username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Racconti su sentimenti liberi

Pagine: 1234... ultimatutte

90 passi (parte 1)

Il luogo, era ben conscio, aveva un’aria familiare.
Inutile far finta che non fosse iniziato tutto da lì. Bastava chiudere gli occhi e quel frangente di qualche anno prima saltava dall’ ultimo posto della scala dei ricordi incisi nella sua memoria, dove lo aveva seppur dolorosamente, inveitabilmente rilegato, e gli si parava davanti manco fosse il trailer dell’ultimo film uscito in heavy rotation. Gli odori no, non potevano essere uguali, non era più stagione, e nemmeno il cielo, quella volta di un’azzurro così limpido da far socchiudere gli occhi, ed oggi invece tanto terso quanto gonfio di pioggia impaziente di scendere e bagnare questa umida citt?? . Tirava pure un po’ di vento, freddo, impossibile non rabbrividire. Ma avendola vista arrivare non potè essere così sicuro che fosse stato per quello e non fosse invece stato, per lei. Era bella, caspita quanto era bella. Ma era sempre stata così bella? Forse si. Diede un’ultima occhiata veloce al suo ricordo che ormai era lì in bilico tra la memoria ed il presente e non potè fare a meno di notare che si… era sempre stata così bella. E allora ripensò a com’era andata e a come lui l’aveva presa male, molto male. E ripensò a tutte quelle volte in cui si era chiesto rabbiosamente perché avrebbe dovuto stare così male. E non si era mai dato quella risposta che pure era tanto semplice, ed evidente e così esplicitamente oscena da non farcelo neanche pensare. Era bella, era dannatamente bella. E lui era maledettamente innamorato di lei. Era sempre stato così. E chiss?? per quanto tempo ancora lo sarebbe stato. E ancora non le aveva neanche parlato, non erano neanche così vicini come vi potrebbe venir pensato. In realt?? erano a circa una trentina di metri, e facendo due rapidi conti stabilì che, visto che lui non si sarebbe mai mosso di lì, perché era esattamente quello il punto di tanti anni prima, e forse, pur volendolo, non sarebbe riuscito comunque a muovere un muscolo, lei avrebbe

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Hotelvv


Uno dei miei figli

Sei sempre stato così? come da piccolissimo, lo ricordo bene, quando ti dissi: "è da tanto che non mi dai un bacio" e tu con linguaggio infantile e la tua <esse> così lunga mi rispondevi: "sto bene così" ed eri già tu in quella frase che tanto mi colpì e un po' mi fece male. Ora, pare, di me ti vergogni(un pò, tanto? non importa), mi consideri pazza, come mi hai urlato in faccia, e mi eviti, ti da noia anche sapere che ci sono e, come in alcuni stati si fa, mi hai definita<persona non gradita>, perfino al mare, dove da te ho ricevuto schiaffi morali che ho cercato di incassare come meglio potevo come l'amore che provavo per te mi portava a fare.
Sei sempre stato così?, forse si e se fossi banale direi<per colpa mia>, ma non mi accuso di nulla anzi mi assolvo!! perchè ho fatto quel che sapevo fare, forse poco o nulla, ma ho fatto, c'ero, ci sono.
Ora tu ti sei costruito un bozzolo, credimi:pericoloso per i tuoi 23 anni, un bozzolo di riti, che sa di vecchio, di muffa, che pensi ti possa proteggere dalle<follie>che tutti, ma proprio tutti, compiono;il rituale del<ti amo> detto senza cuore oramai da tanto tempo. Guardo come ti lasci vivere e non intervengo perchè non posso(e non voglio), perchè sono persona non gradita, però osservo e penso. Penso che presto esploderai, proverai dolore e poi rinascerai. Sarà allora che potrò pensare:non sei sempre stato così!



Nevrosi

San Francesco chiamava i nevrotici "gli angosciati"
e aveva per loro la stessa tenerezza che nutriva per i
lebbrosi. Li baciava sulle guance, incurante del contagio.
L'amore vinceva ogni paura.

