Quando M. domandò di chi guidava quell’auto sconosciuta, la moglie rispose, quasi a scatti, che si trattava di una signora che aveva domandato indicazioni, e, accortasi di avere sbagliato strada, era ritornata indietro. Una signora, aggiunse la Signora M., senza che lui avesse domandato alcunché, sui quarantacinque, castana chiara di capelli, un po’ abbondante di figura. M., per alleggerire quell’ atmosfera di ingiustificata tensione, ironizzò sulla capacità femminile di immagazzinare, in due battiti di ciglia, ogni particolare di qualunque altra femmina della specie umana a portata di occhio. La Signora M. rispose con un sorsetto tirato, e si congedò frettolosamente, spiegando di essere un po’ in ritardo, ed avviandosi verso la fermata dell’autobus.
M., nonostante fossero da poco passate le dieci, trovò la casa in perfetto ordine, anche se qualche particolare, come il detersivo per pavimenti dimenticato in corridoio, o una macchia ancora impolverata in un angolo della credenza del salotto, tradiva la fretta di uscire della moglie. Nello studio, dove lui si sistemò per lavorare, era stato lasciato, nel bel mezzo della scrivania, il piumino per la polvere. Lui lo spostò, e, dopo avere acceso il computer, si accinse a disporre opportunamente i carteggi che aveva portato a casa. Preso in mano il primo fascicoletto, si bloccò con i fogli a mezz’aria, realizzando, solamente in quel momento, che la descrizione della conducente della Mercedes poteva benissimo corrispondere a quella della Signora D.
Quando, più tardi, si collegò con la propria casella e-mail, dove doveva ricevere della documentazione utile per il lavoro che stava preparando, M. scorse gli indirizzi degli arrivi con lentezza, quasi con timore, e, quando trovò una nuova e-mail della Signora D. , guardò l’ora con attenzione, cercando di calcolare se, dopo averla inviata, lei avesse trovato il tempo di ar
Anna si apprestava ad uscire di casa, doveva recarsi al negozio alimentare della Teresa per comprare della pasta e un a cucchiaiata di conserva. Prima di varcare l'uscio temporeggiò qualche minuto a darsi una sistemata ai lunghi capelli che portava raccolti dietro la nuca fermati da un grosso spillone. Poi diede una lisciata al vestito di cotone leggero, un unico pezzo dalle maniche corte che terminava qualche centimetro sotto le ginocchia. Sulle spalle adagiò uno scialle di seta, unica civetteria che si poteva permettere, regalo di nozze di una sua cugina. Infine piegò verso il basso il piccolo specchio appeso alla parete che in posizione verticale rifletteva l'immagine della sola testa e le spalle. Guardò la sua immagine riflessa nello specchio e il volto, fino a un momento prima più sereno, s'incupì di colpo-
Ad amareggiarla non fu l'immagine di una ragazza ventunenne, fresca sposa da tre mesi e già incinta da trenta settimane poiché per nulla al mondo avrebbe rinunciato al suo Raffaele, da lei silenziosamente corteggiato fin dall'infanzia, ma il pensiero di dover andare al negozio della Teresa con la libretta nera e farsi segnare sul già congruo debito anche la pasta e la conserva.
Raffaele, era un bravo ragazzo, sin da piccolo aveva sostituito la scuola pubblica con la pubblica strada, ma non era un perdigiorno, per strada si era adattato a fare mille mestieri perché nella sua famiglia, composta di ben nove bocche da sfamare, il pane non bastava mai. Così aveva fatto di tutto, manovale, spaccapietre, bracciante agricolo, fino all'ultimo lavoro trovato circa sei mesi prima, potatore di piante di ulivo nella tenuta del barone Cipriani.
