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Racconti su sentimenti liberi

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Marionette e Burattini

La maggioranza dei rappresentanti delle varie chiese, credendo di non farlo, manifesta apertamente narcisismo, potere, affermazione di se al sommo grado, contraddicendosi totalmente e non facendo cio’ a cui essi stessi dicono di credere.
Essi rappresentano la massa dei credenti che inconsciamente e piu’ o meno consciamente agisce alla stessa stregua dei loro rappresentanti, anche se, effettivamente non nelle stesse proporzioni.
Questo atteggiamento pero’ da enorme considerazione, rispetto e potere a persone che portano maschere, i quali mentono con se stessi, gli altri e verso Dio, piu’ o meno consapevolmente.
Il fatto che miliardi di persone, danno autorita’, credito e considerazione ad attori che scimmiottano un ideale e una parte di quei miliardi fa altrettanto, credendo nel dio cattolico, o protestante, o a quello anglicano, o a quell’altro islamico, al buddista, al taoista, all’avventista, a quello dei testimoni di geova…
Questo atteggiamento che rasenta l' idiozia, di schiavitu', comportamento da burattino e di mancanza di vera liberta' :

È PARADOSSALMENTE UNA DELLE PROVE PIU’ GRANDI DELL’ESISTENZA DI DIO!

Un ateo, che prende sul serio, che da’ considerazione e che addirittura da’, piu’ o meno consapevolmente autorita’ ad un rappresentante del clero o a un semplice credente religioso che non manifesta con le opere quello a cui crede;
oppure un rappresentante della politica che fa altrettanto:
È PARADOSSALMENTE UN’ALTRA DELLE PROVE PIU’ GRANDI DELL’ESISTENZA DI DIO!

Furbi consapevoli a parte...

   7 commenti     di: Phil Ethasimon


Il Tesoro piú grande

Guarda lontano, verso l'orizzonte...
Un ragazzo normale, come tanti altri...
Fissa un punto lontano, che vede solo lui...
Pensa al futuro, alla carriera, alla scuola, alla vita, alla morte... e si rende conto, che non sa come affrontare tutte queste cose.
Ma tanto che differenza fa?
Ha paura, le sue mani tremano... gli occhi socchiusi perché il sole sta calando lasciando spazio alla luna e alle stelle...
Che belle le stelle, pensa... forse lo dice ad alta voce, ma tanto non lo sente nessuno, le sue parole, sempre se sono uscite, vengono inghiottite dal rumore delle onde che si infrangono sugli scogli...
Il vento gli accarezza il viso abbronzato, sorride...
"Mark, che ci fai qua? È tutto il giorno che ti cerco..."
Mark si gira, salutando Lucas senza neanche guardarlo in faccia "Ciao".
"Che ci fai qui?" gli domanda di nuovo Lucas, ma sa già la risposta...
"Non voglio morire" taglia corto Mark... cercando di sorridere.
Lucas ricambia lo sforzo... alzando la mano davanti agli occhi per vedere meglio, poi avvicinandosi al suo migliore amico una lacrima gli scende calda sulla guancia.
"Non dire così..." Lucas si ferma non sapendo cos'altro dire, le parole gli si annodano in gola. Lo abbraccia e i due scoppiano a piangere.
"Ho tanta paura" singhiozza Mark, ancora abbracciato a Lucas, che stringendolo ancora più forte li fa capire che non é solo... che non sarà mai solo...
"Anche io ne ho" poi i due si lasciano, girandosi verso il tramonto. Tutto intorno a loro sta sfumando di rosso, e un gabbiano ritardatario si alza in volo.
All'improvviso Mark urla, è un grido folle, straziante, pieno di dolore, di paura... Il suo amico non lo guarda, non gli dice niente, lo capisce e guardando verso il mare piange silenziosamente.
L'urlo di Mark si spegne in un lamento, spezzato da singhiozzi convulsi, i gabbiani, sembrano rispondergli con il loro gracchiare, poi cala il silenzio...
Noi, che non possiamo fare altro che guardare la scena, rimaniamo com

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   4 commenti     di: David Gruber


La legge del riccio solitario (parte prima)

Alessandro.
La vita è composta al novanta per cento da tempo che scorre senza senso, le giornate morte, la routine.
Il restante dieci per cento, sono le volte in cui il nostro cuore batte in maniera diversa e molto spesso tutto si riduce a quelle giornate, dove in un secondo, si può rovinare una vita.
Impieghiamo tanto tempo a non vivere veramente, limitandoci a sopravvivere, rimandando a domani quello che non abbiamo il coraggio di fare oggi, sperando di trovare nel frattempo la forza per affrontare i nostri demoni.
Io in vita mia, ho cercato di trovare un senso alle cose, un perché, ma non ci sono riuscito. Poi un giorno...