Oggi i nevrotici sono i "diversi", tollerati in famiglia che
lascia loro spazi di libertà molto ristretti. Se esprimono un'opinione
non condivisa viene subito etichettata come faziosa o dettata da
impulsi irrazionali o frutto dell'aggressività. Parlo per esperienza.
Il nevrotico qualche volta è aggrssivo, quando l'incomprensione,
l'emarginazione o addirittura l'insulto scatenano in lui meccanismi
distruttivi che colpiscono prima di tutto proprio lui. Allora sta
male da morire, sospinto in una solitudine che annienta la sua forza
vitale.
I nevrotici sono una manna per neurologi, psichiatri, psicanalisti.
Nella mia esperienza di nevrotica ne ho incontrati molti. Non posso
dire che mi abbiano aiutato molto. Qualche volta sono così maldestri
da andare a toccare con ruvidezza ferite aperte, oppure, anche loro,
forse credendo di far bene, ti caricano di sensi di colpa. Per un
certo periodo ho frequentato un neurologo che una volta mi raccontò
una sua storia personale. Mi disse che aveva il terrore delle
nefropatie, terrore che lo induceva a controllare, ogni mezz'ora,
il colore dell'urina. In un giro turistico all'estero, fece fermare,
in piena notte, il pullmann, per fare il necessario controllo.
Il bagno si trovava in un sotterraneo. Risalendo non si accorse
di un arco più basso della sua statura. Vi andò a sbattere la testa,
beccandosi una commozione cerebrale. Naturalmente quella fu l'ultima
seduta.
Come ho vissuto? Accettando questo limite, aumentando i miei
interessi, tenendomi sempre occupata. Dopo aver detto tanto male
della categoria degli strizzacervelli, sento il dovere di correggermi.
In realtà un grosso aiuto l'ho avuto da uno psicoterapeuta che operava
in Messico dove aveva organizzato una struttur

[continua a leggere...]



NON PIù UNA MACCHINA

Lei lo guardava sempre. Ogni secondo, minuto, ora che passava. Sperando che si sarebbe svegliato.
Lei gli stava accanto sempre per il timore di perdersi quel momento in cui avrebbe riaperto gli occhi e lei sarebbe stata la prima persona che avrebbe visto.
Poi, però, i secondi si erano sommati ai minuti e i minuti alle ore e le ore ai giorni. Giorni che divennero mesi e poi anni, tanti anni.
I dottori l’avevano attaccato a quella macchina “solo per poco” avevano detto,”finché non si sveglierà” e “si sveglierà presto” avevano affermato.
Sembravano così sicuri.
Ma lui non si era più svegliato.
Lei aveva passato i primi tempi senza scollarsi mai da quella sedia vicina al letto. Poi aveva iniziato a piangere e aveva sempre il viso rigato da lacrime vecchie o nuove.
Questo è quello che mi hanno raccontato. Io, un giornalista, ne ho sentite tante di queste storie e questa non mi era sembrata più … diversa o più triste di tante altre.
Poi lui è morto e lei ha smesso di piangere e ha iniziato … a ridere.
Era felice. Sembrava davvero felice. Ovviamente tutti hanno creduto che fosse impazzita. Diceva di essere felice ora, perché prima lui era attaccato ad una macchina “ma ora è sempre con me”, diceva, “finalmente posso riabbracciarlo e lui può accarezzarmi”.
Era felice. Sorrideva. sorrideva in continuazione.
“vi dico che ora è davvero con me! Non sono impazzita, ve lo giuro!”ora è libero da quella macchina e possiamo di nuovo ballare …”
Pazza. Solo pazzia la sua.
Follia.
Tutti l’avevano catalogata come pazzia.
Certo. Era ovvio. Come poteva essere con le? Era morto! non poteva essere con lei, sarebbe dovuto essere un fantasma!
Io non ho mai creduto ai fantasmi. Mai. Credo nell’esistenza dell’anima. Di sicuro però certe persone del campo giornalistico, di cui anch’io sono prigioniero solo perché volevo inseguire un sogno, non ce l‘hanno l‘anima …
Eppure, non avrei avuto tutti i torti nel credere che fos

[continua a leggere...]