Stando alle apparenze doveva essere il miglior lavoro che aveva trovato invece il barone era di manica corta, di mesi di lavoro glie n'aveva pagato appena quattro su sei. Altra amara conseguenza di quei calcoli sbagliati era stata la leggerezza, condivisa, di portare fino in fondo il rapporto con Anna, tanto,
Erano le note gravi di una musica ad agitare la mia mente. Fu un titolo che lessi e di cui andai disperatamente a cercare le note che sentii e sentii subito mie. Erano velocissime, correvano, e mi stordivano. A volte erano andanti, non sapevo cosa Chopin avesse avuto in mente quando le buttò giu’, né cosa credesse chi le suonava in quel momento. Ad un certo punto il susseguirsi di note si arrestò, iniziò una leggera musica che conquistò subito i miei sensi, andante, leggera, saltata e terribilmente vuota triste, disperata, matta, il mio volto si corrucciava a quelle note. Il cuore si stringeva. Piu’ andava avanti, più mi conquistava. Arrivava forte, proseguiva lenta. ad un tratto si arresta, per poi iniziare con la delicatezza di chi vede andare via qualcosa cui ha voluto bene, poi si risolleva, diviene grave, forte, stonata, le note si susseguono ad una velocità disperata, irreale, come quasi insopportabile, insostenibile, brucia nella mia testa il grido grave di quelle note. Si fermò, ricominciò forte, il pianista mi prese subito, la sua spensieratezza, la sua allegria sconsolata, la voce chiara, la nostra storia forte e debole come quella musica maledetta, imbarazzante quando la sentivo al suo cospetto. Lui non seppe mai che fu quella musica, quelle gravi mani sul piano a farmi sentire viva. Giorno dopo giorno. Il mio pensiero si liberava alla sua candida voce, con l’imponente strazio che un giorno se ne sarebbe andato via con la terribile sensazione di nulla. I prati, i fiori e i campi sconfinati, le praterie e il suo cielo. Le immagini scorrevano la mia mente, i miei occhi, con la lentezza di quel piano. Ogni tanto salterellavano per poi bloccarsi poi arrivavano sempre piu’ veloci sempre piu’ opprimenti, non li fermavo piu’. IO e lui, cosi’ leggeri contro la gravità e le stupide ossessioni, candidi di emozioni, niente tormenti, una favola di testa, uno sguardo o una svista, non so cosa mi aveva ammirato di quel giovane pianista che voleva tanto diventare un eroe dei malati. Sentii
[continua a leggere...]Domenica mattina, finalmente un po' di riposo. Mi sveglio per le 8:30, mi preparo un caffè, un paio di fette biscottate con la nutella e la colazione è pronta!
Oggi la casa è particolarmente silenziosa. Accendo la televisione, oggi ho tempo da perdere.
Lavo la tazza, il cucchiaino e il coltello usato per spalmare la nutella sulle fette biscottate;sono già le 9:05 adesso! Vado sotto la doccia, l'acqua fredda mi aiuterà a svegliarmi meglio.
Mi vesto e profumo tutto, adesso mi faccio la barba,'Caspita quanto cresce in fretta' penso.
Decido di dedicarmi con tutto me stesso al libro che tanto vorrei far pubblicare.. Rileggo le prime pagine, le correggo;dopo di che continuo a scrivere qualche rigo cercando ispirazione!
Il tempo passa, non sono molto concentrato, accendo la radio su RDS e la musica và, adesso c'è Tiziano Ferro, ora Biagio Antonacci, ora anche il Pulcino Pio. Il tempo scorre, la musica passa, intanto si sono fatte le 10:30 ed un nuovo capitolo è scritto, sorrido soddisfatto!
Adesso esco di casa, faccio la lista della spesa, prendo un paio di buste e metto l'allarme alla porta chiudendola a chiave.
Pronto per la spesa. Mi dirigo con la macchina verso il supermercato più vicino, dove incontro una mia vecchia amica di scuola, Sandra.
"Sandra, ciao, ti ricordi? Riccardo, venivo con te alle medie."
Sandra: "Ah sì, ciao Riccardo, che bel ragazzo che ti sei fatto, come stai?"
Io: "Grazie, bene molto bene! Ancora in cerca dell'anima gemella;e tu?"
Sandra: "Anche a me tutto bene, tra qualche mese mi sposo!"
Io: "Allora auguri, congratulazioni, sono contento per te. Ci sentiamo presto, ciao!"
Sandra: "Vai tranquillo, a presto."
Mi ha fatto piacere rivederla, sono contento per lei;arriverà il mio momento!
Oggi ho deciso di mangiare la carbonara, compro tutto ciò che mi serve e ritorno a casa.
Sono le 12:20, mi sdraio sul divano, mi vedo gli "highlights" delle partite di SERIE A e SERIE B e mi godo i magnifici gol dei campioni presenti.
Ap
Da quando mio marito alle'ta' di appena
41. anni fece un infarto, e fu' operato
urgentemente di bay. pass, per un'arteria
chiusa quasi totalmente.
