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Racconti su sentimenti liberi

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Lei

Era affannata. Continuava a correre. Non sapeva bene dove si trovasse.
Era buio. Pioveva.
Quando arrivò a quel portone sconosciuto, prese fiato e suonò il campanello.
Nessuno rispose. Riprovò più volte.
Si sedette ad aspettare, mentre l'acqua e il sudore si impossessavano dei suoi vestiti, del suo corpo.
Si era addormentata dalla stanchezza. Avrebbe aspettato giorni, anche mesi.
Un vecchio le si avvicinò e la scosse con il suo bastone. " Sveglia" disse porgendole la sua giacca. La persona che stai cercando non è più qui, è andata via.
Era una giornata di sole disse il vecchio, ma vidi le lacrime accarezzare il suo viso.
Non tornerà più.

   0 commenti     di: Vittoria Goffi


Giochi del destino 2

Aveva creduto di morire di spavento quando si era vista davanti quel tizio con quegli occhi folli e dilatati, vestito di stracci sporchi e con un coltellaccio da macellaio in mano ma non era andata così, non era morta di spavento, sarebbe stato meglio, molto meglio, le avrebbe risparmiato molte sofferenze.

" Sai tesoro, ora che ci siamo divertiti insieme voglio un tuo ricordo... magari un orecchio... ma no... meglio un occhio... vediamo se ti è rimasto lo sguardo atterrito di quando ci siamo incontrati eh?.

Si era resa conto subito che non sarebbe finito tutto con una semplice rapina, quel mostro non aveva degnato di uno sguardo la borsa che gli offriva balbettando di prendere tutto quello che voleva ma per carità, che non le facesse del male... lui invece le aveva risposto con un sibilo "spogliati!" e con un colpo della mano aveva gettato a terra la borsa il cui contenuto si era sparso a terra. Lei era ancora immobile, la mano tesa a porgere qualcosa che non c'era più, gli occhi dilatati dal terrore ed i muscoli freddi ed inerti che non vogliono rispondere ai suoi ordini.
A riportarla alla realtà ci pensa un poderoso schiaffo e un ordine sibilato nuovamente " spogliati ho detto, e non farmelo ripetere ancora che non ti conviene!". E lei si spoglia, lentamente, muovendosi come un automa inceppato, ma si spoglia e poi rimane lì, immobile sentendosi addosso quegli occhi ed aspettando con il cuore in gola la violenza che sarebbe sicuramente arrivata... ma preferiva la violenza alla morte.

"Perchè non risponde al mio messaggio? Ora le telefono... ma no... aspetto ancora un attimo... magari è impegnata... ha da fare..."

Il telefono di lei è ancora dove era finito quando la borsetta era finita a terra; lui lo vede e lo raccoglie affascinato, non che non avesse mai visto un cellulare ma qualcosa gli dice che quello in particolare... non sa nemmeno lui definire la sensazione che prova ma decide di tenerlo in mano... BIPBIP BIPBIP messaggio ricev

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   7 commenti     di: Alessio Cosso


ELASTICI TIRATI

INTRODUZIONE
Si dice che l'universo si stia espandendo finche non invertirà il suo processo regredendo, tornando alle sue origini.
Un po una teoria applicabile a uomini, culture e pensieri.
Nessuno ci ha avvertito però, che ogni cosa tende ad espandersi fino a tornare alle condizioni originarie.
Anche la nostra terra, che fra un tempo incalcolabile nemmeno con l'ausiglio di mille delle più precise e sofisticate calcolatrici, tornerà la primordiale zolla di polvere che era.
In un tempo ancora maggiore un nuovo pianeta risorgerà, al pari di una fenice, ereditando le ceneri della defunta madre.
Come un ragazzino viziato, che eredita una fortuna da un parente quasi sconosciuto(forse anche odiato), la nuova Gaia non avrà il tempo di godersi il suo patrimonio.
Non appena la sua crescita sarà completa, tutto su essa diverrà secco, cieco e fotocopiato, anche gli esseri viventi, pensanti e non.
Un pianeta quasi del tutto simile alla terra che tante persone sognano, unito.
Unito nella sua mancanza di creatività, gioia e speranza.
Nell'intero globo un unico, minuscolo fazzoletto di terra sognante impedirà la conformità del grigo, che altrimenti sarebbe regnato sovrano.

Io sono solo un pezzo di carta bianca scampata nella creazione della nuova terra, che chissa perchè e per come, attraverso l'uragano grigio cenere che diede inizio al nuovo "essere", è riuscita a planare per poi ricadere sull'opera conclusa.
Non so perchè ma gli abitanti di questo posto non mi piaciono, somigliano troppo a dei "frankenstein" creati con i pezzi peggiori degli uomini, ambizione, superbia e rabbia, mi avrebbero stracciato subito, se non fosse per quello che su di me è disegnato.
Le uniche persone che impediscono la mia morte sono quelle nate e cresciute sopra di me, odiate e rifiutate perchè troppo diverse.
Ogni giorno mi difendono valorizzandomi, spiazzando le convinzioni e le accuse che mi rivolge il resto del mondo.
Sempre le stesse cose, idee arretrate e a

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   1 commenti     di: Attilio Fugazza