Morgana
Alla fine delle superiori ho deciso di cercare lavoro, ma non è facile trovarlo, quindi passo il tempo a spedire curriculum privi di esperienza sperando che qualcuno mi dia un posto, ma la buona volontà non basta, bisogna avere le conoscenze, le spintarelle che io non ho.
Fuori è una bellissima giornata d'estate, il cielo è così azzurro che solo guardarlo mette allegria. Mi piace il caldo, ma non c'è nessuno con cui possa uscire, così scivolo nella tristezza.
Dalla finestra una leggera brezza mia accarezza la pelle strappandomi un sospiro. Di solito in estate sono sempre al mare con gli amici, ma quest'anno no, il gruppo si è diviso.
Mia sorella Ambra si è fidanzata e ha deciso di girare il mondo e questa è già una tragedia, poi se n'è andato anche Francesco, l'unica persona con cui riuscissi a parlare seriamente. Un giorno arriva e dice che parte per studiare medicina a Pisa, tutto qui.
Tutti gli altri, facevano solo spessore, accrescevano il numero del gruppo, ma non ha mai avuto un vero rapporto con loro.
Attorno a me c'è il silenzio, non c'è nessuno in casa a parte Doe, il mio amore, che sembra accorgersi della mia tristezza e mi viene in contro, guardandomi dal basso come per chiedermi perché sia giù.
Gli accarezzo la testa e lui ricambia leccandomi una mano. Si accontentano di poco per esser

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   5 commenti     di: Noir Santiago


La prigione

La prigione
Ora sono vecchio... non credo mi sia rimasto molto da vivere... le forze mi mancano... il tempo è
finito.
Sento ancora la voce del mio compagno ``Libertà, libertà, libertà''.
Mi sarebbe piaciuto morire fuori dalla prigione, ma allora non lo capivo ed ora, rimpiango di non
aver approfittato, di non essere fuggito anch'io.
La prigione?!?!... Per me era normale, io lì dentro c'ero nato. Io non conoscevo la''Libertà'' tanto
decantata dal mio compagno di cella. Lui si sforzava di farmelo capire, ma io non avevo mai visto al
di là di quelle sbarre. Vedevo fuori ma non c'ero mai andato.
Diceva che stavo pagando le colpe dei miei genitori che per colpa loro ero nato la dentro, in quelle
condizioni non avrebbero nemmeno dovuto concepirmi. Per me era normale essere lì. Io in ogni caso
c'ero nato.
Quando lo portarono, capii subito che era diverso, era nato fuori, non era nato dentro come
me. Avvertii subito il suo disagio, in ogni caso non avrei mai potuto capire.
Raccontava cose strane, parlava di mondi fantastici e ripeteva sempre la stessa parola ``Libertà''.
... Sto male. Respiro a fatica e il mio padrone neanche se n'accorge. Aveva ragione di chiamarlo
``Aguzzino''ora lo capisco, ma adesso non c'è più tempo. Tutto comincia e tutto finisce.
Qui... Lì... Dentro, fuori è lo stesso. Si nasce e si muore.
Lo vedevo attento quando ci servivano il cibo, studiava tutte le mosse del nostro carceriere. Il pasto
era abbondante, ma lui diceva che era sempre lo stesso. Esisteva forse un altro tipo di cibo?!?!...
Lui diceva di si.
Intuii che era giunto il momento, era nervoso, tirato e quel ghigno sarcastico sapeva di vittoria. Mi
guardo negli occhi, era come se mi stesse parlando come se volesse dirmi''Vieni, vieni, libertà,
libertà, libertà''.
Di lì a poco sarei rimasto solo era l'unica cosa che riuscivo a pensare. Pregavo che il padrone non
arrivasse, avrei anche rinunciato al cibo, pur di non vedere il mio compagno and

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   1 commenti     di: Riko Zodiako


aiuto dall'aldilà

Ci sono cose che a volte non vogliamo sentire per paura di doverci pensare, e ripensare ma quando non puoi fuggire sei costretto a sentirle, questa storia ha del leggendario e forse ci sarà qualcuno che mi smentirà ma io ve la racconto.-
Un giorno dovevo andare a lavorare presso l'ospedale della mia cittò hà dimenticavo io faccio l'imbianchino, tutto fare, così tramite un amico venni chiamato per imbiancare una stanza presso il pronto soccorso, invece la stanza era presso l'obitorio cercai di rifiutare non che avessi paura, ma preferivo starne lontano anche dopo aver sentito strane storie, il mio amico Tonio mi disse che mi avrebbe dato 100 euro in più e che mi avrebbe fatto compagnia, pensai che anche lui avesse paura e insisteva per quello.
Alle cinque del pomeriggio avevamo finito e essendo stata una giornata tranquilla pensammo di fermarci prima di andare via e bere un bicchiere di birra che mi ero portato stando chiusi nello stanzino non sentimmo l'avviso del guardiano e ci chiuse dentro, fin quì un classico ma senza farci prendere dal panico ma solo dal terrore sfondammo una porticina e ci ritrovammo dopo un corridoio in una specie di salone con una grossa caldaia realizzando poi che invece era l'inceneritore forno crematoio, sentimmo che arrivava qualcuno e restammo calmi era un signore addetto all'inceneritore salutammo e facendo finta di niente cercammo di andar via per evitare il problema della porta rotta, lo stesso ci disse solo che aveva bisogno di aiuto e prendendoci per personale dell'ospedale ci convinse dietro lauta mancia, lavoretto facile prendere una cassa e bruciarla si ma occupata da un morto già mi cominciarono a tornare i racconti sui morti , cercando di farmi coraggio prendemmo in tre la cassa e intanto l'addetto al servizio ci disse che si trattava di un morto ammazzato precisamente una signora morta in odore di sospetto da parte della polizia, ma il marito era riuscito a fare i documenti per farl

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   4 commenti     di: tore chiaro


L'aria è un coltello che taglia...