   9 commenti     di: ayumi


struggle for pleasure

Questa è una canzone che riesce a farmi vedere, immaginare cose che la gente normale non riesce a fare, io vedo sento, parto per un viaggio che mi porta in un mondo parallelo, mio, tutto mio;
vedo la vita che mi sta intorno dall’esterno, di nascosto sotto un tavolo della mia immaginazione, noto ogni minimo particolare con estrema facilità a chiarezza, fino a quando…una volta ho sognato un bacio lento, tenero, dato quasi con ingenuità tra due ragazzi che stavano tradendo; li ho visti, li ho riconosciuti.
Ricordo benissimo lo sguardo perso nel vuoto assoluto, quelle labbra morbide e gustose, e quelle mani che lentamente a ritmo di musica si sfioravano leggere, quasi avessero paura di essere sentite, scoperte dai rumori sordi della notte.
Ricordo quella sinfonia che senza chiedere permesso si intrufolava nell’anima dei due giovani rendendoli schiavi di qualcosa che desideravano, ma, non potevano.
Ricordo i vestiti poggiati con delicatezza a terra, sul pavimento freddo;
ricordo due corpi nudi distesi su un letto forse troppo piccolo per contenerli;
si volevano sempre di più sempre di più sempre di più, quell’emozione come se fosse la prima volta, come se non si conoscessero e volessero imparare a vicenda ciò che era l’uno ciò che era l’altro, volevano sentirsi, assaggiarsi, gustarsi ogni momento di quel giorno tanto atteso;
sembra lo aspettassero da una vita, e facendo che tutto so è un sogno… bè non voglio svegliarmi
voglio rivedere ancora quei corpi, sentire il sapore di quei lunghi baci lenti e sensuali sulla pelle leggermente abbronzata, là dove il colore cambia, là dove la pelle si fa chiara, li rivoglio, si, li sento.

   3 commenti     di: silvia bonezzi


Icaro sfida ancora il fato

È caduto... si è fatto male Icaro... volava troppo in alto ma gli si sono sciolte le ali.
Ora è a terra, sanguina, respira a fatica, ma è vivo... la sua anima strepita, urla... reclama vendetta. Ha pianto, ha pensato che era il caso di mollare, di lasciarsi morire, di dire addio ad una vita che al primo tentativo lo aveva scaraventato giù con violenza senza dargli nemmeno il tempo di capire cosa stava succedendo.
Arranca adesso Icaro, gli fa male il cuore... si tocca il petto per contenere il dolore, ma ce la fa, cammina, si rialza, il suo respiro si fa pian piano più regolare, i suoi occhi sempre più vivi, le ferite più sbiadite e forse nn è andato tutto perso.
Credevate che ci avesse rinunciato Icaro, credevate che si sarebbe chiuso nel suo nido da solo con i suoi sogni e le sue illusioni... invece si riprende, alza gli occhi al cielo e guarda il sole! Lo stesso sole che un attimo prima aveva spezzato le sue ali ora lo guarda e lo sfida ancora a provarci, e Icaro accetta: questa volta le sue ali se le costruirà da solo...
E chissà domani se lo vedremo volare...



La penultima corsa

L'adrenalina si condensava ogni volta che reclinava lo schienale del sedile,
la distanza giusta dal volante calibrata con logico distacco, per avere una visione d'insieme che avanzasse di 20 cm dal parabrezza.
La stanza dei bottoni era semplicemente un volante, il traguardo veniva deciso di volta in volta, mai lo stesso, le soffiate in certe situazioni vissute in bilico, possono essere fatali, fatali come le distrazioni o le debolezze.
Anche le macchine cambiavano di volta in volta, anche perche' era un miracolo che ne arrivasse una sana alla fine della corsa. A volte il sedile era ancora caldo del culo del proprietario che ancora non sapeva che avrebbe visitato il comando pi vicino dei Carabinieri con la speranza di buone nuove.
Da dietro quel volante immaginavi la vita del legittimo proprietario, il cui nome lo rubavi, come tutto il resto, dal libretto di circolazione, che, ogni uomo medio, deposita nel cruscotto.
Una volta le era capitata una mito di una che si chiamava Rebecca Tosti, "una da pompini di classe" aveva pensato.
In due ore si avvicendavano storie di frangenti di vita su quei sedili, chissa' quanti ci avevano scopato in quelle macchine, chissa' quanti ci avevano litigato e in quanti si erano rifugiati per dieci minuti di assoluta solitudine esistenziale lontani dalla confusione della consuetudine.
Lisciava la pelle tirata del volante, stringeva la presa con le mani, pavoneggiava le dita e intanto guardava un punto lontano lungo il rettilineo della strada, promossa a circuito da competizione, che doveva progressivamente avvicinarsi al suo muso.
Non era banale vedere una donna al volante, il buon senso impone di non invischiarsi in questi compromessi con l'illegalita', le corse clandestine sono affare da veri uomini, quelli che sprezzano il rischio di far piangere qualche fidanzata, o qualche genitore che anche di fronte all'evidenza e' pronto a spergiurare che il figlio"era un cosi' bravo ragazzo, sicuramente ci e' stato portato

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Altri sentimenti.