Il bambino e la pietra d'oro

Un bambino di 10 anni che si chiamava  Paoul, viveva in America.
La sua scuola si trovava a circa duecento metri dalla sua casa.
Ogni giorno però quando doveva  andare a scuola era sempre triste, perchè in classe sua c'era un bulletto che si divertiva a prenderlo in giro, e tutti i ragazzi della sua classe, si divertivano insieme a lui. Paoul  non raccontava nulla ai suoi genitori per la vergogna. Uscito da scuola, si incamminò per andare a casa, e strada facendo incontrò un venditore di fiori, giovane, molto alto, poteva avere una trentina d'anni. Il venditore, cercava di fermare Paoul per potergli parlare, dato che si era accorto che Paoul era molto triste. Tutti e due parlarono per molto tempo, ma ancora Paoul non riusciva a capire come faceva, quel venditore di fiori a sapere tutto di lui
se non lo conosceva nemmeno? Quando i due, si stavano salutando, il venditore di fiori tirò dalla tasca una pietra d'oro, dicendo che quella pietra gli avrebbe dato tanta energia da reagire nel caso in cui i suoi amici lo avrebbero preso in giro. Il giorno dopo Paoul andò a scuola, e non appena entrò in classe sua, il ragazzo bullo iniziò a prenderlo in giro. Lui non si trattenne, andò vicino a lui, e i due iniziarono a prendersi a botte. Durante la colluttazione, entrò la maestra, e i due si beccarono una bella sospensione. Ma a paoul non gli interessava, gli interessava solo di aver dato una lezione al suo amico di classe. Quando uscì dalla scuola, incontrò di nuovo il venditore di fiori. Andò vicino per ringraziarlo del regalo che gli aveva fatto. Ma il venditore disse che quella era una semplice pietra, non aveva nessun potere magico. Il regalo della pietra era stato solo un gesto d'incoraggiamento. E da quel giorno nessuno più si permise di prendere  giro Paoul.

   1 commenti     di: antonio iovino


I nonni

I nonni sono preziosi: fra loro e i nipoti c'è un rapporto particolare che va oltre il legame affettivo. Si compenetrano attraverso la nota dominante della tenerezza, una virtù che definirei teologica perché misteriosamente sfiora la sfera metafisica, pur affondando nelle viscere.

Mi ha suggerito questo pensiero Leonardo Boff quando ha esaltato la tenerezza di Francesco di Assisi. Nonni e nipoti: albe e tramonti che si guardano stupiti, l'inizio e la fine che chiudono un cerchio d'amore.
Dei miei nonni ho intensi, anche se pochi, ricordi. Mia nonna Cleofe, la madre di mio padre, la conobbi quando ero piccolissima. Mi portò nel suo povero giardinetto a guardare i pesci rossi che nuotavano in una vasca circolare. Poi non la vidi più. Povera nonna Cleofe! Era stata la moglie di un fattore ed aveva goduto di una sobria agiatezza nella splendida terra di Toscana, accudendo polli e galline e impastando sportelline da servire con il vinsanto agli ospiti. Questa vita idilliaca finì una notte quando mio nonno Gaetano morì di un colpo apoplettico.
Le mogli dei fattori non avevano pensione e i padroni dimenticavano presto il debito che avevano verso i loro solerti dipendenti, colonne portanti della fattoria. La nonna Cleofe rimase sola con quattro figli. Il più piccolo, mio padre, aveva nove mesi. Per tirare avanti si mise ad impagliare fiaschi.
Un giorno, tornando da una consegna, vide davanti alla sua casa una fila di pompieri che si passavano secchi d'acqua. Mio padre e suo fratello, giocando con i fiammiferi, avevano incendiato la sala che lei usava per ricoprire i fiaschi. Al dolore per la casa devastata si aggiunse la preoccupazione per i due piromani che si erano resi latitanti.
Li ritrovarono dopo qualche ora, seduti in riva al fiume Elsa.
Nonna Cleofe riuscì a fare studiare tutti i figli, quel poco che servì per trovare un lavoro, chi da una parte, chi dall'altra, ma tutti lontani da lei. Morì sola per un improvviso e violento attacco d'asma. D

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Carta scritta

Quello fu il tempo più intenso della mia vita, io di eserciti, armi, combattimenti al fronte non ne ho mai capito nulla, ne mai ebbi la curiosità di affrontare uno studio teorico-pratico in merito; mi ritrovai in veste ad una sudicia divisa e per di più con i piedi periodicamente immersi nel fango.
Questo, pensai, era un buon momento, l’artiglieria nemica si era calmata, avevo un estremo bisogno di mangiare, quanto di fumare, ma, siccome i rifornimenti al campo arrivavano sempre più di rado, “causa mal tempo” ogni uno di noi soldati, si arrangiava come poteva.
La mia tattica non era molto diversa da quella degli altri, consisteva nel raggiungere la prima trincea dove venivano sistemati feriti e non, approfittando della confusione generale facevo razzia nelle tasche dei morti.
Vi fu pure chi non si accontentava delle tasche dei morti, razziando o cercando di farlo anche in quelle dei feriti.
Per quanto riguarda me, dopo aver visto una scena da brivido proprio nella prima trincea, mi convinsi che fosse molto meglio approfittare del morto, piuttosto che rischiar la vita per le tasche di un ferito.
Ricordo che una mattina mi recai in prima trincea, la fame mi assaliva da ore, arrivato notai un “soldatino” così erano chiamati i nuovi al fronte, ebbene, questo con aria furtiva osservava un tale che vedendolo pareva più morto che vivo, il giovane soldato, tirato un sospiro d'incoraggiamento s’avvicinò al moribondo frugandolo rapidamente nelle tasche, non ebbe però il tempo di capire se in quelle, vi fossero delle gallette o del tabacco che egli stesso, si ritrovò con un coltello nell’orecchio.
Io, a vista di quella scena, preferivo le tasche di un morto, ed ascoltato lo straziante urlo di dolore del soldato, capì che i morti, altro non potevano fare che puzzare.
Bando ai cattivi; il campo era come sempre in preda al caos, vi erano uomini che gridavano, barellieri che facevano su e giù per la trincea e il fumo impestava l’aria, ma

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   1 commenti     di: ALESSIO SANNA



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