi frutti, ha partecipato ad un concorso per esordienti, non ha vinto, ma è arrivata nella rosa dei 5 finalisti!!!
Soddisfazione e orgoglio da parte mia da non credere,
volete leggere la poesia con la quale è arrivata finalista? Eccola :

Mi sorprendo che lui sia innamorato di me,
che mi pens

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   6 commenti     di: luigi deluca



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