C'era una volta un ragazzo che stava camminando per le strade deserte della città; camminava lentamente ma con passo sicuro, sotto un braccio teneva una cartella con dei fogli, ma nn si sa cosa ci fosse scritto.
Pensava a come fare per tornare a casa dopo una mattinata faticosa, e mentre tirava ai calci ai sassi lungo la strada si accorse che in un angolo della strada un gattino piangeva perchè era ferito ad una zampa. Gli fece tenerezza, posò in terra quello che aveva tra le mani e prese il gatto.
Il micino gli graffiò una mano, ma lui nn lo lasciò andare, anzi... strappò un pezzo della sua camicia e gli fasciò la zampa ferita.
Andò a casa a piedi portando con sè il gattino, gli disinfettò la ferita, lo mise a dormire tra 2 cuscini e si sedette sul divano... a pensare!
Pensava che averbbe voluto aprire i suoi occhi la mattina seguente vedendo il mondo con occhi diversi, riuscendo a scrutarne ogni minimo dettaglio e capendone perfettamente il significato...
Uscì di casa, fece qualche passo fischiettando, mise una mano in tasca... nessuno lo sa se tornò più a casa...

C'era una volta una ragazza che siedeva, piangendo, sulla scalinata di un grande edificio poggiando la schiena alle sbarre di ferro della scalinata.
Lei nn lo sapeva perchè stava piangendo, ma lo faceva... guardava il vuoto assoluto intorno a lei: il cielo, le scale, gli alberi spogli, la strada, le automobili parcheggiate le sembravano un tuttuno privo di forma, e senza neanche accorgersene cantava con voce fioca un motivetto che in quel momento le passava per la testa.
Da un piccolo taglio sulla mano destra, dovuto al freddo pungente, cominciò a colare sangue... così avvicinò la mano alla bocca leccandosi la ferita.
Era lì che nn aspettava nessuno, nn sapeva dove andare, nn sapeva cosa fare, chi chiamare, forse nn sapeva neanche a cosa pensare... aveva paura di pensare: di pensare a qualcosa che la potesse fare soffrire, di rimuginare su dettegli di avvenimenti che erano accad

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   3 commenti     di: Roberta Berardi


Spettinata... parte prima

Essenzialmente non avrei alcun motivo di vivere, considerando che la mia triste esistenza si snoda tra il nulla e la monotonia non dovrei neanche avere troppi problemi a rassegnarmi ad essere parte di un assoluto che non potrò mai conoscere, eppure per qualche ragione cerco ancora di capire. Una cosa che forse non riuscirò mai a spiegarmi per esempio é come sia possibile che un mucchietto insignificante di atomi riciclati possa dare vita ai miei problemi perché, in fondo tirando le somme, potrei perfettamente identificarmi in un problema. Fisicamente dovrei cancellarmi, perché non credo che al mondo sia mai stato fatto un errore di creazione così esageratamente sproporzionato; ogni tanto mi chiedo se il mio aspetto fisico fosse stato diverso se anche il mio modo di essere sarebbe cambiato, magari diventando più accettabile o sopportabile al resto della comunità che mi ospita. Tuttavia per quanti anni io continui a cercare le mie risposte non riesco a trovarne neanche mezza. Nel frattempo la sveglia suona, a dire il vero stava suonando già mezz'ora fa ma non avevo voglia di sentirla. Sto cercando una buona ragione per alzarmi da sotto le coperte calde ed uscire al freddo per andare a scuola. Sto cercando una ragione pressappoco decente per andare in bagno, lavarmi in fretta e chiedere a mia madre degli spicci per comprare un pezzo di pizza prima di uscire. E all'improvviso la mia ragione arriva, sta là, un po' sbiadita, come coperta da un po' di nebbia leggera. È offuscata da tutti i miei pensieri però c'é, c'é sempre. In effetti più che essere una buona ragione é in realtà un altro grande problema, ma almeno mi fa venire voglia di sognare un pochino ad occhi aperti. Inizio a spicciarmi con il sottofondo delle grida di mia madre che inizia ad esordire di prima mattina con le sue lamentele. È una cosa che odio. Certe volte la vorrei morta, non riesco assolutamente a confrontarmi con lei, con la sua morale e il suoi divieti immotivati mi obbliga a muo

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   5 commenti     di: Ethel Vicard



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