Io si puo' dire che da quel terribile giorno
non vivo piu', e' stata tanta la paura, e tanta
la gravita' dell'intervento avvenuto a cuore aperto,
sono state lunghe ore interminabili, non
passavano mai, molte ore sotto i ferri,
intubato, tagliato la cassa toracica,
e 48 ore di prognosi riservata.
Andavo sempre nella chiesina
della clinica, c'era una Madonnina,
e la pregavo gli salvasse la vita,
sono stata esaudita, ma vivo
sempre con l'ansia.
Anche perche' lui era al lavoro
quando successe, lo portarono
all'ospedale, ma fu' trasferito,
a Milano e li lo salvarono...
Poi ci fu' la riabilitazione fino
a Fasano del Garda.
Segui' un periodo che eravamo
sempre con la valigia pronta
e seguivano vari ricoveri, e controlli..
A distanza di anni da quel
maledetto giorno di fine novembre,
quando esce di casa per
qualsiasi motivo, mi rivolgo
sempre a quella madonnina
che me lo faccia tornare
a casa, tanto più che ora
sono sola, i figli anno la loro vita.
Quando all'epoca succese
nei miei figli trovavo la forza
di reagire, dovevo pensare a loro,
ora che sono fuori casa
non ho scopi per lottare...
Tante volte spero di
fare l'ultimo cammino insieme,
cosi' non saremmo di peso
ai nostri figli, o fonte di preoccupazione...
forse chiedo troppo.?
chissa' in quanti la pensano come me,
una volta rimasti da soli.
Comunque io ho stampato
nella memoria
la Madonnina che
fece il miracolo allora,!!
e le chiedo.
Ti Prego.
Quando sara' il nostro momento
portaci con te'...
Chissa' forse verro' da lei ascoltata
E saro' accontentata...!!!
Come ti senti ad essere governata dal vuoto? Dillo, come ti senti? Non riesco a spiegarlo. Sento di vivere ma di non starlo facendo nel modo giusto. Mi sento come se il mio corpo fosse abituato dalla solita routine e la mia anima fosse uscita dal corpo, scappata, strappata. Cammino e non riesco nemmeno più a tenere dritte le spalle. Lui mi ha lasciata, lui ha lasciato me. L'ha fatto davvero senza ma senza se. Mi ha lasciata. Ora sento una tale angoscia dentro me che non riesco a far uscire nemmeno piangendo. I miei occhi non c'è l ha fanno. Ho la guerra in testa, tante voci, alcune mi dicono lotta e altre fatti sconfiggere perché le forze, te le ha portate via tutte lui. Altre voci ancora mi dicono mangia, sei forte, altre mi fanno sentire in colpa se lo faccio. 49, 3... 46, 9... Mangia cazzo. Ingrassa. Ma io mangio, io sto bene. Eppure quando cammino non comando il mio corpo, ho lo sguardo assente, la vista è distratta. Ho lui in testa li, sempre nello stesso punto che mi guarda. Mi bacia, mi sorride mi bacia sulla fronte mentre accompagna le coperte sul mio seno per coprirmi il più possibile, senza farmi soffocare, lo fa perché sa che sono una persona freddolosa, lo fa con quella cura di non farmi soffrire anche in un gesto così semplice. Poi c'è l'altra immagine che mi è rimasta di lui. Quella meno bella. Quella che mi urla in faccia e mi dice che è finita, quella sagoma in quella foto affianco a un corpo femminile che non è più il mio, in così pochi giorni. Allora io come faccio a combattere? Come faccio a liberarmi di questa angoscia? Come faccio a ritornare a vivere? Perché qua se strappi un fiore al suo prato, non nascerà mai più lo stesso fiore. Man mano perderà tutto ciò che di bello aveva perché è troppo debole per farcela da sola. Io lo sono. Sento la mia anima sempre più lontana e il mio corpo sempre più solo.
Tutti i cani ci insegnano il significato della fedeltà, e di amare nonostante tutto, e sempre. Ci insegnano che l'entusiasmo colora la vita, che rende tutto più bello. I cani ci insegnano ad essere sempre noi stessi, in cambio noi dobbiamo amarli e ringraziarli, perché ci danno tanto. E ci danno un grande messaggio:che esiste una sola felicità nella vita, amare ed essere amati. I nostri amici sono sinceri e la nostra felicità é assicurata!! Quindi non abbandoniamoli mai, per lasciarlo in un mondo tutto solo, ma diamogli la possibilità di vivere con noi, in una vera famiglia.
La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Altri sentimenti.